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Sociologia della comunicazione e dei media digitali

Una prima definizione di comunicazione venne data da Charles Morris nei primi anni '40, il quale identifica tre modalità, tre registri secondo i quali la comunicazione umana può essere analizzata. La comunicazione è quindi una realtà unitaria fatta di tre registri diversi:

  • Registro sintattico: ha a che fare con la struttura e la trasmissione del messaggio, questo livello si occupa di ragionare su come il messaggio viene trasmesso e che struttura ha dal punto di vista tecnico.
  • Registro semantico: ha a che fare con il contenuto e i significati del messaggio, tratta del rapporto tra significato e significante, si occupa di cosa i messaggi vogliono dire e come vengono interpretati.
  • Registro pragmatico: ha a che fare con il modo attraverso il quale comunicando si strutturano delle relazioni con gli altri, piano culturale e sociologico.

Livello sintattico

Contiene l’approccio più tecnico, di tipo quantitativo e di stampo matematico, ha a che fare con la trasmissione di un segnale comunicativo. Per il livello sintattico la comunicazione è la quantità di informazione trasferita da un punto A ad un punto B.

Alla base di questo livello vi è la teoria matematica della comunicazione: si fonda sulla ricerca della maniera più efficace per trasmettere un messaggio, evitando di disperdere quantità di informazione, in modo che il messaggio arrivi nella maniera più pulita possibile. I due teorici che hanno sviluppato la teoria matematica della comunicazione sono Shannon e Weaver.

Obiettivo della teoria: capire come ottimizzare la trasmissione del messaggio evitando di disperdere informazione, sprecando meno energia informativa. Questo modello intende la comunicazione come informazione, intendendo l’informazione come varietà codificata, esprimibile quantitativamente. Non si pone il problema del significato.

Informazione si oppone al noise (rumore): varietà non codificata. Un segnale pulito codifica la varietà e riesce a farti arrivare la voce in maniera pulita, sennò si ha rumore (esempio del telefono). Il modello della comunicazione di Shannon e Weaver descrive quali sono i momenti chiave della comunicazione. Abbiamo una fonte dell’informazione, ovvero un emittente, un destinatario dell’informazione, ovvero un ricevente e un messaggio che parte dalla fonte e deve arrivare al destinatario. Il messaggio passa attraverso un canale (es. microfono, aria, telefono...). La fonte trasmette l’informazione a un ricevente codificandola, il ricevente la decodifica e la interpreta. Può esserci anche una forma di disturbo possibile, ovvero il rumore che si inserisce nel canale, che impedisce la linearità della trasmissione dell’informazione. Mentre l’informazione è codificata e strutturata, il rumore è un insieme caotico e non codificato. La comunicazione è quindi la trasmissione di informazione da emittente a ricevente attraverso un canale.

Livello semantico

Si occupa del processo di significazione, di come viene attribuito senso e significato a un messaggio da parte del destinatario. Non si occupa di come viene trasmesso il segnale, bensì dei meccanismi di comprensione, di come avviene la comprensione di ciò che si dice. Non è sufficiente esprimersi bene ma anche porre attenzione al pubblico, è necessario porre il problema che la gente capisca. Per capire il processo di significazione dobbiamo utilizzare la strumentazione della semiotica.

Segno: ogni cosa (oggetto, immagine, parola) che possa essere assunta come sostituto che significa qualcos’altro. Esempi ne sono il segno x, che sta a significare un numero romano, una moltiplicazione o la parola per, oppure un mazzo di rose, che può significare amore e passione. Il segno unisce il piano dell’espressione con il piano del contenuto, unisce significante e significato. Il rapporto tra significante e significato dipende molto dal contesto: uno stesso significante potrebbe avere significati diversi.

Codice: condiviso dai partecipanti all’interazione comunicativa, è una convenzione sociale e culturale, produce la relazione tra significato e significante. Il codice è un sistema strutturato di segni, governato da regole. Ogni segno ha un significato che emerge dal codice: la croce, che è un segno, all’interno della chiesa assume un certo tipo di significato, nella matematica assume un altro tipo di significato. La produzione del significato dipende dal codice, che ci aiuta a codificare e decodificare.

Livello pragmatico

Ha a che fare con la costruzione delle relazioni sociali nella comunicazione. La pragmatica si fonda sull’assunto di base secondo il quale quello che c’è fra due comunicanti non ha a che fare solo con la trasmissione di un messaggio o con la sua comprensione, ma ha a che fare con la costruzione di relazioni. Attraverso ogni relazione comunicativa si crea una relazione sociale tra i comunicanti che va oltre la semplice trasmissione di messaggi. Quindi, la comunicazione influisce sulla costruzione dei rapporti con gli altri. In questo caso l’informazione è il contenuto che prende forma e significato in un determinato contesto sociale e relazionale.

Primo assioma della comunicazione

Non si può non comunicare indipendentemente dal fatto che non si ha intenzione di comunicare, si trasmette sempre qualcosa. Per quanto una persona con la sua passività e i suoi silenzi trasmetta la volontà di non comunicare con un altro individuo, sta comunque inviando un messaggio, e comunica di non voler comunicare. L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio, hanno valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri a loro volta non possono non rispondere, quindi comunicano.

La comunicazione è strettamente legata al comportamento: il comportamento è comunicazione, la comunicazione influenza il comportamento, il completamento del comportamento. Non solo il discorso è comunicazione, e la comunicazione influenza con il comportamento. Anche solo la presenza o assenza di un corpo è forma di comunicazione. Per essere presenti in un’aula, per essere vestiti in un determinato modo, per avere una determinata postura, si produce comunicazione indipendentemente dalla volontarietà.

Secondo assioma

In ogni comunicazione ci sono due aspetti: uno di contenuto e uno di relazione, ovvero ciò che si dice e il modo in cui viene detto. Molto spesso usiamo determinate parole però non con il loro significato originale, bensì intendendo comunicare altro. Chiedo una penna al compagno accanto: intendo in realtà instaurare una relazione.

Terzo assioma

La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione fra gli interlocutori, cioè da come avviene la comunicazione tra gli interlocutori. Per chi guarda esternamente lo scambio è come se fosse ininterrotto, ma chi sta agendo nella comunicazione punteggia la sequenza degli eventi comunicativi. Io dico una determinata cosa, l’altro risponde una cosa, allora io rispondo, l’altro dice altro, io mi arrabbio, l’altro mi dice di stare calmo. Lavorare dal punto di vista scientifico sulla comunicazione significa isolare in una conversazione i momenti in cui ci sono stati scambi comunicativi, non tener conto solo del risultato finale. La comunicazione è uno scambio comunicativo fatto di una punteggiatura che struttura la sequenza di eventi. Quando parliamo di una comunicazione quindi parliamo di una struttura sistematica di eventi comunicativi.

Quarto assioma

La comunicazione si sviluppa su due livelli:

  • Livello verbale: aspetto su cui veicoliamo il contenuto. Insieme di lettere, parole, frasi messi insieme. Questo modulo si chiama numerico.
  • Livello non verbale: la maggior parte della comunicazione avviene a questo livello, ha a che fare con il tono voce, lo sguardo, la gestualità. È sensoriale e istintivo. Questo modulo si chiama analogico.

Quando parliamo con qualcuno per il 7% comunichiamo a livello verbale, ovvero con le parole e con i contenuti, per il 38% per un aspetto vocale, ovvero secondo il volume e il tono della voce, e per il 55% per l’aspetto gestuale, ovvero le espressioni facciali e i movimenti del corpo.

Elementi della dimensione non verbale:

  • Segnali espressi dal volto: atteggiamenti interpersonali, emotivi, segnali convenzionali, caratteristiche della personalità.
  • Lo sguardo: strumento di intimità, da informazioni di ritorno, ovvero è dallo sguardo che si capisce se l’altro ci comprende.
  • Gesti e movimenti: collegati al discorso, convenzionali, o emotivi, rituali, o espressivi della personalità.
  • Postura: come si sta seduti, in piedi.
  • Contatto corporeo: il corpo è luogo di intimità, quando ci si presenta si da la mano.
  • Fenomeni paralinguistici: accento, voce, ritmo della voce.

Quinto assioma

Gli scambi comunicativi possono essere, a seconda della posizione di leadership assunta durante la conversazione:

  • Simmetrici: i comunicanti sono sulla stessa posizione, quando gli interlocutori si considerano sullo stesso piano, e quindi di pari livello: nessuno dei due sembra voler essere sottomesso dall’altro, arrivando spesso ad accesi scontri e toni aggressivi.
  • Complementari: un comunicante è one-up, l’altro è one-down, si verifica quando gli interlocutori non si considerano sullo stesso piano; ciò emerge chiaramente dai loro scambi, che pongono uno dei due in una posizione di superiorità (one-up) e l’altro in una posizione subordinata (one-down). Ne sono un classico esempio le interazioni tra dipendenti e datori di lavoro, o tra genitori e figli.

Società di massa

Con il termine società di massa si intende una «società in cui le istituzioni relative ai diversi sottosistemi sociali (economico, politico-amministrativo, del diritto, dell’educazione, della comunicazione sociale, etc.) sono organizzate in modo tale da trattare con vasti insiemi di persone considerate come unità indifferenziate di un aggregato o “massa”». La società di massa è quindi una società divisa in sottosistemi sociali (economico, educativo, amministrativo, giuridico...) e ognuno di questi sistemi tratta le persone come aggregato, ovvero come appartenenti a una massa di persone. Si prescinde dall’individualità, delle specificità, dalle singole caratteristiche delle persone.

Questa differenziazione per funzioni è tipica della società moderna del XIX secolo, i cui elementi base sono l’industrializzazione, l’urbanizzazione e la modernizzazione. L’industrializzazione è il processo con il quale i tempi di vita vengono normati dai meccanismi industriali, dai tempi della fabbrica, in cui l’uomo diventa parte di un ingranaggio, è alienato, e il suo tempo si distingue tra tempo lavorativo e no. L’urbanizzazione consiste nel trasferimento dalle campagne alla città, con la creazione di centri urbani. La modernizzazione dà via alla distinzione netta tra stato e chiesa.

Con questa nuova forma di società si hanno atomizzazione e incomunicabilità: l’individuo è parte di un’entità più grande ma è isolato e impossibilitato a comunicare. Le varie parti differenziate della società funzionano indipendentemente e autonomamente ma sono correlate tra loro. Ogni pezzo differenziato tende a specializzarsi in qualcosa, ma più ti specializzi meno impari a gestire il tutto. La società è quindi molto frammentata e fortemente anomica, ovvero in cui gli individui perdono il senso del tutto unitario e si sentono sempre più irrilevanti. Le conseguenze di questa nuova organizzazione sociale sono la condizione d’isolamento degli individui, le relazioni basate sull’impersonalità (burocrazia), e il rischio di vivere una condizione di anomia.

Diversi autori affermano come la massa deve essere compresa secondo la tendenza delle masse alla sottomissione e manipolazione, il controllo di una minoranza organizzata su una maggioranza disorganizzata, il loro essere irrazionali e incompetenti, e il loro essere individui privi di interazione tra loro. Ne deriva quindi che la società di massa è un insieme disorganizzato, privo di interazioni, irrazionale e quindi fortemente manipolabile.

Bauer enuncia i postulati della teoria della società di massa:

  • Nella società contemporanea scompaiono gruppi primari (famiglia, vicinato, comunità della chiesa), gli individui si sentono sempre più isolati, hanno sempre meno senso di appartenenza a gruppi specifici;
  • Gli individui tendono a perdere i tratti personali per quelli impersonali della massa, per aggregarsi alle caratteristiche della massa;
  • Il pubblico delle comunicazioni di massa è un pubblico atomizzato: non ha relazioni reciproche, sono singoli atomi tenuti insieme solo perché partecipano a uno stesso evento;
  • I mezzi di comunicazione di massa sono onnipotenti e consentono a chi li controlla di manipolare gli individui.

Teoria ipodermica o bullet theory

La teoria ipodermica è la prima teoria che prende in considerazione l’effetto dei media sui pubblici, ovvero il rapporto tra mezzi di comunicazione di massa e pubblico. Sviluppata negli anni ’20, fa riferimento al modello comunicativo secondo il quale a ogni stimolo corrisponde una risposta. Ciò significa, che i media tramite uno stimolo inducono un preciso comportamento nello spettatore. È un modello ormai superato, ma che in quell’epoca aveva tutte le ragioni per essere vero. Viene chiamata ipodermica perché si usa la metafora dell’ago che inietta il messaggio, o teoria del proiettile magico, in cui la pistola è il mezzo di comunicazione e il messaggio è il proiettile con cui colpire il bersaglio.

Questa teoria nasce come critica ai mezzi di comunicazione di massa, e nasce dalla preoccupazione circa il potere manipolatorio dei media. Secondo la teoria ipodermica infatti il pubblico è una massa indifferenziata, all’interno della quale troviamo individui isolati fisicamente, socialmente e culturalmente gli uni dagli altri; i messaggi veicolati dai media sono potenti fattori di persuasione, penetrano quindi le coscienze degli individui fino a persuaderli; gli individui sono indifesi di fronte al potere dei mezzi di comunicazione di massa, sono quindi impossibilitati a reagire; i messaggi veicolati sono ricevuti da tutti i membri nello stesso modo, ovvero tutti i messaggi vengono recepiti dalle persone nella stessa maniera.

Vi sono diversi limiti in questa teoria, ovvero ciò che può essere contestato: gli individui vengono collocati in una sorta di vuoto sociale, soli, esposti agli stimoli esercitati dai media, come se il loro modo di pensare e ragionare dipendesse solamente da quello che trasmettono i media. Al contrario gli stimoli possono provenire anche da ambiti diversi (discorsi in famiglia). I messaggi dei media colpiscono come un «proiettile magico» gli individui ad essi esposti, come se ogni cosa che ascoltiamo ci colpisca, ma a volte l’ascolto può essere distratto. Inoltre, a un determinato stimolo non c’è la stessa risposta da parte di tutti, e non viene tenuto in considerazione il potere di resistenza e interpretazione dei destinatari, che non sono passivi.

Modello di Lasswell

Il modello di Lasswell supera la teoria ipodermica: elaborato a fine anni ’40, è alla base del modello di ricerca che si utilizza oggi nella communication research. È fondamentale perché si concentra sui meccanismi chiave che si devono individuare ogni volta che ci occupiamo di analizzare le forme di comunicazione, ovvero le 5 domande che ci si deve porre ogni volta che si analizza una modalità comunicativa: chi, dice che cosa, con quale mezzo, a chi e con quali effetti. È un modello lineare come il modello matematico di Shannon e Weaver, ma a differenza di quest’ultimo si pone la domanda sugli effetti.

Questi 5 elementi in cui si suddivide la comunicazione corrispondono oggi ad altrettanti campi di ricerca:

  • Chi?: l’emittente, chi comunica, studio dell’emittenza.
  • Dice cosa?: il tipo di messaggio, analisi del contenuto (la content analysis trova in Lasswell il suo fondatore).
  • Con quale mezzo?: quale tipo di mezzo/strumento viene utilizzato.
  • A chi?: il ricevente, destinatario, analisi dell’audience e dei pubblici.
  • Con quali effetti?: analisi degli effetti nei destinatari.

A questo modello vengono mosse delle critiche, i suoi limiti sono:

  • Viene attribuito molto potere all’emittente rispetto al ricevente, che viene trattato come subordinato e passivo;
  • Si presuppone un’indipendenza dei ruoli tra emittente e destinatario, intesi come soggetti indipendenti: al contrario c’è una relazione forte tra di essi e non una rigida divisione;
  • Si presuppone che i messaggi veicolati dai media siano intenzionali e abbiano sempre un obiettivo;
  • Si dà per scontato che tutti i destinatari interpretino uno stesso messaggio nella stessa maniera;

Esistono in realtà pubblici che si costituiscono in relazione all’uso di alcune piattaforme, ovvero gli ad hoc publics: per esempio quelli che si aggregano per l’uso di un determinato hashtag su Twitter. Il pubblico inoltre dimostra comportamenti attivi, ad esempio producendo contenuti sui social: nascono così le figure dei prosumer, soggetti che vestono alternativamente i panni tanto del produttore che del consumatore.

Payne Fund Studies

I Payne Fund Studies sono la prima grande ricerca sugli effetti della comunicazione mediale, più in particolare analizza gli effetti che il cinema negli anni ’30 aveva sui giovani. Questi studi avvennero in America a causa del grandissimo successo che il cinema aveva e allo sviluppo dei metodi di ricerca empirica. Tra il 1929 e il 1932 vengono finanziate 13 ricerche sugli effetti che il cinema ha sul pubblico, identificandone 10 diversi generi, che possono attirare il pubblico differentemente. I tre generi che attiravano maggiormente il pubblico...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher irene.riste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Boccia Artieri Giovanni.
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