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Sociologia del diritto 28/02/19

La sociologia del diritto è quella branca della sociologia che si concentra sui rapporti tra diritto e società, è una definizione che mette in evidenza che il fenomeno sociale. Il sociologo guarda al diritto come un fenomeno sociale. Quando parliamo di società parliamo dei cittadini, delle istituzioni giuridiche ecc. Si occupa di molte cose e di tutti i rami del diritto. È una teoria e una ricerca critica del diritto.

Il sociologo non crea il diritto, non lo applica, lo osserva, lo descrive, lo interpreta come fenomeno sociale. In questo senso la critica sociologica al diritto può essere una critica molto importante perché il sociologo potrà, attraverso la sua ricerca, mostrare delle dinamiche che il diritto positivo non esplicita immediatamente; capire se una normativa discrimina una certa parte, capire e analizzare se un’istituzione non riesce a compiere quelle funzioni per le quali è stata creata ecc. sono esempi di ambiti di indagine, che possono essere utili per lo studio della sociologia del diritto.

La scienza giuridica si occupa della conoscenza delle norme, della produzione delle norme, dell’interpretazione delle norme e dell’applicazione delle norme.

Rapporti tra scienza giuridica e sociologia del diritto

La nascita della sociologia ci riporta a questa funzione critica del diritto nei confronti della scienza giuridica, ma anche nella conoscenza del diritto da parte del sociologo. La nascita della sociologia del diritto si deve anche a quei giuristi che si opposero alla concezione formalistica dominante, fine ‘800 inizio ‘900; si passa all’idea di un diritto certo.

Davanti a questa concezione normalistica, si avanzarono delle teorie di giuristi “antiformalistici” come ad esempio Santi Romano. Quest’ultimo aveva proposto una teoria delle istituzioni dove dimostrava che tante altre istituzioni producono il diritto; non solo lui ma altri movimenti e teorie criticano questa idea dogmatica e formalistica.

L’oggetto della sociologia del diritto è il diritto come è, non come dovrebbe essere. Quello che fa il sociologo è capire il diritto come è scritto e come funziona, quali relazioni di potere si creano attraverso l’uso del diritto, se e fino a che punto il diritto è strumento di inclusione o di esclusione, se si rivolge a tutti e quindi se il soggetto di diritto è un soggetto universale; vuol dire che ci chiediamo se le norme si rivolgono a tutte le persone o solo a determinate. I soggetti che non rientravano in questa categoria, il soggetto paradigmatico, in qualche modo erano soggetti discriminati; esempio: diritto di voto, è stato aperto alle donne molto dopo la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Ambiti di indagine e ricerca empirica

Gli ambiti di indagine e teorica della ricerca empirica della sociologia sono:

  • Rapporto tra norme, azioni e processi sociali che portano a definire i comportamenti come leciti e illeciti. Il sociologo va oltre, si chiede perché quel comportamento che prima era illecito è diventato lecito;
  • Il sistema giuridico (la struttura, le relazioni con altri elementi del sistema sociale, le funzioni, le sue origini);
  • L’impatto e l’efficacia del diritto. L’efficacia giuridica corrisponde al compiuto iter legislativo per l’emanazione di una legge. Il sociologo va a vedere se quella norma ha avuto nella società gli effetti voluti, da chi quella norma ha posto in essere. Non ci basta dire che la norma è efficace, il sociologo va a vedere gli effetti che ha prodotto. Questi effetti vengono definiti impatti;
  • Le singole istituzioni giuridiche (la nascita, l’efficacia, il mutamento, la scomparsa, le funzioni). Lo fa per capire per quale motivo trovano riconoscimento o non riconoscimento all’interno dell’ordinamento;
  • I diritti (moltiplicazione, specificazione). Uno degli aspetti più interessanti è il processo che accompagna l’affermazione dei diritti, che nascono come rivendicazione sociale. Esempio: diritto alla privacy. Si moltiplicano e seguono un altro processo che è quello di specificazione, accanto alla titolarità della persona universale i diritti cominciano ad essere rivendicati a partire dalle proprie differenze e piano piano iniziano ad essere riconosciuti;
  • I ruoli professionali che incidono sulla produzione e sull’applicazione delle norme giuridiche, molte ricerche sono state fatte per capire come cambiano queste professioni giuridiche classiche. Il rapporto tra professioni e cultura giuridica e il rapporto più in generale tra professionisti del diritto e società;
  • La conoscenza del diritto e le opinioni sul diritto;
  • Il rapporto tra mutamento sociale e mutamento giuridico;
  • Il diritto come modalità di azione sociale.

Significa indagare le scelte che si fanno attraverso il diritto per raggiungere uno scopo, perché attribuiamo a quell’azione un certo significato, ma anche perché le istituzioni giuridiche attraverso il diritto producono norme. Il diritto è uno strumento di azione, la norma è un modello che serve per orientare le azioni sia in senso conforme che in senso difforme.

Per fare questo la sociologia del diritto trae dalla sociologia generale i paradigmi teorici, alcuni concetti fondamentali, i metodi di ricerca, basati essenzialmente sull’osservazione empirica, qualitativa e quantitativa, adattandoli allo studio del diritto.

Osservare e comprendere i fenomeni sociali

Opinioni vs. ricerca sociale

Opinioni: sono delle spiegazioni, previsioni che facciamo quotidianamente che non derivano necessariamente da una conoscenza approfondita di fenomeni cui si riferiscono, ma dall’esperienza individuale che ne facciamo, dalle informazioni che personalmente riusciamo ad acquisire, dallo scambio di idee con gli altri, o sono frutto di nostre intuizioni.

Ricerca sociale: se ci interessa ricostruire in modo rigoroso i caratteri e le circostanze in cui si manifesta un fenomeno sociale, il percorso di osservazione e interpretazione da mettere in atto è più complesso e articolato di quello che adottiamo nelle vesti di semplici opinionisti. Non è più sufficiente farsi un’idea riflettendo sulla propria esperienza o su quella di chi ci sta vicino, acquisendo informazioni o confrontandosi con l’opinione di altri.

Il sociologo deve liberarsi dai condizionamenti della situazione personale e collocare i fenomeni che intende studiare in un contesto più ampio. Il lavoro sociologico dipende da quella che Charles Wright Mills (1959) ha chiamata immaginazione sociologica, ossia la capacità di riflettere su sé stessi fuori dalla propria situazione personale.

Esempio: bere una tazza di caffè. Cosa si può dire da un punto di vista sociologico di un atto apparentemente così breve e insignificante?

  • Valore simbolico: rito sociale quotidiano. Il rituale è molto spesso più importante dell’effetto che il caffè produce nel nostro organismo;
  • Differenze socio-culturali: il caffè è una droga, dà assuefazione, ma chi beve il caffè non è considerato un drogato, poiché nella nostra cultura il caffè è considerato una droga socialmente accettabile. In altre società non è così;
  • Scelte etiche e stili di vita: il caffè è un prodotto che ha acquisito un’importanza fondamentale nel dibattito sulla globalizzazione, sul commercio internazionale, sui diritti umani;
  • Le decisioni sulla marca di caffè da acquistare e consumare sono diventate scelte che denotano stili di vita;
  • L’immaginazione sociologica permette di ragionare sulla relazione tra azioni individuali e questioni più ampie, pensiamo ad altri eventi che possono essere “fatti personali” e “questioni sociali”.

Sociologia del diritto 05/03/19

La sociologia del diritto ricorre a teorie, ma soprattutto a concetti sviluppati all’interno della sociologia in generale, questi concetti sono propri della sociologia e della conoscenza della società e delle dinamiche sociali. Il primo concetto è quello di paradigma. Secondo Thomas Kuhn il paradigma è quella prospettiva teoria condivisa e riconosciuta dalla comunità di scienziati di una determinata disciplina, fondata sulle acquisizioni precedenti della stessa disciplina, che opera indirizzando la ricerca in termini di individuazione e scelta dei fatti da studiare, di formulazione di ipotesi entro le quali collocare la spiegazione del fenomeno osservato, sia di approntamento delle tecniche di ricerca empirica necessarie.

È una prospettiva teorica che guida l’osservazione del fenomeno che intendiamo studiare, quella prospettiva teorica e serie di concetti che ci consente di formulare delle ipotesi entro le quali collochiamo la spiegazione di quello che intendiamo studiare. Nella sociologia incontriamo tre paradigmi, cioè costruzioni che sono andate a caratterizzare lo studio della società, dinamiche sociali, elementi che costituiscono un sistema sociale ecc., e sono:

1. Paradigma positivista

Lo riconduciamo al padre della sociologia che è Auguste Comte (1798-1857). Era un contesto non indifferente:

  • 1789 rivoluzione francese – trionfo dei valori della libertà e uguaglianza, trasformazione profonda della società, dei rapporti tra classi e ceti sociali.
  • 1760-1830 rivoluzione industriale inglese – a livello economico, più che a livello giuridico rappresenta un evento molto importante in relazione alla società che porta a profondi cambiamenti economico-sociali, innovazioni tecnologiche, massicce migrazioni verso le aree urbane, frantumazione degli stili di vita tradizionali.

Auguste Comte riflette su questi cambiamenti profondi della società, inaugurando un nuovo campo di studi: la fisica sociale, che chiamerà successivamente sociologia, una scienza della società che potesse spiegare le leggi del mondo sociale, così come le scienze della natura spiegavano il funzionamento del mondo fisico. L’idea di Comte è che possiamo concepire la società esattamente come e studiare la società come studiamo il mondo della natura.

Al pari delle scienze naturali che utilizzando un metodo scientifico per spiegare le leggi della natura, la sociologia può spiegare le leggi del mondo sociale. La conoscenza dei fenomeni sociali può avvenire su basi empiriche allo stesso modo in cui la fisica, la biologia e la fisiologia studiano le leggi del mondo delle cose, le leggi dello sviluppo degli organismi viventi, le leggi del corpo umano.

La sociologia positivista ritiene che la sociologia possa spiegare, classificandoli, i fenomeni sociali sulla base delle leggi che li governano. Le azioni umane sarebbero governate, determinate, da leggi scientificamente determinabili. Come studiare la realtà sociale? Il paradigma positivista studia la realtà sociale utilizzando gli apparati concettuali, le tecniche di osservazione e misurazione, gli strumenti di analisi matematica e i procedimenti di interferenza delle scienze naturali.

La sociologia nasce con questa idea, come se fosse un elemento della natura e noi con i giusti concetti e metodi possiamo studiare e spiegare il perché la società funziona in un determinato modo.

Questo concetto viene spiegato da Émile Durkheim (1858-1917). Declinò per primo il paradigma positivista in termini di ricerca empirica, cioè dice che la prima regola da seguire nello studio di un fenomeno sociale impone di considerare i fatti sociali come “cose” e i fatti sociali sono modi di agire, di pensare, di sentire, che presentano la proprietà di esistere al di fuori delle conoscenze individuali.

Esempio: quando assolvo il compito di marito o di cittadino, io adempio doveri che sono definiti – al di fuori di me e dei miei atti – nel diritto e nei costumi. Sono dei diritti e doveri che mi sono imposti dalla società, non li scelgo io. Anche quando essi si accordano ai miei sentimenti ed io ne sento interiormente la realtà, questa non è perciò meno oggettiva: non li ho fatti io, ma li ho ricevuti mediante l’educazione.

Secondo Durkheim questi fatti sociali hanno le stesse proprietà delle “cose” del mondo naturale:

  • I fatti sociali non sono soggetti alla volontà dell’uomo;
  • Essi determinano le azioni dell’uomo;
  • Proprio come i fenomeni naturali funzionano secondo proprie regole che l’uomo, attraverso la ricerca scientifica, può scoprire.

Prospettiva positivista: esistono delle leggi esattamente come nel mondo naturale, nel momento in cui noi individuiamo le leggi possiamo spiegare perché succedono determinate cose ecc. Il mondo sociale, al pari di quello naturale, è governato da leggi – esiste una realtà sociale al di fuori dell’individuo che il sociologo può studiare.

Una delle ricerche più interessanti fatta da Durkheim è quella sul suicidio, “Le suicide. Étude sociologique” (1897), gli interessava capire, trovare delle leggi, che in un’ottica futura determinavano un maggiore o minore tasso di suicidio nella società in cui viveva. Secondo Durkheim, il suicidio non è un atto puramente soggettivo; esso è un fatto sociale che può essere spiegato solo da altri fattori sociali.

Cosa fece? Secondo le statistiche ufficiali dell’epoca Durkheim scopre che certe categorie di persone erano più propense al suicidio di altre, gli uomini più delle donne, i protestanti più dei cattolici, i ricchi più dei poveri, i non coniugati più dei coniugati, e i tassi di suicidio tendevano ad essere più bassi nei periodi di guerra e più alti in periodi di instabilità economica.

Sulla base di ciò Durkheim afferma che due forze sociali influenzano i tassi di suicidio: l’integrazione sociale e la regolazione sociale. Queste due forze determinano quattro tipi di suicidio:

  1. Suicidio egoistico: determinato da una mancanza di integrazione sociale, individuo isolato, legami con gruppi sociali scarsi o interrotti – i tassi bassi di suicidi tra i cattolici possono quindi essere spiegati sulla base della solidità delle comunità religiosa; il matrimonio rende meno isolato un individuo, per la relazione stabile che produce; in guerra il gruppo si rafforza;
  2. Suicidio anomico: determinato da carenza di regolamentazione sociale. La situazione di anomia, gli individui sono privi di norme, mina l’equilibrio personale, momenti di instabilità economico/sociale, conflitti personali che minano stabilità dei rapporti;
  3. Suicidio altruistico: determinato da un eccesso di integrazione sociale. I legami sociali sono troppo forti e l’individuo attribuisce più valore alla società che a sé stesso. In questo caso il suicidio è un sacrificio a favore di un “bene maggiore”, esempio: kamikaze;
  4. Suicidio fatalistico: determinato da un eccesso di regolazione sociale, per cui l’oppressione sull’individuo può produrre in lui un senso di impotenza che può indurlo al suicidio.

2. Paradigma neo-positivista

Mantiene qualcosa della visione positivista, ma viene “disturbato” in qualche modo dalla consapevolezza dei limiti stessi del paradigma positivista. Il positivismo in generale, nel corso del ‘900, non solo nella sociologia, ma anche nelle scienze politiche, filosofiche ecc., non mantiene la sua vitalità e la sua rilevanza perché viene meno quella sicurezza, fiducia, certezza che ha caratterizzato in generale il positivismo.

Nella sociologia del diritto, lo vedremo, ci sono movimenti di lotta contro il formalismo, quando si comincia a dubitare che il diritto sia certo, che l’ordinamento giuridico sia completo. Questo è mettere in dubbio quella che è una certezza, una sicurezza, una fiducia nella capacità dell’uomo di creare leggi, di prevedere ciò che può succedere. Quindi viene meno la certezza della legge, tramonta l’idea della scienza come sistema compiuto di verità, in sostanza l’idea che la scienza ci possa spiegare tutto.

A partire dal ‘900, anche nelle scienze naturali, in particolare nella fisica, prendono forza alcuni concetti, quelli di probabilità, incertezza basati sulla consapevolezza dell’imprevedibilità dei fatti; concetti che entrano inevitabilmente anche nelle scienze sociali. Questi concetti incidono molto sulla sicurezza che abbiamo nelle leggi; esempio: se noi diciamo che lanciando una cosa ci mette un secondo, ma se mentre lancio viene intercettato è presente un imprevisto.

Da questa nuova impostazione deriva un senso di provvisorietà di ogni ipotesi teorica, mai definitivamente valida e sempre esposta alla possibilità di una sua falsificazione. Non esistono leggi certe e definibili, una volta per tutte, ma probabilità. È un concetto fondamentale nella ricerca sociale, che implica elementi di accidentalità, la presenza di disturbi e fluttuazioni, ineliminabili, nel mondo sociale, nel mondo del linguaggio, del pensiero, dell’interazione fra uomini, osservazione della realtà al di là delle nostre opinioni, che tiene conto e si basa sulla probabilità.

3. Paradigma interpretativo

Questo paradigma è molto importante, trova la sua matrice nello storicismo tedesco, Wilhelm Dilthey (1833-1911), che parte da un presupposto molto diverso, distinzione tra scienze della natura e scienze dello spirito.

  • Scienze della natura: hanno per oggetto una realtà che consiste in fenomeni osservabili ed esterni all’uomo e dunque cercano
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Caaarli__ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Mancini Letizia.
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