L'affermarsi del moderno concetto di lavoro
Lezione 1: Significati del lavoro
Il termine lavoro ha due significati differenti: l'attività stessa, i compiti che svolgiamo per sopravvivere, utili a produrre risorse.
- Lavoro sostanziale: Connette con il significato dell'attività che facciamo indipendentemente dal quadro formale in cui è inserita (contratto, iscrizione ad un albo, permesso di esercitare un'attività).
- Lavoro formale: Prodotto della rivoluzione industriale e di complicati e variabili parametri culturali, lo svolgimento di un'attività sistematica e sociali e storici. Lavoro è sinonimo di occupazione, specializzata che ha come contropartita il reddito o il soddisfacimento immediato di un bisogno. È sostanziale dell'attività ed è indipendente dal contenuto definito dal quadro formale in cui si colloca: la bottega, l'orario di lavoro, il contratto, la specializzazione del lavoratore.
Karl Marx, riferendosi agli operai, parla di lavoro astratto perché prescinde dall'utilità immediata/concreta dell'attività lavorativa rispetto ai bisogni del lavoratore e dalla valutazione diretta del contenuto dell'attività. Il salario spezza il legame tra attività e propri bisogni: operai e impiegati lavorano per guadagnare dei soldi con i quali soddisfare i propri bisogni, e il contenuto dell'attività non ha alcuna importanza rispetto alle modalità di vita del lavoratore.
All'interno del concetto di lavoro formale vi sono occupazioni astratte (dipendenti) e concrete (lavoratori autonomi).
La trasformazione del lavoro
Il cambiamento di significato attribuito al lavoro è avvenuto con il capitalismo industriale (fino a questo periodo il lavoro s'identificava col lavoro sostanziale, poi nel passato recente si è sviluppato il concetto di lavoro astratto/salariato). La concezione corrente di lavoro è una costruzione moderna, prodotta da specifiche condizioni sociali riconducibili al capitalismo industriale. Ora siamo di fronte alla deindustrializzazione: declino del lavoro operaio nelle grandi fabbriche, crescita dei lavori atipici, differenti, meno stabili e precari, meno subordinati ed eterodiretti rispetto all'impiego industriale.
Due importanti processi di mutamento intrecciati tra loro che generano il lavoro astratto sono la mercificazione e la specializzazione delle attività lavorative. Questi sono il prodotto della modernità e della società capitalistica.
- Mercificazione del lavoro: Il lavoro è trattato come merce, attività che viene venduta/acquistata.
- Mercificazione del prodotto del lavoro: Processo che distacca il lavoratore dal controllo/uso diretto del prodotto. Il lavoro diviene merce non consumata direttamente dal produttore, ma che diventa parte integrante di un'opera collettiva in cui non si riconosce più l'apporto del singolo lavoratore. Il lavoratore compra nel mercato ciò che gli serve per sopravvivere.
- Teoria marxiana dell'alienazione: Il lavoratore non s'identifica più col prodotto del proprio lavoro.
- Specializzazione: Suddivisione del lavoro in tante piccole operazioni parziali, favorito dallo sviluppo industriale e tecnologico.
Vi è una precisa organizzazione sociale/dei lavoratori subordinati all'interno delle fabbriche, i quali non svolgono più competenze artigianali, sono eterodiretti, non hanno più il controllo sul proprio lavoro/modalità di organizzazione del processo lavorativo e non riconoscono più il prodotto di quest'ultimo.
Il capitalismo industriale
Il parametro dominante/tipologia di lavoratore emblematico in quell'epoca era rappresentato dall'operaio/dipendente salariato, che non rappresentava la maggioranza dei lavoratori. Anche nei momenti di massima espansione ha riguardato non più di un terzo degli occupati. Le regole del lavoro salariato hanno condizionato tutta la vita sociale dell'era industriale (regime salariato di Robert Castel). I criteri di produttività e competitività sono diventati parametri di valutazione da applicarsi a tutte le forme di attività umana.
La rivoluzione industriale (1780-1830) ha modificato/rivoluzionato completamente la società, a partire dal cambiamento del lavoro: passaggio da società agricola ad industriale (Inghilterra). Non soltanto il capitalismo determinò l'impraticabilità delle diverse modalità di sopravvivenza basate su tipologie tradizionali di lavoro, costringendo gli individui a vendere le proprie energie lavorative a un datore di lavoro, ma anche le enclosures in Inghilterra e la colonizzazione.
Il fenomeno delle enclosures e la colonizzazione
Enclosures: Abolizione violenta (con l'uso della forza e poi con modifica legislativa) del diritto di coltivare appezzamenti di terra per il consumo degli abitanti di un villaggio. Le terre comuni utilizzate per le risorse fondamentali, dal XI in poi, vennero recintate per favorire la privatizzazione. Tale processo portò ad un impoverimento della popolazione e ad una divaricazione tra proprietari terrieri e contadini. Questi ultimi furono costretti a cercare fortuna nelle città. Fino al decollo industriale, divennero vagabondi e solo a partire dalla seconda metà del XVIII sec. diventarono operai/proletari (proprietari solo della propria prole).
Colonizzazione: Con le armi i conquistatori impediscono alle popolazioni locali di continuare a vivere secondo il costume tradizionale, tolgono loro il controllo delle terre per insediare colture estensive, le obbligano con la forza a lavorare le piantagioni (nuove forme di schiavitù e lavoro forzato). L'espropriazione di ricchezze nei territori conquistati permette a particolari classi sociali, i borghesi/capitalisti (proprietari dei mezzi di produzione), di arricchirsi.
Diffusione del capitalismo e lavoro astratto
La diffusione del capitalismo/individualismo/lavoro astratto ha ridisegnato il rapporto tra lavoro e società. L'individuo e la sua specifica collocazione lavorativa sono diventati gli elementi dell'organizzazione complessiva della società e hanno sostituito i parametri tradizionali (appartenenze a famiglie, clan, importanza dei saperi locali tramandati, dominio delle credenze religiose). Prima dell'avvento del lavoro astratto, il calcolo economico era una pratica rudimentale centrata sulle condizioni della comunità d'appartenenza e le innovazioni tecniche non si diffondevano.
Divisione sociale del lavoro
La divisione sociale del lavoro: il più importante principio di organizzazione delle società industriali e capitalistiche. Marx (1818-1883) e Durkheim (1858-1917) analizzano l'impatto che la diffusione delle grandi fabbriche e del lavoro industriale ha sulla società. Per Durkheim, fondatore della sociologia francese, la divisione sociale del lavoro è specializzazione: lo sviluppo industriale e tecnologico favorisce una crescente diversificazione delle capacità lavorative degli individui. Ad influenzare la divisione del lavoro è la crescita della densità sociale che è influenzata dall'urbanizzazione, dall'incremento demografico e dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione.
Si chiede come sia possibile mantenere legami d'integrazione sociale (coesione/ordine sociale) tra individui diversi e specializzati che vivono in grandi città, che sono sempre meno in grado di apprezzare il contributo lavorativo degli altri. Proprio perché le specializzazioni non sono riconducibili ad abitudini ereditate/dipendono dall'individuo, si sviluppano legami sociali (solidarietà urbana) che connettono i lavoratori all'interno delle corporazioni (=organizzazioni che promuovono la specializzazione, difendono gli interessi dei propri iscritti e promuovono la loro partecipazione alla vita civica). È indispensabile un'autorità superiore, lo Stato nazionale moderno, che garantisca la correttezza e l'equità dei rapporti di cooperazione tra individui.
Il sociologo distingue così la solidarietà meccanica (tipica delle società semplici, caratterizzata da una scarsa differenziazione sociale e da limitata divisione del lavoro) che deriva dalla condivisione di valori comuni, costumi, credenze, riti religiosi, dalla solidarietà organica (tipica delle società strutturalmente complesse, differenziate al proprio interno, nelle quali la divisione del lavoro è l'elemento fondamentale/imprescindibile che tiene insieme individui differenziati attraverso corporazioni e stato).
La visione di Marx sulla divisione sociale del lavoro
Per Marx la divisione sociale del lavoro è frattura tra i lavoratori e chi controlla il processo produttivo/proletariato e capitalisti. I primi sono subordinati alla disciplina della fabbrica, sono sottoposti ad una disciplina lavorativa eterodiretta e non hanno il controllo del prodotto e delle modalità di organizzare il proprio lavoro. Essi svolgono mansioni sempre più semplici, che richiedono un basso livello di competenza (parcellizzazione del lavoro), che avvantaggia l'imprenditore perché aumenta la produttività e rende i lavoratori interscambiabili.
La proletarizzazione, il distacco dell'emotività individuale dal processo produttivo producono una propensione ad organizzare gli interessi politici e sindacali, economici e sociali dei diversi gruppi. Le nuove forme di solidarietà/legame sociale tra individui sono i partiti politici e sindacati, che favoriscono l'interesse di una parte sull'altra. L'associazionismo dei lavoratori (condividono la stessa esperienza lavorativa) è un prodotto del lavoro astratto sia che venga inteso come un'organizzazione conflittuale sia come una istituzione mediatrice della cooperazione sociale.
L'identità generata dal lavoro astratto è data dal sentirsi simili ai propri colleghi per interessi, abitudini, condizioni (Marx: coscienza di classe; Durkheim: forme e regole garantiscono rapporti corretti tra individui e contrastano incertezze sulle regole sociali -anomia-). L'identità moderna è conferita dal lavoro astratto. La collocazione lavorativa è il più significativo fattore di strutturazione del sistema delle classi: lavori diversi comportano redditi diversi, diversi stili di vita e di consumo. La divisione del lavoro è il fattore principale del sistema delle diseguaglianze.
Le analisi sociologiche registrano una forte distorsione di genere (si è guardato quasi esclusivamente alla posizione lavorativa dei maschi, nello specifico del capofamiglia che conferisce identità agli altri membri del nucleo).
Lezione 2: La realtà attuale del lavoro
La realtà attuale del lavoro è il prodotto di trasformazioni storiche che riflettono logiche generali di mutamento e modalità diverse di adattamento ai cambiamenti. Si possono individuare tre diverse fasi storiche: la prima caratterizzata dalla diffusione del lavoro astratto e dal declino delle economie di sussistenza, la seconda dall'avvento delle organizzazioni manifatturiere ad alta produttività e del consumismo (taylorismo-fordismo), la terza da globalizzazione e flessibilizzazione.
La diversità di modelli di sviluppo industriale ha inciso sui modi di lavorare e di impostare i rapporti sociali importando, adattando e sviluppando esperienze e culture contadine e artigiane, modalità differenziate di gestione della cooperazione attraverso reti parentali, catene migratorie, solidarietà comunitaria, cioè il capitale sociale.
Lavoro nella società capitalista industriale
| Caratteristiche principali | Lavoro nella società preindustriale | Lavoro nella società capitalista industriale |
|---|---|---|
| Sistema produttivo | Utensili manuali, acqua, energia animale e umana | Macchinari, energia inanimata (carbone, gas, petrolio) |
| Unità di produzione | Household, familiare/domestico | Individui adulti, organizzazione su larga scala |
| Divisione del lavoro | Rudimentale, basso grado di differenziazione | Complesso, alto grado di differenziazione |
| Tempo | Irregolare, stagionale (orario non predefinito e scandito dalle stagioni) | Regolare, permanente |
| Educazione e reclutamento | Minima (solo per figli classi ricche) Familiare | Ampia/specializzata Universalistico/individui adulti |
| Sistema economico | Tradizionale/non-market (non di mercato, autoconsumo) | Razionale/market |
| Significato del lavoro | Male/condanna necessario | Virtù |
| Scopo del lavoro | Mezzo di sussistenza, profitto a breve termine (artigiani e commercianti per classi abbienti) | Massimo guadagno, reddito, profitto a lungo termine |
| Pagamento | In natura/raramente monetari | Salari/profitti |
| Embeddedness di lavoro | Embedded in non-economic institutions | Separato dalle altre istituzioni |
Lavoro nelle società preindustriali
L'economia dei villaggi era autarchica: i contadini producevano direttamente gran parte dei capi di abbigliamento, attrezzi agricoli, da cucina e di arredamento. Non era possibile arricchirsi né essere più protetti rispetto a calamità/guerre. Il lavoro non era specializzato, la capacità di produrre era bassa e refrattaria alle innovazioni: i contadini si tramandavano di padre in figlio la professione. I lavoratori della terra trattenevano una parte della produzione, che in tempi normali bastava per il sostentamento di una sola linea familiare, mentre il resto del prodotto andava ai signori. La durata della vita era breve, alta la mortalità per parto e infantile. Le rivolte tendevano a peggiorare le condizioni di vita ed erano impensabili lotte per la spartizione di terre.
Artigiani e commercianti lavoravano in modi diversi da quelli di chi coltivava la terra, ma non superavano nel complesso 1/10 del totale dei lavoratori. Erano specializzati in produzioni e scambi per soddisfare soprattutto i bisogni di lusso delle classi dirigenti. Contrariamente agli stereotipi, spesso gli uomini tessevano e filavano e le donne e i bambini appena passata la prima infanzia contribuivano ai lavori “pesanti”.
Household e organizzazione del lavoro
All'interno dello stesso ambiente domestico vivevano sia coloro che erano legati da vincoli sanguigni/matrimoniali sia i servi/personale domestico. Vi era una forte interscambiabilità tra l'ambiente/attività domestico e lavorativo (non c'era una distinzione generazionale e di generi). Reclutamento: si era soliti mandare i figli a servizio presso altre famiglie (contratti di servitù). Il lavoro non aveva un significato positivo (=fatica, non mobilitava l'essere umano), bisognava lavorare per vivere. Embedded in non-economic institutions: il lavoro era radicato/inserito all'interno d'istituzioni di tipo non economico (il lavoro non era percepito come qualcosa di diverso dall'ambiente domestico/familiare).
La varietà storica dei cambiamenti del lavoro
- La rivoluzione industriale ha modificato ovunque radicalmente il modo di lavorare, che era rimasto invariato per secoli, ma non si è realizzata ovunque allo stesso modo.
- Il caso inglese è paradigmatico ma al contempo unico nelle sue caratteristiche (netta rottura con le tradizioni storiche locali, proletarizzazione e mercificazione spinta, rapida diffusione del lavoro astratto rispetto alle abitudini di lavoro concreto di sussistenza).
L'Inghilterra divenne il primo paese produttore del cotone (=pianta che cresce nel sud-est asiatico/Sud America). L'economia tessile è, infatti, alla base della rivoluzione industriale inglese. Tra 700-800 governava l'Inghilterra l'economia del cotone, ma non ne era produttrice (produceva una grande quantità di lana).
Un elemento che ha reso possibile il grande arricchimento dell'Inghilterra fu il colonialismo/imperialismo (=conquista di terre dove cresceva il cotone), che permise all'impero britannico di acquistare tessuti in cotone in India o, più frequentemente, di importare la materia prima a basso costo per lavorarla nelle industrie in Inghilterra. Per la coltivazione venivano sfruttati gli schiavi deportati dall'Africa (precedentemente alla rivoluzione industriale: il commercio di schiavi da Africa ad Americhe metteva a disposizione dei capitalisti terrieri una grandissima quantità di manodopera a costi irrisori).
Cottage industry e rivoluzione tecnologica
La lavorazione avveniva nel cottage industry (=modalità di prima produzione industriale attraverso lavoro a domicilio, case dei contadini dove venivano dati in affitto i filatoi dai mercanti -attività neoindustriale di lavorazione del cotone = fabbriche tessili collocate in ambiente rurale dove operavano i migliori artigiani di origine contadina). Questi lavoravano il cotone e davano al mercante il lavoro filato (commistione tra attività agricola e prime attività di lavorazione industriale del cotone: i contadini lavoravano ancora nelle loro case e la vita quotidiana rimaneva simile al periodo preindustriale).
Rivoluzione tecnologica: Nel 1765 fu inventato e distribuito nelle Cottage Industry lo spinning jenny (giannetta). Con l'introduzione di nuove tecnologie furono inventati dei filai più efficienti che furono concentrati all'interno di fabbriche (la capacità produttiva aumentò moltissimo). Con un telaio meccanico (1780) si compiva in tre ore ciò che con un filatoio a mano si compiva in mille e cento ore. Le nuove tecnologie resero sempre più produttiva/remunerativa la produzione di cotone.
Nuovo modo di produzione: il sistema di fabbrica
- Comportò la separazione tra sfera domestica e produttiva che per secoli erano state sovrapposte (il singolo lavoratore entrava in relazione con soggetti che non appartenevano all'aggregato domestico: si estesero le relazioni sociali e il capo non è più il padre di famiglia, ma il datore di lavoro).
- Il lavoro diviene salariato (remunerazione monetaria), disciplinato (non solo attraverso le forme di controllo interne alla fabbrica: lo Stato produsse una normativa che aiutava i datori di lavoro/gli industriali dell'epoca a disciplinare il lavoro in fabbrica -norme relative al licenziamento/condizioni d'assunzione/sanzioni da applicare ai lavoratori che non rispettavano orari o non eseguivano il lavoro come doveva essere fatto).
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