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Capitolo 1:

Ruoli e mestieri del sociologo in ambito territoriale

La sociologia dell’ambiente e del territorio ha come oggetto i campi di attività e le modalità di ricerca dei

sociologi territoriali e ambientali.. Ciò che oggi si richiede ai sociologi consiste nellacostruzione di scenari e

nella previsione delle potenziali linee di sviluppo dei processi che investono il territorio e che modificano il

rapporto società-ambiente.

I sociologi: intellighenzia o intellettuali?

Hannerz sostiene che si danno, in questo tipo di contesti sociali, due differenti modi di essere e di operare degli

esperti l'intellighenzia è composta da “tecnici” che si occupano di sviluppare ed elaborare conoscenze in un

campo delimitato del sapere, Gli intellettuali, invece, coltivano maggiormente un sapere critico e meno legato a

schemi e si occupano di ambiti di conoscenza in cui non esiste un apparato concettuale già consolidato. Più

ardua è la definizione della posizione dei cultori delle scienze sociali, le quali si trovano in una situazione

intermedia tra il mondo delle scienze esatte e quello delle humanities.

Il modello razional-comprensivo della pianificazione

gli anni 60 e 70, hanno segnato un momento particolarmente felice per la pianificazione territoriale e per lo

sviluppo delle discipline che ad essa collaborano La fase apertasi alla fine del secondo conflitto mondiale ha

visto consolidarsi le condizioni per un modello di sviluppo impetuoso e, al tempo stesso, stabile. Questo

modello ha reso possibile la crescita economica di molti paesi occidentali L'applicazione sempre più persuasiva

di forme di razionalità scientifica è la condizione essenziale per l'efficacia dei

piani. Per questo, il paradigma dominante negli anni 60 e 70 è spesso definito come un modello “razional-

comprensivo”. Tale modello favorisce una netta divisione tra il momento “analitico” e quello “sintetico”. Nel

primo si procede ad un'analisi dettagliata dei singoli ambiti problematici, affidando tale compito agli

specialisti dei diversi settori. Nel secondo si perviene ad una sintesi di quanto è stato esaminato, giungendo a

prospettare delle linee di soluzione dei problemi individuati. un paradigma come quello razional-comprensivo

favorisce una precisa configurazione delle figure dei vari esperti (e tra questi gli stessi sociologi) come

intellighenzia piuttosto che come intellettuali

Verso nuovi significati della pianificazione

Il modello razional-comprensivo comincia ad incrinarsi già all'inizio degli anni 70, per effetto di un generale

cambiamento del clima culturale. La minore disponibilità di risorse impone (nel corso degli anni 80 o nel

decennio successivo) di ridurre il ruolo delle agenzie pubbliche e di riservare maggiore spazio all'iniziativa

privata. Di qui trae origine un'esigenza di rinnovamento che produce una rottura del paradigma consolidato e

una ricerca di strumenti alternativi. Questa spinta a sperimentare nuove modalità di analisi e di intervento, ha

prodotto la proliferazione di una molteplicità di percorsi di ricerca spesso divergenti e in competizione tra loro.

Tale è, ad esempio, la lunga diatriba che ha contrapposto i sostenitori delle ragioni della pianificazione, sia pure

in forme rinnovate, ai fautori della sua radicale sostituzione con la progettazione alla scala microurbana. I primi

insistevano sulla necessità di un intervento volto alla regolazione di alcune fondamentali variabili dello

sviluppo territoriale, utilizzando strumenti di pianificazione di natura non solo fisica, ma anche sociale ed

economica. I secondi ritenevano il piano dovesse assumere prevalentemente i caratteri di un piano “disegnato”.

Anche riguardo le modalità di divisione del lavoro e di collaborazione tra i vari esperti e la definizione dei ruoli

la rottura del paradigma “forte” tipico degli anni 60 e 70, comporta la compresenza di tendenze che vanno in

direzioni divaricate, creando una situazione di incertezza Questo rende difficile la configurazione del lavoro

sociologico; si assiste anche all’indebolimento dei confini che in passato sembravano delimitare il raggio di

azione di ciascuna delle discipline. Dunque, occorre che la figura dell'intellettuale non sia troppo distante

dall'atteggiamento proprio di un'intellighenzia.

La figura e l'agenda del sociologo

negli anni 60 si delineava un modello di sviluppo dominante (crescita economica ed industriale, espansione

dell'urbanesimo). Era un percorso evolutivo obbligato per le società più avanzate. In tale contesto, i compiti dei

sociologi erano volti ad interpretare in modo approfondito la dinamica e le conseguenze di quel modello. Nella

fase contemporanea Si accentuano i caratteri specifici di ogni contesto. Oggi, le città non hanno più un carattere

unitario e compatto, ma evidenziano il segno di una crescita diffusa, dando vita ad aree metropolitane

discontinue e policentriche. nella definizione dell'agenda del sociologo, non vi è alcun compito che appaia

ovvio. È certo che, nello svolgimento del proprio lavoro, il sociologo deve essere in grado

di agire su molti livelli, In particolare si potrebbe sostenere che vi sono tre livelli fondamentali dell'attività

sociologica.

-Il primo si situa ad una scala macrosociologica ed implica soprattutto uno sforzo sintetico per tratteggiare degli

scenari evolutivi e per individuare linee di tendenza nei processi in atto mettendo in gioco quella che Wright

Mills chiama “immaginazione sociologica”.

-Il secondo livello consiste nel tentativo di interpretare fenomeni specifici, attraverso un'analisi empirica

condotta per mezzo di metodologie appropriate.

-Il terzo livello, infine, riguarda in particolare gli ambiti in cui si manifestano processi talmente innovativi, che

ad essi appare impossibile il ricorso a schemi interpretativi già consolidati.

Cap 2:

Pianificazione territoriale e contributi sociologici

Nella seconda metà del XX secolo, il rapido logoramento dei modelli di piano affermatisi negli anni 60. Oggi

sono in atto fondamentali cambiamenti in relazione alla concezione stessa del ruolo della pianificazione.

Oggil’attivita di piano viene intesa come un tentativo di intervento su processi di trasformazione territoriale già

in atto; La pianificazione non deve essere concepita solo come un'attività strettamente legata al

controllo dell'uso del suolo.Diventa sempre più rilevante un'approfondita valutazione delle risorse che ogni

contesto locale può mettere in gioco. Tuttavia, una risorsa è effettivamente un'opportunità per lo sviluppo di

un'area solo se è riconosciuta come tale dalla comunità Dunque, la pianificazione territoriale presuppone che si

realizzi un nuovo rapporto tra le competenze proprie di esperti di diversa provenienza. Inoltre, occorre che la

pianificazione sappia stabilire canali di comunicazione a senso doppio anche con la popolazione.

L'immagine della sociologia

La collaborazione con il sociologo è maggiormente fruttuosa nelle situazioni in cui ci si trova ad esplorare

nuovi mondi, sia che si tratti di contesti lontani nello spazio, sia che, invece, si tenti di investigare orizzonti

proiettati nel tempo a venire

Temi e problemi della collaborazione interdisciplinare

I temi, su cui si è sviluppata la collaborazione sono concentrati attorno a non molti nuclei problematici, talora

ricorrenti in più di una intervista. Tra questi, le ondate migratorie e il loro impatto sulla società, la rigenerazione

delle periferie urbane e dei centri dell'hinterland dei poli industriali. Il compito del sociologo è stato quello di

indagare le percezioni dei residenti a proposito della qualità e dei valori simbolici dei luoghi. Un altro tema di

collaborazione è quello della identificazione delle risorse e delle identità connesse ai luoghi, in una prospettiva

di sviluppo locale.

La divisione del lavoro tra sociologo e pianificatore/urbanista

La divisione del lavoro tra esperti di diversa estrazione vede posizioni avverse;ad un estremo vi sono gli

atteggiamenti di chi afferma una distinzione netta tra scienze sociali e discipline progettuali e, dall'altro

estremo, vi e chi sostiene che ogni barriera tradizionale tra ambiti disciplinari corrisponde ad un paradigma

superato. Si avvicina al primo estremo chi insiste sulla contrapposizione tra approccio critico e approccio

progettuale. Questo orientamento non nega l'utilità della collaborazione, ma tende a collocare l'apporto del

sociologo in momenti specifici del processo di pianificazione.

All'estremo opposto, troviamo le posizioni che sostengono la necessità di abbattere gli steccati esistenti tra i

campi specifici. Alla base di una collaborazione tra studiosi di diversa estrazione disciplinare, deve esistere una

condivisione profonda del progetto di ricerca. Deve emergere anche la figura di un generalista, che deve

riuscire a dialogare con tutte le discipline.

Le prospettive future della collaborazione

Per quanto concerne l'indicazione dei temi, su cui i pianificatori/urbanisti ritengono che nell'immediato futuro

dovrà esprimersi l'impegno del sociologo, vengono evidenziati diversi nodi problematici;quello relativo alle

nuove forme di povertà e di emarginazione, i cambiamenti in atto nelle strutture familiari, nel rapporto tra le

donne, i bambini e la città; i temi relativi alla deurbanizzazione Un aspetto ricorrente è quello che riguarda la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'ambiente e del territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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