Sociologia dei processi culturali, teoria del conflitto e della mediazione
Introduzione al corso
La sociologia dei processi culturali guarda alla cultura, alla conoscenza, all’educazione e altri aspetti (tra i quali la religione ad esempio) nel tentativo di comprendere la società.
Concetti chiave
- Sociologia: Un insieme di teorie, concetti, modelli per comprendere il funzionamento della società. La sociologia serve a capire come funzione e possibilmente come far funzionare meglio una società.
- Cultura: Il concetto di cultura ci può servire per comprendere e cambiare la società. La necessità di cambiare la società, scaturita dalla consapevolezza che ci sia qualcosa di sbagliato, sta alla base del SECI. Dobbiamo capire i modelli culturali che fanno sì che le cose siano come sono, per poterle cambiare. Talvolta il cambiamento avviene attraverso la cooperazione.
- Conflitto: Ci possono essere idee diverse su come debba avvenire il cambiamento.
- Mediazione: Cosa significa essere una figura terza nella risoluzione di un conflitto?
- Pace: Analizzeremo il concetto di pace, con un breve accenno ai Peace Studies.
- Crisi climatica e società: Il “contesto dei contesti”. [Report 2018 IPCC “1.5 Degree” – “Voglio dedicare la mia vita al problema del cambiamento climatico”, “se non siete preoccupati vuol dire che non ne sapete abbastanza”.]
Breve accenno sul cambiamento climatico
Il pianeta terra è sotto stress da vari punti di vista. Ci sono diversi fattori di rischio: cambiamento climatico, consumo dello strato di ozono, acidificazione degli oceani, flussi biogeochimici (potassio, fosfati), cambiamenti nell’uso del suolo (deforestazione e pressione antropica: che ha anche portato alla zoonosi e quindi alla diffusione del Covid). Questi ed altri sono i cosiddetti Planetary Boundaries, formulati da Rockstrom.
Il cambiamento climatico significa, in genere, che il pianeta si riscalda, ma talvolta accade che in alcuni luoghi le temperature si abbassino, provocando gravi problemi (un esempio degli ultimi anni è quello del Texas). Con la pandemia, società ed economia si sono fermate, l’impatto sull’inquinamento però non è stato eccezionale. La concentrazione di CO2 nell’atmosfera è aumentata nonostante le restrizioni imposte dall’eccezionalità della situazione. I dati di cui disponiamo sono estremamente preoccupanti, anche perché è difficile immaginare misure più restrittive di quelle dell’ultimo anno. Il 2020 è stato nella media degli anni ’10 (non malissimo, ma molto male).
Il livello della CO2 cambia a seconda della stagione: aumenta in inverno quando diminuisce la fotosintesi. È possibile che la biosfera riesca a gestire la CO2, ma a causa dell’azione antropica, il picco della concentrazione di anidride carbonica aumenta di anno in anno.
Lezione 26/02: Professionista riflessivo
La parola inglese è Practionier. L’esperto o professionista riflessivo è colui che non ha una soluzione pre-codificata per ogni problema che si presenta nella realtà, ma se le deve costruire man mano. In molti ambiti i problemi sono variegati, le storie sono uniche, le risposte a tali problemi non sono pre-codificate, ma devono adattarsi. Ci sono 3 grandi aspetti che caratterizzano il professionista riflessivo:
- Incertezza e creatività: ci sono problemi aperti senza risposte predefinite. La conoscenza si costruisce lungo la strada.
- Consapevolezza: devo essere consapevole del mio ruolo e dei messaggi impliciti e espliciti che porto. Devo diventare inoltre consapevole delle mie emozioni, dei miei bisogni e dei miei valori: della mia interiorità. Potrebbe verificarsi un disallineamento tra i miei valori e quelli dell’ambito in cui lavoro. Devo pian piano diventare consapevole delle discrasie che vivo. “Teorie del cambiamento”.
- Capacità di costruire relazioni: è necessario lavorare per costruire relazioni consapevoli e attente con i nostri interlocutori. Buona parte delle scienze sociali si basa sul paradigma del “su”, sull’osservazione di un oggetto. Se ci facciamo prendere da questo paradigma pensiamo che anche l’intervento debba avere un oggetto. L’intervento invece deve essere più dialogico. L’ascolto è fondamentale. Nelle parole dell’altro possono emergere delle possibilità di realtà diverse. L’ascolto deve essere attento alle possibilità che emergono dall’interazione umana. È necessario essere in grado di affrontare i conflitti, negoziando in un modo preciso, mediando, lavorando da terza parte. È fondamentale anche la non-violenza (come vedremo più avanti).
Mappa e territorio
Una distinzione fondamentale: “La mappa non è il territorio” (A. Korzibsky). Le mappe sono fatte con un obiettivo, ogni mappa ha una sua funzione: mandano un messaggio implicito. Non esiste conoscenza oggettiva in questo caso. Costruisco conoscenza in funzione del mio obiettivo.
Il mondo del futuro sarà radicalmente diverso da quello del presente e del recente passato. Come possiamo costruire mappe appropriate per prepararci ad attraversare il mondo nel futuro?
Lezione 01/03: Mappa e territorio / Sociologie e società
La relazione tra mappa e territorio è una relazione metaforica ampia. L’analisi della società è una mappa che noi facciamo di tale società. La sociologia mappa il “territorio” della realtà sociale.
Alcune domande che ci accompagneranno:
- Qual è il rapporto tra la “società” e l’immagine ne abbiamo? Anche noi abbiamo delle nostre mappe che ci permettono di dire qualcosa sulla società, sul posto in cui viviamo, ecc.. ma qual è il rapporto tra le immagini che abbiamo e la società?
- Chi stabilisce il grado di “verità” di una determinata mappa della società? Se ci sono due mappe diverse: estendere il mercato VS statalizzare (ad esempio) chi decide dove sta la verità. Si tratta di modi diversi di leggere i problemi sociali e di trovarne delle soluzioni.
- Qual è il rapporto tra mappe della società, struttura sociale, azione sociale (produzione e/o riproduzione della realtà sociale)? È una domanda complessa, ma apre delle questioni importanti. Azione sociale: il fatto che all’interno della società le persone “fanno cose”. Tutto questo fa la vita quotidiana della collettività, della società. E in questo marasma di cose che succedono noi possiamo individuare grossomodo due grandi categorie di azioni: alcune riproducono quello che c’è già c’è (riproduzione della realtà sociale), altre producono nuova realtà (produzione della realtà sociale).
Dimensioni e componenti della cultura
Due problemi generali:
- Comprendere come in una società gli aspetti simbolici e culturali si connettono al funzionamento della struttura sociale.
- Comprendere le interazioni tra cultura, sistema sociale e ecosistema all’interno del quale vivono le società.
Dalla concezione classica alla concezione moderna
Due usi del termine “cultura” nel linguaggio comune:
- Concezione umanistica: la cultura è quanto di meglio una civiltà ha prodotto e produce. Quanto di meglio è stato pensato e conosciuto nell’arte, nella letteratura e nella filosofia.
- Concezione antropologica: cultura come insieme di caratteristiche peculiari di un determinato popolo. Esempi: favole, canzoni, proverbi popolari, cucina. Nella tradizione dell’antropologia, strettamente legata all’esperienza del colonialismo, ci sono 3 componenti della cultura: religione, morale e diritto in quanto complessi di norme e credenze (1. ciò che gli individui pensano); costumi ed abitudini che caratterizzano il vivere sociale (sessualità, famiglia, parentela, …) (2. ciò che gli individui fanno); e gli artefatti: prodotti oggettivati del lavoro umano, non solo le opere d’arte ma anche oggetti di culto o di uso quotidiano (3. I materiali che producono).
Diversa visione della cultura tra antropologia e sociologia:
- In antropologia si pensa alla cultura come totalità sociale: abbraccia ciò che gli individui pensano, ciò che fanno o non fanno, ciò che producono. La cultura è un elemento omogeneo che caratterizza una determinata società. La cultura di una società “primitiva” è caratterizzata da una sostanziale stabilità (società “senza storia”).
- In sociologia troviamo una distinzione tra società e cultura. Troviamo una differenziazione culturale: all’interno di una società, tra diversi gruppi e nel corso del tempo. La cultura delle società moderne è caratterizzata da innovazione e cambiamento.
Queste sono le visioni tradizionali della cultura in antropologia e sociologia. Ma questo dualismo si dissolve progressivamente, a causa di diversi fattori:
- Diffusione delle metodologie antropologiche/etnografiche nello studio dei fenomeni sociali delle nostre società. Viene ripensato il ruolo dell’osservatore all’interno di ciò che si sta osservando, e ciò si incorpora anche nel modo di analizzare le società del Nord globale (osservazione partecipante). Cambia il modo di vedere la realtà.
- Processi di globalizzazione: trasformazione o scomparsa delle società tradizionali del Sud globale + trasformazione delle società del Nord globale. Troviamo comportamenti tipici del Nord globale incorporate nelle società del Sud e viceversa. Cambia la realtà.
Olivier de Sardan e la critica del concetto di cultura nell’antropologia dello sviluppo
Dentro l’antropologia c’è stato un processo di ripensamento critico. Nell’osservare delle popolazioni del sud del mondo, delle popolazioni “altre” (ma non solo), siamo costantemente in presenza di un insieme di concezioni condivise da gruppi di attori (…) MA questi insiemi di concezioni:
- Sono soggetti a evoluzione e cambiamento.
- Non possono essere attribuiti in maniera uguale a tutti i tipi di referenti.
- Non sono omogenei.
- Non sono necessariamente integrati in “visioni del mondo” e non sono necessariamente generati da “valori fondamentali”.
Anche la sociologia ha dovuto confrontarsi con il conflitto sociale: la nostra società non è un insieme di persone uguali. Siamo portatori di valori e obiettivi diversi, con mappe diverse della realtà. La visione positivista delle scienze sociali, secondo la quale l’osservatore si proclama esterno a ciò che studia e che può conoscere attraverso la misurazione oggettiva, è obsoleta nella creazione di conoscenza attuale (al positivismo sono stati opposti il postmodernismo e il costruttivismo, nel quale conoscente e conosciuto co-evolvono). L’antropologia al contrario è in continua trasformazione e adattamento.
Qual è il “non ruolo” della religione nel costruire una mappa al giorno d’oggi? Tutti abbiamo una religione, un modo di collegare la nostra esistenza al mondo. Una delle possibili etimologie di religione è collegare, anche nell’essere atei c’è un modo di collegarsi al mondo, poi ci sono religioni tradizionali e nuovi fenomeni religiosi. Il ruolo della religione nella vita pubblica è meno caratterizzato di due secoli fa, però sicuramente non è pari a zero, perché ci sono una serie di elementi che influenzano l’agire sociale.
Si può dire che cambia la mappa, cambia o muta la realtà sociale? Da un certo punto di vista sì. Riprendendo l’esempio della religione, facendo una passeggiata a Firenze possiamo notare quando negli scorsi secoli questa città abbia speso nella religione, nei monumenti religiosi ecc.. facendo un paragone con oggi vediamo che la società è cambiata, perché è cambiato il rapporto con la trascendenza. È cambiata la mappa e di conseguenze è cambiata la società. Nei fenomeni sociali se muta il mio modo di raccogliere e strutturare informazioni rilevanti, di conseguenza muterà il mio agire sociale e pian piano la struttura sociale.
Cultura e differenziazione sociale
Nelle società avanzate la crescita della complessità sociale (specializzazione, differenziazione) ha come esito un aumento del grado di differenziazione simbolica: gli individui si confrontano con modelli culturali differenti, si moltiplicano i ruoli e i costrutti culturali ad essi collegati, aumentano le possibilità di scelta. È importante esplorare i nessi tra azione sociale e cultura. La cultura quindi deve essere esaminata come un serbatoio di concetti, norme e valori che ci possono essere utili per agire all’interno della società.
Lezione 05/03: Dimensioni della cultura nella sociologia contemporanea
- Coerenza / Incoerenza: nell’antropologia tradizionale c’è una visione delle culture come un tutto omogeneo, gli elementi non collidono fra di loro. In realtà come abbiamo visto non è vero. Una conquista storica della sociologia è quella di aver rimesso in discussione questo paradigma affermando che “gli elementi di una cultura, e la cultura nel suo complesso, differiscono sul piano della coerenza”. Ad esempio le proposizioni normative che regolano la vita pubblica e politica dell’Italia (il passaggio della Lega da partito secessionista a quello che è ora ne è un esempio – totale ribaltamento della linea politica). La coerenza del sistema culturale e il grado di integrazione della società vanno tenuti distinti. Il grado, maggiore o minore, di coerenza all’interno di una società ha a che fare anche con il grado di conflitto. Potrebbero esserci diversi settori della società in conflitto tra loro e con coordinate culturali differenti. Dentro questa incoerenza degli elementi culturali abbiamo il tema del conflitto. Il conflitto sociale si manifesta sia come incoerenza culturale (giovani vs vecchie generazioni), ma può anche diventare un elemento di ordine (ad esempio quando un paese è in guerra si raggruppa intorno al leader e ai valori nazionali).
- Oggettività / Soggettività: nella cultura c’è una dimensione oggettiva (di artefatti culturali) e una soggettiva (individui che introiettano la cultura). Secondo Durkheim il patrimonio culturale si è sedimentato nel corso tempo in istituzioni (artefatti culturali) che esistono indipendentemente dagli individui. Possiamo distinguere tra un apprendimento della cultura – dello straniero – e socializzazione – del nativo. Ma è possibile tracciare una differenziazione netta? No, in entrambi ambiti c’è un aspetto formale (corsi di lingua/scuola), e un momento informale (amici, famiglia, ecc…). Tra apprendimento e socializzazione non c’è questa netta separazione presente nel discorso sociologico classico.
- Esplicito / Implicito: alcuni costrutti culturali hanno una natura esplicita (la Costituzione ne è un esempio lampante). Molti altri costrutti culturali hanno natura implicita, non vengono apertamente detti: la parità di genere è esplicitata da un punto di vista formale, ma è così da un punto di vista sostanziale? In Italia assistiamo a disparità da un punto di vista occupazionale, retributivo, “soffitto di vetro”, sessuale (lo stacco, rispetto all’Italia, della raffigurazione della figura femminile nelle televisioni di altri paesi dell’Unione, è quasi “doloroso”. Il tema della sessualizzazione deve necessariamente passare da una presa di coscienza da parte degli uomini.), ecc… Una importante traccia metodologica, sia nella teoria che nell’operatività, consiste nel far emergere le premesse implicite, la cultura implicita di un’azione, un messaggio, un’organizzazione, una comunità, una società. L’esplicito e l’implicito viaggiano su due binari diversi.
Le categorie che compongono la cultura sono quelle dei valori, norme, concetti, simboli. Il concetto di “repertori di azione” riguarda invece l’insieme delle azioni che possiamo fare per agire sulla società (anche per cambiarla). Se non ho un “armamentario culturale” non saprò come agire.
- Valori: sono criteri generali di valutazione, che influenzano l’azione con la selezione fra “modi, mezzi e fini disponibili”. La nozione di preferenza indica quello che vogliamo (dimensione descrittiva); la nozione di valore indica quello che dovremmo volere (dimensione normativa). La dimensione affettiva indica ciò che è “desiderabile”. La dimensione cognitiva riguarda ciò che deve / può essere oggetto di discussione. La dimensione selettiva riguarda il modo in cui giudichiamo e scegliamo.
- Norme: sono le regole che regolano il comportamento di gruppi ed individui. Hanno carattere cogente: sono socialmente imperative. Per essere efficaci devono prevedere una sanzione: una punizione (sanzione negativa) o un premio (sanzione positiva). Searle distingue tra norme costitutive e norme regolative. Le norme costitutive creano una pratica sociale o certificano la validità di una pratica. Le norme regolative disciplinano comportamenti e pratiche esistenti. Le norme costitutive non sono sufficienti (ad esempio non basta costituire il ministero per la transizione ecologica, è necessario che la società ci creda).
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