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Lezione 17/11/2021

Comprendere la competenza interculturale

Per poter parlare di competenza interculturale, ho bisogno di conoscere i fenomeni delle migrazioni e le teorie che spiegano quali sono gli aspetti che spingono le persone a intraprendere un processo migratorio. Di conseguenza, ho bisogno di acquisire delle competenze, per costruire una base.

Un po' di definizioni

Il migrante è una persona che si è spostata dal paese di residenza abituale e vive in quel paese da più di un anno. Tiene insieme tre elementi, ossia:

  • Attraversamento di un confine e uno spostamento
  • Il fatto che il paese sia diverso da quello in cui il soggetto è nato
  • Una permanenza prolungata nel nuovo paese (almeno 1 anno)

Non sono inserite però una serie di difficoltà come, ad esempio, il pensare ai percorsi delle persone, la necessità di riflettere anche su altri elementi, che vanno all'interno della storia delle persone.

A questa definizione si collega anche quella di seconde generazioni: faccio riferimento ai figli delle migrazioni, che sono un po' dei viaggiatori senza viaggio, perché cresciuti nel paese migrato.

Sono necessarie delle riflessioni, sui termini del senso comune. Nei bar qui intorno, chi sono gli immigrati? Persone di colore, mentre invece i canadesi, americani, non vengono considerati tali. Il termine «extracomunitari» è peculiare della lingua italiana. Letteralmente «non appartenenti all’Unione Europea». Viene applicato comunemente ai cittadini rumeni, polacchi o bulgari; ne sono esentati cittadini svizzeri, giapponesi e nord-americani. Non c’è la tendenza a chiamare immigrati o extracomunitari neppure gli artisti, gli sportivi o gli uomini d’affari (ricchi) che vengono da paesi poveri. Nel linguaggio comune questi termini sono dispregiativi, quello che una volta caratterizzava anche la migrazione dal sud al nord Italia.

Delle migrazioni occorre distinguere il movimento dell’emigrazione, ossia l’uscita dal paese d’origine, dall’immigrazione, ossia l’ingresso in un nuovo paese per risiedervi.

Le migrazioni come processi e sistemi di relazioni

Le migrazioni possono essere intese come processi e sistemi di relazioni:

  • Come processi perché hanno una dinamica evolutiva che comporta dei cambiamenti, è un qualcosa di lungo che richiede degli adattamenti, sia per quanto riguarda l’immigrato che l’accogliente.
  • Sono dei sistemi di relazioni tra il paese d’origine e quello d’arrivo, tra connazionali all’interno del paese d’arrivo, sono relazioni quotidiane che si instaurano anche all’interno dei servizi.

La super diversità viene spiegata con il fatto che se noi guardiamo alle grandi città ci rendiamo conto che i gruppi che hanno nazionalità diverse sono molti, e molto diversificati.

Costruzioni sociali complesse

Le migrazioni sono costruzioni sociali complesse, in cui entrano in gioco tre principali gruppi di attori:

  • La società di origine, con le loro capacità di offrire benessere, libertà e diritti ai propri cittadini.
  • I migranti attuali e potenziali, con le loro aspirazioni, progetti e legami sociali.
  • Le società riceventi, con le specifiche regolazioni istituzionali dei nuovi ingressi, la politica dell’inclusione, e le mobilitazioni in senso favorevole o contrario.

Tipologie di migranti

Un aspetto rilevante delle migrazioni contemporanee, nello scenario internazionale, è il superamento dell’identificazione dell’immigrato con una sola figura sociale. Oltre agli stereotipi...

Sono una conseguenza della povertà? I poveri, numericamente, sono molti di più. Circa 235 milioni di migranti internazionali nel mondo, pari al 3% della popolazione mondiale (nel 2000 erano 175 milioni). I migranti di fatto non vengono nemmeno dai paesi più poveri del mondo, e coloro che intraprendono dei percorsi migratori non sono nemmeno i più poveri del loro paese, perché si tratta di un percorso che necessita delle risorse, anche cognitive, di resilienza. Per questo in molti casi l’emigrazione non è solo un fuggire dalla povertà; infatti, i numeri più grandi non arrivano dai barconi, ma la grande maggioranza degli irregolari arrivano regolarmente, soprattutto con visti turistici, se necessari. Se guardo in generale è in gran parte un sistema di difesa della classe media. Le motivazioni principali sono la speranza, non la disperazione, se ascolti le storie delle persone. Le indicazioni sui numeri sono quelle, ognuno può pensare che siano pochi o tanti e via dicendo, ma i numeri sono quelli, 8,9% della popolazione totale italiana (ISTAT 2020). Sono abbastanza pari tra uomini e donne, (48% uomini e 52% donne), le donne sono un po’ di più, nel senso comune invece vengono visti maggiormente gli uomini. La tradizione religiosa prevalente è quella cristiana con il 54%, mentre al secondo posto troviamo i musulmani con il 29%.

Le principali categorie sono le seguenti:

  • Gli immigrati per lavoro
  • Gli immigrati stagionali o lavoratori a contratto
  • Gli immigrati qualificati e gli imprenditori (skilled migrations)
  • I familiari al seguito
  • I rifugiati e richiedenti asilo (più ampiamente: «migrazioni forzate»; casi spuri: rifugiati politico-economici)
  • Immigrati irregolari, illegali, vittime del traffico di esseri umani
  • Bambini e ragazzi di origine immigrata (seconde generazioni?)
  • Migranti di ritorno

Lezione 18/11/2021

Immigrazione nelle scuole italiane

10% = alunni stranieri nelle scuole italiane nel 2018-2019, nel 64% dei casi sono nati in Italia. Quando approfondiamo i dati ci accorgiamo di tre cose:

  • Le ripetenze
  • Iscrizioni in classi non consone = ritardo scolastico
  • Scelte di scuole superiori prevalentemente su istituti tecnici e professionali

Questo report ci dice che i numeri sono quelli, ma ci accorgiamo che i punti su cui prestare attenzione sono due:

  • Il ritardo e abbandono scolastico, diverso per alunni con cittadinanza italiana e straniera, nella scelta della scuola superiore si differenzia ulteriormente. Le cosiddette seconde generazioni hanno dei percorsi di scelta della scuola superiore che sono più o meno simili ai loro coetanei, mentre i bambini che sono nati all’estero, le scelte tendono a essere più bilanciate verso un istituto tecnico o professionale.
  • Povertà assoluta e relativa: questi due concetti sono importanti per capire anche quanto povero è il territorio su cui lavoriamo. I valori del ISTAT sono essenziali. Le famiglie in condizioni di povertà assoluta sono poco più di 2 milioni, il problema della pandemia di quest’anno è che è aumentata, raggiungendo il limite massimo dal 2005. I dati sulla povertà assoluta ci dicono altre tre cose: colpisce le famiglie numerose e monogenitoriali, ci dice anche che l’istruzione spesso porta a livelli di occupazione migliori, protegge le famiglie dalla povertà, la diffusione della povertà diminuisce secondo la diffusione dell’istruzione. Tra i cittadini stranieri la povertà è elevata, sia singoli 29,3%, ma anche nei nuclei familiari non cambia di tanto.

Povertà assoluta e povertà relativa:

Scarsità di beni essenziali. La povertà viene definita come una condizione economica di incapacità all’acquisto di determinati beni e servizi, indipendentemente da quello che è lo standard di vita medio della popolazione di riferimento. Una famiglia viene definita povera quando presenta un reddito equivalente o inferiore al 60% del reddito mediano.

Per quanto riguarda la povertà relativa, come numeri abbiamo 2,6 milioni di famiglie, il 10,1%. Anche qui c’è una distribuzione geografica abbastanza evidente. Anche qui le famiglie più numerose hanno un'incidenza diversificata a seconda della cittadinanza del nucleo: 8,6% per le famiglie di soli italiani; triplica per le famiglie con almeno uno straniero (26,5%) e per quelle di soli stranieri (25,7%). I valori più alti sono al sud, se non un operatore è importante sapere come è distribuita la povertà nel paese, e di che povertà si tratta.

Povertà educativa

Povertà educativa è un concetto complesso, polisemico, perché all’interno ha significati diversi, e multidimensionale in quanto vede all’interno una corrispondenza tra la povertà materiale, l’esclusione sociale, l’emarginazione, e mancanza totale o parziale di un'istruzione formale. In generale: indica l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare capacità, talenti e aspirazioni.

Da questo punto di vista si chiama povertà perché ha a che fare con altri tipi di adagio educativo, con l’abbandono scolastico, implica una serie di possibili conseguenze, e può significare un mancato raggiungimento degli essenziali. Riguarda anche l’impossibilità di sviluppare competenze sociali che permettono di vivere una vita completa e appagante e poter mantenere stili di vita elevati.

Non parliamo solo di minori, ma soprattutto di minori per:

  • Risulta dannosa per istruzione, vita quotidiana, benessere sociale, e qualità di vita collettiva della comunità

Se partiamo dal presupposto che in Italia ci sono oltre 1 milione di bambini in povertà assoluta, non è che la povertà materiale porti alla povertà educativa. Se mi trovo in una condizione di povertà assoluta non ho spesso i mezzi che mi servono per studiare. Riducibile a quattro classi di povertà:

  • Economica
  • Ecologica, mi trovo in un territorio che offre scarse opportunità a livello educativo
  • Pedagogica, la capacità degli educatori di adeguarsi a situazioni di svantaggio
  • Capabilities individuali quando ho insieme tutti questi fattori di disagio che si incrociano arrivo alla difficoltà nel raggiungimento di scopi individuali.

Rappresentazioni e realtà dell'immigrazione

Perché vediamo così forte la questione della povertà?

  • Perché è più visibile dell’integrazione
  • I migranti non hanno il sostegno delle pensioni dei genitori/nonni
  • Rappresentazioni, stereotipi, discriminazioni. Anche se le statistiche dicono che gli stranieri soffrono di più a causa della povertà
  • I migranti accumulano pochi risparmi, perché li inviano in patria (rimesse)

Soluzioni e riflessioni

E quindi? Cosa bisogna fare?

  • Lavorare sull’integrazione nel quotidiano, non solo su emergenze e povertà
  • Riconoscere la soggettività dei migranti: risorse, aspirazioni, competenze, legami e non porre l’attenzione solo sulla società ricevente

E allora torniamo alla premessa... La crescente complessità e diversità culturale delle società nazionali è una delle sfide più significative che il servizio sociale sta affrontando nel ventunesimo secolo. La probabilità di un assistente sociale di trovarsi di fronte non solo un’utenza, ma, più in generale, un contesto territoriale (quello in cui opera) caratterizzati da diversità di origine, lingua e cultura è considerevole. Questa sfida richiede conoscenze, competenze e risorse che devono far parte del bagaglio dell’assistente sociale.

Alcune coordinate sul servizio sociale

Professione di servizio alla persona in situazione di disagio o difficoltà, in tutte le età della vita ed in tutti i contesti ambientali e relazionali. È esercitata dagli assistenti sociali all’interno del sistema welfare in ambito pubblico o privato o del privato sociale, in regime dipendente o libero professionale. La professione ha fondamenti etici, scientifici e deontologici che ispirano e sostengono l’esercizio professionale, svolta con autonomia tecnico-professionale e con indipendenza di giudizio. La professione è storicamente e sociologicamente collocata tra professioni sociali.

Cosa propone?

Promuove il cambiamento sociale, la soluzione dei problemi nelle relazioni umane e la capacità e libertà delle persone di sviluppare il proprio benessere. Attraverso l’utilizzo delle teorie sul comportamento umano e sui sistemi sociali, interviene nelle situazioni in cui le persone interagiscono con il loro ambiente. Fondamentali principi dei diritti umani e della giustizia sociale.

Obiettivi

Rivolto a persone e a contesti sociali:

  • Accompagnare i soggetti a riconoscere i problemi e trovare soluzioni
  • Uso delle risorse familiari e territoriali
  • Favorire accessibilità a risorse/creare risorse
  • Attenzione all’evolversi di esigenze/bisogni sociali
  • Funzione riparativa per i bisogni
  • Funzione gestionale (burocrazia e aspetti legislativi)
  • Prevenzione
  • Funzione promozione benessere (lavorare per promuovere il benessere dentro la comunità, non solo per il singolo)

Dove?

Sfera pubblica (comuni, province, regioni, ecc.) e sfera privata/privato sociale (cooperative sociali, fondazioni, aziende private, ecc.).

Codice deontologico: l’individuo è l’insieme di tanti aspetti di cui vanno tutelati e promossi i diritti.

Servizio sociale e immigrazione

La persona immigrata non è soggetto rappresentativo della totalità della popolazione straniera. È tipico del servizio sociale di avere accesso diretto alla componente più svantaggiata di qualsiasi popolazione. Attenzione al rischio di generalizzare indebitamente le caratteristiche della propria utenza.

Ci sono molti aspetti della vita quotidiana delle persone straniere che non ricadono nell’area di attenzione dei servizi. Il degrado, la devianza, il disagio sociale associati all’immigrazione sono iper-visibili. Gli assistenti sociali che lavorano solo con immigrati sono in minoranza; di solito li incontrano non in servizi dedicati/specializzati.

Quali competenze sono necessarie?

Teorie, comunicazione, capacità di ascolto, competenze burocratiche e legislative. L’assistente sociale deve essere in grado di capire l’ambiente in cui si trova e cogliere le sfumature e trovare un equilibrio tra sottovalutazione/sopravalutazione dei problemi culturali ed essere in grado di instaurare una relazione con l’utente.

Lezione 24/11/2021

Le migrazioni di oggi

Le migrazioni di oggi sono diverse da quelle di un tempo, a causa di diversi fattori:

Globalizzazione

Rende più facili gli spostamenti di gruppi umani, ma anche dei singoli esseri umani. 20/30 anni fa era impossibile dire questo weekend prendo un volo e vado a Parigi. È cambiato anche l'aspetto simbolico dell'idea di potersi spostare. I flussi migratori hanno cambiato direzione, rispetto al passato. Aumenta così l’eterogeneità linguistica, etnica, culturale e religiosa dei migranti, e con essi devono misurarsi le società che li accolgono.

Proliferazione dei contesti di transito

Un numero crescente di paesi sono allo stesso tempo luoghi di partenza, di destinazione e di transito dei fenomeni migratori.

Politicizzazione delle migrazioni

Come se l'aspetto delle migrazioni si riducesse solo alla questione politica, che sovrasta anche altri aspetti, lasciandoci ragionare principalmente sugli aspetti politici. Gli affari interni degli Stati e la politica della sicurezza nazionale sono influenzati in maniera crescente dalle questioni delle migrazioni, che si riflettono anche nelle campagne elettorali.

Differenziazione

In Italia ci sono 194 comunità. Non sono solo le situazioni, ma anche le motivazioni delle persone sono estremamente diversificate. Anche questa differenziazione rende più complicata la regolazione politica del fenomeno, giacché i flussi, una volta iniziati, si spostano da una categoria all’altra per aggirare gli sforzi governativi di controllo.

Femminilizzazione delle migrazioni per lavoro

Nonostante la percentuale sia quasi uguale tra maschi e femmine, alcuni studiosi affermano sia presente una tendenza alla femminilizzazione, in cui le donne partono da sole come migranti, e in queste situazioni si trovano poi a essere le principali fonti di guadagno dell'intera famiglia. C'è chi contesta questa posizione; le studiose femministe rischiano di mettere in ombra quello che le donne hanno fatto nel processo migratorio. Non è vero che solo nell'ultimo periodo sono diventate più intraprendenti; anche un tempo nella scelta di migrazione le donne erano alquanto coinvolte.

Cause del percorso migratorio

Le cause che possono portare un essere umano a decidere di lasciare il proprio luogo nativo possono essere tanto diverse quanto lo siamo l'uno dall'altro. Si possono basare su un principio di allarme, e di paura nei confronti di qualcosa o qualcuno che minaccia il nostro stile di vita.

Teorie sociologiche delle migrazioni

Le teorie sociologiche che parlano di questo sono divise in:

  • Macrosociologia: l’importanza viene data a forze esterne, che sono capaci di influenzare gli individui.
  • Microsociologia: parte dall’individuo, che assume decisioni, tendenzialmente ha in mano gli elementi che gli fanno compiere le scelte, non sono influenzati dall’esterno (INDIVIDUO= attore sociale relazionale intermediale).

Non c’è uno schema esplicativo generale sulle migrazioni (non spiegano tutto).

Spiegazione macro

Basata su fattori di spinta e attrazione + teorie della globalizzazione + teorie sistemiche, partono dal cercare le cause da delle situazioni macrosociologiche che spingono le persone a migrare. Un primo gruppo di teorie macro spiega le migrazioni con riferimento alle disuguaglianze tra le diverse aree del mondo, vedendole come l'effetto di uno sviluppo ineguale. Altre le collocano all'interno di teorie del sistema mondo o dei legami internazionali instaurati dei processi di globalizzazione. Qui la priorità esplicativa viene attribuita ai cosiddetti fattori espulsivi dai luoghi di origine.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marghetaglia02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pattaro Chiara.
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