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Sociologia dell’organizzazione 13

La risposta operaia al cottimo era lontana da quanto la direzione si proponeva, il rendimento

2. dell'operaio si concentrava in due punte, una al di sopra della soglia in cui scattava l'incentivo

e una al di sotto

(accettavano il cottimo) (rifiutavano il cottimo). Le ragioni delle differenze Roy le trova

nell'imperfezione del sistema di cottimo e nel diverso atteggiamento degli operai. Per gli operai vi erano

lavori magri in cui era difficile guadagnare a cottimo e lavori grassi dove era facile il cottimo. Giocava

anche il fattore della soggettività degli operai, Roy li distingue in acchiappa cottimo (rate buster) che

ottenevano lavori dove era facile ottenere cottimo, e i fannulloni (goldbrickers) ai quali andavano altri

lavori.

Le deviazioni nell'uso di cottimo oltre che dai duelli tra operai e cronometristi nascevano anche da

3. una rete di complicità che coinvolgevano altre figure professionali, manutentori carrellisti e

capisquadra (che spesso mediavano tra le richieste del managment e la preoccupazione di non perdere il

consenso degli operai).

L'intero sistema di motivazioni che spinge gli operai a lavorare che non era solo economico, il lavoro

4. era anche vissuto come una gara con se stesso in cui l'operaio sfidava se stesso nel superare i limiti

dei ritmi che prima credeva irraggiungibili. Contavano anche i giochi di produzione, che inducono gli

operai a fare il making out, a raggiungere cioè le quote di produzione stabilite come se si trattasse di una

corsa ad ostavoli da eseguire entro un certo tempo, ci si destreggia tra regole e vincoli in modo da avanzare

il più presto possibile verso il risultato finale.

2.11 ROY RILETTO ALLA LUCE DI BARNARD E SIMON. ALTRI SVILUPPI DELLA SOCIOLOGIA

INDUSTRIALE.

BARNARD ROY SIMON

Importanza della sfera informale conflitti più

conflitto tra la sfera formale e informale accentuati della sfera informale e formale

fabbrica come sistema cooperativo Contrasto tra cronometristi ed operai

Volontà operaia di bloccare le informazioni per

nascondere il loro patrimonio di astuzie su

Comunicazione come requisito della come rallentare il lavoro quando si prendono i

cooperazione tempi e su come accelerarlo in assenza di

controllo.

Sembra avere una visione idilliaca della Distrutta visione idilliaca della fabbrica, che lui

fabbrica ma solo a livello superficiale, egli vede come luogo coatto, simile a un carcere,

ricorda più volte la difficoltà di costruire dei rigidità burocratica e manipolazione delle

sistemi cooperativi. regole complicità, coercizioni, favori e finzioni.

fondamentale il riconoscimento che i soggetti

hanno una personalità e degli interessi non

riducibili agli scopi dell'organizzazione.

Incentivi non solo economici Giochi di produzione Razionalità

limitata,

Razionalità limitata, approssimazione, approssimazione,

compromessi, ambiguità, aggiustamenti compromessi,

ambiguità,

aggiustamenti

rincorsa tra tentativi del managment di imporre

controlli al processo produttivo e la risposta Simile visione

operaia per vanificare quei tentativi

visione ingenua della fabbrica intesa come

luogo dove il Capitale è una entità personificata

che si produce con razionalità

analisi dell'organizzazione di una fabbrica

Uguale Uguale

partendo dalle persone

Sociologia dell’organizzazione 14

Michel Burawoy (1979),

Trenta anni dopo nella stessa fabbrica di Roy conduce una ricerca che ritrova gli stessi

giochi di produzione descritti da Roy ma cambia il contesto: aumentata la componente fissa del salario le

variazione dovute al cottimo sono cambiate, si è attenuata la distinzione tra lavori grassi e magri, ci sono meno

capisquadra, i controlli sono meno per via delle nuove tecnologie che hanno ritmo fisso, diminuisce l'importanza

delle gerarchie e aumenta il numero degli operai qualificati che hanno compiti di autocontrollo prima affidati ai

capi. Più marcato individualismo.

2.12 CROZIER POTERE E STRATEGIE DEI SOGGETTI.

Michel Crozier (1922 .- vivente), ha

francese, fondatore nel suo paese della fiorente scuola di studi organizzativi e

contribuito alla riforma dell'apparato amministrativo francese. non è soltanto un braccio

Per Crozier l'uomo

e non è soltanto un cuore, l'uomo è una mente, un progetto, una libertà. Sostiene che per capire il

funzionamento di un'organizzazione, non basta l'approccio della scuola classica (dipendenti come semplici

esecutori di comandi gerarchici) e non bastano le Relazioni Umane (limitano a sottolineare la psicologia e la

Bisogna tener presente la mente delle persone, riconoscere la loro capacità

sensibilità delle persone, il cuore).

di pensare, progettare, sostiene che i soggetti sono capaci di sviluppare delle strategie all'interno

dell'organizzazione, negoziano la loro partecipazione cercano di tutelare i propri interessi. Per Crozier, la

razionalità non appartiene solo alle organizzazioni perché anche i soggetti hanno delle proprie razionalità private

che non solo coincidono con quella dell'organizzazione ma che possono anche portare a condotte non previste

Per Crozier il potere è la capacità di controllare i margini di incertezza presenti nei

dall'organizzazione stessa.

rapporti con altri soggetti. Nella realtà ci sono sempre situazioni imprevedibili e non è possibile ricondurre i

le radici del

soggetti a comportamenti pre-derminati come si trattasse di api di un alveare, per Crozier inoltre,

potere si trovano in rapporti squilibrati di prevedibilità tra due o più soggetti, in tutte le situazioni dove un

soggetto prevede le mosse altrui e nasconde le proprie si può dire che egli si trova in un rapporto di potere

il potere è cosa diversa

favorevole rispetto agli altri interlocutori. Da tale definizione di potere deriva che

dall'autorità formale che si connette al grado gerarchico ricoperto in un'organizzazione; non vi è

necessariamente corrispondenza tra grado gerarchico e sfera di potere, se un inferiore gerarchico riesce a

conservare dei margini di imprevedibilità nel modo in cui compie il suo lavoro, per Crozier proprio su quei margini

Chi detiene un margine di incertezza nel suo

egli esercita un potere che sfugge al controllo del suo superiore.

comportamento agisce per conservarlo mentre coloro che lo subiscono tentano di eliminarlo o ridurlo il più

possibile. Il risultato sistemico complessivo di tali strategie possono essere circoli viziosi.

2.13 I CIRCOLI VIZIOSI DELLA BUROCRAZIA E LE INDICAZIONI PER IL SUO CAMBIAMENTO.

Crozier ottenne fama internazionale con il libro "Il fenomeno burocratico " (1963) sulla ricerca sul

funzionamento di due amministrazioni statali, un'Istituto contabile presso il Ministero delle Finanze e il Monopolio

Le due amministrazioni erano:

dei Tabacchi.

acefale,

1. le decisioni fondamentali dipendevano da un potere politico esterno.

dirigenza era nominata dal potere politico

2. la con criteri esclusivamente legali e burocratici.

struttura centralizzata piramidale e gerarchica.

3. tutto il funzionamento si ispirava a regole rigide precise, impersonali,

4. a cui la dirigenza era tenuta ad

uniformarsi senza libertà interpretative e senza iniziative autonome.

le retribuzioni e l'assegnazione dei compiti

5. erano regolate secondo il criterio di anzianità e l'impiego era

garantito a vita.

Crozier ci offre una burocrazia lenta, pesante, poco efficiente, incapace di innovazione, la sua ricerca è

empirica, il fattore di scarsa efficienza è da ricercare nel fatto che le burocrazie da lui studiate non operavano in

condizioni di mercato, non si ispiravano a criteri di profitto, non dovevano competere con la concorrenza, non

Crozier studia i rapporti sociali all'interno di quelle organizzazioni, e trova

sentivano il bisogno di rinnovarsi.

un microcosmo bloccato, stratificato, senza conflitti espliciti, con poche occasioni di comunicazione e di

contatto sociale, i dipendenti svolgevano il lavoro strettamente previsto dal regolamento, i vari strati gerarchici

tendevano ad isolarsi, rapporti formali e di cortesia, i contrasti aperti erano evitati. I dipendenti lavoravano in modo

disciplinato e uniforme, ma l'insoddisfazione per una vita monotona, creava frustrazioni nei dirigenti per mancanza

tutti i gradi

di responsabilità e riconoscimento che trovavano una rivalsa nella sicurezza dell'impiego. In

gerarchici si avvertiva la profonda insofferenza per le situazioni di dipendenza diretta fra i rapporti faccia a

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faccia tra superiori e inferiori. Nonostante il diffuso individualismo esistevano meccanismi di difesa collettiva

che sfociava in un atteggiamento soddisfatto e aggressivo,fatto di ostilità verso le nuove tecnologie e appello

ideologico all'unità di classe di manutenzione per mantenere le cose come stavano, gli operai di manutenzione

traevano il loro margine di potere dalle conoscenze tecniche e dall'imprevedibilità dei guasti che dovevano riparare.

I quadri intermedi erano la componente più frustrata, semplici guardiani di norme, privi di discrezionalità nel

disporre dei propri dipendenti privi di competenze tecniche, reagivano costruendo nicchie di piccoli favori per i

loro dipendenti. Anche la direzione svolgeva un ruolo di basso profilo, gli obiettivi generali erano prefissati dal

potere politico esterno, i metodi e processi di produzione erano stabili. Tutto converge nel direttore che detiene il

potere legittimo, sola persona che abbia conservato nella fabbrica il diritto formale di prendere decisioni, seppur

decisioni impersonali, non può manipolare i suoi subordinati e influenzare il loro comportamento usando il potere

di accordare ricompense perché privo di tale potere. Il fatto di essere acefale rendeva tali burocrazie prive degli

strumenti finanziari, politici, tecnici per decidere qualsiasi innovazione, anche la cultura aziendale era ostile ai

cambiamenti. La dirigenza interna si limitava a redigere per l'autorità giuridica per l'autorità politica dei rapporti in

Crozier conclude che il fenomeno burocratico rispecchiava lo

cui si segnalavano le insoddisfazioni interne.

stato della burocrazia francese degli anni 50 e 60.

2.14 SOGGETTI, POTERE, STRUTTURE: ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE.

Crozier e Roy studiano realtà antitetiche, Roy esplora l'industria privata, Crozier due burocrazie statali. Il rapporto

tra Roy e Crozier, si presta alla considerazione che entrambi pongono come oggetto centrale della loro analisi i

comportamenti dei soggetti in rapporto alle strutture e ai vincoli organizzativi in cui si trovano ad agire.

CAPITOLO 3 L'APPROCCIO ISTITUZIONALISTA: MUTAMENTO SOCIALE, POTERE, AMBIENTE.

3.1CARATTERI GENERALI DELL'ISTITUZIONALISMO

Barnard: mette a fuoco i moventi che inducono gli individui a cooperare per raggiungere gli scopi

dell'organizzazione.

Simon: gli interessi e le convinzioni dei soggetti limitano la razionalità delle organizzazioni.

Roy: analisi empirica profondità dei conflitti in seno a un'organizzazione.

Crozier: riconosce ai soggetti la capacità di sviluppare delle strategie ispirate a una razionalità diversa da quella

organizzativa, e in tale capacità risiede la fonte imprevista di potere informale che lui definisce come controllo dei

margini di incertezza presenti nelle condotte organizzative, e la possibilità che le organizzazioni si avvitino in

circoli viziosi che provocano scarsa efficienza.

L'approccio istituzionalista va oltre il rapporto soggetti-organizzazioni perché sottolinea l'importanza delle grandi

istituzioni nel condizionare i comportamenti umani. Tale scuola di pensiero, presente nelle scienze economiche,

rifiuta di vedere la società come un aggregato di individui orientati a massimizzare le

politiche e sociali,

proprie utilità secondo criteri di razionalità sia pure limitata e pone in primo piano i condizionamenti di

carattere materiale e simboliche che istituzioni storiche esercitano sugli orientamenti e sui

(stato, chiesa etc)

comportamenti umani. si differenzia da:

L'istituzionalismo

correnti razionaliste

1. che spiegano i comportamenti umani in base a principi universali astratti della natura

umana.

visione riduttiva dell'ambiente

2. come insieme di fattori produttivi dotati di maggiore o minore turbolenza.

Per l'istituzionalismo sono le istituzioni a plasmare la mappa mentale degli individui nei loro aspetti cognitivi

e normativi, a suggerire sia i modi di agire che di conoscere, interpretare il mondo. L'istituzionalismo, ha

due fasi, una tra gli anni '40 e '60 e

avuto un particolare sviluppo nello studio delle organizzazioni, ha avuto

l'altra dagli anni '70 ad oggi. Tratto comune tra le due è quello di spiegare sia l'ordine che i mutamenti nelle

organizzazioni rialendo al più ampio quadro istituzionale inteso come ambiente sociale e culturale.

3.2 PHILIP SELNICK: UN APPROCCIO FUNZIONALISTA E PESSIMISTA.

Philip Selznick (1919 - vivente), padre fondatore della prima fase dell'istituzionalismo, il suo pensiero si qualifica

in tre aspetti: Sociologia dell’organizzazione 16

il funzionalismo.

1. in base al quale le istituzioni sono concepite come sistemi sociali che per sopravvivere

devono soddisfare alcuni bisogni fondamentali.

l'enfasi sulle influenze

2. che centri di potere esterno percepiti come istituzioni esercitano sulle

organizzazioni.

il pessimismo dell'analisi

3. che concepisce il mutamento come risultato di logiche degenerative presenti

nelle organizzazioni, che accettando compromessi esterni si allontanano dai loro scopi originari.

Selznick riceve l'influenza di Roberto Michels secondo il quale il processo degenerativo nasceva dai

meccanismi impersonali che portavano ad anteporre la difesa del partito inteso come strumento di azione al

perseguimento degli scopi per cui il partito stesso era nato. L'oggetto di studio di Selznick, non sono le imprese

private ma le organizzazioni pubbliche o semipubbliche che per statuto sono tenute a perseguire determinati

Selznick individua le origini del

obiettivi di interesse generale ma che poi, si allontanano da quegli obiettivi.

processo degenerativo nell'azione di centri di potere esterno (differenza di Crozier che le trova nelle strategie

Definisce le organizzazioni formali come degli strumenti razionalmente orientati al

degli individui).

raggiungimento di determinati scopi (come Barnard), dove ognuna di esse ha una sua catena di comando,

Il carattere formale di un'organizzazione è

competenze tecniche e manageriali e una divisione del lavoro.

garantito dalla possibilità di sostituire i soggetti nei vari ruoli senza che l'organizzazione entri in crisi.

Trascura il fatto che l'organizzazione formale è solo un aspetto di una struttura sociale concreta, formata da

gli aspetti formali e informali

soggetti che agiscono come esseri umani totali, dunque non sono considerati,

inoltre l'organizzazione è inserita in un ambiente non neutro che esercita delle influenze e delle pressioni su di essa

costringendola a continui cambiamenti. Questi due elementi lo portano a individuare ciò che lui chiama

paradosso di ogni organizzazione: le persone e l'ambiente esterno sono indispensabili per

l'inevitabile

l'esistenza dell'organizzazione stessa, ma sono anche continue fonti di dilemmi, tensioni e a volte di rovina.

3.3 DUE FONTI DI PERTURBAZIONE: CRICCHE ISTITUZIONALIZZATE E POTERI ESTERNI.

A Selznick preme esplorare i paradossi, le tensioni e i dilemmi che scaturiscono dal rapporto tra i soggetti e

le organizzazioni. I soggetti tendono a fuoriuscire dai ruoli assegnati, a partecipare nella loro totalità di persone, a

resistere alla spersonalizzazione. L'istituzionalizzazione è un processo in base al quale componenti individuali o

pratiche sociali che si ripetono in modo regolare e costante vengono percepiti come istituzioni, strutture

relativamente stabili indipendente dal loro grado di legittimità formale. Esistono comportamenti informali

istituzionalizzati sia dentro che fuori le organizzazioni. Tra gli effetti dell'istituzionalizzazione vi è che essa porta a

considerare le deviazioni dalle norme come aspetti strutturali delle organizzazioni formali, tra le istituzioni

informali ci sono le cliques o cricche basate su relazioni personali, attraverso cui alcuni membri interni alle

organizzazioni cercano di controllare l'ambiente in cui si prendono decisioni organizzative. anche le cricche fanno

parte integrante del sistema cooperativo, il loro carattere istituzionale porta a studiare le funzioni che esse svolgono

Le cricche obbediscono a

nelle organizzazioni a prescindere dalle personalità dei soggetti che le compongono.

logiche d'azione che superano la personalità dei membri che ne fanno parte. In conformità con i suoi assunti

funzionalisti, Selznick vede le organizzazioni come sistemi sociali, le cui componenti interne, come negli

svolgono funzioni necessarie a mantenere in vita i sistemi a cui appartengono. Alcune di

organismi viventi,

queste funzioni sono:

sicurezza dell'organizzazione in rapporto alle forze sociali che agiscono nell'ambiente.

1. la stabilità delle linee interne di autorità e comunicazione.

2. la continuità della politica e delle fonti della sua definizione.

3. l'omogeneità dell'immagine con riferimento al significato e al ruolo dell'organizzazione.

4. Senza i primi quattro punti, l'organizzazione non può esistere.

5.

Secondo lui le persone interessate a un dato scopo fondano un'organizzazione che deve essere lo strumento per

perseguire quello scopo, nel momento che nasce l'organizzazione ha bisogno di risorse per vivere, non sempre è

facile trovarle a volte si scende a compromessi per ottenerle, a volte centri di potere già sul territorio esercitano

pressioni sull'organizzazione per condizionarne l'azione, i suoi dirigenti per farla sopravvivere attenuano la purezza

del programma originario e scendono a compromessi, i dirigenti sono sottoposti al dilemma tra perseguire a ogni

costo senza compromessi il fine per cui è nata l'organizzazione oppure la scelta realistica di scendere a

Un suo concetto fondamentale è la recalcitranza dei mezzi, ossia

compromessi con le pressioni esterne.

l'organizzazione va vista come uno strumento indispensabile per raggiungere un obiettivo, ma al contempo

come uno strumento imperfetto che deforma l'obiettivo verso cui tende. Oggetto dell'esame di Selznick, è il

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modo in cui in nome della sopravvivenza dell'organizzazione i suoi responsabili accettano progressivi spostamenti

dagli scopi e dallo spirito originario dell'organizzazione stessa.

3.4 LE RADICI DELL'ERBA. UNA RICERCA SULLE RAGIONI ISTITUZIONALI.

Selznick scorse vari mesi nel Tennessee, esplorò materiale disponibile negli archivi, fece interviste in profondità sia

ai dirigenti che al personale della TVA ed ai maggiorenti locali. Ma svolgeva la ricerca avendo già recepito il

messaggio pessimistico di Michels, esaminare i processi degenerativi provocati dalla tirannia dei mezzi sui fini

divenne il tema dominante della sua ricerca. La TVA era un ente voluto da Roosevelt negli anni 30, nel quadro del

new deal per superare la crisi del 29. La TVA nasceva per realizzare un vasto programma di opere pubbliche nella

valle del Tennessee e per migliorare le condizioni di vita di chi viveva in quei territori. La TVA doveva costruire

dighe, centrali elettriche, produrre e distribuire fertilizzanti chimici a basso costo, era esentata da una serie di

controlli amministrativi, ricevette uno stanziamento annuo e la possibilità di usare i ricavati dalla vendita per

energia elettrica e per i prodotti chimici. Nacque dunque sotto il segno della polemica, la politica della dirigenza era

volta a superare le opposizioni preconcette e conquistare la fiducia degli enti locali, i dirigenti sapevano che un

programma imposto dall'alto non avrebbe funzionato e scelsero di decentrare i dipartimenti sul territorio

Questa scelta conforme al credo americano

coinvolgendo gli enti locali, le comunità etniche, le università etc.

delle Radici dell'erba, Selznick sostiene che

ossia della democrazia dal basso nata nei paesi di frontiera.

"interessi della popolazione" e "istituzioni legate alla popolazione" sono delle astrazioni indeterminate con

funzione ideologica di copertura. Arrivò alla conclusione che la TVA voleva soddisfare l domanda espressa

attraverso i canali di rappresentanza locali e questo favorì i ceti privilegiati determinando uno scostamento

crescente con il suo orientamento originario e una necessità di giustificazioni ideologiche in nome della necessità di

fare scelte che rispondessero alle concrete esigenze dell'ambiente.

3.5 COOPTAZIONE FORMALE E INFORMALE

cooptazione "il processo di assorbimento di nuovi elementi nella direzione o nella struttura

Selznick definisce

che determinano la politica di un'organizzazione, come mezzo per pervenire minacce alla sua stabilità e alla

sua esistenza". Se un'organizzazione si sente minacciata da pericoli esterni, un modo per difendersi è quello di

cooptare dei rappresentanti dell'ambiente da cui provengono le minacce. Selznick distingue:

COOPTAZIONE FORMALE: l'organizzazione assorbe ufficialmente nuovi elementi attraverso

1. l'allargamento degli organi direttivi o la creazione di nuovi ruoli. Tale cooptazione è necessaria quando

il carattere legittimo di un ente è contestato da gran parte della popolazione o se c'è il bisogno di

promuovere la partecipazione di strati più larghi della società che portano a delle forme di autogoverno. E'

la risposta che l'organizzazione fornisce in una situazione di difficoltà provocata dalla mancanza del

l'organizzazione decide in tal caso di allargare la base del consenso sulle

consenso da parte della base,

decisioni da prendere (esempio: partecipazione alla direzione aziendale che la dirigenza d'impresa offre ai

sindacati).

COOPTAZIONE INFORMALE O SOSTANZIALE: il suo scopo è quello di fronteggiare delle

2. minacce provenienti da centri di potere esterno, può avvenire inserendo alcuni esponenti del potere

esterno all'interno dei propri organi decisionali, o accettando di fatto le loro richieste. Così è garantita

la sopravvivenza dell'organizzazione ma al costo di alterare il programma originario. Tale cooptazione

rischia di rimanere informale perché le forze esterne sono interessate solo alla sostanza del potere.

I due tipi di cooptazione implicano un diverso rapporto con l'ideologia ufficiale dell'organizzazione, quella

formale trova una facile legittimazione nell'ideologia dell'organizzazione stessa, quella informale ne

contraddice i valori e gli orientamenti ideologici dichiarati.La distinzione tra cooptazione formale e informale, è

lo strumento di Selznick per esaminare le iniziative palesi e i compromessi nascosti compiuti dalla TVA. Alla TVA

le cooptazioni formali coerenti con il principio di democrazia si sovrapposero alle cooptazioni informali o

sostanziali che condizionarono la politica della TVA. Queste ultime avvennero ad opera delle pressioni esercitate

dai grandi proprietari terrieri, i funzionari della TVA addetti all'agricoltura svilupparono intensi rapporti di

collaborazione con i proprietari terrieri come se fossero una loro clientela amministrativa. Tale rapporto clientelare

cooptazione nascosta.

per Selznick è una I grandi proprietari riuscirono a far modificare l'indirizzo sociale del

programma originario di promozione e di assistenza dei piccoli contadini, imponendo un'estensione minima

all'ampiezza delle proprietà agricole da agevolare, una soglia minima di consumo dei fertilizzanti a basso costo

venduti dalla TVA. Relativamente alla questione di acquisto di aree per i serbatoi idrici delle dighe, i grandi

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proprietari riuscirono a limitare l'acquisto di terre per serbatoi al minimo necessario e a far rinunciare alla TVA

Osserva Selznick che la TVA nata dal New Deal, si alleò con i nemici degli organismi con

della fascia protetta.

i quali divideva lo spirito politico. Così la parte tecnica del programma (rimboscamento, costruzione di dighe e

fu compiuta secondo le previsioni, la parte sociale subì un

centrali elerttriche, produzione di fertilizzanti)

sostanziale tradimento.

3.6 ISTITUZIONI E FUNZIONI DELLA LEADERSHIP

Relativamente alla leadership, oggetto dell'analisi di Selznick sono le iniziative che la leadership prende per dare

scopi all'organizzazione e per creare nei suoi membri il consenso necessario a raggiungerli. In questa parte del suo

studio si rileva il suo riconoscimento del fatto che non sempre un'organizzazione è destinata a tradire gli obiettivi

distingue due tipi di

originari, ma può raggiungerli se diretta da una leadership efficace. Per questo

organizzazioni:

Organizzazioni Strumentali: svolgono servizi tecnici, contano l'efficienza amministrativa e le

1. procedure razionalmente orientate ai fini tecnici. Prendono

(esempio agenzie di raccolta dei rifiuti).

delle decisioni di routine, che rientrano nell'ordinaria amministrazione riguardano le organizzazioni di

possono essere giudicate in termini di efficienza tecnica.

servizio e

Organizzazioni che chiama Istituzioni: capaci di progettualità politica, conta il definire e proporre

2. dei valori, avere un'identità e un progetto che le distingua dall'essere semplici strumenti tecnici

Prendono delle decisioni critiche,

(esempio governo di una città, attua una politica). rientrano nella sfera

riguardano la definizione degli scopi e dei valori, tratto caratterizzante delle

della leadership,

istituzioni.

Per Selznick la leadership è un'attività creativa che rende l'istituzione capace di prendere iniziative. Può essere

4 funzioni fondamentali:

svolta da una persona sola o da un gruppo dirigente e si manifesta in

Definisce il ruolo e la missione dell'istituzione,

1. ossia indica la prospettiva generale di azione che

ricomprende e subordina tutte le attività di routine.

Incorpora lo scopo nell'istituzione,

2. cerca cioè di creare un'identità collettiva in modo che tutti i membri

interiorizzino gli scopi dell'istituzione.

Difende l'integrità istituzionale,

3. la leadeship deve ridefinire continuamente l'azione svolta mediante

bilanci, celebrazioni, analisi critiche, esaminando gli eventi passati può interpretare i problemi del presente,

deve svolgere una funzione simbolica e comunicativa.

Compone i conflitti interni,

4. deve mediare e comporre i conflitti interni, i conflitti non possono essere

risolti solo attraverso l'imposizione autoritazia di un esito, ma deve ottenere il consenso da entrambe le

parti, ciò per aumentare il consenso di cui deve godere la leadership.

tre principali rischi nell'esercizio della leadership:

Selznick indica

Fuga nella tecnologia:

1. se alla leadership mancano gli obiettivi strategici si concentra sull'acquisizione di

mezzi come se fossero un surrogato dei fini.

L'opportunismo:

2. si perseguono fini a breve termine senza visioni di largo respiro, con pericolo di perdita

di identità dell'istituzione che rincorre obiettivi incoerenti.

L'utopismo:

3. quando si perseguono obiettivi non raggiungibili in base a considerazioni puramente

ideologiche. L'utopismo può condurre all'opportunismo.

3.7 LEADERSHIP, ISTITUZIONI E AMBIENTE ESTERNO: AMBIGUITA' NEL PENSIERO DI

SELZNICK

Alla luce di quanto detto sulla leadership si rilegge la ricerca della TVA, i centri di potere esterno che la

condizionavano erano delle istituzioni esterne dotate di una leadership efficace. In tutta la sua ricerca Selznick non

muove alla dirigenza della TVA la critica di non essere stata capace di esercitare una vera leadership, la sua analisi

è diretta a dimostrare che le istituzioni esterne erano tanto potenti da impedire alla TVA di attuare pienamente i

suoi programmi. Nonostante le ambiguità, se consideriamo le due opere sulla TVA e sulla leadership notiamo che

esse definiscono un solo e costante oggetto di ricerca, quello dei rapporti di potere tra le organizzazioni e dei

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mutamenti provocati da tali rapporti. Per un verso le organizzazioni possono essere oggetto di pressioni da parte dei

poteri esterni e possono cambiare per effetto di quelle pressioni. Per un altro verso, se guidate da una leadership

possono diventare esse stesse soggetti capaci di esercitare pressioni sull'ambiente esterno e di indurlo a uniformarsi

la prima è la fonte

ai loro obiettivi (in questo caso Selznick parla di istituzioni). Possiamo trarre due conclusioni,

del mutamento istituzionale risiede in ultima analisi nell'iniziativa umana, a patto che sappia imporsi come

leadership, la seconda è che sono le istituzioni a formare il quadro dei poteri forti di cui bisogna tenere conto

per capire cosa avviene nelle altre organizzazioni e nella società in generale.

3.8 LE RICERCHE ISTITUZIONALISTE DI PRIMA MANIERA: ALCUNI ESEMPI E I TRATTI

DISTINTIVI.

Tra gli anni '50 e '60 comparvero numerose ricerche orientate ad esaminare lo scarto tra gli scopi originari di

specifiche organizzazioni e i cambiamenti intervenuti per adeguarsi alle pressioni di istituzioni operanti

nell'ambiente. Le organizzazioni esaminate erano per lo più associazioni filantropiche, ospedali, scuole,

organizzazioni che dovendo dipendere da sovvenzioni esterne erano esposte alle pressioni ambientali. Alcuni

esempi di ricerche ispirate al funzionalismo pessimista di Selznick sono:

Zald e Denton:

1. associazione per soccorrere immigrati indigenti divenne alla fine un circolo ricreativo per

giovani di classe media.

Scott:

2. Istituto professionale per giovani ciechi che invece di inserirli nel mercato del lavoro li impiegava al

suo interno a basso costo e mantenedo le sovvenzioni prviste.

Clark:

3. Junior College proclamava l'accesso all'università, ma il basso livello di preparazione dei suoi

studenti lo trasformò in dispensatore di diplomi, nessuno si lamentava e si faceva in modo che il titolo

sembrasse di valore per il mercato.

Perrow:

4. Ospedale che accetta le sovvenzioni private pensate per la ricerca furono usate per innovazioni

tecnologiche che avrebbero dato fama ai donatori stessi.

Sudnow

5. funzionamento della giustizia negli USA, la legge proclama che i processi esistono per accertare

la verità ma gli accusati non avevano i mezzi per permettersi una difesa privata ed erano inseriti in un

meccanismo burocratico in cui gli avvocati stssi suggerivano loro di proclamarsi colpevoli.

Janowitz:

6. unico positivo, ricerca su forze armate che inserite in una burocrazia civile hanno emarginato i

generali più guerrafondai, aumentando la prudenza nell'uso delle armi.

Le ricerche istituzionalistiche di prima maniera hanno in comune:

Impianto discorsivo e olistico (olis = intero):

1. gli autori ricostruiscono la storia dell'organizzazione a

partire dalle ragioni della sua nascita, discutono la leadership dei fondatori e successori, illustrano i

successi ottenuti, mostrano le dinamiche delle pressioni subite, analizzano le giustificazioni con cui i

responsabili scesero a compromessi modificando man mano gli obiettivi delle organizzazioni e della sua

ragion d'essere.

Enfasi sull'ambiente esterno:

2. le pressioni non provengono necessariamente da enti nemici

dell'organizzazione in esame e la cooptazione indicata da Selznick come il principale meccanismo per la

trasformazione dei fini agisce il più delle volte in modo strisciante e inavvertito.

3. Tanto le organizzazioni che subiscono pressioni quanto le istituzioni che le esercitano appaiono dotate di

logica di azione che trascende le volontà dei singoli individui:

una il mercato appare una delle massime

istituzioni di cui tenere conto per comprendere il comportamento di organizzazioni con scopi in apparenza

anche lontanissimi dalla sfera economica. Negli Stati Uniti il mix di mercato, di competizione e di valori di

classe medio alta hanno talmente impegnato ogni spazio della vita sociale che anche le organizzazioni che

per statuto dovrebbero essere le più lontane da quel mix non possono sopravvivere se non si adeguano ai

suoi imperativi.

9.3 LA SCUOLA NEOISTITUZIONALISTA, MEYER E ROWAN: ISOMORFISMO E MITI

RAZIONALI.

Alla fine degli anni '70 le ricerche istituzionaliste conobbero un nuovo impulso grazie a vari autori che ripresero il

tema dei rapporti tra organizzazioni e ambiente, il neo-istituzionalismo appunto, il cui nome da continuità al

passato ma trova nelle istituzioni l'oggetto primario di interesse. Il problema diventa quello di capire come mai le

organizzazioni dello stesso tipo sono tutte così simili tra loro. Nel nuovo istituzionalismo:

Sociologia dell’organizzazione 20

scompare il funzionalismo

1. che portava a pensare alle organizzazioni come a sistemi organici.

cade la centralità di un potere

2. volto a dominare le organizzazioni esistenti e le nuove.

scompare il pessimismo di principio

3. che faceva vedere le organizzazioni come condannate a tradire i

propri scopi.

emerge una visione più articolata

4. dei rapporti tra le organizzazioni.

viene dato spazio ai processi cognitivi

5. degli attori, viene riconosciuta dell'importanza delle mappe

mentali nella costruzione sociale della realtà.

John Meyer e Brian Rowan affrontano le tematiche neo-istituzionaliste per primi in un articolo sull'isoformismo,

isoformismo, le ragioni e i processi per cui le unità che formano una data

intendendo, con descrivere

popolazione sono spinte ad assomigliarsi sempre più tra di loro. L'articolo nasce da una ricerca sul sistema

scolastico americano nel 1975, dalla quale emergeva che data l'impossibilità di controllare l'effettiva efficacia

dell'insegnamento sul futuro professionale degli studenti, il sistema scolastico ha elaborato delle procedure

sostitutive nella presunzione che queste garantiscano l'efficacia dell'insegnamento. Vengono inseriti dei parametri

di valutazione non verificabili direttamente e per questo ritenuti validi in quanto rispecchiano le convinzioni

socialmente prevalenti, il criterio di valutazione è valido se è conforme al cerimoniale delle procedure stabilite,

quanto più alta è la conformità, tanto maggiori sono le probabilità che la scuola ottenga sovvenzioni e che i suoi

allievi siano i più richiesti dal mercato. Quanto più una scuola si conforma ai criteri prevalenti su cosa è

l'istruzione, tanto più il suo orientamento è giudicato giusto da parte delle istituzioni operanti nell'ambiente. Meyer

e Rowan osservano che le organizzazioni operano in contesti altamente istituzionalizzati che stabiliscono i criteri di

Meyer e Rowan

razionalità che le organizzazioni stesse sono tenute a rispettare per essere giudicate efficienti.

proclamano un'ipotesi di lavoro rivoluzionaria e cioè che le organizzazioni spesso non hanno criteri propri di

razionalità e seguono criteri suggeriti dall'ambiente esterno, oppure hanno criteri propri ma questi

differiscono da quelli prevalenti nell'ambiente. l'oggetto principale di ricerca sono le pressioni

Ne deriva che

che le istituzioni esercitano sulle varie organizzazioni affinché si adeguino ai criteri della razionalità

prevalenti: come si sviluppano i processi di isomorfismo. Partendo dall'isomorfismo nelle scuole giungono alla

conclusione che mentre un tempo le organizzazioni nascevano per iniziativa dell'imprenditore che doveva avere

sufficiente spirito di intraprendenza e propensione al rischio, nella società contemporanea non è più così, la società

è popolata da istituzioni di ogni tipo che formano un quadro istituzionale che stabilisce un fitto reticolo di

normative a cui le organizzazioni devono attenersi per avere riconoscimento e successo. Indicano i criteri che

sviluppano processi di isomorfismo in alcune potenti regole istituzionali che fungono da miti razionalizzati, dove le

regole sono legittimate dalla convinzione di essere razionalmente efficaci o conformi a un manato legale).

L'affermarsi di un mito razionalizzato favorisce la creazione di nuovi campi di attività, non è detto che la crescente

omogeneizzazione equivalga sempre a una maggior efficienza, ha volte la diffusione di una innovazione non è

Meyer e

volta a migliorare le prestazioni ma volta ad aumentare la legittimizzazione sociale di che la accetta.

Rowan distinguono due tipi di organizzazione:

quelle che recepiscono dall'esterno i criteri di razionalità,

1. sono le organizzazioni prive di criteri

intrinseci per valutare l'efficienza e si basano sulla capacità di adeguarsi alle aspettative e alle esigenze

cerimoniali prescritte da istituzioni esterne.

quelle che hanno criteri propri che possono confliggere con quelli esterni,

2. sono le organizzazioni con

criteri autonomi percepiti come soggettivi nel valutare l'efficienza del loro processo produttivo. In queste si

possono sviluppare due strutture parallele una formale e visibile per ripettare i criteri cerimoniali esterni e

una informale e nascosta per seguire le proprie regole di efficienza.

10.3 POWELL DIMAGGIO. CAMPI ORGANIZZATIVI E TIPOLOGIA DELL'ISOMORFISMO.

In un articolo del '83 Powell e Dimaggio elaborano il concetto di campo organizzativo, superando la distinzione tra

organizzazioni che subiscono o che esercitano pressioni all'isomorfismo. Osservano anche che i processi di

isomorfismo non sono uguali e indistinti ma variano secondo una tipologia basata sulle modalità e rapidità con cui

si sviluppano. Sottolineano che l'isomorfismo investe anche i singoli individui, dentro e fuori le organizzazioni.

campo organizzativo: insieme di organizzazioni che, nel loro

Trovano la risposta all'isoformismo nel concetto di

complesso, costituiscono un'area riconosciuta di vita istituzionale, fornitori chiave, consumatori di risorse e

prodotti, agenzie di controllo, altre organizzazioni che producono prodotti o servizi simili. Il concetto di campo

organizzativo per la ricerca porta a tre conseguenze:

Sociologia dell’organizzazione 21

una ricerca su un processo di cambiamento non può limitarsi ad analizzare i processi decisionali

1. all'interno di specifiche organizzazioni, deve estendersi al ruolo svolto da tutti gli attori interessati a quel

processo.

scompare la distinzione tra organizzazioni che subiscono pressioni e istituzioni che esercitano

2. pressioni, tutte le parti in causa sono al tempo stesso soggetto e oggetto delle pressioni che attraversano un

campo organizzativo.

la ricerca su un cambiamento organizzativo diventa la ricostruzione dell'intero pezzo di storia

3. della

società in cui il cambiamento si è verificato.

Ne deriva che l'isoformismo è il risultato dell'azione incrociata di tutti gli attori presenti in un dato campo

organizzativo. Per Powell e Dimaggio l'isoformismo varia a seconda della velocità e delle modalità con cui si

sviluppa. Distinguono tre tipi di isoformismo:

ISOFORMISMO COERCITIVO,

1. quando l'organizzazione è sottoposta a pressioni esterne che le

obbligano a conformarsi, come vincoli di legge o clausule contrattuali con imprese più potenti.

ISOFORMISMO MIMETICO,

2. quando le organizzazioni per fronteggiare l'incertezza dell'ambiente

iniziano dei processi imitativi, imitazione come surrogato di certezza.

ISOFORMISMO NORMATIVO,

3. quando nasce da processi di professionalizzazione, quando i

responsabili dell'organizzazione apprendono in centri specializzati dell'esistenza e della convenienza di

nuovi metodi di consuzione di nuove tecnologie o nuovi orizzonti di ricerca (Processi di selezione del

personale, caratteristiche comuni).

11.3 UNA RICERCA NEOISTITUZIONALISTA L'EVOLUZIONE DEI MUSEI NEGLI STATI UNITI.

comportano l'enfasi sul campo

Le ricerche neoistituzionaliste essendo interessate a un campo vasto,

organizzativo che non sulle singole organizzazioni, l'esame di un lungo periodo di storia nel corso del quale si

verifica il mutamento studiato. Varie ricerche hanno in comune il riconoscimento che i processi di

istituzionalizzazione e di isoformismo, non sono indolori, comportano sempre un conflitto più o meno esplicito tra i

La ricerca di Dimaggio

difensori di un vecchio ordine sociale e i fautori di un nuovo ordine sociale.

sull'evoluzione dei musei d'arte negli stati Uniti tra il 1920 e il 1940 è un tipico esempio di isomorfismo

normativo dove i portatori dell'innovazione vincente sono stati professionisti operanti nelle organizzazioni.

Dimaggio sostiene che bisogna capire per prima cosa come si è formato il campo organizzativo, perché

quest'ultimo rappresenta una struttura altamente significativa. All'interno dei campi organizzativi possono nascere

conflitti tra nuovi e vecchi attori, i processi di istituzionalizzazione non riguardano solo le nuove forme di

organizzazione ma anche le nuove categorie di attori autorizzati che escono vincenti dai conflitti con i gruppi che

controllavano le organizzazioni prima del mutamento. Il cambiamento delle forme organizzative è il risultato di

trasformazioni che investono l'intero campo degli attori coinvolti e le trasformazioni sono spesso conflittuali.

emergono nuovi attori, agenzie promotrici di cambiamento, nuove attività e nuovi canali di comunicazione.

L'insieme degli attori e delle loro iniziative, definisce un nuovo campo organizzativo, per capire che cosa

comportano tali nuove forme organizzative bisogna assolutamente capire come nascono, come si forma il campo e

Da questo presupposto parte Dimaggio, inizia descrivendo il

con quali conflitti, su quali aggregazioni.

contrasto che all'inizio degli anni '20 si era aperto tra i fautori di due opposte concezioni del museo d'arte,

una conservatrice ed elitaria l'altra riformista e democratica.

I conservatori sostenevano che i musei dovevano essenzialmente occuparsi di collezione di opere

1. d'arte intese come oggetti antichi rari e di indiscusso valore.

I riformisti sostenevano che i musei dovevano esporre oggetti belli anche se non antichi, impegnarsi

2. nell'istruzione artistica di un vasto pubblico, essere sotto il controllo di professionisti museali ed

essere collocati in edifici semplici ed accessibili. evidenzia il contrasto

DiMaggio esamina le vicende che portarono i riformisti ad essere vincenti e il suo racconto

che si venne a creare tra la crescita delle sovvenzioni da parte di donatori privati (favorevoli alla visione

e l'aumento dell'influenza degli operatori museali invece favorevoli ai riformisti.

conservatrice) L'aumento del

numero dei musei provocò effetti sociali a catena: più visitatori, aperture di scuole d'arte, accademie, aumento

degli esperti di gestione museale etc. L'aumentato impegno finanziario dei donatori privati per espandere la

struttura museale poneva la premessa per la crescita e l'istituzionalizzazione di una comunità di professionisti che

Di Maggio sottolinea

intendeva la funzione dei musei come diametralmente opposta a quella dei donatori privati.

Sociologia dell’organizzazione 22

anche il contrasto tra professionisti e donatori che non si manifestò all'interno dei musei ma al di fuori, nello

sviluppo di una rete di organizzazioni parallele e di iniziative volte a sostenere la causa riformista. Nel

ruolo decisivo fu svolto dalla Carnegie

processo di istituzionalizzazione del professionismo museale, un

Corporation (fondazione privata che grazie alla guida carismatica del suo leader, Keppel, prese una decisa

il cui leader, Keppel ebbe il merito storico di capire

posizione a favore della concezione riformista dei musei)

che la gestione dei beni museali poteva e doveva essere oggetto di una politica nazionale diretta da una guida

centrale. Attraverso il sovvenzionamento di una fitta rete di colleges of arts nelle università e di associazioni

professionali, Keppel ottenne la creazione di un campo organizzativo formato da un fitto sottobosco di

organizzazioni dominate dagli staff museali e da accademici, si creò una élite professionale integrata e d omogenea.

Fondamentale in tale processo fu la costruzione di sedi decentrate dei musei che apparivano come

l'espressione più coerente e avanzata della concezione riformista, secondo cui per indurre a visitare i musei

centrali bisognava portare l'arte in periferia presso il grande pubblico. DiMaggio con la sua ricerca sui musei

ci offre la ricostruzione storica di un aspetto poco noto della società americana, fatta con acuta sensibilità

la diffusione dei musei fu guidata a livello nazionale da una rete di

sociologica. Arriva alle conclusioni che,

organizzazioni (campo organizzativo) create da attori che volevano modificare la struttura e la missione

originaria del museo; le nuove forme organizzative del museo ricorsero come giustificazione culturale

all'ideologia progressista di efficienza democratica; la creazione del campo organizzativo si intrecciò agli

sforzi di coloro che lavoravano nei musei per definire la propria professione e per aumentare la propria

autorità.

12.3 VECCHIO E NUOVO ISTITUZIONALISMO: IL SENSO DI UN PERCORSO

La vittoria della concezione riformista dei musei su quella conservatrice segna un allontanamento dai fini originari

delle organizzazioni museali. Denunciare il tradimento dei fini originari testimonia la nostalgia per una concezione

aulica e aristocratica dell'arte.

Il modello di Selznick individua l'origine del tradimento degli scopi originari di un'organizzazione nelle pressioni di

potenti forze esterne interessate al mantenimento dello status quo, ma il caso dei musei americani contraddice il

modello di Selznick: non vi fu alcuna cooptazione informale e i professionisti museali furono cooptati in modo

trasparente e formale. Il cambiamento nacque all'interno quando i professionisti museali cominciarono a mobilitarsi

per cambiare lo scopo istituzionale dei musei. Ciò dimostra che il modello di Selznick non ha validità universale.

DiMaggio e altri neoistituzionalisti che hanno una visione più aperta e problematica del mondo scelgono temi adatti

a confermare le loro convinzioni sulle intrinseche ambiguità dei rapporti sociali. Quant'anni dopo la ricerca sulla

TVA Powell e DiMaggio discutono su cosa resti valido nel discorso di Selznick e nel vecchio istituzionalismo.

Rispondono che sebbene l'intuizione delle pressioni di origine esterna resti attuale, il mutato contesto sociale

obbliga a ripensarla in modo diverso, per loro noi oggi viviamo in una società così fittamente popolata di

Istituzioni pubbliche e private che è normale assistere ad una interrotta, diffusa e incrociata azione di

normazione e controllo sull'attività di qualsiasi ente. Per i neoistituzionalisti le pressioni esterne non nascono da

oscuri centri di interesse ma da miti razionalizzati o da processi di isoformismo portatori di convinzioni e pratiche

socialmente approvate nella presunzione della loro intrinseca positività. Gli stessi istituzionalisti, d'altro canto

riconoscono che i processi di istituzionalizzazione non sono esenti da conflitti tra i sostenitori del vecchio e del

nuovo ordine, ammettono che non esistono garanzie che le pratiche di istituzionalizzate diano sempre effetti

benefici. gli istituzionalisti pongono due domande: il potere di oggi è veramente meno brutale di quello di un tempo

o ci appare tale solo perché ci siamo abituati? Se tutto si omogeneizza da dove sorgono i movimenti che

contrastano questi processi? Il problema che gli istituzionalisti sono chiamati a risolvere è quello di dare una

risposta teorica soddisfacente al fatto che nella società esistono sempre risorse spirituali nascoste da cui possono

scaturire movimenti collettivi di rigiuto non solo nel quadro istituzionale esistente ma anche di quello emergente. Si

tratta di riformulare il concetto di isomorfismo in modo da non vederlo esente da conflitti. Vediamo l'ambivalenza

nello stesso processo di globalizzazione, fenomeno talmente vasto e coinvolgente da poter essere considerato

l'espressione più emblematica di un isoformismo a livello planetario, isomorfa anche la protesta sui fenomeni di

globalizzazione, la mobilitazione ecologista.

CAPITOLO 4 ECONOMIA DEI COSTI DI TRANSAZIONE E POPOLAZIONI ORGANIZZATE

1.4 DUE NUOVE PROSPETTIVE DI ANALISI

Quanto detto nei capitoli precedenti, con discorsi seppur diversi tra loro, portano alla conclusione che le

organizzazioni sono in tutti e 3 i capitoli, considerate come entità dai confini ben definiti , con scopi istituzionali da

perseguire, e che gerarchia e burocrazia ne sono le tipiche strutture di comando e funzionamento.

Vediamo ora altre due scuole di pensiero che superano quella visione:

Sociologia dell’organizzazione 23

Economia dei costi di transazione ECT.

1. Analisi delle popolazioni organizzative o approccio ecologico.

2.

Sono scuole nate per studiare le imprese economiche che però possono avere rilevanti applicazioni anche nello

studio di organizzazioni di altro tipo.

La ECT definisce organizzazione, qualsiasi modello stabile di rapporti tra soggetti, siano essi individuali o

Dalla visione di organizzazione come burocrazia e basta si passa alla visione di organizzazione

collettivi.

come burocrazia, forme ibride o intermedie (reti) e mercato dove:

Mercato e organizzazione non sono viste come realtà contrapposte

1. le organizzazioni non hanno confini stabili e definiti in base a un criterio univoco

2. Le organizzazioni, tra cui il mercato, non possono essere studiate prescindendo dal contesto

3. istituzionale in cui sono inserite.

L'approccio ecologico ha come oggetto di analisi le popolazioni organizzative, ovvero un insieme di

organizzazioni che condividono la caratteristica di operare e di avere operato nella stessa nicchia ambientale per un

certo periodo di tempo. L'approccio ecologico:

Offre gli strumenti per rispondere alla domanda sul perché nella società contemporanea esiste una

1. così alta varietà di forme organizzative.

richiama il contesto istituzionale per capire i processi generatori delle forme organizzative.

2. Si propone di integrare la spiegazione dei processi di isomorfismo fornita dalla scuola

3. neoistituzionalista.

2.4 EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI IMPRESA: DA FUNZIONE DELLA PRODUZIONE A

GOVERNO DI TRANSAZIONI

Fino agli anni '70 esperienza comune e teoria economica hanno condiviso il presupposto che il fine istituzionale

delle imprese fosse quello di produrre e di mettere sul mercato una determinata serie di beni con l'obiettivo di

ottenere il massimo profitto utilizzando al meglio le tecnologie disponibili. In gergo economico si dice che

l'impresa era considerata una funzione della produzione, visione che culminò nel periodo taylor-fordista della

produzione di massa e nella quale stabilire i confini dell'impresa non costituiva un problema, perché i confini fisici

dell'impresa coincidevano con i suoi confini economici, tecnici, finanziari e umani. Se usiamo il concetto di

verticalizzazione per esprimere l'estensione delle fasi produttive direttamente compiute dall'impresa, si può dire che

le imprese tradizionali avevano una elevata verticalizzazione, tutto si produceva al suo interno. Però più frequente

era nel passato la strategia di acquistare da altre imprese del materiale grezzo o dei semilavorati da trasformare nei

propri impianti in prodotti da immettere sul mercato, più rilevanti erano gli apporti di componenti o lavorazioni

compiute da altre imprese, meno era verticalizzata l'impresa. La tecnologia era fattore determinante per stabilire i

Con gli anni '70 si cominciarono a diffondere processi di deverticalizzazione dovuti al

confini dell'impresa.

fatto che le grandi imprese affidavano ad altre imprese più piccole, l'appalto di specifiche lavorazioni o

anche di componenti complesse di propri prodotti. Non trascurabile nemmeno il lavoro a domicilio

assegnato ai lavoranti formalmente indipendenti. Cambia radicalmente lo scenario e in questa prospettiva trova

l'ECT, scuola di pensiero che ha nell'americano Oliver Williamson

la sua fortuna il suo più noto esponente. La

ricerca di Williamson inizia dalla domanda: perché tutta la produzione non viene effettuata in un unica grande

impresa? Per rispondere osserva che è sbagliato considerare l'impresa come un'entità la cui funzione fondamentale

è produrre, ma va considerata come una struttura di governo (governance), la cui funzione fondamentale è quella di

stipulare e garantire contratti affidabili ed efficienti. Nel nuovo modello le scelte si allargano perché l'impresa si

Per

trova di fronte all'alternativa tra produrre al suo interno oppure comperare all'esterno (to make to buy).

chiarire la ridefinizione dell'impresa Williamson si rifà alla parabola di Smith sulla produzione degli spilli.

La divisione del lavoro risolve il problema perché consente di aumentare la produttività di parecchie decine di

volte. Secondo Williamson oggi l'ECT non si pone il problema di quanti spilli produrre, a quale prezzo, ma

piuttosto quello di come organizzare le 18 distinte operazioni descritte da Smith. Ciò comporta che l'unità

transazione (qualsiasi forma di contratto che l'impresa

elementare dell'analisi non è più il bene prodotto ma la

può stipulare), in più, la tecnologia non più il fattore primario nello stabilire i confini dell'impresa.

3.4 DUE FONTI DI INCERTEZZA: RAZIONALITA' LIMITATA E OPPORTUNISMO

Sociologia dell’organizzazione 24

Il presupposto della razionalità limitata (già teorizzata da Simon) parte dal presupposto che che sebbene gli

esseri umani si comportino in modo intenzionalmente razionale, nei fatti essi lo sono molto meno a causa dei

limiti di conoscenza, lungimiranza, abilità tecniche e di tempo a disposizione per agire.

Il presupposto dell'opportunismo stabilisce a sua colta che gli esseri umani possono perseguire i propri

interessi con dei mezzi illeciti come l'inganno e la frode.

Per combattere l'opportunismo bisogna uscire dai piccoli numeri nel senso che se aumenta il numero dei soggetti

interessati alla transazione cresce la competizione e diminuisce la possibilità di bloccare le informazioni, il mercato

puro ad esempio è la situazione teorica ideale per scoraggiare l'opportunismo. Se la razionalità non fosse limitata e

se i comportamenti umani fossero sempre onesti, osserva Williamson, stipulare contratti non costituirebbe un

problema. Ma il fatto che si agisca in condizioni di razionalità limitata e con rischio di opportunismo genera una

diffusa incertezza e rende problematico stipulare contratti. Per ridurre l'incertezza vi è la necessità di studiare le

strutture e le procedure più adatte sia per economizzare la risorsa scarsa della razionalità limitata, sia per stipulare

efficaci clausoe di salvaguardia contro i rischi dell'opportunismo. Da qui Williamson prende spunto per sostenere

che nella teoria economica bisogna distinguere due tipi di costi:

i costi di produzione:

1. sono quelli che riguardano i processi di trasformazione fisica di un dato materiale

dallo stato A allo stato B.

i costi di transazione:

2. sono quelli necessari per stipulare e gestire un contratto e possono essere pagati sia

prima che dopo il contratto stesso. Sono presenti nella compravendita di qualsiasi bene, Williamson li

considera l'equivalente economico dell'attrito nei sistemi fisici.

I costi si pagano prima per cercare una controparte, si pagano dopo per far rispettare i contratti.

4.4 IL DILEMMA FONDAMENTALE: COMPRARE O PRODURRE?

Williamson introduce tre variabili:

la tecnologia uata per ottenere il bene o il servizio richiesto.

1. La frequenza delle transazioni.

2. Le salvaguardie necessarie perché il contratto sia rispettato.

3.

La tecnologia può essere generica, se non richiede competenze e investimenti particolari, può essere specializzata

quando

se richiede maggiori investimenti e risponde a esigenze particolari e ripetute nel tempo. Per Williamson

l'impresa ha bisogno di beni o di servizi prodotti con tecnologie generiche e le transazioni sono relativamente

la scelta ottimale è quella di rivolgersi al mercato: TO BUY. Se la tecnologia è specifica, le

poco frequenti,

transazioni sono continue la scelta migliore è quella di

c'è rischio di controversie per il rispetto del contratto,

produrre in casa: TO MAKE. Il principio della contrattazione sul mercato si sostituisce il principio di disciplina

accettato dai dipendenti in base a un contratto firmato in precedenza. Mercato e gerarchia rappresentano i due poli

opposti delle scelte possibili per una impresa, scelte che non sono mai stabili e che possono essere rimesse in

discussione quando comportamenti scorretti provocano una crisi del mercato o della gerarchia.

CRISI DEL MERCATO: Si ha crisi del mercato se l'impresa I si rivolge allo stesso fornitore F ponendolo in

posizione di privilegio rispetto alla concorrenza, F proverà a specializzarsi per soddisfare I ma può anche assumere

un KNOW

atteggiamenti opportunistici. Se così fosse ad I non conviene cambiare F perché questo ha assunto

HOW specifico non disponibile altrove.

CRISI DELLA GERARCHIA: Si ha crisi della gerarchia quando l'impresa decide di andare sul mercato a causa

degli inconvenienti originati dalla sua eccessiva integrazione verticale. Crisi possono essere provocate da

conflittualità della manodopera, crescita degli obiettivi particolari, ipertrofia burocratica, difficoltà di comando.

Questi sono casi estremi e il più delle volte all'impresa conviene una scelta intermedia tra gerarchia e mercato, un

esempio sono le Joint ventures, collavborazioni temporanee su obiettivi specifici, i franchising, contratti tra due

imprese indipendenti dove la prima permette alla seconda di operare sotto la sua marca, i rapporti di collaborazione

tra una grande impresa e una rete di piccole imprese che diventano i fornitori permanenti (in tal caso i rapporti sono

idiosincratici ossia di dipendenza bilaterale).

Nelle situazioni di mercato puro lo strumento tipico di controllo è il prezzo di un bene che si compra. Nelle

situazione di To make, ossia di produzione interna all'impresa, lo strumento tipico di controllo è la disciplina

gerarchica. Nelle situazioni ibride, reti tra le grandi imprese e fornitori il requisito essenziale è la fiducia

reciproca.

5.4 ISTITUZIONI, MERCATO E TRANSAZIONI: LE DIMENSIONI MACRO E MICRO

DELL'ECONOMIA. Sociologia dell’organizzazione 25

L'economia classica concepiva il mercato come una istituzione universale e astratta, regolata da leggi valide

in ogni tempo e luogo benché basate solo sull'equilibrio tra domanda e offerta. La nuova economia

Istituzionale, NEI, invece sostiene che il mercato può essere considerato astratto come un meccanismo

autosufficiente e avulso dal contesto sociale. Invece vanno considerate le specifiche istituzioni storiche entro cui il

mercato si inserisce e che condizionano il suo sviluppo. Scrive Turvani commentando Williamson che l'economia

istituzionale fa un passo in avanti, collocando il mercato all'interno di un ambiente istituzionale. Concepire

l'impresa come una struttura di governo delle transazioni ha la conseguenza di unificare campi di ricerca che in

precedenza erano tenuti distinti. Un primo effetto unificante lo si vede nei rapporti tra economia e sociologia

Con l'avvento della NEI e in particolare della ECT, i rapporti tra analisi economica e

dell'organizzazione.

analisi organizzativa sono ripensati alla radice perché la decisione dell'impresa di produrre in casa (molti

di acquistare sul mercato

dipendenti e controllo gerarchico) , (pochi dipendenti esperti nel condurre trattative

tecnico- commerciali) o di costruire una rete di fornitori (personale qualificato che organizza gruppi di lavoro con i

ha rilevanza sia economica che organizzativa.

colleghi delle reti) Si ridefiniscono anche i rapporti tra dimensioni

la dimensione macro riguarda il quadro istituzionale in cui si collocano le

micro e macro dell'analisi,

transazioni, la micro riguarda le singole transazioni e i meccanismi che le regolano. Porre in connessione le

due dimensioni significa riconoscere da un lato che le transazioni non sono guidate da criteri universali e astratti ma

sono inserite (embedded) in un contesto istituzionale che ne delinea opportunità e vincoli. Dall'altro che le

specifiche scelte non sono deterministiche perché i soggetti hanno dei margini di libertà.

A LIVELLO DI MACRO: l'analisi tiene conto del quadro dei vincoli e delle opportunità legislative. Se l'impresa

è inserita in un contesto con un robusto sistema di relazioni industriali, sindacato forte, contrattazione centralizzata

riceverà forti sollecitazioni verso opzioni TO MAKE. Se l'impresa opera in un quadro liberistico con contratti di

lavoro privatistici, sindacato debole, riceverà sollecitazioni verso opzioni TO BUY. L'analisi a livello di macro è

completa se considera effetti economici di istituzioni non economiche ma sociali, religiose, politiche culturali.

A LIVELLO DI MICRO: si deve scendere in campo per osservare i comportamenti delle imprese e dei soggetti,

ciò che avviene nelle imprese e nei rapporti tra esse. cognitivistica della nanoeconomist(Arrow) e della

Per Williamson analisi ancora più sottili vanno nella direzione

Behaviour Decision Theory (Bazerman), ricerche sui processi mentali che si sviluppano nel corso delle

decisioni. I soggetti percepiscono il mondo esterno in modo differente da quanto ci si aspetterebbe sulla base della

logica formale e l'obiettivo è di esplorare tanto il peso che le conoscenze sociali consolidate hanno

nell'elaborazione delle informazioni, nei giudizi, decisioni e azioni quanto i fattori che influenzano i cambiamenti

nel bagaglio delle conoscenze.

6.4 NELLA SCIA DEI COSTI DI TRANSIZIONE: PROBLEMI APPLICAZIONI E VARIANTI.

Ora esaminiamo alcune applicazioni varianti del modello dell'ECT che hanno più diretta rilevanza per l'analisi

organizzativa.

1. Settori produttivi e confini delle imprese.

La pratica del to buy era già conosciuta nell'edilizia e nella cantieristica dopo per lo più lavoratori in proprio

offrivano prestazioni in base a dei contratti temporanei ad hoc stipulati con le imprese committenti. Edilizia e

cantieristica, in sintonia con Williamson sembrano suggerire che tutti i settori con processi molto differenziati per

Eccezioni di ciò sono le industrie

produrre beni compositi abbiano una particolare convenienza in scelte TO BUY.

automobilistiche , dove l'auto è un prodotto risultante dall'assemblaggio di migliaia di componenti

merceologicamente eterogenei, che però per quasi tutto il XX secolo sono state l'espressione di un regime

fordista basato su scelte di verticalizzazione spinta e di TO MAKE. Solo a partire dagli anni '80 le case

automobilistiche occidentali hanno avviato un crescente ricorso a scelte di mercato. Fin da quegli anni alcune

ricerche (Weber, Walker) hanno messo in luce che quasi sempre che nell'industria dell'auto il TO BUY non è

indotto come sostiene Williamson, dall'intento di ridurre i costi di produzione, ma perché le imprese produttrici di

(core

componenti hanno avviato dei processi di specializzazione in una ristretta gamma di competenze specifiche

competence) con il risultato di offrire dei prodotti meno cari e qualitativamente migliori di quelli che le imprese

madri potrebbero produrre in casa. Il comprare fuori parti del prodotto finale favorisce processi di terziarizzazione

(outsourcing)

del processo produttivo con rilevanti conseguenze organizzative.

Negli anni '80 Kanter da una ricerca sulle grandi imprese americane delinea tre indicazioni:

la ristrutturazione interna al fine di trovare nuove sinergie tra varie componenti dell'impresa che

1. diventa una confederazione di unità semiautonome.

L'apertura delle proprie frontiere a nuove alleanze con fornitori, clienti e altre imprese.

2. Lo sviluppo di programmi di investimento per formare delle jont ventures.

3. Sociologia dell’organizzazione 26

L'interpenetrazione tra le imprese può diventare così stretta da rendere difficile distinguere i dipendenti di

un'impresa da un'altra impresa. Diventa difficile stabilire dove passano i confini delle imprese e un criterio per fare

ciò potrebbe essere trovato nel concetto di cordata (gruppo di affari) e di stabilire che tutte le imprese coinvolte di

un dato programma produttivo fanno parte della stessa cordata a prescindere dai rapporti di proprietà tra di esse.

Ma il concetto di cordata appare inadeguato perché sempre più spesso le imprese produttrici partecipano ai

programmi produttivi di più imprese committenti anche se queste sono in competizione tra loro, inoltre il problema

dei confini si pone all'interno della stessa impresa a causa dei processi di competizione che si sviluppano nelle sue

unità. Sul problema dei confini di un'impresa già negli anni '70 Pfeffer e Salancik avevano proposto una soluzione a

livello di micro: poiché gli stessi individui possono lavorare per più imprese, essi suggeriscono di assumere come

criterio di confine le prestazioni svolte per ogni singola impresa, così l'unità di analisi riguarderebbe il

comportamento del singolo individuo e non l'individuo stesso. La proposta di questi due autori fa riferimento

implicito a un criterio finanziario dove ciò che conta è il conto economico di costi e profitti, se l'impresa compra

una prestazione, questa è all'interno dei confini dell'impresa a prescindere dallo status giuridico di chi la compie,

ma il problema dei confini resta ancora aperto.

2. Ouchi: il clan come governo di transazioni sul lungo periodo.

Ouchi

Una variante del modello di Williamson è quella di William che scrive tenendo presente modelli di

mercato e gerarchia non sono le sole forme di governo

comportamento tipici del capitalismo asiatico. Per lui

delle transazioni che si offrono a un'impresa. Esiste una terza via che lui chiama CLAN. Il clan è la forma di

governo più complessa, per funzionare presuppone che i contraenti del contratto si sentano legati dall'appartenenza

Per Ouchi il clan è il solo strumento che permette di

a un'istituzione con una tradizione, norme e valori comuni.

governare le transazioni complesse, soprattutto quelle a lunga scadenza. Il clan consente un'equità seriale tra

contraenti che si contrappone alla equità istantanea che caratterizza il mercato e in certa misura la gerarchia o

L'appartenenza al clan è la base su cui si fonda la fiducia tra i suoi membri e vede nell'espulsione

burocrazia.

la sanzione in caso di inadempienza. Il clan precede l'attività economica, è fondato su vincoli di sangue ed onore,

il senso di appartenenza al clan può anche essere inculcato da un grande gruppo di affari e ciò accade in Estremo

Oriente, in Giappone. Il modello del clan è adatto per studiare le organizzazioni criminali ma anche nello studio

delle organizzazioni legali pone interrogativi inquietanti. Il clan è basato su criteri ascrittivi di inclusione ed

esclusione cosa in contrasto con i criteri universalistici dello Stato di diritto in Occidente. Da un lato Ouchi avverte

che il clan è una forma più efficiente della burocrazia nel gestire transazioni economiche complesse, ma dall'altro

non va scordato come insegna Weber che la burocrazia grazie alla sua imparzialità e neutralità affettiva è la forma

Il clan come forma di governo

più adatta a garantire un'amministrazione universalistica della cosa pubblica.

economico si pone in conflitto con tali criteri perché suggerisce che la ricerca dell'efficienza può entrare in

contrasto con i criteri universalistici tipici della democrazia politica.

3. Applicazioni di micro e macro del modello. dall'economia domestica allo sviluppo locale.

L'ECT e la NET mostrano una straordinaria duttilità applicativa. Nella prospettiva dell'ECT anche la famiglia può

essere vista come un'impresa economica e questo consente di collegare l'analisi delle scelte economiche a quella

make o To buy sono scelte della vita quotidiana,

della sua struttura organizzativa. To pranzo a casa o al

ristorante oppure via di mezzo consumo cibi preconfezionati a casa. A livello strategico, la scelta della moglie di

La famiglia

fare la casalinga (to make) o lavorare fuori casa e scegliere una collaboratrice domestica (to buy).

come struttura di governo delle transazioni pone la questione dell'intreccio tra criteri economici e

extraeconomici nelle scelte compiute dai suoi membri. Pollak individua vantaggi e svantaggi che la famiglia

vista come impresa offre nell'organizzare un'attività economica rispetto a un'impresa che sia istituzionalmente tale.

4 vantaggi derivanti dal fatto che la famiglia nasce e si sviluppa con criteri che non sono economici

Individua

ma affettivi, ossia la forza degli incentivi non monetari, la diffusa e continua circolazione di informazioni tra i suoi

lo svantaggio è quello di non poter adottare comportamenti ispirati a puri

membri, l'altruismo e la lealtà. Ma

criteri di efficienza. L'equiparazione della famiglia a un'impresa economica può sembrare un mero esercizio

intellettuale, ma non è così se si tiene presente che una parte rilevante delle attività economiche sono svolte da

aziende a conduzione familiare. Non risulta che finora sia stato formulato un programma di ricerche mirate

sull'intreccio tra fattori economici e fattori affettivi, interessante sarebbe esplorare in che misura forme di

collaborazione economica sopravvivono quando i legami affettivi vengono meno.

A livello intermedio tra micro e macro si colloca un altro campo di studi per ECT e NEI, quello dello

sviluppo locale e in particolare quello dei fattori ambientali che favoriscono la formazione di imprenditorialità. Tra

questo tipo di ricerche va ricordata quella di Brusco sul modello Emilia, svolto sulle province di Modena e Reggio.

un fitto

Si tratta di due province di diffusa e crescente prosperità, con un forte sviluppo industriale caratterizzato da

tessuto di medie e piccole imprese specializzate in produzioni di nicchia, da una struttura produttiva

dualistica formata da una fascia primaria delle medie imprese con un proprio mercato e uno sciame di piccole

una bassissima integrazione

imprese che in larga parte lavorano su commessa delle imprese più grandi, da

Sociologia dell’organizzazione 27

verticale con rapporti tra committenti e sub fornitori regolati da puri criteri di mercato. Tali caratteristiche

consentono flessibilità produttiva con l'assorbimento senza traumi di eventuali crisi aziendali e ciò grazie a due

meccanismi: se un'impresa committente sbaglia campionario e perde parte della sua clientela ma non ha bisogno di

licenziare i suoi dipendenti, semplicemente i suoi sub fornitori cambiano committente, il secondo meccanismo di

assorbimento degli shock produttivi riguarda tutti i settori ed è legato al basso numero di dipendenti presenti anche

meccanismi di puro mercato si svolgono in un contesto istituzionale

nelle imprese relativamente grandi.Questi

caratterizzato da un elevato associazionismo di categoria, un sindacato autorevole e moderato, un sistema

bancario disponibile a finanziare anche le microimprese, enti locali efficienti nel tutelare gli interessi

collettivi.

4. La varietà dei capitalismi: convergenze e differenze tra versione sociologica e versione economica nel

neoistituzionalismo.

Ci sono ricerche a livello di macro in cui si sottolinea la varietà dei capitalismi come quelli sviluppatisi

nell'Estremo Oriente. Un ottimo esempio di ricerca neoistituzionalista in versione sociologica in tal senso è quella

Il

che Orrù Biggart e Hamilton sulle differenze esistenti tra capitalismo giapponese, coreano e taiwanese.

capitalismo giapponese è definito dagli autori comunitarista per il ruolo svolto dai pochi grandi gruppi di affari

(keiretsu) che aggregano una vasta rete di imprese diverse tra loro, tra cui anche le banche incaricate di finanziare

Il capitalismo coreano è definito patrimonialista

le imprese del gruppo di appartenenza. per l'attivo intervento

Il capitalismo taiwanese è definito familista

dello stato nel sostenere le principali imprese del paese. per il ruolo

che la famiglia allargata svolge nel sostenere un a differenziata rete di imprese appartenenti a diversi membri della

famiglia.

Diverso è l'interesse delle analisi neoistituzionaliste in versione economica che si propongono di distinguere i

capitalismi in base ai loro meccanismi accumulativi. Spesso la varietà dei capitalismi assume connotazione

geografica. Albert distingue tra un capitalismo anglossassone più liberista e un capitalismo renano (tedesco) più

vincolato da interventi regolatori da parte dello Stato. La diversificazione geografica è ripresa anche da altri autori

che ai due modelli su indicati aggiungono un modello latino caratterizzato da una maggior presenza di imprese di

stato. la ricerca da un lato esplora le dinamiche sovranazionali indotte da processi di globalizzazione e dall'altro

scende a livello regionale. A tale riguardo Perulli osserva che lo stato lascerà uno spazio crescente a forme di

organizzazione a rete, particolarmente in campi come la circolazione del capitale e dell'informazione,

l'innovazione, la formazione e lo scambio di Skills e di know how, le attività di apprendimento e di ricerca

precedentemente incapsulati entro sistemi nazionali.

7.4 LE POPOLAZIONI ORGANIZZATIVE SECONDO STINCHOMBE: L'ONERE DELLA NOVITA' E

L'IMPRINTING DELLA SPECIE. Le origini della scuola si trovano in un saggio del

Ora vediamo l'approccio ecologico alle organizzazioni.

sociologo americano Stinchombe pubblicato verso la metà degli anni 60. La novità è quella di assumere come

oggetto di ricerca non singole organizzazioni ma insiemi omogenei o specie di organizzazioni, dette

popolazioni organizzative. Cambia l'analisi che si chiede quali effetti ha la struttura di una data società sul tasso di

fondazione di nuove organizzazioni e in particolare sulla creazione di nuove specie organizzative, si domanda se

esiste una connessione tra il periodo storico in cui una data specie organizzativa è comparsa e la struttura delle

Per rispondere alla prima questione Stinchombe

organizzazioni oggi esistenti che appartengono a quella specie.

tiene conto dell'onere della novità ossia che la percentuale di insuccesso è più alta tra le

(liability of newness)

nuove organizzazioni, la novità può avere successo solo se i benefici portati dalle nuove specie organizzative sono

nettamente superiori a quelli offerti del vecchio ordine. La domanda va riformulata e bisogna chiedersi quali sono

le società umane che offrono le migliori condizioni per superare l'onere delle novità. La risposta di Stinchombe è

che queste sono le società più progredite nei processi di modernizzazione, quelle dove già si è sviluppata una fitta

Per Stinchombe le

rete di organizzazioni, importanti sono le organizzazioni che generano altre organizzazioni.

organizzazioni di tipo nuovo hanno più difficoltà a sopravvivere di quelle di tipo vecchio. La seconda rottura

sta nel fatto che se lo sviluppo economico e sociale è il terreno di coltura più favorevole al fiorire di ogni tipo di

organizzazione, ne deriva che pluralismo, tolleranza e vita associativa sono più presenti nelle società più sviluppate

che altrove: la maggiore solidarietà sociale si trova nelle società sviluppate e non in quelle arcaiche, Stinchombe

contesta la visione romantica che Durkheim definiva società meccanica e Tonnies descriveva come società naturali

contrapposte alle società moderne e urbanizzate fondate sulla divisione del lavoro. Stinchombe sostiene che è falso

che nelle società arcaiche si trovi maggior solidarietà perché la mancanza di cultura e di comunicazioni mortifica i

rapporti umani. Quanto più è avanzato lo sviluppo economico e culturale tanto più il pluralismo etnico e sociale

trova spazio e può esprimersi in una vita associativa e solidaristica sconosciuta nelle società arcaiche. Nella storia

dell'industria si osservano periodi densi e brevi in cui si affermano certi tipi di imprese e non altre e questi tipi

mantengono nel tempo il loro imprinting originario indipendentemente dall'anno in cui nascono le singole unità:

sono l'agricoltura, il commercio, gli alberghi, l'edilizia e l'editoria che ancora oggi hanno una conduzione familiare

Sociologia dell’organizzazione 28

per lo più. L'esame di Stinchombe offre gli elementi per un modello che adatta alla società la spiegazione

darwiniana dell'evoluzione naturale. Il modello si basa su due assunti:

le condizioni economiche e tecniche di una data epoca determinano le specie organizzative più

1. appropriate per raggiungere alcuni scopi e non altri.

tali specie possono esistere prima che compaia una tecnologia e una struttura sociale appropriata.

2.

Con tale modello Stinchombe si propone di spiegare l'apparire di sempre nuove specie organizzative e la loro

persistenza nel tempo, la soria dell'industria offre a Stinchombe molti esempi che dimostrano come man mano che

divengono disponibili nuovi mezzi tecnici e sociali, compaiono nuove specie organizzative.

8.4 ECOLOGIA DELLE POPOLAZIONI ORGANIZZATIVE: LA SELEZIONE COME FATTORE DI

ISOMORFISMO E DI PLURALITA' DELLE SPECIE.

La scuola che si autodefinisce ecologia delle organizzazioni, nata negli anni '70 propone un approccio a livello

macrosociale che:

1. parte dal presupposto che le organizzazioni hanno una vita precaria.

2. studia i processi di trasformazione di lungo periodo derivanti dalla reciproca influenza tra l'evoluzione delle

popolazioni organizzative e i mutamenti dell'ambiente sociale circostante.

Individua nella selezione e nella competizione sociale i fattori che spiegano tanto i processi di isoformismo quanto

la proliferazione di una pluralità di forme e specie organizzative.

CAPITOLO 5 GLI APPROCCI MORBIDI: CULTURA, CONFERIMENTO DI SENSO E PROCESSI DI

STRUTTURAZIONE.

1.5 LE RAGIONI DEGLI APPROCCI MORBIDI.

Gli approcci morbidi sono approcci che privilegiano gli aspetti culturali, simbolici, riflessivi e i processi di

conferimento di senso che i soggetti mettono in atto interagendo con le organizzazioni stesse, sono gli approcci la

cui fortuna è cominciata agli inizi degli anni '70 che trovano la loro ragion d'essere in due fattori:

dalla tendenza delle grandi imprese a passare da strumenti di controllo prevalentemente burocratico

1. - disciplinare a strumenti più raffinati di natura normativa, basati sull'interiorizzazione dei valori

dell'impresa per cui i soggetti lavorano. Oggetto di ricerca sono l'efficacia di un insieme di pressioni molto

più sottili volte a coinvolgere i dipendenti, capaci di suscitare in essi rapporti di amore - odio verso

l'impresa attenta alla crescita professionale ma anche più esigente nel richiedere totale dedizione.

L'insoddisfazione che in quegli anni prendeva forma verso gli approcci hard, riconducibili a

2. grandezze numeriche come i livelli gerarchici , i campi di competenza e di controllo, la frequenza delle

comunicazioni. erano approcci di ispirazione contingentista basati sul presupposto che esiste una

connessione tra il grado di turbolenza dell'ambiente e la struttura ottimale dell'organizzazione.

Contro il contingentismo le scelte strategiche delle imprese

due le principali contestazioni, una che non

dipendevano in larga misura dall'azione

potevano essere spiegate in base alle loro caratteristiche strutturali, ma

strategica dei soggetti che prendevano le decisioni, le imprese operanti nello stesso settore di

l'altro che

analoga ampiezza e strutture organizzative comparabili rilevavano un'atmosfera interna, motivazioni a

partecipare e livelli di prestazione diversi. In più cresceva l'importanza dei metodi di ricerca qualitativa, come lo

studio dei casi, l'osservazione partecipante, etnografia. Gli approcci soft sono condivisi da diverse scuole di

pensiero, l'interazionismo simbolico, il cognitivismo, la fenomenologia e l'etnometodologia, tutti accomunabili

oggettivisti

dall'asse oggetto - soggetto. Ad un estremo si trovano gli che partono dal presupposto che le

organizzazioni possiedono una propria cultura intesa come un giacimento che si è progressivamente

accumulato nel tempo, attraverso il suo studio si giunge a capire sia il funzionamento delle organizzazioni sia

culturalisti.

quello dei soggetti che ne fanno parte. Per questo sono anche definiti All'estremo opposto, troviamo i

soggettivisti la realtà esterna sia soltanto una costruzione sociale risultante dal

che partono da presupposto che

conferimento di senso che i soggetti compiono nel flusso della loro esperienza. Tra questi due estremi esistono

posizioni intermedie.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia dell'organizzazione della professoressa Poggio, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Come studiare le organizzazioni, Bonazzi . Il riassunto è suddiviso in 6 capitoli. Gli argomenti trattati riguardano i concetti di: burocrazia, organizzazioni, approccio istituzionalista, approcci morbidi, etc.etc


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in servizio sociale
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Poggio Barbara.

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