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- Definizione di informazione
- Teoria matematica della comunicazione: Shannon
- Scuola di Palo Alto: Watzlawick
- Comunicazione interpersonale: Sapir-Whorf sull’ipotesi della relatività linguistica
- Teoria degli atti linguistici: Austin e Searle
- Comunicazione tra culture
- Comunicazione di massa
Flusso di comunicazione a due stadi (Lazarsfeld)
o Le cinque W
o
- Scuola di Toronto: McLuhan
- Produzione delle notizie
- Comunicazione pubblicitaria
Studi sul pubblico: cultural studies
o
- Concetto dei media: modello della spirale del silenzio (Noelle-Neumann)
- L’agenda setting
Le questioni fondamentali (I cap.)
E’ nota agli addetti al lavoro la definizione che viene data all’informazione, considerata come la
percezione di una differenza. Ad essere rilevatori od indicatori di tali differenze sono gli organi
sensoriali. Una notizia non può essere considerata giusta o sbagliata, poiché deve essere
associata al soggetto percipiente e al contesto culturale cui è inserito.
Studiare la comunicazione umana, come processo di socializzazione, significa in gran parte
studiare la società in cui si vive e in cui essa è realizzata e giustificata attraverso la sociologia della
comunicazione. Nella comunicazione o trasmissione di informazioni (su breve, medio e lungo
raggio e verso un o più interlocutori appartenenti a diverse culture e classi), si scompone con una
sorgente che elabora un messaggio, un apparato trasmittente che lo codifica per qualcun altro
(radio o televisione per iniziare), un mezzo o canale attraverso cui viene fatto ‘girare’, una fonte di
rumore più o meno variabile che potrebbe modificarlo, un apparato ricevente che codifica a sua
volta, un destinatario infine che lo riceve decodificato. Da C. Shannon questo è un modello che
viene chiamato come teoria matematica della comunicazione il quale suo scopo è quello di
studiare le strategie migliori affinché il messaggio si trasmetta integro dalla sorgente al destinatario
anche in presenza di rumore. La sua idea di codice si preoccupa principalmente degli aspetti
sintattici di codifica valida, ignorando quelli semantici dalle possibili interpretazioni. I segni
comunicativi possono essere studiati con la semantica (studio delle relazioni tra il codice e gli
oggetti che indica), la sintassi (studio di elementi singoli e delle possibili combinazioni) e la
pragmatica (studio tra le relazioni del codice, chi lo usa e il comportamento conseguente a questo
uso).
Una delle scuole di pensiero che equiparano esplicitamente comunicazione con comportamento è
la Scuola di Palo Alto. Secondo i suoi autori e studiosi, qualsiasi comportamento in una
situazione di interazione è comunicazione anche nei casi in cui si sforza di non farlo (come
sappiamo grazie al prezioso contributo di Watzlawick e dei sistemi comunicativi non verbali). Nella
comunicazione-interazione ci deve essere l’intenzione (con lo scopo di) e consapevolezza (mi
rendo conto che) per essere totalmente condiviso dai vari linguaggi del pianeta e codificato
correttamente. Dunque, ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e uno di relazione, di
modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione.
La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra gli
interlocutori. La Scuola di Palo Alto intende in questo caso una ‘punteggiatura’ peculiare, un flusso
ininterrotto di significati più o meno condivisi che è possibile suddividere in unità di messaggi che
sono anche stimoli che possono dare risposte (cause o effetti di essi). La loro punteggiatura è
come una percezione che si ha. Non è possibile comprendere un certo fenomeno senza
considerare il sistema comprensivo di ci è parte, proprio come sosteneva Goffman, per cui le
strategie degli individui negli incontri con i propri simili sono tese a cercare di controllare la
definizione di situazione circa ciò che sta accadendo. Le persone tendono ad agire in modi diversi
e tendenzialmente prevedibili, a seconda della loro posizione sociale e degli interlocutori con cui si
confrontano. In modo sociologico, le persone si definiscono o vengono definite all’interno di un
ruolo preciso o un sistema di norme e aspettative che li definiscono per gli altri e li pongono al
centro di una rete di interdipendenze (come nell’esempio del Pigmalione in classe).
La fenomenologia sociale accomuna le teorie di Goffman con l’interazionismo simbolico o
etnometodologia, ossia una ricerca che intende ricostruire la logica dei metodi pratici attraverso
cui le persone conferiscono senso alla realtà, poiché essa è continuamente conservata attraverso
le nostre azioni quotidiane (Garfinkel), nella prospettiva in cui la comunicazione è uno degli
strumenti principali a cui è affidata la costruzione sociale della realtà.
La comunicazione interpersonale (II cap.)
In linguistica si è soliti distinguere tra significante e significato e possiamo ‘dire’ che il primo è il
mezzo che usiamo per rappresentare il significato. Quando esiste una relazione di continuità tra i
due, il segno assume le caratteristiche di un indice; quando siamo in presenza di una relazione di
similitudine o analogia, allora si parla di icone; quando, infine, il loro rapporto è arbitrario e
convenzionale si parla di simboli (come la parola ‘cane’ che, nel nostro idioma, è il simbolo verbale
dell’animale). I simboli intesi in senso sociologico, sono entità che vengono socialmente costruite e
ricostruite in un mix variabile che è in parte convenzionalmente codificato e in parte creativo.
Da Sapir-Whorf è stata formalizzata l’ipotesi della relatività linguistica, per cui il rapporto tra
linguaggio e conoscenza, dove il primo determina la seconda, si afferma ne: “i parlanti di lingue
diverse sono orientati dalla loro lingua verso differenti tipi di osservazione e valutazioni di eventi
esterni simili: è di conseguenza che essi giungono a una differente visione del mondo”.
Dato che anche i pensieri formulati nella nostra testa sono espressi in una lingua, non possiamo
pensare cose per le quali non abbiamo parole a disposizione. Possiamo avere, inoltre, un gran
potere politico linguistico, se pensiamo che solo decidere di nominare le cose in un certo modo
rappresenta una forma di potere. Riassumendo i principi dell’idea che ‘dire’ è sempre anche ‘fare’,
formulata da Austin e Searle, la teoria degli atti linguistici. che ha bisogno di: vi sono atti locutori
che sono rappresentati dall’azione di pronunciare qualcosa; atti illocutori che costituiscono azioni di
pronunciare determinate parole che si concretizzano nel momento stesso in cui queste vengono
pronunciate (per l’appunto) come promesse, giuramenti e ordini; poi, atti perlocutori che
comprendono le conseguenze dell’atto nei confronti degli ascoltatori potendo trattarsi di
persuasione, spavento o intimidazione, etc.
La comunicazione tra culture.
La comunicazione interculturale (CI) studia la comunicazione face to face tra persone di differenti
culture nazionali, mentre la comunicazione cross-culturale (Ccc) compara i modelli comunicativi
di popolazioni differenti. Quest’ultima si distingue tra cultura collettivistiche e individualistiche,
misurandosi nelle dimensioni di: distanza rispetto al potere in cui vi è un’accettazione delle
disuguaglianze nella distribuzione del potere, mascolinità ce indica come si caratterizzano le
differenze di genere, l’evitamento dell’incertezza che dimostra quanto le società (in ricordo di
Popper) accettino l’ineluttabilità degli eventi e l’orientamento al futuro che distingue tra breve e
lungo termine.
Un’altra differenza tra culture è quella tra alto contesto (AC) in cui si indicano culture che
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- Risolvere un problema di matematica
- Riassumere un testo
- Tradurre una frase
- E molto altro ancora...
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