Che materia stai cercando?

Sociologia della pena - teoria della consapevolezza e scopi della pena

Appunti di Sociologia della pena riguardanti la teoria della consapevolezza e scopi della pena. Nello specifico gli argomenti trattati sono: la triplice nozione di colpevolezza, come “principio”, come “fondamento” e come “graduazione della pena”, l’evoluzione del pensiero roxiniano circa i... Vedi di più

Esame di Sociologia della pena docente Prof. P. Scienze Sociali

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

illiceità. Solo la prima, non la seconda, può escludere l’applicazione

anche di una misura di sicurezza, perché solo nella prima

confluiscono quelle riflessioni di carattere preventivo che fanno da

sfondo all’applicazione di una scusante.

5: Colpevolezza e prevenzione generale. Il concetto

deontologico di colpevolezza nel sistema penale italiano.

Roxin identifica la colpevolezza nella motivabilità mediante norme.

Ma si dimostrerà come la motivabilità esprima un parametro definito

dallo stesso legislatore, insuscettibile, quindi, di esprimere il reale

atteggiamento dell’agente concreto. La motivabilità più che un

attributo del soggetto, è una caratteristica della norma, modellata a

discrezione del legislatore. Quindi, il legislatore non è obbligato a

subordinare la punibilità ad una motivabilità effettiva. Potrebbe farlo

se volesse accontentarsi della semplice deterrenza, non anche se

volesse perseguire una finalità di orientamento socio- culturale.

Così intesa, la motivabilità non è in grado di escludere neanche le

ipotesi di responsabilità oggettiva, dipendendo esse dal livello di

prevenzione voluto dal legislatore. Anche la scelta dell’effettività o

meno della motivabilità in relazione all’ errore sul divieto è ispirata

da considerazioni preventive. L’assoluta inammissibilità dell’ errore

sul divieto è indice di una volontà del legislatore di massimizzare

l’impegno dei consociati a conoscere il significato penale dei propri

comportamenti, a discapito della scusabilità di quelle ipotesi in cui

l’agente non poteva, effettivamente, conoscere la norma penale. Il

riconoscimento, seppur circoscritto, di alcune ipotesi di scusabilità

( errore inevitabile ), è, invece, indice della volontà del legislatore di

una prevenzione non solo dissuasiva, ma persuasiva. Parimenti, la

motivabilità, che sul terreno dell’ imputabilità coincide con “normalità

psichica”, dipende da cosa il legislatore abbia inteso definire come

normale e cosa no, perché anche la definizione dell’area

dell’anormalità è piegata a scelte di politica criminale ( come

dimostra il diverso regime dello stato emotivo e passionale negli

ordinamenti tedesco e italiano ). In astratto, infatti, non può essere

esclusa a priori la capacità di risocializzazione della pena per i

malati di mente. Jacobs, conducendo alle estreme conseguenze

l’approccio funzionalistico, è arrivato a postulare che la colpevolezza

debba solo indicare quale soggetto debba essere punito per

mantenere la generale fiducia nelle norme. Ma l’adozione di una

prospettiva funzionale può essere giustificata in ordinamenti, quale

quello tedesco, in cui il principio di colpevolezza vanti un’indiscussa

evoluzione, non in sistemi, quale quello italiano, dove lo sviluppo del

principio è arretrato e l’apertura alla prevenzione rischia di risolversi

nell’avallo di un quadro, retaggio di una politica criminale repressiva,

come quella fascista. Lungo è, infatti, il cammino per una piena

attuazione dello spirito che informa l’art. 27.1 Cost., secondo cui la

responsabilità penale è personale. Pacificamente interpretata, ora,

non solo come divieto di responsabilità per fatto altrui, ma anche

come necessità di subordinare il giudizio di responsabilità ad una

valutazione della dimensione psichica del soggetto, questa norma è

indicativa della volontà dei Costituenti di attribuire una funzione di

orientamento socio-culturale al diritto penale. Ma questa possibilità

dipende non solo dalla disponibilità dei consociati ad essere motivati

dalla norma, ma anche dalla capacità della norma di motivare.

Come? Rendendo riconoscibile in essa il valore tutelato.

6: La colpevolezza come giudizio di rimproverabilità personale.

Legittimazione della pena quanto allo scopo e quanto al

contenuto.

La possibilità di un ingresso di considerazioni preventive all’ interno

del principio di colpevolezza risulta maggiormente problematica

n e lla fa se a p p lica tiva . In fa tti, l’id e a d i co lp e vo le zza è

indissolubilmente legata alla libertà di agire dell’ uomo, intesa non

come dato ontologico, ma come presupposto normativo, per cui

l’uomo deve essere trattato come un essere libero e responsabile.

Ecco allora che una prevalenza delle esigenze preventive sulla

colpevolezza si risolve in una strumentalizzazione della persona

umana per fini di politica criminale, in aperta contraddizione con

l’assunto della libertà dell’uomo. Ma se, d’altra parte, si svincola il

contenuto della colpevolezza dalle esigenze preventive, essa finisce

con l’interagire in modo autonomo sulla necessità di pena. La

difficoltà di coesistenza tra colpevolezza e prevenzione nasce dalla

sua incompatibilità con le attuali teorie della pena, improntate ad un

abbandono della logica retributiva, cui, invece, si legava il giudizio di

rimproverabilità elaborato dalla concezione normativa. Ma quando

si rifletta sul contenuto della pena, che è una sofferenza legalmente

inflitta, ci si rende conto che è proprio questo dato contenutistico a

rilanciare il principio di colpevolezza. Infatti, sia che si ammetta che

la sofferenza inflitta al reo costituisca una canalizzazione della

vendetta primigenia della società ( assorbendo così la retribuzione

nella prevenzione generale ), sia che si riconosca la sofferenza

come modo di essere della pena, per il perseguimento di scopi che

la trascendono, si pone il problema di trovare la legittimazione di

quella sofferenza, che non può non essere rinvenuta in un giudizio

di rimproverabilità personale. E’ quindi il contenuto della pena, non il

suo scopo, a rinviare necessariamente al principio di colpevolezza.

Certo, la possibilità di un agire diverso su cui fondare questo

giudizio, non è empiricamente dimostrabile, ma ricostruibile dal

giudice assumendo necessariamente un punto di riferimento

esterno alla mente del reo: ciascun individuo non può avere

consapevolezza della capacità di agire diversamente, se non

sperimentandola nel rapporto con gli altri. Il presupposto della

rimproverabilità personale, infine, non contraddice le finalità

preventive della pena, ma costituisce, invece, un veicolo di

potenziamento del ruolo di orientamento culturale del diritto penale,

incrementando il senso di autoresponsabilità individuale e

predisponendo il reo all’accettazione della pena.

7: La graduazione della colpevolezza.

La colpevolezza, nel pensiero di Roxin, assolve un’importante funzione di limite in

sede di commisurazione della pena. E se questo è pacifico, controversa è la

questione se la colpevolezza ne costituisca anche il fondamento. Roxin,

muovendo dall’esistenza delle misure di sicurezza, ha, infatti, negato che la

colpevolezza assurga a fondamento delle sanzioni penali, assegnandole una

mera funzione di limite. Ma l’assunto non convince. Come la tipicità è limite e

fondamento del fatto penalmente rilevante e l’antigiuridicità limite e fondamento

del suo carattere illecito, allo stesso modo la colpevolezza rappresenta allo

stesso tempo limite e fondamento della potestà punitiva dello Stato. Sotto questo

punto di vista, colpevolezza fondante e colpevolezza graduante convergono.

Infatti, il comune denominatore è pur sempre dato dalla rimproverabilità

personale. Sarebbe del resto inammissibile che l’attenzione alla persona

suggerita dall’art 27.1 Cost ispiri l’ an ma non il quantum della pena. Si

differenziano, invece, negli elementi costitutivi: mentre la colpevolezza graduante

utilizza tutti gli indici dell’ an ( imputabilità, forma psicologica, scusanti [ una

minaccia cogente che non integri gli estremi dello stato di necessità o un ordine

criminoso del superiore, anche se sindacabile, possono sempre rilevare

sull’entità della pena ]), la colpevolezza fondante non considera tutti i fattori del

quantum ( come i motivi ).


PAGINE

8

PESO

96.40 KB

AUTORE

luca d.

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia della pena riguardanti la teoria della consapevolezza e scopi della pena. Nello specifico gli argomenti trattati sono: la triplice nozione di colpevolezza, come “principio”, come “fondamento” e come “graduazione della pena”, l’evoluzione del pensiero roxiniano circa i rapporti fra colpevolezza e prevenzione nel fondamento della pena: la fase “funzionale”, la fase disfunzionale, colpevolezza e prevenzione generale, la colpevolezza come giudizio di rimproverabilità personale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della pena e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in sociologia

Riassunto esame Sociologia dell'Organizzazione, prof. Nocifera, libro consigliato Storia del Pensiero Organizzativo, Bonazzi
Appunto
Riassunto esame sociologia generale, prof. Losito, libro consigliato Corso di sociologia, Bagnasco, Cavalli, Barbagli
Appunto
Sociologia generale - Giddens
Appunto
Riassunto esame sociologia della famiglia, prof.ssa. Censi, libro consigliato Famiglia e sociologia, Censi
Appunto