Sociologia dell’immaginario e
culture visuali 08/10
Che cos’è l’immaginario?
L’immaginario è un patrimonio organizzatore di immagini simboliche.
L’immaginario va studiato considerando tre grandi contenitori collegati tra loro:
- Fondamenti e teoria dell’immaginario: teorie che sono alla base della necessità di studiare
l’immaginario, anche per osservare quali sono le sue pratiche e in che modo funziona come
patrimonio organizzatore. I fondamenti della teoria dell’immaginario non nascono in ambito
sociologico, ma sono fondamenti di tipo filosofico, psico analitico e poi in seguito sociologico e
comunicativo. Il senso delle immagini nella vita dell’essere umano hanno richiesto un numero di
studi.
- Immaginario collettivo e industria culturale: la necessità è di passare dalla dimensione astratta
e teorica proveniente dai fondamenti, alla visione del mondo moderno (che ha prodotto il
sistema dei media), studiare il luogo in cui i fondamenti sono applicati e visibili. L’industria
culturale è un luogo che si è sviluppato con la modernità per rendere la cultura un bene sul
mercato, e ha contribuito a costruire ricostruzioni simboliche condivise. La pubblicità è un
funzionamento dell’industria culturale di massa.
- cultural studies,
Culture visuali e sociologia visuale: le culture visuali fanno parte dei la scuola di
studi culturali affermata in Inghilterra (Birmingham, anno 80), primi a capire il senso culturale
delle immagini e ad osservare l’immaginario come senso culturale dell’immagine. Negli studi
culturali in generali hanno studiato i media e i loro effetti, osservando che uno stesso prodotto
culturale (per esempio le soap opera) visto in diversi paesi può portare a differenti aspetti e
considerazioni a seconda del background culturale di una singola persona. Per questo motivo
uno stesso prodotto culturale può causare una diversa dinamica di fruizione. Lo stesso
ragionamento è stato applicato allo studio delle immagini, sulla dimensione iconografica e di
rappresentazione. La sociologia visuale ha bisogno di studi culturali per fondarsi, diventando
poi una disciplina a sé, che ha come obiettivo quello di trattare la sociologia come disciplina
visuale. L’obiettivo dei sociologi visuali (scuola americana in primis) è usare le immagini per
raccontare la società, il loro avvicinamento alla sociologia e alle immagini è dipeso dal fatto che
ammirassero il lavoro dei fotografi che riuscivano a raccontare il mondo in modo perfetto,
facendo vedere un aspetto sociologico. La sociologia ha bisogno delle immagini per dare
meglio conto dei risultati di una ricerca, o per realizzare una ricerca.
Definizioni dell’immaginario:
1. Oggetto di studio di scienze umani e sociali;
2. Insieme delle immagini interne ed esterne che fanno parte del patrimonio simbolico di un
soggetto, di un gruppo, di una comunità;
3. Patrimonio organizzatore di simboli da cui originano le forme della comunicazione di un
sistema sociale;
4. Fondamento creativo delle arti e del senso attribuito al “reale”;
5. Facoltà del possibile;
6. Carattere transizionale: mette in comunicazione il mondo del visibile con quello dell’invisibile,
del cosciente e dell’incosciente, del senso e della sua “forma”;
7. Sistema identitario di lunga durata in grado di analizzare i suoi archetipi;
Gli archetipi sono forme simboliche che preesistono nell’inconscio collettivo. Questa
• riproduzione di immagini in tempi e contesti culturali diversi, ma che ritornavano in alcuni
elementi, hanno portato a comprendere l’esistenza di simboli che nella cultura umana sono
particolarmente forti perché hanno a che fare con l’inconscio, di conseguenza non sono
spiegabili (es. il rapporto con la madre). L’archetipo ti spiega questi tipi di simboli, per
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esempio l’immagine che tiene insieme il concetto della madre e la sua ambivalenza.
L’archetipo è sempre presente, ma attraverso l’immaginario prende forme diverse.
8. Sistema comunicativo che attraversano la strumentazione metafora e con l’uso dei media e
del linguaggio dà forma alle strutture culturali profonde e media tra queste e le trasformazioni
storiche.
Il XX secolo e la realtà dell’immaginario
L’immaginario è un sistema dinamico, organizzatore di immagini il cui senso dipende dalla loro
relazione. È lo strumento per entrare in relazione con l’inconoscibile e per “ricostruirlo” nei termini
dal punto di vista biologico è un insieme di cellule, dal
della rappresentazione simbolica. “L’uomo
punto di vista sociale è un insieme di rappresentazioni” -Èmile Durkheim
Il ventesimo secolo ha dato una forma alla realtà dell’immaginario che condividiamo, che poi noi
cominciamo ad avere degli strumenti per leggerlo con occhio più critico. Emerge quindi il fatto
che l’immaginario cambia nel tempo e organizza le immagini sulle base di costrutti culturali.
Durkheim è considerato uno dei padri fondatori della sociologia, quindi una sociologia positivista
affermata nel 800. Si chiama positivista perché si auto-descrive come disciplina scientifica con
l’obiettivo di raccontare il mondo realisticamente e positivisticamente attraverso l’analisi del
rapporto tra individuo e società, applicando il metodo scientifico. Durkheim, insieme a Weber,
Zimmer, ecc., identifica ambiti dell’irrazionale da cui non si può prescindere per osservare
comportamenti sociali e per produrre delle immagini.
Le rappresentazioni sociali
Dalla rappresentazione:
Primo processo di costruzione delle immagini,
• Strumento di comunicazione fra la mente umana e il “reale”,
• La rappresentazione, cioè la modalità con cui le immagini (anche simboliche) vengono costruite,
• serve per vedere come funziona l’immaginario. L’immaginario opera attraverso le
rappresentazioni, la cui osservazione permette di osservare l’immaginario, che è un costrutto
astratto. Sono molteplici le dinamiche implicate nella diffusione delle rappresentazioni. Quindi,
la rappresentazione è il processo per costruire immagini, quello che collega il lavoro della mente
con il mondo reale esterno, un collegamento tra il mondo dentro di noi, e quello fuori di noi.
All’immaginazione:
Processo creativo di produzione di immagini,
• L’immaginazione è la capacità di costruire immagini che tutti abbiamo.
•
Dall’immagine:
Oggetto complesso di investimento emozionale,
• L’immagine è un luogo di investimento delle emozioni, l’essere umano per dare senso alla sua
• esperienza nel mondo (che è un mistero dipendente dalla nostra caducità) ha bisogno di
immagini che ci salvino (es. religione). Le immagini servono a proiettare un investimento
simbolico emotivo, le immagini “ci curano”, ci danno stabilità laddove questa non c’è,
permettono di puntellare le nostre incertezze.
All’immaginario:
Spazio dinamico dove prendono forma le continue transizioni tra l’interiorità e l’esteriorità, tra il
• qui e l’altrove, tra il dato di fatto e l’universo del possibile, tra l’azione ed il desiderio, tra
l’individuale ed il collettivo (tragitto antropologico).
Le rappresentazioni sociali sono:
Ponte tra il reale e la mente umana
• Rappresentazione ≠ percezione
• Indipendenza dalla realtà a statuto simbolico della rappresentazione
• →
Èmile Durkheim le rappresentazioni collettive emergono dalla coscienza collettiva, sono
• entità durevoli che garantiscono il legame sociale (linguaggio).
→
Serge Moscovici
• le rappresentazioni sociali (entità sovra-individuali) sono attività cognitive
che regolano il rapporto con la realtà attraverso il loro carattere convenzione e prescrittivo.
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Le rappresentazioni sociali sono processi che riducono la complessità del mondo e lo rendono
• praticabile simbolicamente (senso comune, ordine, codice per la comunicazione).
Le rappresentazioni riguardano la condivisioni di costrutti simbolici collettivi, che sono
• condivisibili sulla base del fatto che va considerato sia la dimensione individuale, che quella
collettività sociale. Oltre al fatto che le rappresentazioni sociali sono delle forme con cui la
collettività sociale si rappresenta e si definisce costruendo anche delle sue regole. Ci sono delle
immagini della collettività, ad esempio il matrimonio in chiesa, hanno una rappresentazione nel
tempo, nonostante l’immaginario sia un concetto dinamico e soggetto a cambiamenti. È un
sistema di riferimento normativo che costruisce un immagine di senso significativo prodotto
collettivamente che emerge dal matrimonio in chiesa, immagini che fanno parte della vita
collettiva. Per esempio, un matrimonio in comune tende a riprendere alcuni aspetti del
matrimonio in chiesa, perché è quello che fa parte dell’immaginario collettivo.
Il campo dell’immaginario ha tra le sue parole quello di rappresentazione, che si dimostrerà un
• concetto emblematico.
Immaginario e rappresentazione
evocare una cattedrale immaginaria bisogna far ricorso alla letteratura o all’arte: a Notre-
“Per
Dame de Paris di Victor Hugo, alle quaranta tele della Cathèdrale de Rouen di Claude Monet, alla
Cattedrale engloutie del Prèludes di Claude Debussy”.
Vocabolo che ingloba ogni possibile traduzione mentale di una realtà esterna percepita. La
rappresentazione è legata al processo di astrazione (simbolico). L’immaginario fa parte del campo
fantasia trascina l’immaginario oltre la
della rappresentazione ma va oltre la rappresentazione: “la
rappresentazione puramente intellettuale” -J acques Le Goff. Una rappresentazione simbolica di
un’epoca ci permette di qualificarla, nonostante ci sia molta più varietà all’interno. Le
rappresentazioni possono anche essere forme visuali, o immagini in forma stretta. L’immaginario è
comunicazioni per immagini, non solo comunicazione iconografica, ma bisogna anche prendere in
considerazione i costrutti simbolici che non sono solo visuali ma anche forme narrative come
discorsi, letteratura, scrittura, musica, ecc., forme testuali che non sono necessariamente soltanto
visuali.
Teorie dell’immaginario
Tutto ciò che usciva dai parametri scientifici, in passato era visto come qualcosa di sconosciuto e
spaventoso. Freud nell’analisi dei sogni aveva studiato la produzione irrazionale che passa
attraverso i sogni, considerando però un aspetto che andava studiato scientificamente. Invece
secondo Jung l’inconscio aveva una forte importanza per lo studio della scienze umano e per
capire l’uomo. Per Carl Gustav Jung l’inconscio si esprime attraverso le immagini: miti, leggende,
sogni; ciò tutto quell’insieme sottovalutato dalla scienza, non concepita per considerare questi
aspetti. Per Jung questo insieme era sottovalutato dalla Scienza, a disagio su questo terreno
sottile e di difficile definizione. L’idea di un “concetto” (cioè qualcosa che non deve essere
è che una pallida approssimazione, una traduzione pallida e imprecisa di
dimostrabile) infatti “non
quell’immagina profonda che esso, più o meno goffamente, cerca di esprimere”. Il “concetto” è
sempre una riduzione rispetto all’interiorità dell’uomo, il soggetto è fragile dal punto di vista
psicologico a causa della società in cui esso vivo, quindi il concetto non potrà mai dare conto di
una realtà molto più complessa, cioè la vita interiore del soggetto.
la pienezza dell’immagine nel vuoto della parole, l’essere umano ha smarrito anche il
“Smarrendo
rapporto con l’inconscio, e ne soffre”. Questo rapporto con l’inconscio che l’uomo ha smarrito lo
fa soffrire, è stato smarrito perché la società del 800/900 si fonda sulla ragione. La religione è
stato in passato un concetto importante perché permetteva di credere in qualcosa senza poterlo
vedere, e se uno perdeva questa credenza che dava senso all’intera esistenza, la stabilità
psicologica e sociale dell’uomo diminuiva. Il discorso di Jung è una critica alla mancanza di
interesse da parte della Scienza di questo ambito dell’esperienza, che secondo lui andava
considerato e analizzato anche dal punto di vista scientifico e medico. Secondo Jung la
spiegazione razionale riduce la ricchezza emotiva dell’immagine, contribuendo allo scollamento
tra il conscio e l’inconscio.
che si manifesta ovunque per il sacro, per il simbolo, esprime una sofferenza e un
“L’interesse
sogno di riconciliazione con le visioni attraverso le quali tale riconciliazione sia riconosciuta nei
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secoli”. L’interesse delle persone verso il sacro, secondo Jung, indica un bisogno di qualcosa di
astratto. Dove la conciliazione tra piani di ragione diversi era normale nel passato (per esempio la
religione del Medioevo), questo equilibrio si è rotto nel tempo, e diversi piani di ragione non
potevano più convivere.
Parole chiave per l’immaginario:
Facoltà del possibile,
• Patrimonio organizzatore del simbolico,
• Sistema comunicativo che usa la metafora, il linguaggio e i media per strutturare la cultura,
• Carattere storico e geografico,
• Comunicazione per immagini e rappresentazioni simboliche (sociale e collettive),
• Cultura.
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Il problema della teoria dell’immaginario è che per come si è sviluppato la società moderna,
sempre più razionale e capitalista, la società si impianta su sistemi teorici e filosofici di riferimento
che non possono avvalersi dell’immagine e della sua ambiguità e irrazionalità. Quella forma di
esperienza non è adatta al sapere che serve a quel tipo di società. Questa società ha svalutato il
valore conoscitivo dell’immagine e il senso che questa ha, con il risultato che l’uomo perde certi
elementi che fanno parte della sua esperienza e diventa insofferente.
Edgar Morin e La realtà dell’immaginario, Metodo”
paragrafo del libro “Il
Dalla dominanza della concezione realista dell’homo-sapiens-faber-oeconomicus al valore della
nostra mente secerne continuamente l’immaginario”
mitopoiesi che collega gli antichi a noi. “La
ed è connessa allo stato estetico e allo stato poetico dell’uomo. Secondo Morin le opere
dell’immaginario hanno degli effetti sulle rappresentazioni sociali e collettive. Secondo Morin noi
viviamo in un universo sovrappopolato di miti. Morin legittima l’immaginario come qualcosa che
ha a che fare con l’identità umana, eliminare questa componenti dal pensiero scientifico e dalla
ricerca ha delle conseguenze sull’essere umano. La mente ci dice che non è necessario essere
artisti o poeti per sentire la bellezza o la poesia, altrimenti queste non esisterebbero. Nel
contenitore dell’immagino ci sono anche elementi come il sentimento, il sentire e percepire,
attraverso la nostra composizione mente-corpo, la bellezza. La corporeità è il contenitore che ci
permette di secernere immaginario, la nostra mente secerne immaginario grazie alla
composizione del nostro corpo e della nostra mente. Lo stato estetico e lo stato poetico
dell’uomo dicono che l’immaginario fa parte della natura umana, che è data anche dalla capacità
di rapportarsi alla composizione mente-corpo. La cognizione di un pensiero è azione incarnata.
La funzione dell’immaginario → l’ordine biologico si contrappone a quello fisico nel suo
intrinseco rapporto con la morte, fatto a un tempo di complementarità, compresenza e
antagonismo. La costante degradazione degli elementi molecolari e cellulari è proprio la malattia
che consente all’essere vivente di trionfare sulla macchina: essa è fonte del continuo
rinnovamento della vita: non solo il vivente si nutre di disordine, ma la stessa organizzazione di
ogni essere vivente è essenzialmente prodotto da una perenne riorganizzazione. Sia nel vivente
che nella società, il processo di disorganizzazione/degenerazione è parte integrante del processo
di riorganizzazione/rigenerazione. L’uomo e la morte
- Edgar Morin,
L’immaginario ha a che fare con la morte; e la morte è una dialettica tra disorganizzazione e
degenerazione. La struttura dell’organizzazione tra le parti dell’essere vivente cambia, il rapporto
di disorganizzazione rimane, fino a un punto in cui questo non funziona più e il sistema (cioè
l’essere umano) muore.
Gilbert Durand e Le strutture antropologiche dell’immaginario. Introduzione all’archetipologia
generale: descrizione, analisi, classificazione strutturale dei possibili contenuti dell’immaginario.
Grande mappa per la classificazione delle diverse categorie archetipe. Archeologia antropologica
come ricerca tassonomica sulle strutture dell’immaginario e sui rispettivi contenuti simbolici. In
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questo testo Durand esplicita la funzione dell’immaginario, che secondo lui serve ad esorcizzare
la morte e il tempo che ci porta verso esso.
non è altro che un processo attraverso il quale l’uomo o rifiuta completamente o
“L’immaginario
metabolizza, fa propria, l’esperienza della morte prima che essa avvenga: questo diverso modo di
modellarsi rispetto al tempo, di rifiutarlo o di accettarlo, o di metabolizzarlo, determina degli
schemi mentali e comportamentali che generano degli archetipi generali, i quali a loro volta e infine
generano i simboli (cio&egrav
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