Corpo, salute e ambiente nella società somatica
La salute è diventata un problema sociale, è per questo che la sociologia ha spostato il proprio focus dalla malattia, dalla medicina e dai servizi sanitari alla salute. La definizione di salute dell’Oms è: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale (metà XX secolo in poi: rilievo sia alla cura che alla prevenzione nonché alla promozione della salute individuale e collettiva, la persona non è un corpo-macchina ma un organismo complesso e relazionale) e non solo assenza di malattia o di infermità (prima della metà del XX secolo). Nel passato la salute non era oggetto di riflessione né di intervento sociale in quanto non rappresentava un problema socialmente riconosciuto: essa costituiva una dimensione nascosta della vita sociale, dal momento che è la malattia e non la salute a manifestarsi.
La situazione è cambiata radicalmente nel momento in cui la transizione demografica e quella epidemiologica hanno modificato lo scenario sociale a partire dalla metà del XX secolo. La salute è divenuta un problema quando gruppi crescenti della popolazione, grazie all’aumento della speranza di vita, hanno dovuto convivere con una malattia cronico-degenerativa. Con la nuova idea di salute, questa diviene il risultato non del funzionamento unidimensionale dell’organismo ma dell’interazione di una pluralità di dimensioni diverse.
La nuova sociologia del corpo ha cercato di rispondere a interrogativi etici, morali e medici che riguardano il corpo, la vita, la morte, la nascita, la vecchiaia, rimettendo in discussione la concezione dualistica del corpo che ha portato Cartesio a considerare il corpo e l’anima come due cose disgiunte, un corpo macchina pronto per essere sezionato, studiato e considerato privo di coscienza e un’anima spogliata di ogni concretezza. È questo riduzionismo che impedisce oggi al discorso scientifico di andare oltre il suo peccato originale cartesiano per offrire una risposta alle tante domande che assillano le società contemporanee e che derivano dalla complessità del rapporto tra mente e corpo.
L’unico modo per uscire da questo stallo è ripartire dall’idea di corpo come entità intenzionale, cosciente, e riscoprire il legame originario che lega il corpo al mondo nel vissuto esperienziale per farne oggetto di una riflessione scientifica che non lo riduca a un corpo-macchina. È attraverso questo corpo vissuto che noi esprimiamo l’intenzionalità della coscienza. Per comprendere la nostra esperienza del corpo nella vita quotidiana dobbiamo cercare di analizzare le rappresentazioni sociali (significato che la gente dà ad alcuni termini, come salute e corpo, immagini del mondo condivise da una comunità sociale) con le quali noi interpretiamo tale esperienza. L’appartenenza a una cultura fornisce all’individuo il quadro nel quale avvengono queste interpretazioni che riguardano i fenomeni del corpo.
Salute e rappresentazioni sociali
Nell’interpretare tali fenomeni (salute, malattia, dolore) la persona utilizza nozioni e simboli interiorizzati dal proprio contesto sociale e culturale al punto di non esserne più cosciente. Tali nozioni e il comportamento ingenuo e naturale che ne deriva, sono però influenzati dalle rappresentazioni sociali e dal loro potere normativo che si impone alla coscienza del soggetto divenendo senso comune utile per orientare e conferire ordine alla sua vita quotidiana. Nelle società postindustriali nelle quali la produzione materiale diviene sempre meno importante, la regolamentazione dei corpi diviene una delle preoccupazioni fondamentali del potere e del sistema politico, il corpo diviene un campo di battaglia per il controllo sociale e la società somatica è strutturata attorno alla regolamentazione dei corpi.
Il corpo, attraverso il processo di civilizzazione, XVI secolo, ha subito una profonda modificazione dei comportamenti e un maggior autocontrollo trasformando anche le relazioni sociali. Rispetto al periodo medievale, che sino a quel momento erano considerate funzioni naturali del corpo cominciano ad essere ritenute socialmente inaccettabili; nello stesso modo si afferma anche una razionalizzazione emotiva, che richiede un maggior controllo nell’espressione pubblica dei sentimenti. Tutto ciò ha prodotto un’individualizzazione dei corpi e creato il capitale fisico, cioè quell’insieme di gesti, gusti e dimensioni del corpo che può essere convertito in capitale economico, culturale e simbolico marcando la distinzione di classe sociale.
Il ruolo della tecnologia e dell'ecologia
La natura interna fornisce la materia prima su cui poi la dimensione sociale e culturale intervengono per conferirle la forma ritenuta più appropriata nel contesto sociale di appartenenza della persona. Le moderne società industriali considerano la natura come una forza demoniaca e ostile che si oppone alla battaglia dell’uomo per la libertà, il progresso e la civiltà. Su questa prospettiva antinaturalistica e antropocentrica si sono fondate le moderne scienze sociali, nel momento in cui hanno esteso il dualismo cartesiano mente-corpo al rapporto società-natura, precludendosi ogni possibilità di comprensione della seconda considerata come mera materia inerte da lasciare allo studio delle scienze naturali.
In questa prospettiva, in ambito sanitario, si afferma a partire dalla metà del XIX secolo, un’ideologia della natura esterna piena di agenti patogeni da cui la scienza deve immunizzare gli individui. Un elemento che condiziona fortemente divenendo anche fattore di rischio, il rapporto tra salute e ambiente è dato dalla tecnologia umana. Questa che doveva servire per dominare la natura esterna generatrice di agenti patogeni, è divenuta in realtà il maggior rischio per la salute umana. Con la crescente preoccupazione ai problemi ecologici riemerge l’accezione della natura esterna che la considera come una forza generatrice di risorse per la cura.
All’immagine quindi di un mondo naturale ostile e pericoloso da padroneggiare con il dominio della tecnica, si sostituisce una visione ecologica e biocentrica che considera la specie umana come una componente fra le altre specie viventi nell’ambito degli ecosistemi del pianeta. In un ecosistema le diverse forme di vita non si relazionano esclusivamente mediante rapporti di rivalità e competizione, ma anche per disponibilità all’aiuto reciproco. Le nuove discipline ecologiche contrappongono ad una concezione meccanicistica della natura (Darwin, Cartesio), un concetto di evoluzione intesa come sviluppo dialettico dei molteplici contesti delle comunità animali-vegetali che tende a superare la scissione dualistica mente-corpo e società-natura.
L’ecologia sociale recupera quella ambivalenza tra società e natura e ritiene che il principio ecologico dell’unità delle specie viventi sia una fondamentale chiave di lettura non solo degli ecosistemi ma anche delle stesse società umane.
Età, stili di vita, benessere e promozione della salute
Gli studi sociologici hanno da sempre considerato l’età quale elemento rilevante nella attribuzione dei ruoli sociali e delle relative allocazioni di status. Per la sociologia della salute, l’età diviene un fattore importante nel momento in cui la salute viene considerata non tanto come uno stato, una condizione stabile, quanto come un processo dinamico variabile lungo il continuum salute-malattia. La dimensione temporale assume una rilevanza fondamentale per la comprensione del fenomeno salute. Tre sono le dimensioni di temporalità, che a loro volta si costituiscono quali risultanti dell’operare di tre diversi livelli:
- Temporalità biologica: livello genetico, livello cellulare, livello fisiologico.
- Temporalità sociale (ci dice se siamo in tempo nei diversi comportamenti in funzione della nostra età): livello della dipendenza sociale, livello economico-produttivo, livello familiare.
- Temporalità psicologica: livello delle età della vita.
Tali dimensioni temporali hanno in comune solo l’inizio e la fine, mentre nel corso della vita si sviluppano secondo modalità e ritmi loro propri. La salute dell’individuo diventa uno stato di equilibrio dei tre sistemi e l’alterazione di uno di essi può portare alle retroazioni di compenso, risposte adattive a situazioni critiche che tendono a creare nuovi equilibri riaggregando in maniera funzionale le diverse risorse a disposizione dell’individuo. Gli eventi critici rappresentano le fasi di transizione, di passaggio da una determinata condizione a una successiva; dalla capacità della persona di fronteggiare adeguatamente tali eventi critici dipende la sua stessa possibilità di mantenimento della salute.
Salutismo e società performativa
L’eccessiva preoccupazione verso la salute si è trasformata in salutismo, accezione negativa che vede nella spasmodica ricerca della perfezione fisica un nuovo fiorente mercato. Mentre agli inizi delle società moderne prevaleva una cultura ascetica della rinuncia e del controllo del corpo finalizzata alla sua civilizzazione e funzionale alle esigenze produttive del nascente capitalismo industriale, nella tarda modernità postindustriale a prevalere è una nuova cultura edonistica (il piacere individuale è il bene più alto) centrata sul culto del corpo e incoraggiata sia da interessi commerciali che di controllo sociale.
Il salutismo da una parte produce una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione della malattia e della promozione della salute, dall’altra diventa facile preda di un mercato onnivoro e incentiva paradossalmente la medicalizzazione finalizzata non tanto alla cura della malattia quanto al miglioramento del corpo e della sua immagine. Nella società performativa del consumismo salutista ed edonista, nella quale il corpo diviene oggetto di piacere, rappresentazione della felicità e del successo, è lo stile di vita individuale ad assumere un ruolo centrale.
Ma quanto questo stile di vita è davvero una scelta e non un’influenza da parte di altri fattori al di fuori del controllo individuale? Gli stili di vita per Simmel, sono un esempio di strategia, la cui adozione volontaria costituisce un mezzo per costruire e preservare il proprio sé nella società di massa (sottolinea il bisogno di individualità dell’uomo moderno). Per Weber il concetto di stile di vita va collegato a quello di status, infatti lo stile di vita non è un semplice fenomeno individuale ma un’espressione del prestigio di un certo status, è grazie alla condivisione di stili di vita simili che si crea un gruppo di status.
Mentre la classe sociale si basa sulla produzione, il gruppo di status si fonda sul consumo di beni e servizi; è quindi il consumo a stabilire le differenze sociali tra i diversi gruppi di status che condividono i medesimi stili di vita. Lo stile di vita, per Weber, è composto dalla condotta di vita basata su scelte di vita e dalle possibilità di vita (chance), le quali non sono frutto del caso, ma della diversa distribuzione delle opportunità offerte a una persona dalla posizione occupata nella struttura sociale, non dipendono dall’individuo.
Per Weber quindi lo stile di vita di una persona diviene il risultato dell’interazione dialettica tra libertà soggettiva (scelte di vita) e possibilità determinate dalla struttura sociale (chance di vita), espressione della più generale dialettica tra azione e struttura sociale. Gli stili di vita nell’ambito della salute sono: modelli collettivi di comportamento relativo alla salute basati sulle scelte tra le opzioni disponibili per le persone secondo le loro chance di vita. Per Giddens l’individuo adotta un preciso stile di vita ma tale scelta avviene entro i vincoli e le opportunità della sua situazione sociale (in relazione al gruppo sociale di riferimento). In tal modo egli assume oltre allo stile di vita anche una propria identità sociale.
La logica che presiede la scelta dello stile di vita da parte dell’individuo è dunque quella della costruzione e del mantenimento del proprio sé, della propria identità personale in relazione al gruppo sociale di riferimento. Bourdieu focalizza l’interesse su come le pratiche routinarie delle persone siano influenzate dalla struttura sociale; il suo concetto chiave è quello di habitus, inteso come complesso di strutture e principi che organizzano le scelte della persona senza che questa ne abbia consapevolezza. Si tratta di una sorta di mappa cognitiva che orienta la persona nel suo mondo.
Le predisposizioni mentali che costituiscono l’habitus vengono acquisite attraverso la socializzazione e l’esperienza dal proprio contesto sociale e sono quindi espressione della struttura sociale. Nella società salutista la scelta di uno stile di vita più o meno sano è interconnessa alle chance di vita: a volte possono essere le scelte di vita ad assumere un ruolo centrale nell’adozione di uno stile di vita più o meno salutare da parte della persona in quanto parte integrante della costruzione del proprio sé, in relazione al modello di vita e di cultura del gruppo sociale di riferimento.
Altre volte, è l’habitus quale espressione della struttura sociale di appartenenza a svolgere un ruolo decisivo nel definire la percezione delle chance di vita da parte della persona e a orientare il suo stile di vita. In questa dialettica tra una soggettività non del tutto libera e una struttura sociale non completamente deterministica consiste l’ambivalenza del fenomeno degli stili di vita. La promozione della salute è considerata come una caratteristica chiave del moderno approccio alla sanità pubblica, essa intende superare l’educazione sanitaria in quanto fondata su un modello semplicistico di mutamento comportamentale individuale.
Tale approccio si basava su un tipo di intervento pianificato e realizzato dall’alto verso il basso senza tener conto del punto di vista di coloro che cercava di educare circa i bisogni e le differenze culturali. I contributi che la sociologia può offrire a una strategia di promozione della salute consistono:
- Nello sviluppare le metodologie e le tecniche utilizzate attraverso l’analisi delle relazioni tra attore e struttura sociale, consentendo di individuare le possibilità effettive di scelta in base alle reali chance di vita a disposizione per riuscire a cambiare il proprio stile di vita. Condizioni strutturali non favorevoli tendono a restringere il range di opzioni tra gli stili di vita disponibili ben al di sotto di quanto un contesto sociale favorevole ed uno status sociale elevato consentano di fare.
- Nell’analizzare e comprendere le credenze e le rappresentazioni sociali profane della salute per cercare di spiegare comportamenti altrimenti incomprensibili dal punto di vista della cultura dominante.
- Nel fornire gli strumenti di analisi critica al professionista sanitario per rendersi conto delle assunzioni soggiacenti al proprio operare, pregiudizi e discriminazioni, spesso false.
- Nel servire a valutare fino a che punto lo sviluppo delle competenze personali (empowerment che riguarda categorie di persone deboli e svantaggiate con meno possibilità di controllo e cambiamento delle proprie vite), dei gruppi sociali più deboli e delle comunità locali si traduca davvero in processi di reale aumento di controllo da parte di questi attori sociali sulle proprie condizioni di vita, al fine di adottare stili di vita più salutari, oppure resti solo vuota retorica.
- Nell’interrogare criticamente le strategie di promozione della salute per verificare in che misura esse stiano divenendo le nuove forme del controllo sociale.
- Nel fornire una chiave di lettura per valutare le proprie strategie e la loro adeguatezza nei diversi contesti sociali.
Interconnesso al rapporto tra stili di vita e promozione della salute c’è il concetto di benessere. Tra le interpretazioni riduzionistiche del concetto di benessere si collocano i difensori del paradigma biomedico tradizionale, disposti a riconoscere al massimo la rilevanza della dimensione psichica ma non di quella sociale, in un’ottica che nega il valore delle relazioni sociali per la salute. Sul versante opposto si collocano le interpretazioni di tipo sociologico.
La prima di tipo pubblicistico vede la salute-benessere un bene pubblico, non privato, rispetto al quale risulta fondamentale valutarne la titolarità giuridica e le effettive possibilità di accesso al fine di evitare discriminazioni sociali. In un’ottica di tipo universalistico il benessere non è più considerato equivalente al consumo individuale di beni, ma diviene esercizio dei diritti sociali di cittadinanza.
Oltre a questa accezione della teoria sociologica che risulta assegnare grande rilevanza all’erogazione di prestazioni da parte dei servizi socio sanitari pubblici quale strumento di benessere, esiste una seconda interpretazione sociologica di tipo ecologico-relazionale, che tende a valorizzare le relazioni e la solidarietà sociale come strumenti di benessere e di sostegno dell’individuo. Diviene quindi fondamentale l’appartenenza a un gruppo e la presenza di una rete sociale ricca e articolata. In una società della performance nel momento in cui la salute diviene sempre più il presupposto per l’integrazione sociale, ciò significa che chi non sarà in grado di conseguirla si ritroverà sempre più a rischio di esclusione sociale in ragione della sua condizione di malattia o disabilità.
Il comportamento sanitario: la pluralità dei percorsi di cura
Se la malattia non è una condizione statica ma un processo dinamico, il primo problema da affrontare riguarda le diverse modalità che il suo insorgere presenta e dalle risposte che il sofferente mette in atto per farvi fronte. Secondo Parsons la società elabora uno specifico ruolo per il malato nell’intento di evitare le potenziali conseguenze negative per la società che la malattia comporta:
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