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Sociologia della comunicazione – Pina Lallila

Nascita dell'interazione mediata

Per buona parte della storia gli uomini hanno stabilito quasi sempre interazioni faccia a faccia. Gli uomini quindi si scambiavano interazioni simboliche (parole, gesti, indicare) in un luogo condiviso. Le interazioni erano prettamente orali, ed erano considerate quindi “aperte”: possiamo parlare di “atti creativi”, simili a quelli dei menestrelli medievali che quando raccontavano storie reinventavano le situazioni a seconda dei casi. Oggi, in che modo lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha influito sui modelli tradizionali dell’interazione sociale?

Lo sviluppo dei nuovi media non consiste solo nella creazione di nuove reti di trasmissione, ma, lo sviluppo dei media ha creato nuovi tipi di azione e interazione e nuove forme di relazioni sociali. Questo ovviamente ha comportato anche una riorganizzazione delle dimensioni dello spazio e del tempo. Ora analizzeremo le tre forme dell’interazione.

Interazione faccia a faccia

Questo tipo di interazione ha luogo in un contesto di compresenza, nel quale i soggetti condividono un comune sistema di riferimento spazio-temporale. In questo contesto è possibile utilizzare espressioni deittiche (“qui” “ora” “questo” “quello”) presumendo di essere capiti. L’interazione faccia a faccia è dialogica, nel senso che comporta un flusso di informazioni a due direzioni (avremo un soggetto che parla e un destinatario che interagiscono tra loro). Un’altra importante caratteristica è che chi parla utilizza una molteplicità di indizi simbolici (ammiccamenti, gesti, sorrisi, intonazioni). Questi indizi servono per eliminare eventuali casi di ambiguità (in alcuni casi, se ci sono casi di incoerenza, questa può creare imbarazzo, che è un sentimento che in alcuni casi può anche porre fine all’interazione).

Interazione mediata

Questo genere di interazione richiede l’utilizzazione di un mezzo tecnico (carta, fili elettrici) che consenta la trasmissione di informazioni o di contenuti simbolici tra persone lontane nello spazio, nel tempo, o in tutte e due i casi. Quindi i soggetti che compiono interazione mediata non condividono lo stesso sistema di riferimento spazio-temporale, né quindi possono assumere che gli altri comprenderanno le espressioni di tipo deittico che normalmente verrebbero usate in un’interazione faccia a faccia. In questi casi è importante decidere la quantità di informazioni necessarie da dare per descrivere un certo contenuto: luoghi, data, nome e cognome. Inoltre, l’interazione mediata limita la serie di indizi simbolici a disposizione dei partecipanti, e per questo motivo il numero dei dispositivi simbolici attraverso i quali ridurre l’ambiguità è limitato. Possiamo dire che questo tipo di interazione è caratterizzato da un maggiore grado di indeterminatezza rispetto all’interazione faccia a faccia.

Quasi interazione mediata

Caratterizzano questo tipo di interazione i tipi di relazione sociale stabiliti dai mezzi di comunicazione di massa (libri, giornali, radio, televisione, ecc.). Anche questo tipo di interazione consente di scambiare informazioni e contenuti simbolici tra luoghi e/o tempi lontani e si estende anch’essa nello spazio e nel tempo. Questo tipo di interazione però, si distacca dagli altri tipi di interazione sotto due aspetti: il primo è quello che questo tipo di interazione si riferisce ad un insieme di riceventi potenzialmente infinito (pubblico); in secondo luogo, se gli altri due tipi di interazione sono di tipo dialogico, questa tipologia è simile a un monologo nel senso che il flusso della comunicazione è prevalentemente unidirezionale. Per questo motivo noi la possiamo definire una quasi-interazione. Nonostante questo, rimane una forma di interazione perché unisce gli individui in un processo di comunicazione e di scambio simbolico. In questa interazione avremo due soggetti distinti che chiameremo produttori e riceventi: i produttori comunicano; i riceventi recepiscono i messaggi senza la possibilità di poter interagire, ma allo stesso tempo possono legarsi a loro in un rapporto di amicizia, simpatia o fedeltà.

Molti dei rapporti che si stabiliscono nella vita quotidiana consistono in una combinazione di diverse forme di interazione: li chiameremo ibridi (alcune persone possono discutere in una stanza continuando a guardare la tv e così via). È bene ricordare che nonostante questa suddivisione, queste forme di interazione non sono le sole esistenti: nuovi sviluppi tecnologici potranno portare a nuovi modi di interazione. La vita sociale nel mondo moderno è costituita in misura sempre maggiore da forme di interazione non dirette. Accade sempre più spesso che le persone ricevano informazioni e contenuti simbolici da fonti diverse dagli individui con cui entrano in contatto diretto nella vita quotidiana.

L’organizzazione sociale della quasi-interazione mediata

Ora cerchiamo di analizzare in modo più dettagliato alcuni aspetti della quasi-interazione mediata, rifacendoci anche all’opera di Goffman. Ogni attività o esecuzione ha luogo all’interno di una particolare cornice interattiva, costituita dalle caratteristiche fisiche dell’ambiente ma anche da convenzioni. Quando un individuo agisce all’interno di una certa cornice cercherà di adattarsi ad essa, e il suo comportamento cercherà di essere più o meno compatibile sia con la cornice stessa che con l’immagine che si vuole dare di sé. Questo è ciò che Goffman chiama “ribalta”. Invece, le azioni e gli atteggiamenti del sé che vengono considerati inappropriati vengono nascosti e riservati per altri ambienti che possiamo chiamare “retroscena”. Dietro le quinte gli individui si rilassano e abbassano la guardia, non controllando più le proprie azioni come quando sono sulla scena. Il confine tra ribalta e retroscena non è mai netto. In alcune particolari situazioni questo confine può essere anche delimitato da barriere fisiche (il muro che divide la cucina dalla sala da pranzo in un ristorante). Infatti, siccome il comportamento fuori scena potrebbe compromettere l’impressione che gli individui o le istituzioni desiderano suscitare, il paesaggio tra ribalta e retroscena è spesso rigidamente controllato.

Se nell’interazione mediata avremo una relazione interattiva che presenta due o più ribalte e due o più retroscena, saranno gli stessi partecipanti all’azione che dovranno controllarli. Ma, nel caso della quasi-interazione, la cornice interattiva si articola in un modo diverso. Le forme simboliche sono prodotte in un contesto e ricevute in una molteplicità di altri contesti, ciascuno dei quali è caratterizzato da sue particolari ribalte e retroscena. Poiché il flusso della comunicazione è prevalentemente unidirezionale, la ribalta della cornice di produzione è accessibile ai riceventi, ma non vale l’opposto: gli spazi che definiscono la sfera della ricezione non entrano in contatto in modo diretto con la produzione.

Naturalmente gli individui che partecipano a un’interazione, sia essa mediata o faccia a faccia, utilizzano sempre particolari capacità e diversi tipi di risorse. La loro azione è parte di un campo d’interazione strutturato che sia crea e sia limita l’insieme di opportunità a loro disposizione. Ma nel caso della quasi-interazione mediata, questi campi ci appaiono più complessi, e questo per due ragioni: prima di tutto perché queste interazioni si estendono attraverso grandi distanze nello spazio; e poi perché è possibile che coloro che vi partecipano si trovino in contesti profondamente diversi dal punto di vista sia istituzionale sia strutturale.

Esempio della televisione

Uno dei vantaggi della televisione è che consente di utilizzare un ampio insieme di indizi, sia sonori sia visivi. La televisione ha una ricchezza espressiva che l’avvicina, sotto certi aspetti, all’interazione faccia a faccia: i protagonisti dei programmi possono essere sia visti sia ascoltati, si spostano nel tempo e nello spazio in modo molto simile ai partecipanti alle interazioni quotidiane e così via. Ciò nonostante, l’insieme degli indizi simbolici utilizzabili dagli spettatori televisivi è certamente diverso da quelli validi per l’interazione faccia a faccia; prima di tutto perché la televisione sottolinea certi aspetti e ne trascura altri e poi perché usa tecniche (flashback, voci fuori campo) che non sono presenti nell’interazione tradizionale. È molto importante ricordare che chi prende parte a una quasi-interazione creata dalla televisione viene anche privato della continue e immediate risposte che caratterizzano l’interazione faccia a faccia.

Come le altre forme di quasi-interazione anche la televisione presuppone la separazione dei contesti rispettivamente di produzione e di ricezione. Per approfondire questo passaggio è utile distinguere tra insiemi di coordinate spazio-temporali:

  • Quelle del contesto di produzione: cioè il contesto nel quale agiscono e interagiscono tra loro i protagonisti dei programmi.
  • Quelle del messaggio televisivo: queste coordinate combaciano con quelle del contesto di produzione, però alle volte possono essere modificate, oscurate o ridefinite attraverso le tecniche del montaggio.
  • Le coordinate spazio-temporali dei diversi contesti di ricezione.

La quasi-interazione creata dalla televisione presuppone un continuo processo di congiunzione di questi tre insiemi di coordinate. Nel ricevere i messaggi televisivi, i soggetti si adattano a coordinate spazio-temporali diverse da quelle che caratterizzano i loro contesti di ricezione: la televisione crea quella che potremmo chiamare “esperienza spazio-temporale discontinua”. Per questo, chi guarda la televisione dovrà momentaneamente sospendere le strutture spazio-temporali della sua quotidianità e orientarsi temporalmente verso coordinate differenti. I messaggi televisivi assicurano una serie di indizi simbolici (esempio del notiziario, che tramite indizi quali immagini o contesti mi fa capire se stiamo parlando del nostro contesto italiano o di quello estero).

In questi casi lo spettatore che si sintonizza sul telegiornale sarà pronto a viaggiare con l’immaginazione in diverse parti del mondo. La buona riuscita di una quasi-interazione dipende dalla capacità del ricevente di varcare con successo le diverse strutture spazio temporali in gioco. È evidente che guardare un telegiornale o altri programmi incentrati su persone o eventi reali comporta un particolare tipo di interpolazione spazio-temporale. In questo caso, l’interpolazione di regioni spazio-temporali si presumono essere reali, a differenza dei programmi...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraForni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Lalli Pina.
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