Capitolo 1: L'avventura sociologica
I sociologici basano la loro conoscenza sullo studio del museo empirico. I sociologi non cercano solo di spiegare, ma anche di spiegare in modo scientifico; possiamo definire la sociologia come lo studio scientifico della società e dei rapporti sociali. Dividiamo il mondo in insiemi diversi di fatti. Ci sono i fatti biologici, i fatti psicologici e i fatti sociologici.
Le tipologie del turismo
Il turista, ai giorni nostri, costituisce una figura culturale dotata di tratti apparentemente riconoscibili in maniera chiara ed evidente. La diffusione del turismo ha portato ad una straordinaria proliferazione di forme diverse e minori. Oltre alle forme di movimento che rientrano completamente nel ruolo turistico, occorre prendere in considerazione molti ruoli sociali diversi, che comportano movimento e che contengono una componente turistica, di più o meno grande rilevanza.
Il turismo si presenta come un fenomeno non chiaramente delimitato, ma dai confini incerti, mescolato ed impercettibilmente confuso con altri fenomeni e con altri tipi di ruolo; non c’è sempre un salto netto tra i viaggiatori che sono turisti e quelli che non lo sono. Collocando le dimensioni del turismo secondo un ordine per cui le prime sono quelle più generali e diffuse e le ultime quelle più specifiche, Cohen ottiene una costruzione cumulativa del ruolo del turista ed una indicazione schematica dei punti di divergenza tra questo e gli altri ruoli di viaggio.
L’indeterminatezza del concetto di ruolo turistico si presenta così come frutto dell’indeterminatezza di ciascuna delle dimensioni attraverso cui questo stesso ruolo viene definito. Secondo la dimensione della durata, vengono definite forme di turismo minimale e marginale quelle che si compiono nell’arco di una giornata. Queste vengono chiamate escursioni, se condotte su lunghe distanze, oppure gite, se condotte su brevi distanze.
Sotto il profilo della volontarietà, il turista, spinto da motivi di piacere, si qualifica come il prototipo del viaggiatore volontario. Egli non subisce costrizioni né politiche né emotive. Anche sotto il profilo della direzione del movimento (andata, ritorno, circuito, contrapposti al viaggio a senso unico) possono emergere forme incerte ed intermedie. Da un lato possiamo avere gente che, giunta per fare turismo, decide di prolungare la propria permanenza e talvolta di stabilirsi nella nuova località.
Dall’altra abbiamo le figure dei cosiddetti turisti permanenti, poste in essere da coloro che, pur continuando a trarre il loro sostentamento dai luoghi di origine, preferiscono soggiornare in maniera pressoché permanente in un'altra località. Per quanto riguarda la lunghezza del viaggio, si può affermare che quella minima, in grado di conferire all’individuo una sensazione piacevole di cambiamento e di novità, varia al variare del contesto sociale e ambientale.
Sotto il profilo della ripetizione nel tempo, ovvero della frequenza, se è vero che il turista è colui che compie un viaggio non ricorrente, possono tuttavia essere identificati alcuni casi limite, alcune tipologie di viaggiatori che si collocano tangenzialmente rispetto al turista in senso pieno. Il proprietario di una seconda casa estiva, situata ad una certa distanza della sua dimora abituale, ove si reca con la famiglia, ogni anno, per lunghi soggiorni di vacanza e, saltuariamente anche in altri periodi; si tratta di un turista marginale, poiché la frequenza delle visite ne riduce la componente turistica.
Il proprietario di una casa per week-end situata abbastanza vicino alla sua dimora abituale da consentire brevi soggiorni settimanali; l’elevata frequenza delle visite ne riduce al minimo la componente turistica. Viene in considerazione, infine, lo scopo del viaggio. L’intento non strumentale e la prospettiva del piacere derivante dal cambiamento e dalla novità devono essere qui colti, in primo luogo, nella loro definizione sociale, indipendentemente dalla effettiva gratificazione psichica dell’individuo.
Il viaggio alla ricerca della novità e del cambiamento si combina in varia misura con altri scopi, non strumentali o anche strumentali. Cohen annovera tra queste forme di turismo parziale: il soggiorno alle terme, il viaggio di studio, lo stage, il pellegrinaggio, il ritorno al paese natio (che può avere una componente turistica in quanto orientato a cogliere i cambiamenti intervenuti dal momento della loro partenza o a recuperare i piaceri dimenticati della loro gioventù), il congresso, il convegno, il viaggio d’affari, il turismo lavorativo (il lavoro viene qui considerato come un mezzo per vedere il mondo e non come la base di una carriera professionale), le visite ufficiali.
La differenziazione delle motivazioni
Il turismo si articola in esperienze diverse secondo la motivazione, la modalità di esecuzione, il rapporto instaurato con gli altri (turisti, organizzatori, popolazione locale). Lo stesso Cohen sviluppando l’analisi degli scopi che qualificano l’esperienza come turistica, e cioè la ricerca della novità e del cambiamento mette in evidenza le differenze di significato tra i due termini e le conseguenti differenze tra le esperienze cui danno luogo.
Così, da un lato abbiamo i sightseers, i cacciatori di luoghi e di immagini, che cercano la novità; dall’altro abbiamo i vacationers, i vacanzieri che cercano semplicemente un cambiamento, a prescindere dagli elementi di novità che esso può comportare. I primi sono turisti orientati alla novità. I secondi si muovono invece con l’intento di interrompere la routine della vita quotidiana.
I sightseers pongono più enfasi sul viaggio che non sul soggiorno, essendo orientati a visitare le attrazioni, i caratteri straordinari, i tratti distintivi di una determinata località o regione, che la differenziano dalle altre. I vacationers, al contrario, privilegiano il soggiorno e le condizioni di ospitalità dell’area o della località in cui si recano, orientando la loro scelta sulla base della dotazione di attrezzature (la buona accoglienza, il mangiar bene, le belle spiagge) e ciò comporta movimenti territoriali di raggio ben diverso tra sightseers e vacationers.
A porsi come estremi di un continuum lungo il quale si distribuiscono comportamenti diversificati. Come è ovvio, infatti, l’utente può combinare nella medesima esperienza l’uno e l’altro modo di comportarsi, per esempio trascorrendo la vacanza in una determinata località e partendo da essa per una serie di escursioni che lo portino a scoprire l’ambiente circostante o le altre località della medesima regione. I turisti tendono ad assumere un prevalente comportamento di sightseers soltanto nella loro prima visita ad una determinata località o regione, per assumere nelle visite successive, un comportamento via via più vicino a quello dei vacationers.
L’articolazione degli obiettivi e delle relazioni culturali
A partire dagli anni Settanta nel dibattito scientifico sul turismo in maniera incidentale, partendo da motivazioni interne all’oggetto e al metodo della tradizionale ricerca antropologica-culturale. Ponendo in termini nuovi il problema dell’impatto tra popolazioni e culture diverse, il turismo si presenta agli antropologi come fenomeno che muove da motivazioni culturali e al tempo stesso come potente fattore di mutamento culturale.
Il turismo è stato considerato secondo una graduazione tipologica che segue diversi obiettivi e diversi percorsi di relazione con la realtà culturale locale.
- Il turismo etnico è motivato dalla ricerca di un contatto con i costumi di vita, strani e pittoreschi.
- Il turismo culturale si rivolge prevalentemente agli aspetti pittoreschi offerti dalla vita delle comunità locali.
- Il turismo storico è quello che si sviluppa nel circuito museo cattedrale.
- Il turismo d’ambiente che si presenta spesso come l’ancella del turismo etnico.
- Il turismo ricreativo corrisponde ai bisogni ed alle aspettative del vacationer. Il modello viene ricondotto alle “quattro esse” (Sun, Sea, Sand and Sex).
Le modalità organizzative
L’“effetto dei numeri” ovvero della dimensione dei flussi turistici che si rivolgono ad una meta, è valutabile in termini di qualità dei rapporti che si instaurano con gli altri turisti e con la popolazione locale. Gli esploratori sono piuttosto simili agli antropologi, vivendo come osservatori-partecipanti in mezzo al loro popolo.
I turisti di élite si distinguono tuttavia dagli esploratori proprio perché stanno facendo del turismo, impiegando dei mezzi e dei servizi che possono essere organizzati in anticipo, a casa, presso ogni agenzia di viaggio. I turisti “fuori giro” sono coloro che cercano di allontanarsi dalle folle turistiche o di accentuare gli aspetti eccitanti della vacanza, facendo qualcosa fuori dal normale.
I turisti insoliti si mostrano interessati alla cultura locale, giudicata più o meno “primitiva”, ma sono molto più felici con la loro scatoletta e con la loro bibita piuttosto che con un pasto locale. Il turismo di massa iniziale è costituito da un grande flusso di persone. Il turismo di massa è un continuo flusso di visitatori che inondano le aree di destinazione per una o più stagioni ogni anno. I turisti charter sono quelli che arrivano in massa, a bordo dei grandi 747, per ciascuno dei quali, all’atterraggio, si muovono decine di pullman.
La differenzazione dei livelli di organizzazione e di istituzionalismo del turismo appare strettamente connessa al diverso grado di accettazione e di tolleranza che gli utenti dimostrano nei confronti delle componenti di novità, di straordinarietà e di estraneità sempre presenti nell’esperienza turistica. La differenziazione (in particolare), viene così a corrispondere ai diversi gradi di maturità del turista, ed alla sua disposizione ad immergersi in un ambiente estraneo.
La maggior parte dei turisti hanno bisogno di mantenere attorno a sé qualcosa di familiare, che li riconduca in qualche maniera al loro modo e li aiuta a conservare la loro identità. La novità e l’estraneità del macroambiente in cui ci si va a collocare come turisti deve essere compensata dalla familiarità e dalla costanza di un microambiente protettivo. Si tende così a viaggiare protetti da una “bolla ambientale” appartenente alla propria civiltà e alla propria cultura di origine e costantemente collegate ad essa da un appropriato “cordone ombelicale”.
Il turista entra in contatto con la gente, i luoghi, le culture, che visita solo attraverso le pareti protettive di questa bolla ambientale. La dimensione e la consistenza di questa bolla variano con le esigenze di sicurezza e di protezione degli utenti e determinano i livelli di organizzazione e di istituzionalizzazione dell’esperienza turistica. Muovendo dal massimo di familiarità al massimo di novità, Cohen individua quattro tipi fondamentali di ruolo turistico: Il turista di massa organizzato egli resta vincolato al gruppo in cui è inserito. Il turista di massa individuale si discosta per non essere legato ad un gruppo. L’esploratore organizza da solo il proprio viaggio. Il giramondo, il turista errante, il drifter è la figura che porta al massimo livello la ricerca della novità.
I turisti di massa, organizzati o individuali, vengono a porre in essere forme istituzionalizzate di comportamento. Essi consumano beni e servizi offerti da un ‘industria di massa ed assumono ruoli chiusi, predeterminati da un complesso di agenzie, compagnie di viaggio, strutture ricettive, servizi ricreativi ecc. Gli esploratori ed i giramondo vengono a costituire l’area del turismo non istituzionalizzato, in cui i ruoli turistici si mantengono aperti al confronto col mondo, superando e/o affievolendo quella “bolla ambientale” che costituisce un limite difficilmente valicabile nel turismo istituzionalizzato.
Da un lato la crescita indotta dall’industria turistica, attraverso i suoi canali di promozione; dall’altro la crescita organica, conseguente all’evolversi dei livelli di autonomia e dei bisogni di confronto e di interazione con ciò che è nuovo e diverso.
Capitolo 2: Sociologia del turismo
Le scienze sociali cominciano ad occuparsi del fenomeno turistico nei primi decenni di questo secolo. Esse si dedicano prevalentemente ai fenomeni economici determinati dal transito o dal soggiorno di forestieri in determinate località, aree o stati. L’intento è quello di sviluppare secondo razionali e controllabili i comportamenti economici basati sul movimento dei forestieri. La geografia economica si è ben presto affiancata all’economia, nell’identificazione dei caratteri e delle funzioni delle aree (regioni) turistiche, nell’elaborazione dei metodi per coglierne le vocazioni e nello studio sulle conseguenze del turismo stesso sul paesaggio e sulla struttura del territorio e dell’insediamento umano.
È venuta manifestandosi l’esigenza di un approccio psicologico e sociologico al turismo, in grado di proporre e di sviluppare sistematicamente l’analisi delle motivazioni che spingono i soggetti ad assumere e a mutare i loro comportamenti.
La figura del forestiero
Negli anni Venti e Trenta il turismo viene preso in considerazione come area di comportamenti e di rapporti emergente, nell’ambito della più ampia sfera dell’interazione sociale. Essi mettono in evidenza come ogni gruppo sociale, per vivere, debba necessariamente fare i conti con due operazioni apparentemente contraddittorie: da un lato la difesa della propria comunità; dall’altro l’evoluzione, il mutamento, cui corrispondono l’apertura verso l’esterno.
Per la comunità integrata il forestiero rappresenta al tempo stesso motivi di fascino e di timore, proprio per il cambiamento che la sua presenza comporta e per l’ambivalenza del cambiamento stesso, tra effetti distruttivi ed effetti propulsivi ed evolutivi. Nelle società urbanizzate e industrializzate dell’occidente il forestiero finisce dunque per essere il cittadino ideale. Il turismo trae origine dal mondo urbano e l’uomo, che ne è protagonista, porta con sé la medesima ambivalenza dell’uomo metropolitano. Il forestiero è visto come colui che realizza in sé l’unità tra distanza e prossimità rispetto ad un determinato gruppo sociale; egli è un elemento la cui posizione interna e la cui appartenenza al gruppo impl