APPUNTI SOCIOLOGIA DEL WELFARE
Prof. Andrea Ciarini
DEFINIZIONE DI WELFARE STATE
in atto da uno Stato che interviene, in un’economia
Complesso di POLITICHE PUBBLICHE messe
di mercato, per garantire l’ASSISTENZA e il BENESSERE dei cittadini, modificando in modo
deliberato e regolamentato la distribuzione dei redditi generata dalle forze del mercato stesso. Ian
il welfare come “l’uso del potere dello Stato volto a favorire l’adattamento della forza
Gough indica
lavoro ai continui cambiamenti del mercato e mantenere la popolazione non lavorativa in una società
capitalistica”. Secondo questo studioso, il welfare che si sviluppa dal secondo dopoguerra in poi
(quindi dopo il 1945) nasce per due pressioni: quelle dal basso, dei lavoratori, e le pressioni dall’alto
di coloro i quali avevano un interesse nel tentare di azzerare le cariche sovversive delle pressioni dal
basso.
IL WELFARE PRIMA DEL WELFARE
• 1550-1600: POOR LAWS ELISABETTIANE, un sistema assistenziale volto alle fasce più
povere della popolazione, affidava l’assistenza alle parrocchie e istituiva le POORHOUSES
che permettevano ai poveri di lavorare (anche se in realtà erano nate con questo intento ma
finivano per essere sfruttati);
• segnano la vittoria della nuova borghesia, l’assistenza diventa
1834: NEW POOR LAWS,
“contro” i poveri, soprattutto quelli non meritevoli.
Dopo questo intervento iniziano a nascere le prime MUTUE OPERAIE perché inizia a svilupparsi
una nuova solidarietà di classe, queste sono a base volontaria e tentano di far valere i diritti degli
operai.
NASCITA DEL WELFARE
Queste forme autonome vengono incorporate dallo Stato, le mutue operaie diventano parte
dell’amministrazione pubblica. Sotto consiglio di BISMARK, in Germania, le prestazioni
previdenziali vengono finanziate esclusivamente mediante la CONTRIBUZIONE, dei contributi
appunto versati dai lavoratori (che ne saranno poi i destinatari) proporzionali ai livelli di reddito
raggiunto.
• Crisi del ’29: “ricette” keynesiane, la spesa pubblica finanzia grandi opere pubbliche per
creare lavoro e ciò porterà alla creazione del welfare.
• 1942: BEVERIDGE e il WELFARE UNIVERSALISTA, tenta di elaborare un sistema di
interventi pubblici che garantiscono dei livelli base di protezione garantiti a TUTTI i cittadini,
indipendentemente dal fatto di essere lavoratori o meno.
Nel sistema CONTRIBUTIVO (BISMARK) le prestazioni sono misurate in base ai contributi versati,
di conseguenza chi paga di più ottiene di più, nel secondo caso la fiscalità generale si basa su
IMPOSTE PROGRESSIVE, si paga in maniera differente ma si ottiene lo stesso livello di prestazioni
uguali per tutti.
MODELLI DI WELFARE
TITMUSS individua TRE MODELLI di welfare:
1. MERITOCRATICO: bismarkiano, si basa sulla posizione del lavoratore dentro il mercato del
lavoro;
2. REDISTRIBUTIVO-ISTITUZIONALE: beveridgiano, universalista;
3. RESIDUALE: intervento pubblico unicamente in favore di poveri che non riescono a
integrarsi, liberale.
ESPING-ANDERSEN differenzia i welfare in base a TRE FUNZIONI FONDAMENTALI:
o DESTRATIFICAZIONE: quando un regime di welfare riesce a ridurre le disuguaglianze che
si creano in seguito alla partecipazione al mercato del lavoro;
o DEFAMILIARIZZAZIONE: quando un regime di welfare affranca gli individui (in
–
particolare le donne era stato criticato dalle femministe che rivendicavano la loro
mercificazione nel mondo del lavoro e che piuttosto erano interessate a questo aspetto
fondamentale) dalla dipendenza della famiglia;
o DEMERCIFICAZIONE: la possibilità per gli individui e le famiglie di raggiungere un livello
accettabile di vita indipendentemente dalla loro partecipazione al mercato.
Conseguentemente individua TRE REGIMI DI WELFARE:
▪ LIBERALE: rappresentato attualmente dagli STATI UNITI. Questo tipo di welfare interviene
con un MODESTO PIANO DI ASSICURAZIONI SOCIALI, criteri rigidi per accedere a
servizi limitati SOLO AD ALCUNE CATEGORIE. Nessuna delle tre funzioni descritte in
precedenza viene soddisfatta completamente;
▪ SOCIALDEMOCRATICO: presente nei paesi scandinavi e negli U.S.A. prima della
“rivoluzione tatcheriana”. Alta demercificazione e destratificazione. Questo regime di welfare
abbraccia l’UNIVERSALISMO delle prestazioni sociali, queste sono GENEROSE e
finanziate dalla fiscalità generale progressiva;
▪ CONSERVATORE-CORPORATIVO: riesce a garantire una serie di SERVIZI e DIRITTI
le ritroviamo nel nome: “corporativo” perché tende
MINIMI. Le sue caratteristiche principali
NON INCORAGGIARE LA MOBILITA’ SOCIALE,
a i diritti restano legati alle differenze
di classe e ceto e alla posizione lavorativa. È STRETTAMENTE LEGATO ALLA
MENTALITA’ TRADIZIONALE (“conservatore”) e tende a preservare e sostenere il ruolo
della famiglia. Solo la demercificazione raggiunge livelli accetabili.
POLANY
Polany afferma che, con l’avvento del capitalismo vi sono tre merci che iniziano ad essere scambiate
nel mercato come se ci fosse un’offerta e una domanda, esse affrontano un processo di
MERCIFICAZIONE. Queste tre merci sono: il lavoro, la terra e la moneta (scambiata nel mercato
finanziario). Il capitalismo sconvolge l’ordine, è un sistema astratto a cui la società si deve piegare.
Il welfare ha il compito di demercificare, rendere gli individui indipendenti dal mercato.
ASSISTENZA, WELFARE LAVORISTA, WELFARE
UNIVERSALISTA
Assistenza (ai poveri) Welfare lavorista Welfare universalista
Copertura Universale ma Occupazione su base Universale
sottoposta alla prova professionale
dei mezzi (selettività
delle prestazioni)
Prestazioni Collegate alla Collegate alla Flat (uguale per tutti)
situazione di bisogno posizione lavorativa
(prestazioni
fortemente selettive)
Finanziamento Fiscalità generale Contribuzione sul Fiscalità generale
lavoro
Esempi Assistenza sociale Pensioni di Sanità
degli enti locali e del disoccupazione
Terzo settore
MODELLI DI SOLIDARIETA’ (Ferrera, 1993)
Ferrera critica Esping-Andersen innanzitutto perché non considera il terzo settore e tutto il mondo
associativo (che nei Paesi mediterranei ha svolto il ruolo della famiglia), e altre aree di policy (come
ad esempio la sanità) questo dipende dal fatto che Andersen è un autore scandinavo, di conseguenza
non tiene in conto, nella sua analisi, il ruolo svolto dal terzo settore. Secondo Ferrera, invece, bisogna
considerare tutto il welfare, non soltanto alcuni aspetti, ma includere anche la sanità, le politiche di
sostegno al reddito, le politiche contro la disoccupazione, ecc… Infatti evidenzia come l’Italia non
abbia un welfare totalmente lavorista e perciò Ferrera introduce i modelli “misti” o “fluidi”.
Emergono i modelli misti (oltre a quello lavorista e universalista):
• MODELLO UNIVERSALISTICO MISTO: dal welfare beveridgiano classico verso un
universalismo sempre più selettivo;
• dal welfare lavorista all’allargamento della sfera
MODELLO OCCUPAZIONALE MISTO:
universalista (esempi: la riforma sanitaria in Italia -1978-, in Spagna -1986-), un tratto
caratteristico dei Paesi mediterranei.
DAL CONCETTO DI WELFARE STATE A QUELLO DI SISTEMA
DI WELFARE
Non solo lo Stato e il mercato ma un:
«luogo teorico capace di rendere conto delle diverse modalità -pubbliche e private- di risposta ai
bisogni di benessere emergenti della società. In questo luogo teorico più ampio, si affolla,
evidentemente, una maggiore varietà di attori: accanto allo Stato e alle élite politiche e
amministrative compaiono non soltanto i partiti e le grandi organizzazioni sindacali, ma anche i
corpi professionali, le associazioni volontarie, le compagnie di assicurazione, i movimenti sociali, i
gruppi informali di mutuo-aiuto, le grandi aggregazioni di classe e i nuovi ceti emergenti, la famiglia
nucleare e la parentela e, ultimi ma non meno importanti, i cittadini consumatori con le loro
preferenze di benessere.» (Paci 1989)
REGIMI DI CURA E ASSETTI DI WELFARE
• CONTESTI A TRADIZIONALE VOCAZIONE PUBBLICA MA IN PRESENZA DI UNA
FORTE CRESCITA DEL PRIVATO DI MERCATO (di grandi dimensioni: multinazionali
dei servizi che operano in regime di convenzione con il pubblico o direttamente a carico degli
utenti dentro un sistema a prevalenza pubblica): Svezia, Danimarca;
• CONTESTI A TRADIZIONALE VOCAZIONE SUSSIDIARIA, IN CUI È
PREDOMINANTE LA COMPONENTE DEL SETTORE NO PROFIT MA IN PRESENZA
DI UNA CRESCITA DELL’OFFERTA PRIVATA (da parte di imprese di più piccole
e di lavoratori individuali): imprese no profit che aiutano l’attore statale, non ci
dimensioni
sono attori che competono per erogare le prestazioni ma sono gli utenti che sono messi in
grado di scegliere il provider, si è perciò sviluppato il mercato della cura che promuove il
potere di scelta del consumatore: Francia, Germania, Belgio. Si tratta di Paesi che negli anni
più recenti hanno introdotto forme tese a dotare gli utenti di strumenti di solvibilità (voucher,
titoli di acquisto) con i quali acquistare assistenza su un mercato regolamentato (e regolare)
in cui operano sia singoli professionisti, sia organizzazioni private e no profit.
• CONTESTI A VOCAZIONE DI MERCATO, IN CUI È DEBOLE TANTO L’OFFERTA
PUBBLICA, QUANTO QUELLA NO PROFIT: Regno Unito, Paesi anglosassoni. Paesi che
negli anni hanno fortemente privatizzato i servizi di welfare, trasferendo dal pubblico al
privato di mercato la maggior parte dei servizi alle persone. In questi Paesi c’è un RUOLO
RESIDUALE DEL TERZO SETTORE E IL MERCATO (PREDOMINANTE) È
SOPRATTUTTO COSTITUITO DI GRANDI IMPRESE ORGANIZZATE.
• CONTESTI A VOCAZIONE SUSSIDIARIA MA IN PRESENZA DI UNA GRANDE
COMPONENTE DI LAVORO SOMMERSO CHE LE POLITICHE POSTE IN ESSERE
sull’emersione di un mercato
CONTINUANO AD ALIMENTARE, influendo negativamente
dei servizi alle persone regolare: Italia, Grecia. In questi Paesi a una componente pubblica in
contrazione fa da contraltare un settore no profit tradizionalmente insediato in alcuni servizi
e un’ampia componente di mercato sommerso (mercato nero) per la mancanza di un quadro
coerente di politiche.
DIVERSI MODELLI NAZIONALI DEI REGIMI DI CURA
I Paesi che hanno un più ampio lavoro familiare (cura informale) hanno bassi livelli di occupazione
femminile.
Occupazione nei servizi alle persone e trasformazioni demografiche
La crescita dell’occupazione nei servizi di welfare, siano essi erogati formalmente da una struttura
pubblica o privata o di terzo settore, oppure da prestatori individuali assunti presso le famiglie, è un
fenomeno comune a tutti i Paesi europei. Un fenomeno peraltro destinato a crescere a causa delle
profonde trasformazioni demografiche che stanno investendo da anni i Paesi europei, su tutte
l’invecchiamento della popolazione. La crescita nell’occupazione nei servizi di welfare è comune a
tutti i Paesi in via di crescita.
Nuovi servizi, nuovi lavori
NUOVI PROFILI PROFESSIONALI E FABBISOGNI FORMATIVI, NUOVE TECNOLOGIE
legate alla cura e assistenza, NUOVE RETI DI IMPRESE (PROFIT E NO PROFIT) e filiere di servizi
per non autosufficienza e long term-care, assistenza a domicilio, riabilitazione, strutture residenziali
intermedie per la lungodegenza (RSA), servizi socio-sanitari ad alta integrazione, cure primarie e
presidi sanitari territoriali. Ma non solo servizi sociali e nuove reti sanitarie e socio-sanitarie.
L’ESPANSIONE DELLE OCCUPAZIONI LEGATE ALL’ASSISTENZA RIGUARDA ANCHE
LA CONCILIAZIONE VITA-LAVORO E LA CURA DEI MINORI, in Italia nettamente al di sotto
degli obiettivi fissati in sede europea (il 13,5% contro il 33%) e con forti variabilità territoriali dal
(27,3% dell’Emilia Romagna e 22,8% della Toscana, al 2,7% e 2,1% della Campania e della
Calabria).
Un confronto con la Francia
Un sistema in passato frammentato con sacche di lavoro nero ma con riforme ad hoc - sociali e del
–
lavoro ha creato valore, servizi e occupazione regolare nel welfare attraverso il CESU: un UNICO
STRUMENTO DI SOLVIBILITA’, suddiviso in due principali modalità di gestione e erogazione
delle prestazioni: CESU DÉCLARATIF, CESU PRÉFINANCÉ.
Interessante è il confronto con il nostro Paese perché esso sta c