SOCIOLOGIA DEI GRUPPI E DELLE RETI SOCIALI
Prof.ssa Fiorenza Deriu
La sociologia dei gruppi nasce intorno alla fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900, questo perché tra il 1820
ed il 1848 ci furono diversi moti che avevano evidenziato come le masse potevano adottare dei
comportamenti violenti e di conseguenza si cerca di darne una spiegazione.
Tra i più grandi studiosi che si occupano di questo argomento abbiamo LE BON (La psicologia delle
folle), SCIPIO SIGHELE e TARDE (con il suo concetto di imitazione). Le Bon in particolare ha una
egli afferma che è l’espressione degli istinti
considerazione delle folle particolarmente NEGATIVA,
più bassi delle persone, ha un comportamento irrazionale, in più la SLEGA DALLA SUA
si può essere parte della folla senza per forza condividere l’elemento fisico
DIMENSIONE FISICA,
(compresenza) e afferma che si vanno a formare due processi: quello di
L’individuo perde il senso di
DERESPONSABILIZZAZIONE e quello di DEINDIVIDUAZIONE.
sé come individuo singolo e di conseguenza la sua responsabilità si attenua perché condivisa con la
folla di cui fa parte.
I sociologi cercano di distaccarsi dalla visione delle folle data dalla psicologia e, in particolare, si
devono citare due scuole: quella di HARVARD e quella di CHICAGO. Per quanto riguarda la prima
(Harvard) essa fa riferimento al COMPORTAMENTISMO, ovvero definisce il comportamento delle
folle come una catena di azioni e reazioni che evolvono poi in un comportamento aggressivo, mentre
la scuola di Chicago aggiunge che è anche importante l’interazione con il contesto ambientale.
–
1. I GRANDI AGGREGATI SOCIALI FOLLA E MASSA
deriva da “stringere”, “impastare” perché tra la folla le persone sono compresse, è evidente
FOLLA
come allora sia importante l’elemento della compresenza fisica.
Il termine MASSA indica un insieme di persone differente rispetto alla folla perché gli individui non
sono compresenti.
Dal 1800 le folle hanno iniziato a far sentire la loro voce e si inizia a studiarle in Europa, in special
modo in Italia e Francia.
GUSTAVE LE BON (1841)
l’annullamento dell’individualità a favore di un’anima collettiva soggetta alla
Il termine folla indica
dell’unità
legge mentale. Nella folla gli attori sociali perdono la loro individualità e la coscienza del
proprio agire, sviluppando sentimenti ed idee comuni, questo viene definito come processo di
unitarizzazione ovvero gli individui agiscono diversamente da come farebbero presi singolarmente.
All’interno della folla si sviluppa anche un l’individuo
altro processo, quello di deindividuazione
avverte una sorta di “contagio mentale” che lo porta all’annullamento della propria individualità alla
base della quale abbiamo tre possibili fattori causali:
o “forza del numero”, che garantisce l’anonimato e quindi fa scomparire il
1. La numerosità
senso di responsabilità (senso di potenza invincibile);
2. Dominio della suggestionabilità (alla base del contagio mentale);
“contagio mentale”
3. che fa venir meno la personalità cosciente e la capacità di dicernimento.
1
Le Bon disprezza la folla che definisce irrazionale e violenta, oltre che impulsiva, suggestionabile,
ingenua, intollerante, dittatoriale, contraddittoria, fantasiosa, caparbia e mutevole. La folla esprime
la parte più negativa dell’uomo. suscita l’impulso ad agire
La folla ha un capo che la guida, il meneur des foules, che e si guadagna la
fiducia dei suoi seguaci. È un agitatore, un retore, un fanatico. Ha un modo di comunicare stravagante.
Usa idee fisse e metodi dogmatici per realizzarle, stravaganza verbale e indeterminatezza.
inferiore all’individuo
La folla è dunque perché capace solo di sentimenti estremi, in balìa di influenze
interne ed esterne. L’unità mentale quale elemento emergente inevitabile, forza dominante, sembra
confliggere con questa sua variabilità e indeterminatezza.
LA PSICOLOGIA SOCIALE E LA PSICOLOGIA COLLETTIVA
Gli studi di Le Bon sono riconducibili all’alveo della psicologia collettiva, una branca della psicologia
sociale, che studia la psicologia dei grandi aggregati sociali.
• Psicologia della folla: analizza i processi emotivi, cognitivi, comportamentali e relazionali che
si sviluppano dall’essere o percepirsi in tanti e vivere contemporaneamente la stessa esaltante
esperienza. (Coesistenza nello spazio. Transitorietà: momenti di durata limitata, la folla non
è una realtà stabile);
• Psicologia della massa: studia le caratteristiche e i processi psicologici che accomunano gli
individui all’interno di una determinata società o cultura. Prospettiva sociologica: grande
quantità di persone considerate dal punto di vista sociale, economico e politico.
LE CRITICHE A LE BON
Critica all’unità mentale delle folle:
o - Spontaneità solo apparente, in realtà risponde a dei modelli culturali;
della fola è solo apparente, infatti esistono diversi ruoli che
- L’unanimità vengono ricoperti
dagli attori sociali, questi ultimi ricoprono ruoli molto differenti gli uni dagli altri e di
conseguenza questo confligge un po' con quel concetto di unità mentale che dovrebbe
caratterizzare la folla secondo il quale tutti dovrebbero agire allo stesso modo.
o I sociologi critici della Scuola di Francoforte (Horkheimer e Adorno) i quali trovano la teoria
di Le Bon contraddittoria e naturalistica. Ritengono la massa (folla) un prodotto sociale che
dà solo l’illusione di unione, a differenza della comunità, che è un fattore originario.
o Sumner, appartenente alla sociologia nord-americana, assertore del relativismo culturale,
afferma che la mente della folla è diversa dalle menti dei singoli, ma Sumner considera la
folla positivamente perché è in grado di far emergere elementi latenti di ciascuno, la folla è in
grado di recepire e trasformare le idee, dando luogo a movimenti.
G. TARDE (1843)
Ha una concezione individualistica della folla: la folla è caratterizzata da una inferiorità morale e
intellettuale rispetto ai suoi membri. Le differenze tra i singoli permangono anche nei gruppi estesi
dove l’imitazione è il collante della vita associata.
Tarde distingue tra lo spirito della folla (che è momentaneo) e lo spirito del corpo (che è permanente,
tipico delle corporazioni e delle sette dotate di una organizzazione interna). Tuttavia la spontaneità
della folla è soltanto apparente, c’è sempre un ideatore, nella folla il legame è fisico, non fugace e
amorfo. 2
Tarde introduce il concetto di pubblico in termini di folla spiritualizzata, il legame tra individui è solo
nel senso che sono legati da una comune consapevolezza di un’idea o da una volontà
spirituale
condivisa favorita dalla stampa. Il pubblico è un insieme di persone poste a confronto su un medesimo
problema, presenta idee diverse su come reagirvi e apre un dibattito su di esso, è una forma di
aggregazione tipica dell’era moderna, sostenuta dalla stampa. Il pubblico si trasforma con il tempo e
non necessariamente deve essere fisicamente compresente.
Folla e pubblico sono accomunate dalle relazioni e interazioni reciproche che si realizzano
maggiormente nel pubblico rispetto alla folla.
G. TARDE E LE VARIE TIPOLOGIE DI FOLLA
• In base allo scopo: folla di credenti dove prevale un ideale o una fede, folle di desiderosi in
cui prevale uno scopo o un desiderio da raggiungere;
• In base all’attività/passività dei componenti: folle aspettanti di coloro che attendono uno
spettacolo con curiosità, folle attente di chi assiste ad una predica o una lezione, folle
manifestanti fondate su un forte simbolismo, folle agenti che non hanno capacità d costruire
ma non manifestano odio, amore, desiderio.
Per Tarde la folla è una forma utile di sociabilità comprensiva di un senso di giustizia. (differenza
con Le Bon).
S. SIGHELE (1868)
L’opera di Sighele “la folla delinquente” è pubblicata prima de “la psicologia delle folle” di Le Bon,
e l’inevitabilità
ma giunge a conclusioni differenti, infatti rifiuta la concezione pessimistica di Le Bon
della violenza e dell’irrazionalità della folla.
Sighele sostiene una trasformabilità storica delle folle: la moralità ha origine collettiva. Un tratto
distintivo della modernità consiste appunto nella coscienza che la massa ha preso della sua anima,
superando la forza bruta del numero. Sighele insiste sull’importanza dell’istruzione e sul
riconoscimento del diritto all’istruzione per operare una trasformazione della collettività: folle istruite
danno impulso alla formazione di una nuova coscienza sociale.
Adotta un approccio sociologico più accentuato rispetto agli altri autori che prediligono una
prospettiva psicologico-sociale. È attento alle connessioni tra livello psicologico e sociologico, tra
Dà centralità al movente sociale dell’emozionalità collettiva.
variabili individuali e strutturali.
S. FREUD (1856)
La folla è una massa di breve durata, costituita da attori sociali tra loro eterogenei che si uniscono
insieme in modo affrettato per un interesse comune momentaneo (aggregazione momentanea).
La massa è sinonimo di associazione stabile di cui gli individui possono far parte anche tutta la vita,
quindi fa riferimento alla maggioranza della popolazione considerata come insieme omogeneo e
differenziazioni interne, non vale l’assunto dell’esistenza di coesistenza
prescindendo dalle sue
spaziale.
CONNESSIONI TRA I DUE CONCETTI
La folla è una modalità di espressione delle masse, manifestazione diretta della massa. Rappresenta
in modo concreto sia l’estensione, sia l’indifferenziazione della massa – esaltazione affettiva comune
legata a moti semplici e rozzi. 3
FREUD E LE BON
Freud è favorevole alle teorie di Le Bon ma ne nega l’originalità, riconosciuta a Sighele sia per quanto
della capacità intellettuale individuale, sia per l’affettività
riguarda il concetto di inibizione collettiva
di massa.
A Le Bon riconosce la tesi dell’inconscio come elemento retrostante l’azione collettiva.
Ne “la psicologia delle masse e l’analisi dell’Io” rifiuta una psicologia collettiva e il predominio di
l’elemento unificante della massa è l’investimento libidico verso la figura
una sovra-individualità, → → suggestione ipnotica). L’identificazione è la primissima
del capo (figura paterna fede nel capo
forma di legame emotivo e nella massa è associata al legame istituito con il capo (processo di
→ →
identificazione innamoramento complesso edipico).
Freud distingue diversi tipi di masse in base:
• Alla durata (durevoli o transitorie);
• Al grado di somiglianza tra i membri (omogenee e non omogenee);
• Grado di spontaneità e coesione (naturali e artificiali);
• Tipo di organizzazione (studia Chiesa ed Esercito).
è la reincarnazione dell’orda
La massa (folla) primordiale. In essa scompare la personalità singola
cosciente, l’orientarsi dei pensieri in un’unica direzione, predominio dell’affettività inconscia,
attuazione immediata delle intenzioni.
→
Pulsioni di affermazione pulsione gregaria, nutritiva e sessuale.
FOLLA E GRUPPI
Nonostante la folla sia diversa dal gruppo possono verificarsi al suo interno interazioni e processi
simili. È il caso del processo di polarizzazione per cui in certe condizioni i membri dei gruppi tendono
ad estremizzare i loro comportamenti rispetto a quanto farebbero singolarmente presi. Studi
sperimentali hanno mostrato che nei gruppi membri posti di fronte alla scelta tra soluzioni moderate
e soluzioni radicali, tendevano a spostarsi verso scelte più rischiose rispetto a quelle che avrebbero
compiuto se presi singolarmente. Altre ricerche invece hanno dimostrato la tendenza al conformismo
verso scelte moderate e non estreme o rischiose (→ effetto laboratorio?).
P. Zimbardo (1933), psicologo sociale porta avanti un famoso studio sulla relazione tra la teoria della
e lo sviluppo degli impulsi antisociali (una teoria basata sull’importanza del
deindividuazione
contesto sociale/ambientale sullo sviluppo dei comportamenti violenti), condotto presso l’Istituto di
psicologia dell’Università di Stanford (Palo Alto). La metodologia: 24 volontari di ceto medio con
–
scarse attitudini a comportamenti violenti inseriti in un carcere artificiale 12 assegnati al gruppo
–
delle guardie e 12 al gruppo dei detenuti attenzione accurata ai particolari relativi al ruolo e
all’abbigliamento. Risultati: l’esperimento fu interrotto al 5° giorno, infatti già dal secondo giorno si
ebbero episodi di violenza: i detenuti si ribellarono alle azioni intimidatorie e vessatorie dei carcerieri,
tentativo di fuga dei carcerati, poi un momento di passività. Le guardie proseguirono nei giorni
successivi con il loro comportamento violento. Questo esperimento dimostrò:
- Attivazione di meccanismi di deindividuazione anche nei gruppi;
- Diminuzione della consapevolezza di sé;
Aumento dell’identificazione con gli scopi e le azioni del gruppo.
- 4
I PRIMI STUDI SULLA FOLLA E LA SOCIOLOGIA NORD-AMERICANA
La psicologia collettiva americana prende le distanze dall’approccio di Le Bon e si orienta verso un
approccio behavioristico.
Indirizzo sperimentale della Scuola di Harvard (F. H. Allport): risposte individuali a stimoli sociali.
Indirizzo sociologico della Scuola di Chicago (R. E. Park): influenza del comportamentismo ma senza
un rigido meccanismo unidirezionale e con una reciproca influenza e continuo scambio tra individuo
e ambiente sociale.
FLOYD HENRY ALLPORT (1890 - 1979)
Padre della psicologia sociale sperimentale “Social 1924”. Approfondisce la differenza
Psychology,
tra gruppo e folla:
- Diverso motivo di aggregazione (reazione emotiva vs compito);
Diverso grado di complessità dell’azione
- svolta (semplice vs complessa).
Il primo punto su cui si sofferma è la differenza tra gruppo (che deve eseguire un compito) e folla (la
cui azione è definita “semplice”). Tuttavia la folla per Allport non è mai irrazionale.
La folla non è violenta a causa di un’aggressività primaria ma per una sorta di reazione a catena
rispetto alla paura che porta aggressività. Allport ritiene che la violenza si leghi ad una reazione a
catena, ecco che entra in gioco il comportamentismo che lega stimoli e azioni, azoni e reazioni che si
rinforzano a vicenda dentro la folla.
Gli individui sono portatori di pulsioni che vengono contrastate, ne consegue la lettura negli avversari
paure e per questo reagiscono con aggressività. L’essere in tanti intensifica le pulsioni
delle loro stesse
individuali, l’azione degli altri agisce da rinforzo per l’azione individuale (disinibizione comune), si
l’impressione
attiva un processo di facilitazione sociale, di universalità.
aumento dell’attività esplicita e dell’inibizione del
Il processo di facilitazione sociale comporta un
pensiero implicito, per questo motivo la folla non sviluppa un pensiero critico ma solo pensieri
elementari e di conseguenza azioni elementari e semplici.
Allport rifiuta la teoria dell’unità mentale dei collettivi di Le Bon, la spiegazione basata sui processi
imitativi fornita da Tarde, fornendo una diversa spiegazione del fenomeno rispetto alla psicologia
della folla affermatasi in Europa e agli studi sulla dinamica dei gruppi (K. Lewin).
Per Allport il comportamento della folla avviene per un processo di apprendimento. La differenza tra
il comportamento dell’attore sociale in una folla e quello individuale è di tipo quantitativo e non
qualitativo, è il grande numero a stimolare la disinibizione che trova rinforzo nel reciproco agire. Per
comprendere il comportamento della folla occorre guardare anche al contesto in cui si realizza.
ROBERT E. PARK (1864 - 1944)
Esponente della Sociologia critica nordamericana (Scuola di Chicago - Scuola di ecologia sociale
urbana).
Interessato allo studio del comportamento sociale collettivo (collective behaviour), definito come il
comportamento assunto dagli individui sotto l’influenza di un impulso comune collettivo risultato
dell’interazione sociale. La folla non si caratterizza per la contiguità spaziale quanto per un sostrato
psichico unitario condizionante, nella folla è determinante una reciproca influenza suggestiva dei
membri. 5
Park individua una tipologia di comportamento collettivo di cui la folla non è che una delle fasi dello
sviluppo:
• Social unrest: inquietudine sociale, rompe la routine e prepara una nuova forma di azione
collettiva;
• Milling process: meccanismi di assiepamento, le persone si raccolgono;
• Circular reaction: meccanismi di contagio, reciproca influenza;
• Folla: movimento di massa;
• Si cristallizza in un’istituzione.
HERBERT BLUMER (1900 - 1987)
Allievo di Park, conia il termine “interazionismo simbolico”.
Crede che gli esseri umani agiscano nei confronti delle cose sulla base di significati che tali cose
il significato di tali cose deriva dall’interazione sociale che il singolo intrattiene con
hanno per loro,
i suoi simili. Questi significati sono elaborati e trasformati in un processo interpretativo messo in atto
da una persona nell’affrontare le cose in cui si imbatte.
Per Blumer i comportamenti collettivi escono dal modello teorico complessivo, costituiscono fattori
di disturbo e necessitano
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