Sociologia del diritto e delle professioni legali
Lezione n.1
La sociologia del diritto ha natura epistemologica. Epistemologia: è quella branca della filosofia che si occupa delle condizioni sotto le quali si può avere conoscenza scientifica dei metodi per raggiungere tale conoscenza. In un'accezione più ristretta l'epistemologia può essere identificata con la filosofia della scienza, la disciplina che si occupa dei fondamenti e dei metodi delle diverse discipline scientifiche.
Orientamenti nella sociologia del diritto
Che tipo di posizione ha nell'ambito delle scienze sociali, in particolare in quelle di che si occupano del funzionamento della società (es. scienza giuridica, filosofia o storia)? Si confrontano due orientamenti fondamentali in proposito:
- Quello che vede la sociologia del diritto come parte integrante della scienza giuridica, e non disciplina autonoma rispetto alla scienza giuridica. Questo orientamento è stato usato come una sorta di giustificazione per l'introduzione della disciplina all'interno del programma della facoltà di giurisprudenza (anni settanta). Ma non ci sono solo ragioni accademiche, vi è anche una ragione teorica: la sociologia del diritto e la scienza giuridica condividono lo stesso oggetto di studio, cioè il fenomeno giuridico. I rapporti tra le due sono complessi e sono condizionati da un precedente quesito: cosa si intende per scienza giuridica? La scienza giuridica viene identificata con la dottrina giuridica. E cosa fanno i giuristi? Interpretano il diritto e le disposizioni stilando un elenco di significati ad essa attribuita e poi propongono la propria interpretazione fornendo argomenti validi a sostenerla. Ma vi è un ulteriore e importante lavoro svolto in parallelo: quello della dottrina. La dottrina mette in ordine il diritto, risolve le antinomie ed elabora principi generali impliciti (perché non contenuti esplicitamente nelle norme), come quello, per esempio, della buona fede. Diverso è il lavoro della sociologia, che invece descrive come avviene tutto questo lavoro svolto. La definizione del rapporto che intercorre dipende dalla definizione che si dà di scienza giuridica. Weber rifiuta l'orientamento che vede la sociologia come parte integrante della scienza giuridica, ma appoggia il secondo orientamento (che segue).
- Per questo secondo orientamento si tratta di una branca specialistica della sociologia generale, motivo per il quale la sociologia del diritto viene da loro considerata autonoma rispetto alla scienza giuridica. Pur condividendo lo stesso oggetto di studio segue, tuttavia, obiettivi autonomi e differenti, avvalendosi di metodi di ricerca differenti. In particolare la sociologia si avvale di metodi di ricerca tipici dei sociologi: metodi di ricerca empirici (oppure “sul campo”) e non metodi della dogmatica giuridica. Si distinguono metodi quantitativi e qualitativi. I metodi qualitativi sono le analisi documentali, provvedimenti vari e, in secondo luogo, interviste e colloqui. Questo secondo orientamento è sostenuto da Weber, che distingue sociologia e scienza giuridica, sostenendo che entrambe abbiano una considerevole utilità con stesso oggetto di studio ma con mezzi differenti. Mentre la scienza giuridica si occupa del “dover essere” ideale del diritto (significato delle discipline giuridiche), la sociologia è e deve essere una scienza eminentemente descrittiva, che si occupa dell'essere del diritto (se per esempio il diritto sia efficace e obbedito oppure no).
Se adottiamo un esempio di dottrina giuridica realista allora la sociologia del diritto in questo caso se ne occupa e risulta più difficile separare le due discipline. Anche se tra i sociologi non esiste un punto di accordo, essi ritengono che comunque vi siano degli ambiti di studio tipici e che consentono di renderla conoscibile:
- La sociologia si occupa del diritto visto come sistema sociale, o meglio come uno dei sottosistemi sociali, al pari della cultura o della politica. E in questo caso si occupa di studiare le funzioni del diritto e i rapporti che intercorrono tra il diritto e altri sottosistemi sociali, detti “parziali” (diritto-politica; diritto-istituzioni; diritto-religione). Tema principale e di assoluto rilievo è per esempio: diritto-istituzioni politiche.
- Studio delle singole istituzioni sociali che hanno carattere giuridico: studiano la nascita, le trasformazioni che le caratterizzano, il loro consolidamento e l'eventuale scomparsa delle stesse, in rapporto agli interessi, alle esigenze e ai rapporti di potere che influiscono su queste istituzioni. Per esempio: la nascita dell'istituto della proprietà o della promessa, ma affrontato in maniera diversa dal giurista. O ancora: sviluppo dei modelli familiari → come e in che modo il diritto offre o meno tutela ai nuovi modelli familiari.
- Macro-ambito dell'efficacia o meno delle norme giuridiche, in particolare interessa misurare il rapporto tra due elementi: normative o disposizioni e fatti che vengono tenuti in osservanza o meno di determinate disposizioni (comportamenti dei cittadini ma anche, per esempio, della magistratura, più in generale degli operatori del diritto). Il fatto che le disposizioni non vengano rispettate o applicate non è detto che non provochi effetti: per esempio in materia di immigrazione clandestina → la cui norma risulta essere inefficace e non applicata. Nel nostro ordinamento penale la norma incriminatrice dell'immigrazione clandestina: l'obbligo di denuncia ai clandestini anche esteso ai medici. In questo ambito rientra anche un altro tema che porta a studiare i processi decisionali che portano gli operatori del diritto a qualificare determinati comportamenti come leciti o illeciti.
- Ruoli professionali connessi ai processi socio-giuridici:
- Legislatore;
- Giudici;
- Magistrati;
- Notai;
- Burocrati/funzionari della pubblica amministrazione.
- Studiare le opinioni del pubblico in merito al contenuto delle norme giuridiche e sui valori che vi sono o che dovrebbero esservi sottesi. Le indagini vengono svolte spesso attraverso questionari, sondaggi o interviste. Esempio: riforma del diritto di famiglia.
Il termine sociologia del diritto → si tratta di un neologismo che deriva da societas e logos. È stato elaborato nella prima metà dell'800 in Francia da Auguste Comte, noto come il fondatore della sociologia e per essere al tempo stesso fondatore e difensore del positivismo filosofico. Comte si propone di liberare il campo delle scienze sociali dalle “incrostazioni” metafisiche e religiose che caratterizzavano la società. Il termine sociologia compare nel suo testo “Corso di filosofia positiva” (pubblicata tra il 1830 e il 1842) nel quale viene proposta come scienza basata sull'osservazione della società, proprio come le scienze naturali.
Letteralmente sociologia significa “conoscenza della società” → definizione alquanto generica che pone due interrogativi:
- Cosa caratterizza la sociologia come disciplina autonoma rispetto ad altre discipline della società?
- Che tipo di scienza? Questo perché esistono diversi modelli.
Lezione n. 2
La disciplina della sociologia, che comincia a caratterizzarsi come disciplina autonoma, ci pone l'interrogativo di quali caratteristiche essa abbia. Risposta provvisoria: fin dall'inizio (prima metà 800) questa disciplina non si riconduce alla trattazione di un unico problema e di un unico metodo. → il ventaglio delle questioni di cui i sociologi si occupano si è allargato, si tratta infatti di una disciplina in continuo divenire. Esempio: “sociologia visuale” che si avvale di video e di riprese, che assume molta importanza quando si studiano stili di vita di comunità (di recente formazione).
Nonostante si tratti di una disciplina in continuo divenire è possibile identificare almeno tre ambiti di interesse, o tre macro-aree, che caratterizzano questa disciplina in modo consolidato; ma prima di elencarli esaminiamo la direttiva metodologica che caratterizza la sociologia come scienza.
Direttiva metodologica
I singoli elementi che formano una teoria sociologica, che si chiamano proposizioni, devono avere alcune caratteristiche:
- Le proposizioni che formano le teorie sociologiche sono generali in quanto si riferiscono a fenomeni ricorrenti o, quanto meno, a fenomeni che sono dotati di una certa stabilità e riconoscibilità di fondo. Ciò significa che eccede dall'oggetto della sociologia “l'evento unico e irripetibile”, perché essa mira alla formulazione di proposizioni generali capaci di spiegare i fenomeni sociali e le interazioni tra i comportamenti sociali degli individui. Le proposizioni devono avere carattere generale e devono tendere alla formulazione di leggi generali di sviluppo sociale. Alla sociologia non interessa il particolare e l'evento unico che non si ripete.
- Devono essere proposizioni che pretendono di spiegare e descrivere i fenomeni sociali, e quindi, almeno in linea di massima, questi sono suscettibili di falsificazione sul piano empirico (devono essere messe alla prova dei fatti). Ciò significa che per esempio si costruiscono delle ipotesi e si studiano delle linee di tendenza, il cui passo successivo è costituito dalla necessità di fare ricerca sul campo per verificare che l'ipotesi da cui si parte è vera (leggere sentenze o per esempio parlare con magistrati). Non tutte le ipotesi sono passibili di questo elemento (per questo in linea di massima). Questo elemento deriva dal fatto che le proposizioni pretendono di descrivere, qui in particolare, come funziona il diritto.
Questa direttiva ci consente di distinguere la sociologia, per esempio, dalla storiografia, la quale si occupa anche di eventi singolari, ma non la distingue da altre discipline delle scienze sociali. Quindi entra in gioco l'aspetto della materia della disciplina: è possibile distinguere tre ambiti di interesse, che, se anche non sono esclusivi della materia, la caratterizzano sin dalla sua origine e si ripropongono nel corso del tempo:
- Problema dell'ordine e della coesione sociale. Cosa unisce la società? Cosa fonda l'ordine sociale? Questo è il tema fondamentale che caratterizza la sociologia di Emile Durkheim. Per spiegare questo fenomeno della solidarietà sociale Durkheim è obbligato ad occuparsi di norme giuridiche, e in particolare di tutto l'aspetto del diritto sanzionatorio; questo perché la solidarietà sociale è un vincolo immateriale. Prima di Durkheim, altri sociologi si erano posti la stessa domanda: ad esempio Locke e Hobbes (→ come si passa da uno stato di natura a uno stato sociale e superare quindi la guerra di tutti contro tutti; in particolare Locke elabora il contratto sociale su cui si fonda l'ordine politico). Ma di nuovo in Durkheim c'è l'approccio: ad Hobbes e Locke non interessa descrivere i fenomeni sociali e il funzionamento dell'ordine sociale -la loro preoccupazione era costruire filosofie politiche, in particolare in Locke era elaborare una dottrina limitativa del potere assoluto-. Le teorie di Durkheim mirano a descrivere i fenomeni sociali → approccio descrittivo.
- Conflitto sociale. Si intende, in particolare, il conflitto sociale in rapporto alle trasformazioni sociali. Come nascono i conflitti e come questi trasformano le società da cui emergono? Ad occuparsi di questo tema è Weber: nella sua opera il conflitto attraversa tutte le sfere sociali, non solo quella economica (come accade in Marx) ma anche quella politica e morale, e, a differenza di quel che accade nel pensiero di Marx, i conflitti sociali non sono necessariamente qualcosa di disfunzionale; sono invece elementi normali di tutte le società che anzi producono mutamento sociale in modo spesso imprevedibile per gli “attori” (individui che agiscono socialmente) che sono coinvolti.
- Rapporto tra struttura sociale e comportamento o agire degli individui nella società. Per struttura sociale si intende l'insieme di modelli di comportamento, quindi norme sociali, al cui interno troviamo le norme giuridiche, l'insieme di valori, credenze che dominano in un certo contesto sociale e culturale. La sociologia si occupa del rapporto tra la struttura sociale in cui viviamo e il comportamento degli individui: si tratta di un rapporto biunivoco → perché da un lato la struttura sociale condiziona e influisce sul comportamento degli individui, su quello che credono e su come si comportano; dall'altro lato è l'interazione sociale fra gli individui che porta al consolidamento, in un certo contesto sociale, di determinati modelli di comportamento, determinate norme sociali, determinati valori e credenze. È un rapporto, quindi, di reciproca influenza. Qui ritroviamo l'aspetto cruciale della sociologia del diritto. Il compito della sociologia è di vedere come le norme giuridiche condizionano il comportamento sociale degli individui, e quali sono gli atteggiamenti assunti dai singoli, o dai gruppi, nei confronti di determinate norme giuridiche: cioè come condiziona l'agire sociale e quali sono i comportamenti di obbedienza o di devianza che i singoli assumono nei confronti del diritto. → Diritto come modalità di agire sociale come strumento che condiziona l'agire degli individui. In questo terzo ambito si indaga su come la struttura sociale incide sull'agire degli individui e su quale sia l'atteggiamento che porta al consolidamento di una certa struttura sociale.
Osservazione metodologica: l'osservazione metodologica può muovere dalla struttura sociale per spiegare l'agire sociale, oppure può fare il percorso inverso e partire dal micro (agire sociale) per giungere a spiegare la struttura sociale.
- Nel primo caso: struttura sociale → agire sociale degli individui, si parla di “olismo metodologico”. Esempio utilizzato solitamente da Durkheim, contenuto in un suo libro noto dedicato al suicidio. Per giungere a spiegare perché nella Francia del suo tempo si registra un improvviso aumento dei tassi di suicidio, parte dall'analisi della struttura sociale, analisi dei modelli di comportamento che vigevano in quel contesto sociale. Questo per spiegare il comportamento del suicidio, tipicamente individuale. → in presenza di un vincolo di solidarietà molto forte gli individui tendono di meno a suicidarsi (es. protestanti e ebrei).
- Nel secondo: agire sociale → struttura sociale, si parla di “individualismo metodologico”. È un metodo tipico di Weber e di buona parte della sociologia contemporanea. Si parte dall'analisi del comportamento degli individui per spiegare gli elementi della struttura sociale. Es. nel “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo” si pone l'obiettivo di spiegare un elemento macro, cioè l'ascesi del capitalismo, come sistema produttivo dominante nelle società industriali. Parte dall'analisi del comportamento sociale degli individui, cioè dallo studio degli effetti, sugli individui, di una dottrina religiosa, “la predestinazione di Calvino”. Secondo questa dottrina esiste un piano divino di salvezza che predestina certi individui alla salvezza e altri no (dottrina elaborata in chiave critica nei confronti della dottrina cattolica: Weber sottolinea lo stato di angoscia profonda di questi individui); vi è una clausola: Calvino dice che vi è un segno terreno della grazia divina, che sarebbe il successo economico. Weber sottolinea come gli effetti sull'agire sociale degli individui aderenti a questa dottrina abbia in qualche modo contribuito allo sviluppo del capitalismo. Ovviamente l'esito di questa dottrina è imprevedibile per Calvino.
Lezione n.3
Il modello della struttura sociale, che trova uno dei suoi più forti sostenitori in Durkheim (è infatti un modello che si sviluppa in Francia), si fonda su due elementi fondamentali:
- Una tesi di merito che è una versione molto forte del c.d. determinismo sociale → sostiene che qualsiasi comportamento umano è determinato, condizionato in qualche misura, dal contesto sociale, giuridico e culturale: ci sono quindi influenze ambientali esterne che determinano il comportamento degli individui. Non vi è sociologo che non aderisca a questa tesi, infatti questa caratterizza ogni approccio sociologico. Ma in particolare questi sostenitori aderiscono ad una versione estrema che sostiene che, poiché ciascuno nasce e cresce in un certo contesto, determinato da elementi sociali, economici, culturali e giuridici, lo svolgimento della sua vita e le sue scelte sono largamente prevedibili. Non sono gli individui a scegliere il proprio piano di vita, o a operare delle scelte autonome, ma è la struttura sociale che li circonda a condizionare le loro scelte, i modelli di comportamento a cui si adegueranno, i ruoli sociali che rivestiranno. → fanno derivare conseguenze molto forti.
- Tesi metodologica dell'olismo: è la tesi che sostiene che per studiare il comportamento sociale degli individui, qualsiasi tipo, si deve partire dalla struttura sociale. I sociologi del diritto penale, della devianza, per spiegare un certo tipo di crimine tengono conto del tipo di influenze sociali nella commissione di determinati crimini. Aderisce a questa tesi Durkheim → es. del suo libro sul suicidio.
Accanto a questo modello c'è il modello teorico dell'azione o dell'agire sociale. Questo modello nasce in Germania e trova uno dei suoi massimi esponenti nel sociologo del diritto Weber. Si caratterizza, anche questa, per almeno due elementi:
- Una tesi di merito → Weber e i sostenitori non negano che il comportamento sociale degli individui sia influenzato in qualche misura da fattori ambientali esterni, ma tuttavia ritengono che i comportamenti, le azioni degli individui esprimano una capacità di scelta da parte di chi agisce (chiamato in sociologia del diritto “a...)
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