Sociologia delle relazioni internazionali
Obiettivi e strumenti della politica estera
I realisti hanno una concezione degli obiettivi degli stati legata al concetto di interesse nazionale. L'interesse nazionale è ciò che i decision maker decidono di qualificare come tale (es. definizione del perimetro di sicurezza degli Usa durante la Guerra Fredda). L'interesse nazionale è legato allo stato in sé, non al governo al potere in un determinato momento.
Tipi di obiettivi di politica estera
Gli obiettivi di politica estera degli stati possono essere classificati in tre tipi:
- Sicurezza: Difesa della sopravvivenza fisica di uno stato ma anche della propria indipendenza in politica estera e in politica interna (difesa delle proprie istituzioni).
- Economia: Livello di vita, indipendenza economica, benessere.
- Identità: Reputazione, immagine nazionale, ruolo.
Strumenti di politica estera
Gli strumenti utilizzati per perseguire obiettivi di politica estera sono:
- Diplomatici: Accordi multilaterali, bilaterali. Gli stili diplomatici dei vari paesi si differenziano fra loro: lo stile dei paesi totalitari, ad esempio, prevede l'uso della diplomazia come mezzo di propaganda. Kissinger distingue alcuni tipi di stile: quello pragmatico (tipico dei paesi anglosassoni, improntato agli aspetti tecnici più che a questioni ideali); quello burocratico (tipico dei paesi socialisti consolidati, come l'Urss, usciti dalla fase rivoluzionaria).
- Militari: Coercizione (uso della forza fisica diretta) e deterrenza (minaccia dell'uso della forza, vedi strategia nucleare). Thomas Schelling individua un cambiamento nel modo in cui lo strumento militare è stato utilizzato: da Westfalia a Napoleone esso è usato prevalentemente contro l'esercito nemico, non per attaccare le popolazioni civili; successivamente viene utilizzato anche contro i civili (vedi Prima guerra mondiale, bombardamenti strategici Seconda guerra mondiale); il terzo periodo (dopo Seconda guerra mondiale) il target militare è costituito da civili, presi di mira in periodo di non combattimento (equilibrio del terrore e deterrenza). Ulteriore evoluzione è il ritorno a forme di guerre tradizionali (ex Jugoslavia), in cui i civili sono le vittime principali: dopo la Guerra Fredda la maggior parte delle guerre sono guerre civili, nascono da stati che collassano, si tratta di fazioni intrastatali che si combattono. Sono guerre che nascono dal fenomeno degli stati falliti e dalla proliferazione dei signori della guerra. Un problema dello strumento militare è l'etica: negli anni '80 vi fu un dibattito negli Usa sulla moralità della guerra nucleare, che non discrimina fra nemici/amici (i criteri della guerra giusta). In realtà per i realisti il problema morale esiste solo in presenza di una scelta: l'uomo di stato può invece compiere solo l'azione che garantisce la sicurezza di stato. L'uso di armamenti militari non è quindi una scelta immorale, ma amorale, in nome della ragion di stato.
- Economici: Investimenti, aiuti e sanzioni. Esiste una serie di studi riguardante l'efficacia degli strumenti economici. Alcuni studi storici dimostrano l'inefficacia delle sanzioni: tuttavia l'obiettivo delle sanzioni spesso non è influenzare la politica dello stato nemico, ma lanciare un messaggio alla comunità internazionale o al proprio elettorato. Altro problema è capire la logica attraverso cui funzionano le sanzioni: in molti casi hanno l'effetto opposto rispetto al loro obiettivo (es. embargo che genera disagio alla popolazione: incolperà il responsabile delle sanzioni piuttosto che il regime stesso, rafforzandolo) es. della guerra in Jugoslavia: sanzioni ed embargo: ciò ha fatto sì che la guerra si prolungasse di quattro anni. Anche gli investimenti possono essere ambigui: funzionano meglio, nel senso che creano.
I singoli decision maker
Credenze e consistenza cognitiva (R. Jervis). Il problema è che le credenze sono talmente forti che quando si ricevono informazioni esterne che contrastano con esse si tende a distorcere l'informazione: il punto sta nel mantenere coerenza fra fonte e messaggio. Un classico esempio è la guerra di Corea: perché gli americani non prendono sul serio le minacce di intervento provenienti da Pechino? L'informazione relativa alla posizione cinese viene da una fonte (l'ambasciatore indiano) considerata filocinese e quindi screditata. Un altro elemento è la coerenza tra valutazione complessiva e singole azioni: stesse azioni compiute da stati differenti vengono valutate in maniera differente. In psicologia tale comportamento viene chiamato errore dell'attribuzione fondamentale: il comportamento di un attore può avere molte motivazioni, diverse da quelle supposte.
Generazioni e lezioni della storia (es. Bush padre e Bush figlio). Il fattore generazionale è fondamentale per capire le credenze proprie di un leader. Ciò che uno apprende da eventi significativi della storia internazionale è un importante fattore nel determinare le immagini che modellano l'interpretazione delle informazioni che riceve. L'avvenimento decisivo, per Jervis, è l'esperienza di una guerra: a causa della natura pervasiva e drammatica della guerra e delle sue conseguenze, le esperienze associate ad essa – la diplomazia che precede, il modo di combatterla, le alleanze che si sono formate e il modo in cui la guerra è terminata – influenzeranno profondamente le disposizioni percettive della maggior parte dei cittadini. May fa un'analisi sul perché vi sia un cambio di politica nel passaggio da Roosevelt a Truman: il primo conduceva una diplomazia basata direttamente sui suoi collaboratori, senza dare molta importanza alle opinioni della burocrazia professionale; il secondo non ha alcuna esperienza in politica estera. Truman è costretto quindi a basarsi sulla burocrazia professionale del Tesoro e del Dipartimento di Stato: la lezione appresa dalla lotta contro il nazismo era che con i dittatori non bisogna trattare. La mancanza di concessioni al nemico sovietico si basa appunto su questa logica (per gli storici revisionisti è la causa del bipolarismo).
Studio della politica estera cinese
Approcci allo studio della politica estera cinese
- Tradizionali/storici: Tradizione confuciana, sinocentrismo, imperialismo/nazionalismo.
Dibattito acceso sugli studi comparati, se un paese come la Cina o la Russia può essere studiato con particolari strumenti che sottolineano la specificità del paese → bisogna guardare alle caratteristiche particolari come:
- Tradizione confuciana: fondamentalmente pacifista, importanza della gerarchia per cui le relazioni internazionali non sono concepite come anarchia, la base è la relazione padre-figlio.
- Sinocentrismo: politica internazionale formata da cerchi concentrici con al centro la Cina, intorno gli stati tributari e poi una fascia grigia di popoli barbari – davvero alcuni stati riconoscono la Cina come punto di riferimento, non solo per interessi pratici come gli scambi commerciali o per ragioni di sicurezza ma anche perché rappresentava una guida.
- Imperialismo/nazionalismo: la Repubblica Popolare Cinese nasce nel 1949, quindi può essere un'operazione dubbia legare la politica estera cinese con caratteristiche di molti secoli prima come il sistema tributario. Importante è stato il contatto alla fine dell' '800 con le potenze occidentali, non c'è un vero e proprio dominio coloniale ma forti limitazioni nei confronti del paese. I cinesi hanno vissuto negativamente e con umiliazione il dominio occidentale, avvenuto con la forza. Hanno dovuto svendere la loro sovranità all'Occidente, come nel caso della Guerra dell'oppio (metà '800) che portò alla nascita di sentimenti nazionalisti.
- Maoismo/ideologia comunista: Strategia rivoluzionaria di Mao e comportamento internazionale di Pechino (Halperin/Tang Tsou):
Nel breve periodo non ci sarà nessun conflitto tra Usa e Urss.
- La principale sfida mondiale avrà come terreno di scontro le zone intermedie collocate tra le due superpotenze e comprendenti sia paesi del Terzo Mondo sia capitalisti
- Le armi nucleari sono delle tigri di carta, ossia non hanno un ruolo decisivo nel modificare l'esito del conflitto tra i due blocchi.
- I paesi reazionari sono delle tigri di carta: anche se sul breve periodo possono apparire molto potenti, alla fine si rivelano fragili e possono essere battuti.
- Strategia che integra componenti politiche, ideologiche, economiche e militari per conseguire i propri obiettivi anche di fronte ad un nemico militarmente più forte.
- Importanza del potere militare, da cui l'affermazione “il potere nasce dalla canna del fucile”.
- Primato della politica: il Partito occupa la posizione di comando e mantiene una salda guida sulle forze armate.
- Strategia di accerchiamento delle città del mondo (paesi industrializzati) a partire dalle campagne del mondo (paesi poveri). La Cina deve fomentare la rivolta nel Terzo Mondo.
- Alternanza di lotta politica e militare.
- Attore razionale/realismo: studio della Cina come una grande potenza.
I policy maker cinesi sono attori razionali che perseguono obiettivi come qualsiasi altro attore. L'approccio non sottolinea la specificità cinese (come gli altri due approcci). Gli scienziati sociali hanno pensato che anche per la Cina si potessero usare i modelli teorici usati per gli altri paesi in via di sviluppo. In particolare i realisti che seguono il modello razionale affermano che non ci sono specificità che impediscono di usare le classiche categorie. I leader cinesi perseguono gli stessi obiettivi, c'è sempre il calcolo razionale mezzi-fini.
Allen Whiting, impegnato al Dipartimento di Stato americano durante la Guerra di Corea, cerca di spiegare l'intervento della Cina nel conflitto. Pur affermando di non conoscere nel dettaglio i programmi e le idee dei policy makers cinesi (non usa interviste né documenti), suppone che si tratti di soggetti che agiscono razionalmente per raggiungere obiettivi (ad es. la sicurezza e la massimizzazione del potere). Il processo è di tipo induttivo: un attore compie un'azione e bisogna individuare gli obiettivi alla luce dei quali l'azione diventa spiegabile. Prendendo parte alla guerra, ad esempio, i cinesi potevano proteggere le industrie della Manciuria, impedendo che una potenza nemica potesse accamparsi ai confini e destabilizzare il regime.
Un altro esempio è costituito dal cosiddetto triangolo strategico, indicante il rapporto che si instaura tra Urss, Cina e Stati Uniti. Alla fine degli anni '60 la leadership cinese si trova in una situazione di isolamento: si tenta così di alleviare la tensione con il nemico ritenuto meno minaccioso, gli Usa, in visione anti-sovietica. La spiegazione tipicamente realista, strutturale sottolinea che tale logica è funzionale a compensare gli inasprimenti nelle relazioni con gli altri paesi. Perciò non conta ciò che avviene all'interno della Cina, si guarda solo alle relazioni fra i vertici del triangolo. I leader cinesi sono trattati allo stesso modo di quelli sovietici e americani, cercano di massimizzare la sicurezza.
- Fazionalismo
Diversa è la spiegazione data da studiosi che si concentrano su ciò che succede all'interno della Cina. Ci sono state molte difficoltà da parte degli occidentali nel conoscere la Cina, a causa della sua chiusura. Nel '66 scoppia la rivoluzione culturale, le cui cause sono varie, dal tentativo di Mao di riprendere il controllo sul partito alla burocratizzazione del comunismo. L'immagine esterna di una Cina quale stato totalitario si frantuma: essa non è unitaria, coesistono al suo interno diverse fazioni in lotta. Durante questo conflitto, fatto anche di reciproche denunce, vengono pubblicati numerosi documenti, che giungono anche in Occidente, cosa prima molto difficile. Per questo gli studiosi occidentali elaborano nuovi strumenti di studio, come il fazionalismo.
- Secondo Nathan il partito comunista si divide al suo interno in più fazioni, termine che indica la relazione personale tra un leader e i suoi seguaci basata su uno scambio clientelare (sostegno politico in cambio di protezione, sicurezza ecc…). Lo studioso sostiene che il comportamento politico fra fazioni è simile a quello fra stati: ognuno cerca di massimizzare il potere senza distruggere l'avversario fisicamente. La politica estera cinese non può essere così interpretabile seguendo il modello dell'attore razionale, in quanto risultato dello scontro tra le diverse fazioni interne.
- Gottlieb analizza le fazioni durante la rivoluzione culturale individuandone tre:
- I radicali (estremisti di sinistra e Lin Biao) che percepiscono come nemici Usa e Urss, secondo cui le due superpotenze vanno controllate con strumenti politici e ideologici.
- I militari, secondo cui la principale minaccia non viene dalla Russia ma dagli Stati Uniti, impegnati in Vietnam. La strategia proposta è il potenziamento delle forze armate.
- I moderati, che si sentono minacciati dall'Urss e sono decisi a normalizzare le relazioni con gli Usa. La posizione di Mao è ambigua, sentimentalmente è vicino ai radicali, ma appoggia la linea moderata. Una scelta politica deriva dall'appoggio di una fazione più forte ad un gruppo piuttosto che ad un altro.
Analisi istituzionalista
Nel momento in cui si è potuto accedere a fonti più attendibili su ciò che accade all'interno della Cina, si è iniziato a studiare la politica estera cinese con un approccio più istituzionalista.