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Cosa sono le istituzioni: come si formano, a cosa servono, come cambiano

I contributi degli economisti

L'istituzionalismo economico (tra i maggiori esponenti annoveriamo Veblen, Mitchell e Commons) è una corrente di pensiero nata negli Usa verso la fine del 19° secolo. Essa ha l'obiettivo di comprendere il ruolo delle istituzioni nel formare il comportamento economico, interpretando i mercati come risultati dell'interazione tra le istituzioni e l'insieme di norme. Inoltre, adotta una visione critica nei confronti dell'homo economicus, su cui si basa la teoria economica neoclassica, fondata sulla razionalità degli agenti economici e sull'assenza di difficoltà nell'acquisire le informazioni.

Commons definisce l'istituzione come un'azione collettiva per il controllo, la liberazione e l'espansione dell'agire individuale. L'azione collettiva investe tutti gli ambiti della vita mediante un insieme di regole operative che, pur cambiando continuamente, impongono agli individui ciò che possono o non possono fare, e ciò che devono o non devono fare. Il mancato rispetto delle regole operative comporta sanzioni collettive. L'analisi delle sanzioni collettive accomuna etica, economia e diritto.

Per Commons, il legame tra queste discipline è il presupposto della teoria istituzionalista, che si collega ai concetti di Hume di scarsità e di conflitto di interesse, in opposizione ai concetti di Smith di abbondanza dei beni e di armonia degli interessi. L'etica si occupa delle sanzioni morali legate all'opinione pubblica, l'economia delle sanzioni legate alle perdite e ai profitti, e il diritto delle sanzioni sostenute mediante il ricorso alla forza.

L'agire individuale è una transazione, ovvero una relazione contrattuale che, mediante l'alienazione e l'acquisizione di diritti di proprietà e di libertà, può produrre soluzioni inique. Il compito dell'economia istituzionale è quello di correggere gli esiti negativi proponendo regole più appropriate.

Il neo-istituzionalismo economico, riconducibile a Williamson, North e Knight, si ripresenta negli Usa dopo il declino dell'istituzionalismo, con la differenza di non rinnegare la teoria neoclassica.

Williamson distingue le istituzioni in base a quattro livelli:

  • Al primo livello, le istituzioni coincidono con le norme informali, ovvero con gli usi, i costumi, le tradizioni, la religione. Le istituzioni di questo tipo cambiano molto lentamente (secoli o millenni) e si ipotizza che nascano in modo spontaneo, come un processo evolutivo che persiste perché funziona o assume valori simbolici forti.
  • Il secondo livello, definito ambiente istituzionale, coincide con le regole formali, ovvero con le costituzioni, le leggi in base alle quali agiscono gli Stati e la pubblica amministrazione. Queste regole sono in parte il risultato di un processo evolutivo e in parte di un disegno strategico. Di solito, i cambiamenti si collegano a eventi traumatici come una guerra; in assenza di essi, i cambiamenti sono molto lenti (10 o 100 anni).
  • Il terzo livello è rappresentato dalle istituzioni di governance, cioè dalle modalità con cui vengono regolate le transazioni. In questo livello rientra lo studio sui costi di transazione, che mira a individuare le strutture di governance più adatte a minimizzare tali costi.
  • Il quarto livello è rappresentato dall'allocazione delle risorse nell'ambito della singola impresa. In questo livello funziona solo una parte della teoria economica neoclassica, poiché i neoistituzionalisti condividono il concetto di razionalità limitata di Simon, secondo il quale le soluzioni degli attori non sono mai complete, ma possono produrre esiti non ottimali o negativi.

Knight definisce le istituzioni come un insieme di regole che strutturano le interazioni sociali. L'autore ribadisce che affinché un'istituzione sia un insieme di regole, queste devono essere condivise dai membri della società. Per Knight, è un'istituzione la divisione del tempo in giorni, settimane e anni, il modo in cui si misura lo spazio e le regole di comportamento tra vicini.

Le istituzioni formali sono regolate dalle istituzioni informali. I mercati sono strutturati da istituzioni che definiscono i diritti di proprietà e di scambio. Le decisioni politiche sono modellate da istituzioni politiche che a loro volta sono regolate dalla costituzione o da istituzioni sovranazionali. Le convenzioni sociali e le istituzioni internazionali si autoimpongono, nel senso che non hanno bisogno di un'autorità esterna per farsi rispettare. Quindi, non è vero che solo le istituzioni dello Stato hanno effetti strutturali permanenti.

Secondo Knight, oltre a spiegare perché nascono le istituzioni, bisogna spiegare perché si forma un'istituzione rispetto ad un'altra. A questo interrogativo rispondono due scuole di pensiero:

  • La prima si focalizza sui benefici delle istituzioni e individua quattro meccanismi che spiegano i cambiamenti:
    • Il contratto di Hobbes spiega la nascita e lo sviluppo delle istituzioni come un fatto intenzionale.
    • L'emergenza spontanea di Hume sostiene che le regole sono necessarie per il bene della comunità; gli attori capiscono che una regola di giusta divisione sia preferibile alla trasgressione dei diritti di proprietà.
    • Lo scambio coordinato dal mercato di Smith: gli scambi ripetuti consentono agli attori di perfezionare modelli di comportamento e di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal commercio, facendo nascere l'istituzione di mercato che coordina gli scambi attraverso regole mirate a favorire la competizione.
    • La selezione sociale di Spencer sostiene che sopravvivono solo le società con istituzioni in grado di adattarsi ai cambiamenti, con pressioni all'adattamento che nascono dalla crescita della popolazione e dalla competizione tra comunità per accaparrarsi le risorse disponibili. Per Spencer, la competizione diventa il meccanismo della selezione evolutiva.
  • La seconda scuola di pensiero si focalizza sugli effetti discriminatori delle istituzioni.
    • Marx spiega il cambiamento mediante la teoria del materialismo storico, teorizzando una rivoluzione istituzionale che produrrà nuovi rapporti più adatti a garantire la crescita delle forze di produzione.
    • Non spiega come si produce questa rivoluzione - conflitto di classe ipotizza l'esistenza di un conflitto di interessi tra le diverse classi sociali che sfocerà in una rivoluzione.
    • Limiti: non spiega come la rivoluzione creerà nuove istituzioni funzionalmente superiori.
    • Weber tenta di spiegare perché le istituzioni che favoriscono certi gruppi sociali sopravvivono, mentre altre che favoriscono altri gruppi non riescono a svilupparsi o periscono. Rifacendosi al suo lavoro sull'etica protestante e sulla nascita del capitalismo, sostiene che il meccanismo che avvia il cambiamento risulta accidentale e l'affermazione di un'istituzione rispetto a un'altra dipenda da fattori spirituali.

Analisi contemporanee

Nelle analisi contemporanee, lo sviluppo delle istituzioni è riconducibile all'orientamento dei benefici collettivi. Ad esempio, Schotter afferma che il ruolo delle istituzioni è risolvere i problemi della società. Boudon afferma che le istituzioni aiutano gli individui ad evitare gli effetti negativi dell'azione collettiva. Elster sostiene che le istituzioni aiutano gli individui a lavorare insieme e a realizzare obiettivi sociali positivi. North ammette la presenza di istituzioni non efficienti perché gli attori non hanno le conoscenze per produrre istituzioni efficienti, o i costi per produrle sono proibitivi. In linea generale, tutti gli autori sostengono che la presenza di istituzioni inefficienti dipenda dal problema della razionalità limitata degli attori.

Invece, Knight, prevedendo un conflitto di interessi tra singoli attori e collettività, ritiene che la presenza di istituzioni inefficienti non dipenda dalla razionalità limitata degli attori, ma dal loro egoismo che li porta a perseguire un'alternativa più vantaggiosa per loro, meno efficiente per gli altri.

I contributi della scienza politica

March e Olsen definiscono l'istituzione come un insieme di regole e di pratiche, che sono relativamente invarianti rispetto al turnover degli individui e insensibili alle preferenze degli individui e al cambiamento esterno. Le istituzioni modellano il comportamento degli attori secondo una logica di appropriatezza; tuttavia, il comportamento non è determinato nel dettaglio sia perché gli individui non conoscono tutte le regole, sia perché spesso le regole sono incongruenti.

Usare l'appropriatezza come logica di azione significa seguire le regole e avere il senso dei diritti e dei doveri grazie all'appartenenza a una comunità politica che segue l'ethos, le pratiche e le aspettative delle proprie istituzioni. March e Olsen ritengono che lo scopo delle istituzioni politiche è creare una cultura condivisa attraverso miti e simboli. La maggior parte dei politologi li considera come modi per mascherare i processi politici effettivi, ma sono considerati l'essenza della politica perché garantiscono ordine sociale.

Ciò non significa che le istituzioni siano sempre efficienti. Per gli autori, ci sono periodi di transizione durante i quali sopravvivono istituzioni inefficienti. Alcune di esse dimostrano una forte resistenza al cambiamento.

Come cambiano le istituzioni politiche

La letteratura politologica ha elaborato due modelli per spiegare i processi di cambiamento:

  • Il primo si basa sull'idea che i cittadini e i loro rappresentanti dovrebbero essere in grado di modificare le proprie istituzioni politiche. Tuttavia, alcuni istituzionalisti hanno evidenziato che le regole esistenti limitano la legittimità delle democrazie di riformare le istituzioni.
  • Il secondo si basa sul modello standard dell'equilibrio a intervalli, che assume che il cambiamento è discontinuo e legato a gravi fallimenti. Lunghi periodi di stabilità sono interrotti da congiunture critiche.

Per gli istituzionalisti, focalizzarsi solo sulle congiunture critiche può sottostimare i processi di cambiamento. Di solito, il cambiamento è generato dal divario tra ideali e pratiche istituzionali, oppure dalla complessità delle diverse istituzioni, le quali possono essere caratterizzate sia da scarsa condivisione che da altre istituzioni organizzate che seguono propri principi. Nella modernità, le istituzioni sono diventate differenziate e autonome, e in certi periodi di transizione, le tensioni possono trasformarsi in scontri diretti.

I contributi dell'antropologia

Gehlen considera l'uomo come un essere carente, che ha facoltà istintuali più deboli. Per sopperire a tale debolezza, l'uomo deve modificare il proprio ambiente per soddisfare i propri bisogni. Le istituzioni nascono proprio per soddisfare questi bisogni, allo stesso modo in cui nascono gli utensili per modificare l'ambiente fisico. Tuttavia, come l'utensile si può trasformare in opera d'arte, così le istituzioni si rendono indipendenti. Per Gehlen, l'obiettivo delle istituzioni, oltre a dare stabilità alla società, è di non chiedersi ogni volta perché si fa una cosa e come la si dovrebbe fare.

Le istituzioni raggiungono tale obiettivo grazie alla ripetitività. Pertanto, per Gehlen risultano sbagliati l'approccio razionale e quello funzionalistico, secondo cui lo scopo di ogni azione risiede nella soddisfazione dei bisogni. L'uomo agisce in un determinato modo perché si deve fare così. Quando le istituzioni decadono, la sicurezza si perde, e l'azione diventa improvvisazione. La caratteristica della cultura occidentale è la perdita della funzione delle istituzioni e la creazione di un clima caratterizzato dall'indeterminatezza.

Secondo la Douglas, la tesi che definisce le istituzioni come convenzioni per il coordinamento dell'agire umano e la soddisfazione degli interessi collettivi risulta problematica perché le convenzioni sono molto deboli se non vengono fatte rispettare con la coercizione. Per l'autrice, l'istituzione è un modo di fare le cose, che si fa in un determinato modo non perché conviene, ma perché è il modo più corrispondente alla realtà.

Quando un'istituzione ha immagazzinato tutta l'informazione, non è più indispensabile. La Douglas individua un principio stabilizzante secondo il quale le regole perdono il loro carattere convenzionale nel momento in cui appaiono giustificate nella natura. Essendo naturalizzate, le istituzioni divengono parte dell'universo, plasmano il pensiero individuale ma contemporaneamente nascondono la loro influenza sulle nostre azioni. L'idea condivisa, per cui nella società moderna l'individuo è sfuggito al controllo delle istituzioni, conferma che il successo dell'istituzione risiede nel fatto di rendersi invisibile.

Il comportamento dipende dai modelli di giustizia che si sono interiorizzati e dal tipo di istituzioni che si sono legittimate. I problemi sorgono quando varie istituzioni propongono principi di giustizia incompatibili. In questo caso, la risoluzione dei conflitti non dipende dai singoli individui, ma dal cambiamento delle istituzioni.

L'istituzionalismo in sociologia

Durkheim concepisce le istituzioni sia come fatti sociali, creati dall'azione umana, ma capaci di assumere un'esistenza autonoma, che agisce coattivamente sugli attori, sia come regole pratiche che possono plasmare l'agire umano mediante sanzioni. In sociologia è importante spiegare la genesi e il funzionamento di un fenomeno. Spiega la loro genesi come il risultato di una pluralità di azioni e il loro funzionamento come esigenza per consentire alla società di perpetuarsi nel tempo.

Summer ha introdotto la distinzione tra costumi popolari e mores. I costumi popolari sono modi standardizzati di agire, e diventano mores quando l'inosservanza del modello previsto prevede sanzioni. I mores si trasformano in istituzioni attraverso un processo di perfezionamento delle regole e dei modi di agire. In base a quest'approccio definiamo le istituzioni come un insieme di valori, norme, usi e costumi che regolano l'agire umano. Intesa così, l'istituzione più importante nella sfera sociale risulta la famiglia, nella sfera economica l'impresa, e nella sfera politica lo Stato.

Parsons analizza le istituzioni dal punto di vista:

  • Dell'attore: le istituzioni sono modelli di comportamento prestabiliti, per cui la loro trasgressione comporta reazioni negative nei confronti del trasgressore. In tal senso, le istituzioni sono fenomeni morali che garantiscono obbedienza. Ma nel momento in cui l'autorità diventa debole, l'individuo osserva le regole in base alla propria convenienza, determinando una perdita di consenso nei confronti delle istituzioni, le quali, però, possono preservare l'obbedienza ricorrendo a sanzioni.
  • Della società: le istituzioni costituiscono un insieme di norme che regolano l'agire degli individui. Parsons afferma che un sistema è perfettamente integrato quando le norme sono garantite da un'autorità morale decisa.

Harsanyi e Coleman hanno criticato Parsons perché ha ignorato il meccanismo sociale attraverso il quale le esigenze funzionali si trasformano in norme e relative istituzioni. Coleman sostiene che le istituzioni nascono per prevenire i conflitti tra i membri di una società.

MacIver e Page distinguono tra istituzioni e organizzazioni intese come associazioni. Quando gli individui creano delle associazioni, devono creare norme e procedure per regolare il loro funzionamento. Queste regole e procedure costituiscono l'istituzione. Tuttavia, la distinzione non è chiara nel linguaggio comune. La parola ospedale è un'istituzione se facciamo riferimento all'assistenza per la cura dei malati; è un'organizzazione se facciamo riferimento ai medici e agli infermieri.

Berger e Luckmann considerano l'individuo come un essere incapace di stabilizzare la propria condotta. L'ordine sociale, che ha proprio la funzione di stabilizzare la condotta dell'individuo, nasce dalla tendenza dell'uomo ad abitualizzare le proprie azioni ripetitive in modo da liberare l'energia per le decisioni più importanti. L'abitualizzazione coincide con l'istituzionalizzazione, nel senso che la condotta diventa tanto più prevedibile quanto più è istituzionalizzata.

Quindi le istituzioni regolano la condotta degli attori indipendentemente dalle sanzioni, ma poiché si presentano all'individuo come fatti sociali dotati di coercitività. Nonostante la tendenza alla persistenza, le istituzioni possono essere modificate o abolite, perché gli attori sono consapevoli di averle create, mentre per la nuova generazione l'istituzione si presenta come un dato da acquisire. Berger e Luckmann ritengono che il processo evolutivo stia riducendo l'influenza delle istituzioni a favore dell'individualizzazione, pertanto le istituzioni possono decadere senza essere sostituite.

Elster considera le istituzioni come l'insieme di norme sociali, morali, private, leggi, e abitudini, che rendono prevedibili i comportamenti. Rifiuta la contrapposizione tra homo economicus di Smith guidato dalla razionalità strumentale e homo sociologicus di Durkheim guidato dalle istituzioni, sostenendo che alcuni comportamenti sono spiegati dalla razionalità, altri dall'istituzione e altri ancora da una combinazione delle due.

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

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