Globalità virtuale e realtà locale
Prima parte: La postmodernità come atteggiamento
Capitolo I: Il basso continuo della modernità
La postmodernità tra flirt, instabilità e provvisorietà: l’uomo proteiforme. La liquidità sempre più fluida della società contemporanea rende rapidi i mutamenti di ogni aspetto della vita quotidiana, da non poter tracciare confini certi. Il vorticoso evolversi delle incessanti innovazioni tecnologiche e relazionali investirebbe tutte le istituzioni. Le identità e i percorsi degli individui sono in costante trasformazione. Il lavoro, in passato strumento in grado di donare stabilità ai progetti di vita, diventa manifestazione chiara della precarietà esistenziale.
L’impiego a tempo determinato concretizza l’immagine di un soggetto nomade, la cui esistenza è contraddistinta dall’assenza di coordinate spazio-temporali. Si pensi ai nuovi lavori che vengono prodotti: dai call-center, ai praticanti, ai venditori porta a porta, ai creativi. All’interno di questo panorama non è possibile collocarsi mentalmente in una comunità solidale. Rifkin ha sottolineato questo modello culturale, iscrivendo la logica della postmodernità all’interno del fenomeno della globalizzazione.
- Dalla old economy (fondata sulla logica dell’accumulazione del capitale.
- Alla new economy (basata sulla conoscenza e l’accesso all’informazione).
Se nella old economy il ciclo produttivo si basava sul possesso di beni solidi, nella new economy il ciclo produttivo è fluido, dettato dall’accesso alla nuova società dell’informazione. Nascerebbe così l’uomo proteiforme antropologicamente diverso dall’uomo moderno, deve reinventare la propria identità, ristrutturare continuamente le proprie relazioni sociali, non ha un’identità culturale, non ha punti fermi ma incertezze e precarietà.
La società postmoderna fluida porta gli attori sociali a fare la scelta di non scegliere per evitare qualsiasi tipo di responsabilità. La rivoluzione sessuale degli anni ’60 ha trasformato le relazioni sociali che sono diventate instabili. L’intimità è fatta di incontri veloci, occasionali, senza un progetto di vita legato esclusivamente al matrimonio. I luoghi di incontro non sono più quelli tradizionali bensì discoteche, luoghi di lavoro. Nei rapporti di coppia non vi è più la gerarchia, la donna acquista più identità, più coscienza di sé.
I riti di passaggio (dalla pubertà all’adolescenza, dal fidanzamento al matrimonio) non hanno più senso. Le relazioni sono fragili, continui flirt con partner sempre differenti. La progettualità regredisce verso il presente. Se si decide di coronare il sogno d’amore lo si fa “in grande” curando tutti i dettagli, facendolo diventare un grande evento, emulando i personaggi della TV che hanno la tendenza a spettacolarizzare la propria vita privata. Matrimoni tra personaggi famosi che diventano eventi mediatici. Personaggi che rilasciano interviste sulla propria vita sessuale. Ci si sposa meno frequentemente, l’età del matrimonio è spostata in avanti, il numero dei figli diminuisce, uomini e donne hanno lo stesso potere decisionale.
Segni, scambi e consumi: alla ricerca di una nuova identità
I consumi divengono determinanti e centrali nel progetto esistenziale del soggetto che vive nella società postmoderna. Nel contesto di una società postmoderna a struttura reticolare, il consumo viene spesso riferito a beni immateriali, oggetti non immediatamente palpabili o tattili. Il vecchio modello dei consumi, legato ad una società piramidale al cui vertice si poneva un numero molto limitato di persone, le quali venivano imitate dalle classi sottostanti, viene ribaltato. Di conseguenza, nella società moderna adottare determinate pratiche di consumo vuol dire comunicare agli altri la propria identità. Il soggetto è impegnato a dimenarsi nell’ambivalenza tra essere e apparire.
Dare dei significati a degli oggetti è stato il tema centrale di un lavoro di Mauss, “Saggio sul dono” → un oggetto ha un valore solo perché la cultura di riferimento glielo attribuisce; gli individui non fanno altro che instaurare dei rapporti e strutturare delle relazioni, semantizzando pratiche di scambio e di dono, e creano un sistema di obbligazioni: obbligo a dare, a ricevere, a ricambiare. Di conseguenza, acquista un valore importante “il fatto sociale” che è “totale”.
Il concetto di fenomeno sociale totale porta Lévì-Strauss a sostenere che l’essenza della realtà sociale risiede all’interno di un sistema determinato. Il consumo quindi deve essere considerato come uno dei momenti fondamentali delle diverse dimensioni, sotto quali il reale si presenta all’osservatore: nella sua dimensione sincronica, diacronica e fisiopsicologica. Quest’ultimo aspetto è importante al fine di comprendere gli stretti rapporti tra l’individuo e la società nella quale è inserito. La mediazione tra ciò che è individuale e ciò che è sociale, passa attraverso il simbolo, di cui il significato è determinato e preceduto dal significante.
In tal modo, tra queste due dimensioni si pone un problema di comunicazione: tra il significato inconscio, ma reale che assumono i simboli, norme o comportamenti sociali, e il loro significato manifesto. In questo contesto, dove si condivide un immaginario che impone a quell’oggetto-segno un dato significato, il consumo non è altro che un espediente per costruire la propria identità.
Capitolo II: Dalle origini dell’immaginario alla sua evoluzione mediale
Immaginari mediali
Le comunicazioni di massa hanno trasformato la costruzione dell’immaginario. Sono produttori di una sorta di senso comune. Il termine immaginario deriva da IMAGO: rappresentazione che sta più in là dell’oggetto puro e semplice. Immaginario sociale: l’insieme delle immagini che trainano le rappresentazioni collettive di una società, così formando le identità culturali, sociali e individuali. Sistema di proiezione ed identificazione. Prende vita nel momento in cui lo spettatore si identifica coi personaggi e le situazioni che vede. Attraverso queste immagini si ridefinisce la percezione sociale della realtà.
Importante è la sfera della vita quotidiana nelle cui interazioni Goffman ha individuato i meccanismi che presiedono alla costruzione dell’ordine sociale → l’uomo è artefice della società e non suo strumento passivo. Secondo Garfinkel il contesto è l’elemento essenziale per comprendere i modi con cui la gente cerca di rendere comprensibile e spiegabile il mondo sociale in cui vive. Le interazioni della vita umana sono permesse dalla condivisione di conoscenza comune al gruppo sociale. Attraverso la socializzazione l’uomo interiorizza la realtà.
- La società è un prodotto umano, l’uomo è un prodotto sociale.
- La vita è una grande rappresentazione.
- La dimensione dell’immaginario ha un ruolo fondamentale nella costruzione della condivisione di significati, nella creazione della capacità del comune sentire.
L’individuo è il prodotto di tutto ciò che ha conservato nella sua memoria. L’immaginario permette di esplorare il mondo, presiede alla vita collettiva. Le immagini veicolate dai media servono a leggere la realtà ma nella vita quotidiana vengono interpretate dagli attori sociali in base alla loro appartenenza a particolari relazioni sociali.
Caratteristiche dell’immaginario
- Verosimili → cioè simili al reale cui si riferiscono.
- Semplici → per consentire il loro riconoscimento nell’ambito di un determinato sistema di valori proprio di un particolare gruppo sociale.
- Coerenti con la struttura di altri immaginari che coesistono nella struttura culturale di quel gruppo.
Immaginario → verosimiglianza con il reale ma non significa che il verosimile abbia tutte le caratteristiche della realtà cui si riferisce → quindi insieme di segni particolari che rinviamo, sotto certi aspetti, a qualcos’altro che si presuppone sia reale o naturale. Il verosimile non è semplicemente il vero, ma una rappresentazione di esso rispetto a certi aspetti. Per funzionare non deve essere identico al reale rappresentato perché se si avvicina troppo perde le sue capacità rappresentative (si sostituisce alla stessa realtà!).
Non si possono costruire mappe grandi quanto la realtà! La verosimiglianza deve rappresentare la realtà in maniere molto particolare. L’attore sociale è un mediatore di senso tra la realtà mediale e la realtà sociale. E viene influenzato da entrambe! I media contribuiscono a definire e creare gran parte del mondo circostante, fornendo i frames che concorrono a strutturare la nostra conoscenza della realtà. Con la nascita della cultura, l’uomo si è sempre attorniato di sistemi di simulacri, di rappresentazioni più o meno vicine al reale ma funzionali ai propri bisogni. È con la crisi della modernità letta in maniera apocalittica che si ripresenta il problema dei rapporti tra realtà e rappresentazione. È con la nascita del villaggio globale che questo approccio ritorna.
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