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In viaggio: immaginario, comunicazione e pratiche del turismo contemporaneo

Il viaggio è un luogo di osservazione dell’immaginario piuttosto interessante, omologo alle questioni trattate da Morin. Il viaggio è un tipo di esperienza, una metafora che si presta ad essere osservata con le lenti di osservazione dell’immaginario. Il viaggio ci permette di capire ancora più cose sull’immaginario. Il rapporto tra viaggio e immaginario può anche essere studiato secondo il suo carattere storico-sociale, perché per capire le forme del viaggio, le pratiche che si sono sviluppate nel tempo, e l’evoluzione e le trasformazioni, è necessario studiare il suo carattere sociale e storico. Il viaggio è una metafora della vita, dell’esperienza e della ricerca di altrove (articolazione qui/altrove), il viaggio è un'esperienza che ci porta altrove, ci trasforma e ci cambia; viaggio come metafora compiuta dell’immaginario meta-territoriale e diffuso dai media di massa. Ma il viaggio è anche un viaggio come esperienza mediata dalle immagini.

Il presupposto da cui partire riguarda viaggio e turismo intesi come quei particolari campi di azione del sociale e dell’individuo che hanno visto nel tempo cambiare e specificare le loro caratteristiche in relazione alle piattaforme comunicative dell’immaginario collettivo. L’analisi del viaggio passa attraverso alcune parole chiave fondamentali:

  • Performance → Il viaggio può avere il carattere della performance poiché si presenta come un tipo di esperienza che richiede delle condizioni ad hoc per realizzarsi. L’esperienza è sia un vivere attraverso, sperimentare le cose della vita, ma anche un modo per pensare a passato e futuro, e per cercare un altrove (articolazione qui ed ora). Il carattere performativo del viaggio si mostra attraverso due parole chiave:
  • Efficacia → Capacità del viaggio di produrre delle trasformazioni in chi lo compie e nello stesso tempo di esplicitare il suo compito socializzatore. Il viaggio rientra nelle pratiche rituali: dal rito di passaggio, a tutte le forme di pellegrinaggio, dal viaggio di formazione alle esperienze di studio, dal viaggio di nozze al viaggio premio, ecc. Viaggiare permette di entrare in contatto con altre culture e altri modi di vivere.
  • Intrattenimento → Gli aspetti legati al divertimento e allo svago riguardano la possibilità di cogliere la differenza tra una realtà vissuta e una realtà presentata.
  • Evoluzione e complessità → Il turismo va inteso come applicazione di una prospettiva esterna di osservazione rispetto ad una certa realtà sociale, come capacità e volontà di guardare turisticamente il mondo, anche quello vicino a noi. Attraverso il viaggio e il suo carattere performativo possiamo riflettere sul rapporto tra individuo e società.
  • Consumo → Questo processo è visibile nella complessificazione del sistema turistico, nella varietà dell’offerta, nelle strategie (economiche, di marketing e di comunicazione) che vogliono rispondere alla domanda.
  • Immaginario → L’evoluzione dello sguardo turistico deve essere compresa; bisogna cogliere l’articolazione fra ‘qui’ ed ‘altrove’, fino ad arrivare a sperimentare il ‘qui’ con occhi nuovo, come se fosse un ‘altrove’. All’interno di questo ambito possiamo trovare l’immaginario rappresentazionista (una concezione realista e positiva del sapere) e l’immaginario performativo (modalità di fare esperienza dell’immagine).

Il viaggio come metafora per l’immaginario

Parlare di viaggio significa avere a che fare con un’immagine di trasformazione, con un’esperienza legata al cambiamento. Il viaggio è la metafora più efficace dell’immaginario collettivo contemporaneo che va a costruire uno strato del reale dove passa gran parte delle relazioni fra individui, o fra gli individui e la società. Per capire questo però è necessario considerare l’evoluzione del viaggio (cioè le trasformazioni della comunicazione che si ripercuotono nelle rappresentazioni collettive) per capire il rapporto tra gli individui e la società, è infatti l’esperienza stessa a farsi viaggio. Secondo Michel l’erranza è una costante antropologica; Maffesoli quindi osservando l’effervescenza del sociale, queste forme che leggiamo nel nomadismo (del pensiero, dei valori, ecc.) indica un modo di essere post-moderno che si libera delle forme monolitiche del pensiero, dell’ideologia, delle concezioni dello Stato, ecc. Il nomadismo apre a delle possibilità di vario tipo, sia nell’esperienza individuale che collettivo. Questo perché l’essere umano è un soggetto errante, erra e vaga nel campo delle diverse esperienze che caratterizzano la sua vita.

Efficacia del viaggio: da segno del fato a indicatore di libertà

Il rapporto solidale fra l’individuo e il suo collettivo di riferimento è quello della mitopoiesi, dell’oralità, del sapere narrativo fondato sul racconto mitico e sulla performance di stampo rituale. Il viaggio ha un carattere rituale e viene spiegato attraverso i riti di passaggio, il viaggio è quindi un passaggio, che comporta un allontanamento sofferto dalla propria comunità. Se per gli antichi il valore del viaggio dipendeva dalla sua capacità di spiegare il fato umano e la necessità, per i moderni esso è la manifestazione stessa della libertà, il segno della fuga dalla necessità e dallo scopo, ecc. La storia del viaggio procede dalle identità individuali e collettive, dal problema del rapporto fra interno ed esterno, fra noi e loro.

Tipi di viaggio

Viaggio filosofico Fra le tradizioni antiche e medievali c’è il viaggio, cioè il ritorno ai luoghi in cui hanno avuto origine la cultura, intesa qui come patrimonio organizzatore di stimoli; il viaggio ha quindi un valore esistenziale che riguarda la ricerca delle radici, degli inizi e della tradizione (Egitto, Palestina, Grecia, Roma, fino alle periferie del mondo). Si sviluppò anche il pellegrinaggio, viaggio rituale nei secoli IX e X. È un fenomeno che si trasforma nel tempo, e include mete come Palestina, Roma, Santiago de Compostela, ecc. Le crociate sono una sorta di pellegrinaggio in armi per santificare il mestiere militare, ma anche per una funzione di controllo e inclusione. Nel corso del Medioevo si ritorna al viaggio filosofico che diventa un viaggio organizzato e testo verso un luogo preciso, che designa una figura specifica di viaggiare, lo studioso itinerante. Alla fine del Trecento il viaggio filosofico rinascimentale va visto in continuità con quello medievale. Il viaggio rinascimentale serve come processo di modernizzazione della vecchia Europa per formare la consapevolezza di sentirsi il centro del mondo e non una frontiera periferica. Mentre il viaggio filosofico porta verso le origini del sapere, il viaggio rinascimentale porta verso la conquista dell’altrove. Il viaggio è una pratica principalmente per “conoscere”, è un’esperienza che permette la conoscenza.

Viaggio e stratificazione della società: il Grand Tour

Il viaggio ha assunto fin dalle origini un significato centrale nella comunicazione delle identità individuali e collettive e ha occupato quindi un posto centrale nella dialettica fra identificazione e individuazione. Il Grand Tour è il viaggio di formazione del gentiluomo inglese fino al tardo Settecento che unisce la tradizione del viaggio cavalleresco del giovane a quella del pellegrinaggio accademico verso i centri del sapere di Parigi e Bologna. L’efficacia del Tour è data dal fatto che sancisca la transizione del giovane all’età adulta e gli permetta di farsi conoscere. Il Grand Tour ha lo scopo di consolidare chi sei, il tuo rapporto con gli altri aristocratici e la tua entrata in società.

L’altrove qui. Turismo e società-mondo

Il turismo prima di connotarsi come flusso dinamico caratterizzato dallo spostamento territoriale, ambito privilegiato...

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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