Sociologia: introduzione alla sociologia
Che cos'è la sociologia?
Definiamo l’ambito conoscitivo della sociologia come le interazioni tra i soggetti che sono sociali costitutive di un’unità (di piccole dimensioni come una coppia o di grande come un gruppo universitario). Le interazioni tra gli individui avvengono secondo condizionamenti strutturali e elementi di tipo culturale (linguaggio, valori, norme ecc.) e con elementi di tipo materiale dell’ambiente naturale e sociale (Crespi 2002).
La sociologia è una scienza perché è orientata all’osservazione empirica dei fenomeni sociali concreti e all’interpretazione dei processi che li determinano a seconda delle prospettive teoriche a cui si fa riferimento.
Quando nasce la sociologia?
Si comincia a parlare di sociologia nella cultura europea a metà XIX secolo, quando si consolidano tre rivoluzioni:
- Scientifica - L’uomo sviluppa la capacità di osservare il mondo che lo circonda e di comprendere i suoi meccanismi di funzionamento.
- Industriale - Cambia il modo di produrre, si producono beni in dimensione industriale, portando a cambiamenti sociali e a livello urbanistico.
- Politica - Rivoluzione francese e americana; chi governa non è per dovere di nascita ma può mutare.
La sociologia nasce per rispondere agli interrogativi posti da questa radicale trasformazione sociale, la società diventa oggetto di studio quando i suoi fondamenti sono messi in discussione, quando cambiano ad esempio i rapporti tra governati e governanti, i modi di produrre e le interazioni tra individui.
Paradigmi scientifici
Assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati in un determinato campo sviluppa un consenso storicamente accettato da tutti (o quasi) i suoi membri.
Ordine / conflitto
Paradigma dell'ordine
Auguste Comte cerca di dare una soluzione attraverso la soluzione organistica che concepisce la realtà sociale come un organismo formato da parti connesse tra di loro. Questo tipo di analisi sociale prevede lo sviluppo della società secondo un continuo movimento dinamico (modello causato dalle competizioni tra le specie. Comte, come un altro sociologo quale Herbert Spencer, fu influenzato dalle teorie sull'evoluzione formulate da Charles Darwin (1809-1882) nella sua opera Saggio sull'origine delle specie, secondo la quale la competizione seleziona coloro che hanno maggiore capacità di adattamento (darwinismo sociale). Gli organismi sociali, come risposta ai mutamenti dell'ambiente, elaborano nuove funzioni che hanno come conseguenza la divisione del lavoro, alla quale seguirà un processo di "individualizzazione" poiché gli individui si differenzieranno sempre di più, portandoli a dover fare affidamento l'uno sull'altro per soddisfare le proprie esigenze. In questo modo l'ordine sociale maturerà spontaneamente al suo interno. Altra figura di riferimento è Emile Durkheim.
Paradigma del conflitto
Karl Marx è un riferimento necessario per la lotta di classe (schiavo VS padrone; servo della gleba VS feudatari; proletari VS capitalisti) che determina il mutamento sociale in quanto scontro fra interessi naturalmente conflittuali. Altro teorico del conflitto fu Max Weber che però non lo riduce alla lotta tra le differenti classi, che nascono sì dalle contrapposizioni economiche, ma hanno anche divergenze a livello politico, religioso, giudiziario, ecc. Tutte queste sfere sono però connesse reciprocamente. Altro punto di distacco tra Weber e Marx sta nel fatto che per quest'ultimo il conflitto porterà necessariamente ad un esito finale mentre per il primo i rapporti di forza che si sono consolidati saranno solamente temporanei fin quando non entreranno in discussione.
Paradigma della struttura
Questo paradigma nasce soprattutto nella tradizione sociologica francese. È un approccio per il quale i comportamenti umani devono essere spiegati nell’ambito delle coordinate sociali nelle quali si manifestano. La libertà dell’individuo rimane confinata nei limiti ristretti consentiti dalla struttura sociale. Detto anche olismo metodologico: approccio per cui si considera la società come un tutto, come un organismo del quale può essere data una precisa conoscenza scientifica, sia per quanto riguarda i singoli fatti e le loro connessioni casuali (Durkheim) sia per quanto riguarda il suo complesso (Comte e Marx). Logica della spiegazione.
Paradigma dell'azione
Per spiegare fenomeni sociali, è sempre necessario ricondurli ad atteggiamenti, credenze e comportamenti individuali e di questi si deve cogliere il significato che rivestono per l’attore sociale. I fenomeni macroscopici devono essere ricondotti alle loro cause microscopiche (azioni individuali); per spiegare le azioni individuali è necessario tenere conto dei motivi degli attori. Detto anche individualismo metodologico: è un approccio che, rinunciando all’idea che la società sia rappresentabile come un ‘tutto’ organico o come un ‘fatto’ guarda soprattutto all’azione dell’individuo, al senso soggettivo dell’azione, come al proprio atomo (Weber) - logica della comprensione.
Compatibilità tra paradigmi
R. Boudon, la categoria degli effetti non intenzionali (o effetti di composizione) mette in luce come sia frequente il caso di azioni individuali che producono effetti diversi (e spesso contrari) alle intenzioni degli attori. Questo spiega come da una molteplicità di azioni individuali si generino strutture istituzionali che nessun attore ha intenzionalmente desiderato ma comunque vincolanti. Profezia che si auto adempie - come l’agire individuale può causare conseguenze a livello sistemico, le convinzioni razionali dell’individuo portano conseguenze irrazionali al sistema: sulla base di un fraintendimento su cui si pensava che la banca non fosse solida, i correntisti convinti di questa idea ritirano tutti i soldi, facendo questo la banca realmente va in difficoltà per mancanza di liquidità; periodo del lockdown e degli assalti al supermercato.
Le origini della società moderna
Ci sono varie forme sociali che hanno accompagnato la comparsa dell’uomo sulla terra nelle fasi dell’età premoderna e moderna fino al XVII secolo. Le società premoderne, in cui i processi sono iniziati molto lentamente, erano società statiche, poi pian piano questo cambiamento si è velocizzato e all’inizio dell’età moderna c’era una dinamicità sociale che rende il cambiamento molto veloce, fino ai giorni nostri dove il cambiamento è velocissimo, dove non si parla di millenni di secoli ma, si parla di anni. Basta pensare alla civiltà egizia, una società che si è sviluppata nei millenni senza enormi differenze. Gli elementi di continuità e discontinuità nel corso del tempo, dove non ci sono stati sempre momenti lineari ma, ci sono state delle decadenze, il crollo dell’Impero Romano, lo sviluppo del Medioevo, l’età feudale, uno sviluppo che non è continuo, si pensi alla fine del XIX secolo e la Seconda guerra mondiale. Si pensi allo sviluppo delle città e a Roma nell’età imperiale e poi la ripresa delle città fino ad arrivare ai giorni nostri. La storia dell’uomo va molto in là nel tempo ma, la sociologia si occupa degli sviluppi avuti dopo.
L’uomo fino all’8000 a.C. vive in bande di cacciatori che si spostano per cacciare e per raccogliere, poi per caso, l’uomo si rende conto che se si lasciano cadere dei semi del terreno crescono delle piante, così diventano dei coltivatori, imparano ad addomesticare gli animali e piano piano diventano società stanziali: questa è la Rivoluzione del neolitico, in cui nascono i primi villaggi, tra il 10000 e il 6000 a.C. , dapprima sono orticoltori, poi diventano veri e propri agricoltori con la scoperta dell’aratro che li aiuterà per avere così più produzione e più raccolti. Uno sviluppo avuto nell’area mediorientale e nella Mesopotamia. Questo fino allo sviluppo della Rivoluzione industriale.
Nell’antichità greco-romana, dal V secolo a.C. al V secolo d.C. quando crolla l’Impero Romano d’Occidente troviamo civiltà molto più evolute a livello culturale, che si occupano di diritto, progettano gli acquedotti di Roma e studiano la filosofia greca. La caduta dell’Impero Romano d’Occidente, le invasioni barbariche lasciano spazio ai regimi feudali, si sviluppano realtà rurali intorno a dei castelli; diventa titolare il Sig.re feudale, proprietario di terre che venivano coltivate dai contadini detti servi della gleba. Il servo della gleba segue la terra nel passaggio di proprietà nel caso venisse fatto, esiste quindi un legame personale tra il servo della gleba e il proprietario delle terre, in passato lo schiavo era di proprietà del padrone -> schiavismo. La società feudale è la società nella quale si sviluppano degli elementi che portano al suo superamento e, alla società moderna, che rappresenta la società europea a partire dal ‘500 in avanti fino ad arrivare alla riflessione sociologica di autori nell’‘800 e primi del ‘900.
La società moderna ha come caratteristica l’idea di mutamento, è una società dinamica che può cambiare; si hanno poi delle trasformazioni importanti nella sfera economica con la nascita del capitalismo, nella sfera politica con la nascita dello stato moderno e, in ambito culturale dove si sviluppano fenomeni come l’individualismo e atteggiamenti di tipo razionalistico. È all’inizio dell’età moderna che la società inizia a cambiare perdendo quella staticità che era stata una delle sue caratteristiche fondamentali fino a quel momento.
Un cambiamento molto importante che fu oggetto di riflessione degli autori classici in riferimento a come è cambiata l’economia in età moderna e lo sviluppo di quello che è il capitalismo. Qui possiamo fare riferimento a Marx, a Sombart e Weber. La trasformazione della sfera economica è stata di due tipi, perché ci furono due percorsi:
- Sviluppo tecnologico - la produzione da artigianale diventa industriale e il capitalismo è un modo di produzione caratterizzato dalla presenza di grandi fabbriche, che vanno a produrre beni in maniera differente dal passato.
- Un’altra è la riflessione sul capitale stesso, su chi è il proprietario del capitale dei mezzi di produzione, quindi si ha uno sviluppo non solo tecnico ma, delle capacità imprenditoriali, dove si fa sempre più strada l’economia di tipo monetario, dove i prodotti in grandi quantità vengono venduti sul mercato a fronte di un corrispettivo in denaro. Quindi abbiamo un cambiamento non solo tecnico ma anche concettuale.
Marx
Per Marx nel mondo antico le forze di produzione erano molto limitate in campo agricolo, i rapporti di produzione erano rapporti di schiavitù. Nel corso della storia lo sviluppo dell’economia provoca un conflitto tra le classi e un conflitto tra forze e rapporti di produzione, si passa così da un modo di produzione a uno successivo. Il modo di produzione feudale è caratterizzato da rapporti di servitù; si inizia a formare così la società capitalistica in cui le forze di produzione si sviluppano e nasce l’economia mercantile, dove vi è un conflitto tra capitalisti e proletari sui rapporti di produzioni che nel mondo industriale sono i macchinari. Il capitalismo per Marx è questo modo di produzione.
Sombart
Secondo Sombart il capitalismo implica: il fatto che vi sia un’economia di scambio, un mercato del lavoro, dove non ci sono più gli schiavi ma, soggetti che vendono sul mercato la loro forza lavoro, degli imprenditori, orientati al profitto e tale profitto è reinvestito nell’azienda; così si vengono a creare imprese di dimensioni più grandi perché i profitti vengono reinvestiti e, vi è uno sviluppo, una gestione dell’impresa su base razionale. Questo è il capitalismo.
Altri elementi di trasformazione economica sono: il modo di concepire l’agricoltura, i prodotti agricoli e tessili vengono trasformati perché rendano più profitto, vengono così scacciati i soggetti che vi vivevano, nell’Inghilterra del ‘500 ‘600, perché queste terre venivano coltivate in modo più industriale, così i contadini scacciati si spostano nelle città andando a formare il proletariato. Acquisiscono importanza le attività mercantili dal ‘400 e ‘500 dove i commerci diventano non solo su base Europea ma, anche transoceanici, lo sviluppo dell’artigianato. I soggetti di tutta questa trasformazione sono gli imprenditori, ossia coloro che riescono a cambiare il modo di produrre e innovano con nuovi prodotti, abbiamo mercati di sbocco o modi più razionali di gestire l’impresa, la nascita della partita doppia, la separazione tra famiglia e lavoro nella gestione contabile, si introduce il concetto di bilancio consuntivo e preventivo.
Marx ci ha parlato solo di forze e rapporti di produzione, non di rapporti di tipo ideologico perché, secondo lui, la sfera culturale e ideologica dipendono da quella economica. Weber invece ritiene che vi siano delle influenze di tipo culturale sulla sfera economica. In una determinata epoca storica quando tanti individui reagiscono in questo modo si ha il fenomeno capitalistico, quindi una funzione anche empirica.
La modernità
La modernità è anche la trasformazione della sfera politica e culturale. In ambito politico è l’epoca in cui si afferma l’assolutismo: nascono gli Stati nazionali, Francia, Inghilterra, Spagna, mentre ci sono realtà come in Italia molto più frammentate. Secondo Weber questi Stati riescono a imporsi riuscendo a conseguire il monopolio della violenza legittima, un sovrano assoluto che disarma gli altri soggetti ed è detentore di questa. Lo Stato moderno pian piano crea una struttura di tipo militare, scale, e di separazione dei poteri a partire col 1888/ ‘89, e poi con la Rivoluzione francese il popolo vuole dire la sua, il Re regna ma non governa e accanto al Re ci sono delle Istituzioni elettive.
La cultura della modernità è data dall’individualismo: l’individuo riesce ad essere importante in quanto tale, come individuo, una persona comincia ad essere importante perché ha una sua attività e non solo dal suo status di nascita. Si affermano ideali di uguaglianza e libertà. Infine, si ha una razionalizzazione non soggetta all’arbitrio di spiriti, demoni, divinità nascoste, Dio è un qualcosa di trascendente con la salvezza dell’anima nell’aldilà, si diffonde così questa cultura che arriva al culmine alla fine dell’800, quando gli autori iniziano a scrivere. Gli autori guardano queste grandi trasformazioni e provano a dare una spiegazione della società nella quale loro si trovano a vivere.
I teorici classici della sociologia
Karl Marx
Cenni biografici
Karl Marx nasce a Treviri (Germania) nel 1818, studia diritto e filosofia, nel ambiente tedesco della sua epoca era dominante dalla filosofia hegeliana, da cui si distaccherà. Inizia a lavorare come giornalista, assume una posizione critica nel rispetto del potere politico prussiano, per questo si dovrà dimettere e trasferire a Parigi. Qui conosce Friedrich Engels, con cui stabilisce un rapporto di amicizia e collaborazione che durerà tutta la vita.
In questo periodo scrive Per la critica della filosofia del diritto di Hegel (1843), Manoscritti economico-filosofici (1844). A Bruxelles pubblica L’ideologia tedesca (1845-46), Manifesto del partito comunista (1848). Marx non essendo un accademico, non scrive per pubblicare, non segue un processo sistematico, tanti testi vengono pubblicati tanti anni dopo essere stati scritti.
Nel 1849 si stabilisce a Londra dove poi morirà, scrive le opere più importanti, tra cui Per la critica dell’economia politica (1859) e Il Capitale di cui solo il primo volume verrà pubblicato con l’autore in vita, gli altri due saranno a cura di Engels (1867). Nel 1883 muore.
Il materialismo dialettico
La storia non è altro che il processo in cui gli uomini creano e soddisfano continuamente i propri bisogni, generandone al tempo stesso sempre di nuovi. La storia è il prodotto del lavoro dell’uomo.
Marx sviluppa una teoria scientifica relativa alle leggi che presiedono alla storia e alla dinamica sociale. (Idea di scienza come sapere oggettivo in grado di rispecchiare la realtà).
Marx riprende il modello dialettico di Hegel: la storia si evolve attraverso costanti contraddizioni e conflitti, non riprende però la realizzazione dello spirito assoluto, per lui questo processo avviene all’interno del mondo, la dialettica è il principio attivo operante all’interno delle condizioni materiali e degli oggettivi rapporti economici e sociali.
La teoria dialettica di Marx si caratterizza per la rilevanza della dimensione conflittuale nella dinamica delle relazioni sociali; Il modello parte da un’idea di società come totalità intesa in modo diacronico, processo in continua trasformazione.
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