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analizzabili che prendono il nome di domini sociolinguistici. Quando un linguaggio è coerente con il dominio in cui

viene espresso, è congruente, viceversa è incongruente (per esempio lo scugnizzo di cui sopra che manda al diavolo la

maestra). Per l’incongruenza deve essere sbagliato almeno o il momento o il luogo. Quando l’interazione è limitata, si

parla di microsociolinguistica, macrosociolinguistica quando si ampia il raggio di azione del dominio, per esempio la

scuola, la chiesa, il governo, le istituzioni.

10: Semiotica e strategie comunicative (Ferraro)

Come variare l’utilizzo del messaggio, del linguaggio, e delle teorie sociolinguistiche testè riportate per ottenere un po’

di sana e influente comunicazione di massa? Ferraro dà uno spaccato di questa applicazione negli audiovisivi: l’utilizzo

di inquadrature come il primo piano permette di accentuare il risalto su cose o persone (per esempio testimonial che

associano la propria immagine al prodotto). Esiste un vero e proprio CODICE delle inquadrature, delle tecniche di

ripresa, degli effetti, che innescano quindi un processo SEMIOTICO. Cinema e televisione pur usando un media

simile differiscono per tecnologia, differenze sociopoliticoeconomiche (non dimentichiamo che il cinema è raramente

stato utilizzato come propaganda a differenza della TV), diff. di programmazione, rapporto psico affettivo nei

confronti del mezzo (TV-focolare!). La TV inoltre può trasmettere in diretta, che diluisce l’azione, che viceversa nel

cinema viene molto compattata. Il tempo dell’azione è compresso nel cinema. La regia è più curata nel cinema. Per il

montaggio poi, nel cinema si tende a comprimere scene e condensarne il succo, in TV la regia opera più a livello

spaziale, per mostrare ad esempio la stessa scena da più punti di vista contemporaneamente: il montaggio televisivo

non ha la forza sintetica di quello cinematografico.

Nella comunicazione pubblicitaria è molto importante l’uso delle figure retoriche.

Metafora: olio Shell, paladino dell’autostrada (c’è bisogno di spiegarla?)

Metonimia: comprate Marzotto (si associa il nome al prodotto)

Ossimoro: Fiesta, piccolo grande snack (si usano parole antitetiche)

Polisemia: il primo sorso affascina, il secondo STREGA (si gioca sul doppio senso linguistico)

Ripetizione: crudo sul pane, crudo sui pomodori, Olio sasso, crudo sulle minestre (ripetizione)

Iperbole: il mare a domicilio (l’esagerazione ragionata)

Tautologia: una VW è una VW (inutile l’elogio)

Preterizione: non ha bisogno di pubblicità

Le figure retoriche non si usano solo per stupire o far ricordare: vogliono far leva sul doppio piano di lettura. Si usano

perché si cerca comunque innovazione, particolarità, elementi che facciano distinguere e divertano.

11: La comunicazione non verbale (Argyle) (come si legge, ERGIAIL?)

C’è processo semiotico ogni qualvolta si usano codici che possono essere interpretati. La CNV è fatta di gesti,

abbigliamento, atteggiamenti, posture, elementi esterni, che comunicano. Conoscere questi codici è una marcia in

più per il singolo e per l’azienda. La gestualità è importante, ma è rischiosa perché varia da popolo a popolo. Argyle

comunque evidenzia e sottolinea questa importanza perché la CNV è carica di significati.

Perché si usa la CNV?

1) Quando manca una codificazione verbale (per comunicare cose molto semplici… ), o per la personalità

2) I segnali non verbali sono + efficaci (alzata di spalle quando si è scazzati vale + del dire “sono scazzato”)

3) I segnali NV sono meno controllati e quindi + genuini (elementi fisiologici come pupille o pallore)

4) Per non esplicitare troppo, per non turbare (importante nella “trattativa”, per esempio nel corteggiamento)

5) E’ utile un’alternativa al linguaggio, oltre che arricchire può giocare in alcune situazioni

12: La prossemica (Hall)

Fa parte della CNV la gestione degli spazi fisici nel momento comunicativo. Lo spazio è un canale non verbale. Ci

sono quattro livelli di distanza analizzati.. anche se sono studi datati sono cmq interessanti.

D. INTIMA. Fase di vicinanza: contatto fisico, olfattivo… sentire il respiro dell’altro… com’è romantico! O

selvaggio. Fa parte dell’amplesso o della lotta. La fase di lontananza (15-45 cm) è solo per pochi, altrimenti suscita

aggressività. La percezione del prossimo è un po’ deformata. Situazione classica di autobus e metrò.. si cerca

l’equilibrio e non si è rilassati.

D. PERSONALE, fase di vicinanza (45-75cm): è più tollerabile, e si comprende che si può entrare in relazione con il

prossimo. Si vede la figura quasi intera e questo dà sicurezza. Fase di lontananza (75-120cm). E’ il confine del

dominio fisico. La figura vista è ancora più lontana e controllabile. I contatti fisiologici sono limitati e difficili (odore,

alito). 7

D. SOCIALE, fase di vicinanza (1-2metri): è la distanza degli affari interpersonali, classica del lavoro, degli incontri

occasionali e dei convenevoli. Se una persona è in piedi e l’altra seduta c’è un senso di potenza (p. es. il capo che parla

alla segretaria. Fase di lontananza (2-3,60m): distanza molto formale… si perdono i particolari del volto e tutti i

contatti sensoriali. Si ha un gran senso di libertà sul lavoro, si lavora comodi e con tranquillità. E’ però anche una

distanza di isolamento, occhio!

D. PUBBLICA, fase di vicinanza (3,6-7,5 m): distanza di sicurezza in caso di difesa a mezzo fuga. A questa distanza

di sceglie accuratamente il linguaggio usato, con stile formale. Fase di lontananza (7,5 m in su): tipica delle

apparizioni pubbliche, la voce e l’imponenza devono essere amplificate, studiata lentezza e massimo stile.

Zone spaziali nascoste: zone in cui si è un po’ più liberi e vengono usate, quasi “intimamente” per dei momenti di

rilassamento. In genere sono ricercate nello sfruttamento massimo della propria area di lavoro. E’ bene che ci

siano per rassicurare il personale. C’è bisogno di un minimo di senso di spaziosità.

12: L’arte del ben parlare (Quintiliano)

Il miglior saggio del libro. Da leggere.L’arte del bel parlare è la retorica. Va ricercato uno stile efficace, adatto alla

situazione, ricercato, in modo da essre convincenti. La retorica, nonostante la moderna accezione negativa del termine, è

un’arte. L’oratoria è la parlantina libera, in pubblico, commisurata, intelligente. L’oratore ha i suoi gesti, le sue

movenze, le sue pause… è quasi un attore. Deve capire il pubblico, cercarne il feedback. Per esempio c’è l’uso di

leggere, in pubblico: andrebbe sempre alzato lo sguardo per mantenere il contatto. Quintiliano si sofferma sui gesti,

sull’espressione del volto (soprattutto le sopracciglia!), le mani, su cosa evitare (toccarsi il volto o mangiarsi le labbra).

E’ importante la postura, la riflessione e il non parlare per forza. Meglio la pausa razionale che il tentennamento.

3: Psicologia della comunicazione

Viene riproposto il dualismo delle dottrine di comportamentismi e cognitivisti. Viene ricordata la scuola della Gestalt

che si occupò di analizzare il mondo fenomenico attraverso gli organi di senso percettivi. Per il comportamentismo si

studiano i rapporti di causa-effetto e in particolare l’apprendimento, come fonte dell’agire. Per i cognitivisti invece il

fulcro è nell’attività mentale intrinseca. I cognitivisti sono lontani anche dalla Gestalt, che ritengono non sufficiente.

Nel 900 si sviluppa invece la psicanalisi, con Freud. Si conclude infine con le tendenze della psicologia sociale, cioè il

comportamento sociale come estensione di quello individuale

1: Il Comportamentismo

Il brano è di Watson, ma parlando dei behavioristi non si può non citare Pavlov, che studiò i riflessi condizionati. Ci si

può azzeccare anche Johnson Laird dall’esame di psicologia, e Turing. Per Pavlov le entità dell’apprendimento sono lo

stimolo e la risposta. Ricordare l’esperimento dei cani! Il comportamentismo cerca di capire la genesi delle abitudini,

che si sviluppa tramite l’apprendimento. Per Watson l’apprendimento si basa su due principi: di frequenza e di

prossimità temporale: quanto più spesso capita lo stimolo, tanto più è probabile che segua una data risposta

(frequenza), e più è recente la risposta allo stimolo, più è probabile che sia ripetuta. Ricordare i vari modi di

apprendimento, per esempio tentativo ed errore.

2: La Gestalt

Ritornano le leggi della Gestalt di cui parlava anche Cesa Bianchi: la scuola della G. poneva l’accento sul rapporto tra

“esterno e interno”, passando per la percezione (sia in un senso che nell’altro, cioè sia top down che bottom up). Le

leggi della G. sono importantissime per il pubblicitario o comunque per tutti quelli che si occupano di comunicazione

visiva. L’analisi parte dal fenomeno phi: l’illusione che una scritta intermittente si muova, quando in realtà si

accendono delle luci e se ne spengono altre. Le leggi si applicano al concetto di campo, cioè quello che viene posto

davanti all’osservatore. In generale, l’uomo tende a riconoscere, nell’ambiguità di forme, alcune situazioni

“favorevoli”.

In particolare (questo lo riassumo da Cesa Bianchi perché lì è spiegato meglio), si tende a percepire:

1) Una forma riconoscibile fatta da elementi vicini (per es. dei puntini vicini che formano un quadrato)

2) Elementi simili come unificati

3) La continuità della direzione rispetto alla casualità

4) La chiusura delle forme

5) La pregnanza: il carattere unitario di forme semplici in cui una appartiene all’altra 8

6) Il fattore empirico: la segmentazione avviene anche in base alle esperienze passate

La G. inoltre si pone il problema del gruppo: esiste una psicologia del gruppo, la consapevolezza del “NOI”? Dato per

scontato che il gruppo sociologico esiste, si postula che dove c’è un gruppo sociologico ce n’è anche uno psicologico.

Esiste la coscienza di gruppo, la consapevolezza psicologica di appartenervi. Come ci si comporta in gruppo?

Legge di somiglianza: entrando in una stanza con altre persone, si è analoghe ad esse (esempio; quando si va dal

medico e si aspetta. Ci si sente fuori posto quando si è vestiti diversamente, ad esempio. Questo può anche essere un

limite del comportamento: si è uguali forzatamente anche come atteggiamento di difesa.

I gruppi sono vivi e vivono di regole:

Chiusura e segregazione: un gruppo può essere più o meno chiuso e restrittivo. Aumenta la coscienza di gruppo

Stabilità: connessa con la chiusura, il gruppo può essere + o – conservativo e disponibile alle innovazioni

Articolazione: i comportamenti sono sempre relazionati, nel gruppo, ogni comportamento ha un’eco di risonanza

In un gruppo si tende a seguire delle gerarchie in base all’efficienza (leader). Il leader può essere o il capo amato, o

la guida temuta. Gli altri sono seguaci. Ma guidare un gruppo implica che certe azioni vengano compiute e altre no

allo scopo di mantenere la posizione, e la stabilità del gruppo. Simile atteggiamento si riscontra anche nei seguaci.

Non è così semplice però: il leader non è sempre uno solo: esempio degli uccelli che beccano gli altri. C’è lotta per il

dominio sugli altri. Una volta stabilite le gerarchie, la lotta scompare e il rapporto diventa persino amichevole.

Mettere in discussione il leader vuol dire rischiare.

3: La psicologia sociale (Lewin)

Lewin è un comportamentista e si interessa del comportamento sociale. Sua è la teoria di campo. Il campo è dato

dall’unione di ambiente comportamentistico esterno ed elementi interiori. Fondamentalmente Lewin è importante

perché è il primo ad analizzare il nesso che c’è tra uomo e ambiente… ricordare anche Maturana e Varala, secondo

cui uomo e ambiente comunicano ma si evolvono indipendentemente. Si può dire che ogni campo ha una connotazione

circostanziale che permette di distinguere diversi campi a loro volta divisi in regioni. Il passaggio da regione a

regione è frequente, sia volontario che involontario. L’insieme delle regioni è lo spazio psicologico di libero

movimento. Per esempio, se vado al cinema e scelgo di sedermi su una poltroncina dove non è seduto nessuno ma

lontana piuttosto che su una in posizione migliore ma vicino alla quale ci sono due persone, è perché non vedo in quella

poltroncina uno spazio di libertà psicologica. Lewin spiega quali forze agiscono sulle scelte della regione… a volte c’è

conflitto, a volte una sola scelta. L’ambiente quindi influisce sulla scelta, e quindi sul comportamento. In questo senso

l’apprendimento, ciopè il cambiamento della struttura cognitiva, è orientato allo scopo. L’apprendimento è

l’interiorizzazione delle aree non strutturate, cioè le zone sconosciute.

4: La psicoanalisi (Freud)

Freud è il primo a puntare il dito verso l’inconscio, una realtà psicologica non consapevole che influisce le scelte e le

azioni. Il problema contro cui si è scontrato Freud per l’approccio clinico, è quello della rimozione: il paziente tende

coscientemente sempre a mascherare e nascondere fatti spiacevoli e dolorosi. Secondo Freud, il disturbo psichico è

fortemente influenzato dalla vita sessuale infantile e dal rapporto con i genitori (complesso di Edipo). E’ ugualmente

importantissimo come pulsioni, fantasie e desideri vengano repressi per non suscitare conflitti, causando disturbi, ansie,

nevrosi. Si distingue quindi tra Es, Io e Super-io

Es: la parte più primitiva della personalità, istintiva. E’ orientata al raggiungimento del piacere, ancestrale, oscura,

illogica. Non è dotata di giudizio. Quasi bestiale.

Io: è la parte di personalità che si relaziona con il mondo. E’ regolata dall’autoconservazione, e media tra Es e mondo

esterno lottando contro gli istinti e i desideri dell’Es.

Il Super-io rappresenta l’interiorizzazione dei genitori e della società.E’ al di sopra di Es ed Io, e opera come coscienza.

Raprresenta quindi gli ideali, i modelli, approva o condanna. E’ il controllo “subito” dai genitori che viene fatto proprio

e diventa autocontrollo.

Le tre componenti sono sempre in conflitto in un gioco di spinte e pulsioni. Il conflitto tra Io e Es genera angoscia.

Meccanismi interiori come la proiezione (attribuire ad altri le pulsioni di cui ci si vergogna), razionalizzazione (la

volpe e l’uva) o identificazione (ci si assimila ad un altro io estraneo preso a modello cui ci si avvicina, per esempio il

figlio che diventa come il padre) sono reazioni di difesa.

5: La teoria della motivazione umana

E’ importantissima per il marketing! L’uomo sano deve autorealizzarsi, e l’uomo autorealizzato è un uomo

produttivo ed efficiente. Va quindi promosso in azienda lo sviluppo individuale. Per autorealizzarsi, l’uomo deve

soddisfare dei bisogni posti in una scala motivazionale piramidale. Il successo si realizza con l’avanzamento. I primi

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bisogni da soddisfare sono quelli fisiologici. Facendo l’esempio di un’azienda che assume questo modello

motivazionale, si ha, dal basso verso l’alto, il soddisfacimento di bisogni:

Fisiologici: per esempio il necessario per sopravvivere, ad esempio mangiare

Sicurezza: la protezione da minacce, dolori, pericoli. L’azienda che tutela il lavoratore, ad esempio, con assicurazioni

Affetto: l’uomo ha bisogno di sentirsi coccolato! L’azienda lo invita ad un party aziendale, organizza eventi e circoli.

Stima: si cerca la stima. L’azienda glie la da facendogli rappresentare l’azienda, gli si comunica l’apprezzamento

Autorealizzazione: l’uomo si sente capace di diventare quello che vuole, è la sua aspirazione!

Salire in questa piramide necessita di onestà e impegno da parte del lavoratore, libertà di espressione e dignità

umana rispettata da parte dell’azienda. Sono le condizioni necessarie.

6: Pragmatica della comunicazione umana

Watzlavick, Beavin e Jackson parlano del comportamento come comunicazione costante. C’è comportamento, quindi

c’è comunicazione. Per risolvere i problemi di comportamento quindi si deve agire sulla comunicazione. Uno degli

esempi è quello della profezia che si autorealizza. Se gira la voce che un’azienda è in crisi ma non lo è, lo potrebbe

diventare presto. I genitori che considerano più sveglio uno dei figli inconsciamente lo porteranno a diventarlo. Si parla

di pragmatica della comunicazione perché in modo molto pratico pone l’accento proprio su punteggiatura e

articolazione. A volte piccole differenze di punteggiatura possono creare grandi drammi (si veda p.es. la risoluzione

dell’ONU impugnata da Israele proprio per una virgola mancante!).

7: Psicologia dei gruppi (Moreno)

Moreno parla di sociometria e sociodramma. La prima è una rappresentazione schematica basata sulla frequenza dei

rapporti interpersonali in azienda allo scopo di conoscerne la struttura. La seconda è una rappresentazione teatrale

(simulazione) a scopo terapeutico.La sociometria quindi cerca di delineare i sentimenti che intercorrono basandosi su

domande cui ogni soggetto deve rispondere. In tal modo si individuano i leader. E’ importante notare come le

comunicazioni informali hanno un forte peso. Una volta ottenuti i dati, si inseriscono nel sociogramma, in cui si

evidenzia la distanza (tele) tra i vari elementi!

8: Le neuroscienze

Questo capitolo parla del problema memoria: cosa viene memorizzato, e come? Si ricorda il modello neuronale di come

funziona il cervello, e si introduce il concetto di darwinismo neuronale, secondo cui esiste a “basso livello, neuronale”,

una sorta di apprendimento in base a ciò che è stato già immagazzinato. La memoria diventa dinamica, costruisce e

rielabora ogni volta le informazioni, non è un mero magazzino. Basti pensare ad un profumo che suscita ricordi e stati

emozionali. La memoria non è quindi più un processo meccanico, ma creativo.

4: Impresa produzione e comunicazione

Dopo la produzione industriale è sì aumentata la capacità di produzione, ma ci si è resi conto della necessità di

collegarla ad una comunicazione efficiente (a chi li vendo se no i miei prodotti?!?). L’alba del marketing…fino ai

’20-’50 si punta ancora alla produzione, poi effettivamente si inizia a studiare il comportamento (non solo d’acquisto…)

del consumatore. Dopo i ’50 ci si chiede finalmente COSA serve al cliente (economia politica, statistica). Tra i ’70-’80

il marketing aiuta l’occidente a minimizzare i danni dell’inflazione, diventando da procedura “economica” sociale

(processo bidirezionale).

Nei ’90 si punta alla “glocalizzazione” dei mercati.

’20 – ’50 produzione

‘50 – ’60 soddisfazione bisogni cliente (ec politica)

’70 – ’80 marketing “sociale”

’90 glocalizzazione

1: Il lavoro intellettuale (Marx)

In questo breve capitolo viene evidenziato un punto di vista di Marx meno noto. Si punta il dito verso lo sviluppo

scientifico, che diventa rapidamente un bene ed una risorsa fondamentale. I processi produttivi sono ottimizzati, e

l’operaio non è più l’agente principale e il lavoro diventa astrazione (pensare ai risvolti psicologici che questo può

comportare!). Il sapere è una forza con la quale si controlla la società. Il profitto quindi non è solo nell’aumento della

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produzione ma nella razionalizzazione della stessa… c’è il passaggio dall’uomo operaio all’uomo come risorsa

intellettuale.

2: Il ciclo della produzione e i bisogni indotti (J K. G )

OHN ALBRAITH

 Inizia considerando il volume enorme delle spese pubblicitarie e prova a collegarle alla teoria della domanda dei

beni di consumo

 La produzione crea i bisogni che tende a soddisfare!!! È come un medico che investe i pedoni…se c’è bisogno di

fare tanta pubblicità i bisogni non sono poi così urgenti! I persuasori hanno potere solo su chi è talmente lontano dal

bisogno fisico da non sapere cosa vuole!

 Più una società è opulenta, più crea bisogni (per emulazione, suggestione); una maggiore produzione non

necessariamente aumenta benessere; sicuramente però soffia sulla fiamma dei bisogni! La produzione chiama altra

produzione…

 Il lavoro ha un significato “strano”: il vantaggio che provoca sta nel reddito e non nell’attività stessa…deve essere

piacevole, gratificante!

 È così stutto x la nuova classe, che in caso contrario si sente frustrata. Fin da bambini impariamo a cercare un

lavoro che ci porti non fatica ma godimento. Titolo essenziale per entrare in una “casta” del genere è l’istruzione,

unico investimento fattore di sempre sicuro progresso.

 Nel passaggio dal lavoratore “attivo” (zappatore) a quello “passivo” (home-worker) i mestieri hanno perso il

senso della “fatica”, dello sforzo fisico; la smaterializzazione del lavoro porta con se la ricerca di nuovi modi x

impegnare il tempo libero, e il carrozzone dell’infotainment va avanti!!!

3: Il sistema azienda (S )

CIARELLI

 = organizzazione economica che, mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge

AZIENDA

processi di acquisizione e di produzione di beni o servizi, da scambiare con unità esterne al fine di conseguire un

reddito (input-output, sistema di parti correlate)

 L’assetto deve essere funzione delle caratteristiche operative e direzionali (ripartizione di compiti e poteri). Il

processo di ottimizzazione deve tenere conto di vincoli umani, finanziari, strutturali (stutto nel caso si tratti

un’azienda pre-esistente)

o = suddivisione delle aree di responsabilità per gruppi di compiti (funzioni simili accentrate sotto

FUNZIONALE

la stessa direzione). Esalta la specializzazione e le competenze del singolo, ma diminuisce la coordinazione.

Focalizza su compiti

o = ripartizione delle responsabilità per gruppi di prodotti, ciascuno affidato ad un direttore

DIVISIONALE

divisionale responsabile dei risultati economici della sua “cellula” (le multinazionali dividono anche per

territori!). Comporta frazionamento in più parti, di cui si può controllare meglio il rendimento. Alcune funzioni

(personale, finanza) restano accentrate. L’org divisionale non deve far perdere i vantaggi di una dimensione

aziendale! Necessita una dir. generale molto capace per dare spinta alle varie autonomie, x ricercare nuovi

business da affidare poi alle varie “branche”. A volte evolve in holding, con vantaggi fiscali, finanziari, riduce

rischi. Focalizza su risultati!

o = articolazione di funzionale: al suo interno vengono formati dei gruppi di lavoro temporanei su

PER PROGETTO

particolari progetti/prodotti. Adatta ad alta tecnologia a breve ciclo di vita!

o = istituzionalizza quella per progetto, l’azienda diventa una rete di competenze; diventa difficile

PER MATRICE

la coordinazione e la motivazione del personale. Adatta ad alta tecnologia a breve ciclo di vita!

 Bisogna trovare equilibrio tra e !

SPECIALIZZAZIONE COORDINAMENTO

4: La comunicazione interna formale (S )

CIARELLI

 La vita aziendale è fatta di informazioni! Per essere vivace, dinamica, ci vuole infrastruttura (anche “culturale”)

adeguata. Se l’informatica ha reso tutto più “accessibile” bisogna tenere conto della frammentazione delle info; ci

vuole momento di ricomposizione (dove la macchina serve a poco)!

 I = conoscenza nuova ottenuta mediante comunicazione/osservazione (altrimenti si parla di

NFORMAZIONE

messaggio). Inoltre deve essere direttamente utilizzabile (o si parla di dato da elaborare-aggregare). È implicata in

processi decisionali, di controllo ed esecutivi (in realtà è un ciclo continuo tra le tre fasi…da decisione ad esecuzione

a controllo e di nuovo decisione)

 MIS = management information system, produce informazioni anche prospettiche sulla vita aziendale (non solo

info su quella attuale, anche ricerche di mercato ecc). Diviso in: 11


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Comunicazione d’impresa, Volpe. Riguardante la materia di Sociologia della comunicazione d'impresa. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: società lavoro e organizzazione, semiologia e linguistica, psicologia della comunicazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze politiche
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Volpi Alessandro.

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