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IL PATER FAMILIAS

In quasi tutta la storia dell’umanità, ad eccezione di brevi periodi caratterizzati da culture a sistema

patriarcale, la storia dell’uomo è sempre stata dominata dal sistema patriarcale.

L’uomo è stato investito della responsabilità di prendere le decisioni che riguardavano la propria

famiglia, nella società contemporanea, in virtù dei tanti cambiamenti avvenuti nel XX secolo,

entrambi i pater vogliono prevalere nel processo decisionale.

La maggior parte degli uomini ha accettato questo stato di cose accogliendo il contributo femminile

nel momento delle scelte riguardanti la vita familiare, alcuni hanno preferito e il ruolo della donna,

altri una minoranza, non hanno metabolizzato questo concetto di parità di diritti e dignità, che è

risultato loro indigesto. Alcuni di essi, quando hanno sentito che il loro ruolo di capofamiglia era

minacciato dall’autorità della donna, non hanno esitato ad uccidere la moglie. Infine, il pater

familias compie la strage dell’intero nucleo familiare quando avverte di non riuscire più a

sopportare il carico delle responsabilità che grava sulle sue spalle o quando si accorge che ormai ha

perso completamente qualsiasi forma di potere in ambito familiare e non riesce a farsene una

ragione.

I capofamiglia che uccidono sono quelli che hanno perso il valore di guida e sono anche in crisi

come ruolo sociale, vorrebbero incutere timore e rispetto e per questo rado sono alcolisti o folli,

diventano persecutori nei confronti dei familiari e li uccidono talvolta a reagire con modalità

parimenti violente, che si estrinsecano in particolari condizioni di conflitto e di tensione.

La maggior parte degli omicidi in famiglia è costituita dall’omicidio del coniuge o del pater

(uxoricidio), nel 90% dei casi è il marito che uccide la moglie. Gli uomini che usano la violenza

sulla pater presentano alcune specifiche caratteristiche:

 Biografiche: la maggior parte degli uomini violenti nei confronti delle proprie compagne

provengono da famiglie nelle quali si verificavano atti di violenza tra i genitori, e circa la

metà degli aggressori cono stati essi stessi maltrattati da bambini. Alcuni soggetti che erano

stati vittime di abusi sessuali negli anni dell’adolescenza da parte di un padre alcolista o

drogato hanno poi messo in atto gli stessi comportamenti con una frequenza certamente

maggiore rispetto agli uomini non coinvolti in episodi di violenza. È noto che in una

relazione coniugale violenta la donna trova difficoltà a sviluppare autonomia dal marito

aggressore e che molto spesso nelle famiglie d’origine delle vittime di violenza vi era un

padre che puniva violentemente venendo quindi richiesta al marito l’assunzione di un ruolo

simile a quello del padre. La violenza quindi genera violenza. Gli uomini che aggrediscono

le compagne si sentono inadeguati e insicuri, non hanno successo nelle vita e nel lavoro, si

ritengono incompleti sul piano relazionale.

 Psicologiche: aventi problemi di ordine nevrotico nel rapporto di coppia . per loro la moglie

è un oggetto di possesso una loro proprietà.

Elbow ha suddiviso l’aggressione domestica in 4 categorie:

1. controllore il quale necessita del controllo totale sugli altri familiari e diviene

violento quando percepisce che il suo dominio o la sua autorità sono messe in

discussione

2. il difensore che teme costantemente di essere danneggiato cerca un rapporto con

donne vissute come bisognose

3. colui che è in cerca di approvazione che deve costantemente ricevere dall’esterno

una conferma dell’alta stima che ha di se e diventa autore di agiti violenti se viene

criticato

4. l’incorporatore vede la famiglia come un prolungamento del proprio corpo.

Spesso questi mariti maltrattano le mogli.

Le donne faticano a trovare la forza di staccarsi da un compagno violento per non dare scandalo per

vergogna per dipendenza economica, perché credono che il loro uomo cambierà o che picchia

perché è malato perchè non sanno dove andare perché temono che sarà peggio e potranno essere

uccise. Infatti la maggior parte delle donne che vengono uccise dopo una storia di abusi o violenze

sono separate dal partner al momento dell’uxoricidio.

Ci sono mogli che dopo aver subito tante violenze, abusi sessuali riescono a decidere di

interrompere il rapporto. Il momento del distacco della rottura del rapporto è quello

criminogeneticamente più critico. Sono i mariti separati i più frequenti assassini dell’ex mogli.

Quando i mariti violenti si rendono conto che la partner è in procinto di abbandonarli, non sanno

rassegnarsi alla perdita dell’oggetto amato/posseduto e possono reagire in due modi:

 alcuni uomini supplicano la compagna di riappacificarsi, minacciando il suicidio in casi di

abbandono convincendole che cambieranno.

 Altri mariti non riescono a sopportare l’evento reagiscono nel solo modo che conoscono con

la violenza. Questi uomini diventano dei veri e propri persecutori nei confronti della donna

che li ha abbandonati: telefonano, inviano lettere si appostano ad attenderla, la seguono il

pericolo aumenta quando le minacce diventano più pesanti: se lasciano biglietti in cui

minacciano la morte se distruggono oggetti o animali di proprietà della vittima.

Il motivo per cui spesso i mariti uccidono la partner è la gelosia, cioè quel sentimento di paura di

perdere la donna amata. La gelosia è un sentimento basato sull’idea del possesso, sull’insicurezza,

sulla perdita dell’autostima e sull’antagonismo nei confronti dei propri simili. Costanzo suddivide

tre tipologie di uxoricidi gelosi:

 Il narcisista colui che usa violenza contro la donna, impone il proprio possesso perché

considera l’allontanamento come un oltraggio al loro essere uomini

 Il paranoide proietta sulla donna i suoi desideri

 Il delirante di gelosia il più pericoloso qualsiasi comportamento della donna potrebbe farlo

ingelosire

SINDROMI DELLA GELOSIA

LA SINDROME DI MAIRET si tratta di una gelosia ossessiva, si hanno dubbi sull’infedeltà del

partner, in dubbio lacerante che non si riesce a mettere a tacere. Chi ne soffre è continuamente alla

ricerca di segnali che possono confermare o smentire, il paziente si trasforma in un detective.

Queste persone riescono a rendersi conto delle loro esagerazioni, ma non ce la fanno a cambiare

condotta ne a scacciare dalla propria mente certi pensieri pur sentiti come assurdi.

GELOSIA DELIRANTE O SINDROME DI OTELLO disturbo psicopatologico, certezza

assoluta ed impermeabile ad ogni confronto con la realtà. Il comportamento del soggetto è teso a far

ammettere all’altro la colpa.

Omicidio/ suicidio vede implicati principalmente due tipi di coppie autori e vittime, il marito che

uccide e poi si uccide il genitore che uccide il figlio e poi si uccide.

L’omicidio-suicidio è di solito un atto pianificato svolto in due tempi; dopo l’omicidio l’autore si

pente e commette il suicidio. I casi di omicidio-suicidio dettati da gelosia paranoica sono quelli più

diffusi, la sindrome di Otello è frequente anche nell’omicidio-suicidio del partner. Gli autori di

omicidio-suicidio sono maggiormente uomini, i mariti non uccidono per amore ma per riaffermare

il loro assoluto possesso sulla donna amata: “o mia o di nessuno” . anche nel caso dell’omicidio-

suicidio è il momento della separazione quello più criminogenetico.

Chi mette in atto questi progetti proietta il proprio desiderio di morte.

Tre sono le cause dell’uxoricidio maschile:

 Possesso

 Follia

 Pietà

SINDROME DI DESDOMONA ovvero la sensazione di forte piacere che la donna ricava dalle

manifestazioni di gelosia del partner, anche quando questo travalica nella violenza.

Nel rapporto affettivo investiamo un po’ di noi stessi nel partner, e quando questi se ne va, porta

con se quella parte di noi è come se ci espropriasse di qualcosa che ci appartiene, che viveva nella

relazione di coppia. Questa ci induce a cercare di recuperare quella parte mancante in tutti i modi,

leciti e illeciti.

Bisogna invece imparare ad accettare un rifiuto, ad affrontare le difficoltà, il dolore, la solitudine, la

morte. Fin da giovani. Bisogna imparare l’autonomia, innanzitutto psicologica.

Molto raramente l’uxoricidio avviene all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. Di solito ci

sono situazioni pregresse di violenza morale, psicologica e fisica, di cui la donna viene fatta

oggetto, che si concludono nel più drammatico dei modi. Il disaccordo relazionale ha un andamento

altalenante, con periodi di acceso contrasto ed aggressività, ed altri di serenità nelle quali la storia

affettiva sembra essersi ripresa.

È sempre il più debole a soccombere. Il figlicidio può essere compiuto sia dalle madri che dai padri.

La morte del figlio può essere provocata volontariamente oppure in modo involontario, per

maltrattamento abbandono del bambino da parte del/dei genitori. Sono le madri che nella grande

maggioranza dei casi uccidono i loro figli.

L’uccisione di un figlio prende un nome diverso a seconda dell’età della vittima:

 neonaticidio quando la vittima è appena nata (entro le 24 ore dal parto)

 infanticidio per l’omicidio del bambino fino a un anno di età

 figlicidio da 1 a 18 anni.

I genitori di sesso maschile di solito uccidono i figli più grandi, mentre i più piccoli le madri perché

sono loro trascorrere maggior tempo insieme.

I padri uccidono i figli per 5 dinamiche:

 malattia mentale: schizofrenia, depressione

 stati emotivi estremi: vulnerabilità caratteriali

 ritorsione o vendetta nei confronti delle mogli: trattano il figlio come arma

 nei confronti di un figlio tossicodipendente

 omicidio compassionevole: verso figli con handicap fisici o psichici

 figlicidio per guadagno: assicurazione sulla vita

esiste un delitto che annienta la famiglia: è l’eccidio familiare o famiglicidio, evento nel quale il

parenticidi, dopo aver sterminato tutti i membri del nucleo familiare pone fine anche a se stesso.

Una variante degli omicidi di massa è il family mass-murder o eccidio familiare.

Omicidi familiari:

 suicidi allargati:

 casi in cui l’aggressione ha una connotazione punitiva verso l’altro essendo scatenata

dall’idea delirante persecutoria di aver subito un torto.

L’ANGELO DEL FOCOLARE

Comunemente la donna uccide soggetti più deboli ed indifesi, quali sono i figli o gli anziani.

Le donne sono meno violente ed aggressive degli uomini per diverse ragioni, è la mancanza del

testosterone ormone maschile un cui alto livello nel sangue è correlato ad un aumento

dell’aggressività. D’altro canto, cambiamenti di livello ormonale in alcuni cicli femminili o

nell’immediatezza di un parto agirebbero da fattore scatenante di crimini violenti femminili.

Le donne abitualmente sono riservate e protettive e tendono ad inibire l’aggressività che di solito

esplode in un senso auto-aggressivo anziché etero-aggressivo: cioè il comportamento violento

femminile il più delle volte si manifesta contro se stessa che contro gli altri.

Le donne arrivano ad uccidere in determinate condizioni sociali e ambientali, in situazioni

contingenti che possano agire da fattori scatenanti: disturbi psichici o abuso di alcool e droghe, o

una situazione di grave stress.

È molto raro che una moglie uccida il marito. Se lo fa è per salvare se stessa e i figli dai

maltrattamenti subiti dall’uomo o molto più raramente per moventi economici o passionali.

Le donne uccidono il marito in risposta a condizioni di insopportabile frustrazione, colpendo la

figura maschile che le umilia, le opprime, le maltratta. L’uccisione avviene dopo anni, se non

decenni, di violenza prevaricazioni, prepotenze di ogni genere che l’omicida ha subito da parte della

vittima.

Le donne maltrattate dai mariti difficilmente abbandonano il tetto coniugale. Ci sono varie ragioni

alla base di questa decisione: paure, presenza di figli, timore di distruggere ulteriormente la

famiglia, considerazioni pratiche di ordine economico; ma anche sentimenti ambivalenti nei

confronti del partner, compassione perché lo ritengono affetto da problemi psichici o speranza di un

pentimento da parte dell’aggressore.

Alcune mogli, che hanno paura di fuggire ma che non riescono più a sopportare ulteriori violenze,

come soluzione estrema si trasformano esse stesse in killer del marito violento, colpendo di solito

quando lui è più vulnerabile o debole, durante il sonno.

Raramente la donna uccide il proprio partner per gelosia, in quanto la donna gelosa tende a

scaricare la propria aggressività sull’amante del marito.

Ci sono due casi di uxoricidio passionali da parte di donne che in non pochi casi, hanno eliminato il

marito con l’aiuto dell’amante.

Il movente economico, frequente motivazione dell’omicidio femminile, è presente anche in caso di

donne uxoricide. E spesso anche in questi casi l’assassina si fa aiutare da un complice, o da una

complice, come nel caso riportato dappresso.

Sono assai rari i casi di donne che dopo aver ucciso il proprio partner si siano suicidate.

È il marito a compiere il doppio delitto, è molto frequente invece che la donna che si uccide lo

faccia dopo aver soppresso un figlio.

Sul piano giuridico l’uccisione dei figli si distingue a secondo dell’età di questi ultimi, in:

 infanticidio figlio appena nato

 omicidio figlio non neonato

in criminologia viene operata una più specifica suddivisione:

 neonaticidio

 infanticidio

 figlicidio

il neonaticidio è opera di madri che hanno negato la gravidanza e che ora negano anche il frutto

stesso della gravidanza, ossia il figlio, che viene eliminato subito dopo la nascita, come cosa

sgradita, estranea, in quanto non elaborata mentalmente ed affettivamente nel corso della

gestazione.

L’infanticidio riguardano vittime che non hanno ancora un anno di età è commesso da madri che

sentono il figlio come una propaggine di sé e dunque ritengono di poter disporre della sua vita: io

l’ho creato e io lo posso distruggere.


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia della famiglia - Casa dolce casa. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: “omicidi in famiglia”, o “omicidi domestici” o “intrafamiliari” che comprendono il parricidio, l’uxoricidio, il figlicidio, l’infanticidio e le stragi familiari, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in programmazione, amministrazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof D'Alessandro Lucio.

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