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Nicola Salvadori e la società italiana

La società italiana è spesso vista come una società patriarcale. È importante liberarsi dall'idea che ci sia qualcosa di naturale quando naturale non è, poiché è il prodotto della relazione sociale. Con il termine "naturale" può essere definito un temporale.

Il dominio del patriarcato secondo Pier Bourdieu

Nel suo libro sul dominio maschile, Bourdieu spiega che in una società patriarcale questo dominio viene riprodotto attraverso un dominio simbolico che legittima quel dominio materiale. La violenza simbolica legittima la violenza materiale. Bourdieu insiste molto sui processi del valore simbolico che passano attraverso valori reiterati: incorporazione del dominio negli uomini e nelle donne. Questo non passa prevalentemente attraverso la parola ma attraverso processi più latenti (o subliminali). Questo riferimento è importante per ragionare su una delle forme del dominio, che vengono da lontano ma che poi assumono determinati connotati specifici nella società in cui viviamo.

L'approccio del professore si basa sul fatto che dobbiamo contestualizzare storicamente ogni fenomeno sociale che vogliamo interpretare. Viviamo nel capitalismo, dove il patriarcato assume determinate caratteristiche.

Il ruolo delle donne nella resistenza partigiana

Un documentario parla della resistenza partigiana. La storiografia del nostro paese ha sostanzialmente ignorato quale è stato il ruolo delle donne nella resistenza contro il fascismo e contro gli invasori nazisti. A noi interessa perché parla del dominio e dei modi di ribellarsi al dominio. Nella resistenza partigiana molte donne, nella loro condizione di feroce repressione della condizione femminile, decidono di partecipare alla resistenza (come combattenti, mitra in mano). Questo è importante perché succede nella lotta partigiana quello che è successo in tanti momenti di lotta dove le persone si mettono insieme per liberarsi dall'oppressione.

Per le donne italiane la partecipazione diretta è stata un'enorme occasione di crescita per liberarsi dall'oppressione. Nel '68-'69 successe ai contadini analfabeti che dal sud scappavano al nord. Quei contadini del sud, divenuti di colpo operai, si formarono e superarono addirittura le competenze dei loro dirigenti.

L'8 marzo e la giornata internazionale della donna

L'8 marzo non si ricorda in memoria dell'incendio di cui abbiamo sempre sentito parlare. Evidenze storiche dimostrano che non ci fu nessun incendio nella fabbrica. Perché è stata diffusa questa cosa? La giornata internazionale della donna, o meglio delle operaie, era stata proclamata nell'altro mondo (in Unione Sovietica) e le Nazioni Unite decisero di fare propria quella proclamazione. Per questo fu inventata una storia, per camuffare le reali radici su cui si fondava la manifestazione stessa (Mosca 1921). L'8 marzo è la grande manifestazione delle donne russe che danno inizio alla rivoluzione Bolscevica.

Le donne pagano un costo ma sanno di farlo perché l'obiettivo è quello di conquistare quei diritti che gli sono stati negati. Con la nascita della Repubblica Italiana molte delle aspettative delle donne vengono deluse e si vedono spinte a svolgere tutti quei compiti "classici" legittimati anche da quelle forze che si erano impegnate direttamente nel combattere per i diritti delle stesse (maschilismo).

La costituzione repubblicana e il patriarcato

La costituzione repubblicana è stata scritta da tutte quelle forze che parteciparono alla liberazione fascista. Si trattava però di forze molto diverse tra loro, e la costituzione repubblicana è una sorta di compromesso tra le stesse. La storia dell'Italia repubblicana è contrassegnata da una lotta continua molto feroce in alcuni casi tra coloro che vogliono attuare le parti considerate più progressive, più emancipatorie rispetto allo stato fascista e liberale, e coloro che faranno di tutto per impedire l'attuazione della costituzione.

C'è un altro problema che ha favorito la difficoltà ad attuare la costituzione: il "ritorno a casa" delle donne e la pubblica amministrazione, interamente intesa, trapassa quasi indenne da regime fascista a repubblicana (magistrati, professori universitari).

Conseguenze storiche e il ruolo di Badoglio

Prima dell'8 settembre del ‘43 il gran consiglio del fascismo destituisce Mussolini. Con la destituzione di Mussolini il Re, che aveva insieme alla chiesa appoggiato il fascismo, nomina capo del governo il Maresciallo Pietro Badoglio. Badoglio oltre ad essere un capo del fascismo è un criminale di guerra.

Il patriarcato oggi

Il domino patriarcale esiste ancora? Secondo il professore il patriarcato rimane, e rimane il dominio maschile. Certamente a seconda dei momenti storici occorre vedere come si modifica o si attenua. Il dominio maschile non si esprime solamente nei dati evidenti, negli elementi manifesti. Il domino maschile passa molto verso il simbolico, ma è una violenza quella simbolica (dominio simbolico) particolarmente efficace perché passa attraverso di noi per lo più senza che ce ne rendiamo conto. Si riproduce anche in società che consideriamo parzialmente emancipate; si riproducono dei meccanismi a livello latente che non per forza passano a livello verbale.

Bourdieu insiste molto sul fatto che queste forme di dominio simbolico passino per incorporazione: la donna impara sin da bambina come deve stare seduta non perché qualcuno glielo dica, ma per imitazione. Si producono dunque una serie di differenze alle quali corrispondono delle diseguaglianze.

L'approccio del professore e il corso di sociologia

Il patriarcato si riproduce in ogni epoca storica in forme diverse. In apparenza "tutti si può fare quello che si vuole" e quindi siamo tutti uguali, è un livello che possiamo riconoscere ma sotto a questo livello continuano a riprodursi altri meccanismi. L'occidente civilizzato, portatore dei valori universali, ecc... pretende di imporre al resto del mondo questi valori. Ci presentiamo come emancipati vietando alle ragazze musulmane di indossare il velo.

La divisione del lavoro

La divisione del lavoro è un elemento fondamentale, una lente di ingrandimento attraverso cui possiamo interrogare l'intero funzionamento della società complessiva. Cos'è il lavoro? È quell'attività che gli esseri umani fanno modificando l'ambiente circostante per produrre delle utilità che soddisfino bisogni che altrimenti non sarebbero soddisfatti. Attraverso il lavoro si producono beni e servizi, surplus. Si produce un qualcosa che è teso a soddisfare determinati bisogni degli esseri umani.

Questa attività è specifica dell'animale Essere Umano. Le api tutto ciò che fanno lo fanno istintivamente. L'essere umano, differentemente, è in grado di pensare astrattamente e di organizzare le attività. Le condizioni entro le quali avviene il lavoro (produzione di utilità) influenzano non solo come si produce, cosa si produce e quanto nella società, ma influenzano anche come questa ricchezza, questo prodotto, viene distribuito.

Noi viviamo in una società capitalistica (modo sociale di produzione capitalistico) globale. Nel capitalismo questa centralità del lavoro diventa ancora più importante, più di quanto non lo sia stato in altri modi di produzione.

Le condizioni attuali del lavoro

Le condizioni attuali del lavoro, delle condizioni del lavoro, della precarietà e precarizzazione del lavoro, dove il lavoro però continua a essere nella società in cui viviamo un elemento centrale anche per l'esistenza umana individuale. La precarizzazione del lavoro provoca una precarizzazione della vita. La parte finale del corso sarà dedicata all'analisi del nesso fra la centralità del lavoro e la sua divisione e la carta costituzionale.

Non è la tecnologia che ruba il lavoro, è il modo di produzione nel quale viviamo che fa sì che l'innovazione tecnologica renda ancora più scarsa la risorsa lavoro. La conoscenza, e anche quella forma di conoscenza che pretende di chiamarsi scienza, tutte le forme di conoscenza sono un prodotto storico; un prodotto dell'azione umana nel contesto storico. Se è vero questo, ogni forma di conoscenza non può pretendere di affermare verità assolute e universali. In ogni singolo contesto storico e sociale siamo di fronte a una pluralità di visioni rispetto a cos'è la scienza, la conoscenza ecc.

Verità e conoscenza

Come si fa a trovare la "verità più vera"? C'è chi non si pone neanche il problema. La realtà fuori di noi non c'è, è un'elaborazione continua della nostra mente, è una teoria. Il professore non accetta questa posizione. Il realismo ingenuo è il pensare che la realtà fuori di noi non solo c'è a prescindere da noi, ma che questa realtà è immediatamente (senza mediazione) disponibile alla nostra conoscenza, basta utilizzare gli strumenti giusti. Di solito si addossa questa posizione alla corrente positivista, che significativamente caratterizza la sociologia. Comte realizza il termine "sociologia".

Positivismo viene da positivo, cioè da ciò che è posto. E quindi a noi non resta altro che il compito di riconoscerlo e la conoscenza è immediata. Comte ha scritto chiaramente che il suo positivismo fosse così ingenuo che l'esperienza empirica è niente, non parla se non abbiamo una teoria per interpretarla. Positivismo critico. La posizione epistemologica del professore: Sostiene che esiste una realtà fuori di noi, a prescindere da noi e poi esiste anche una realtà simbolica fuori di noi, una realtà di fenomeni sociali.

Fenomeni sociali e azione umana

Quasi tutto ciò che ci circonda da quello fuori di noi è prodotto dall'azione umana. L'idea di una natura primordiale e incontaminata che non ha a che fare con la manipolazione umana non ha senso di esistere al giorno d'oggi. I terremoti e le eruzioni vulcaniche sono gli unici fenomeni naturali incontrollabili.

Ci sono dei fatti materiali, fuori di noi ma ci sono anche dei fenomeni sociali. L'azione umana produce cose materiali e cose immateriali. Queste cose a volte sono effimere, scompaiono nell'arco di un momento di una vita individuale, queste cose si reiterano, si cristallizzano.

Fino ad un certo punto la specie umana non viveva in piccoli agglomerati come oggi (famiglia) viveva in società, ad un certo punto l'uomo ha cominciato ad organizzare la proprietà società in questi gruppi fondamentali e nella società contemporanea continuiamo a costituire famiglie e queste ce le ritroviamo come qualcosa di già costruito.

Il rapporto tra struttura e azione

L'azione umana nel suo svolgersi produce cristallizzazione, produce dei fenomeni sociali che si reiterano, che si riproducono: producono istituzioni. Producono strutture. Producono fatti sociali. Questo è forse il tema più discusso di tutta la storia della sociologia: quale sia il rapporto tra l'azione sociale degli individui e queste strutture che via via si costruiscono?

Quando noi veniamo al mondo, veniamo in un mondo costruito, quindi ci troviamo di fronte a dei fatti sociali che ci sono già, a prescindere dalla nostra azione e che sono resistenti, fanno resistenza al cambiamento. Rapporto tra struttura e azione. Perché è così importante questa questione? Perché ha a che fare con gli ambiti del condizionamento della vita umana.

Teorie dell'azione

Teorie dell'azione: l'enfasi della ricerca dello studio sociologico non deve andare nelle strutture ma nelle azioni sociali, al senso, all'intenzione che ciascuno vuole dare alla propria azione.

La mediazione è caratterizzata anche da: interessi materiali, condizioni di esistenza, passioni, emozioni, visione del mondo, valori, odi... Tutto questo non è espungibile, eliminabile dal nostro fare scienza. Ma allora l'oggettività della conoscenza dove va a finire?

Ci sono delle differenze all'interno delle scienze. Il fisico della materia analizza il tavolo in una determinata maniera e concepisce lo stesso come diverso da sé, è distante dalla sua esistenza materiale, simbolica, culturale. Uno psicologo, differentemente non può pretendere di avere la stessa distanza, deve sapere e deve essere consapevole che non può godere della stessa distanza. Le variabili che entrano di forza nel suo fare studi sono molte di più e riguardano il suo stesso essere, la sua personalità a cominciare dalle sue condizioni materiali di esistenza che condizionano la visione del mondo.

Ideologia e scienza

L'ideologia è un prodotto oggettivo di una condizione materiale di esistenza che innanzitutto è data dalla divisione della società in classi sociali. Non si può pensare a una scienza avalutativa, a una neutralità assiologica (neutralità dei valori –Max Weber-). Nelle nostre scienze storico sociali abbiamo una vicinanza con l'oggetto che è più di una vicinanza, è dentro di noi. Ciò rende ancora più difficile tenere fuori passioni, valori, emozioni...

Dati e comunità scientifica

I numeri: la scienza produce dati, ma i dati non sono dati. I dati sono un prodotto sociale, sono costruiti da persone che hanno una determinata visione epistemologica, un metodo, una metodologia... La comunità scientifica è un gruppo di persone che fanno un certo tipo di professione, condividono determinate cose ecc... ma come tutti i costrutti sociali è attraversata da forme di dominio, da forme di potere.

Siamo in presenza di diverse tesi, differenti punti di vista, differenti verità, e sarà a ciascuno di noi scegliere con determinati criteri quale verità ci convincono di più. Esistono i fatti della materia, esistono anche i fatti nel simbolico, nell'immateriale, nel sociale. Ciò su cui ci dovremmo dividere è sulle interpretazioni.

Il lavoro e la società

Il lavoro condiziona l'intera esistenza individuale ma condiziona anche il modo di essere la società. Il modo con cui viene svolto e utilizzato il lavoro umano in una società condiziona fortemente i caratteri della società stessa. Il professore considera il riferimento a divisione del lavoro, a cominciare dalla principale forma della divisione del lavoro, sinonimo della divisione in classi sociali della società e quindi caratterizzante il modo di produzione (che nel nostro caso si chiama capitalismo).

Durkheim e i fatti sociali

Durkheim (padre del pensiero sociologico) dice che l'oggetto della sociologia non è la società in generale, ma i fatti sociali. I fatti sociali sono innanzitutto qualcosa di esteriore e costrittivo rispetto all'individuo. I fatti sociali sono modi collettivi di essere, agire e pensare, dotati di un'esistenza propria rispetto agli individui e definiscono lo spazio entro cui si sviluppa la condotta individuale.

Nel suo studio sul suicidio, dice che il suicidio è un fatto sociale. Dice che tutti i fatti sociali, ogni singolo fatto sociale, è spiegabile e interpretabile solo facendo riferimento ad altri fatti sociali. A proposito del suicidio dice che non può essere spiegato ricorrendo a fattori che riguardano la psiche individuale. Questo è un ragionamento scientifico assolutamente anti psicologistico. L'individuo non ha a che fare con sofferenze psichiche, ma sono prodotto di altre cause/fatti sociali, che possono far aumentare il tasso di suicidio oppure l'opposto.

Durkheim pretende di spiegare anche l'andamento normale dei suicidi senza far riferimento alle problematiche individuali. Ci possono essere tutta una serie di variabili che causano un aumento di suicidi in una determinata società.

Weber e i presupposti metodologici

Weber: data una certa condivisioni di alcuni presupposti metodologici anche un cinese potrà arrivare alle nostre medesime conclusioni. Cosa vuol dire? Noi siamo un gruppo di ricerca, in Cina c'è una cultura totalmente diversa dalla nostra; ma con lo studio cinese se condividiamo alcuni presupposti di merito e quindi la strutturazione della ricerca che vogliamo fare, arriveremo a delle conclusioni identiche, ci riconosceremo nei medesimi risultati.

Durkheim sostiene invece che la distinguibilità tra giudizi di fatto e di valore è impossibile. Nell'approccio del professore oggettività non può significare verità assoluta o irreversibile, perché ogni fenomeno è una determinazione storica, un prodotto storico di un contesto storico specifico e ogni spiegazione di quel fenomeno avviene in funzione del contesto storico. Queste verità cambiano o possono cambiare nel tempo.

Il processo di differenziazione

La pluralità sincronica della spiegazione e delle interpretazioni di un determinato fenomeno. La separatezza disciplinare, in ogni campo, danneggia l'umanità e la sua capacità di conoscere. Possiamo dire che in generale, ma non sempre, lo sviluppo storico della società umana è stato caratterizzato e continua ad esserlo da un grande processo di differenziazione. Questo generale processo di differenziazione che appare irreversibile (e spesso lo è) riguarda anche la conoscenza. Sono nate forme di conoscenza che si sono via via differenziate tra di loro sino a diventare discipline autonome.

L'autonomizzazione cos'è? Vuol dire autodefinire le proprie regole. L'autonomia dal punto di vista valoriale è qualcosa di positivo. Un genitore vede positivamente se i figli diventano più autonomi. Autonomia è diverso da separazione: posso autonomizzarmi senza separarmi. Es. io posso autonomizzarmi dai genitori senza separarmi del tutto da essi. Il processo di differenziazione dentro questo ambito che chiamiamo conoscenza produce nuove forme di sapere ma nel passare del tempo, nell'ulteriore sviluppo societario questa autonomizzazione...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicola.salvadori di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Barrucci Paolo.
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