Che cosa sono i media?
I media sono quegli strumenti di cui oggi ci serviamo per comunicare e che possono essere considerati da molti punti di vista come un’evoluzione. Nel '900 hanno iniziato a diffondersi i media elettronici (tv, radio), che hanno reso possibile parlare di istantaneità fra trasmissione e ricezione, centralizzazione produttiva e distributiva, di modello trasmissivo uno-molti. Subito alla fine del '900 già si parlava invece di rivoluzione digitale con lo sviluppo di internet e del modello di comunicazione molti-molti, che hanno permesso lo sviluppo di un web.
La scrittura è stato il primo e fondamentale mezzo per superare i limiti dell’interazione faccia a faccia che non consente di fissare le forme simboliche, per cui essa può considerarsi “la tecnologia della comunicazione” e tutti gli altri media possono essere considerati in qualche modo forme evolutive della scrittura.
Spesso la comunicazione mediatica viene considerata come una comunicazione a sé, ma in realtà devono essere prese in considerazione le loro specificità che non sono nate con essi, ma prima da delle esigenze umane e si connettono al nostro corpo e alle nostre funzioni fisiche, perciò è difficile tracciare una distinzione tra naturale e artificiale.
Come osserva Edward Hall, i media che l’uomo utilizza sono come delle estensioni di qualche organo e/o funzione fisica, sensoriale o psichica: l’evoluzione delle armi comincia con i denti e il pugno; i vestiti sono estensioni dei meccanismi biologici di controllo della temperatura e sono anche media, nel senso che influenzano in modo determinante il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente naturale e sociale.
Il termine artificiale non ha perciò alcun significato negativo, ma anzi se la tecnologia viene correttamente interiorizzata e resa una seconda natura, una parte psichica di se stessi, essa non degrada la vita umana, ma la migliora, espandendo lo spirito.
I media come tecnologie e sistemi di relazione
I media sono apparati socio-tecnici che svolgono una funzione di mediazione nella comunicazione fra soggetti. Essi si caratterizzano per una specifica configurazione materiale composta da:
- Caratteristiche linguistiche (codici), riguardano la forma che i messaggi e i testi assumono in un determinato medium
- Caratteristiche tecnologiche (canali), il veicolo tecnico che funge come mezzo di trasmissione di informazioni e forme simboliche
Perciò i media possono essere distinti in media per: registrazione, riproduzione, trasmissione.
Essi possono essere anche classificati come:
- Media industriali (natura tecnologica che separa quelli a base analogica da quelli a base digitale)
- Media post-industriali (convertono i segnali di tipo analogico in un unico codice digitale, consentendo combinazioni senza precedenti di linguaggi, veicoli e contenuti)
Dal punto di vista sociale nei media si è andati incontro a una convergenza con la loro evoluzione, per cui soggetti economici che governano i media si uniscono a grandi aziende per le quali il singolo medium non rappresenta che un segmento del mercato, ma dall’altra parte significa anche che i media che fino a poco tempo prima utilizzavano canali distinti oggi possono utilizzare lo stesso medium (es. su internet possiamo trovare i diversi media tra cui giornale, radio, televisione).
I media sono anche apparati socio-economici, perché il loro funzionamento chiama in causa degli attori sociali, meccanismi e regole sociali, economiche, politiche e sociali. Ciò significa che i media non servono solamente a trasferire informazioni, ma legano e separano i soggetti e gli oggetti della comunicazione.
I media si esprimono dentro la società e interagiscono con le relazioni sociali che i soggetti intrattengono nelle loro diverse sfere di vita. Ad esempio, la struttura della televisione dipende dalla situazione istituzionale del contesto in cui si sviluppa; dal quadro culturale in cui si sviluppa; dal quadro tecnologico in cui si sviluppa. Questo fa comprendere come i frame e i quadri in cui si sviluppa il medium lo plasmino al tempo stesso, trasformandolo completamente con il cambiare dell’area geopolitica, del periodo e delle culture.
I media svolgono una funzione di mediazione nelle relazioni comunicative tra soggetti e queste relazioni sono riconducibili a due tipi di reti:
- Reti a nodi, ogni utente può collegarsi con ogni altro sistema istituzionale di relazioni in cui figura la classica società. Sono le prime reti tecnologiche, in quanto mantenute dal telefono e dalla sua evoluzione, il telefono cellulare.
- Reti a centri, di emissione che produce e diffonde messaggi, testi e prodotti culturali tra una pluralità di destinatari. È tipica dei sistemi di comunicazione di massa. Il flusso della comunicazione è prevalentemente unidirezionale; i destinatari dei messaggi sono semplici riceventi (per cui si parlerebbe di vera e propria trasmissione invece che di comunicazione); il contesto di produzione e di ricezione sono separati.
I produttori possono decidere che cosa deve essere comunicato, mentre i riceventi hanno poco potere su questo, ma sono in grado di decidere a cosa prestare attenzione. A questo proposito i professionisti dei media cercano sempre di colmare la distanza che li separa dai destinatari attraverso ricerche di mercato, ricorso a formule sperimentate e di prevedibile successo, nonostante permanga un’imprevedibilità della reazione del pubblico.
Il fatto che i prodotti dei media siano accessibili a una pluralità di destinatari ha reso questi beni pubblici, aperti e disponibili ai pubblici che ormai hanno una composizione eterogenea.
Un altro aspetto importante è la mercificazione delle forme simboliche: al bene viene associato un valore simbolico, ma anche un valore economico (grazie al quale possono essere scambiate sul mercato) per cui si trasformano in merci. Oggi ci sono un sacco di prodotti culturali che vengono realizzati per essere venduti, ma ve ne sono tanti altri che puntano invece a scopi educativi, ideologici, piuttosto che economici.
La comunicazione di massa comunque è un fenomeno completamente moderno che ha inizio con l’invenzione della stampa di Gutenberg, e che si lega alle evoluzioni economiche, politiche e sociali della società (urbanizzazione, industrializzazione, miglioramento complessivo delle condizioni di vita).
Il web in quanto rete delle reti contiene entrambi (reti a nodi come mail, chat, social network e reti a centri come i siti istituzionali o i quotidiani online) ed è in più caratterizzato da interattività, possibilità del destinatario di retroagire sull’emittente.
Classificazione dei media
I media si differenziano per:
- Unità di contenuto (cioè argomento, tema, genere specifico) / pluralità di argomenti, temi, generi
- Forma del contenuto (cioè per codici e i linguaggi che utilizzano), per esempio i media a stampa favoriscono un accesso legato alle competenze relative al codice e alla sua comprensione, mentre i media visivi utilizzano codici naturali e quindi comprensibili a tutti
- Circostanze e metodi di distribuzione (per quanto riguarda le circostanze in alcuni casi la fruizione dei destinatari avviene nello stesso momento, come nel caso della radio o della tv, mentre in altri è più disseminata nel tempo come nel caso dei libri; per quanto riguarda le modalità ci sono dei media che passano attraverso una decisione, tipo l’acquisto di un libro o la visione di un film, e altri media che sono direttamente disponibili)
- Valori culturali e sociali (mentre la stampa è più orientata verso l’informazione e la realtà, il cinema è più orientato verso l’immaginario)
- Reazioni sociali (favoriscono diversi tipi di relazioni tra emittente e ricevente e dei riceventi tra loro, in quanto per esempio possono prevedere una fruizione individuale come il libro o comunitario come la tv e il cinema; inoltre possono essere fruiti da strati sociali diversi non solo a livello socioeconomico, ma anche a livello culturale e di istruzione)
- Tipo strutturale > tecnologico (guarda al fatto che i media adottino tecnologie semplici o complesse) che si lega a quello organizzativo (produzione semplice o complessa, per esempio il libro è frutto di un autore, mentre un film è l’esito del lavoro coordinato di più persone)
- Dimensione giuridico-politica (norme che regolano l’attività dei produttori e a volte anche dei destinatari)
La rivoluzione digitale che ha avuto luogo nell’ultimo secolo ha inciso profondamente sul panorama dei media, proponendo un modello che risulta essere l’integrazione dei modelli precedenti: ora, infatti, è possibile vedere sul web comunicazioni tradizionali a una via (tv, leggere il giornale online), ma anche comunicazioni orizzontali (facebook, twitter), e forme miste (youtube per cui possiamo guardare un film, inserire commenti ecc.).
In questo nuovo panorama il pubblico assume diversi ruoli:
- Utente, in quanto utilizza i media utilizzandone le interfacce materiali (l’apprendistato per la competenza d’uso dei media è quello che viene definito domestication, ossia lenta appropriazione dei mezzi nella loro dimensione materiale)
- Ricevente / interprete dei testi, in quanto fruiscono di messaggi trasmessi e li interpretano, avviando un’operazione chiamata literacy o competenza semiotica
- Emittente, in quanto produce a sua volta messaggi e significati inviandoli agli altri utenti
- Merce, perché i suoi atti comunicativi sono oggetto di scambio economico
Realtà e "media realtà"
È avanzata l’idea di una “doppia realtà” nell’analisi dei media:
- Realtà quotidiana > quella delle relazioni faccia a faccia, concepita come realtà primaria in cui la persona è socialmente integrata
- Realtà dei media > immagine che riflette il mondo reale, ed è una realtà secondaria e derivata, con un minore grado di realtà
Questo modello della doppia realtà attraversa tutta la storia della ricerca sulla comunicazione di massa ed emerge in alcuni tra i più importanti orientamenti della ricerca attuale come la “spirale del silenzio”.
Una seconda visione del rapporto tra media e realtà ritiene che la realtà non ci sia immediatamente data, non è accessibile all’esperienza umana, così i mass media non sono più mezzi che trasmettono informazioni e idee e che riproducono una realtà pre-esistente, ma contribuiscono in modo essenziale a dare una forma alla nostra esperienza.
La svolta nella visione del rapporto tra media e realtà è stata anticipata da due rotture:
- Con l’opera di McLuhan, anni ’60 che si presenta come sfida per le teorie dei media precedenti. Secondo McLuhan i media non si affiancano alla vita quotidiana, ma è essa che si costruisce intorno ai media, ossia essi non sono modi per riportarci al mondo reale, ma sono essi stessi il mondo reale e rimodellano la cultura e la società precedenti.
- Nell’ambito della teoria sociologica generale secondo paradigmi struttural-funzionalista e conflittuale. Per entrambi esiste un ordine sociale che va scoperto e analizzato, ma differiscono proprio nella definizione delle caratteristiche di tale ordine: per il primo si tratta di un ordine alimentato dall’adesione degli individui ai valori centrali della società; per il secondo è un ordine dialettico, non realizzato e da realizzarsi superando le contraddizioni del presente. I media appaiono come veicoli o ostacoli a seconda che favoriscano o impediscano l’adesione degli individui a questo ordine ideale.
A partire dalla fine degli anni ’60 si sono innestati nuovi paradigmi sociologici, accumunati dall’idea che la realtà sociale è costituita attraverso e da processi comunicativi. I mass media da canali e mezzi per trasmettere, diventano frame, prospettive, codici e ambienti che organizzano la società. “Definers of social reality”. Questo nuovo modo di concepire il rapporto tra media e realtà ha trovato diverse direzioni di sviluppo, tra cui l’analisi del newsmaking e le diverse teorie sui media come linguaggi e forme culturali sviluppate soprattutto nell’ambito dei cultural studies.
Che cos'è la sociologia?
Si tratta dello studio del sociale: studio che si occupa dei rapporti fra gli uomini, dei gruppi e interazioni sociali e dell’azione sociale fra gli uomini, orientata nel suo corso in base all’atteggiamento degli altri individui.
- Auguste Comte, (primo che se ne occupa) filosofo del positivismo che vive tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, che definisce la sociologia come lo studio positivo dell’insieme delle leggi fondamentali proprie a fenomeni sociali. Comte sostiene che la società debba essere guardata come un organismo governato da leggi.
Di cosa vuole stabilisce le leggi:
- I rapporti fra gli uomini (e le strutture sociali in cui questi rapporti si costruiscono)
- I gruppi sociali
Questi oggetti devono essere guardati per cogliere le regolarità e analizzare le costanti. In questo Comte risulta essere un rivoluzionario in quanto non si pensava all’epoca di poter cogliere delle regolarità all’interno di un gruppo sociale.
- Georg Simmel (1858 - 1918), che fa un passo avanti rispetto a Comte e inaugura un filone di studi nella sociologia. Simmel è il primo che osserva anche gli aspetti della vita quotidiana, quindi all’interno di eventi non macroscopici, ma di quelli microscopici, che hanno come sfondo lo sviluppo delle grandi città che avveniva a fine ‘800. Non ci si trova più nelle piccole comunità, ma nelle grandi aree urbane.
- Max Weber (1864 - 1920), con lui si sviluppa un altro interesse rispetto alla struttura della società. È uno dei più importanti sociologi che hanno fatto sviluppare, insieme a Simmel, questa disciplina. Nella società gli individui agiscono e perciò se si vuole capire come funziona la società bisognerebbe studiare le azioni. Si parla perciò di scienza dell’azione che si occupa di tutto ciò che le persone fanno in modo intenzionale tenendo conto dell’atteggiamento degli altri e modificandosi secondo quello che gli altri fanno.
Vi sono delle aree in cui la componente comunicativa della sociologia non è molto sviluppata: esempio sono alcune comunità rurali dell’Africa dove la società è caratterizzata dalla presenza di città non tanto grandi e da una popolazione che vive in piccoli villaggi, molto lontani gli uni dagli altri e in cui ci si occupa di agricoltura di sussistenza. Il tessuto sociale non è retto tanto dalle dinamiche comunicative, ma da quelle tribali.
Che cos’è la sociologia della comunicazione?
Man mano che si studia la sociologia si comprende che questa è costituita da un’importante dinamica: la comunicazione.
Communico > mettere in comune, far partecipe
Cum - munire > legare, costruire
La comunicazione è una relazione sociale nel corso della quale due o più individui arrivano a condividere particolari significati. Si tratta di uno scambio interattivo, in cui è importante che vi sia un’intenzionalità reciproca in grado di far condividere un determinato significato che ha come base una cultura di riferimento. Attraverso la comunicazione noi costruiamo la nostra realtà sociale, incrementiamo la nostra conoscenza condivisa cioè il “senso comune”.
Che cos'è la comunicazione interpersonale?
- Un processo di costruzione collettiva e condivisa del significato, dotato di diversi gradi di formalizzazione, consapevolezza e intenzionalità (ossia due persone quando comunicano costruiscono insieme un significato condiviso che può avere diversi gradi di formalizzazione, consapevolezza e intenzionalità).
- L’emissione deliberata di un messaggio codificato secondo certe regole socialmente riconosciute e rivolto a dei riceventi (qualificati o meno). Nell’emissione di un messaggio ci sono sempre delle informazioni non intenzionali che informano sulle caratteristiche dell’emittente e sulle circostanze.
- La prima definizione insiste sulla costruzione della situazione, mentre la seconda sulla trasmissione.
Ci sono stati vari autori che si sono occupati di delineare elementi costitutivi fissi della relazione comunicativa, considerando la più semplice interazione faccia a faccia a quella più complessa della comunicazione mediatica. I principali modelli risalgono alla fine degli anni ’40 e sono:
- Modello di Shannon e Weaver > modello ideato per risolvere il problema di disturbo nella comunicazione telefonica per aumentare la chiarezza del messaggio trasmesso. Si tratta di un modello che pensa alla comunicazione tra macchine e non di un modello sociologico.
- Modello di Harold Lasswell > “modello delle cinque W”, che si fonda su cinque domande che identificano gli elementi costitutivi del processo comunicativo: chi (who); dice cosa (say what?); attraverso quale canale (in which channel); a chi (to whom); con quale effetto (with which effect).
- Entrambi hanno individuato cinque elementi della comunicazione
- Entrambi trattano una struttura lineare e unidirezionale (per cui il ricevente risulterà passivo) e intendono la comunicazione come la trasmissione di informazioni.
Questi verranno affiancati da:
- Modello di Newcomb > forma di triangolo in cui viene introdotta la bidirezionalità.
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