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Sociologia della famiglia

Il termine famiglia è poco specifico, copre una varietà di esperienze e di relazioni e ne esclude altre. Non permette di distinguere nettamente i rapporti relazionali che sono all’origine di una famiglia con quelli che originano da essa.

La sociologia della famiglia ha come obiettivo l’individuazione degli elementi utili per l’analisi di diverse situazioni che si osservano non con il fine di dare giudizi di valore, ma in quanto elementi oggettivamente riscontrabili nella realtà, che ci aiutino a dire che cosa è una famiglia, a seconda di quello che osserviamo e riscontriamo nella specifica realtà. La famiglia è spazio fisico, relazionale e simbolico.

Metafora delle situazioni che hanno a che fare con la naturalezza, la spontaneità, con la riconoscibilità senza bisogno di mediazione (“siamo come una famiglia, è una persona di famiglia”).

È uno spazio fisico perché spesso la famiglia viene identificata come una casa, un tetto, un rifugio. È relazionale perché è contraddistinto da legami ad alta intensità affettiva. È simbolico perché rimanda ad appartenenze viscerali, a dimensioni morali di giusto e di sbagliato.

La famiglia come relazione sui generis

  • Re-ligo: Struttura o legame tra persone, istituzione
  • Re-fero: Riferimento ad un senso condiviso, gruppo

Secondo Paolo Donati la famiglia esprime la duplice radice del termine relazione. Il re-ligo è la dimensione del legame che caratterizza la struttura familiare. Relazione che indica la presenza di una struttura, che diventa istituzione. Re-fero è una relazione in quanto riferimento ad un senso comune che tiene insieme il gruppo famiglia sulla base della storia familiare, di valori, di modelli di funzionamento che si ereditano, sia come vincolo sia come risorsa dalle relazioni precedenti. La famiglia è sia una relazione istituzionale che affettiva. È un fatto insieme pubblico, perché riconosciuto dal diritto e regolato dalle leggi, ma anche un fatto privato, luogo intimo e personale.

Il concetto di ciclo di vita e di compito di sviluppo

Il ciclo di vita di una famiglia è una successione di cambiamenti regolati da una sequenza temporale che ha scadenze sia di tipo biologico che socio-culturale che regolano le sequenze dei cambiamenti. È una successione di stadi critici attraverso i quali una famiglia passa durante l’arco della vita. Questo concetto ci aiuta a concepire la famiglia come una realtà dinamica, che passando attraverso le diverse fasi del ciclo modifica la propria struttura, bisogni, la dimensione.

È un processo di aggiustamento che inizia con la composizione della coppia, è orientato a un equilibrio per far sì che la famiglia non si rompa. La famiglia è chiamata ad affrontare diversi compiti di sviluppo, perseguiti per far in modo di mantenere l’equilibrio familiare. Un altro compito di sviluppo è anche la gestione delle relazioni con le famiglie d’origine. Anche la scelta di avere o non avere figli è un compito di sviluppo, anche affrontare la difficoltà nella procreazione, qualora dovesse verificarsi, costituisce un compito di sviluppo. Tutte le problematiche e opportunità che si presentano alla coppia e che la coppia deve gestire per mantenere l’equilibrio. Un compito di sviluppo può essere imparare a farsi carico dei figli, partire dalle situazioni di origine e spostarsi verso i diversi livelli parentali, educare i figli individuando la modalità dell’essere genitore. Il momento dell’uscita dei figli dal nucleo familiare è un momento che va gestito dai genitori come il ritorno ad essere coppia, si dovrà gestire l’avvicinarsi del pensionamento, di diventare nonni, fronteggiare malattie e lutti. La fine della vita di coppia avviene in seguito a due eventi: vedovanza o divorzio.

Relazione coniugale

È proprio durante i momenti di transizione che emerge con chiarezza la struttura relazionale della famiglia con i suoi punti di forza e di debolezza, nascite, morti, separazioni. Sono eventi che modificano l’intera organizzazione familiare e ne mettono in discussione gli equilibri. Da questi momenti critici le famiglie possono uscire riorganizzandosi e rinnovandosi oppure possono rimanere in fase di stallo non elaborando la transizione oppure possono sfaldarsi e rompersi.

Se la coppia non è in grado di definire confini di interno esterno alla famiglia essa si sfalda, portandola alla separazione, ad esempio gestione amicizie, tempi di vita e lavoro, figli. Sono frangenti all’interno dei quali la coppia è chiamata a negoziare l’equilibrio interno ed esterno. Quali elementi servono? Serve coesione, cioè capacità di stare insieme, flessibilità (modificare schemi di ragionamento e reazione) adattando i propri schemi quando si passa da condizione di singolo a coppia. Infine serve comunicazione. Quando si affronta un qualsiasi tipo di stress bisogna essere in grado di rivedere ruoli, funzioni e atteggiamenti alla luce di questi 3 elementi: coesione, flessibilità e comunicazione.

La relazione di coppia in definitiva si caratterizza per due tipi di impegno: il patto di reciprocità e la cura responsabile. La relazione coniugale si fonda su un patto di fiducia che vede nel matrimonio il suo impegno ufficiale.

Il patto matrimoniale

È una dichiarazione di impegno esplicita e pubblica, in questo senso è un patto dichiarato pubblico, formalizzato. Al tempo stesso è anche un intreccio inconsapevole e reciproco fondato sull’affettività, ovvero patto segreto, intimo, privato. Il patto segreto riesce quando i partner rispondono ai bisogni di affettività reciproci e quando può essere riformulato con il mutare dei bisogni lungo il ciclo della vita. Rimane forte nel tempo ma è in grado di adattarsi.

La cura responsabile

È il compito di entrambi i genitori ed è la qualità simbolica della relazione genitoriale, presuppone una relazione gerarchica per la quale le generazioni precedenti devono predisporre le condizioni mentali e materiali per le generazioni successive. Il nuovo vincolo genitore-figlio oltre a specificare una responsabilità dei genitori, determina anche la consapevolezza che il figlio ha caratteristiche e potenzialità proprie che vanno il più possibile valorizzate.

Benessere familiare

Non è un generico stare bene, ma è quella capacità della famiglia di affrontare le transizioni, adattarsi al cambiamento, mettendo in campo risorse personali e sociali. Una famiglia in grado di adattarsi è in grado di raggiungere un equilibrio sia nella relazione individui - sistema familiare, sia nella comunità sociale – famiglia. Dal punto di vista relazionale è un’organizzazione specifica che mette in relazione le differenze. Ha come obiettivo e progetto connaturato la generabilità.

Il ruolo di mediazione

Paolo Donati parla di famiglia come relazione di mediazione, i soggetti mediante l’appartenenza familiare sperimentano vincoli e risorse che favoriscono o inibiscono la comunicazione con altre realtà o situazioni. La famiglia funge da mediazione verso l’esterno per i propri membri:

  • La mediazione tra i sessi, attraverso le relazioni di coniugio
  • Mediazione tra le generazioni, attraverso la relazione genitori figli
  • Relazione di familiarità o parentela che permette ai soggetti di riconoscersi come appartenenti ad una rete sociale, ad una comunità

Anni ’70 del Novecento

  • Famiglia nucleare, si allentano i legami di dipendenza
  • Televisore, frigorifero lavatrice, telefono
  • Aumento dell’occupazione femminile
  • Il fare famiglia diventa una scelta

Dopo la seconda guerra mondiale:

  • Famiglia profondamente rurale e tradizionale negli stili di vita e di consumo
  • Ordine gerarchico per età e sesso
  • Il fare famiglia segna un passaggio obbligato per la vita adulta

Matrimonio: unione affettiva e sessuale di due soggetti di pari dignità e valore, in cui le regole sono continuamente rinegoziate.

Procreazione: perde il carattere dell’obbligatorietà e dell’inevitabilità per entrare nell’area della discrezionalità.

Forte investimento sui figli: riduzione numerica per poter offrire maggiori opportunità.

Relazione con i genitori: valenza affettiva.

La legge 151/1975

Sancisce il cambio di paradigma, dal momento che va a rivedere e riformulare gli articoli del codice civile che stanno alla base del matrimonio e della famiglia.

Modifiche:

  • 18 anni: età minima per sposarsi
  • Viene depenalizzato il reato di adulterio
  • Viene cancellato l’istituto dell’autorità maritale
  • Viene liquidato il concetto e la pratica del delitto d’onore
  • Cancellate le norme che vietavano la diffusione e l’uso di metodi e tecniche contraccettive
  • Eliminato l’istituto della dote
  • Introdotto il divorzio
  • Per la donna viene introdotto il diritto a mantenere il proprio cognome
  • Viene separato il concetto di patria potestà del padre sui figli
  • Introduce per i coniugi la possibilità di scegliere il regime patrimoniale
  • Riconosce il valore del lavoro casalingo
  • Equipara in materia successoria i figli naturali riconosciuti ai figli nati dentro il matrimonio
  • Riconosce l’obbligo dei genitori di educare i figli nel rispetto delle loro inclinazioni

La riforma del diritto di famiglia non impone un unico modello familiare, ma crea una cesura con la normativa precedente. Questa riforma insieme ad altre portano a compimento la maturazione dello stato sociale di uno stato che si fa carico della tutela del cittadino in quanto tale.

Anni ‘90

Alle soglie degli anni 90 la famiglia si confronta con altre sfide. Deve riadattarsi a un mutato contesto. Se fino agli anni 90, anche grazie al boom economico, era la famiglia che scandiva il timing delle biografie individuali (studio, matrimonio, lavoro, figli), ora i tempi e i modi scandiscono i tempi della famiglia, vi è una situazione invertita.

Fragilità, insicurezza e incertezza sono quei concetti che definiscono le caratteristiche di una realtà sociale differente, si pluralizzano i modi di fare famiglia. Una scelta che dagli anni 90 inizia ad essere procrastinata nel tempo. I compiti che si vogliono eseguire prima di metter su famiglia spostano questo evento in là negli altri. Si abbassano i tassi di emozionalità, si alza l’età del primo matrimonio, diminuiscono i matrimoni. Cresce la quantità di giovani fino ai 34 anni che vivono ancora con i genitori. Aumentano separazioni e divorzi (quasi uno su tre). La famiglia si adatta a una serie di cambiamenti sociali che accentuano da un lato le spinte individualistiche degli individui e dall’altro il carico di stress sulle famiglie: tendenziale aumento scolarizzazioni, aumento mobilità internazionale, frantumazione fonte di lavoro.

Il matrimonio in questo contesto viene definito come una comune problematizzazione del mondo, con una relazione di pura comunicazione che nell’altro cercano conferme, rassicurazione, compagnia, più che condivisione e reciprocità. Di fronte alle difficoltà spesso la coppia non giunge a mediazione, con conseguente aumento del conflitto. Cresce la percezione all’incapacità di fronteggiare la crescita delle nuove generazioni. Affievolimento dell’etica della responsabilità e una accentuazione delle spinte individualistiche e narcisistiche.

Incertezza e insicurezza

Sono un punto di forza se:

  • Liberano la famiglia dalla routine, dalla pura dipendenza reciproca
  • Mettono in luce che la responsabilità di fare e dell’essere famiglia è in capo ad entrambi i partner
  • Fare ed essere famiglia diventa una scelta che deve essere confermata giorno per giorno, mai data per scontata e acquisita

Sono un punto di debolezza se:

  • Diventano la cornice entro la quale si snoda la biografia individuale
  • Esasperano la contrapposizione tra tempi di vita e tempi di lavoro
  • Non permettono di conciliare i “tempi lunghi” della famiglia con i “tempi brevi o brevissimi” delle altre sfere della vita (in primis quella del lavoro)

Famiglia fonte di sicurezze e gratificazioni costruite e confermate quotidianamente, ma anche fatta di stress per cui richiede un intenso e quotidiano lavoro di manutenzione, senza mai avere la certezza di stare facendo un buon lavoro.

La famiglia tra pubblico e privato

Incessanti e complessi spostamenti fra ciò che nella famiglia viene considerato pubblico o privato.

Pubblico: ciò che è di interesse generale e cade sotto il dominio comune a tutti i membri di una collettività e che per questo necessita di forme di regolazione.

Privato: ciò che è di esclusivo dominio di uno o più soggetti e non è accessibile ad altri.

Privatizzazione

Centrata sull’io, sulle personalità dei singoli che compongono il nucleo. La famiglia è considerata un ambito di decisioni che si traducono in aspettative. L’importanza dell’appartenenza ad un gruppo va via via scemando. Ricerca di un ambito di vita chiuso. Centralità dei figli. Distacco fisico e simbolico del nucleo della parentela. Perdita/condivisione di alcune funzioni con altre agenzie.

Pubblicizzazione

Crescente interesse dello stato per la famiglia in termini di nuove regolazioni e interventi per il suo benessere. Lo stato riconosce che quello che avviene all’interno della famiglia ha notevoli ripercussioni sulla società. Produzione normativa finalizzata a regolare quello che accade nella famiglia (diritto di famiglia, adozione, filiazione). Nascita dei servizi volti a rendere concreti i diritti di cittadinanza (consultori familiari, per la disabilità).

Lezione 2: La famiglia nei censimenti

Lo strumento per eccellenza per analizzare la dimensione istituzionale della famiglia è il censimento della popolazione. È quella operazione di rilevazione mediante la quale si accerta lo stato della popolazione, la consistenza numerica, la distribuzione territoriale e la composizione intrinseca (aspetti etnici, biologici e sociali degli individui).

I censimenti sono stati condotti con cadenza decennale dal 1861 fino ad oggi. La cadenza decennale è motivata dal fatto che è un’operazione molto costosa e il periodo è sufficiente per rilevare modifiche significative. Mancata rilevazione:

  • 1891 motivi organizzativi e finanziari
  • 1936 effettuata una rilevazione aggiuntiva a soli 5 anni di distanza dalla precedente
  • 1941 a causa della seconda guerra mondiale

I censimenti hanno come unità di rilevazione la famiglia e la convivenza. La convivenza non era intesa come due persone che stanno insieme senza vincolo matrimoniale, ma come presenza sotto uno stesso tetto di diverse persone.

Censimenti del 1861 e 1871

La famiglia che ha rilevato il censimento del 2011 è la stessa del 1861? No.

I primi due censimenti (1861-1871) hanno riguardato i cosiddetti focolari. Nel 1871 il censimento ci dice che: per famiglia si vuole intendere la convivenza domestica sia abituale sia precaria di tutte quelle persone che mangiano assieme e si scaldano al medesimo fuoco. La onde il servo che abita col padrone ed dorme sotto il suo tetto, l’ospite, colui che trovasi alloggiato concorrono a formare insieme coi membri della famiglia naturale il focolare. Di pari i soldati, gli alunni, i ricoverati, i detenuti ecc si intendono formare un unico focolare insieme con il loro capo, con gli assistenti e le persone di servizio addette allo stabilimento.

Quello che conta per questa definizione non sono i legami di sangue ma la mera coabitazione. Alla fine dell’800 ciò che definiva una famiglia a fini statistici era il riferimento ad un medesimo focolare.

Censimento del 1881 e del 1921

La rilevazione delle famiglie viene perfezionata e vengono distinte dalle convivenze sociali. Alle famiglie che abitavano sotto uno stesso tetto venne data la possibilità di scegliere se compilare una scheda distinta o meno e similmente le persone che vivevano in una camera o in un albergo potevano iscriversi in una scheda distinta da quella del padrone di casa.

Nel 1881 furono rilevate le cosiddette famiglie “presenti” ovvero costituite da membri fisicamente presenti, conviventi definiti naturali se uniti tra loro da vincoli di parentela o affinità, oppure estranei se erano ospiti o domestici.

Nel 1921 la modalità di rilevazione venne ulteriormente migliorata con l’introduzione di un foglio separato per ciascuna famiglia delle famiglie coabitanti. Inoltre si prescriveva che nei casi in cui i capi delle convivenze abbiano una propria famiglia che dimora nei locali della convivenza si formeranno due fogli distinti, uno per la famiglia del capo e uno per la convivenza.

Censimento del 1936

Censimento aggiuntivo fatto a soli 5 anni da quello del 1931.

Siamo in un periodo a cavallo tra le due guerre mondiali. Introduce diverse innovazioni:

  • “Famiglia residente”; si tiene conto anche dei membri residenti ma temporaneamente assenti ed escludendo le persone temporaneamente presenti. Questa scelta perché in quegli anni numerosi capi famiglia non si trovavano in famiglia ma erano impegnati in Africa o nelle colonie italiane dell’epoca. Ai fini della rilevazione si tiene conto anche di loro.
  • “Entità economica familiare” ovvero la famiglia inizia ad essere concepita non solo come unità di coabitazione ma...
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Scienze mediche MED/45 Scienze infermieristiche generali, cliniche e pediatriche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraRegaiolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di infermieristica in salute mentale e psichiatrica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Pantalone Marta.
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