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Sociologia dei media Appunti scolastici Premium

Appunti inerenti l'esame di Teoria e tecniche della comunicazione di massa del prof. Ciampi riguardanti controllo sociale dei media, libertà, eguaglianza, Obiettività, un’informazione esauriente, teoria critica, sfera della cultura, responsabilità e altro ancora.

Esame di Teoria e tecniche della comunicazione di massa docente Prof. M. Ciampi

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ESTRATTO DOCUMENTO

L : un insieme di regole e norme implicite che disciplinano il

 OGICA MEDIALE

trattamento e la presentazione del contenuto;

F : i formati sono routine per trattare temi specifici

 ORMATO MEDIALE

all’interno di un genere.

1.4 I F sottolinea l’intertestualità di fondo dei generi.

NTERTESTUALITÀ DEI GENERI ISKE

Il giornale è ll’archetipo e il prototipo di tutti i mezzi di comunicazione di massa

2 I L GENERE NOTIZIA moderni e la notizia è l’elemento centrale del giornale.

W L 1922 mise l’accento sul meccanismo di raccolta delle notizie. La

ALTER IPPMAN

notizia è la cronaca di un aspetto che si è imposto all’attenzione.

C ’ R P 1940 prestò attenzione ai tratti tipici della cronaca giornalistica, egli situò

OS È UNA OBERT ARK

2.1 la notizia al centro di un continum che va dalla conoscenza superficiale al sapere

NOTIZIA scientifico. La notizia è: tempestiva, non è sistematica, è effimera, la notizia serve a

calamitare l’attenzione e non sostituisce il sapere, la notizia è prevedibile.

N Per B la notizia (informazione seria) è contrapposta all’interesse umano

OTIZIA E INTERESSE REED

2.2 (intrattenimento).

UMANO La notizia mostra uno schema piuttosto stabile e prevedibile. G 1965

ALTUNG E RUGE

hanno individuato 3 tipi di fattori che influenzano la scelta delle notizie: 1) I fattori

V organizzativi, 2) I fattori legati al genere (predilezione per gli eventi che

ALORI E STRUTTURA

3 rispecchiano le aspettative del pubblico) 3) I fattori socio-culturali (i valori-notizia

DELLA NOTIZIA tendono a favorire gli eventi che riguardano le élite, i paesi più importanti e gli

eventi negativi.

Lo schema di G è indicativo di cosa diventerà notizia e cosa no, è ,

ALTUN E RUGE

cioè, indicativo di una certa distorsione o bias della notizia.

T attribuisce a G l’idea che l’organizzazione di informazioni

UCHMAN OFFMAN

D altrimenti frammentari avvenga attraverso un frame, cioè, una cornice cognitiva.

ISTORSIONE E

3.1 L’attività di framing è un modo per interpretare porzioni isolate della realtà: per i

FRAMING DELLA giornalisti è inevitabile procedere in questo modo abbandonando con ciò

NOTIZIA l’obiettività pura introducendo elementi di distorsione anche se involontari.

Quando le notizie arrivano ai media da fonti esterne, esse sono già preconfezionate

all’interno di un frame adeguato agli scopi della fonte.

Gli elementi formali comuni riguardano: l’iterazione, la neutralità

3.2 L ’

E FORME DELL INFORMAZIONE GIORNALISTICA e la attualità.

La funzione principale della narrazione è quella di aiutare a conferire un senso ai

resoconti dell’esperienza. Ciò avviene in 2 modi: mettendo in relazione le azioni e

L

A NOTIZIA COME

4 gli eventi in una sequenza logica o causale, e attribuendo ad essi caratteristiche

NARRAZIONE personali o spaziali riconoscibili. Le notizie ci vengono presentate in forma

narrativa.

Il linguaggio della notizia è lineare, nel senso che elabora la cronaca di un evento

lungo un’unica dimensione con l’aggiunta di informazioni, chiarimenti, citazioni

R ACCONTO VS

4.1 etc. Secondo il G il linguaggio dei tv sembra essere tale da

LASGOW MEDIA GROUP

RESOCONTO consentire una verifica della sua verità o falsita, è constativo (modo dimostrativo e

fattuale), e non performativo (modo interpretativo).

I cultural studies hanno dato inizio agli studi sui testi mediali. Le origini di questi

I L TESTO CULTURALE E

5 studi sono piuttosto eterogenee, F 1987 ha tentato di accorparli dando, però,

ISKE

I SUOI SIGNIFICATI vita a nuove definizioni del testo mediale.

Il termine testo è usato in 2 accezioni fondamentali: messaggio (documento,

5.1 I L CONCETTO DI TESTO programma film) e incontro tra il contenuto e il lettore.

5.2 C Nonostante il carattere polisemico, alcuni contenuti mediali spesso tendono a

ODIFICA controllare e orientare l’assunzione del significato che può a sua volta essere

DIFFERENZIALE respinto dal lettore. H 1973-1980, parla di codifica/decodifica, ossia, in un

ALL

testo c’è sempre una lettura privilegiata. La tv, per F produce un terzo livello

ISKE

di intertestualità, cioè i testi che gli spettatori producono e riproducono nella

conversazione. Gli etnografi si avvicinano a questi testi di terzo livello quando

11

GraziaV

organizzano i focus group per studiare come i media siano vissuti. I codici sono

sistmeri di significato le cui regole accomunano i membri di una cultura.

T I testi possono essere aperti o chiusi. La tv ha un testo più aperto e ambiguo

ESTI APERTI E TESTI

5.3 rispetto al cinema.

CHIUSI La serie è un insieme di storie distinte che si concludono ad ogni episodio, gli eroi

 rimangono gli stessi, mentre i cattivi cambiano. Nella serie, esiste una metastoria

intorno ai personaggi fissi (distretto). La serie organizza le storie secondo un principio

di linearità.

5.4 SERIALITÀ Nei serials la storia continua senza fine di episodio in episodio (es. disperate), lo

 stesso cast ricompare ogni volta, dando l’illusione che la loro vita continui tra i diversi

episodi. Nei serials, si passa da una trama all’altra e c’è un trattamento parallelo con

una rete di trame concomitanti che coinvolgono differenti sottogruppi del cast fisso.

La finzione realistica dipende dalla convinzione che potrebbe accadere o essere

5.5 R accaduta. Esistono anche tecniche di scritture e filmiche che accentuano il realismo. Il

EALISMO realismo, va in direzione della chiusura.

L Si può dire che il lettore inscritto è anche il lettore a cui è indirizzato un messaggio.

ETTURA

5.6 Un concetto simile è quello di pubblico sottinteso.

DIFFERENZIALE DEI

TESTI Il concetto di lettore inscritto può servire ad analizzare l’immagine del pubblico

perseguita da particolari media in termini di classe, gusto, età o stile di vita. Si

T sostiene, infatti, che molti tipi di contenuto mediale sono sessisti, hanno cioè insita

ESTI MEDIALI

5.7 una distorsione di genere per richiamare un dato pubblico. Molti autori sostengono

SESSISTI che le soap sono sessiste al femminile e i serials sono sessisti al maschile. Anche

alcune pubblicità sono sessiste.

L’intrattenimento popolare di massa mira semplicemente all’iuntrattenimento. I testi

utilizzati tendono ad essere relativamente aperti. L’ :

L ANALISI CULTURALE DEI TESTI I TESTI

O STUDIO DEI

5.8 –

MEDIALI SONO PRODOTTI IN COOPERAZIONE CON I LORO LETTORI I TESTI POSSONO ESSERE DECODIFIATI N MANIERE

TESTI POOLARI – , –

DIVERSE I TESTI SONO POLISEMICI CIOÈ HANNO MOLTI SIGNIFICATI POTENZIALI I TESTI MEDIALI SONO LEGATI AD

( ) – .

ALTRI TESTI SONO INTERTESTUALI I TESTI MEDIALI UTILIZZATNO DIVERSE FORME NARRATIVE

P Q

ARTE UINTA

P

UBBLICO

15° C – T

AP RADIZIONI TEORICHE E DI RICERCHE

Il termine pubblico (audience) sta ad indicare i riceventi del modello sequenziale

più semplice del processo della comunicazione di massa (emittente, canale,

I messaggio, ricevente, effetto). Questo termine causa diversi conflitti teorici. I

L CONCETTO DI

1 pubblici sono il prodotto del contesto sociale e la risposta a un particolare modello

PUBBLICO di offerta mediale. Un pubblico può essere definito in maniera diversa a seconda

del luogo, delle persone (es. fascia di età) e del tempo (es. day time).

Le prime volte che appare la nozione di pubblico è in occasione di riunioni fisiche

in un certo luogo. Le città greche e romane avevano tutte un teatro. Si trattava di

un fenomeno tipicamente urbano, spesso di natura commerciale e dai contenuti

2 O RIGINI DEL PUBBLICO diversi a seconda delle differenze di classe e ceto. Il moderno pubblico dei mm

presenta alcune differenze: ha maggiori dimensioni, è più frammentato,

individualizzato e più privatizzato.

3 D ALLA MASSA AL MERCATO

La prima formulazione teorica del concetto di pubblico dei media scaturì da una riflessione più generale sul

cambiamento di natura della vita collettiva della società moderna. Fu H B 1939, esponente della

ERBERT LUMER

Scuola di Chicago, il primo ad elaborare uno schema esplicito entro cui collare il pubblico come esempio di una

nuova forma di collettività resa possibile dalle condizioni della società moderna. Il termine che coniò fu quello

di massa, per distinguerlo dalle forme sociali precedenti (gruppo, follat etc…). Le principali caratteristiche del

pubblico: ampiezza, dispersione, composizione mutevole ed eterogenea, grande distanza sociale tra il pubblico

e la fonte mediale. Questo concetto di pubblico è un idealtipo. Inizialmente aveva una connotazione negativa.

3.1 L Nella storia delle comunicazioni di massa un importante punto di svolta ci fu

A RISCOPERTA DEL 12

GraziaV

negli anni ’40 e ’50, quando 2 studiosi K 1955 misero in

ATZ E LAZARSFELD

discussione la precedente visione atomistica del pubblico. Veniva così

PUBBLICO COME GRUPPO reintegrato il carattere comunitario e di gruppo sociale dell’ascolto dei media.

Dal momento che i media sono divenuti un business sempre più grande, il

termine mercato è diventato di uso universale. Il :

I PUBBLICO COME MERCATO I MEMBRI

L PUBBLICO COME

3.2 – -

DEL PUBBLICO SONO UN INSIEME DI CONSUMATORI INDIVIDUALI I CONFINI SI BASANO SU CRITERI ECONOMICI I

MERCATO - ’

MEMBRI DEL PUBBLICO NON HANNO RELAZIONI TRA LORO I MEMBRI DEL PUBBLICO NON HANNO UN IDENTITÀ

– .

COMUNE LA FORMAZIONE È TEMPORANEA

Secondo l’ideologia della cultura di massa, gran parte dell’intrattenimento

4 P popolare è automaticamente bollato come inferiore, così come il relativo

OSIZIONI CRITICHE pubblico viene considerato privo di gusto.

Le principali tipologie di classificazione per obiettivi della ricerca sul pubblico sono:

Misurare l’ampiezza e la composizione per scopi pubblicitari;

O

BIETTIVI DELLA Manipolare e pilotare il comportamento di scelta del pubblico

5 RICERCA SUL Ricercare nuove nicchie di pubblico

PUBBLICO Sperimentare nuovi prodotti e verificare l’efficacia della comunicazione

 Valutare la prestazione dei media (es studiando effetti nocivi).

 J 1990 distinguono 5 tradizioni di ricerca sul pubblico:

ENSEN E ROSENGREN

(effetti, usi e gratificazioni, critica letteraria, cultural studies, analisi della

6 T

RADIZIONE DI RICERCA ricezione). Qui se ne esaminano 3: strutturale, comportamentale,

socioculturale.

Le prime ricerche miravano ad avere stime affidabili del numero degli

L A TRADIZIONE STRUTTURALE

6.1 ascoltatori, della penetrazione della stampa e della composizione sociale del

DELLA MISURAIZONE DEL PUBBLICO pubblico.

All’inizio la tradizione comportamentale, si preoccupava soprattutto degli

effetti dei media, in particolare sui bambini, con grande enfasi sui potenziali

danni. Il 1° filone era costituito da un processo a senso unico nel quale il

L

A TRADIZIONE pubblico era considerato un bersaglio. Il 2° filone era centrato sull’uso dei

6.2 COMPORTAMENTALE EFFETTI E media e, gli ascoltatori, più che vittime passive erano viste come un insieme

USI DEI MEDIA di fruitori in pieno controllo della loro esperienza mediale. La ricerca si

concentrò sull’origine, la natura e il grado delle motivazioni della scelta dei

mezzi e dei loro contenuti.

6.3 ’

LA TRAEDIZIONE SOCIO CULTURALE E L ANALISI DELLA RICEZIONE

Anche la tradizione dei cultural studies occupa una zona di frontiera tra le scienze sociali e le scienze u mane.

Tale approccio si è occupato quasi esclusivamente della produzione della cultura popolare, in contrasto con una

critica letteraria più tradizionale. Il consumo dei media viene considerato come il riflesso di un particolare

contesto socioculturale e come processo di attribuzione di senso alle esperienze e ai prodotti culturali. Questa

tradizione di ricerca rifiuta sia il modello stimolo-risposta, sia il concetto di un testo onnipotente e vede nel

consumo dei media un aspetto significativo della vita quotidiana.

U T I pubblici possono avere origine sia nella società sia nei media stessi. I

NA IPOLOGIA DEL

7 bisogni creati dai media sono ormai indistinguibili da quelli spontanei.

PUBBLICO Il miglior esempio di un pubblico mediale che sia anche gruppo sociale è

rappresentato dai lettori di un quotidiano o dagli ascoltatori di una emittente

I radio. In questi casi il pubblico presenta una caratteristica d identificazione

L PUBBLICO COME GRUPPO

8 1 socioculturale: la condivisione dello spazio e l’appartenenza ad una comunità

residenziale. Anche internet incoraggia la formazione di nuovi tipi di

pubblici intesi come gruppi.

Il pubblico come insieme di gratificazioni, è identificato da un particolare

bisogno. G 1957 ha introdotto il concetto di cultura del gusto per

ANS

I L PUBBLICO COME INSIEME DI descrivere qualcosa di simile al pubblico generato dai media fondato su una

9 GRATIFICAZIONI convergenza di interessi piuttosto che su un comune background locale e

2 sociale. Per G una cultura del gusto è un aggregato di contenuto simile

ANS

scelto dalle stesse persone

13

GraziaV

Si tratta del pubblico identificato in base alla scelta di un particolare tipo di

I L PUBBLICO DEL MEZZO

10 mezzo. Il pubblico del mezzo è un concetto importante per coloro che

3 vogliono usare i media a scopi pubblicitari.

Si tratta dell’identificazione di un pubblico con i lettori, spettatori o

P UBBLICI DEFINITI DAL ascoltatori di un particolare libro, o programma. Si tratta dell’ascolto nel suo

11 CANALE O DAL CONTENUTO senso più concreto, quello su cui maggiormente punta l’industria dei media.

4 In questo ambito rientra il concetto di fandom (fan).

 M – elaborazione cognitiva, Pubblico come

ODELLO DELLA TRASMISSIONE

bersaglio;.

M ODELLI ALTERNATIVI DEL  M – condivisione e impegno normativo,

ODELLO ESPRESSIVO O RITUALE

12 -

RAPPORTO PUBBLICO Pubblico come insieme di partecipanti, la comunicazione è normativa.

EMITTENTE  M ’ - la fonte cerca di catturare l’attenzione del

ODELLO DELL ATTENZIONE

pubblico. Pubblico come insieme di spettatori.

Vi sono 6 tipi di pubblico raggiunto dai media:

P .

 UBBLICO POTENZIALE

P .

 UBBLICO PAGANTE

Q

UALI PUBBLICI SONO ALLA

13 P

 UBBLICO ATTENTO

PORTATA DEI MEDIA P

 UBBLICO INTERNO

P

 UBBLICO CUMULATIVO

P

 UBBLICO TARGET

La ricerca sulla selettività degli ascoltatori venne stimolata all’inizio dalle paure

riguardo agli effetti della cm. Si temeva che un pubblico passivo e numeroso, sarebbe

stato sfruttato dai media. B 1988 ha individuato 5 varianti sull’argomento:

IOCCA

1. S : più prove abbiamo di scelte e rifiuti da parte del pubblico verso i media,

ELETTIVITÀ

più siamo di fronte ad un pubblico attivo.

A TTIVITÀ E

14 2. U : il consumo dei media rappresenta la soddisfazione di un bisogno.

TILITARISMO

SELETTIVITÀ 3. I : pubblico che si impegna nell’elaborare l’informazione.

NTENZIONALITÀ

4. R : capacità dei fruitori di resistere a influenze o informazioni

EFRATTARIETÀ

indesiderate.

5. C : Più un pubblico è immerso nell’esperienza mediale, più è

OINVOLGIMENTO

considerato coinvolto.

16° C – L ’

AP A FORMAZIONE DEL PUBBLICO E L ESPERIENZA MEDIALE

I P Ogni approccio ha fondamenti teorici differenti e richiede diversi metodi di ricerca anche

L ERCHÉ

1 ’ relativamente a cosa influenzi i comportamenti e le scelte individuali e a quali contenuti

DELL USO DEI contribuiscano a mantenere l’attenzione del pubblico.

MEDIA

2 L’ APPROCCIO STRUTTURALE ALLA FORMAZIONE DEL PUBBLICO

La struttura sociale si riferisce a fatti sociali coche hanno una forte influenza nel determinare il modo di pensare

e di comportamento. La struttura dei media si riferisce all’insieme di canali, scelte e contenuti disponibili in una

data dimensione spazio-temporale. W 1985 concepisce il modello abituale di uso dei media di un

EIBULL

individuo, come il risultato di 2 fattori: la situazione sociale e le possibilità mediali. Questi 2 fattori portano ad

una disposizione detta: “orientamento mediale” e si presenta sotto ad es. affinità per certi media e per certi

contenuti. Questa prima struttura è collegata con quella inferiore di circostanze individuali, esposizione ai

media, contenuto dei media. Gli individui meno interessati ai media sembrano essere più influenzati da

contenuti specifici. Questo sottolinea l’ampio grado di libertà che tutti noi abbiamo. Questo modello ha il

pregio di mostrare la connessione tra la struttura dei media e la posizione sociale di un membro del pubblico. Il

sistema dei media riflette gli aspetti di una società e risponde ala domanda del pubblico.

3 L’ APPROCCIO DEGLI USI E GRATIFICAZIONI

L’idea che l’uso dei media dipenda da soddisfazioni, bisogni e speranze percepite degli eventuali membri del

pubblico, è antica quando la stessa ricerca sui media. La relativa affinità dei diversi mezzi è associata a

differenze nelle aspettative e nelle gratificazioni ricercate. Questa prospettiva alla scuola definita degli usi e

gratificazioni sorta nel tentativo di spiegare il grande richiamo di alcuni contenuti mediali. La prima ricerca in

tal senso, fu condotta negli ’40 per spiegare il richiamo popolare di certe soap e della lettura dei quotidiani. Il

14

GraziaV

risultato diede conto del fatto che le soap erano ritenute significative dalle loro telespettatrici e i lettori dei

quotidiani si sentivano rassicurati dall’essere informati.

3.1 L A RISCOPERTA DEGLI USI E GRATIFICAZIONI

Negli anni ’60 e ’70, questo approccio venne riscoperto mettendo in luce i seguenti punti:

La scelta dei mezzi e dei contenuti mediali è razionale e diretta a soddisfare obiettivi specifici, di

 conseguenza il pubblico è attivo.

I membri del pubblico sono consapevoli dei bisogni legati ai media che emergono dalle circostanze sociali e

 individuali e sono in grado di esprimerli in termini di motivazioni.

Per la formazione del pubblico l’utilità personale è una determinante più significativa de4i fattori estetici e

 culturali.

Le motivazioni, le soddisfazioni percepite o ottenute, le scelte mediali possono essere misurati.

Un obiettivo a lungo termine di questa scuola di ricerca consisteva nel concepire un quadro teorico relativo alle

motivazioni del pubblico. M , 1972 hanno individuato 4 categorie:

C QUAIL E BROWN

1. I :

NTRATENIMENTO

2. R :

ELAZIONI PERSONALI

3. I DENTITÀ PERSONALE

4. A TTENZIONE

Un approccio più psicologico è quello proposto da M G 1974, il quale distingue dapprima tra bisogni

C UIRE

cognitivi e bisogni affettivi, e quindi aggiunge 3 ulteriori dimensioni

Approccio attivo o passivo;

 Obiettivi esterni o interni;

 Orientamento alla crescita o alla stabilità.

Dalla correlazione di questi fattori si ottiene una matrice di 16 tipi di movente psicologico dell’uso dei media.

U Vi sono fattori dalla parte del pubblico e fattori dalla parte

N MODELLO INTEGRATO DELLA SCELTA DEL

4 dei media.

PUBBLICO * C :

ONDIZIONI SOCIALI E CULTURALI

* V : età, sex etc.

ARIABILI PERSONALI

* B : compagnia, distrazione etc.

ISOGNI LEGATI AI MEDIA

I * G : nei confronti di determinati generi

FATTORI DALLA PARTE DEL USTI E PREFERENZE PERSONALI

4.1 * A : disponibilità in termini di orario…

PUBBLICO BITUDINI NEL CONSUMO MEDIALE

* C : delle alternative disponibili

OSCIENZA

* C : in genere relative al luogo e al contesto

ONTESTO DELLA FRUIZIONE

* C :

ASUALITÀ

* S : numero, portata e tipologie dei mezzi.

ISTEMA DEI MEDIA

* S ’ : si riferisce al modello dell’offerta dei media in una data

TRUTTURA DELL OFFERTA

società.

I * O : si riferisce ai formati e ai generi offerti al

FATTORI DALLA PZIONI DI CONTENUTO DISPONIBILI

4.2 potenziale pubblico.

PARTE DEI MEDIA * P : include tanto la promozione e le campagne a beneficio dei media

UBBLICITÀ

* P : la selezione e l’uso dei media sono influenzati da particolari strategie

ALINSESTO

di collocazione temporale e di palinsesto .

Una importante condizione da considerare nel rapporto pubblico-media è la

direzione affettiva. 1989 propone una tipologia delle relazioni

ROSENGREN

I L PUNTO DI VISTA DEL

5 televisive derivata da 2 dimensioni principali: interazione (essere portati a

PUBBLICO interagire con gli attori dello schermo) e l’identificazione(coinvolgimento

nei confronti della figura mediale), ci può essere cattura o distacco.

Il tipo più debole di fandom è la semplice attrazione nei confronti di un

mezzo di comunicazione (es. cinema). La versione più forte comporta un

6 I L FANDOM DEI MEDIA forte coinvolgimento emotivo. (si perde di vista la distinzione tra finzione e

realtà).

7 F ?

INE DEL PUBBLICO

Se prendiamo il punto di vista del pubblico, i problemi legati al concetto di pubblico scompaiono. Infatti, gli

15

GraziaV

individui possono formare nuovi pubblici sulla base di interessi, inoltre, gli usi interattivi mettono in crisi la

concezione di pubblico come semplice spettatore passivo.

Si usa il termine segmentazione per riferirsi al processo per cui i prodotti mediali, sono mirati con precisione a

determinati settori dei consumatori mediali, grazie alla maggiore possibilità di selezione da parte dei

consumatori stessi. La frammentazione comporta invece la dispersione dell’attenzione del pubblico su sempre

più numerosi prodotti mediali. Alla frammentazione del pubblico si accompagna di solito, un declino del

legame tra le persone e i loro mezzi preferiti e la perdita del senso di identità in quanto pubblico. Relativamente

alla frammentazione (soprattutto per la tv) si possono individuare 4 stadi:

1. M : comporta un singolo pubblico.

ODELLO UNITARIO

2. M : con l’aumento dei canali, si ha maggiore diversità.

ODELLO DEL PLURALISMO

3. M - : la moltiplicazione dei canali rende possibile alternative aggiuntive e

ODELLO CENTRO PERIFERIA

concorrenziali al di fuori di questa cornice.

4. M : rappresenta la frammentazione e la disintegrazione del nucleo centrale.

ODELLO DELLA DISPERSIONE

Il pubblico ha potere. N P 1986 affermano che a causa della

EUMAN E OOL

L

A FUGA DEL

8 sovrabbondanza dell’offerta, il pubblico perde attenzione e la possibilità di

PUBBLICO influenza da parte dei media è diminuita rispetto al passato.

Nonostante tutto, è troppo presto per affermare che il pubblico di massa

scomparirà. Vi sono 2 motivazioni principali: la forza inerziale che limita il

I L FUTURO DEL

9 cambiamento nella formazione del pubblico e le economie di scala che spingono

PUBBLICO nella direzione di una com di massa a senso unico. La forma del pubblico riflette

tuttora struttura, dinamiche e bisogni delle formazioni sociali.

Le principali dimensioni del pubblico:

G – – –

RADO DI ATTIVITÀ O PASSIVITÀ LIVELLO DI INTERATTIVITÀ E INTERCAMBIABILITÀ AMPIEZZA E DURATA

A – ( - ) –

NCORA SUL LOCALIZZAZIONE NELLO SPAZIO CARATTERE GREGARIO IDENTITÀ SOCIO CULTURALE SIMULTANEITÀ DEL

10 – – –

CONCETTO DI PUBBLICO CONTATTO CON LA FONTE COMPOSIZIONE ETEROGENEA RELAZIONI SOCIALI TRA EMITTENTE E RICEVENTE

- – –

MESSAGGIO VS DEFINIZIONE SOCIO COMPORTAMENTALE DELLA SITUAIZONE LIVELLO DI PRESENZASOCIALE

.

SOCIALITÀ DEL CONTETO DEL CONSUMO

P S

ARTE ESTA

E FFETTI

17° C – L

AP A RICERCA SUGLI EFFETTI

I media hanno effetti importanti, ma è improbabile che i media siano l’unica

causa necessaria o sufficiente di un effetto. Recentemente gli studi sui media

I P sono stati effettuati non più solo dai sociologi, psicologi etc., ma anche da parte

L ROBLEMA DEGLI

1 dei media stessi. La ricerca sugli effetti dei media continua ad esercitare un

EFFETTI DEI MEDIA notevole fascino, non sarà facile però eliminare la convinzione che i media

possono avere effetti cruciali a breve termine.

2 4 FASI NELLA STORIA DELLA RICERCA E DELLE TEORIE DEGLI EFFETTI DEI MEDIA

Questa fase va dai primi dal 1900 agli anni ’30 e attribuiva ai media il potere

quasi assoluto di formare la pubblica opinione. Questa visione si basava non su

indagini scientifiche, ma sull’osservazione dell’enorme popolarità della stampa e

1° :

FASE MEDIA

2.1 dei nuovi media (cine e radio) che interferivano nella vita quotidiana e negli

ONNIPOTENTI affari pubblici. Tra gli anni ’20 e ’30 iniziò una ricerca (soprattutto in ambito

della psico sociale), che utilizzava i sondaggi e i metodi sperimentali e che aveva

lo scopo di utilizzare i media per fini sociali.

Questa fase della ricerca andò dagli anni ’30 agli anni ’60. i principali studi si

orientarono alla possibilità di usare il cinema e la radio per la propaganda

2° :

FASE VERIFICA DELLA (Lazarsferld) e sui possibili effetti nocivi dei media riguardo alla criminalità. Ma

2.2 TEORIA DEI MEDIA i risultati furono deludenti, J K 1960 affermò che la com. di massa

OSEPH LAPPER

ONNIPOTENTI non funge da causa necessaria o sufficiente degli effetti sul pubblico, ma agisce

semmai, attraverso un complesso di fattori intermediari.

2.3 3° Alcune retrospettive del periodo L 1981, misero in dubbio che ci sia

FASE RICOPERTA DEL ANG E LANG

mai stata una vera linea di demarcazione tra chi credeva neo potere dei media e

POTERE DEI MEDIA chi era convinto del contrario. Uno dei motivi a rifiutare l’idea di un effetto

16

GraziaV

limitato dei media, fu l’avvento della tv negli anni ’50 e ’60 che aveva una

grande capacità di attrazione. La 3° fase (1960-1970), spostò l’attenzione sugli

effetti dei media a lungo termine. A caratterizzare questa fase della ricerca fu

soprattutto N N 1973 coniando lo slogan di un ritorno ai media

OELLE EUMANN

potenti.

Il nuovo approccio (anni ’70) fu quello del Costruttivismo sociale. Nell’ambito

di un superamento dell’idea dei media potenti, questo approccio vedeva i media

come capaci di incidere sulla realtà costruendo significati e offrendo

4° : ’

FASE L INFLUENZA

2.4 sistematicamente questi costrutti al pubblico, che, con forme diverse di

NEGOZIATA DEI MEDIA negoziazione, li incorpora nelle strutture personali di significato spesso

modellate da precedenti identificazioni collettive. Si pone l’enfasi sulla

costruzione delle idee. Ci fu anche un distacco dai metodi quantitativi.

Secondo C 1988 i vari approcci nella ricerca dei media possono essere

AREY

spiegati storicamente.

I L POTERE DEI MEDIA PUÒ

2.5 - E : tra le 2 guerre

FFETTI POTENTI

VARIARE NEL TEMPO - E : nei tranquilli anni ‘50e ‘60

FFETTI LIMITATI

- : scoppio del ‘68

RITORNO AGLI EFFETTI POTENTI

Gli effetti dei media sono le conseguenze dell’attività dei mms.

Il potere dei media indica la capacità dei media di indurre effetti.

L’efficacia dei media riguarda la loro efficienza nel raggiungere un certo

obiettivo prestabilito. I media possono:

Causare un cambiamento voluto;

 Causare un cambiamento involontario;

 Causare un piccolo cambiamento;

3 L IVELLI E TIPI DI EFFETTI Agevolare il cambiamento;

 Rinforzare l’esistente;

 Impedire il cambiamento.

L 1981 propongono altri tipi di effetti:

ANG E LANG R :

 ECIPROCO

B :

 OOMERANG

P :

 ER GLI ALTRI

4 U Gli effetti dei media possono essere studiati anche distinguendo: gli effetti

NA TIPOLOGIA DEGLI breve/lungo termine e gli effetti intenzionali/non intenzionali.

EFFETTI DEI MEDIA E :

FFETTI INTENZIONALI A BREVE TERMINE

- Risposta individuale

- Campagna di comunicazione

- Framing

- Agenda Setting

E :

FFETTI INTENZIONALI A LUNGO TERMINE

- Promozione dello sviluppo:

- Diffusione dell’informazione:

- Distribuzione del sapere.

E :

FFETTI INVOLONTARI A BREVE TERMINE

- Reazione individuale

- Reazione collettiva:

- Violenza mediale

E :

FFETTI INVOLONTARI A LUNGO TERMINE

- Controllo sociale:

- Socializzazione:

- Impatto sugli eventi:

- Definizione della realtà:

- Cambiamento istituzionale:

17

GraziaV

- Mutamento culturale:

- Integrazione sociale

18° C – P

AP ROCESSI DI CAMBIAMENTO A BREVE TERMINE

1 R ISPOSTA E REAZIONE INDIVIDUALE

Risposta e reazione individuale, sono effetti che possono essere trattati

insieme perché condividono lo stesso modello comportamentale stimolo-

I -

L MODELLO STIMOLO

1.1 risposta. M 1973 indica 6 stadi: presentazione – attenzione –

CGUIRE

RISPOSTA comprensione – accettazione – ritenzione – comportamento palese. E’

stato anche definito come teoria del proiettile magico o ipodermica.

1.2 F ATTORI DI MEDIAZIONE

La revisione del modello stimolo-risposta, ha portato a identificare i fattori di mediazione degli effetti.

M G 1973 afferma che tra i principali tipi di variabile vi sono:la fonte, il contenuto, il canale, i riceventi e la

C UIRE

destinazione. RA 1973 ha parlato di una gerarchia degli effetti che è un processo che va dall’apprendimento

Y

cognitivo, alla risposta affettiva, all’effetto donativo (comportamento o azione). C 1986

HAFFER E ROSER

affermano che un forte coinvolgimento è in genere condizione necessaria perché gli effetti siano costianti e

quindi per un’influenza duratura. K 1960 definisce approccio fenomenologico quello che sottolinea il

LAPPER

fatto che i fattori che influenzano le scelte sono necessariamente legati alla natura dello stimolo, favorendo od

ostacolando il verificarsi di un effetto.

2 I MEDIA E LA VIOLENZA

La questione degli effetti dei media relativi alla violenza è stata oggetto di numerosissime ricerche. W ARTELLA

1998 propne 3 approcci teorici:

Teoria dell’apprendimento sociale : di Bandura, secondo il quale i bambini apprendono dai modelli forniti

o dai media quale comportamento sarà premiato e quale punito.

Effetti di priming : Berkowitz 1984, quando le persone guardano contenuti violenti questi innescano pensieri

o e valutazioni simili.

Teoria dello script : Huesman 1986, secondo cui il comportamento sociale è controllato da copioni, che

o indicano come comportarsi nelle varie situazioni. La violenza in tv è codificata in modo tale che essa porta

alla violenza secondo copioni ispirati alla violenza.

F :

ATTORI CONTESTUALI NELLA RAPPRESENTAZIONE DELLA VIOLENZA

- La natura dell’offensore

- La natura dell’offeso

- La ragione della violenza

- La presenza di armi

- Il grado di violenza

- Il grado di realismo della violenza

- La violenza è premiata o punita?

- Le conseguenze della violenza

- La violenza è trattata in modo umoristico?

I risultati del rapporto del Ministero della Sanità USA condotto negli anni ’60 ha dato luogo a 3 conclusioni: 1)

i contenuti tv abbondano di violenza; 2) i bambini trascorrono sempre più tempo di fronte alla tv; 3) i dati

dimostrano l’ipotesi secondo cui la visione di contenuti violenti aumenta la possibilità di comportamenti

aggressivi. Ciò che sappiamo di sicuro è che l’esposizione a contenuti violenti genera effetti indesiderati, ma

questi effetti sono mediati da altri fattori che possono benissimo costituire la causa reale o principale.

3 R EAZIONI COLLETTIVE

Si tratta di 3 tipi di effetto:

* Panico diffuso (provocato da informazioni allarmanti, incomplete o fuorvianti es. Orson Welles: The war

of the worlds 1938),

* L’amplificazione o diffusione dei disordini di piazza: riguarda il ruolo che i media avrebbero avuto nel

favorire i disordini di piazza in USA alla fine degli ’60.

* Involontario sostegno al terrorismo: dovuto alla copertura dei media che può far gioco al terrorismo.

3.4 I Non è da escludere completamente un effetto di imitazione o contagio.

NFLUENZA E IMITAZIONE

4 L A CAMPAGNA

18

GraziaV

E : F – O –

LEMENTI E SEQUENZA DI UNA CAMPAGNA ONTE COLLETTIVA BIETTIVI SOCIALMENTE APPROVATI

C U – D – R

ARATTERISTICHE DI TILIZZO DI NUEMRAOSI CANALI IFFUSIONE DI NUMEROSI MESSAGGI AGGIUNGIMENTO VARIABILE DEL

4.1 – F – E ’ – E .

BASE TARGET ILTRI LABORAZIONE DELL INFORMAZIONE VARIABILE FFETTI CONTENUTI

Le campagne sono solitamente promosse da una collettività (Chiesa, partito etc),

Una serie di filtri o barriere facilitano o intralciano il flusso del messaggio verso il

4.2 F pubblico. Elementi da considerare sono: l’attenzione, la percezione, il gruppo e la

ILTRI motivazione.

L’efficacia di una campagna dipenderà dalla corrispondenza tra gli effetti

4.3 E FFETTI DIVERSI pianificati e quelli raggiunti.

L’idea di influenza personale dà conto del fatto che le idee spesso sono trasmesse

dai media ai leader d’opinione e questi a loro volta le trasmettono ai settori meno

L’ INFLUENZA attivi della popolazione. Entrano in gioco 2 elementi:

4.4 PERSONALE NELLE 1. Popolazione stratificata secondo gli interessi;

CAMPAGNE 2. Flusso a due stadi dell’influenza, anziché di un contatto diretto tra stimolo e

rispondente.

Il termine propaganda si può applicare anche alla religione. Ha modalità

5 L coercitive e aggressive e non è obiettiva. Viene adoperata per favorire gli interessi

A PROPAGANDA dei propagandisti e non quelli del pubblico scelto come bersaglio.

19° C . – P

AP ROCESSI DI CAMBIAMENTO A LUNGO

I media fanno comunicazione anche nel campo dello sviluppo economico

e sociale, soprattutto per il terzo mondo dove i media sono utilizzati per

avviare cambiamenti di lunga durata. E R 1962 propose il

VERETT OGERS

modello della diffusione dell’informazione, che si articolava in 4 stadi:

informazione, persuasione, decisione o adozione, e convalida.

1 P ROMOZIONE DELLO SVILUPPO Successivamente R K 1981 hanno proposto un modello della

OGERS E INCAID

convergenza della comunicazione che fa perno sul bisogno di

interpretazione e risposta. Le teorie più recenti assegnano ai mezzi di

comunicazione un ruolo più limitato, dove il successo dipende dal loro

rimanere vicini alla base della società.

L’agenda setting, l’offerta di notizie e la diffusione delle opinioni e

2 D informazioni nella società, sono 3 effetti riconducibili sotto la voce

ISTRIBUZIONE DEL SAPERE distribuzione del sapere.

3 D ’

IFFUSIONE DELL INFORMAZIONE E APPRENDIMENTO

La diffusione delle notizie è un processo soprattutto a breve o medio termine, ma con conseguenze a lungo

termine. Finora quasi tutta la ricerca si è concentrata sulla diffusione. Vi sono 4 variabili: 1) il grado di

conoscenza di un dato evento, 2) l’importanza relativa dell’evento in questione, 3) il volume di informazione

trasmessa in merito, 4) in che misura la conoscenza di un evento proviene dai mezzi di informazione. Un

modello di interazione è espresso dalla Curva a j di G 1964.

REENBERG

3.1 M

ODELLI DI DIFFUSIONE

La curva di J eprime:

* quando un avvenimento è noto a tutti (come l’assassinio di JF Kennedy) la maggior parte delle persone lo

apprende tramite contatto personale.

* Quando un avvenimento è meno noto, aumenta la possibilità che sia stato appreso tramite media.

* Quando un avvenimento è noto a pochissimi, sale nuovamente la percentuale delle persone che lo hanno

appreso tramite i media.

3.2 A

PPRENDIMENTO E COMPRENSIONE

Relativamente alla ricerca sull’apprendimento, finora i risultati hanno confermato i dati della ricerca dei

decenni passati, cioè che l’interesse di una storia ne favoriscono la comprensione e che sono anche importanti

il bagaglio di conoscenze e l’abitudine a discutere le notizie con gli altri. Un approccio interessante allo studio

della comprensione e dell’apprendimento della notizia ha fatto tesoro delle ricerche sul contenuto e sul pubblico

dei media. La ricerca sul contenuto ha mostrato che la notizia viene presentata entro certe cornici di significato

che dipendono da come è stata raccolta e trattata la notizia è inquadrata tematicamente per facilitarne la comprensione.

4 G

LI EFFETTI DI FRAMING 19

GraziaV


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nadia_87

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nadia_87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e tecniche della comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Ciampi Marina.

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