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per la funzione di identificazione all'interno di un gruppo di riferimento. Nella sociologia classica

sono stati Velben e Simmel ad avere l'idea che il consumo sia ricercato come fonte di prestigio e di

distinzione sociale,collegando quindi l'attività di consumo,ma alla stratificazione sociale e alla

strategia delle classi sociali elevate per mantenere la loro differenza rispetto ai ceti in ascesa. Altri

autori sottolineano che l'esposizione ai mass media permette l'adozione simultanea di diverse mode

a tutti i livelli sociali, bensì a innovatori interni al gruppo. Anche Bourdieu, riprende la prospettiva

di Velben sulla funzione di distinzione sociale dei gusti. Bourdieu, col concetto di habitus, accentua

decisamente l'aspetto di disposizioni inconscia interiorizzata di un gruppo sociale,formatasi

attraverso processi di socializzazione e le partecipazioni a modi di vita particolari.

L'habitus è il principio unificatore di tutte le scelte e pratiche sociali realizzate da un attore

sociale, la totalità di tali pratiche costituisce uno stile di vita. Bourdieu, è rimasto fondamentalmente

ancorato al ruolo determinante della stratificazione sociale che condiziona, i diversi habitus.

Altri studi collegano direttamente i consumi ai fattori culturali, attribuendo una minore

importanza alla competizione per la distinzione e per lo status. L'attenzione delle indagini più

recenti,sganciano i gusti dal riferimento alle classi sociali, riconoscendo la difficoltà presente nelle

condizioni attuali di consumo di massa di distinguere nettamente, tra ``cultura alta'' delle classi

superiori e `` cultura popolare'' delle classi inferiori e pongono l'accento direttamente sullo stile di

vita,inteso come fonte di identità, come codice simblico autonomo di identificazione in un gruppo.

La nozione di ``cultura di massa `` ha un carattere descrittivo e insieme valutativo: da un lato

descrive le caratteristiche che la cultura assume quando emerge un `` nuovo ordine della società '', la

``società di massa`,dall'altro la considera negativamente come cultura degradata rispetto a un

modello ideale di ``cultura elevata `` propria dei ceti intellettuali. Si possono riscontrare notevoli

somiglianze tra la nozione di cultura di massa e quella di `` semicultura `` proposta in Germania

dalla cosiddetta Scuola di Francoforte, da Adorno a Lowenthal ( che si erano trasferiti negli Stati

Uniti in seguito alle persecuzioni razziali) . Sono alcuni dei principali esponenti di questa scuola ad

aver analizzato e criticato l'''industria culturale ``, basata sui mezzi di comunicazione di massa, a cui

si attribuisce un ruolo di manipolazione e di ``omologazione culturale''. La definizione ``dominio

dei mediocri'', comprende anche il giudizio culturale, in questo caso `` mediocre ``,superficialità dei

contenuti, ripetitività degli schemi, banalità del gusto,consumati da un pubblico di massa,diffusi dai

mezzi di comunicazioni di massa. ( l'idea di Adorno, sulla cultura degli Stati Uniti del 1940,era

molto bassa).

Anche per Benjamin, il quale esprime pesanti critiche, sulla riproducibilità delle opere d'arte,

perché impoverisce il gusto,degrada il pubblico. Provocando, una diminuzione della capacità

critica, apre la strada al totalitarismo e alla dittatura. Si perde la capacità critica, si passa dalla

dimensioni culturale alla dimensione sociale. Nella mente dei consumatori passano:dati e contenuti

banali memorizzati in modo automatico,impoverimento tacito. La nozione di cultura di massa, che è

servita a identificare, in senso molto generale, le nuove tendenze della produzione e del consumo di

cultura in uno società altamente industrializzata, è però imprecisa e ambigua. Secondo Paul

Lazarsefeld , fra il ``mezzo di comunicazione'' e la ``massa'' si interpone una fitta rete di relazioni

informali che è in grado di mediare i messaggi. L'influenza esercitata dai mezzi di comunicazione di

massa avviene in maniera indiretta attraverso i leader d'opinione, i contesti sociali e i gruppi in cui

l'individuo è inserito.

4. Idea di cultura in tre tradizioni sociologiche

Il delinearsi di un approccio sociologico alla cultura,ci porta studiare,tre tradizioni: americana,

francese, tedesca, perché vengono ritenute le più vitali, che con maggior consapevolezza hanno

affrontato lo studio della cultura anche se all'interno di una più generale teoria sociologica.

La prima tradizioni `` la scuola di Chicago ``, trova uno dei suoi più importanti autori In William

Thomas, che con Florian Znaniecki scrisse `` Il contadino polacco in Europa e in America, analizza

il processo attraverso cui la cultura di origine degli immigrati polacche incide sul modo in cui si

inseriscono nella comunità di arrivo. Già in questa opera si sente l'influenza sia della psicologia sia

dei lavori antropologici di Franz Boas. Diventa cruciale il ruolo attribuito all'interpretazione che

l'individuo da della situazione oggettiva in cui si trova, derivante dal suo retroterra culturale.

Thomas delinea quella teoria dell'''uomo marginale `` che sarà in seguito sviluppata da un altro

esponente della ``Scuola di Chicago ``, Robert E. Park, influenzato dal filosofosociologo Simmel,

all'inizio del secolo, identifica i tratti salienti della complessità culturale delle condizioni di vita

urbane nella moltiplicazione degli stimoli che bombardano gli individui e nella pluralizzazione dei

contatti e delle forme associate in cui ognuno è coinvolto contemporaneamente. La scuola Francese,

trovo in Durkheim, l'interprete più significato .Il quale non utilizza il termine cultura, ma quello di

``Rappresentazioni collettive `` (la cultura è il cemento che mantiene unita una società e le

``Rappresentazioni Collettive'' sono dei fatti sociali)., si sottolinea la differenza fra oggettività e

soggettività. Ne l'etica, ne la psicologia possono capire le ``Rapp. Collett.'', ma solo una scienza

nuova, questi fatti sociali sono qualcosa che si impone all'individuo al di fuori del consenso,

Durkheim non è interessato alle motivazioni dell'agire. Spiegare la nozione di cultura,intesa, come

idea di dipendenza dalla società (istituzionale),come prodotti di un sistema sociale che diventa

oggettivo ( cultura e società non coincidono perfettamente avendo questa dei meccanismi interni e

indipendenti), tutti i sistemi di credenze sono il riflesso del mondo sociale ideale di quella società

che hanno connotazioni proprie. Anche se non coincidono,è presente una circolarità tra società e

cultura, Durkheim , parla delle credenze a partire dalla società, ma queste poi creano dei

meccanismi che si riproducono indipendenti. La terza tradizione, vede come figura influente quella

di Max Weber . Il quale sostiene che gli essere umani sono, esseri culturali in quanto annettono un

significato al proprio comportamento e le scienze della cultura, non si occupano dell'intera realtà

sociale, ma dell'agire sociale `` ossia'' un agire che sia riferito all'atteggiamento di altri individui, e

orientato nel suo corso in base a questo. Nel dibattito metodologico,verso la metà dell'ottocento ,

Dilthey, differenzia gli studi umanistici ( orientati a scovare i meccanismi e le relazioni fra i

fenomeni,applicando empiricamente ai fenomeni i risultati) e quelli scientifici (orientati a

individuare le leggi universali di funzionamento dei fenomeni ). La sociologia per Weber è una

scienza comprendente , ma che deve trovare connessioni causali fra i fenomeni. Si concentra

sull'agire sociale , come orientati in base al senso intenzionato dell'attore ( questo si può cogliere

solo attraverso la comprensione ``Verstehen'' ).C'è molta distanza fra l'approccio weberiano e quello

di Durkheim (non ha interesse per il consenso e le motivazioni individuali).Un'altra importante

figura, nella tradizione tedesca è Georg Rimmel, in ``La metropoli e la vita dello spirito ``, la

cultura fa parte di un ragionamento molto ampio, di cui l'autore, fa un analisi della società moderna

molto approfondito. Quando parla di ``sociologia formale'',si occupa della forma che le relazioni

prendono nella società. Rimmel non ritiene che si possono analizzare rapporti causali,ma

connessioni fra i fenomeni. Nella sua prospettiva, fa una distinzione fra cultura ogg. e soggett. La

cultura ogg. si erge come qualcosa di inarrivabile all'uomo nella sua totalità. Dissonanza fra la

grandezza della cultura ogg. e la impossibilità della cultura sogg. di avvicinarsi a essa( tragedia

della cultura occidentale ).

5. La religione come sistema culturale

Quando un insieme di credenze, riguarda la natura di esseri sovraumani e il loro rapporto con il

mondo umano,si parla di religione (il termine religione,si usa solo in occidente,perché questo

termine in altre religioni non è presente, visione etnocentrica, la rel. della civiltà occidentale vede le

altre religioni come surrogati inferiori). Parlare di religione come sistema culturale, significa

identificare quelli che sono i suoi tratti distintivi: le dottrine sono delle proposizioni teoriche, come

quella cristiana,dell'onnipotenza di dio, le credenze si connett. a norme che danno indicazioni

pratiche su come comportarsi nella vita ; la religione connette il microcosmo al macrocosmo,

inserendo l'individuo e la realtà umana in un ordine universale; il sistema religioso di credenze è

pubblico, (non ambito privato o interiore ) rappresentato da simboli esterni presenti nella cultura,

trasmesso attraverso un processo di educazione da una generazione all'altra. L'analisi della religione

deve essere declinata al plurale e deve tener conto delle diverse manifestazioni e forme che essa

assume nelle diverse epoche storiche e nelle diverse società. Max Weber considera le grandi

religioni universali, quelle religioni che non hanno un ambito solo locale, ma riguardano territori

vastissimi e si estendono a una molteplicità di popolazioni come il buddismo, l'induismo,

l'ebraismo,l'islam.

Due sono i criteri di classificazione: l'immagine del mondo e il modo di ottenere la salvezza.

L'immagine del mondo può essere teocentrica (attribuibile alla tradizione mediorientale e

occidentale come l'islam o ebraismo ) o cosmocentrica (attribuibile alla tradizione asiatica

--induismo---si fonda sulla concezione di un potere divino impersonale immanente). Nella

tradizione mediorientale e occidentale l'uomo è visto come uno strumento di dio, che agisce nel

mondo per suo volere. Weber chiama questa concezione ascetismo. Nella tradizione asiatica

l'individuo non è concepito come strumento, ma come contenitore della divinità. Questa concezione

del rapporto uomo/dio è chiamata misticismo.In entrambi i casi dio è sempre l'essere perfetto e

esterno cui si contrappone l'imperfezione e precarietà dell'essere umano. Che nella tradizione

teocentrica è una `` creatura peccatrice ``, in quella cosmocentrica è una ``creatura transeunte''.

Anche i beni di salvezza desiderati, cambiano di conseguenza: nel primo caso si tratta di ottenere

il favore di dio; nel secondo caso si tratta di comprenderlo e possederlo dentro se stessi, facendo

tutt'uno con lui. Queste diverse concezioni della divinità e del rapporto uomo/dio hanno modellato

più in generale l'intero carattere della cultura.

Schluchter conferisce alle religioni asiatiche un carattere intellettualistico, non a accessibili

ugualmente a tutti. Tuttavia è presente un impronta etica verso l'universalismo della grazia. Se il

tratto distintivo più rilevante resta il sistema di credenze,la religione è sempre connessa a dei riti,

ossia a delle pratiche periodiche volte, a commemorare la ricorrenza di eventi mitici. Inoltre, le

religioni si sono espresse in precise forme organizzative,anche se sia il grado sia le forme di

organizzazione variano enormemente da società a società. Nella tradizione occidentale i movimenti

religiose ( es. chiesa cattolica ). La setta si distingue dalla chiesa per alcuni tratti fondamentali: alla

setta si appartiene non per nascita, ma per un atto di libera scelta, ne deriva che la comunità dei

credenti è molto più ristretta di quella della chiesa in quanto , accoglie solo persone `` virtuose ``

che si sentono `` toccate `` dalla divinità e portatrici del suo messaggio. La setta si esprime quindi,

in genere,una maggiore tensione con il modo rispetto alla chiesa. Hanno carattere di sette molte

organizzazioni religiose nate dalla `` riforma protestante `` come i quaccheri o i testimoni di Geova.

Se la maggior parte delle religioni ha aspetti organizzativi, non si tratta di organizzazioni come tutte

le altre, la cui analisi possa essere ridotta alla registrazione della frequenza delle pratiche o alla

descrizione dei comportamenti rituali. Ma riguardando la ricostruzione delle credenze, la

spiegazione delle loro strutture , le motivazioni degli attori sociali ad accettare come proprie tali

credenze e le funzioni che l'adesione a tali credenze comporta sia per il singoli che per il sistema

sociale. In sociologia,, la religione è trattata come fenomeno sociale.Il problema non è quello di

stabilire la verità o l'essenza della religione, ma di comprendere quali sono le esperienze sociali che

sono all'origine della sua variabilità e della sua permanenza. Le interpretazioni principali sono di

due tipi: casuali funzionali. Mentre le spiegazioni causali cercano di rendere conto degli aspetti

culturali della religione riportandoli a condizioni sociali antecedenti, le spiegazioni funzionali si

rifanno alle conseguenze di questi stessi aspetti per la società o per gli attori sociali. Adottando

entrambe le interpretazione , Durkheim, studiando , religioni totemiche dell'Australia e dell'America

del Nord, riconduce l'emergere delle credenze nel totem di queste popolazioni primitive ad alcune

situazioni sociali particolari, di `` effervescenza collettiva ``. Si tratta di momenti rituali in cui

l'intero gruppo sociale,si ritrova per svolgere attività comuni ad alta intensità emotiva. La

sovrapposizione tra divinità e clan mostra che il simbolismo religioso non è il modo in cui la società

comprende e venera se stessa in una sorta di drammatizzazione estetica e espressiva. I limiti di

questa spiegazione consistono soprattutto nell'incapacità di spiegare la grande variabilità delle

rappresentazioni religiose e nella difficoltà della sua verifica empirica. Fin dal ``Suicidio'',

Durkheim , sostiene che la religione, in particolare quelle che si basano su un forte senso della

comunità, hanno la funzione di rinforzare i legami che connettono l'individuo alla società di cui è

membro. E' merito suo, l'aver posto l'accento sullo stretto legame che esiste tra religione e identità

collettiva di un gruppo sociale come mostra il caso dell'islam in paesi come l'Iran. Se si esclude la

spiegazione causalista di Marx e Engels, per i quali la religione è una sovrastruttura che esprime i

rapporti di sfruttamento determinati dalla struttura economica della società, e si distingue da altre

forme di ideologia e falsa coscienza, le scienze sociali,tendono,studiare le funzioni della religione.

L'antropologo Malinowski, osservando che gli abitanti delle isole Trobiand facevano ricorso a

pratiche magiche solo quando affrontavano imprese molto rischiose, rileva che la funzione della

magia sarebbe quella di risolvere situazioni di forte tensione emotiva creando sicurezza. Merton uno

dei sociologi più influenti della scuola funzionalista ha introdotto la distinzione importante tra

funzioni manifeste e funzioni latenti. Per Luhman, la religioni costituisce un sottoinsieme simbolico

specifico che ha la funzione di considerare il modo come un tutto e di ridurre la complessità sociale

moderna.

6. La religione nella società moderna

Il problema centra le affrontato fin dagli esordi della sociologia,in una società che si andava

rapidamente modernizzando,era se la funzione della religione potesse essere la stessa delle società

primitive o delle nostre società in epoche passate. Nei paesi occidentali, l'esito più rilevante della

modernizzazione è stato quello di sottrarre alla religione la predominanza che aveva nelle epoche

storiche passate, limitandone la sfera di influenza a un ambito circoscritto e specializzato. Anche

Weber si riferisce a profondi cambiamenti nel rapporto tra religione e società nella sua analisi del

processo occidentale di razzionalizzazione, inteso come progressivo affermarsi dell'idea che `` ogni

cosa possa essere dominata con la religione''. Viene rilevata (anche per Durkheim ) la progressiva

autonomizzazione della religione rispetto ad altre sfere (come l'economia e la politica ); la religione,

così resa autonoma entra inoltre in competizione, a volte in conflitto, con altri aspetti della cultura

della società, ad esempio con la sfera estetica e intellettuale. Weber, tende a sottolineare gli esiti

conflittuali della razionalizzazione a livello culturale. La religione cristiana,tende a eliminare ogni

elemento magico del rapporto uomo/divinità, ogni residua idea che le potenze sovrannaturali

possano essere piegate al servizio dell'uomo. Sono dunque le stesse religioni della tradizioni

occidentali ad aprire la strada a un orientamento laico e potenzialmente razionale nei confronti della

realtà, che non concepisce più il mondo e la natura come contenitori di spiriti che bisogna dominare

attraverso la magia. Questo processo di cambiamento della religione viene comunemente designato

col termine di processo di secolarizzazione. In maniera più analitica il processo presenta tre diversi

aspetti che elenco soltanto : l'aspetto istituzionale; l'aspetto culturale; l'aspetto comportamentale.

La differenziazione istituzionale è un tratto acquisito nei paesi occidentali moderni e si è

realizzata storicamente nella separazione tra Stato e Chiesa,cosa che non è avvenuta in molti paesi

mediorientali in cui la religione islamica pervade e influenza la vita politica e le istituzioni statuali.

Tali separazioni hanno creato i presupposti per la nascita per la nascita del pluralismo

religioso,ossia per la presenza di una molteplicità di gruppi e organizzazioni culturali laiche su

quello che è stato chiamato ``mercato `` delle fedi. La presenza di un accentuato pluralismo non

esclude, paesi caratterizzati da una elevata uniformità religiosa ( come Italia, la Polonia, L'Irlanda).

Questa osservazione ci porta a considerare il secondo aspetto del cambiamento religioso quello

culturale. Infatti, si è messo in luce che il pluralismo organizzativo e istituzionale si connette a una

marcata individualizzazione delle credenze. L'adesione religiosa è diventata nelle società

moderne ,oggetto di una scelta individuale in un duplice senso: l'adesione a una credenza non è più,

per ampie fasce della popolazione ma comporta una decisione personale. Inoltre ,anche il

cambiamento di fede o la non adesione ad alcuna credenza religiose diventa di competenza del

soggetto che non incorre più in sanzioni sociali. L'individualizzazione delle credenze si accompagna

a fenomeni di disseminazione culturale in cui credenze tipiche della tradizione religiosa

occidentale,come quella nel dio personale del cristianesimo, si affiancano a credenze tipiche di altre

tradizioni religiose, come la credenza in un dio impersonale, più affine all'immagine della divinità

del mondo religioso orientale. Inoltre,la religione è sempre meno capace di orientare le scelte in

campo etico, che risultano quindi indipendenti dal riferimento alla fede e all'autorità religiosa.

Sicuramente la religione, entra in competizione con altri grandi dispositivi del senso come

l'ideologia e la scienza,mentre vengono indeboliti i riferimenti alla tradizione.

7. Multiculturalismo

Il termine ''multiculturalismo'' è utilizzato per descrivere una determinata realtà sociale,

caratterizzata dalla presenza di differenti riferimenti valoriali e normativi. In forma schematica, da

un lato ,una società apparentemente orientata alla frantumazione e al conflitto, dall'altro lato, una

società in continua trasformazione, in cui le antiche forme di dominio sono finalmente messe in luce

e sottoposte a critica. Il punto di vista sociologico si sofferma su concetti di solidarietà di coesione

sociale e la crisi dei rapporti di potere. La dimensione problematica posta in primo piano rimanda

principalmente alla polarità differenza/solidarietà; mentre le questioni sollevate si riferiscono alla

possibilità di garantire un certo grado di coesione sociale, di tolleranza e di comunicazione tra

differenze, senza rinunciare alle rispettive specificità. Adesso è presente la possibilità di trovare

interessi comuni i ``diversi'' che può portare a una integrazione temporanea che non è mai fino in

fondo. Il termine ``multiculturalismo'' , nella filosofia politica è utilizzato per porre in primo piano

problemi normativi e di teoria della giustizia che sorgono quando si cerca di rivedere gli assunti di

base della democrazia liberale,fondata sull'universalismo e sull'uguaglianza di fronte alla legge

tenendo conto della differenza. La questione di fondo, in questo caso,sono connesse

all'individuazione di ciò che è giusto fare per ampliare le libertà individuali e la giustizia sociale. Le

posizioni estreme di questo dibattito tendono contrapporre una strenua difesa della democrazia

liberale,con la sua assoluta avversione a ogni manifestazione e riconoscimento della specificità e

della differenza all'interno della sfera pubblica, a un riconoscimento esplicito ed esteso dei diritti

comunitari. La dimensione problematica di questa discussione,in questo caso, è rappresentata dalla

polarità differenza/universalismo,mentre le questioni poste sono relative alla possibilità di

conciliare il rispetto della specificità senza rinunciare ai principi democratici. La visione della

scienza politica, tende a utilizzare il termine ``multiculturalismo'' per definire le condizioni concrete

entro cui attuare una serie di politiche sociali orientate all'integrazione delle minoranze .Il tema

centrale, in questo caso, è costituito della necessità di definire forme, almeno in parte nuove e

inedite, di convivenza civile e di regolazione dei rapporti tra gruppi sociali diversi. Solo una politica

attivi di protezione e di sostegno differenziato è in grado di farsi carico di forme radicate di

disuguaglianza sociale e di garantire ai gruppi tradizionalmente esclusi di vedere aumentare le loro

possibilità di partecipazione. Ma politiche di supporto specifico alle minoranze sono viste come

nuove forme di discriminazione, che hanno l'effetto di ribadire e aumentare antiche forme di

esclusione. Invece di favorire l'inserimento,ribadire l'eguaglianza degli individui rispetto ai diritti

umani e civili,le politiche che favoriscono in modo diretto minoranze discriminate si traducono in

una legittimazione delle differenze,soprattutto etniche e religiose. In questo caso, le questioni

centrali si riferiscono alla dimensione definita dalla polarità tra azione efficace/rispetto dei principi

di pari opportunità. Le questioni poste rimandano alla possibilità di favorire la convivenza sociale e

il controllo dei conflitti attraverso il riconoscimento e la gestione delle differenze, alla possibilità di

conciliare la diversità culturale e identitaria con l'unità politica. Infine,il termine

``multiculturalismo'' può essere usato per definire un ideale forma di convivenza sociale attenta al

pluralismo e sensibile alla difesa delle differenze,alternativa agli ideali dell'assimilazione e del

metting pot che caratterizzavano il pensiero occidentale degli anni cinquanta e sessanta. Superate le

discriminazioni e le esclusioni che caratterizzano le società occidentali attuali,si arriverà a un pieno

riconoscimento della libertà individuale e delle differenze. In una forte dimensione

ideologica,''multiculturalismo'' può arrivare a definire uno stato della società futura caratterizzato

dalla frantumazione e dal conflitto diffuso. Anche in questo caso,serve per descrivere,immaginare e

prescrivere il futuro ma evidenziandone gli aspetti più negativi e catastrofici. La polarità evidenziata

rimanda alle coppie stabilità/mutamento e continuità/discontinuità. I problemi sollevati si situano

principalmente sul piano ideologico della forza distruttrice o innovatrice della differenza e sulla

possibilità di un suo utilizzo come motore per il mutamento sociale. Tutte queste dimensioni sono

sempre più connesse l'una all'altra e risulta difficile distinguerle in modo netto. Il concetto del

``multiculturalismo'' si collega alla sfera politica per cambiamenti del XX secolo, concetto della

modernità. La crisi dell' ``universalismo'',la nascita dei movimenti sociali per il riconoscimento dei

diritti civili e l'eliminazione delle minoranze negli ``Stati Uniti''. Il cosiddetto problema razziale è,

infatti, uno degli indicatori più netti dei limiti dell'ideale egualitario moderno. Negli Stati Uniti,

verso la metà degli anni sessanta,l'uguaglianza prevista e auspicata dal pensiero moderno non

sempre contemplava l'inclusione delle persone di colore, che erano sottoposte a forti

discriminazione nel lavoro. Il modello predominante occidentale che non si conforma con la società

in via di sviluppo e con i paesi excomunisti, avviene cioè un'esportazione della democrazia.

Nel modello della società socialista,non democratica, l'universalismo visto come uguaglianza,

cioè tutti gli uomini hanno gli stessi diritti davanti al potere civile e statale. La crisi, quando viene

alla luce che questa uguaglianza era solo lo strumento del dominio per imporsi. L'uguaglianza intesa

nel 196070, da parte delle donne, omosessuali o gli ecologisti,era una richiesta di riconoscimento

delle differenze e delle specificità. Si crea una gerarchia fra i mondi e una distanza che ci porta a

guardare quello che succede da lontano, attraverso la televisione che ci permette di chiudere gli

occhi o aprirli e quando succede qualcosa che li avvicina a questo terzo mondo o siano spaventati,

come il crollo delle torri gemelle (avvicinamento attraverso stereotipi). La crisi dello ``Stato­

Nazione'':tipo ideale della modernità d'organizzazione politica di una società ,segue l'ideale di

riunire in un unico territorio una popolazione omogenea etnicamente che non è caratterizzata da

diversità culturali e da fratture. La critica all'ideale di eguaglianza sviluppata dai nuovi movimenti

sociali e la spinta a valorizzare l'unicità favorita dalla società dei consumi pongono al centro

dell'azione sociale le questioni simboliche Negli anni ottanta questi processi di valorizzazione della

differenza vengono fortemente amplificati dall'accelerazione dei processi di globalizzazione. Per

Antony Giddens, la maggior parte della gente crede che la globalizzazione sia semplicemente

''trasferire'' il potere o l'influenza dalle comunità locali e dalle nazioni nell'arena globale, ma questa

è una delle conseguenze: le nazioni in realtà perdono parte del potere economico che avevano.

Questo comporta anche un effetto opposto: la globalizzazione non spinge solo verso l'alto ma anche

verso il basso,creando nuove pressioni a favore dell'autonomia locale. Il sociologo americano

Daniel Bell descrive molto bene ciò quando dice che la nazione diventa non solo troppo piccola per

risolvere i grossi problemi ma anche troppo ampia per risolvere quelli piccoli. Sempre secondo

Giddens, è grazie alla globalizzazione, in fin dei conti si deve la rinascita di identità culturali locali

in varie parti del mondo. Se si chiede. per esempio, perché gli scozzesi vogliono più indipendenza

nel Regno Unito,oppure perchè ci sia un forte movimento separatista nel Quebec, la risposta non va

cercata solo nella loro rispettiva storia culturale. Il nazionalismo locale sorge come risposta alle

tendenze globalizzanti, nella misura in cui si indebolisce la tenuta dei vecchi statinazione. In Europa

occidentale,emergono quello tedesco,dove è molto forte l'appartenenza a una nazione su base

antropologica,sulla condivisione di tradizioni e cultura. Un tedesco nasce tedesco e ha diritto alla

cittadinanza ovunque sia nato,mentre un bambino non tedesco nasce in Germania avrà molte

difficoltà per la cittadinanza. L'aumento della centralità e della diffusione dell'informazione e

aumento della facilità e della rapidità di spostamento fisico hanno contribuito a modificare

profondamente anche i processi migratori. Se in precedenza la migrazione era sinonimo di una

perdita di contatto con il contesto relazionale di origine,oggi, con il telefono, internet e le antenne

paraboliche, il legame può conservarsi più stabilmente anche a distanza. La differenza creata dagli

Statinazione, dove lo stato è diviso tra due o più comunità differenziate sul piano linguistico e

culturale (Canada, Gran Bretagna, Ruanda,,ex Jugoslavia, Baschi in Spagna,, cattolici nell'Ulster),

oppure presenza di culture ed etnie divise tra più stati ( Tirolo, Albanesi di Kosovo, Curdi) e infine


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Del Grosso Luigi.

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