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Sociologia delle culture

Lezione 19 febbraio 2020

Il termine cultura è un termine molto vasto, ma per semplificare possiamo dire che vi sono due grandi concezioni di cultura: quella umanistica che considera la cultura come quanto di meglio è stato creato dal genere umano e quella delle scienze sociali che fa riferimento a quell’insieme complesso di valori, credenze, norme e simboli che caratterizzano il modo in cui si vive.

La concezione umanistica fa riferimento all’etimologia della parola cultura: produzione artistica, letteraria ecc, che richiedono un elevato livello di coltivazione sia per produrle che affinarle. Fa parte di una sfera separata dalla società e dai suoi interessi, un esempio lo troviamo nei musei che sono protetti da delle statue di leoni che proteggono la cultura.

La concezione delle scienze sociali si rifà al 1700 e a Herder che diceva che bisognava farla finita con questa definizione della cultura perché la cultura non è solo quella occidentale e non è vero che il resto sono barbarie, popoli primitivi. Herder ci propone un estremo relativismo culturale per cui tutte le culture sono tutte uguali e non deve esistere l’etnocentrismo: la cultura europea non è la migliore e non è centrale. Tutte le culture meritano di essere studiate.

Taylor nel suo libro “Alle origini della cultura” ci parla dell’800/900, vede una contrapposizione tra le culture e afferma che non esiste una cultura migliore delle altre: ribadisce la tesi di Herder. Entrano però in gioco delle distinzioni nel concetto di cultura: esplicita e implicita. Per cultura si intende socializzazione ovvero interazione all’interno della società.

Socializzazione primaria: quella dei bimbi che non sanno comportarsi in società. Non hanno bisogno che gli si insegni come comportarsi in società. La socializzazione primaria finisce verso i 4 anni.

La cultura come stile di vita è coerente con la società: il modo in cui si vive deriva dai rapporti sociali che si hanno. Le scuole che si contrappongono sono il Marxismo e il Funzionalismo.

Per il Marxismo la cultura è ideologia e deriva dalla rappresentazione del mondo in cui si vive. La cultura deriva dalla società e dalla posizione sociale. Il funzionalismo la pensa in maniera opposta.

Nel caso della concezione umanistica la cultura è fragile e va tutelata. In realtà, la cultura continuerà ad esistere a prescindere dall’uso che se ne fa. Il linguaggio italiano verrà mantenuto a prescindere dell’uso che se ne fa.

Noi ci occupiamo dello studio della seconda definizione di cultura. La sociologia è un settore delle scienze sociali che si occupa della vita sociale: il complesso delle situazioni in cui quotidianamente siamo immersi. Ciò significa che anche noi siamo immersi nella sociologia. Noi, come attori della nostra vita sociale, siamo dei sociologi ingenui. Abbiamo dei punti di vista e delle cose da dire e quindi non siamo digiuni della vita sociale. Questa è una condizione che rende più difficile la conoscenza della sociologia.

Siamo dentro quello che studiamo ed è difficile creare quel minimo di distanza necessaria a studiare la sociologia. Il linguaggio tecnico specialistico fa parte del linguaggio comune ma la sociologia gli ha dato un significato diverso.

Il fatto che siamo immersi nella sociologia è un problema perché si tende ad accettare la realtà come dato naturale finché le cose si incrinano e non vanno secondo il modo in cui le abbiamo immaginate. Diamo per scontate un sacco di cose, aspettative di cui però non siamo consapevoli.

Essere attori sociali significa essere immersi nella società. I sociologi non prendono la realtà come dato per scontato. Ci si estranea dalla società di cui si parla con il lessico specifico.

L’utilità dello sforzo nello studio della sociologia è indiretta. Non serve nell’immediato ma serve almeno per fare tre cose: criticare la realtà che viene messa in discussione e non prenderla come un dato per scontato, essere consapevoli delle diversità culturali, vi è poi una possibile utilità nel fare interventi sensati sulla realtà alla luce delle consapevolezze dei punti precedenti. Nasce come scopo conoscitivo ma anche con delle esigenze applicative.

Il focus è cercare di imparare come rapportarsi alle altre culture. Come si apprendono altre culture? Quali competenze devo mettere in campo per imparare una nuova cultura? Il relazionarsi con altre culture richiede delle competenze comuni. Questo può avvenire tramite il deuteroapprendimento (sguardo auto-riflessivo) ovvero l’imparare ad imparare: se io devo imparare come relazionarmi concretamente con altre culture ho bisogno del cosiddetto “esercizio dello sguardo autoriflessivo” ovvero capire quali strumenti metto in atto nel relazionarmi con un’altra cultura (quali elementi aiutano e quali ostacolano).

La sociologia “in questione”

Mette in discussione che esista qualcosa che si chiama sociologia. Ci sono molti modi per mettere in discussione la sociologia. Contestualizziamo la sociologia nel periodo in cui nasce. Quando, come e perché si sviluppa il discorso sociologico?

La sociologia nasce nel corso dell’800 e viene formalizzata tra la metà e la fine dell’800. Viene formalizzata in Francia e poi in Germania, Stati Uniti e Inghilterra. Perché questi paesi? Perché in quel periodo il mondo entra in questione, entra in crisi e quindi il mondo in questione fa riferimento all’operazione che fa la sociologia e il mondo in cui nasce.

La condizione della donna inizia ad essere legata non solo alla cura della prole, si iniziano a sviluppare movimenti che rivendicano una condizione diversa della donna. Fino a quel momento la donna era considerata con inferiorità rispetto all’uomo. Questa è la cosa che viene messa in discussione.

Contemporaneamente, viene abolita la schiavitù negli Stati Uniti. I neri, fino a quel momento trattati come schiavi, rivendicano il diritto e viene sancito per legge che siano trattati come esseri uguali agli altri. Viene diffuso il lavoro salariato, lavoro venduto con un contratto.

Sono tutti fattori che stravolgono il contesto sociale dell’epoca. Tutto quello che veniva dato per scontato viene portato in primo piano. La fenomenologia in cui si manifestano questi cambiamenti è molto variegata.

La modernizzazione secondo Pasolini è successa negli anni ’50. Questi cambiamenti fanno sorgere delle esigenze comuni: le élite hanno necessità di controllare questi cambiamenti. La sociologia nasce in circostanze ambigue e questi cambiamenti si pongono in modo violento, c’è l’esigenza di controllare questo ordine sociale che sta cambiando.

La sociologia nasce quando nascono alcune caratteristiche che caratterizzano anche la società contemporanea. Si afferma il capitalismo e nell’800 si istituzionalizza. La forza lavoro non è più legata da vincoli personali al padrone e il capitale che viene investito produce guadagni che vengono reinvestiti nel sistema capitalistico per continuare ad aumentarne la produttività. All’interno del sistema capitalistico la crescita è il fattore principale, infatti è lo stesso sistema economico che abbiamo oggi.

Diventa normale il fatto che la società continua a cambiare: il cambiamento diventa un dato di fondo dato che il sistema economico continua ad espandersi.

  • Dal punto di vista culturale l’800 è anche il secolo della fiducia nel progresso secondo cui le conoscenze tecniche/scientifiche possono risolvere i problemi dell’umanità. Oggi siamo nello stesso tipo di contesto culturale, ovviamente non abbiamo più una cieca fiducia nel progresso come produzione industriale (per i danni all’ambiente) però sappiamo queste cose perché ce le dice la scienza.
  • Da un punto di vista politico il potere che fino a quel tempo è stato tramandato per diritto divino diventa il potere del popolo che lo concede ai suoi governanti.

Due condizioni storiche fondamentali

Ci sono due condizioni storiche fondamentali per capire perché in quel contesto e in quell’epoca nasce la sociologia:

  1. La rivoluzione industriale: si avvia un nuovo modello economico che inizia prima della nascita della macchina a vapore, infatti già qualche anno prima il lavoro agricolo non è più di sostentamento ma è di mercato. Si deve aumentare sempre di più la produzione della terra ed essere sempre più competitivi. Si passa da società altamente regolate a società altamente poco regolate e molto più caotiche in cui il peso dei controlli sociali viene meno.
  2. La rivoluzione francese: simbolo del processo di crisi degli ordini politici tradizionali che segna la fine dell’Ancien régime basato sui poteri aristocratici. La rivoluzione francese è importante perché la società non poteva più reggersi sui principi dell’illuminismo che negava la tradizione e la religione negli ambiti mondani. L’illuminismo propagandava una società che si auto-regolava. In relazione a queste condizioni storiche la sociologia si preannuncia come scienza della società e in modo ambivalente.

L’illuminismo francese e l’empirismo inglese

L’illuminismo è precedente alla sociologia (prima metà del 1700) e propone una visione della realtà fondata sui numi della ragione (visione disincantata nei confronti della tradizione religione e metafisica). I numi della ragione ambiscono a spiegare tutto il mondo sociale. Il disincanto coincide con la nascita delle scienze come sapere fondato sulla ragione e con questo nasce anche il presupposto della sociologia e che si possa intervenire nella società con la ragione per risolvere i problemi.

John Locke è un filosofo inglese che ce l’aveva con la metafisica. L’empirismo inglese non coincide con l’illuminismo francese ma anzi ne è una ragione: è l’esperienza, l’osservazione diretta che consente di conoscere in modo rigoroso e scientifico il mondo. Si tratta dello stesso principio di studio che si applica alle scienze naturali.

La sociologia fin dall’inizio nasce un po’ in modo ambiguo. Da una parte ci sono delle condizioni generali che si manifestano in esigenze concrete. Chi si definisce come sociologo è chi ambisce a fare dei discorsi sulla realtà sociale che raccolgono osservazioni empiriche, discorsi razionali e disincantati sulla realtà che intervengono sulla stessa realtà sociale.

C’è l’idea che le masse possano arrivare ad avere voce in capitolo e allo stesso tempo c’è l’esigenza di controllare questo cambiamento. Emancipare l’uomo o controllare tramite la stabilità? Questa ambivalenza si riproduce anche nella sociologia delle culture e riguarda i sociologi, fin dai primi.

Lezione 11 marzo 2020

Emile Durkheim

Durkheim elabora la teoria dei rituali che è utile per spiegare e dare conto di due fenomeni:

  • Forza del sociale: nel contatto con gli altri ci percepiamo come un elemento collettivo comune, ma questo senso di appartenenza si consolida in occasioni di festa, rituali religiosi, situazioni familiari, cortei, manifestazioni. Il sentimento di appartenenza ad un corpo comune si fa sentire in modo molto forte. Secondo Durkheim noi abbiamo delle esperienze dirette in cui percepiamo maggiormente la pressione sociale, la cosiddetta “effervescenza collettiva” e siamo capaci di fare cose che da soli non saremmo capaci di fare.
  • Da dove deriva questa forza del sociale? La coesione sociale, secondo Durkheim, è una morale comune o coscienza collettiva, ma da dove origina questo sentimento e come si fa a sentire i suoi effetti? La fase finale del pensiero di Comte offre una risposta: quando si presenta come sacerdote di una religione si rende conto che la scienza e la tecnica non sono un collante sufficiente. Questo mostra come la religione anche etimologicamente rileghi le persone all’interno di una comunità di appartenenza. Questa forza del sociale deriva dalla religione che agisce come un collante sociale.

Alcune forme di azioni sociali hanno una forma religiosa. Nello studio sul suicidio infatti ci dice che i protestanti fanno parte di comunità in cui sono meno importanti le cerimonie comuni che hanno il punto di rinsaldare i legami sociali. Il rito del totemismo degli aborigeni australiani, feste rituali, avevano la funzione di “dinamo emotiva” cioè creavano un legame sociale che infondeva una forza e un senso di appartenenza ad un corpo comune che rendeva le persone capaci di cose che da soli non sarebbero stati capaci di fare. Il primo dei due elementi è il cercare di capire come si origina la forza del sociale: dai rituali, risposta di Durkheim.

  • Rappresentazioni collettive: la religione totemica degli aborigeni australiani è trattata da Durkheim come una rappresentazione collettiva. Si condivide una stessa società perché si usano le stesse rappresentazioni collettive. La religione secondo Durkheim è come se fosse una morale non ancora secolarizzata. Le rappresentazioni collettive nascono, si sviluppano e diventano cogenti per gli attori sociali. Le origini del sentimento di appartenenza comune alla società e le origini delle rappresentazioni collettive.

Questa ricerca si basa su un metodo radicalmente diverso dal suicidio che usava dati statistici. Questo, invece, usa l’etnografia sul campo (resoconti etnografici dei primi antropologi che studiavano le tribù australiani - li userà per scrivere il suo volume, utilizza fonti secondarie per elaborare questa sua teoria dei rituali).

Il totemismo è un sistema religioso che nel caso degli aborigeni australiani funziona anche come sistema sociale, non è una religione separata dalla loro società. Consiste nel fatto che queste tribù si organizzano per clan. Sono gruppi di aborigeni che vivono insieme e che si distinguono gli uni dagli altri perché ciascun clan si identifica in un totem (animale, pianta di solito) che viene considerato l’origine del gruppo e l’elemento protettore. Dall’appartenenza al clan derivano una serie di obblighi e divieti come il divieto di endogamia e quello di uccidere l’elemento totemico. Le tribù non potevano riprodursi per endogamia ed erano nomadi.

Si ritrovavano in alcune occasioni rituali che duravano giorni e giorni nelle quali venivano celebrati i riti propiziatori di ciascun clan. La vita quotidiana fatta di vagabondaggio per il deserto e rituali sporadici (feste sacre su cui si concentravano i resoconti etnografici).

Scienza dei fatti sociali

La sociologia per Durkheim è considerare i fenomeni come fatti sociali (suicidio, rituali). Che tipo di fatto sociale è la religione? È un fatto sociale che si caratterizza come rappresentazione collettiva, sono credenze che hanno la loro specificità nel fatto di essere condivise così come tutte le rappresentazioni collettive proprio come il linguaggio. Ad esempio: idea della settimana che non in tutte le società è composta da 7 giorni, in alcune società africane la settimana ha 4 giorni. Non c’è una natura intrinseca che la fa durare 7 giorni, ma si tratta più di una natura sociale.

La stessa cosa si nota nella religione (es. gli animali sacri che differiscono da religione a religione, le credenze che sono condivise perché hanno una natura sociale, ma a livello individuale non avrebbero un senso. La validità di queste credenze esiste perché sono condivise)

Qual è la specificità di tutte le religioni? Le religioni differiscono dal punto di vista dei contenuti ma c’è un tratto comune che caratterizza tutte le religioni in quanto rappresentazioni collettive. Qual’è? Tutte queste credenze si strutturano nello stesso modo. Queste credenze hanno una caratteristica in comune a livello di contenuti: non è il credere in un Dio (perché ad esempio il Buddhismo non ha un dio) ma piuttosto si parla della distinzione tra la sfera sacra e profana. Anche se non c’è un Dio esistono un insieme di luoghi che sono sacri e si distinguono da tutto il resto che è profano. Al profano non si dà attenzione mentre il sacro si rispetta (es. di Domenica non si lavora). Alcuni animali sono sacri, altri no. Questa distinzione è una distinzione binaria e corrisponde al tipo di pratiche e vita quotidiana che nelle società premoderne viene svolta.

Esempio: tempo profano - aborigeni vivono dispersi, tempo sacro - aborigeni si riuniscono a celebrare dei riti.

La nostra conoscenza procede anch’essa per distinzioni, ha una forma binaria. Secondo Durkheim c’è anche una corrispondenza tra la credenza e le pratiche quotidiane.

Da dove deriva il senso del sacro? Perché l’attributo di sacralità, se non è intrinseco agli oggetti che si riferisce, esiste? La mucca non è sacra perché effettivamente lo è. La sacralità dell’elemento totemico di ciascun clan non deriva dall’elemento stesso (animale, pianta). La risposta che ci dà Durkheim è che in occasione di questi riti si crea anche un eccitamento collettivo, promiscuità con le pratiche sessuali, elettricità tra i partecipanti che è l’origine del senso del sacro. Per essere colto questo senso viene proiettato sul simbolo totemico. L’origine di questo senso del sacro è il gruppo stesso che si ritrova, che produce un senso del sociale che però non attribuisce al gruppo stesso, ma a un elemento esterno (dio, simbolo sacro).

Ciò che stabilisce il senso del sacro è il rito in sé che consiste in una serie di regole che prescrivono come rapportarsi nei confronti del sacro come il rito di segnarsi con il segno della croce è ciò che produce che la chiesa sia un luogo sacro. L’effervescenza collettiva e il senso di potenza che pervade chi vi partecipa è in grado di infondere un senso del divino.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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