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unitario e compatto, ma evidenziano il segno di una crescita diffusa, dando vita ad aree metropolitane

discontinue e policentriche. nella definizione dell'agenda del sociologo, non vi è alcun compito che appaia

ovvio. È certo che, nello svolgimento del proprio lavoro, il sociologo deve essere in grado

di agire su molti livelli, In particolare si potrebbe sostenere che vi sono tre livelli fondamentali dell'attività

sociologica.

-Il primo si situa ad una scala macrosociologica ed implica soprattutto uno sforzo sintetico per tratteggiare degli

scenari evolutivi e per individuare linee di tendenza nei processi in atto mettendo in gioco quella che Wright

Mills chiama “immaginazione sociologica”.

-Il secondo livello consiste nel tentativo di interpretare fenomeni specifici, attraverso un'analisi empirica

condotta per mezzo di metodologie appropriate.

-Il terzo livello, infine, riguarda in particolare gli ambiti in cui si manifestano processi talmente innovativi, che

ad essi appare impossibile il ricorso a schemi interpretativi già consolidati.

Cap 2:

Pianificazione territoriale e contributi sociologici

Nella seconda metà del XX secolo, il rapido logoramento dei modelli di piano affermatisi negli anni 60. Oggi

sono in atto fondamentali cambiamenti in relazione alla concezione stessa del ruolo della pianificazione.

Oggil’attivita di piano viene intesa come un tentativo di intervento su processi di trasformazione territoriale già

in atto; La pianificazione non deve essere concepita solo come un'attività strettamente legata al

controllo dell'uso del suolo.Diventa sempre più rilevante un'approfondita valutazione delle risorse che ogni

contesto locale può mettere in gioco. Tuttavia, una risorsa è effettivamente un'opportunità per lo sviluppo di

un'area solo se è riconosciuta come tale dalla comunità Dunque, la pianificazione territoriale presuppone che si

realizzi un nuovo rapporto tra le competenze proprie di esperti di diversa provenienza. Inoltre, occorre che la

pianificazione sappia stabilire canali di comunicazione a senso doppio anche con la popolazione.

L'immagine della sociologia

La collaborazione con il sociologo è maggiormente fruttuosa nelle situazioni in cui ci si trova ad esplorare

nuovi mondi, sia che si tratti di contesti lontani nello spazio, sia che, invece, si tenti di investigare orizzonti

proiettati nel tempo a venire

Temi e problemi della collaborazione interdisciplinare

I temi, su cui si è sviluppata la collaborazione sono concentrati attorno a non molti nuclei problematici, talora

ricorrenti in più di una intervista. Tra questi, le ondate migratorie e il loro impatto sulla società, la rigenerazione

delle periferie urbane e dei centri dell'hinterland dei poli industriali. Il compito del sociologo è stato quello di

indagare le percezioni dei residenti a proposito della qualità e dei valori simbolici dei luoghi. Un altro tema di

collaborazione è quello della identificazione delle risorse e delle identità connesse ai luoghi, in una prospettiva

di sviluppo locale.

La divisione del lavoro tra sociologo e pianificatore/urbanista

La divisione del lavoro tra esperti di diversa estrazione vede posizioni avverse;ad un estremo vi sono gli

atteggiamenti di chi afferma una distinzione netta tra scienze sociali e discipline progettuali e, dall'altro

estremo, vi e chi sostiene che ogni barriera tradizionale tra ambiti disciplinari corrisponde ad un paradigma

superato. Si avvicina al primo estremo chi insiste sulla contrapposizione tra approccio critico e approccio

progettuale. Questo orientamento non nega l'utilità della collaborazione, ma tende a collocare l'apporto del

sociologo in momenti specifici del processo di pianificazione.

All'estremo opposto, troviamo le posizioni che sostengono la necessità di abbattere gli steccati esistenti tra i

campi specifici. Alla base di una collaborazione tra studiosi di diversa estrazione disciplinare, deve esistere una

condivisione profonda del progetto di ricerca. Deve emergere anche la figura di un generalista, che deve

riuscire a dialogare con tutte le discipline.

Le prospettive future della collaborazione

Per quanto concerne l'indicazione dei temi, su cui i pianificatori/urbanisti ritengono che nell'immediato futuro

dovrà esprimersi l'impegno del sociologo, vengono evidenziati diversi nodi problematici;quello relativo alle

nuove forme di povertà e di emarginazione, i cambiamenti in atto nelle strutture familiari, nel rapporto tra le

donne, i bambini e la città; i temi relativi alla deurbanizzazione Un aspetto ricorrente è quello che riguarda la

possibile funzione del sociologo come interprete delle esigenze delle comunità locali. emerge la convinzione

diffusa che il compito dell'urbanista sia essenzialmente quello di interloquire con i rappresentanti politici della

comunità interessata dal processo di pianificazione, mentre spetti a questi ultimi di stimolare la partecipazione

più allargata della popolazione.

Nuovi campi di collaborazione interdisciplinare

Un'indicazione di potenziali campi di lavoro congiunto viene espressa in particolare da tre campi problematici

che il dibattito urbanistico italiano, ma non solo, ha posto in risalto nel periodo recente. Essi riguardano il

campo della pianificazione strategica, quello dei piani a forte valenza ambientale e le politiche integrate per la

rigenerazione di aree urbane fisicamente degradate e socialmente problematiche.

La pianificazione strategica

In molti paesi esiste una distinzione abbastanza netta tra due livellidella pianificazione: quello “strategico” e

quello “operativo. Questa distinzione non esiste in Italia, perchè nel nostro paese la pianificazione urbanistica e

territoriale continua ad avere come base la legge del 1942, dove è prevalente la dimensione normativa ed

operativa, mentre quella strategica, è stata affidata a piani di carattere regionale o sovralocale che, sino ad ora,

hanno rivelato scarsa incisività. La pianificazione strategica è un'attività che ha lo scopo di orientare in una

certa direzione la produzione dell'ambiente fisico. i piani strategici individuano le direttrici verso cui

si intende indirizzare lo sviluppo di un'area. Per contro, la pianificazione operativa, si propone di fissare criteri

e regole per la progettazione dello spazio urbano ed è diretta a rendere possibili la decisione su ipotesi di

trasformazione del contesto fisico.

Dagli anni 60 ad oggi, si è assistito ad un significativo cambiamento nella definizione dei significati attribuiti

all'azione pianificatoria. Alcuni autori distinguono tre successive “generazioni” di piani strategici.

- La prima (anni 60-70) può essere definita “pianificazione sistemica”, in quanto attribuisce forte importanza

alla regolazione dei sistemi territoriali in un'ottica razional-comprensiva.

- La seconda (anni 80) è la cosiddetta “pianificazione di matrice aziendale”, la quale cerca di trasferire

strumenti di programmazione usati nelle grandi imprese al campo della pianificazione territoriale

-La terza generazione (anni 90) è quella dei piani di impronta “reticolare e visionaria”. Il primo termine indica

che nella definizione del piano sono coinvolti i diversi centri decisionali. Il secondo termine, invece, suggerisce

che il piano è inteso come un mezzo per definire una visione di un futuro desiderabile, condiviso da una

molteplicità di attori. Nei piani recenti, il pianificatore assume un ruolo meno tecnico egli, infatti, deve anche

impegnarsi per la costruzione del consenso intorno ad una specifica visione del futuro. In Italia uno dei primi

centri ad aver seguito una via analoga è Torino. L'oggetto del patto è la definizione di linee di sviluppo della

città nella prospettiva di una valorizzazione del suo ruolo nella scala internazionale. Le fasi di svolgimento del

processo sono essenzialmente tre. Nella prima(conoscitiva) è stata prodotta, grazie ad un gruppo di esperti,

coordinati dal sociologo Arnaldo Bagnasco, una diagnosi su diversi aspetti della situazione socioeconomica,

culturale e ambientale della città, accompagnata da previsioni sulle possibili dinamiche future. Questo lavoro ha

consentito di individuare alcuni obiettivi generali. Nella seconda fase(propositiva) è stato costituito un gruppo

di discussione e di proposta per ogni obiettivo, che ha raccolto esperti, operatori sociali ed economici,

professionisti ecc. Un Comitato scientifico, che presiede all'intero progetto, ha aggiunto ulteriori proposte e ha

curato la loro raccolta. Nella terza fase(programmatica e operativa) si è proceduto alla rielaborazione delle

proposte e la stesura di un documento finale. La firma del patto è avvenuta nel corso di una cerimonia svoltasi il

29 febbraio del 2000. e ha come orizzonte temporale il 2010; Il piano e strutturato secondo 6 linee strategiche:

-sistema intenazionale:trasporti e infrastrutture, rapporti internazionali

-governo metropolitano governance e servizi per l’area metropolitana

-formazione e ricerca: università e politecnico, ricerca applicata, formazione e lavoro;

-imprenditorialita e occupazione:sostegno all’imprenditorialita, innovazione

-cultura,commercio, turismo e sport: patrimoni e attivita culturali, sviluppo del turismo, olimpiadi

-qualita urbana: integrazione sociale, riqualificazione urbana,ambiente, bambini;

Piani a forte valenza ambientale

L'ambiente tende a divenire tema fondamentale della Pianificazione; si possono distinguere le seguenti

tipologie di piano:

a) piani monotematici o di carattere prevalentemente settoriale

(forestali, di risanamento idrico, di bacino, ecc);


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'ambiente e del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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