Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

viaggiare con l’immaginazione in diverse parti del mondo. La buona riuscita di una quasi-interazione dipende

dalla capacità del ricevente di varcare con successo le diverse strutture spazio temporali in gioco. È evidente

che guardare un telegiornale o altri programmi incentrati su persone o eventi reali comporta un particolare

tipo di interpolazione spazio-temporale. In questo caso, l’interpolazione di regioni spazio-temporali si

presumono essere reali, a differenza dei programmi che gli spettatori sanno essere programmi di finzione (ad

esempio serie tv che ci parlano di altre zone spaziali diverse dalla nostra). Quindi, guardare la televisione

presuppone un tipo d’interpolazione spazio-temporale che comprende luoghi e tempi sia immaginari sia reali,

e che gli spettatori si impegnano ad attraversare i confini continuamente e come cosa normale.

Un altro aspetto importante per quanto riguarda l’ambito televisivo riguarda il suo carattere unidirezionale. Il

flusso dei messaggi è essenzialmente a una direzione, dal produttore al destinatario. I messaggi scambiati

sono prodotti prevalentemente da un gruppo di partecipanti e trasmessi a un insieme illimitato di riceventi, i

quali, hanno ben poche opportunità di contribuire direttamente al corso e ai contenuti della quasi-interazione.

Ma non tutte le strane sono chiuse. Gli spettatori possono esprimere la loro approvazione o disapprovazione

per certi programmi chiamando, scrivendo, o anche istituendo gruppi di pressione, e alcuni palinsesti

televisivi prevedono anche il diritto di replica da parte di una porzione limitata del pubblico. Ma, per la grande

maggioranza dei destinatari, la sola forma d’intervengo nella quasi-interazione consiste nel decidere se darle

inizio accendendo la televisione, se mantenerla in vita lasciando acceso l’apparecchio e prestando un

qualche grado d’attenzione, o se interromperla, ignorando cosa viene trasmesso, cambiando canale o

spegnendo la tv. A causa di questa caratteristica, la quasi-interazione creata dalla televisione procede senza

potersi servire del controllo riflessivo delle risposte dei destinatari, un controllo che caratterizza, invece, tutte

le interazioni faccia a faccia, siccome sono dialogiche a contrario dell’interazione televisiva. È bene ricordare,

che gli individui che prendono parte alla quasi-interazione televisiva sono ben consapevoli del fatto di non

poter interagire. È anche interessante notare che questa interazione conferisce nuove capacità, ma allo

stesso tempo le limita: è sia fonte di creatività e libertà, ma anche d’incertezza, passività e ansia. Ai produttori

garantisce loro molta più libertà di quanta in genere ne avrebbero nel caso dell’interazione faccia a faccia.

Allo stesso tempo possiamo vedere questo aspetto come una fonte d’insicurezza e preoccupazione perché i

produttori sono impossibilitati dal vedere se quello che stanno dicendo susciti o meno interesse. Un modo per

contrastare tale incertezza consiste nel trasformare il processo di produzione in un’interazione faccia a

faccia, come accade nei talk show o nei dibattiti con gli esperti. Dal punto di vista dei riceventi, siccome loro

non possono interagire liberamente, hanno la possibilità di decidere liberamente il livello di attenzione da

prestare ai produttori, nessuno li obbliga a manifestare la loro comprensione nei modi caratteristici

dell’interazione faccia a faccia. Sono liberi di rispondere ai produttori e ai loro messaggi come meglio credono

(risate, insulti, piacere, insofferenza…). Quindi, parlando dell’aspetto della “partecipazione”, possiamo dire

che rispetto alle interazioni faccia a faccia, in quelle quasi-mediate è pressoché nullo. In linea di principio,

possono intervenire e contribuire alla conversazione tutti i partecipanti, anche se in pratica non lo fanno.

Nessun dovere reciproco vincola produttori e destinatari ad ascoltare le risposte altrui. Alcuni produttori

compaiono ai destinatari secondo modalità del tutto particolari; possiedono quella che potremmo definire:

televisibilità. La televisibilità combina la presenza audio-visiva con la lontananza spazio-temporale: i

produttori si mostrano ai riceventi senza rientrare nel contesto di ricezione: quella stabilita attraverso la

televisione è una relazione che non comporta la condivisione di un medesimo luogo. Nella maggioranza dei

casi, i destinatari sono spettatori anonimi e invisibili di una rappresentazione cui non possono contribuire

direttamente, e tuttavia senza di essi quella rappresentazione non avrebbe luogo. In sintesi possiamo dire

che: se i riceventi dipendono dai produttori per il contenuto della rappresentazione cui assistono accendendo

la televisione, a loro volta i produttori dipendono dalla disponibilità dei riceventi ad assumere la posizione di

spettatori e ad accordare il loro consenso.

3. AZIONE A DISTANZZA I: AGIRE PER ALTRI LONTANI

Lo sviluppo dei nuovi mezzi di comunicazione non solo comporta nuovi metodi di interazione, ma anche

nuovi tipi di azione. Sono azioni che possiamo definire “azioni a distanza”: gli individui orientano le proprie

azioni verso altri che non condividono lo stesso contesto spazio-temporale.

Riprendendo l’esempio della televisione. Si consideri in primo luogo il “contesto di produzione”: per quanto i

destinatari non siano fisicamente presenti è nella loro direzione che i produttori orientano, in genere, il proprio

comportamento. Ora analizziamo quattro forme di azione per altri lontani:

1. MESSAGGIO AL RICEVENTE: il messaggio al ricevente può essere sia diretto che indiretto. Un

esempio della forma diretta è quando i produttori si rivolgono agli spettatori senza distogliere gli occhi

dalla telecamera, suscitando l’impressione che il messaggio sia rivolto direttamente a loro. Un

esempio di messaggio diretto al ricevente è il tradizionale notiziario. Oggi questa pratica che appare

un po’ ortodossa, è stata “alleggerita” dalla presenza di due speaker in studio, e dalla trasmissione di

avvincenti servizi filmati. Anche la ribalta dello studio televisivo ha subito diverse modificazioni (la

parete alle spalle dello speaker è stata sostituita con vetri che riprendono ciò che accade nei

retroscena). La lettura dei notiziari è una forma consueta di tale tipo di messaggio: è prevista in orari

particolari e concepita su uno schema fisso, e i riceventi possono inserirla nel flusso temporale della

loro vita quotidiana senza difficoltà. Talvolta assistiamo anche a forme eccezionali di messaggio al

ricevente, per esempio in occasione dei messaggi alla nazione del presidente o del primo ministro: è

un evento straordinario, il quale conferisce all’avvenimento un carattere di solennità: il più importante

leader politico sceglie di ignorare i normali canali di diffusione dell’informazione e di rivolgersi

direttamente al popolo. Ovviamente, siccome si rivolge direttamente al popolo, i discorsi devono

presentare un giusto equilibrio tra solennità e familiarità. Questo equilibrio si rifletterà inoltre

sull’ideazione della ribalta (ad esempio nello studio possiamo trovare simboli indiretti però

riconoscibili: una bandiera della nazione, un ritratto, ecc…); e ancora, egli potrà scegliere di

pronunciare il suo discorso anche comparendo seduto in un ambiente intimo e famigliare. Per quanto

riguarda il messaggio indiretto possiamo dire che si svolge un tale tipo di azione tutte le volte in cui la

ribalta della sfera di produzione viene trasformata nel palcoscenico di un’interazione faccia a faccia

tra produttori che, interagendo fra loro, si rivolgono indirettamente a un insieme di riceventi non

presenti. Sono molti gli esempi di messaggio indiretto: interviste televisive, conferenze stampa, talk

show, dibattiti con esperti, congressi di partito teletrasmessi, e così via. Se per un momento

consideriamo l’intervista a un importante leader politico, cogliamo senza difficoltà le profonde

differenze che separano questo tipo di azione dai messaggi diretti. Senza dubbio un’intervista di

questo genere rappresenta un evento importante, ma esso manca del genere di solennità

caratteristico dei messaggi presidenziali alla nazione. È un evento importante ma non straordinario.

Poiché consiste in un dialogo faccia a faccia condotto in uno stile colloquiale, l’intervista ha un tono

confidenziale: i due interlocutori si scambiano domande e risposte, e al tempo stesso controllano

riflessivamente le reazioni dell’altro; ma sanno inoltre, che indirettamente, si stanno rivolgendo a un

insieme di riceventi non presenti. L’intervista televisiva è condotta esclusivamente allo scopo di

trasmetterla a spettatori assenti. Possiamo definire l’intervista televisiva come un’interazione faccia a

faccia che ha luogo sulla ribalta di una quasi interazione mediata: per affrontare l’intervista con

successo bisogna trovare un giusto equilibrio tra l’apparire troppo aggressivi e pedanti da una parte;

oppure apparire desideroso di sfuggire alle domande dall’altra parte. L’intervista ha un grado di

familiarità che il presidente può sfruttare a suo vantaggio; tuttavia, l’intervista comporta anche gravi

rischi: è vero che gli consente di apparire capace di dominare con sicurezza i problemi e di rispondere

a domande indagatrici con la naturale facilità della parola di chi ha tutto sotto controllo, ma egli corre il

rischio, anche, di sembrare incompetente, brusco e poco informato. Naturalmente esiste il modo di

ridurre al minimo tali rischi informandosi prima sul tipo di domande che gli verranno fatte o chiedendo

un certo intervistatore piuttosto che un altro. Un altro esempio di messaggio indiretto sono i talk show:

gli interlocutori siedono abitualmente in un ambiente più informale, in una scelta che contribuisce a

creare un’atmosfera di naturalezza e intimità. In questi tipi di programmi è prevista anche la presenza

del pubblico in studio il quale è parte di un’interazione che lo spettatore a casa è in grado di guardare

e ascoltare ma alla quale non possono partecipare direttamente. Ma poiché i suoi membri sono

essenzialmente spettatori di un’interazione alla quale possono contribuire in misura assai limitata, ciò

che il pubblico in studio fa è anche fornire agli spettatori una serie di modelli di risposte imitabili e

condivisibili. Quindi, conducendo il programma in presenza di un pubblico i produttori sono nella

condizione di perseguire nello stesso tempo due obiettivi: assicurare a presentatori e ospiti un gruppo

di destinatari compresenti le cui risposte sono in una certa misura controllabili; e fornire ai riceventi

non presenti (gli spettatori) una serie di modelli di reazione che probabilmente funzioneranno da

stimolo per le loro stesse risposte.

2. ATTIVITA’ QUOTIDIANA MEDIATA: la ribalta della sfera di produzione è costituita, in sostanza, da

una serie di azioni o interazioni che appartengono alla vita quotidiana degli individui che le eseguono

o vi partecipano. Ovviamente la consapevolezza di essere ripresi e registrati può influire sui

comportamenti dei soggetti. Possono esserci alcune sottocategorie: abbiamo il caso di un’azione

quotidiana che sia filmata e trasmessa senza che i protagonisti ne siano consapevoli; sono esempi di

questo caso ad esempio l’immagine di una strada o di una manifestazione pubblica filmata con la

discrezione sufficiente a evitare che chi ci prende parte lo scopra. Il secondo sottotipo invece può

essere il momento in cui ci riferiamo a quelle azioni che hanno luogo nei casi in cui gli individui si

attengono al loro comportamento quotidiano pur sapendo che le loro azioni e parole vengono filmate,

registrate su nastro e trasmesse a riceventi non presenti (reality show). Questi soggetti devono

orientare il loro comportamento sia verso le persone che si trovano nelle loro immediate vicinanze, e

sia (visto che loro sanno che la loro azione è parte di una quasi-interazione mediata), in modo

indiretto, anche verso i riceventi non presenti. Di conseguenza, per quanto sappiano che devono

orientarsi verso interlocutori diretti vicino a loro, non possono d’altra parte non tenere conto della

possibilità che le loro azioni e parole siano viste e ascoltate da un insieme di destinatari molto più

ampio. Infine, è possibile che l’attività quotidiana mediata contenga anche un messaggio al ricevente

di tipo diretto: in questo caso, l’attenzione ai riceventi non presenti è una caratteristica costitutiva della

stessa azione. Un possibile esempio può essere il dirottamento di un aereo, o la cattura di un

ostaggio. I membri di tale gruppo sanno che i media riserveranno molto spazio al loro gesto, e in

realtà uno degli obiettivi della loro azione è proprio richiamare l’attenzione di altri assenti sulla loro

causa. L’ultimo sottotipo è quello dell’attività quotidiana simulata. In questo caso gli individui

protagonisti fingono di impegnarsi in attività o interazioni ordinarie al solo scopo di essere filmati,

ossia unicamente per creare un evento che possa essere ripreso dalla televisione (esempi possono

essere i comportamenti dei soldati in certi momenti di simulazione di attacchi.

3. GLI EVENTI MEDIALI: consistono in avvenimenti importanti o eccezionali che, dopo una meticolosa

organizzazione e pianificazione, vengono trasmessi in diretta interrompendo il corso normale della

vita. Questi eventi sono accuratamente programmati e provati più volte prima di essere ripresi. Alcuni

esempi possono essere: i matrimoni reali, le grandi cerimonie di stato, le olimpiadi, i mondiali. Questi

eventi vengono trasmetti in diretta e assumono una sorta di monopolio televisivo.

4. AZIONE DI FANTASIA: buona parte della produzione televisiva è esplicitamente una creazione

dell’immaginazione: è composta di storie interamente preparate; messe in scena da individui

consapevoli di essere attori e che in genere i destinatari assenti riconoscono come tali. Gli attori

impegnati in questi programmi agiscono in modo simile a come farebbero in teatro: recitano una

parte, si esprimono con le parole dei personaggi che devono interpretare e presentare in modo

convincente ma che sanno essere altro da sé. Nella sfera della produzione televisiva, l’incertezza dei

confini tra finzione e non finzione è un fenomeno che solleva interessanti questioni.

4. AZIONE A DISTANZA II: AZIONE DI RISPOSTA IN CONTESTI LONTANI

Oltre ad avere creato nuove forme di azione per altri lontani, lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha dato

origine anche a nuovi tipi di “azione di risposta”, cioè ad azioni che gli individui possono intraprendere anche

in contesti molto distanti dai luoghi di produzione. Grazie alla distanziazione spazio-temporale generata dai

media, le persone sono in grado non solo di venire a conoscenza di azioni ed eventi che accadono in luoghi

lontani, ma anche di reagire a tali eventi e notizie, e a causa di questi stessi processi, l’azione di risposta ha

perso la sua natura dialogica. Quindi le risposte possono svilupparsi in modi difficili da controllare e

dominare, e questo causa un nuovo tipo di indeterminatezza mediale, che può avere forti conseguenze. Ciò

che caratterizza tale attività è: a) il suo contesto spazio-temporale non coincide con quello di produzione; b)

sono molti, in realtà, i contesti di ricezione, ed essi non coincidono l’uno con l’altro. Sempre nel caso della

televisione, i riceventi sappiamo che non prendono parte alla quasi-interazione televisiva nel modo in cui lo

fanno i produttori, quindi, le loro azioni di risposta non fanno parte della quasi-interazione in sé. Se

rispondendo alle azioni e alle parole dei produttori, lo fanno, in realtà, per dare un contributo alle altre

interazioni cui partecipano, per esempio all’interazione con le persone riunite in loro compagnia davanti alla

televisione. Grazie a queste risposte, i linguaggi dei media subiscono quelle che possiamo chiamare

“elaborazioni discorsive”: vengono sviluppate, precisate, criticate, lodate, e commentate dai riceventi. Può

anche accadere che queste elaborazioni discorsive coinvolgano soggetti che non hanno preso parte a quella

quasi-interazione mediata, per esempio quando raccontiamo qualcosa che abbiamo letto sui giornali o visto

in televisione. Quindi, è possibile che i messaggi trasmessi dai media si conquistino un pubblico di destinatari

indiretti: individui che vengono a conoscenza solo dopo dei fatti tramite interazione faccia a faccia. Quando

parliamo di mediazione estesa invece, intendiamo i casi in cui alcune notizie trasmesse dai media vengano

riprese da altri media successivamente, per esempio quando viene lanciato un servizio su un’intervista che

era stata rilasciata il giorno precedente ad un altro media. Questo fenomeno viene chiamato

“appropriazione”: appropriarsi significa far proprio qualcosa di estraneo o sconosciuto; è trovare un modo

per rapportarsi ad esse e incorporarlo nella propria vita.

Per quanto i diversi contesti di ricezione possano condividere alcuni aspetti comuni, gli attribuiti sociali che

ogni individuo porta in tali contesti non sono ovunque gli stessi. Poiché la quasi-interazione mediata

trasmette i messaggi a un insieme illimitato di riceventi dispersi nello spazio è probabile che le differenze tra

gli attributi sociali che gli individui rilevano nel processo di ricezione siano molto maggiori di quelle che

emergono nel corso delle interazioni faccia a faccia. Le differenze sociali tra i riceventi incidono

essenzialmente sui modi in cui questi si rapportano ai messaggi che ricevono, li interpretano, li apprezzano,

ne discutono e li integrano nella propria vita. Perciò l’appropriazione dei messaggi dei media deve essere

intesa come un processo continuo e socialmente diseguale che dipende dai contenuti dei messaggi ricevuti,

dall’elaborazione discorsiva, e dagli attributi sociali dei destinataria sia diretti sia indiretti.

IL CITTADINO BEN INFORMATO: SAGGIO SULLA DISTRIBUZIONE SOCIALE DELLA

CONOSCENZA

Dove predominano i nostri interessi pratici ci è sufficiente il sapere che certi mezzi e certi procedimenti ci

faranno raggiungere determinati risultati. Il fatto che non comprendiamo il Perché e il Come del loro operare

e che non sappiamo niente circa la loro origine non ci impedisce di avere a che fare indisturbati con

situazioni, cose e persone. Ci serviamo di mezzi tecnologici avanzati senza sapere come funzionino i loro

meccanismi interni. Questo discorso vale anche per il mondo sociale in cui viviamo. Facciamo affidamento

sul fatto che i nostri simili reagiranno nei nostri confronti come prevediamo se noi agiamo nei loro confronti in

un modo specifico. In relazione al gruppo sociale, possiamo dire che ogni gruppo ha una sua concezione del

mondo relativamente naturale che i suoi membri danno per scontata. La sociologia della comunicazione si

pone lo scopo di individuare quali motivi spingono gli uomini che vivono la loro vita quotidiana nella nostra

civiltà moderna ad accettare senza discussione alcune parti della concezione del mondo relativamente

naturale giunta a loro per eredità e metterne altre parti in discussione.

Possiamo definire tre tipi di ideali:

• L’ESPERTO

• L’UOMO DELLA STRADA

• IL CITTADINO BEN INFORMATO

L’UOMO DELLA STRADA ha una conoscenza pratica in molti campo che non sono necessariamente

coerenti l’uno con l’altro. La sua è una conoscenza di ricette che gli indicano come raggiungere in situazioni

tipiche i risultati tipici attraverso mezzi tipici. Si può fare riferimento a queste ricette anche se non si

conoscono con precisione i funzionamenti. Si seguono queste prescrizioni come se fossero rituali. Tale

conoscenza, in tutta la sua vaghezza è tuttavia sufficientemente precisa per il fine pratico da raggiungere. In

tutte le questioni non relative a questi fini pratici di interesse immediato, l’uomo della strada accetta come

guide i suoi sentimenti e le sue passioni. L’uomo della strada seguirà le passioni finché non lo porteranno

ad un punto in cui potranno influire sulla sua felicità. IL CITTADINO BEN INFORMATO sta tra l’uomo della

strada e l’esperto. Da un lato egli non è, né ambisce di essere, in possesso della conoscenza dell’esperto;

dall’altro non si accontenta della mera conoscenza per ricette o dell’irrazionalità delle sue passioni e dei suoi

sentimenti non chiariti. Essere bene informato per lui significa giungere a opinioni fondate ragionevolmente

nei campi di interesse per lui sebbene non abbiano pertinenza con il suo fine da raggiungere. Queste tre

tipologie sono meri costrutti ideali; in realtà, ognuno di noi nella sua vita quotidiana è in qualsiasi momento

simultaneamente esperto, cittadino ben informato e uomo della strada. Per esempio, per l’uomo della strada

è sufficiente sapere che vi sono esperti che possono essere consultati qualora egli abbia bisogno dei loro

consigli; l’esperto, d’altro lato, sa molto bene che solo un altro esperto comprenderà tutti gli aspetti tecnici di

una questione riguardante il suo campo. Ma è il cittadino ben informato a considerare se stesso

perfettamente qualificato a decidere chi è un esperto competente e anche a prendere decisioni dopo aver

ascoltato le opposte opinioni degli esperti.

Questi tre tipi di conoscenza differiscono l’uno dall’altro per la rapidità con cui danno le cose per scontate

(dare per scontato significa non richiedere ulteriori spiegazioni a determinati fatti). Ciò che è dato per

scontato, si crede sia semplicemente “dato” e “dato-come-appare-a-me”, cioè come io o altri di cui ho fiducia

ne hanno fatto esperienza e lo hanno interpretato. Le ricerche che compiamo (non solo sociologiche) ha

inizio dalla situazione indeterminata con lo scopo di trasformarla in determinata. Naturalmente, ciò che diamo

per scontato oggi può essere messo in discussione domani, spostando i nostri interessi e rendendo lo stato

di cose precedentemente accettato campo di ulteriori indagini. Prima di procedere è necessario analizzare


ACQUISTATO

8 volte

PAGINE

9

PESO

29.88 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Docente: Lalli Pina
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SaraForni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Lalli Pina.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Sociologia della comunicazione

Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Lalli, libro consigliato Ordine dell'interazione, Goffman
Appunto
Riassunto esame Sociologia della comunicazione, prof. Lalli, libro consigliato L'ordine dell interazione, Goffman
Appunto
Riassunto Goffman
Appunto
Riassunto esame Sociologia, prof. Lalli, libro consigliato Mezzi di comunicazione e modernità, Thompson
Appunto