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Sociologia della comunicazione

Esame e programma del corso

12 Ottobre

Esame: no prova intermedia. Esame orale: distinzione tra frequentanti (prende le firme. Su 24 lezioni se ne possono saltare 5 massimo) e non frequentanti.

Appelli: 15 Dicembre, 19 Gennaio e 16 Febbraio.

Programma

  • Testi:
    • "Comunicazione cultura società"; autori Guidi Gini e Fausto Colombo; editrice La Scuola. Per chi frequenta capitolo: introduzione e 1-2-3-4-5 (chi non frequenta anche 6 e 7).
    • "Mezzi di comunicazione e modernità"; autore John Thomson; edizione Del Mulino; capitoli (per chi frequenta): 1-7 ossia "comunicazione e contesto sociale" - "il sé ed esperienza nel mondo mediato" (chi non frequenta anche il 3 capitolo).
    • "Sociologia dei new media"; autori vari; capitolo 4 "media digitali tra identità interazioni e gestione del sé".

Moduli didattici

1o modulo: lezione per le prime tre settimane (soprattutto sul manuale), la quarta settimana ci sarà un’esercitazione.

2o modulo: dedicato ai media ed esercitazione

Cambiamento sociale e comunicazione

È il cambiamento sociale che ha spinto alla creazione di mezzi che fossero in grado di rispondere alle nuove esigenze in ambito comunicativo e di informazione. È sempre il cambiamento sociale quindi la variabile indipendente che ha accelerato l’esigenza stessa degli esseri umani di entrare in comunicazione tra di loro e più velocemente.

I media, nonostante siano artefatti per rispondere a tali esigenze, hanno acquisito una centralità e una rilevanza sociale fondamentale, per noi come sistemi, ma anche come individui. Il vero grande e più democratico mezzo di comunicazione è la televisione. Un aspetto molto importante è anche il cambiamento dei processi di costruzione identitaria degli individui.

La pluralità dei ruoli e la comunicazione

13 Ottobre

Gli individui di oggi vivono ricoprendo una pluralità di ruoli. Si sono enormemente estese le reti dentro alla quale gli individui vivono e, conseguentemente, la comunicazione diventa un’esigenza sempre più forte. Per sottolineare la differenza tra società più tradizionali e quelle più moderne, uno studioso afferma che:

"Quando un individuo che viveva in una società tradizionale (si pensi alla fine degli anni ‘50 in Italia) moriva, moriva stanco ma contento. Stanco perché aveva fatto tutto ciò che riteneva possibile e proprio per lo stesso motivo anche contento. Nelle società contemporanee invece, quando l’individuo muore (cosa che avviene molto più tardi), è stanchissimo ma insoddisfatto. Stanchissimo perché ha vissuto tantissime esperienze e fatto molte più cose (rispetto all’uomo della società tradizionale), insoddisfatto perché la percezione che ha di quello che avrebbe potuto fare è molto più ampia rispetto a quello che ha effettivamente fatto."

Esperienza del mondo reale e mediata

Questo autore dice che oggi la nostra esperienza del mondo si sostanzia in due grande forme (diversamente dall’uomo tradizionale che ne aveva solo una):

  • Le persone e i luoghi che vedo, le esperienze che faccio realmente.
  • L’esperienza mediata: ossia non vissuta direttamente. Sappiamo che esistono parti della terra, ad esempio, che sappiamo che probabilmente non vedremo mai ma che comunque conosciamo. Attraverso i media vediamo qualcosa che è molto di più di quello che facciamo realmente.

Importanza dell'informazione e scelta

Questa trasformazione dei modi di vivere ha reso sempre più centrale l’informazione (come elemento di conoscenza aggiuntivo rispetto a quello che abbiamo) e la comunicazione (come relazione con gli altri, molto di più di quello che conosciamo realmente). Possiamo stabilire ad esempio relazioni amicali senza conoscere una persona.

Un esempio lo ritroviamo quando decidiamo di fare un viaggio e utilizziamo internet per informarci su prezzi e altro (ad esempio opinioni), in modo da poter fare delle scelte. L’enorme ampliamento delle possibilità di scelta impone all’individuo la necessità di scelta che, ancora prima di essere un diritto, diventa un bisogno. Molto spesso ci orientiamo nelle nostre scelte attraverso informazioni che abbiamo o che deriviamo da altri o altro.

Comunicazione e costruzione identitaria

L’informazione è però anche un’esigenza di rendersi visibili, dei soggetti di costruire la propria immagine e reputazione (ciò avviene anche a livello istituzionale). Non esiste soggetto che non si ponga il problema di comunicare. Ecco perché, essendo la comunicazione la più naturale e comune delle attività umane, oggi ha visto enormemente crescere la sua rilevanza. L’essere umano è sociale nella misura in cui entra in relazione con gli altri. Pur essendo così naturale, la comunicazione non è per niente facile e ciò rappresenta un paradosso.

Condivisione di significati

Intervengono infatti numerose variabili perché la comunicazione abbia successo. Elemento fondamentale e condizione “sine qua non”, è la condivisione di significati. La comunicazione inoltre è uno di quegli oggetti che, soprattutto recentemente, è di interesse di una pluralità di discipline (come la filosofia, la semiotica, la linguistica, l’etologia e la biologia). La comunicazione è elemento costitutivo della società e dell’agire umano.

Nella società (definita come l’insieme delle azioni e delle interazioni tra gli uomini), la comunicazione, è elemento costitutivo delle relazioni che, a loro volta, la costituiscono.

Significati di "comunicazione"

I significati di “comunicazione” (etimologicamente significa condividere, mettere in comune) possono essere tanti, ma si riconducono a tre parole principali:

  • Messaggio: è quella più diffusa e significa comunicare un messaggio. L’idea è che la comunicazione, che parte da un emittente, aggiunga una conoscenza (messaggio) al ricevente. Per questo motivo, per troppo tempo, si è pensato alla comunicazione come a un processo unidirezionale che parte da un emittente e arriva a un ricevente. Questa è però un’idea di comunicazione banalizzante cioè l’idea in cui è attivo un solo polo nella comunicazione (chi manda il messaggio).
  • Significati: comunicare significa costruire, elaborare e condividere un significato. Si collegano a questa accezione termini come senso, interpretazione, cornice interpretativa in quanto “sempre attività interpretativa”. Sono state fatte molte ricerche sui prodotti culturali mediatici (soprattutto le fiction) e se, ad esempio, guardiamo tutti insieme uno stesso film, ciascuno di noi elabora cose diverse (a seconda anche delle identità di chi guarda il film). La comunicazione in questa accezione è quindi un processo di reciprocità, di elaborazione, di costruzione, di condivisione, di attribuzione del senso e di interpretazione di un messaggio. Tale accezione aggiunge l’elemento di reciproca attività di emittente e ricevente.
  • Relazioni: comunicare significa costruire relazioni. Affianchiamo a tale significato termini come coinvolgimento, partecipazione e motivazione. Fondamentale è la reciprocità che significa che ci sono due soggetti che agiscono tenendo conto delle reciproche intenzioni, motivazioni e aspettative.

Sociologia della comunicazione

La sociologia della comunicazione studia la relazione comunicativa, o meglio, la dimensione comunicativa delle relazioni sociali che sono infatti intrise della comunicazione. Studia la relazione comunicativa nella sua struttura, nelle sue funzioni, ma anche i tipi e le forme che assume e può assumere nelle diverse situazioni e nei diversi contesti.

Temi di studio

  • Di cosa è fatta la comunicazione
  • Come avviene la comunicazione
  • Funzioni della comunicazione
  • A cosa serve la comunicazione: ci riferiamo alle quali forme assume la comunicazione
  • Cosa sono e come funzionano i sistemi e le reti di comunicazione
  • Quando e perché la comunicazione fallisce

Modelli di comunicazione

Di che cosa è fatta la comunicazione?

Ci sono diversi modelli volti ad identificare la struttura e gli elementi costitutivi della comunicazione:

Modello informazionale

(Shannon e Weaver): è un modello un po’ meccanicistico degli anni ‘40 ed è anche il primo, nato da parte di ingegneri che dovevano ovviare ad un problema tecnico di rumore nella linea telefonica. Shannon e Weaver individuano cinque elementi che costituiscono la struttura comunicativa:

  • Emittente
  • Ricevente
  • Messaggio
  • Codice
  • Canale

È una struttura e un canale lineare unidirezionale. Questo modello fu però superato prestissimo da quello di Lasswell.

Modello delle 5W

(Di Lasswell): è un modello che si fonda su 5 domande che rappresentano gli elementi fondamentali del processo comunicativo:

  • Chi? (Who)
  • Dice che cosa? (Says about)
  • Attraverso quale canale? (In which channel)
  • A chi? (To whom): Ha grande influenza sulle forme della comunicazione, sul linguaggio, sugli strumenti e sui registri comunicativi.
  • Con quale effetto?: Questo è un elemento in più.

In questo modello la comunicazione è un atto intenzionale di un individuo rivolto ad un altro. In questo atto sono implicati la personalità, i bisogni, i valori, le conoscenze di emittente e ricevente. Introduce poi il concetto di contesto attraverso il fatto che la comunicazione produce in qualche modo dei cambiamenti, degli effetti, delle ripercussioni su un altro. La comunicazione è sempre situata e contestualizzata, ovvero acquista senso solo in una determinata situazione e in un determinato contesto. È ancora però un modello asimmetrico: c’è chi intenzionalmente produce messaggi rivolti ad ottenere un certo effetto sul ricevente, visto ancora come passivo nella relazione.

Presupposti dei modelli

I presupposti su cui si fondano questi modelli sono:

  • Comunicazione percepita come travaso di contenuti e di messaggi
  • Comunicazione concepita in termini di efficacia e successo (che coincide con il raggiungimento degli obiettivi dell’emittente)

I primi modelli hanno quindi dato il via agli studi della comunicazione, ma hanno anche prodotto non pochi fraintendimenti sulla comunicazione, non tanto interpersonale, quanto quella mediata.

Modello di Newcomb

15 Ottobre

La minima consapevolezza della complessità degli esseri umani spinge a pensare che il passaggio tra l’atto comunicativo e l’effetto non sia così immediato e diretto. La comunicazione non solo deve avere successo, ma un altro aspetto fondamentale è il fatto che gli effetti del messaggio non sono uguali per tutti.

(Newcomb): gli elementi qui sono 3: i primi due sono A e B cioè chi comunica e chi riceve. Il terzo elemento è la X (variabile fondamentale nello studio della comunicazione fino ad allora assente e sconosciuta) che è il contesto. Altro elemento importante è l’aggiunta di una freccia (che generalmente parte da A e arriva a B) che va da B ad A, ossia il feedback. In questa situazione siamo consapevolmente emittenti e riceventi.

Importanza del contesto e feedback

X A B Feedback Contesto sociale (X) Chi parla è anche ricevente poiché ha interesse a cogliere i segnali (espliciti ed impliciti) del ricevente. In ogni situazione comunicativa i ruoli di A e B sono sempre intercambiabili (anche in ambito televisivo si parla di audience attiva nonostante per molto tempo si sia ritenuto fosse passiva). L’atto comunicativo è sempre un atto di interpretazione, elaborazione, adozione e adottamento (diverso per ognuno di noi) e, per questo motivo, nessuna audience, in nessun tipo di comunicazione, sarà mai passiva.

Non si può inoltre parlare di mezzi di comunicazione di massa poiché riporta ad un’accezione negativa quando invece, dal punto di vista degli individui, siamo emittenti e riceventi. Il feedback è quindi una situazione dinamica in cui i ruoli si scambiano continuamente.

Il contesto

Altro elemento è il contesto: ogni atto comunicativo è un atto situato e contestualizzato, cioè acquista senso e significato con l’influenza del microcontesto in cui ci troviamo, influenzato a sua volta da un macro contesto in cui è situato. Il contesto non è solo un involucro, ma una dimensione costitutiva della comunicazione e indica l’insieme delle conoscenze, esperienze e valori dei soggetti agenti che interagiscono nella relazione comunicativa e definendola e influenzandola. Il campo di esperienza (cioè le esperienze che gli individui fanno: vivere direttamente o indirettamente) ci condiziona, ci determina e influisce sulla comunicazione.

Norme e scopi nella comunicazione

Negli anni ’70, non più sociologi, ma sociolinguisti e psicologi, hanno introdotto altri due concetti importanti:

  • Scopi
  • Norme

Anche la più banale delle comunicazioni (la relazione interpersonale) è regolata da norme sociali, che derivano dal contesto, ed è orientata da scopi (intenzionali e non).

Goffman e il contesto

Goffman: divide e seziona il contesto individuando due livelli distinti ma collegati:

  • Dimensione micro contestuale: delle relazioni faccia a faccia (o situazione)
  • Dimensione macro contestuale: è quel contesto linguistico, sociale e culturale in cui le relazioni si iscrivono

Nuovo modello delle scienze della comunicazione

Oggi le scienze della comunicazione si rifanno ad un nuovo modello che vede la struttura della relazione comunicativa composta da diversi elementi tutti correlati tra loro e che sottolineano la complessità (ci interessa capire a cosa questa complessità si riferisca) della relazione comunicativa:

  • Scopi
  • Norme
  • Soggetti agenti
  • Codice
  • Messaggio
  • Canale
  • Micro contesto
  • Macro contesto

Soggetti agenti

Al loro interno distinguiamo:

  • Similitudini e diversità: gli esseri umani sono caratterizzati da una profonda contraddizione cioè siamo tra di noi simili, ma allo stesso tempo diversi e questo lo percepiamo. La percezione dell’altro non è però mai completa. Esiste una dimensione della soggettività degli altri a noi sconosciuta. La similitudine, per certi versi, rende facile la comunicazione ed è stata coniato il termine “strutture invarianti della comunicazione” per indicare delle universali comunicative che vanno al di là della cultura e della diversità linguistica (come possono essere l’arrossire e o le espressioni facciali o anche le strutture profonde del linguaggio presenti in tutte le lingue, le regole pragmatiche universali della conversazione e della cortesia). Queste sono pochissime rispetto alle diversità e pluralità che ci rendono diversi e che riguardano le singole soggettività e pertanto complicano la comunicazione. È questo che porta con sé il fatto che la comunicazione è sempre un’opera di traduzione (che avviene sulla base di chi sono io, diverso dalla persona con cui sto parlando). La comunicazione è pertanto sempre un evento improbabile e problematico.
  • Intenzionalità: la comunicazione è, quasi sempre, un atto intenzionale e consapevole (anche qui esistono delle varianti come arrossire, spaventarsi che, anche se non intenzionali e spesso neanche controllabili, sono comunque atti comunicativi). L’intenzionalità presuppone un rapporto consapevole con il proprio atto comunicativo. Esistono evidentemente diversi livelli di consapevolezza e intenzionalità, tuttavia la comunicazione umana si compone specificamente di atti e gesti che contengono un’intenzione, un significato attribuito loro dal soggetto e che deve essere interpretato. Anche il tono in cui costruisco un messaggio manda dei segnali precisi che vengono interpretati in un certo modo dal soggetto a cui ci rivolgiamo e ciò comporta delle conseguenze. Chi comunica deve avere la consapevolezza e dunque la responsabilità del proprio atto comunicativo. La conflittualità può nascere proprio dal fatto che io abbia costruito consapevolmente il mio messaggio con la volontà di trasmettere, ad esempio, risentimento.
  • Individui e ruoli comunicativi: in presenza degli altri agiamo come individui (nella nostra soggettività, con le nostre caratteristiche fisiche, psicologiche, biografiche, di educazione, di appartenenza familiare), ma anche in quanto membri di una categoria sociale o detentori di determinati ruoli. I ruoli definiscono la reciprocità delle aspettative e le restringono, cioè limitano l’imprevedibilità del comportamento comunicativo dell’altro, fraintendimenti e perdite di tempo. Abbiamo, in questo modo, una certa prevedibilità del comportamento dell’altro e determinate aspettative che facilitando la comunicazione. Capita di avere situazioni di imbarazzo se si hanno sovrapposizioni di ruoli.

La relazione comunicativa

La relazione comunicativa è fenomeno sociale complesso in cui tutti gli elementi sono implicati simultaneamente, interagiscono ed operano insieme e nello stesso tempo. La relazione comunicativa si istaura quando due o più soggetti agenti cooperano “alla costruzione del senso (usando messaggi, codici e canali) secondo determinati scopi e norme in un contesto (micro e macro) che offre alla comunicazione i suoi oggetti (ciò di cui si parla) e la influenza sotto molteplici aspetti.”

Interpretazione del ruolo comunicativo

19 Ottobre

Al di là delle definizioni del ruolo (cosa ci si aspetta da chi svolge quel ruolo) e dell’agire tipico del ruolo (quello che fa la maggior parte delle persone che assume quel ruolo), esiste sempre uno spazio di interpretazione del ruolo comunicativo, cioè un proprio particolare modo di agire comunicativamente.

Inoltre non è sempre facile attribuire un ruolo...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carboclaudio95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Solito Laura.
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