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Definizione di sociologia della conoscenza

Sia dalla tradizione tedesca della Wiessensoziologie che dall’inglese Sociology of Knowledge, la scienza esaminata è fortemente ambigua. È problematico infatti definire l’oggetto di studio: sia il termine sociologia che quello di conoscenza assumono significati differenti e quindi una definizione universale non può essere raggiunta.

Tradizione tedesca e inglese

In Germania, il primo termine assume il significato di “filosofia sociale”. In Inghilterra, invece, la sociologia è legata alla tradizione positivistica ed empirista. Anche il termine Wissen, conoscenza, ha destato particolari problemi. Conoscere, nell’ambito tedesco significa conoscere a livello teologico, metafisico, filosofico (gnesologia). In Inghilterra la conoscenza è associata al sapere scientifico (epistemologia).

Inoltre, al di là di queste problematiche, esiste un dibattito anche relativo all’oggetto di studio. La conoscenza cosa include? Molti approcci da parte dei primi studiosi della scienza si sono soffermati sulla conoscenza intellettuale, o meglio, l’esame della vita intellettuale da un punto di vista sociologico. Secondo Berger e Luckmann, autori de “La costruzione sociale della realtà”, il problema fondamentale della conoscenza sta nel condizionamento sociale in relazione a tutti coloro che vivono in qualche contesto sociale e devono affrontare le problematiche relative alla vita quotidiana.

“Tutti coloro che vivono in una società devono conoscerla, in qualche modo, per potervisi orientare in essa”. Quindi non solo conoscenza sociologica intellettuale ma anche conoscenza sociologica della realtà che ci circonda e dei problemi ad essa legati.

Contributi di Mannheim e altri studiosi

Mannheim, in “Ideologia e Utopia” definisce la sociologia della conoscenza come teoria quale la scienza che tende ad analizzare la relazione tra la conoscenza e l’esistenza, come ricerca, invece, un’analisi delle forme di queste relazioni nello sviluppo intellettuale dell’umanità. Altri autori hanno ripreso questa definizione di Mannheim, il cui contributo è indubbiamente il più rilevante sul piano della scienza in esame.

Merton critica il lavoro di Mannheim ma riprende la sua stessa definizione di sociologia della conoscenza quando afferma che essa studia le relazioni della conoscenza e gli altri fattori essenziali della società e della cultura.

Esistenza sociale e conoscenza

Avendo fin’ora definito la sociologia della conoscenza come quella scienza che studia le relazioni tra conoscenza ed esistenza sociale, dobbiamo ora definire in che senso e in quale modo l’esistenza sociale possa condizionare la nostra conoscenza. La natura di questa relazione si basa sul pensiero e sul suo condizionamento sociale che avviene in modo extra razionale. Se infatti il pensiero fosse razionalmente “dato” esso non potrebbe essere condizionato dall’esistenza sociale e quindi, in questo senso, si deve riconoscere, un fattore extra-razionale, un carattere non puramente cognitivo ma emotivo del pensiero umano. E diventa compito della sociologia della conoscenza quello di indagare non solo sul condizionamento cognitivo ma anche emotivo dell’esistenza, riconosciuto lo stesso pensiero costituito da entrambi questi due aspetti.

Wolff a tal proposito definisce la disciplina come: sociologia del comportamento intellettuale ed emotivo. La definizione ora di società impone nuove problematiche. Possiamo ricondurre la società alla conoscenza da un lato o solo alla natura dall’altro? La risposta migliore è quella che la definisce come una struttura, una cristallizzazione di modi di agire e di pensare, sempre di necessità influenzati dalla realtà naturale, ma mai totalmente riducibili a essa.

Rapporti tra sociologia della conoscenza e altre discipline

Ma per ora si apre un altro problema: quanto del sociale condiziona il nostro pensiero e quanto invece appartiene a noi in quanto dato e immodificabile? I rapporti tra la sociologia della conoscenza e altre discipline come, ad esempio, l’antropologia culturale (questo lo vedremo più in là) e la sociologia della cultura possono essere rilevati. Fondamentalmente è l’oggetto di studio che differenzia la prima dall’ultima. Cultura non è altro che l’ambito vasto in cui la conoscenza si colloca solo come una sua parte. Sociologia della cultura è anche sociologia della conoscenza.

Interessante è citare la differenziazione di cultura e civiltà data da A. Weber: cultura è una visione del mondo particolare, civiltà è tecnologia e cognizioni scientifiche. Egli precisa quanto la cultura, costituita da valori, religione, filosofia, possa influenzare la conoscenza. Anzi, è forse proprio mediante la cultura che riusciamo a relazionarci con la realtà sociale e quindi “conoscere” (in senso sociale).

I precedenti

La sociologia della conoscenza vede al suo interno un dibattito dovuto dall’affiancarsi di due diverse approcci della disciplina stessa: da un lato c’è quello che riconosce l’ineluttabile storicità e socialità del pensiero umano, creatosi e formatosi in un contesto storico-sociale (e capostipite di questa scuola è senz’altro Dilthey, storicismo contemporaneo - teoria critica della società) e l’altro approccio, quello definito della “distorsione del pensiero”, la c.d. teoria dell’ideologia.

Predecessori e sviluppi della teoria

Agli albori di questa teoria ritroviamo Machiavelli che, secondo Mannheim, rilevò alcuni aspetti interessanti validi ai fini della sociologia della conoscenza e in concreto le opinioni diverse degli uomini rispetto ai loro interessi, (riferendosi alla “piazza” e al “palazzo”) e anticipa anche uno dei temi più importanti della teoria sociologica dell’ideologia, quello della religione come strumento di cui si serve il potere costituito per perpetuare se stesso.

Un altro precursore è Bacon, con la sua teoria degli “idola”. L’uomo, secondo l’autore, ha il compito specifico di dominare la natura ma a questo compito si oppongono degli ostacoli detti appunto “idola”. Ne rileva 4. Due più propriamente di natura individuale ed innata, e 2 di natura sociale. Gli “idoli del foro” e del “teatro”, rilevando con quest’ultima definizione la parvenza drammatica di tutte le filosofie proposte che disegnano dinanzi a noi mondi immaginari e fantastici.

Pur riconoscendo Bacon la presenza di due “idola” di natura sociale, egli si limita a denunciare l’effetto fuorviante di alcune forme devianti del pensiero, quali ad esempio i pregiudizi che scaturiscono dall’uso errato o non appropriato del linguaggio per quanto concerne gli idoli del foro. Ma non riesce a rilevare la connessione tra situazione sociale e pensiero. Ha il merito in ogni caso di aver percepito e rilevato una tendenza filosofica che sarà pienamente accettata solo circa 100 anni più tardi e cioè quella della natura ideologica fuorviante dei pregiudizi fondati sul più o meno conscio desiderio rivolto ad un particolare interesse. Tuttavia, pur riconoscendo la possibilità di superare queste distorsioni, egli afferma come la natura degli idoli sia innata o perlomeno intrinseca nell’uomo stesso.

E anche se poi preciserà che innati non sono gli idoli ma la predisposizione umana ad essi, non ci risulta chiaro come superarli e in definitiva come superare la contraddizione. Bacon quindi anticipa la tendenza illuminista rivolta a cercare di superare i limiti dei pregiudizi liberando l’animo umano da questi ultimi.

Pensiero di Holbach e critica del pregiudizio

Holbach ritiene che il pregiudizio è “l’errore” che è solo un fatto accidentale, un ostacolo, che non permette all’uomo di vedere la verità, a causa di ignoranza, interessi personali che oscurano i nostri giudizi obiettivi. Ognuno è capace di scoprire la verità se essa ci viene presentata nella giusta luce. Quest’autore, in modo particolare, insiste sulla manipolazione del pensiero da parte del potere politico costituito e della religione che ne è lo strumento.

Il termine ideologia nella letteratura sociologica contemporanea significa pensiero distorto da interessi di parte. Etimologicamente il suo significato è diverso: lo studio delle idee con metodo naturalistico, superamento degli elementi irrazionali che le viziano. Le idee, quindi, ridotte a sensazioni e analizzate in senso naturale. La differenza sostanziale è che questo secondo approccio pone anche la soluzione problematica anziché la sola definizione.

L’intuizione della ideologia come scienza non ha un intento puramente filosofico, ma la sua ragion d’essere si ricollega alle tendenze illuministiche che volevano una trasformazione che si liberasse dalla tradizione religiosa e dai pregiudizi di ogni genere. Questa fu la ragione per cui il termine venne ad assumere un’accezione negativa.

L'errore del pensiero illuminista

Il problema oggetto d’analisi diventa quindi la capacità individuale (razionalità) di superare i limiti del pensiero viziato. L’errore del pensiero illuminista risiede nel dare per scontata questa razionalità e d’individuare il progresso sociale e la conoscenza come due elementi che non solo non hanno tra loro una relazione ma che possono essere quasi identificati. Questa convinzione non cadrà nemmeno nel momento in cui il razionalismo illuministico viene ad essere superato. Saint-Simon e Comte parlano di convergenza tra società e conoscenza. Non pongono problematicamente la natura e lo svilupparsi di questa relazione. La sociologia della conoscenza invece rileva quest’elemento come punto nodale, come il problema principale.

Contributo di Hegel

Un discorso a parte è quello concernente il pensiero di Hegel. La ragione è infatti un’attività dinamica di critica nei confronti della realtà circostante e quest’ultima va intesa in senso storico. Questo è il principio della dialettica, un processo che Hegel definisce dinamico. La ragione, o l’espressione razionale del pensiero dell’uomo si pone in una posizione di critica nei confronti della realtà, negandola diventa “antitesi”. Una nuova negazione di questa costituirà una nuova antitesi (principio dialettico su cui si basa l’idealismo di Hegel).

L’idealismo di Hegel costituisce un tentativo di dare una base storica al pensiero razionale contro il razionalismo astratto dell’Illuminismo. Questo è il contributo maggiore alla sociologia della conoscenza anche se possiamo rilevare dei limiti al suo pensiero. Dal punto di vista di questa scienza, infatti, risulta difficile distinguere atti razionali da quelli non razionali perché Hegel riconosce “razionalità” a tutto l’agire umano, affermando subito dopo la loro inadeguatezza, nel momento in cui diventano “antitesi”. Così c’è il rischio che la concezione di Hegel non porti alcun contributo al problema di un’analisi sociologica che di volta in volta possa dire quali espressioni sono viziate dalla presenza di fattori ideologici e quali meno (apparentemente sembra che l’idealismo hegeliano non si distacchi molto dal razionalismo astratto dell’Illuminismo, anche se riconosce la storicità della ragione ne limita i suoi effetti per così dire “storici” affermando che ogni antitesi, nel processo dialettico perde la sua validità e verrà confutata perché divenuta “inadeguata”). Un altro contributo di Hegel risiede nell’aver individuato che tutte le conoscenze sono mediate, anche se possono sembrarci immediate.

Hegel scrive: conosco l’America ma questa conoscenza è mediata. Se sono in America e vedo il suo suolo ho dovuto viaggiare alla volta di essa, Colombo dovette scoprirla, dovettero costruirsi navi, etc...

Contributo di Nietzsche

Un altro precursore della sociologia della conoscenza è Nietzsche, con la sua concezione del “superuomo”, l’aristocratico, totalmente libero da ogni condizionamento, contrapposto alla figura dello schiavo sottomesso. L’aristocrazia è giustificazione, i sottomessi costituiscono la necessità. Essi sono ridotti a uomini incompleti in funzione della società e del suo funzionamento.

Concezione materialistica della storia e contributo di Marx ed Engels

Ora partiamo dalla concezione materialistica della storia che costituisce il precedente più influente nello studio della sociologia della conoscenza. Non tutti i critici e gli studiosi della sociologia della conoscenza ritengono di considerare la teoria materialistica della storia come il precedente più diretto della scienza in esame. Ma è innegabile rilevare una critica dell’ideologia e pertanto il riferimento ci pare pertinente.

Marx e Engels hanno fatto riferimento in termini espliciti a questa teoria in “l’Ideologia tedesca” ma negli scritti di Marx antecedenti possiamo ritrovare altri elementi interessanti. Ad esempio, nella critica a Feuerbach o a Hegel, o all’economia politica. Partiamo da Hegel. Marx accetta la concezione dialettica della realtà che vede l’uomo come prodotto del suo lavoro, mediante un riconoscimento e un’oggettivazione delle sue opere. Qui si insinua, secondo Marx, il limite di Hegel. Egli ha percepito questo processo in termini eminentemente filosofici. Egli non parla di “riappropiazione” di quelle stesse opere e pertanto parla di un uomo ideale e astratto. L’astrattezza è legata al problema dell’ideologia. Questo è il limite di Hegel secondo Marx.

Il problema dell’Ideologia viene messo in evidenza anche nella critica all’economia politica come scienza che accetta come realtà naturali astoriche non trasformabili tutte le leggi economiche che giustificano e sono giustificate dalla proprietà privata e dalla società borghese. Così l’operaio è merce e questo è un dato “naturale”, immodificabile. L’uomo interessa all’economia politica come lavoratore, produttore, in una società fondata sulla divisione del lavoro e sulla proprietà privata.

L’economia politica si stanza su un errore ideologico, considerando la realtà economica della società borghese come immodificabile, statica e naturale. Le scienze naturali per definizione dovrebbero essere “umanizzate”, apparendo la natura stessa come l’uomo storico sociale la percepisce, cioè come “natura umanizzata”. Ne deriva la definizione di “scienza umana”, storica perché naturale. Il problema dell’alienazione viene percepito come problema “ideologico”. L’uomo non si riconosce nel suo lavoro, si disumanizza, si rende oggetto del suo lavoro. È solo mediante l’abolizione della proprietà privata che l’uomo giunge ad una completezza di sé. Marx intende l’uomo non come soggetto isolato ma come essere sociale.

Per quanto concerne la critica di Marx in “Tesi su Feuerbach”, essa prende le sue mosse dal tipo di approccio che quest’ultimo ha nei confronti del mondo. Un tipo di interpretazione che tenta di descriverlo, con il pericolo di formulare “teorie” ricadendo nel “naturale”. Marx dice che il limite maggiore dei filosofi è stato quello di non saper trasformare il mondo, ma essere capaci solo d’interpretarlo in modi differenti.

Ideologia tedesca e critica alla corrente hegeliana

In “Ideologia tedesca” Marx e Engels criticano duramente la sinistra e la destra hegeliana affermando che entrambe, pur essendo una antitetica all’altra, non riescono a rilevare il nesso esistente tra la filosofia tedesca e la realtà tedesca, il nesso tra la loro critica e il loro ambiente “materiale”. L’ambiente “materiale”, (il mondo materiale), consiste in tutti i modi in cui gli uomini producono le condizioni della loro sopravvivenza strettamente materiale. Per la produzione è necessaria la divisione del lavoro, che a sua volta determina anche i rapporti tra gli individui in relazione al materiale.

I due autori spiegano quest’affermazione in concomitanza con il concetto di ideologia. Dalla differenziazione sociale dovuta alla divisione del lavoro, e in modo specifico tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, la coscienza si distacca dal mondo, dalla realtà storico-sociale per diventare “pura” teoria, “filosofia, teologia, etc...(giustificazione della borghesia) Così la stessa divisione del lavoro è “naturale” e non può essere percepita nel suo contesto storico, pertanto, Ideologia.

Materialismo storico

Secondo il materialismo storico, invece, bisogna vedere tutte le evoluzioni del pensiero in relazione al reale processo di produzione. (differenza: interpretazione del pensiero, teorie naturali contro il materialismo storico legato all’evoluzione storica del contesto di produzione). Il discorso fila fino a quando i due autori affermano che la classe dominante è la potenza materiale e spirituale dominante. Le idee della borghesia, in parole povere sono dettate dagli interessi di classe. Pertanto, l’ideologia è per definizione conservatrice. Questa affermazione sembra trascendere la situazione economico-sociale data. Come è possibile creare un pensiero non ideologico? Come è possibile porsi teoricamente dalla parte della classe dominata? I due autori rispondono proponendo una pratica, con la quale sembra si risolva anche il problema teorico. Bisogna abolire lo stato di cose sociali. (rivoluzione proletaria).

Dalla teoria dell’ideologia alla sociologia della conoscenza

Il materialismo storico di Marx e Engels viene ad un certo punto quasi rovesciato da M. Weber. Egli parte dal sostenere che ogni ricerca nelle scienze sociali muove da alcuni presupposti valutativi e la scelta di questi ultimi da parte di chi compie la ricerca è condizionata da fattori di ordine sociale.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della conoscenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Izzo Alberto.
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