Casa dolce casa
Un fenomeno molto discusso è quello relativo ai cosiddetti "omicidi in famiglia", o "omicidi domestici" o "intrafamiliari" che comprendono il parricidio, l'uxoricidio, il figlicidio, l'infanticidio e le stragi familiari. Tutte queste forme di violenza avvengono all'interno delle mura domestiche, nel nostro nido. Eppure la casa dovrebbe essere il luogo sicuro in cui trovare riparo dalle difficoltà e dagli stress, il luogo in cui si dovrebbe dare e ricevere comprensione e conforto.
In realtà non è così, la propria abitazione è il luogo in cui è più probabile essere uccisi da colui che ci è più vicino, di solito il membro più forte agisce sul più debole. La famiglia, dunque, è il nuovo teatro dell'orrido, la famiglia si può definire come un nucleo di persone legate da rapporti reciproci sia di amore che di odio. La famiglia è il luogo in cui si manifestano tutti i sentimenti più estremi sia nell'amore che nell'odio. All'interno della famiglia si consumano tutti i possibili delitti previsti dal Codice Penale, a cominciare dalle minacce e ingiurie, fino all'incesto e allo stupro.
La famiglia contemporanea
La famiglia contemporanea è cambiata rispetto al passato: sostiene Magni, che assomiglia a un patchwork, è prodotto di un insieme di persone che hanno esigenze e provenienze diverse. È una famiglia che si crea attorno alla mutevolezza dei bisogni affettivi; tutto questo crea e determina uno stato di disequilibrio antropico nel sistema familiare che costringe i vari componenti a scoprire nuove forme di relazioni e nuovi modelli di riferimento.
Nella famiglia postmoderna non esiste più la legge del padre, o meglio esiste una legge del padre come anche una legge della madre e una legge del figlio, nessuno prevale e domina. Il dramma omicidario si verifica quando una delle tre leggi prevale sull'altra. La famiglia costituisce una microsocietà costituita da rapporti e funzioni estremamente complessi, nel momento in cui sorgono ostacoli scatta l'aggressività e la violenza che sempre più spesso è veicolata verso i componenti del proprio nucleo d'origine considerati causa primaria delle frustrazioni.
Molteplici sono dunque le possibili ragioni evocate per cercare di spiegare il fenomeno in oggetto, manca in sostanza il rispetto reciproco. La violenza domestica è fondamentalmente un problema sociologico, o meglio, relazionale. Lo psichiatra Andreoli chiama in causa la frustrazione e lo stress quali fattori determinanti dei delitti familiari. Altri livelli di frustrazione, accumulati in ambito lavorativo e sociale, si riscontrano spesso negli omicidi domestici. La vita oggi tende ad essere sempre più complicata: è difficile avere successo, essere accettati, rivestire un ruolo adeguato, per cui si torna nella propria dimora con un pesante carico di frustrazioni, che viene liberato fra le mura di casa, dove si perdono i freni inibitori.
Ecco quindi che la casa, che un tempo era il nido dell'amore, diviene il nuovo teatro dell'orrido: un campo di battaglia, dove ciascuno scarica le proprie frustrazioni; una specie di gabbia, in cui manca la libertà di scegliere, ad esempio, di non vedere un familiare, essendo impossibile, o assai arduo, troncare i rapporti con una moglie o un figlio.
Conflitti e violenza
Se si è incapaci di risolvere i conflitti, questi continuano a trascinarsi all'infinito, portando all'esasperazione. Se manca la volontà di parlarsi e di chiedersi scusa, se l'altro non è più considerato una ricchezza, bensì un nemico, ogni lite conduce a un carico d'aggressività sempre maggiore che può sfociare nella violenza fisica e condurre all'omicidio. Spesso l'aggressore è un uomo, il marito o il convivente, che manifesta atteggiamenti possessivi di controllo e di potere nei confronti della propria partner e sui propri figli.
Il 90% dei casi di violenza è fatto ad opera del padre, tra i crimini domestici il più diffuso è l'uxoricidio, seguito dal figlicidio. Si è osservato che sono più frequentemente vittime di violenza da parte del pater le donne che sono reduci da separazioni o divorzi e quelle che, da bambine o adolescenti, sono state testimoni di violenza tra i genitori o hanno subito abusi sessuali. Il rischio di aggressioni si fa più forte quando una donna rompe o minaccia di rompere una relazione violenta. Le donne che lasciano il coniuge violento corrono un rischio maggiore di essere uccise dal marito rispetto a quelle che non abbandonano il tetto coniugale.
Altre vittime frequenti della violenza domestica sono i bambini; la violenza può essere esercitata dal padre, dalla madre o da entrambi i genitori. È la madre che maltratta più spesso i propri figli con percosse violente, calci, pugni, morsi, bruciature, uso di strumenti taglienti. Forse perché vive di più a contatto con i figli e su di loro riversa le sue frustrazioni, vedendo fra l'altro i piccoli come una limitazione alla propria libertà. I padri, invece, sono più frequentemente autori di reati sessuali ai danni dei figli. Le forme di maltrattamento a cui possono essere sottoposti i minori sono molteplici e i responsabili possono essere i genitori, o altri parenti o conoscenti coi quali i bambini vengono lasciati soli o ai quali vengono affidati. I soggetti che si comportano in modo violento e distruttivo in famiglia sono frequentemente portatori di disturbi psichiatrici, il più delle volte iscrivibili in tre aree diagnostiche:
- Persone con disturbo della personalità di tipo antisociale o borderline, che spesso hanno sviluppato dipendenza da droghe e alcool
- Soggetti con disturbi paranoidei
- Individui depressi
Dimensione del fenomeno in Italia
Qual è la dimensione del fenomeno in Italia? Confrontando i dati degli omicidi in famiglia con quelli della criminalità comune e organizzata, ci sembra di poter affermare che la frequenza degli omicidi in famiglia sia inversamente proporzionale agli omicidi nell'ambito della criminalità comune o organizzata.
Classificazioni e tipologie di parenticidio
Parenticidio: l'atto omicidiario compiuto da un familiare ai danni di un altro familiare, senza specificare la tipologia di vittima. Il parenticidio può essere suddiviso nelle seguenti sottocategorie:
- Uxoricidio: omicidio del coniuge/convivente/partner da parte dell'uomo o della donna
- Figlicidio: uccisione del figlio da parte del padre, della madre o di entrambi
- Fratricidio: uccisione di un fratello o di una sorella
- Parricidio o matricidio o genitoricidio: uccisione del padre o della madre o di entrambi
- Famiglicidio: uccisione di tre o più familiari
È utile classificare i diversi parenticidi nelle seguenti tipologie:
- Delitti orizzontali: persone aventi ruoli uguali (tra coniugi, conviventi, fratelli)
- Uxoricidio
- Fratricidio
- Delitti verticali: persone aventi diversa collocazione generazionale (genitori uccidono i figli o viceversa)
- Figlicidio
- Parricidio, matricidio, genitoricidio
- Omicidi di massa o familiari:
- Famiglicidio
Omicidi affettivi
Gli omicidi affettivi possono essere divisi in delitti emotivi e passionali:
- Il sentimento è uno stato piacevole o penoso che accompagna la soddisfazione o la mancata soddisfazione di un bisogno.
- L'emozione è un'esplosione affettiva intensa, di breve durata che di solito ha un inizio improvviso come reazione ad un avvenimento.
- La passione è un'emozione più profonda che non si esaurisce in un breve periodo di tempo ma diviene duratura. Ad essa sono riconducibili l'amore, l'odio, l'invidia, la gelosia, il fanatismo, l'ambizione.
Il pater familias
In quasi tutta la storia dell'umanità, ad eccezione di brevi periodi caratterizzati da culture a sistema patriarcale, la storia dell'uomo è sempre stata dominata dal sistema patriarcale. L'uomo è stato investito della responsabilità di prendere le decisioni che riguardavano la propria famiglia, nella società contemporanea, in virtù dei tanti cambiamenti avvenuti nel XX secolo, entrambi i partner vogliono prevalere nel processo decisionale.
La maggior parte degli uomini ha accettato questo stato di cose accogliendo il contributo femminile nel momento delle scelte riguardanti la vita familiare, alcuni hanno preferito e il ruolo della donna, altri una minoranza, non hanno metabolizzato questo concetto di parità di diritti e dignità, che è risultato loro indigesto. Alcuni di essi, quando hanno sentito che il loro ruolo di capofamiglia era minacciato dall'autorità della donna, non hanno esitato ad uccidere la moglie. Infine, il pater familias compie la strage dell'intero nucleo familiare quando avverte di non riuscire più a sopportare il carico delle responsabilità che grava sulle sue spalle o quando si sente sopraffatto dalle sue stesse emozioni.