Lezione 19.04
La società dei consumi
I cambiamenti nell’ultimo anno hanno mutato, oltre le nostre abitudini sociali, anche il
nostro modo di consumare.
Le teorie sulle società dei consumi ci dicono che:
La produzione di merci è continua;
C’è una trasformazione delle merci in “non oggetti” in relazioni sociali, in
tradizioni, in valori estetici. L’esempio del cibo è quello che useremo più spesso
perché il cibo incorpora in sé una serie di relazioni sociali che sono venute meno
nell’ultimo anno;
Uso continuo di cibo eravamo abituati a questo ciclo continuo del cibo cioè in
qualsiasi momento della giornata (fino a un anno fa).
A Marzo 2020 si annuncia la chiusura di tutti i servizi non essenziali tutto ciò che
non è strettamente necessario viene chiuso. Perciò la quarantena riporta a:
Essenziale e necessario;
Rende impossibile incontrare le persone, viaggiare, mangiare fuori casa ecc.
La sociologia è una scienza come tutte le altre che ha un metodo di analisi.
Settori che andiamo ad analizzare nei diversi mesi: trasporti, bevande alcoliche e
tabacchi, servizi ricettivi e di ristorazione, prodotti alimentari, abbigliamento, mobili
articoli e servizi per la casa.
Cibo: quali possibili conseguenze?
Aumento della consapevolezza
Accelerazione sul fronte dell’innovazione digitale spesa online e piattaforme
di delivery
Il consumo si fa più responsabile? Francesca Forno 2020 destrutturazione e
ristrutturazione del consumo:
Concentrazione:
- Assunzione tramite numerosi spuntini;
- Gli orari non sono più contenuti in un’unica fascia oraria;
Localizzazione: non si consumano più i pasti in un luogo preciso;
Sincronizzazione: all’interno dello stesso gruppo gli orari del pasto non sono più
uguali;
Ritualizzazione: il pasto quotidiano, soprattutto quello infrasettimanale, non è
più sottoposto a regole.
Una cosa che si conferma è il risparmio dovuto a:
Pianificazione: risparmio
Attenzione: a sprechi e alla qualità
A vicinanza/lontananza
Lezione 20.04
E-commerce
Soprattutto nell’ultimo anno, a causa della pandemia, l’e-commerce ha avuto un
elevato cambiamento. L’e-commerce è sempre stato crescente negli ultimi anni, ma in
particolare in quest’anno di pandemia. Nella prima parte di pandemia è cresciuto
molto perché non si poteva andare nei negozi o comunque era difficile. C’è stato il
tentativo di negozianti che non avevano un sito, di creare un sito un po’ “artigianale”.
L’e-commerce è legato alla diffusione delle piattaforme di acquisto online e anche ad
alcuni fattori come:
La disponibilità della banda larga ci dev’essere una buona connessione
per accedere ai siti, ci dev’essere una buona velocità e un accesso che funzioni
bene, non solo da parte dei consumatori, ma anche delle aziende che decidono
di investire in una piattaforma di e-commerce. I dati sulle aziende ci fanno
vedere come le piccole imprese sono quelle che investono meno su tutta la
parte tecnologica (ad esempio quando è stato introdotto dal governo il piano di
industria 4.0, che voleva promuovere l’utilizzo di robotica e di tecnologie
intelligenti all’interno delle aziende). digital divide
La banda larga non è diffusa (primo gap) si parla di e di
disuguaglianze che creano questo digital divide e non solo tra Nord e Sud Italia,
ma anche differenze nella stessa regione tra centri urbani e centri rurali e
montane. Quest’ultime hanno infatti un accesso alla banda larga e una qualità
di connessione molto limitata rispetto a un centro urbano come Milano;
L’accesso a internet è collegato e dipende dalla presenza o meno di anziani
all’interno delle famiglie più è alta la media di età dei componenti della
famiglia, meno sarà la probabilità che queste famiglie abbiano accesso a
internet;
Non solo l’età è una discriminante, ma anche il titolo di studio dalle scuole
superiori in poi (quindi le persone che hanno almeno un titolo di scuola
superiore) sono quelle che si connettono maggiormente;
La diffusione di smartphone ha facilitato l’accesso a internet la messaggistica
istantanea (Whatsapp) può essere un veicolo per la diffusione. Il fatto che
persone di età più adulta che solitamente non usano internet per motivi di
lavoro, studio ecc, ma hanno uno smartphone e hanno un parente anziano
usano whatsapp per mandare foto, video, messaggi e quindi la messaggistica
istantanea è stato un canale per entrare nel mondo dell’e-commerce.
Per cosa di usa internet?
Chi compra online?
Cosa si compra online?
Quali sono le imprese che vendono online?
Degli studi dimostrano come la presenza di un bollino di certificazione della carta di
credito sulle piattaforme di e-commerce, che a volte non ci facciamo nemmeno caso,
dà maggiore tranquillità al cliente che deve acquistare. Per chi non si fida aumenta la
sfiducia perché è facile rubare identità, carte di credito.
Sono cambiate le nostre abitudini:
Anno 2010: il consumatore oculato
Oculato perché cerca le offerte primo accesso a internet per cercare offerte rispetto
a quello disponibile in negozio. Il successo iniziale di Ebay si è basato tanto su questo
meccanismo: inizialmente pagamento con contrassegno, poi altro metodo e infine
l’arrivo di Paypal.
Identikit di questo tipo di consumatore:
Bargain ortiented
Maggiori acquisti nella fascia di età 25-34 anni
Uomini più di donne (differenza di 20 punti %)
Nord Italia
Altri fattori che influiscono nella diffusione dell’e-commerce:
Si inizia ad avere maggiore fiducia nei sistemi di pagamenti online
Arrivo di Amazon in Italia
Banca d’Italia mostra come l’uso della carta di credito cresce in modo costante
dal 2010 in poi
Anno 2015: il consumatore consapevole
È sempre un consumatore alla ricerca dell’offerta bargain oriented
Più uomini e spendo di più
Abitano nei grandi centri urbani
Più al Nord che al Sud
Ancora forte diffidenza per pagamento online (si preferisce Paypal o carte
prepagate)
Maggiori acquisti nella fascia di età 35-44 anni
Quali fattori possiamo osservare in quegli anni che ci aiutano a spiegare gli
andamenti/dati sopra scritti?
Arrivano le piattaforme per la fruizione di contenuti come film, serie tv etc
Acquisti non solo di prodotto, ma di un contenuto “immateriale” (es: e-book)
Cresce la diffusione degli smartphone
Maggiore accesso alla branda larga seppure con notevoli gap territoriali
Maggiore accesso a internet da parte delle famiglie
E oggi che tipo di consumatore abbiamo?
indagini comparate ci dicono che mentre negli altri paesi il “consumatore
digitale” è un uomo, in Itali la differenza % tra uomo e donna è più contenuta
la fascia di età: fascia è ampia da 25-54 anni con una leggere prevalenza dei
35-44 anni. Negli altri paesi EU si conferma un ruolo importante dei più giovani
(24-34 anni) i 25-34enni “pionieri” negli anni 2010 per gli acquisti su e-
commerce sembrano rappresentare lo “zoccolo duro” degli acquirenti a cui si
sommano nuovi consumatori digitali
il consumatore uso lo smartphone per gli acquisti (39% del totale) e comparare i
prezzi
consumatore sempre più attento, ma anche partecipe e inclusivo
chi compra tramite canali e-commerce lo fa almeno una volta al mese
Economia della collaborazione
Si fa riferimento ad una modalità di organizzazione della produzione, della
relazioni di tipo cooperativo.
distribuzione e del consumo di beni e servizi basata su
per cooperativo si intende proprio il “fare insieme”.
Un tratto essenziale di queste attività economiche collaborative è che spesso si
avvalgono delle nuove tecnologie digitali, non solo per fare circolare informazioni e
creare nuove conoscenze, ma anche per finanziare, produrre e scambiare beni e
servizi.
La tesi proposta i basa su 4 assunti:
nelle società avanzate sono in corso processi contraddittori, sia dissipativi che
accumulativi delle capacità sociali di collaborazione;
i processi accumulativi tendo ad espandere gli ambiti collaborativi
dell’economia, che possono però essere regolati secondo principi diversi (nelle
transazioni tra pari si va dallo scambio di mkt fino alla reciprocità
generalizzata);
la coesistenza di questi diversi principi di regolazione tende a generare forme
miste di regolazione (mkt ibridi, reciprocità bilanciata);
l’espansione dell’economia digitale ampli le opportunità di collaborazione.
Lezione 21.04
I drivers dell’economia della collaborazione
Come cambiano i consumi dal p.to di vista di un particolare meccanismo di mkt dove
non guardiamo solo lo scambio di mkt puro, ma andiamo a guardare quando lo
scambio di mkt intreccia meccanismi che si ricollegano alla socialità e in particolare
andremo a vedere il concetto di reciprocità. Quindi quando scambio di mkt e
reciprocità si incontrano generando nuovi, o meglio ibridi, meccanismi regolativi.
Questo non vuole dire che tutto ciò che c’era prima verrà spazzato via.
1. La rivoluzione tecnologica in corso è molto importante per quelli che sono gli
aspetti che poi andremo a trattare perché la tecnologia ha abilitato, ha
amplificato e ha reso più veloce l’incontro tra le due parti (domanda-offerta o
tra due persone che devono interagire per un lavoro etc.). la transizione
tecnologia fa riferimento a un processo di digitalizzazione dell’informazione che
raggiunge dimensioni sempre più ampie. L’aggettivo digitale fa riferimento a un
sistema di codifica numerico delle informazioni quindi basato su valori discreti e
che contrappone sistemi analogici di rappresentanza con continuità e che
possano assumere un numero infinito di valori.
Ad esempio nel settore dei consumi, i network di produttori e consumatori
diventano sempre più interattivi perché si scambiano sempre più informazioni.
social network
Questo può avvenire mediante diversi modi: che danno feedback
diretto al produttore finale, ma non solo: infatti all’interno delle industrie
big data, all’intelligenza artificiale
facciamo riferimento ai etc. tutta la
quantità di informazioni che transitano attraverso alcuni strumenti, tra cui lo
smartphone o pc, e che vengono raccolte e poi utilizzate dal mondo della
produzione.
Quindi il cambiamento delle nuove tecnologie non riguarda solo l’hardware, ma
anche il software e consente di aumentare il volume e la varietà dei consumi dei
beni digitali, ma riducendone in modo molto importante i costi di produzione.
prima per avere info sui consumatori bisognava studiare, fare indagini,
questionari etc. e cogliere quindi queste informazioni in modo diretto (prima in
forma cartacea poi digitale) e questo modo diretto era più costoso. Oggi invece
è possibile avere le stesse info in modo più veloce e inconsapevole.
Perciò è una rivoluzione ad ampio spettro che però crea un collegamento diretto
tra consumatore e produttore. Sul lato dell’offerta si riducono le barriere di
accesso ai mkt da parte di nuovi fornitori. La digitalizzazione aiuta molti
produttori o fornitori di beni/servi a raggiungere un mkt e a farlo a basso valore
aggiunto. Sul lato della domanda invece si riducono i prezzi e le asimmetrie
informative. noi consumatori abbiamo accesso a tutta una serie di info che
riguardano un determinato prodotto e inoltre sono attivi specifici meccanismi di
valutazione e monitoraggio delle prestazioni di una certa azienda/produttore.
Perciò posso avere delle informazioni che sono disponibili spesso gratuitamente
(recensioni su TripAdvisor etc.) e anche dei meccanismi reputazionali che
migliorano l’informazione con un effetto di vetrina digitale perché i prodotti
posso vederli online. effetto di sanzione digitale
Si può anche creare un es: Airbnb scrivo
recensione negativa siamo influenzati seppur tramite digitalmente. Nel
meccanismo delle recensioni online vengono spesso utilizzati punteggi alti o
bassi, ma quasi mai quelli intermedi. Do un punteggio alto e poi piuttosto scrivo
nei commenti se ci sono stati dei problemi. Questo effetto funziona di più nelle
community, nei gruppi (non sui singoli prodotti).
sistema di fiducia a priori
Si crea all’interno degli spazi digitali un cosiddetto
ovvero tendo a riprodurre dei sentimenti o comportamenti, che prima erano
riservati al mio prossimo (amici e familiari), grazie a questi meccanismi
reputazionali e alla creazione di community, anche nell’online attraverso
appunto questo sistema di fiducia a priori;
2. Mutamento dei paradigmi produttivi ovvero si sviluppano negli ultimi
decenni forme più aperte di innovazione. l’innovazione fa sempre più
riferimento alla collaborazione fra imprese, alle istituzioni e agli attori. Durante
la rivoluzione industriale l’inventore era la singola persona, spesso l’operaio
che, lavorando tutti i giorni in un determinato spazio, portava delle migliorie in
una fase della produzione per poi implementare quell’innovazione e brevettarla.
Siamo passati dall’inventore singolo all’invenzione insieme ad altri, ma nelle
singole imprese. Nella fase fordista di sviluppo del capitalismo, le grandi
imprese internalizzavano la maggior parte delle loro operazioni. Nella fase post-
fordista si nota una proliferazione delle partnership: i centri di ricerca iniziano ad
essere più piccoli all’interno delle imprese, ma si affermano le collaborazioni tra
attori esterni ed interni c’è così la condivisione dei costi, delle conoscenze e
delle competenze e nascono perciò le migliori innovazioni. Le tecnologie digitali
hanno facilitato queste condivisioni;
3. Cambiamento degli orientamenti di consumo: un orientamento di
consumo che è basato più sull’accesso che sul possesso una modalità di
consumo basata sull’accedere temporaneamente a un bene anziché possederlo.
Talvolta questa forma di accesso integra e a volte sostituisce del tutto il
consumo che facevo prima. Queste forme di accesso e di proprietà possono fare
riferimento alla reciprocità o possono legarsi semplicemente allo scambio di
mkt. Sono fondate su modelli gerarchici dove sono in piena concorrenza di mkt.
Questa nuova forma di consumo ha una forte valenza sull’idea che il capitalismo
sta cambiando e che quindi è un modello che si può cambiare;
4. La globalizzazione ha favorito la diffusione di relazioni di tipo collaborativo, la
decentralizzazione delle imprese, catene globali del valore di imprese private e
le nuove politiche di sviluppo. la globalizzazione ha favorito la diffusione di
relazioni di tipo collaborativo tra partner collocati su diverse scale territoriali.
Quando si parla di catene globali del valore si fa riferimento a un processo di
riconfigurazione ampio dell’organizzazione del lavoro e del processo produttivo.
Questo comporta una specializzazione in fasi e una dimensione territoriale della
filiera della creazione. A volte il prodotto viene creato in un determinato
territorio e poi prodotto in un altro.
La sharing economy
La sharing economy fa riferimento ad un modello di economia collaborativa capace
l’accesso di rimettere in circolazione
di mettere al centro e non il possesso e prodotti
valore sia economico che sociale.
sottoutilizzati, producendo
Il campo semantico coperto dall’economia della condivisione è ampio. Ne fanno parte:
Imprese multinazionali con un modello di business strettamente finalizzato al
mkt
Realtà meno strutturate, basate su scambi più relazionali e solidaristici, no-
profit e incentrate su legami comunitari a livello locale.
Queste organizzazioni sono connotate da pratiche che condividono un elemento
essenziale: la tecnologia dell’informazione e della comunicazione.
I soggetti della sharing economy sono diversi. Infatti, sono coinvolte 3 categorie di
soggetti:
1. I prestatori di servizi che condividono beni, risorse, tempo e/o competenze e
privati (pari)
possono essere sia che offrono servizi su base occasionale sia
prestatori di
prestatori di servizi nell’ambito della loro capacità professionale (
servizi professionali).
In parte questo meccanismo di scambio tra pari l’abbiamo visto con la
testimonianza “Dress you can”. Infatti, dress you can ha una parte di vestiti che
sono presi dai privati e dati ad altri privati quindi loro intermediano, grazie al
loro sito, fra due pari. Ma abbiamo anche uno scambio di mkt in quanto hanno
anche una parte di vestiti che loro acquistano e poi rivendono per guadagnarci;
2. Gli utenti di tali servizi;
3. Gli intermediari che mettono in comunicazione, attraverso una piattaforma
online, i prestatori e gli utenti e che agevolano le transazioni tra di essi
(piattaforme di collaborazione).
La sharing economy porta tra i suoi meccanismi di funzionamento il consumo
collaborativo: in cui la gente scambia, condivide, redistribuisce prodotti di cui non ha
bisogno e che non utilizza con continuità (forme di baratto o di scambio dell’usato
come il Bookrunning o piattaforme come Reoose, ma anche di condivisione come
Muniren o il car pooling di Blablacar; di ospitalità come Airbnb o di t
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