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Sociologia della devianza

Modulo 1: Genesi della devianza

Introduzione alla sociologia della devianza

Riflessione sociologia: si interessa ai cambiamenti sociali più significativi, in particolare come essi si verificano e che effetti portano al contesto sociale. Qualsiasi società è in costante cambiamento ma mantiene una misura di stabilità ossia la gente si attiene a regole e pratiche di comportamento stabilito. Questo è un equilibrio dinamico. L'evoluzione a cui è sottoposta la società genera il bisogno di adattarsi ma nel contempo rimangono permanenti determinati modelli prestabiliti.

La sociologia ci insegna a vedere come la società influenza la nostra esistenza e quella degli altri e ci aiuta a spiegare le conseguenze delle diverse collocazioni sociali. Nello specifico studia il comportamento umano nella società basandosi su due postulati:

  • Tutti i comportamenti umani hanno luogo in un contesto sociale.
  • Le istituzioni e la cultura in cui siamo immersi danno forma a ciò che facciamo e pensiamo (controllo sociale).

È una modalità scientifica di riflessione sulla società e sull'influenza di essa sui gruppi umani. È una scienza empirica ossia utilizza procedure di osservazione e di verifica empirica. Elabora un linguaggio specialistico che però è un linguaggio della ricerca sociale anche di altre scienze sociali. Punto chiave è lo smascheramento: guardare oltre alla facciata della vita quotidiana, si mira a quei modelli e processi che plasmano il comportamento osservabile nel mondo sociale. La sociologia mette in discussione idee e azioni che vengono di solito date per scontate.

Concetti chiave della sociologia:

  • Sistema sociale
  • Struttura sociale
  • Istituzioni sociali
  • Interazione sociale
  • Cambiamento sociale
  • Gruppi sociali

Sociologia della devianza: cerca di individuare quali siano le condizioni ambientali e sociali ed i limiti della loro influenza sulle manifestazioni delittuose ossia fino a che punto siano necessarie e sufficienti per il loro verificarsi. Studia le conseguenze sociali che generano fenomeni come la criminalità, la devianza, il funzionamento e gli effetti dei sistemi di controllo e la sanzione dei reati. Studia anche la possibilità di porre in essere politiche ed interventi per rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini.

DURKHEIM ci dice che è il contesto sociale a stabilire ciò che è un atto deviante e cosa è reato. Non bisogna infatti confondere criminalità (violazione delle norme giuridiche) con devianza (violazione delle norme che regolano la vita collettiva, norme culturali e sociali).

Teorie della devianza:

  • Scuola classica e positivista
  • Approccio positivista e le spiegazioni biologiche
  • Teoria della disorganizzazione sociale
  • Teoria della tensione
  • Teoria del conflitto di culture
  • Teorie del controllo sociale
  • Teorie dell'etichettamento
  • Teoria della scelta razionale e delle attività abituali

Temi di ricerca:

  • Suicidio
  • Sistema penale
  • Reati senza vittime (spaccio e prostituzione)
  • Criminalità economica
  • Reati contro la proprietà
  • Criminalità violenta (omicidi e violenze sessuali)
  • Insicurezza urbana
  • Prevenzione criminalità
  • Strategie di polizia
  • TV come fonte di generazione di comportamenti violenti
  • Il controllo sociale

Devianza e le sue caratteristiche

Due definizioni:

  • Paternoster: ogni comportamento considerato inaccettabile dalla maggior parte della gente e che provoca una risposta collettiva di carattere negativo.
  • GOODE: un atto, una credenza o un tratto che viola le norme convenzionali della società e che determina una reazione negativa da parte della maggioranza delle persone.

Tre concetti da considerare:

  • Marginalità: la condizione di chi è posto al margine, all’estremità; definisce una condizione statica, uno status è la condizione degli individui che si trovano ai margini della società.
  • Emarginazione: è il processo che porta alla marginalità un soggetto, è il risultato di singoli attori sociali o interi gruppi o delle istituzioni nei confronti di alcuni soggetti che vengono posti ai margini. Consiste nel ridurre le prospettive, togliere responsabilità, nutrire aspettative negative verso qualcuno. È un processo dinamico, frutto di un’azione posta in essere dai consociati.
  • Disagio: rappresenta la mancanza di agio, rappresenta l’impossibilità di stare. Rappresenta anche la mancanza di adattamenti, un disadattamento, bisogno di adattamento, ha la caratteristica di invisibilità in quanto è difficile da comunicare e radica nella quotidianità, rimanendo sotto la soglia di visibilità sociale.

Disagio ed emarginazione rappresentano il risultato di un processo caratterizzato da difficoltà relative a particolari percorsi di vita. Il comportamento deviante può essere definito come quel comportamento che viola le norme che regolano la vita collettiva (culturali, sociali, giuridiche). Un comportamento è definito criminale quando invece viola le norme giuridiche penali. La devianza può rappresentare il risultato di processi di emarginazione che hanno ridotto in condizioni di marginalità soggetti disagiati.

Le norme costituiscono le regole base da seguire per la realizzazione di un determinato valore. Possono essere prescrittive (impongono di compiere determinate azioni) o proscrittive (vietano determinate azioni).

Summer divide le norme in:

  • Norme d’uso
  • Norme morali
  • Norme giuridiche

Caratteristica più importante della devianza è la sua relatività: non è una proprietà di certi atti o comportamenti ma una qualità che deriva dalle risposte, dalle definizioni, e dai significati attribuiti a questi dai membri di una collettività. Cusson ha evidenziato alcune caratteristiche della relatività della devianza: comportamento deviante in una situazione ma non in un’altra, atto deviante in base al ruolo di chi lo compie e comportamento deviante in un paese o periodo storico può essere accettato o giudicato positivamente in un altro. Però ci sono atti o comportamenti che in qualsiasi contesto e periodo sono sempre devianti: incesto, furto ai danni di una persona o altro proprio gruppo, ratto e stupro, uccisione di un membro del proprio gruppo.

Partendo dal presupposto che la devianza deriva dalla violazione di certe norme nel caso esse siano imposte da credenze religiose o sociali si parla di devianza cognitiva. Il processo di stigmatizzazione è un processo attraverso il quale un soggetto è emarginato. Lo stigma è un attributo screditante che declassa chi lo riceve.

Goffan descrive quattro processi di stigmatizzazione:

  • Scelta di alcune differenze ritenute salienti
  • Collegamento di stereotipi negativi alle etichette attribuendo caratteristiche indesiderabili
  • Convincimento che le persone stigmatizzate siano diverse da noi
  • La persona perde lo status e subisce sanzioni

Secondo lui alla stigmatizzazione è possibile reagire in tre modi:

  • Celare atti, idee, tratti fisici che suscitano reazioni negative negli altri
  • Utilizzare tecniche come quella di neutralizzazione convincendosi che ci sono buoni motivi per non rispettare la norma
  • Cercare sostegno e confronto tra chi si trova nella stessa situazione

Definire un comportamento deviante: un gruppo sociale in cui questa definizione sia riconosciuta e condivisa, l’esistenza in questo contesto di norme, aspettative, credenze giudicate legittime o comunque rispettate, il riconoscimento che la violazione di esse è valutata negativamente dalla maggioranza dei membri della collettività, l’esistenza di conseguenze negative all’autore di un atto deviante.

L’atto deviante deve essere distinto dal soggetto deviante in quanto: molti atti devianti sono palesi mentre il soggetto resta ignoto e non è percepito come deviante, se un individuo compie un atto deviante in modo casuale il suo carattere di deviante non emerge o è dimenticato senza recare conseguenze al soggetto, e quando un soggetto è accusato pubblicamente di un atto deviante le conseguenze sociali e psicologiche sono immediate ed evidenti.

Un'altra definizione di comportamento deviante o devianza: è un comportamento che viola regole e norme, intenzioni o attese di un certo sistema sociale e perciò viene valutato negativamente. È un comportamento che si discosta dalla media dei comportamenti standardizzati, è un’anomalia statistica. È un comportamento che viola regole sociali che riguardano i comportamenti di ruolo ed è perciò disfunzionale a sistema in cui si verifica. Può essere la definizione attribuita con successo ad un determinato comportamento da parte di chi è in contatto diretto o indiretto con esso.

La devianza ha sicuramente funzione negativa: può disgregare sistemi sociali inducendo i sistemi di controllo ad un’azione più costruttiva. Tuttavia può anche avere funzione positiva mettendo in luce un cambiamento in atto nella società dando visibilità alla creatività ed alternativa agli individui.

La scuola positivista e la scuola classica

Perché alcuni individui mettono in atto comportamenti devianti o criminali e quali sono i meccanismi di prevenzione? Diversi approcci circa la genesi della devianza: antropologico, psicologico, sociologico. Cause della devianza: influenza e base delle teorie sono la scuola classica e la scuola positivista.

La scuola classica nasce nella corrente dell’illuminismo. Pone l’attenzione sul fenomeno criminale e sul problema della giustizia penale. Ritiene gli individui razionali in grado di scegliere liberamente, sono in grado di comprendere le norme e modulare la loro azione in base ad esse consapevoli che la violazione causa una pena. Secondo punto fondamentale è che propugna la sottoposizione alla legge sia dell’azione giudiziaria che dell’azione penale.

Beccaria e Bentham, studiosi della scuola classica, si interessano rispettivamente alla pena e al sistema giudiziario. Sostenevano la necessità di basare le leggi e l’amministrazione giudiziaria sulla razionalità e sui diritti umani, si opponevano alla natura arbitraria del sistema giudiziario. La scuola sosteneva che la legge doveva proteggere la società ma anche l’individuo operando come deterrente contro il comportamento criminale. Razionalità e deterrenza sono la base della scuola classica.

Gli individui sono razionali e liberi di scegliere, quindi in grado di scegliere se mettere in essere o meno un comportamento penalmente sanzionato dopo aver valutato se il piacere che potevano trarre da un tale comportamento fosse maggiore rispetto al dolore derivante dalle conseguenze punizione. Bentham riteneva che la punizione doveva essere applicata per evitare un male maggiore e secondo gli studiosi di quella scuola doveva essere irrogata perché spiegava effetti deterrenti, il dolore della pena doveva essere maggiore del piacere che si può provare nella messa in atto di un comportamento deviante criminale. La deterrenza è di due tipi: specifico o individuale (per chi mette in atto il comportamento) oppure generale (per scoraggiare i reati potenziali). La pena doveva essere certa, severa e celera.

Beccaria e Bentham auspicavano:

  • Abolizione della tortura
  • Concessione di un tempo giusto all’accusa ed alla difesa per affrontare il giudizio
  • Divieto della carcerazione preventiva e l’abolizione della pena di morte

L’interessa della scuola classica va verso la giustizia penale e la legislazione piuttosto che verso i comportamenti criminali. Pena e legislazione sono fondamentali per dimostrare a persone razionali l’impossibilità di conseguire benefici ponendo in essere comportamenti devianti o delittuosi. La pena si impone come mezzo di tutela irrinunciabile soltanto nella misura in cui sia realmente necessaria o utile alla prevenzione della criminalità. La sanzione penale perde perciò la connotazione vendicativa che l’aveva contraddistinta nel periodo storico precedente.

Bentham elaborò un modello di edificio carcerario semi-circolare con al centro una torre con un guardiano che vigilava sulle celle, il Panopticon. Grazie alla struttura così posta i carcerati non erano certi che il sorvegliante li stesse effettivamente guardando in tal modo i prigionieri si sarebbero sempre comportato con disciplina. Carrara, anche lui studioso della scuola classica, si preoccupò di prevenire gli abusi delle autorità e garantire parità di trattamento per tutti creando il sistema tariffario che valutava esclusivamente l’azione da sanzionare.

La scuola classica ha posto le basi di un sistema normativo che ancora oggi mantiene piena validità per la difesa e la garanzia delle libertà personali. Beccaria e Bethman ritenevano che le pene dovessero essere previste dalla legge al fine di evitare discrezionalità dei giudici, gli individui dovevano essere uguali davanti alla legge. Con l’affermarsi del positivismo si afferma una visione deterministica secondo la quale il comportamento umano è determinato da tratti fisici, biologici, psicologici e sociali. L’interessa con la scuola positivista si sposta verso il comportamento criminale.

I determinanti dell’affermarsi della scuola positivista sono stati: l’affermarsi della filosofia positivista e l’affermarsi del concetto di evoluzione per il quale i criminali sono considerati dei soggetti non evoluti. Il reato era considerato come una predisposizione di forze determinanti insite nell’individuo favorito comunque da fattori sociali. La sanzione penale doveva controllare le tendenze antisociali considerando più la natura del criminale che non il tipo di delitto commesso. Le misura di difesa criminale dovevano proteggere la società impedendo al delinquente di compiere altri delitti (processo di emarginazione).

Processi di industrializzazione e urbanizzazione: nuove patologie sociali. La statistica morale attribuì importanza ai rapporti fra criminalità e patologie sociali. Gli statisti morali furono i primi a considerare la statistica e la matematica strumenti di analisi dei comportamenti sociali e la sociologia come scienza rivolta allo studio della dimensione quantitativa e amministrativa della società. Quetelet, secondo lui quando sussistono le stesse cause si devono prevedere il ripetersi dei medesimi effetti. Esaminando le statistiche sociali disponibili elaborò applicando la teoria della probabilità il concetto di persona media. Delineò le cause del criminale in relazione a variabili come età, sesso, clima, stagioni, e cause naturali esterne tipiche della società. Enunciò la legge della costanza del crimine: vide che i crimini variano poco da un anno all’altro e concluse che si poteva prevedere il numero dei crimini di un anno conoscendo il numero di quello precedente. Guerry riteneva che: il verificarsi dei reati è regolare e predicabile; il libero arbitrio è compresso in ambiti molto ristretti e il comportamento umano è determinato da fattori esterni all’individuo. Burt tentò di dimostrare l’influenza dell’ambiente fisico (clima, stagione, latitudine) sulla criminalità e sui giovani.

Le teorie degli statisti morali rappresentarono un primo reale studio dei comportamenti criminali. I positivisti assunsero una posizione deterministica verso il comportamento scartando la posizione classica che riteneva gli individui essere razionali in grado di decidere in maniera indipendente. Le teorie positiviste rappresentano le fondamenta su cui si ergono tutti i programmi di riforma sociale grazie all’attenzione particolare che mostrano per il trattamento e per la patologia.

Le teorie bioantropologiche

Le teorie bioantropologiche iniziano a diffondersi con il superamento di quelle della scuola classica e della scuola positivista e in concomitanza di quelle deterministiche. Esse rappresentano un primo tentativo di spiegare la genesi del crimine ed i fattori che spingono il criminale a porlo in essere. L’approccio biologico è la combinazione dell’interesse dell’influenza dell’ambiente fisico sulla criminalità di inizio secolo e le teorie antropologiche, ereditaristiche e costituzionalistiche.

Secondo queste teorie nessuna spiegazione del comportamento umano può prescindere dalla dimensione fisiologica, biologica, antropologica, e neurologica degli individui e negarla. Mannhein ha sostenuto che le fluttuazioni dei crimini non sono dovute al clima ma ad eventi culturali o a festività (contrariamente agli statisti morali), le condizioni climatiche fanno da sfondo a decisioni e scelte culturali e comportamentali. Alla fine dell’800 si poneva l’attenzione sull’individuo cercando le cause del crimine o dei comportamenti devianti nei segni e negli indizi fisiologici. Tale concezione affonda le basi nella morale tipica della mitologia e della religiosità.

Lombroso ha tentato per primo di trovare una risposta empirica. Scrisse l’uomo delinquente sulla base di osservazioni sistematiche condotte attraverso misurazioni su differenti soggetti come soldati, criminale, malati mentali, gente comune. Ritenne possibile individuare gli elementi specifici della personalità del criminale in quanto si differenziavano per la presenza di anomalie fisiche multiple.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elgarbero di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Peluso Pasquale.
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