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Travoltini: giovani lavoratori che destinano i loro guadagni a tutto ciò che

-

procura status symbol;

Curiose: fortemente preoccupate dell’aspetto esteriore, sono limitate dalla poca

-

disponibilità monetaria nella loro passione per la moda e la bellezza;

Onnivori: versione del maschile delle curiose, si dedicano ai consumi in grado di

-

esaltare la loro forma fisica;

Bravi ragazzi: per lo più studentesse liceali cui più che l’apparire interessano i

-

contenuti. Forte coinvolgimento della famiglia che filtra le scelte di consumo;

Antenne: ragazzi/e di status elevato con una notevole vivacità culturale. Per loro

-

il consumo assume una valenza impegnata.

Ad essi poi corrispondono tre categorie sociali:

- Spettatori: amorfi e curiose;

- Manieristi: travoltini e onnivori;

- Protagonisti: antenne e bravi ragazzi.

I consumi culturali preferiti sono in genere, TV, radio, lettura. La distribuzione più

uniforme, è, al solito, quella della TV, che diventa interlocutore primario sia di quei

ragazzi che presentano poca vivacità d’interessi sia di quelli particolarmente attenti alle

mode, di cui, attraverso la TV, filtrano le novità.

PARTE TERZA

Capitolo 1: Un video per amico. I minori di fronte all’offerta televisiva del sistema

misto.

Lo schermo magico della TV, di fronte al quale si sistemano adulti e ragazzi, vede una

certa abitudinarietà del pubblico adulto cui fa contro una estrema vivacità del pubblico

più giovane, capace di inventare un proprio itinerario televisivo, dinamico e originale.

Dunque, autonomia, protagonismo e libertà sembrano i tratti salienti che caratterizzano il

pubblico minorile rispetto a quello adulto. Un pubblico, quello dei minori, che tra l’altro

decreta il netto successo delle reti commerciali, che passano quotidianamente i loro

generi preferiti, in generale la fiction e l’intrattenimento.

Capitolo 2: Non solo TV. Le altre stazioni del viaggio mediale.

Oltre che attraverso la TV, la formazione del giovane avviene anche attraverso altri

generi comunicativi. I giovani, dopo la TV, si dedicano anche alla lettura.

Tendenzialmente si preferisce al quotidiano, verso il quale l’interesse si orienta a mano

a mano col crescere dell’età, la lettura di un buon libro. Predomina la narrativa, seguita

da “avventura” e “gialli”. Anche se non è esclusivo, è comunque determinante il peso

della scuola sulla scelta di molti testi. C’è poi la radio, cui è attribuita sì attenzione come

mezzo di informazione generale, ma soprattutto di informazione e godimento musicale.

Vi è poi il cinema, che conserva una forte capacità di richiamo sulla platea giovanile, che

predilige films cominci e musicali. Tuttavia, oggi, il cinema sembra minacciato

dall’avvento dell’home-video, che coniuga la ricchezza di contenuti spettacolari del

cinema alla comodità domestica della fruizione televisiva.

Capitolo 3: Oltre il giardino. I consumi e le pratiche culturali non mediali.

Tra le esperienze di socializzazione giovanili, un momento essenziale di aggregazione è

rappresentato dallo sport sia come pratica che come fruizione delle manifestazioni. E

tanto nella pratica che nella veste di spettacolo, il calcio s’identifica come lo sport

preferito. Un’altra esperienza è quella della musica, soprattutto leggera. Un ambito

questo dove, ancor più che altrove, è diffuso il fenomeno del divismo. Il divo, con la sua

capacità di trasformismo, (vd. ad esempio Madonna) trascina nel mondo dei sogni e

affascina.

(HP centrale: profonda trasformazione dei processi di socializzazione, dove accanto ai

canali tradizionali se ne sono inseriti di nuovi e immediati che rispondono in modo più

immediato ai bisogni giovanili.)

GLI EFFETTI SOCIALI DEI MEDIA

- Wolf -

PARTE PRIMA

Capitolo 1: La rilevanza del tema.

Data la quotidianità del rapporto coi media, è normale che i media studies acquisiscano

una importanza sempre maggiore. I media hanno certamente alimentato molteplici effetti

che andrebbero studiati trovando un punto di equilibrio tra tutte le componenti in gioco.

La tendenza a ricostruire i cicli per le teorie degli effetti, sottolinea un susseguirsi di

teorie ordinate che enfatizzano il potere dei media. Qui ogni modello caratterizzante un

periodo viene sostituito perché superato dalla scoperta di variabili nuove. Esiste poi una

tendenza a ricostruire per compresenza, che nega l’idea di un’evoluzione lineare, di un

processo costante in quanto evidenzia la notevole complessità del campo.

Capitolo 2: Versioni a confronto.

Da sempre si sono avuti livelli e forme differenti di discussioni ed analisi circa i media.

Tra questi ricordiamo innanzitutto la teoria ipodermica, poi definita da Lang e Lang

come il modello “that never was”. Questo modello, secondo Katz e Lazarfeld, si sviluppò in

parte sotto l’influenza popolare della potenza dei mass-media ed in particolare

avvalendosi dell’apporto di varie scuole di pensiero. Si considerano, qui, i media come

forza unificatrice di una società caratterizzata da scarsità di relazioni interpersonali.

Vi è poi una teoria degli effetti limitati secondo la quale l’unico effetto dei media

consiste nel rafforzare nell’individuo gli atteggiamenti preesistenti, quindi rafforzano lo

status quo ed evitano di sollevare problemi circa la struttura sociale. Infine, l’attuale

ricerca è caratterizzata peculiarmente da un’attenzione verso gli effetti a lungo termine

che s’incentra sulla diffusione e sul compattamento delle immagini di realtà diffuse dai

media.

Capitolo 3: I motivi di un ritorno. (alle concezioni “forti” sul potere dei media).

A caratterizzare il mutamento dei sistemi sociali di oggi, 3 sono gli orientamenti incisivi.

Innanzitutto il processo di planetarizzazione, che tende alla creazione sostanziale di

un’unica entità il cui ambiente è l’intero pianeta. Uno dei fattori indispensabili affinchè

ciò avvenga è l’espansione dei sistemi dei media. Un secondo punto è che i media hanno

stimolato e continuano ad alimentare una volontà matura, consapevole di partecipazione

alla vita politica, alle decisioni fondamentali che riguardano la società e lo stato. Infine è

importante il ruolo dei media come sistemi di conoscenza. Essi contribuiscono a

diffondere interessi ed esigenze culturali, a promuovere la formazione di una più

documentata e avvertita coscienza critica.

PARTE SECONDA

L’idea che l’impatto dei media portasse con sé influenze forti e durature nel tempo, è

contestualizzata da più di un modello: la spirale del silenzio, la teoria del knowledge gap,

la teoria della coltivazione.

La spirale del silenzio: (basata sull’analisi delle compagne elettorali tedesche)

Modello elaborato da Elisabeth Neumann che descrive come i media contribuiscano a

rendere possibile il mutamento sociale, grazie soprattutto alla TV che rende significativo

il punto di riferimento costituito dai trends significativi nel clima d’opinione. La spirale

del silenzio indica, cioè, uno spostamento d’opinione nato dal fatto che si viene a credere

ciò che si pensa che gli altri credono, il tutto amplificato dai media.

Gli scarti della conoscenza:

Il modello del Knowledge gap, formulato da Tichenor – Donohue e Olien, pone l’accento

su quanto i media siano strumenti di accentuazione delle disuguaglianze sociali. A mano

a mano che la penetrazione dei media d’informazione aumenta, lo scarto di conoscenza

tra la popolazione di status diverso aumenta a sua volta. Il tema evidenziato da questo

modello è oggi sempre più di scottante attualità dato lo sviluppo di tecnologie

comunicative che marcano la dinamica di differenziazione sociale. Si aprono, dunque,

nuove forme di disuguaglianza.

La dipendenza dai media:

Elaborata da Ball, Rokeach, De Fleur, questa teoria sottolinea che la diffusione capillare dei

media comporta una limitazione delle esperienze di conoscenza diretta. La questione

consiste nel definire i fattori sociali che determinano l’ampiezza e il tipo di effetti dei

media, che sono legate al grado di dipendenza che le altre componenti del sistema

sociale e gli individui stessi hanno dal sistema dei media definendone i confini.

Dunque, mentre i modelli precedenti hanno evidenziato la contrapposizione tra la

dimensione micro e macro, qui se ne sottolinea la loro complementarietà. I tipi di

dipendenza che si determinano rispetto ai media sono articolati in dipendenza cognitiva,

nell'orientamento, nell’attività di svago.

Capitolo 5: Socializzazioni “a latere”. (coltivation theory)

Teoria formulata da Gerbner secondo cui il principale costruttore di immagini della realtà

sociale è il mezzo televisivo. La TV non coltiva solo sistemi di credenze ma produce

anche gli atteggiamenti emotivi corrispondenti ai sistemi di credenze. Ancor più che la

TV, nei tempi attuali, come ci sottolinea Meyrovitz, i media elettronici ci danno nuovi

eventi e nuovi comportamenti, modificando i confini delle situazioni sociali.

Capitolo 6: I media e la costruzione sociale di realtà.

I media, data la loro capacità d’influire in profondità, di condizionare scelte ed

orientamenti, atteggiamenti e giudizi, sono da sempre considerati come costruttori sociali

di realtà. Ma ogni singolo media, sia pure persuasivo come la TV, può determinare solo

una parte limitata della realtà sociale, la cui costruzione è un processo complesso nel

quale un ruolo non marginale spetta ai fruitori dei media e alle loro realtà quotidiane e

alle vecchie agenzie.

PARTE TERZA

Capitolo 1: Nuovi modelli, vecchi problemi.

In generale, l’attribuzione del potere ai media sembra cancellare dall’analisi le altre

agenzie di socializzazione, il resto del panorama sociale anche se non viene poi stabilita

adeguatamente l’immagine delle loro reali capacità di influenza. Tuttavia, in

controtendenza a ciò, e quindi alle teorie del New Look fondate sul powerful media, Weaver

eWakshalg sostengono che è l’esperienza diretta ad oscurare l’influenza sulla realtà della

TV.

Capitolo 2: I passi da compiere.

Il I passo da compiere è studiare gli effetti in una dimensione a lungo termine che

evidenzia come il peso dei media va ponderato con quello di altri processi di

trasformazione, che pian piano si vanno “attrezzando” per essere adeguatamente

presenti. Attribuire ai media un ruolo di concausa non significa eliminare la possibilità

che si possa trattare anche d’influenze rilevanti.

Il II aspetto consiste nell’accertare l’influenza cognitiva generata dall’impatto della

fruizione mediale sull’individuo.

Il III è che, a mano a mano che i media acquistano le caratteristiche di un sistema, si

devono esaminare anche i nessi che si determinano sulle altre componenti del sistema.

Tutto questo secondo l’idea che un modello che fa dipendere tutti i mutamenti da una

sola variabile, riducendo tutte le altre influenze a semplici pertubazioni, è privo di utilità

perché è troppo lontano dalla realtà.

Dunque, è più esatto pensare ai media come ad un’attività sociale organizzata e integrata

in contesti più ampi.

Capitolo 3: Nuovi media, nuovi temi per la ricerca sugli effetti.

Per concludere dobbiamo dire che, perché gli studi comunicativi possano essere al passo

coi tempi, devono sapersi inserire nell’analisi delle tendenze al mutamento che

riguardano sia il sistema mediale che quello sociale.

Oggi infatti, i notevoli mutamenti tecnologici portano sulla scena i cosìddetti new media

che si caratterizzano per rendere acquisibile una varietà più ampia di contenuti in un

modo orientato alla soggettività del consumatore.

Progressiva visibilità crescente del sociale:

(nuove minoranze)

Le persone percepiscono di essere parte di un gruppo minoritario perché si sentono

escluise dal più vasto gruppo di riferimento.

L’INDUSTRIALIZZAZIONE DELLA CULTURA ITALIANA

-Forgacs-

Capitolo 1: gli spazi della cultura

Dopo lunghi combattimenti, il 17/3/1861, l’Italia è finalmente unificata anche se solo da

un punto di vista politico-amministrativo. E’ emblematica l’espressione di D’Azelio

“L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani” a sottolineare la consapevolezza dei

problemi del nuovo stato e della mancanza di un’identità culturale condivisa a livello

nazionale.

L’italia nasce come una nazione fortemente friabile, caratterizzata da un notevole divario

tra Nord e Sud del Paese, ma ancor prima tra città e campagna, e prima ancora tra centro

e borgate periferiche.

I processi che tentarono la creazione di una identità nazionale furono l’urbanizzazione di

massa , la scolarizzazione, la leva militare, ma soprattutto la diffusione dei media, nello

specifico di quel tempo radio e televisione. Infatti, se si tiene conto del fatto che ancora

oggi, nonostante gli evidenti progressi realizzati in ogni campo, estese masse non hanno

raggiunto livelli culturali delle classi più alte, ci si rende conto dell’importanza dei media

nel favorire la crescita civile. Attraverso i media, i ceti popolari possono “saltare” gli

ostacoli costituiti dalla loro ridotta o inadeguata cultura, e acquisire il patrimonio di

conoscenze e di informazioni indispensabili per la vita.

Capitolo 2: Il decollo.

L’epoca industriale italiana inizia alla fine del IX sec., con la nascita emblematica nel 1899

della FIAT. Le industrie si concentrano su alcuni settori chiave: siderurgico,

metalmeccanico, tessile, elettrico e chimico, e in regioni particolari: il nord-ovest, la

Toscana, L’Emilia, parte del Veneto. Ciò, ad allargare ulteriormente lo storico divario tra

nord e sud. Pian piano si sviluppano anche le industrie culturali, intorno a cui si notano

tre aspetti fondamentali. Il I è che le attività culturali vengono sempre più attirate nel

circuito del capitale. Il II è che gli “spostamenti” nella sfera culturale diventano sempre

più competitivi o monopolistici. Il III è che le attività culturali si adoperano notevolmente

nell’opera di formazione del consenso, che raggiunse livelli eccezionali con l’avvento del

potere del fascismo.

Grande importanza ed influenza politica acquista la stampa che si rivolge ad un pubblico

di opinion leaders, istruito, ad alto reddito, non a un pubblico di massa.

Una stampa che presenta forte dipendenza dall’industria e dalle banche. Per quanto

riguarda l’editoria libraria, essa non presenta lo steso ruolo, fortemente politicizzato e di

formazione dell’opinione pubblica dell’editoria giornalistica.

Comincia intanto anche la diffusione di forme di spettacolo. Dopo il 1900 si assiste

all’espansione del “politeanna”, un teatro per intrattenimenti con un repertorio popolare

a prezzi bassi. Nasce anche il cinema per il quale sembra che l’attrazione sia immediata e

la sua importanza è subito colta dai cattolici, che tentano così di allargare la loro

influenza a livello popolare.

Capitolo 3: Lo stato fascista e le industrie culturali.

Il fascismo, alleato con l’industria privata per il sostegno politico e il consenso, lascia le

industrie culturali quasi interamente in mano ai privati. Con l’avvento del fascismo, per

quanto riguarda l’editoria, coloro che non si adattano al regime, avendone accettato i

limiti, come ad esempio la censura preventiva, sono costretti a chiudere. Esistono vari

tipi di adattamento. Il trasformarsi in un editore prettamente commerciale e quindi di

giornali leggeri, come la Nerbini; divenire dichiaratamente fascista, come la Vallecchi,

prenderne le distanze per un’editoria di cultura, come la Laterza.

La radio propone le prime trasmissioni nel 1924, ma è in seguito alla crisi economica dei

primi anni ’30 che comincia a diventare più direttamente politicizzata. Si trasmettono così

“Cronache del regime”, “L’ora radiofonica” “I 10 minuti del lavoratore”, tutti miranti ad

orientare la coscienza collettiva verso la nuova etica nazionale.

Per quanto riguarda il cinema diciamo subito che il 29/4/1937 Mussolini inaugura

Cinecittà, i nuovi studi cinematografici a Roma, posando la prima pietra sotto un

manifesto con su scritto: “La cinematografia è l’arma più forte”. Ed infatti, è attraverso la

cinematografia, soprattutto con documentari e cinegiornali, che l’Unione Cinematografica

Educatrice (LUCE) svolge la sua propaganda politica. Al tentativo di nazionalizzare le

masse, si contrappone la diffusione di materiale d’intrattenimento straniero

probabilmente per venire incontro alle esigenze popolari e allo stesso tempo muoverle

favorevolmente verso lo stato.

Capitolo 4: Dal fascismo alla liberazione.

A partire dal 1942 la guerra la guerra si trasforma in una serie di sconfitte che portano

alla crisi del fascismo. Già prima comincia il malcontento verso il regime in particolare

all’interno dei gruppi intellettuali e degli studenti che vanno diffondendo tendenze

critiche dissidenti cui lo stato fascista risponde in modo repressivo intensificando il

controllo e la censura. Negli ultimi anni però, il ministro dell’educazione, Bottai,

patrocina diverse attività critiche dal carattere sempre più anticonformista. Tentativo

questo di recuperare le tendenze emergenti della cultura alternativa organizzandole

dall’alto. Non è però escluso che questo abbia potuto aiutare ad aumentarle

vorticosamente, trasformandole in qualcosa di grande e poco controllabile.

Capitolo 5: Gli anni della ricostruzione.

Dopo la liberazione, gli alleati creano un programma di ricostruzione che vede per le

industri culturali una continuità con la situazione pre-bellica; vede poi l’ingresso nel

sistema di una nuova forza, la DC, che occupa gli apparati chiave: radio, censura,

sottosegretariato per lo spettacolo; e vede infine una rapida crescita con lo sviluppo dei

periodici a larga diffusione, dell’audience televisiva, di una cultura giovanile.

Tutto questo, con l’aggiunta della caduta dl muro del protezionismo. Il che permette un

più vasto ingresso di produzioni in vari campi. Così, per esempio, negli anni ’50 si assiste

alla nascita del bar American Style, all’introduzione di elettrodomestici, supermercati,

etc..; tutto ciò è notevolmente amplificato con l’avvento della TV (1954).

Capitolo 6: Controculture e concentrazioni.

Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80 si assiste all’emergere di movimenti di

cultura alternativa che mirano alla decentralizzazione del potere e a modelli diversi di

gestione delle imprese e di rapporti col pubblico, e contemporaneamente all’emergere

della concentrazione della proprietà nelle mani di poche grandi aziende.

Contemporaneamente inoltre, vi è l’ingresso sulla scena delle donne e degli studenti.

I cambiamenti più incisivi si hanno nella stampa con l’emergere di fatti di

controinformazione della sinistra extraparlamentare, con la notevole politicizzazione dei

giornalisti. Anche l’emittente televisiva RAI libera degli stretti parametri governativi può

fornire una visione più estesa degli avvenimenti nazionali ed esteri.

Ma alla fine degli anni ’70, molte delle iniziative controculturali sono riassorbite, si assiste

ad un periodo di involuzione conservatrice mediante il controllo dei mercati e la gestione

del consenso in quanto negli anni immediatamente precedenti troppi sono stati gli

scandali e troppo numerose le azioni di scampo terroristico.

Capitolo 7: La sinistra e la modernizzazione culturale.

I comunisti, presenti sotto il fascismo con una notevole attività clandestina, sono degli

ottimi organizzatori sia durante che dopo la resistenza, cercando consenso attraverso la

promozione della cultura popolare, che vuol dire comunità, solidarietà ed egemonia

operaia. Il perno a cui ruota questo sistema di valori è la verità del realismo che si scaglia

contro l’avanguardismo e il fascismo.

Questa strategia culturale comincia a disgregarsi in pieni anni ’60 con la nascita di una

nuova sinistra fuori dall’orbita PCI-PSI, di una critica di sinistra favorevole

all’avanguardia, di una vivace storiografia. Un segno dei nuovi tempi è riscontrabile

nell’accettazione di forme di finanziamento misto delle attività culturali.

Capitolo 8: Deregolamentazione, pubblicità e consumi culturali negli anni ’80.

Dopo una vertiginosa ascesa da paese pre-industriale a paese post-industriale, l’Italia

degli anni ’80 presenta una mondializzazione della produzione e della distribuzione

culturale, accompagnata da un indebolimento della regolamentazione e dei controlli

statali. Tuttavia, tutto dipende ancora da un’irregolare distribuzione dei redditi, che

alimenta le tradizionali disparità di classe. Inoltre, in un’epoca di duopolio pubblico-

privato, le voci regionali sono sempre più limitate in un’ottica nazionale. Infine, i modelli

di accertamento non danno segni di cedimento o di avvicinamento ad un modello

democratico.

TEORIE DELLE COMUNICAZIONI DI MASSA -De Fleur, Ball, Rockeach-

Capitolo 2: La nascita della stampa di massa

La lunga lotta per stabilire l’importante principio della libertà di stampa viene

combattuta nel periodo in cui s’avvio il declino delle antiche monarchie feudali e

incominciarono ad affermarsi nuovi concetti di democrazia politica.

I giornali di massa comparvero intorno al 1830 (1833) ma la loro affermazione era

ostacolata dalla limitatezza dei mezzi allora disponibili per la raccolta delle informazioni,

per la stampa e per la distribuzione. La formula vincente fu trovata da B. Day, uno

stampatore di New York, che il 3/9/1833 fece nascere la prima copia del “NY Sun”, un

giornaletto in cui si ridefiniva il concetto di notizia, sensazionale e a misura dei gusti del

pubblico e si prevedevano le inserzioni pubblicitarie che divennero un buon mezzo di

finanziamento. Col tempo, i quotidiani si differenziarono e si specializzarono sempre di

più, con sezioni tematiche, commenti e argomenti per i gusti più disparati. L’aspra

concorrenza diede vita a forme particolari come il giornalismo giallo, che urtò un ampio

numero di persone tale da sollevare una tempesta di critiche le quali portarono ai codici

di condotta che regolano l’attività editoriale.

Capitolo 3: Lo sviluppo del cinema.

L’evoluzione della tecnologia, che portò allo svilupparsi del cinema, vide la I scoperta del

controllo dei principi della proiezione di immagini in forma di ombre, poi la percezione

di un movimento continuo a partire dalla visione dei disegni mostrati in rapida

successione, infine la fotografia. Grazie al contributo di tanti, da diverse parti del mondo,

alla fine T. Edison formulò la combinazione essenziale. Il suo cinetoscopio fu disponibile

al pubblico pagante dal 1894, quando un intraprendente gestore aprì una sala da

cinetoscopio con 10 macchine a Brodway. Nel 1895 a Parigi fu inaugurato il

cinematografo in cui per un franco si potevano vedere alcuni brevi films, anche se con

soggetti futili e insignificanti, che soddisfacevano le esigenze più elementari. Nacquero

anche i cosidetti nickelodeon dove gli spettatori potevano vedere diversi fims brevi.

Pian piano il cinema diveniva un medium vero e proprio, una forma di intrattenimento

adulto grazie al notevole apporto degli immigrati, della grande guerra (che ne fece un

medium d’importanza mondiale). Poi, intorno agli anni ’20 ci fu l’avvento del sonoro e

intorno alla II guerra mondiale si incominciò a produrre films a colori.

Capitolo 4: L’affermazione della radio e della televisione.

Col procedere del cammino nel campo delle tecnologie di comunicazione, intorno al 1890

G. Marconi riuscì a costruire il 1° telegrafo senza fili, che costituì un passo essenziale per

lo sviluppo della radio. Era il Natale del 1906 quando il radiotelefono divenne realtà. A

poco a poco le radio si fecero leggere e trasportabili e le loro potenzialità commerciali non

sfuggirono alle più grosse produttrici di apparecchiature elettroniche. La 1° stazione

radiofonica nacque nel 1920 a Pittsburg e in breve tempo ne sorsero altre. Appena iniziò

una diffusione regolare dei programmi, l’interesse latente iniziale esplose in una sorta di

mania collettiva. Alla fine degli anni ’20 quasi tutti potevano comprare ad un buon

prezzo e per di più a rate, un apparecchio radio e le emittenti registravano profitti grazie

alla pubblicità.

Col 2° dopoguerra la radio si trovò a fronteggiare la concorrenza della TV. con

l’affermarsi della TV la radio prese un posto secondario perché la serata familiare fu

votata alla TV. Oggi la radio fornisce i suoi servizi al pubblico nelle ore in cui la TV non è

adatta a farlo. Il possesso del televisore divenne ben presto uno status-symbol e col

tempo l’affidabilità tecnica degli apparecchi migliorò sempre di più. La TV ha unito il

fascino del cinema e quello della radio, vale a dire dell’immagine in movimento

all’attualità e quella della visione diretta e contemporanea dei fatti.

Capitolo 5: I mass media come sistemi sociali (…)

PARTE SECONDA

Capitolo 6: la sociologia di massa e la teoria del proiettile magico

Nel primo decennio di questo secolo i media erano ancora nella loro fase “infantile. A

quell’epoca le teorie sociologiche nella natura della sociologia enfatizzavano il concetto di

massa, intesa come una forma di relazione impersonale tipica dell’ordine sociologico

urbano-industriale allora emergente. Da qui, concetto di sociologia di massa e quello di

comunicazione di massa. Nella sociologia di massa si presuppone che gli individui sono

psicologicamente isolati, che interagiscono tra loro ma in modo impersonale, che siano

liberi da obblighi vincolanti. Quando l’Europa e gli Stati Uniti furono investiti dalla

Grande Guerra, ovunque nacque il bisogno urgentissimo di forgiare vincoli più forti tra

gli individui e la società, per convogliare le energie in un contributo efficace alle esigenze

delle Nazioni. Il mezzo per il raggiungimento di tali scopi furono i media con la

propaganda. Infatti, secondo l’opinione più generale, a posteriori chiamata teoria del

proiettile magico, ogni membro dell’audience riceveva in maniera uniforme i messaggi dei

media, il che innescava risposte dirette e immediate.

Capitolo 7: Le teorie dell’influenza selettiva.

Teoria differenze individuali: Tutti condividono i modelli di comportamento della propria

cultura, ma ognuno presenta una particolare struttura cognitiva di bisogni, di opinioni,

atteggiamenti, capacità. Una questione fondamentale per questa teoria consiste

nell’origine delle differenze individuali per ereditarietà o per apprendimento. Si

riconobbe maggiore importanza per l’apprendimento perché mentre le nostre

motivazioni ereditarie e biologiche possono essere relativamente simili, i fattori acquisiti

sono prodotti dalle nostre esperienze sociali, che sono particolari e producono differenze

profonde.

Teoria defferenziazione sociale: Con l’urbanizzazione e l’industrializzazione si assistette ad

una notevole divisione del lavoro, ad una stratificazione delle gerarchie sociali, ad una

generale mobilitazione verso l’alto. Questo significò strutture estremamente differenziate,

complessità sociale.

Teoria delle relazioni sociali: Le relazioni sociali erano importantissimi fattori intervenienti

che determinavano il modo in cui le persone selezionavano il contenuto dei media, lo

interpretavano e agivano di conseguenza.

Le teorie dell’influenza selettiva non spiegano gli effetti a lungo termine. Esse si

concentrano sul “qui” e su “ora”. Inoltre esse agivano tra Stimolo (contenuti diffusi) e

Risposta (cambiamenti prodotti). Volendo sintetizzare, diciamo che:

a) Le prime nelle strutture cognitive sono date da esperienze di apprendimento;

b) Le categorie sociali sviluppano sub-culture distintive per affrontare i loro problemi

specifici;

c) Le relazioni sociali generano modelli selettivi di attenzione, percezione,

memorizzazione e azione, relativi a specifiche forme di contenuto mediale.

Capitolo 8: La socializzazione e le teorie dell’influenza indiretta.

Il termine socializzazione abbraccia diversi aspetti. Tra questi uno riguarda i sistemi

nuovi di risposta personale dell’individuo, che modificano i suoi modi abituali di

rispondere all’ambiente fisico o sociale. Nel processo di socializzazione le comunicazioni

di massa possono esercitare un ruolo fondamentale, per la cui comprensione un

contributo ci viene da varie teorie.

Teoria del modellamento: Si basa su un processo secondo cui vi è un momento di

osservazione del modello, poi di indentificazione col modello, poi conoscimento della

funzionalità di quel modello, ancora di ricordo e riproduzione, infine rafforzamento e

ripetuta produzione. In altre parole, se una figura modello agisce secondo una forma di

comportamento che è identificata come qualcosa di desiderabile per le sue conseguenze,

aumentano le probabilità che venga adottata e che resti come una parte del repertorio

personale dell’individuo permanentemente.

Teoria delle aspettative sociali: esistono modelli consolidati di vita di gruppo che assicurano

prevedibilità di ciò che ognuno può aspettarsi dagli altri. I media sono una fonte primaria

di aspettative sociali in quanto nei loro contenuti essi rappresentano i modi di agire tipici

di qualsiasi tipologia di gruppo conosciuto nella vita sociale contemporanea.

Capitolo 9: Le comunicazioni di massa e la costruzione del significato.

Anche se è vero che non si può più assistere direttamente a tutto ciò che capita al mondo

è pur vero che ormai tra la realtà e l’individuo si sono ormai inseriti i mass-media i quali

ci danno le loro rappresentazioni mediate della realtà. In base ai principi della

conoscenza del linguaggio e del comportamento gli studiosi elaborano il paradigma

generale del significato sviluppabile secondo alcune preposizioni:

a) la memoria rende possibile lo sviluppo della conoscenza;

b) che ha forma di concetti, cioè strutture di significato memorizzate dagli individui;

c) si possono elaborare concetti attraverso il contatto sensoriale diretto, o attraverso

l’interazione simbolica;

d) un insieme di simboli è il linguaggio;

e) a standardizzare i legami tra il simbolo e il linguaggio ci sono le convenzioni.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mattioli Francesco.

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