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Sociologia dei Media

Università degli Studi di Firenze

Corso di laurea in: Scienze Politiche,

curricula Comunicazione e media

Libro di testo: Paccagnella L, Sociologia della comunicazione nell'era

digitale, il Mulino 2020

Questo file riassume quanto trattato nel libro di testo sopra citato e

quanto fatto e spiegato a lezione dalla Professoressa Pezzoli Silvia

Il riassunto è strutturato esattamente come il libro:

1. INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE

2. LA COMUNICAZIONE FACCIA A FACCIA

3. LA COMUNICAZIONE DI MASSA

4. LA COMUNICAZIONE ONLINE

5. LA SOCIETA’ DELL’INFORMAZIONE E DELLA CONOSCENZA

RIASSUNTO: SOCIOLOGIA

DELLA COMUNICAZIONE

NELL’ERA DIGITALE

CAPITOLO 1

1. L’informazione: “una differenza che produce una differenza”

Società dell’informazione—> siamo in una società in cui l’informazione è alla base di tutti i

giorni. Spesso ci troviamo a cercare informazioni, ad organizzarle a riconoscere quelle giuste

da quelle sbagliate, a proteggere i diritti sulle informazioni personali che ci riguardano o che

abbiamo creato o perfino lottare affinché tutti gli abitanti del mondo possano accedere alla

stesse informazioni.

Ma cosa sono le informazioni?

La parola informazione spazia in campi e ambiti diversi tra loro.

Gregory Bateson:

intendeva l’informazione come una differenza che produce una differenza.

—> Importante è il rapporto tra informazione e i nostri sensi, poiché questi percepiscono

informazioni tramite differenza.

Es. muoviamo il polpastrello su una superficie per capire se essa sia ruvida o liscia.

Tramite questa differenza si capisce com’è la superficie di un dato oggetto.

—> l’informazione nasce sempre da un tipo di differenza.

Es. La crescita del Pil del 2019 è in relazione a quella del Pil degli anni precedenti.

Ma l’informazione non è solo una differenza, bensì affinché vi sia una informazione, la differenza

deve essere anche percepita.

Es. La caldaia si spegne automaticamente al raggiungimento di una certa temperatura. Quindi

non ha fatto altro che percepire una differenza.

Es. Il forno, tramite una resistenza, arrivato a temperatura fa spegne la luce rossa, che indica

appunto l’essere arrivato ad una data temperatura.

i BIT

—> (cifra binaria) rappresenta la quantità di informazione contenuta in un evento o un

oggetto con due soli stati possibili.

Es. Il lancio di una moneta è rappresentato da un bit di informazioni.

—>L’informazione quindi è la percezione di una differenza.

significato

Grazie alle informazioni noi umani riusciamo a dare alle cose.

Spesso il significato di una conversazione può essere non chiaro, ciò è determinato da una

mancanza di lessico, vocaboli, conoscenze oppure dal non conoscere una certa lingua.

La ridondanza delle parole ci permette di capire il significato complessivo di una:

Es. chiamata seppur essa sia coperta da fastidiosi rumori;

Es. una conversazione che è surclassata dal rumore di una sirena;

Ciò avviene perché abbiamo familiarità con quella struttura e il lessico di una certa lingua.

2. Il modello del pacco postale (e i suoi limiti)

Studiare la comunicazione vuol anche dire studiare la società.

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Ma definire cos’è la comunicazione non è molto semplice…

La comunicazione come trasmissione di informazioni:

teoria matematica della comunicazione

La (o teoria dell’informazione) scompone la

comunicazione nei suoi punti fondamentali:

Sorgente —>

1. che elabora un messaggio

2. Apparato trasmittente —> che trasforma il messaggio codificandolo

3. Mezzo o canale —> attraverso cui il messaggio viene fatto viaggiare

4. Fonte di rumore —> che può esserci o meno, il quel distorte il messaggio

5. Apparato ricevente —> che codifica il messaggio

6. Destinatario —> che riceve il messaggio decodificato MODELLO DI SHANNON E WHEAVER

Questo modello ha il pregio di adattarsi bene in special modo alle conversazioni telefoniche

(Shannon era un ingegnere che si occupava di comunicazione e telefonia) ma anche alle

conversazioni faccia a faccia.

Modello di Shannon: unidirezionale/lineare

Come possiamo notare questo tipo di comunicazione è di tipo e vede i

due poli con compiti differenti:

Sorgente/mittente—> è persona attiva, che intenzionalmente comunica un messaggio che deve

arrivare a destinazione ad un destinatario.

Destinatario—> figura passiva

Atto comunicativo—> si riduce ad un mero passaggio di un messaggio, da un polo verso l’altro.

Rumore—> può rendere la comunicazione in parte o del tutto incomprensibile.

Scopo teoria matematica della comunicazione:

E’ quella di studiare le strategie migliori affinché il messaggio venga trasmesso interamente anche

in presenza di rumore.

“Modello del pacco postale”:

Modello che intende la comunicazione come un mero scambio di un pacco postale, che viene

spedito da un mittente e ricevuto da un destinatario. Quindi la comunicazione viene vista come un

oggetto spedito da un emittente ad un ricevente.

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Vi sono delle strategie elaborate dalla teoria matematica della comunicazione per aumentare

l’efficacia di una relazione comunicativa:

1. Larghezza della banda—> scegliere il canale di comunicazione meno soggetto a rumore

2. Codice—> scegliere codice che sia il più possibile condiviso e robusto.

3. Codifica—> codificare un messaggio in forma ridondante, ovvero che sia in grado di

mantenere integro il messaggio anche in presenza di rumore.

Codice—> è di fondamentale importanza.

Quando ci si interessa al codice, ci si interessa sopratutto ad aspetti:

Sintattici—> come costruire una codifica valida

Semantici—> ovvero le possibili interpretazioni di una codifica

telegrafo,

Il modello di Shannon è ideale per il poiché esso invia un messaggio cos’ com’è senza

pensare a eventuali problemi semantici o sintattici.

In conclusione:

La comunicazione è attività complessa in cui rientrano vari elementi che fanno si che una

comunicazione spesso possa non avere successo.

3. Un’idea complessa della comunicazione:

Il modello di Shannon presenta limiti che possono essere superati abbandonando la concezione

di “comunicazione come scambio di informazioni”.

Sintassi—> studio dei singoli elementi di un codice e delle loro combinazioni

Semantica—> studio relazioni tra il codice e gli oggetti che indica

Pragmatica—> studio relazioni tra il codice, coloro che lo usano e il loro comportamento

conseguente a questo uso

Es. Sintassi, semantica e pragmatica del semaforo:

Sintassi: le diverse luci del semaforo non posso mai essere accese contemporaneamente.

Semantica:

verde—> si passa

rosso—> bisogna fermarsi

giallo—> bisogna sgomberare l’area di intersezione

Pragmatica: è il senso che gli automobilisti danno ai segnali semaforici.

Es. C’è chi il giallo lo vede come un “fermati!” E chi invece lo vede come un “passo velocemente."

C’è chi il rosso lo vede come uno “STOP!” E chi invece lo vede come un “dovrei fermarmi, ma se

non c’è nessuno passo”

Il flusso della comunicazione:

La comunicazione è un flusso di informazioni, in cui due attori si scambiano i ruoli di emittente e

ricevente e in cui entrambi sono attivi.

La cibernetica ha dato vita alla nozione di feedback

I modelli semiotici un processo di trasformazione

concepiscono la comunicazione come in cui

ora il destinatario viene visto come un ruolo attivo che attua il processo di interpretazione.

Comunicazione = mettere insieme

Essa esprime un senso di reciprocità e di comunità.

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Comunicare significa condividere. Quindi c’è un richiamo alla reciprocità

L’intenzionalità come requisito della comunicazione:

Comunicazione è intnzionalità di esprimere qualcosa.

Scuola di Palo Alto:

Essi equiparano la comunicazione a comportamento, negando così l’intenzionalità.

Secondo loro qualsiasi comportamento in una situazione di interazione comunicazione, anche nei

casi in cui ci si sforza di non comunicare.

Es. Un individuo che sta seduto da solo al ristorante e guarda nel vuoto, sta comunicando.

Egli sta indirettamente comunicando di voler star da solo, di non voler compagnia e di voler

riflettere senza disturbi.

Es. Rossore del viso, postura tesa, un sospiro, il muovere freneticamente le gambe etc.etc.

è impossibile non comunicare

Conclusione—>

Goffman:

Distingue tra:

1.espressione assunta intenzionalmente—> simboli verbali o sostituti che l’individuo usa

deliberatamente e soltanto per comunicare le informazioni.

Questa è comunicazione in senso stretto.

2.espressione lasciata trasparire—> comunicazione in cui vengono fatte trasparire delle

intenzioni, ma che non è esplicita ed espressa.

Es. L’indifferenza delle persone viaggiatori che in aereo non seguono all’inizio le istruzioni del

personale di bordo di un aereo.

Es. Quando si passa per strada e si vede una persona che non si vuole salutare e allora si guarda

dall’altra parte.

Definizione psicologica della comunicazione:

La comunicazione è uno scambio interattivo osservabile tra due o più partecipanti, dotato di

intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza, in grado di far condividere un

determinato significato sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di

segnalazione.

Comunicazione composta da:

1. Interazione

2. Partecipanti

3. Intenzione (intenzionalità fa differire scambio comunicativo da uno scambio informativo)

4. Consapevolezza

5. Significato condiviso

Comunicazione è un processo di costruzione collettiva e condivisa del significato, processo

dotato di livelli diversi di formalizzazione, consapevolezza e intenzionalità.

4. La comunicazione nel mondo animale:

Antropomorfismo—> quando noi umani crediamo di poter far parlare un cane o un gatto.

Ciò accade ad esempio quando si conosce un nuovo cane e si tende a parlarci per cercare di

farcelo amico.

Es. quando diciamo “gli manca solo la parola”

Comunicazione umana—> prevalentemente referenziale

Comunicazione animale —> prevalentemente di tipo relazionale

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CAPITOLO 2

1. Dal segno al simbolismo:

Il livello più elementare della comunicazione è il linguaggio gestuale naif.

E’ quel tipo di linguaggio che si usa spesso per parlare con persone di culture totalmente diverse

dalla nostra.

Es. indicare la bocca per far capre che si ha fame; sorridere per rassicurare l’interlocutore etc.

Il linguaggio verbale: è un tipo di linguaggio più completo rispetto a quello non verbale.

Esso permette di comunicare eventi accaduti lontano nel tempo e nello spazio, argomenti

complessi e in generale tutto ciò che non ha un corrispettivo fisico immediato.

Es. è possibile parlare della luna pur non essendoci mai stati.

Il linguaggio verbale non si basa solo sull’uso della voce, basti pensare alla lingua italiana dei

segni (LIS).

LIS—> non è una semplice mimica e deve essere appresa con un certo grado di impegno e di

fatica, al pari di qualsiasi lingua straniera, perché il suo uso esige la completa padronanza di un

complesso sistema convenzionale di significazione.

LIS—> linguaggio scarsamente ambiguo e altamente arbitrario/convenzionale.

Esistono altri tipi di linguaggio:

digitale discreto

-Linguaggio (o numerico) esso è anche

continuo

-Linguaggio analogico esso è anche

Il linguaggio numerico/digitale non è sempre meglio di quello analogico

In linguistica si distingue:

1.Significante—> E’ l’immagine acustica

mezzo che usiamo per rappresentare il significato.

Es. quando uno dice “cane” immediatamente viene in mente l’immagine appunto di un cane

2.Significato—> è il concetto

Es. l’idea del cane, come mammifero carnivoro, amico dell’uomo.

La Semiotica distingue:

1. Indici—> un indice è ad esempio:

-l’idea della colonnina di mercurio all’interno del termometro.

-Il valore indicato dalla freccia del tachimetro di un automobile, per indicare la quantità di

carburante disponibile.

2. Icone—> es. disegni, fotocopie, immagini stilizzate.

3. Simboli—> es. la parola cane è il simbolo verbale dell’animale in questione.

Distinzione sociologica tra segnale e simbolo:

1. Segnale—> è un qualcosa che indica con precisione una certa quantità o qualcosa.

Es. segnale stradale di divieto

2. Simbolo—> E’ un qualcosa costituito da un significato dai contorni imprecisi, indeterminati e

ambigui.

Es. simboli della liturgia cristiana (es. ostie, crocifissi etc.)

In entrambe i casi il significato non è comprensibile senza un adeguato processo di

apprendimento del sistema convenzionale utilizzato.

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2. La comunicazione verbale:

Ipotesi di Sapir-Whorf:

Ipotesi della relatività del linguaggio:

-È l’idea secondo cui la lingua orienta i parlanti verso differenti visioni del mondo.

-La lingua determina il mondo in cui parliamo del mondo e inoltre ciò che del mondo conosciamo.

-La lingua ci da una prospettiva del mondo. Per questo motivo non possiamo concepire qualcosa

per cui non esistono le parole.

Spesso però non è cos’ in quanto ci può capitare che “non ci manchino le parole” per esprimere

un concetto, che spesso sono quelli più importanti.

Circolarità del rapporto tra linguaggio, conoscenza e struttura sociale:

La disponibilità e l’uso di determinate parole ci spingono a pensare in un modo piuttosto che in un

altro.

—>Il linguaggio svolge un ruolo fondamentale in quanto costituisce il materiale di base con cui la

coscienza viene edificata.

—>Dietro ogni definizione, scelta lessicale c’è nascosta la costruzione sociale di ciò che è

comunicato.

—>Il linguaggio è determinato dalla: socializzazione, la cultura, l’etnia, la realtà sociale in cui

viviamo, l’educazione e gli studi che ognuno di noi ha fatto.

Il potere politico del linguaggio:

Ogni parola ha una connotazione specifica, che va oltre il suo significato letterale.

Es. “extracomunitario” = non viene riferito ad una persona svizzera o dagli Usa, pur essendo

entrambe le realtà extra Unione Europea. Bensì si riferisce a realtà ben più povere e con questa

accezione spesso si indica una persona denigrandola o declassandola.

Linguaggio crea disuguaglianze di genere:

Es. Uomo = neutro e standard

Donna = sesso di tipo curioso, ironico, disprezzato

Espansione del campo di azione umano e del suo linguaggio:

il linguaggio è sempre più tecnico e scientifico, grazie anche a scoperte nel campo della ricerca.

La parola crea effetti sia su chi la pronuncia sia su chi la ascolta

“Teoria degli atti linguistici” —> Dire è anche sempre agire/fare.

Gli atti linguistici:

1. Atti locutori—> atti volti al parlare/pronunciare qualcosa

2. atti linguistici che comprendono conseguenze nei confronti di chi ascolta.

Atti perlocutori—>

Es. persuadere qualcuno, spaventare, intimidare.

3. Atti illocutori—> costituiscono azioni che si compiono per il fatto stesso di essere state

pronunciate dalle persone.

Es. il prete quando fa sposare due persone.

Es. promettere qualcosa, ordinare, giurare.

“Hate speech” (linguaggio dell’odio) —> linguaggio volto denigrare, offendere persone di altre

culture, etnie, religioni etc. (molto usato sui socialnetwork)

Linguaggio e identità collettive:

La condivisione di una lingua è fattore primario per creare identità collettiva.

Minoranze linguistiche sono spesso anche minoranze etniche.

Es. Alto Adige, sempre di stampo tedesco, annessa all’Italia dopo la 1° guerra mondiale.

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La condivisione di una lingua definisce anche le connettività di gruppi di giovani

Slang, gerghi giovanili.

Es.

La rapidità del mutamento sociale e ritardo linguistico:

c’è una discrepanza nel progresso di tipo sociale e di tipo linguistico, con quest’ultimo che si

trova a correre dietro al mutamento sociale.

L’innovazione della lingua:

Innovazione della lingua nasce dall’alto, ma anche dal quotidiano individuale.

Langue vs. Parole:

Langue—> lingua ufficiale

Parole—> lingua parlata concretamente dagli individui

Tra queste due c’è relazione di tipo circolare ovvero l’una condiziona l’altra.

Individuo e società:

Ogni individuo è condizionato dalla società (processo di socializzazione) e a sua volta la società è

influenzata dal individui.

3. La comunicazione non verbale:

La comunicazione non verbale è considerata più spontanea, naturale e più “semplice” rispetto a

quella verbale.

La comunicazione non verbale si compone di:

1-Paralinguistica

2-Cinesica

3-Prossemica

4-Aprica

1.Paralinguistica (o chiamato anche sistema vocale non verbale):

Prende in considerazione:

Tono—> varia in funzione dei diversi interlocutori.

Può essere più alto o basso in base anche alle circostanze.

Frequenza—> Si accompagna alla sua intensità.

Determinata anch’essa dalla circostanza.

Ritmo—> consiste nella velocità delle frasi e l&rsqu

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher domecrescentini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Pezzoli Silvia.
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