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Cos'è la cultura?

È un concetto dalla lunga storia, controverso e complesso.

Etimologia

Cultura = (dal lat. colere) Coltivare, lavorare la terra, per estensione “la coltivazione dell’animo umano”.

In origine (classicità greca)

Paideia = L'individuo colto è colui che, assimilando le conoscenze e i valori socialmente trasmessi (ciò che di meglio è stato pensato e conosciuto dall’umanità), è riuscito a tradurli in qualità proprie e personali. Questo concetto rimane fino al XVIII secolo.

Fino al XVIII secolo

Cultura = (concezione umanistica o classica) si applica all’educazione delle persone per indicare l’istruzione/erudizione. Vedi anche Bildung (formazione dello spirito).

A partire dal XVIII secolo

Cultura = Concezione moderna illuminista e socio-antropologica. L'illuminismo propone l'idea di un patrimonio universale di conoscenze e valori formatosi nella storia dell'umanità, attraverso l’idea della ragione. L'antropologia la descrive come un insieme omogeneo di tradizioni, disposizioni morali, conquiste intellettuali e tecniche, che esprimono lo spirito più profondo e autentico di un popolo.

Ambivalenza del concetto di cultura

Inizia allora a emergere un'ambivalenza del concetto di cultura, c’è chi la intende:

  • Come ciò che di meglio è stato pensato e conosciuto dall’umanità (es. Arnold)
  • Come un insieme complesso (l’antropologia)

L'antropologia culturale

L'antropologia culturale definisce la cultura così: "La cultura è quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, il diritto e qualsiasi altra capacità acquisita dall'uomo come membro della società." Questa definizione proviene dal fatto che l’antropologia ha iniziato a studiare le culture arabe e africane, che sono diverse dalle nostre occidentali.

Definizione di cultura di Cluckhohn

Diventa un concetto controverso e complesso, Kroeber e Cluckhohn nel 1592 trovano più di 150 definizioni di cultura e le sintetizzano in questi punti:

  • La maniera complessiva di vivere di un popolo.
  • L'eredità sociale che un individuo acquisisce nel suo gruppo di appartenenza.
  • Un modo di pensare, sentire, credere.
  • Un'astrazione derivata dal comportamento.
  • Una teoria formata dall'antropologo sul modo in cui si comporta effettivamente un gruppo di persone.
  • Un deposito del sapere posseduto collettivamente.
  • Una serie di orientamenti standardizzati nei confronti dei problemi ricorrenti.
  • Un comportamento appreso.
  • Un meccanismo di regolazione normativa del comportamento.
  • Una serie di tecniche per adeguarsi sia all'ambiente sia agli uomini.
  • Un precipitato di storia, una mappa, un setaccio, una matrice, una bussola.

Tradizione classica vs antropologia

La tradizione classica (fino all’800) ha un’idea della cultura universalistica (insieme dei modi di pensare e agire che sono stati selezionati dall’umanità come i migliori, e che essendo i migliori devono valere per tutti gli individui, sono universali). La pensa inoltre come un attributo individuale (deve essere acquisito dagli individui come facoltà personale che produrranno un animo nobile e colto). Questo modo di intendere la cultura ha anche un carattere prescrittivo.

Questi tre caratteri passando dalla cultura classica a quella antropologica si modificano radicalmente; l’antropologia ha un’idea della cultura locale (ogni gruppo sociale ha una propria cultura, non sono più caratteri universali). Attributo della collettività (ciò che caratterizza e distingue il gruppo sociale non il singolo individuo colto). Si passa a un carattere descrittivo (la cultura descrive i modi di pensare, sentire e agire che caratterizzano un determinato gruppo sociale, non li può prescrivere).

Cultura vs civiltà

Da questa ambivalenza di intendere la cultura si è generata un'ambivalenza di termini, alcuni distinguono tra cultura e civiltà. Il processo di civilizzazione mette in luce come nel corso dei secoli ci sia stata una modifica delle maniere, dei modi di comportarsi degli individui in varie sfere della vita quotidiana, producendo la civilizzazione delle società occidentali.

  • Il comportamento a tavola
  • I bisogni naturali (il corpo e il sudore, soffiarsi il naso, sputare)
  • La relazione tra i sessi

Definizione di civiltà

“Complesso di elementi o tratti della cultura, materiali o ideali, cui la maggior parte delle società umane pare avere attribuito in ogni epoca, con esiti tendenzialmente convergenti […] un valore positivo e progressivo rispetto agli elementi omologhi di cui poteva disporre in precedenza, manifestando tale valutazione con il preferire […] detti elementi agli altri.”

Elementi della civiltà

Il linguaggio, la scienza, la tecnica e i mezzi di produzione industriale, i mezzi di trasporto, i mezzi di comunicazione e i mass media, le tecniche dell’igiene pubblica e personale, il diritto, le tecniche organizzative e burocratiche, etc.

Cultura vs civilizzazione

Cultura:

  • Attività soggettive, variabili e libere
  • Oppure ciò che esprime il senso profondo di un’epoca storica.

Civilizzazione:

  • Attività oggettive, il cui carattere è dato dalla continua accumulazione e dalla irreversibilità.

L'ambivalenza della cultura

Cultura:

  • Sensibilità nei confronti di “ciò che di meglio è stato pensato e conosciuto”
  • Coltivazione dell’animo umano (paideia) e della morale
  • Attività soggettiva
  • Accusa di filesteismo
  • Elitismo e opposizione alle norme sociali
  • Libertà

Civiltà:

  • Interiorizzazione e apprendimento di un “insieme complesso” di saperi, credenze, arte, costumi, tecniche, etc.
  • Coltivazione dell’etichetta, delle convenzioni e delle conoscenze pratiche
  • Attività collettiva e oggettiva
  • Accusa di etnocentrismo
  • Conformismo
  • Controllo sociale, repressione

La posizione delle scienze sociali

  • Congruenza e armonia, non opposizione, tra cultura e società: funzionalismo (valori) – marxismo (struttura)
  • Esternalizzazione-Oggettivazione-Interiorizzazione (Berger e Luckmann)
  • Distinzione tra:
    • Cultura esplicita (una sinfonia un pezzo di pane)
    • Cultura implicita (uno stile di comportamento, il biglietto da visita)

Geertz: «Una struttura di significati, trasmessa storicamente, incarnati in simboli, un sistema di concezioni attraverso le quali gli uomini comunicano, perpetuano la loro conoscenza e i loro atteggiamenti verso la vita» (p. 141). Tentativo di contemperare umanesimo (cultura) e scienze sociali (civiltà) (Griswold).

Natura vs cultura, perché abbiamo bisogno di significati?

Dalla natura alla cultura…

Secondo Simmel, “L’uomo non si inserisce spontaneamente nella realtà naturale del mondo come l’animale, ma si scinde da essa e le si oppone con i propri fini, lotta, usa violenza e la subisce.”

La mediazione simbolica

Attraverso la mediazione dei simboli gli esseri umani:

  • Interpretano e danno un significato al mondo
  • Elaborano i contenuti della loro coscienza
  • Esprimono la loro vita interiore
  • Interagiscono in modo ordinato con i loro simili

Senso-significato

Crespi propone di comporre l’ambivalenza dei rapporti coscienza-cultura, natura-cultura, forma-contenuto, attraverso la distinzione tra senso e significato.

  • Il senso rimanda alla facoltà della coscienza di interpretare e dare ordine ad una realtà caratterizzata da un insieme pressoché infinito di possibilità di esperienza e di azione.
  • Il significato rimanda alle singole e specifiche determinazioni (mediazioni) della realtà che assumono di volta in volta “corpo” e contenuto nell’esperienza degli uomini e delle società.

Griswold per definire la cultura: si riferisce al «lato espressivo della vita umana - comportamenti, oggetti e idee che possono essere visti come espressioni di qualcos’altro». Sottolinea la dimensione del significato, contempera sia la cultura esplicita sia quella implicita.

Verso una definizione di cultura

Geertz: "Una struttura di significati, trasmessa storicamente, incarnati in simboli".

Griswold definisce la cultura come "il lato espressivo della vita umana".

Ruolo di significato

Il significato consente di distinguere aspetti culturali e strutturali della società: Poiché consente di parlare di una comunità nei termini della sua cultura (simboli che rappresentano e orientano il pensiero), e al tempo stesso di parlare della comunità nei termini della sua struttura sociale (modelli di relazione tra i membri, istituzioni, fattori economici e politici).

Ruolo di oggetto e diamante culturale

Se il concetto di significato riesce a tenere distinte struttura sociale e cultura, occorre individuare le modalità della loro integrazione. Griswold risolve la questione attraverso il concetto di oggetto culturale e il diamante culturale.

Oggetto culturale (OC)

«Un significato condiviso incorporato in una forma» (p. 26). Espressione significativa udibile, visibile, tangibile. Una storia che può essere narrata, recitata, cantata, dipinta, scolpita, tatuata, etc.… è prodotto dagli esseri umani (gente comune, artisti, scienziati, singoli, collettivi, etc.)… necessita di essere condiviso da altri esseri umani, altrimenti rimane un oggetto potenziale. Gli oggetti culturali, sia chi li crea sia chi li riceve, sono collocati in un contesto sociale (modelli culturali, bisogni economici, politici, sociali e culturali che caratterizzano un tempo).

Diamante culturale

= insieme di 4 dimensioni

Definizione sociologica di cultura

È un insieme concatenato di modi di pensare, di sentire, di agire più o meno formalizzato che, essendo appreso e condiviso da una pluralità di persone, servono – in modo a un tempo oggettivo e simbolico – a costituire queste persone in una collettività particolare e distinta.

La cultura è una totalità

La cultura rivolge e comprende ogni forma di attività umana:

Formalizzazione

I modi di pensare, sentire e agire possono essere più o meno formalizzati.

La cultura si trasmette

Niente di culturale è ereditato biologicamente, ma si trasmette attraverso:

  • Apprendimento
  • Socializzazione
  • Imitazione

Carattere collettivo

I modi di pensare, sentire e agire sono condivisi da una pluralità di persone.

Dimensione oggettiva e simbolica

La cultura contribuisce a creare la collettività in 2 modi:

Teoria del riflesso – 2 approcci sociologici

  • Marx, teoria del riflesso come rispecchiamento
  • Weber, teoria del riflesso come riflessione del soggetto che elabora un senso dell'agire.

Durkheim, usciamo da questa prospettiva, osserviamo il rapporto cultura-società come creazione sociale dei contenuti della cultura. Si utilizza il pensiero di D. anche per riflettere sulla relazione individuo-società nella rappresentazione della cultura moderna.

Karl Marx (approccio marxista)

Come Marx interpreta il rapporto tra cultura-società. Contesto storico: subisce l’influenza del pensiero hegeliano.

Marx e l’idealismo

La realtà è manifestazione dello spirito Hegel = , inteso come una dimensione simbolica della vita umana. La storia è un disvelarsi dello spirito secondo la dinamica della tesi-antitesi-sintesi. Marx fa una lettura appassionata di Hegel, ma si scontra dal punto di vista politico dal suo conservatorismo e dal punto di vista filosofico dall’idealismo e si interessa ai lavori della sinistra hegeliana e di Feuerbach. Hegel subisce diverse critiche dalla “Sinistra hegeliana” un gruppo di filosofi ce criticano il suo idealismo. Marx si avvicina al pensiero di questi filosofi, in particolare a Feuerbach.

Marx e la sinistra hegeliana

Il punto di partenza è lo studio dell’umanità. Reale come un'emanazione del divino, dello spirito. Hegel vede il divino sia il prodotto illusorio del reale; l’essere e Feuerbach al contrario, crede che l’esistenza precedono il pensiero > il pensiero deriva dall’essere e non viceversa. Marx fa sua questa interpretazione del reale di Feuerbach e sostiene che la cultura è il risultato dei condizionamenti materiali.

Per Hegel = lo sviluppo dell’umanità è il frutto dell’alienazione di Dio da se stesso.

Per Feuerbach = Dio esiste nella misura in cui l’uomo è alienato da se stesso e ha bisogno di proiettare le sue facoltà più elevate, ma alienate, sulla divinità. La filosofia ha il compito di aiutare l’uomo a recuperare il suo IO alienato svolgendo una critica religiosa.

Marx = si propone di affrontare la critica sull’economia politica, della morale.

La sociologia di Marx

La società è interpretabile a partire dalle basi materiali unico reale riferimento empirico per lo studioso. Le basi materiali di una società si indagano osservando la distribuzione della proprietà dei mezzi di produzione. La struttura della società è costituita dalle forze di produzione e dai rapporti di produzione. Tutte le altre strutture sociali, cultura, religione, diritto, economia sono sovrastrutture che hanno la funzione di mantenere la distribuzione dei mezzi di produzione fornendo un’ideologia della realtà.

Forze di produzione

  • Gli individui che lavorano e costituiscono la forza-lavoro
  • I mezzi di produzione (tecniche e macchinari)
  • Le conoscenze tecniche e scientifiche

Rapporti di produzione

Relazioni che si stabiliscono tra gli individui nella stessa sfera di produzione. Trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di proprietà (es. il passaggio dal feudalesimo al capitalismo, esigenza di risorse per i feudatari, appropriazione del plus-lavoro dei contadini, progressiva perdita di autonomia nell’organizzazione del proprio lavoro, esproprio dei mezzi di produzione, creazione del bracciante rurale).

Il compito delle scienze sociali è formulare una critica della sovrastruttura (ideologica) svelandone la dipendenza dalla struttura. In questo modo è possibile realizzare una teoria scientifica in grado di cogliere l’ “essenza interna” dei fenomeni, al di là delle apparenze (mediazioni simboliche) ingannevoli.

Ingenuità del materialismo marxiano

Marx, come i positivisti del tempo crede che, attraverso il materialismo dialettico sia possibile addivenire ad una conoscenza dei fenomeni in sé. Questo mostra l’ingenuità della sua prospettiva metodologica, egli infatti non sottopone la sua teoria al criterio generale da lui stesso adottato, cioè di considerare l’attività teorica come un riflesso della prassi. Mentre critica la teoria economica perché utilizza un modello di uomo figlio di una precisa epoca culturale spacciandolo per un modello di uomo universale, e mentre critica il socialismo utopico di non considerare le influenze sociali prodotte dal capitalismo, non si rende conto delle influenze storiche sul suo modello antropologico e sociologico.

La natura sociale dell'uomo

La vita umana si distingue da quella animale perché è forgiata dalla società. L’individuo è un “insieme di rapporti sociali” e la cultura è un “riflesso” di tali rapporti. La stessa coscienza è un prodotto delle relazioni sociali. Non esiste un’autonomia della scienza umana. L’individuo racchiude in sé la cultura delle generazioni che lo hanno preceduto.

Alienazione e falsa coscienza

L’uomo non riesce a realizzare la sua umanità perché è alienato dalla società, e non riesce a realizzare il carattere sociale della propria esistenza. L’individuo che interiorizza i simboli della cultura (ideologia) dominante vive in una situazione di falsa coscienza (cioè un falso senso dei propri interessi). Solo la realizzazione di un modello diverso di società può modificare l’orientamento degli individui e sviluppare il senso di interdipendenza degli individui con la collettività.

Funzioni della cultura

La cultura è sovra-strutturata. Pertanto per Marx la cultura realizza due funzioni principali nella società capitalista:

  • Riproduce le diseguaglianze sociali e le relazioni di produzione della società capitalista.
  • Serve a legittimare le diseguaglianze.

Limiti della sociologia di Marx

  • Non ci sono due classi contrapposte.
  • La relazione tra cultura e struttura è biunivoca, circolare.
  • Il processo storico-culturale non può essere spiegato attraverso argomentazioni deterministe.
  • Non sottopone la sua stessa teoria al criterio generale da lui adottato di considerare l’attività teorica come un riflesso della prassi.

I difensori di Marx mettono in evidenza una doppia radice del suo pensiero:

  1. Una positivista e determinista
  2. Una dialettica (hegeliana, romantica) che lo spinge, quando parla della rivoluzione a rivalutare gli elementi soggettivi e attivi della coscienza di classe.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher asiagall di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Verona o del prof Stanzani Sandro.
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