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Capitolo 1: L'albero della comunicazione

Non è possibile definire una sola idea di comunicazione

Non è possibile dire precisamente che cosa si debba intendere col concetto di comunicazione. Non esiste una sola "idea" di comunicazione. Abbozzando un sommario elenco degli elementi problematici, che rendono difficile il disegno di una "mappa scientifica" della comunicazione, troviamo che ci sono tre livelli differenti:

  • Le incertezze, i ritardi e l'esasperante eclettismo del complesso degli approcci scientifici;
  • Le particolari caratteristiche dell'oggetto-comunicazione che condivide l'imprevedibilità dell'azione umana e sociale;
  • Contrapposizioni cognitive radicate nell'evoluzione culturale del nostro secolo.

Le ragioni del monumentale stallo rispetto alla creazione di una teoria organica si annidano nel particolare sistema di relazioni che corre fra l'oggetto di studio, le specificità dei contributi analitici e la particolarità dell'evoluzione storica di entrambi.

L'albero della comunicazione: la fatica di crescere

Progresso tecnologico e trasformazione dei concetti

L'invenzione della scrittura e poi della stampa a caratteri mobili, rappresentano passaggi epocali nella fenomenologia comunicativa, gettando le basi per una sua progressiva espansione. Elementi di crisi dei comportamenti comunicativi tradizionali provengono dal carattere di istantaneità che si riflette automaticamente nella diversa tempestività con cui sono chiamati a reagire gli attori sociali. Oggi ogni azione può trasformarsi immediatamente in notizia, suscitando una catena di reazione, diversamente da prima dove l'accesso all'informazione era già di per sé un problema. È evidente che i fenomeni comunicativi odierni modifichino il senso e la natura del concetto generale che li racchiude.

La comunicazione come fenomeno e come rappresentazione

Tra le più importanti trasformazioni subite dai processi comunicativi, possiamo dire che quelle decisive sono a livello strutturale dei flussi comunicativi e le più decisive sono:

  • L'incremento della facilità d'accesso all'azione comunicativa, grazie anche alla liberalizzazione degli spazi comunicativi;
  • La moltiplicazione dei canali comunicativi e la semplificazione e automazione del loro funzionamento;
  • L'ampiezza, intesa come dimensione di universalità e di assoluta contemporaneità.

La radice del termine "comunicazione" risale ai verbi greci e significa "rendo comune" e "partecipo". Oggi il termine comunicazione racchiude un vasto insieme terminologico sovrapposto, come ad esempio nei veicoli di trasporto chiamati anche mezzi di comunicazioni (tra le terre separate dal mare) o come i mezzi di comunicazione odierni vengono definiti media. Il problema comunicativo per eccellenza risiede proprio nell'articolazione e negli esiti della comunicazione.

Capitolo 2: La filosofia del linguaggio

Linguaggio e comunicazione

Fin dall'inizio l'attenzione si è andata focalizzando prevalentemente sul linguaggio, cioè su quello che oggi verrebbe considerato il codice più rilevante attraverso cui il processo comunicativo viene generalmente espletato. Con il termine linguaggio si designa un "codice", verbale e non, che trasmette, conserva ed elabora informazione. L'odierna proliferazione delle possibilità comunicative favorisce certamente la dilatazione delle aree fenomeniche riconducibili sotto l'egida del termine "linguaggio". Il primo problema quindi del linguaggio è la sua estensione.

I problemi dell'adeguatezza: linguaggio, realtà e verità

Un secondo problema riguarda la relazione fra linguaggio e realtà, ovvero di "semantica". Le dottrine filosofiche sul linguaggio umano trascuravano le numerose componenti non linguistiche, le condizioni "esterne" e le "funzioni" del processo comunicativo. L'ambizioso traguardo dei filosofi del linguaggio fu quello di afferrare il legame fra le espressioni linguistiche e i loro "referenti" nella realtà. Con Aristotele, nacque un altro problema cioè quello della corrispondenza tra linguaggio e verità. La rivoluzione aristotelica demoliva l'alone di mitologico che ancora circondava la parola.

La linguistica

La rivoluzione strutturalista: la de-ontologizzazione del linguaggio

Le fondamentali distinzioni introdotte da Ferdinand de Saussure sono:

  • Tra Langue e parole;
  • Tra Sincronia e Diacronia;
  • Arbitrarietà del segno;
  • Tra rapporti Sintagmatici e associativi;

Langue e parole

La langue è il sistema nel suo complesso e la parole rappresenta le manifestazioni reali del linguaggio scritto e parlato. Per Saussure le parole sono manifestazioni individuali e momentanee.

Sincronia e Diacronia

Nella considerazione sincronica del linguaggio si esamina uno stato determinato di lingua come sistema di elementi; per analisi diacronica si intende un'analisi nel tempo di singoli elementi linguistici.

L'arbitrarietà del segno

Per Saussure il segno linguistico è concepito come un'entità composta da due parti indivisibili:

  • Il significante, cioè un suono o un'immagine acustica;
  • Il significato, cioè il concetto a cui rimanda il significante;

Il rapporto tra significante e significato è di natura arbitraria, poiché il segno grafico o fonetico che rappresenta il concetto non è collegato necessariamente al significato cui è connesso. La relazione tra significante e significato è garantita, per ogni stato linguistico, dalla langue.

Rapporti sintagmatici e associativi

I segni linguistici sono entità che non hanno un valore in sé, ma acquistano senso solamente nelle loro differenze reciproche all'interno del sistema. I collegamenti fra diversi segni possono essere:

  • Sintagmatici, collocabili al livello delle parole, e sono rapporti di contiguità;
  • Paradigmatici, collocabili al livello della langue, e sono rapporti di opposizione;

Un esempio è l'alfabeto che costituisce un paradigma, ovvero un insieme di segni tra i quali si effettuano alcune scelte che conducono alla formulazione di un messaggio. Le combinazioni ottenute sono i sintagmi, che sono regolati da norme combinatorie e contemporaneamente tende ad evitare equivalenze fra i suoi elementi.

Il modello di Jakobson

Nel modello di Jakobson ogni funzione è orientata prevalentemente verso un fattore:

  • La funzione emotiva è attiva quando il messaggio è incentrato sul mittente. È segnalata attraverso l'uso della prima persona nei verbi.
  • La funzione referenziale è associabile alla formulazione di un messaggio informativo sulla realtà, è legata al contesto in cui si svolge la comunicazione.
  • La funzione conativa è attiva quando il mittente si rivolge al destinatario in modo esplicito attraverso il vocativo o l'imperativo. Forma utilizzata molto nelle forme pubblicitarie.
  • La funzione fàtica è atta al controllo del canale attraverso cui avviene la comunicazione. Esempio dire pronto? O le prove del microfono prima di un concerto.
  • La funzione metalinguistica è orientata verso il codice, verso il linguaggio stesso, entra in campo quando i due interlocutori vogliono verificare se stanno utilizzando lo stesso codice. Enunciati tipo sono: "Mi ha capito, cosa vuoi dire?"
  • La funzione poetica è orientata al messaggio in quanto tale, attirando l'attenzione del destinatario sul messaggio stesso. Un linguaggio ornato di figure retoriche. Un enunciato di Jakobson è stato "I like Ike" slogan usato per le elezioni di Eisenhower.

Il "dominio" della sociolinguistica

Il termine sociolinguistica è entrato nell'uso scientifico da un tempo relativamente recente, da quando, cioè, si è accentuato l'interesse per gli aspetti sociali dell'uso del linguaggio. Fra gli anni '50-'60 si cominciavano a delineare i primi studi che ponevano in relazione le diversità fra i parlanti, con le peculiarità degli effettivi comportamenti sociali.

La teoria degli atti linguistici di Austin

Secondo cui l'enunciatore compie un'azione sociale, si può così sintetizzare:

  • Atto locutivo (atto dell'enunciazione)
    • Dimensione fonetica (produzione di suoni)
    • Dimensione fàtica (produzione di parole e frasi di una lingua)
    • Dimensione retica (uso delle frasi con senso determinato)
  • Atto illocutivo (ciò che si compie dicendo una frase)
  • Atto perlocutivo (azione performativa sull'interlocutore)

Searle e l'atto linguistico

Searle suddivide l'atto linguistico in:

  • Atto espressivo
    • Dimensione fonetica
    • Dimensione fàtica
  • Atto proposizionale
    • Dimensione della referenza
    • Dimensione della predicazione
  • Atto illocutivo
  • Atto perlocutivo

L'atto locutivo di Austin è suddiviso da Searle nei due atti espressivo e proposizionale; mentre la dimensione retica è sdoppiata nelle dimensioni della referenza e della predicazione.

I percorsi della semiotica

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dariozzolo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Fatelli Giovambattista.
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