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- Ostacoli:

- difficoltà a misurare i risultati e il ritorno sugli investimenti

- bassa consapevolezza dei benefici del Diversity Management

- scarsità di risorse economiche, umane, tecnologiche e di tempo.

9. Scelte strategiche e consapevolezza culturale nella

comunicazione internazionale

9.1 L’internazionalizzazione della comunicazione

Le aziende, per massimizzare i profitti e aumentare le quote di mercato, mirano ad

estendere il proprio raggio di azione fuori dai confini nazionali, seguendo un processo di

internazionalizzazione.

Esistono tre approcci all’internazionalizzazione:

- Etnocentrico: la strategia competitiva e il marketing mix seguiti nel paese d’origine

vengono replicati nei mercati esteri, senza particolari adattamenti alla realtà locale.

Un’azienda etnocentrica, esporta non solo beni e servizi, ma anche valori e modelli

culturali —> approccio home country oriented

- Policentrico: l’organizzazione adatta la strategia competitiva e il marketing mix alle

peculiarità del paese ospite. Un’azienda policentrica mette in gioco la propria identità e i

propri valori in funzione dei paesi ospiti —> approccio country host oriented

- Geocentrico: l’azienda cerca di agire in modo uniforme nei diversi mercati, rifacendosi

a valori e strategie competitive standardizzati —> approccio world oriented

Policentrico ≠ Geocentrico: entrambe non conservano l’identità del paese di origine. La

differenza sta nel fatto che le geocentriche assumono un posizionamento uniforme in tutti i

paesi in cui operano.

Il tipo di approccio all’internazionalizzazione è influenzato da diversi fattori, come ad

esempio

- il paese di origine

- il settore in cui opera

- le dimensioni aziendali 15

Le aziende tendono a modificare nel tempo il tipo di approccio all’internazionalizzazione:

da etnocentrico, a policentrico, a geocentrico. Alcune organizzazioni, tuttavia, nascono

come policentriche o come geocentriche, senza seguire questo processo.

Qualunque sia l’approccio adottato dalle imprese, esse sono chiamate a comunicare in un

contesto multinazionale e multiculturale (anche nel proprio paese di origine).

9.2 Dalla comunicazione intraculturale alla comunicazione

internazionale

Tipi di comunicazione:

- Comunicazione intraculturale: si svolge tra soggetti appartenenti alla stessa cultura;

- Comunicazione interculturale: avviene fra persone di diverse culture;

- Comunicazione multiculturale: si svolge fra molteplici culture presenti nello stesso

ambiente, ma che restano separate;

- Comunicazione internazionale: insieme delle attività di comunicazione pianificate e

realizzate da un’azienda multinazionale o da un’istituzione sovranazionale al fine di

creare un ambiente che faciliti il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione

stessa nel paese ospite, attraverso la comprensione della cultura di tale paese e

riflettendo nelle iniziative di comunicazione i valori di riferimento degli stakeholder.

9.3 Le strategie di comunicazione internazionale

Per definire la propria strategia di comunicazione internazionale, un’azienda deve

prendere decisioni in merito a:

- Grado di accentramento o decentramento da parte della casa madre nella gestione

della comunicazione;

- Grado di standardizzazione o adattamento delle campagne e dei messaggi.

9.3.1 Accentramento/decentramento

Gli elementi rispetto ai quali decidere se accentrare o decentrare la gestione della

comunicazione sono:

- Gli obiettivi

- Le iniziative da realizzare e i contenuti

- Il budget. 16

I fattori che influenzano il grado di accentramento/decentramento sono:

- Strategia e struttura della casa madre: le aziende riflettono nella comunicazione il

proprio modello di gestione (un’azienda che accentra le decisioni accentra anche la

comunicazione);

- Dimensioni dell’azienda: aziende più piccole tendono ad accentrare maggiormente la

comunicazione, non potendo contare su consistenti risorse e professionalità nei paesi

ospite);

- Ampiezza della funzione comunicazione: al crescere delle dimensioni della funzione

comunicazione, l’azienda opterà per un maggiore decentramento;

- Qualità e disponibilità dello staff di comunicazione nei paesi ospite: tanto

maggiore è il numero di professionisti di comunicazione impiegati nel paese ospite e la

loro competenza, tanto più le aziende tenderanno al decentramento;

- Tipo di programmi e di issue in agenda per l’azienda: la necessità di indirizzare

problemi che travalicano i confini della singola nazione porta la casa madre a scegliere

un più elevato grado di accentramento.

In ogni caso, anche se un’azienda è globale, non è auspicabile che la gestione della

comunicazione sia totalmente accentrata nella casa madre. Piuttosto, è necessario trovare

un equilibrio fra accentramento e decentramento. Infatti, il coinvolgimento dei

professionisti di comunicazione che operano nei paesi ospite può aiutare la casa madre a

raccogliere informazioni e a consolidare la conoscenza circa le realtà locali in cui opera.

9.3.2 Standardizzazione/adattamento

Gli elementi sui quali è necessario operare scelte di standardizzazione/adattamento sono i

seguenti:

- Obiettivi di comunicazione: è bene che gli obiettivi strategici della comunicazione

siano il più possibile standardizzati, al fine di mantenere maggiore coerenza a livello di

identità. Gli obiettivi tattici possono invece essere adattati a seconda del contesto

geografico in cui si comunica.

- Messaggi: generalmente sono adattati al paese ospite, tenendo conto del profilo

economico, politico, sociale e culturale.

- Canali: generalmente sono adattati al paese ospite, perché il panorama mediatico

internazionale è caratterizzato da un elevato livello di disomogeneità.

17

- Metodi e strumenti per la valutazione: devono valutare il raggiungimento degli

obiettivi della comunicazione. Visto che gli obiettivi sono omogenei, anche i metodi e gli

strumenti di valutazione saranno standardizzati.

Modello del cultural interpreter (Grunig): propone di avvalersi di professionisti originari

dei paesi ospiti affinchè essi interpretino i messaggi dell’organizzazione e li adattino grazie

alla comprensione della lingua, degli usi, dei valori, del sistema politico ed economico

locale —> ciò consente di creare migliori relazioni con gli interlocutori locali.

Quali sono i fattori che influenzano le scelte di standardizzazione/adattamento?

- Grado di omogeneità dei pubblici;

- Grado di omogeneità culturale dei paesi;

- Intensità della brand awareness;

- Grado di trasferibilità/traducibilità del messaggio.

Quali sono i vantaggi della standardizzazione?

- Maggiore uniformità dell’identità dell’organizzazione e di marca;

- Minore complessità nella pianificazione, nella gestione e nella valutazione della

comunicazione;

- Sfruttamento più efficiente delle idee creative;

- Economie di scala.

Quali sono gli svantaggi della standardizzazione?

- Pericolo di essere considerati “stranieri”: poco interessati a tenere in considerazione le

peculiarità locali;

- Perdita di efficacia comunicativa.

9.3.3 Servizi di comunicazione d’impresa a livello internazionale: quali

approcci?

I servizi della comunicazione d’impresa presentano diversi gradi di accentramento/

decentramento e di standardizzazione/adattamento, come mostra la figura seguente.

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9.4 Verso una comunicazione internazionale efficace

Perché la comunicazione internazionale sia efficace bisogna osservare alcune indicazioni:

- Consapevolezza e sensibilità culturale;

- Indicazioni organizzative e di processo.

9.4.1 La consapevolezza e la sensibilità culturale

Perché le iniziative di comunicazione internazionale abbiano successo è necessario

comprendere la cultura dei paesi in cui le campagne vengono condotte.

Hall propone una distinzione:

- In-awareness: ciò che esplicito, conosciuto e osservabile di una cultura;

- Out-of-awareness: ciò che è implicito, sconosciuto e nascosto anche agli stessi

membri di quella data cultura.

Per pianificare campagne di comunicazione efficaci è necessario identificare i fenomeni

out-of-awareness e renderli in-awareness.

Zaharna propone un modello per orientare i manager della comunicazione internazionale.

Tale modello tiene conto dei seguenti elementi:

- Profilo del paese

- Profilo culturale

- Profilo della comunicazione

Per Zaharna le campagne di comunicazione d’impresa vanno impostate sulla base delle

caratteristiche del paese in cui si opera, contestualizzate rispetto alle specificità culturali

degli stakeholder e realizzate allineando le scelte espressive ai modelli comunicazionali

consolidati nel paese ospite.

Il profilo del paese

Il profilo del paese deve essere analizzato rispetto a sei dimensioni:

- Sistema politico: nei sistemi democratici sono possibili, ad esempio, attività di

lobbying, issue management e public advocacy; nei paesi autoritari queste attività sono

considerate eversive.

- Sistema economico: nei paesi caratterizzati dalla produzione di massa sono diffuse la

pubblicità e le relazioni pubbliche; in quelli caratterizzati dalla produzione artigianale

prevalgono la comunicazione interpersonale e il passaparola.

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- Sistema dei media: può essere analizzato secondo tre parametri:

- Controllo dei media: chi possiede i media e ne controlla i contenuti;

- Diffusione dei media: capillarità dei media sul territorio e fra la popolazione (povertà

e analfabetismo possono influire negativamente sulla capillarità);

- Accessibilità dei media: facilità con cui organizzazioni e gruppi sociali possono

accedere ai media per diffondere i propri messaggi.

- Infrastrutture tecnologiche: ad esempio, bisogna valutare la diffusione di internet

prima di svolgere una campagna online.

- Sistema legale: le organizzazioni devono aver presenti le leggi e le regole che

influiscono sulle attività da svolgere in un determinato paese.

- Sistema sociale: questo tipo di analisi consente di identificare gli interlocutori di

riferimento.

Il profilo culturale

I parametri attraverso cui analizzare una cultura sono:

- High context & Low context: le società a contesto basso tendono a dare più

importanza a ciò che viene detto e meno al contesto in cui è detto. Diversamente, in

una società a contesto alto ciò che viene comunicato assume diversi significati in base

al contesto; si possiede maggiore sensibilità verso la gestualità e la mimica facciale e

c’è la tendenza ad usare sentimenti ed emozioni per comunicare.

- Monochronic & Polychronic: le società nordiche prediligono un tempo monocronico

cioè tendono a concentrarsi su una sola attività per volta e l’impostazione del tempo è

vista come una risorsa, le società mediorientali e latine seguono un tempo policronico

quindi la puntualità è poco importante, la flessibilità, le distrazioni dall’obiettivo sono

all’ordine del giorno.

- Doing & Being: le società orientate al fare tendono a favorire la realizzazione

personale e la meritocrazia; nelle società orientate all’essere questi fattori non sono

importanti tanto quanto lo stato sociale, la famiglia di origine, l’educazione. In queste

società l’essere conta di più di ciò che si è realizzato. Dati questi fattori il professionista

di rp deve essere in grado di impostare le relazioni con i clienti.

- Future tense & Past tense: nelle culture orientate al futuro viene attribuito valore

all’innovazione e al cambiamento e ad attività come pianificare, fare previsioni, definire

strategie. Nelle culture orientate al passato, al contrario, l’accento è posto sul contesto

storico. 20

- Linear & Non linear: una società di tipo lineare è una società nel quale tutto ha un

inizio e una fine, un percorso ben definito. Si basa su fatti empirici e temi unitari. Una

società non lineare invece predilige un modo di pensare caotico senza un preciso inizio

nè una fine. In situazioni lineari il professionista dovrà avere in mano un progetto di

lavoro dove sono identificabili un inizio, un percorso e una fine, mentre in società non

lineari il progetto di lavoro dovrà evidenziare la pluralità delle attività del programma

piuttosto che le tempistiche.

- Individualism & Collettivism: le culture individualiste sono fondate sul valore primario

dell’autonomia individuale, quelle collettiviste invece danno un peso maggiore

all’appartenenza a gruppi. Quando questi due gruppo si incontrano possono sorgere

difficoltà nel raggiungere un accordo sull’interpretazione delle azioni.

- Power Distance Index: è la distanza di potere. Questo indicatore mostra in che misura

una particolare società accetta l’ineguaglianza sociale e la differente distribuzione del

potere all’interno delle sue istituzioni e/o organizzazioni. Soggetti con elevato PDI si

trovano in linea con organizzazioni il cui potere è accentrato e centralizzato. Culture con

elevato PDI prevedono e legittimano la differenziazione del potere tra le persone e la

non equa distribuzione di opportunità e risorse.

- Uncertainty Avoidance Index: è la tolleranza all’incertezza. il grado con cui le persone

ritengono arduo affrontare e gestire le situazioni ambigue e incerte senza regole o

procedure standard. Gli individui con basso tasso di tolleranza all’incertezza tendono a

ridurre al minimo le situazioni di rischio e incertezza, mostrandosi talvolta contrari o

resistenti a idee innovativa e prediligono idee conformi ad abitudini e regole. Quindi più

il grado di evitamento dell’incertezza è alto, più i soggetti evitano innovazioni e sono

legate alla tradizione.

- Indice di mascolinità/femminilità: La differenziazione di genere è ancora molto

radicata in alcune culture. In queste società c’è una distribuzione di ruoli sociali molto

diversa a seconda che un soggetto sia uomo o donna. Più è alto l’indice più c’è

differenziazione tra uomo e donna, e quindi possiamo dire che la società è maschilista.

- Indice di Long Term Orientation: orientamento temporale. Più l’indice è elevato, più i

soggetti riconoscono elevata importanza alla persistenza e alla progettazione nel medio

e lungo termine.

- Universalism & Particularism:

- Specificity & Diffuseness:

- Inner direction & Outer direction

- Complexity 21

- Tighteness

- Instrumental & Expressive

- Emotional

Il profilo di comunicazione

Per comprendere il profilo di comunicazione bisogna analizzare come la cultura del paese

di riferimento influenza la comunicazione, al fine di comprendere quali sono gli elementi

che influiscono sull’efficacia del processo.

Tali elementi sono:

- Comunicazione verbale: il linguaggio verbale rappresenta la principale componente

della comunicazione per le culture low-context.

- Comunicazione non verbale: riguarda la postura, la prossemica, i movimenti e i gesti

delle braccia e delle mani e le espressioni del viso, inclusi i movimenti oculari.

- Comunicazione visiva: riveste un ruolo importante non solo nella comunicazione

pubblicitaria, ma anche nella comunicazione d’impresa (realizzazione delle monografie

aziendali, house organ, siti web). In particolare, le culture lineari apprezzano

maggiormente componenti visive semplici e ordinate; le culture non lineari, al contrario,

troveranno questo tipo di visual poco attraente.

- Stile retorico: culture diverse hanno preferenze diverse per la costruzione delle

argomentazioni e dei discorsi. In particolare, le culture lineari preferiscono ordini logici in

termini temporali, spaziali, valoriali, di complessità; al contrario, le culture non lineari

non rispettano tale costruzione.

Matrice della comunicazione: analizza tutti questi elementi nel loro insieme per valutare

come le diverse componenti di comunicazione si combinano tra loro e quali sono più

importanti nella cultura di riferimento.

9.4.2 Criticità e fattori di successo della comunicazione internazionale:

indicazioni organizzative

Alcuni fattori possono accrescere il successo della comunicazione internazionale:

- Gestione coordinata di tutte le iniziative di comunicazione d’impresa in un’unica

funzione, combinando i migliori programmi a livello locale e globale;

22

- Doppia responsabilità dei professionisti di comunicazione che operano nelle consociate:

essi dovranno rispondere sia al top management locale, sia al team globale di

comunicazione;

- Creazione di team globali interfunzionali;

- Sviluppo di metriche per valutare la salute del brand globale a livello locale;

- Costituzione di sistemi di monitoraggio dei segnali premonitori delle crisi.

10. Per un approccio integrato alla comunicazione di

marketing: un’analisi sulle piccole e medie imprese

Le piccole medie imprese costituiscono una realtà numericamente significativa

nell’economia italiana.

Le teorie e i modelli di marketing utilizzati per le grandi imprese vengono considerati validi

anche per le piccole e medie imprese, nella presunzione che i principi fondamentali del

marketing siano universalmente applicabili a tutte le imprese, indipendentemente dalle loro

dimensioni. Tuttavia, molti autori concordano nell’affermare che per le piccole e medie

imprese tali modelli non siano validi.

10.1 La comunicazione integrata di marketing come evoluzione della

comunicazione di marketing

La comunicazione di marketing rappresenta l’anello di congiunzione fra il Marketing e la

Comunicazione d’impresa: essa, infatti è sia legata al marketing con l’obiettivo primario di

sviluppare la notorietà e l’immagine della marca e di dare impulso alle vendite; sia alla

comunicazione, con l’obiettivo di concorrere alla creazione e alla diffusione del valore

d’impresa dell’organizzazione che se ne avvale.

Il compito della comunicazione di marketing è quello di governare le relazioni

dell’organizzazione con il mercato e di creare valore.

Due piani della comunicazione di marketing:

- Strategico: la comunicazione di marketing genera le condizioni per conseguire un

vantaggio competitivo e per creare valore nel medio lungo termine;

- Operativo: la comunicazione di marketing fa parte del marketing mix e rappresenta la

leva a disposizione dell’organizzazione per realizzare i propri obiettivi di marketing.

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La comunicazione di marketing affonda le proprie origini intorno agli anni Venti e, fino agli

anni Settanta, il suo obiettivo è quello di conquistare la fiducia del cliente e assisterlo

nell’acquisto. Dagli anni Ottanta in poi, invece, le attività di comunicazione delle imprese si

integrano e si arricchiscono di nuovi strumenti, ridefinendo i ruoli del mix promozionale.

Nasce così la comunicazione integrata di marketing, che ha l’obiettivo di integrare gli

strumenti di comunicazione e di assumere il punto di vista del cliente nella

consapevolezza che tutti i messaggi generano un impatto sul cliente e definiscono

l’immagine dell’impresa. Si passa, dunque, da una prospettiva orientata semplicemente

alla promozione ad una gestione unitaria, coordinata e sinergica di tutti gli strumenti e i

canali a disposizione, con l’obiettivo di massimizzare il mix promozionale.

Bisogna segnalare che non esiste una definizione univoca di comunicazione integrata di

marketing e che mancano paradigmi e procedure universalmente riconosciuti.

Tuttavia, è certo che la comunicazione integrata di marketing, garantendo un livello

elevato di interazione tra i diversi strumenti del mix promozionale, consenta di ottenere

delle sinergie in cui il tutto è maggiore della somma delle parti.

10.2 La comunicazione integrata di marketing nelle piccole e medie

imprese

Negli ultimi dieci anni sono stati condotti diversi studi empirici sulla comunicazione di

marketing delle piccole e medie imprese. Dagli studi condotti emergono alcune

caratteristiche della comunicazione di marketing nelle piccole e medie imprese:

- La comunicazione è condizionata dalle risorse limitate di cui dispongono (in termini di

budget, di tempo e di conoscenze specifiche);

- La sua gestione è spesso affidata al management, che molte volte coincide con una

proprietà aziendale più preoccupata della redditività;

- Presenta un carattere non strutturato e flessibile;

- Manca di prospettiva strategica ed è focalizzata sull’aspetto tattico e sugli obiettivi di

breve termine. 24

10.3 Un’analisi empirica esplorativa: studio di caso

Il caso Casa Vinicola Canella S.p.A.

La Casa Vinicola Canella nasce alla fine degli anni Quaranta a San Donà di Piave, a pochi

chilometri da Venezia ed è specializzata nella produzione di vini e spumanti e del Bellini.

Questo caso aziendale è rappresentativo in questo contesto in quanto l’azienda

appartiene alla classe delle piccole e medie imprese e attua attività di comunicazione di

marketing con molteplici strumenti.

Il destinatario delle attività di comunicazione è il cliente finale e gli investimenti aziendali

sono concentrati sul Bellini. L’obiettivo della comunicazione di marketing è quello di

trasmettere e spiegare i valori del prodotto realizzato con uve e pesche della tenuta

aziendale e di conquistare una nuova fascia di clientela nel canale HoReCa.

Gli strumenti di comunicazione più utilizzati sono la pubblicità tradizionale, il web con il

sito istituzionale e quello dedicato al Bellini, il blog, la presenza su YouTube e sui social

network (Facebook, Twitter, Flickr), le telepromozioni, il co-branding e il product

placement.

L’azienda è molto attiva nelle relazioni pubbliche. Le attività più importanti sono quelle di

sponsorizzazione (eventi sportivi, eventi del Comune di Venezia, eventi di beneficienza). Il

contenuto dei messaggi è orientato a spiegare la composizione dei prodotti, il cui

processo produttivo non è industriale, ma è gestito interamente da Canella.

L’azienda non ha una funzione comunicazione strutturata e le piccole dimensioni non

giustificano azioni di comunicazione interna. Tutte le decisioni sulla comunicazione

vengono assunte dal management familiare, che formula anche le idee creative e

definisce la strategia di comunicazione. La comunicazione realizzata all’estero viene

pianificata da partner esteri e sottoposta all’approvazione dell’azienda. L’azienda si avvale

di organizzazioni esterne per la grafica e collabora con la Sipra per la gestione delle

telepromozioni.

La valutazione degli effetti della comunicazione è realizzata principalmente tramite

monitoraggio delle vendite. Riguardo all’attività svolta in collaborazione con la Sipra è la

stessa agenzia che fornisce il report sulle audience raggiunte.

25

14. Il piano e il budget di comunicazione tra logica analitico-

razionale e processuale-relazionale

Due logiche dea pianificazione:

- Logica analitico-razionale: considera la pianificazione alla stregua di una procedura;

- Logica processuale-relazionale: considera la pianificazione un processo aziendale

che comporta l’attivazione di relazioni collaborative e si avvale di tecniche e strumenti

manageriali.

14.1 Il piano di comunicazione tra logica analitica processo

organizzativo e relazionale

L’esigenza di pianificare nasce dalla necessità di:

- Gestire la complessità dell’impresa;

- Pensare in anticipo e in maniera flessibile come governare l’azienda (affrontare sfide e

cogliere opportunità).

Il modello dell’Action Workflow

Si svolge in quattro fasi:

- Preparation: è la fase che dà inizio al processo. Può verificarsi quando il committente

avverte una specifica esigenza o quando il fornitore propone dei servizi che interessano

al committente.

- Negotiation: customer e provider definiscono insieme gli obiettivi da conseguire per

soddisfare le esigenze del customer.

- Performance: avviene la realizzazione dell’attività o l’erogazione del servizio.

- Acceptance: il customer dichiara il proprio grado di soddisfazione circa il lavoro svolto

dal provider. Il livello di soddisfazione dipende dal raggiungimento degli obiettivi stabiliti

nella fase di Negotiation.

14.2 Il processo di pianificazione secondo il modello dell’Azione

Workflow

Applicando il modelo dell’Action Workflow al processo di pianificazione della

comunicazione, si possono identificare quattro fasi, ognuna delle quali è composta da

alcuni sottoprocessi, genera un output che la conclude e delle risorse immateriali.

26

14.2.1 La fase di Exploring

- Sottoprocessi:

- Obiettivi strategici: fondamentali per comprendere la direzione in cui l’azienda

desidera muoversi. Gli obiettivi strategici devono essere coerenti con la mission e i

valori aziendali e devono essere esplicitati al cliente.

- Analisi del contesto: consente di identificare le dinamiche e i fattori ambientali in cui

l’azienda è immersa. Si svolge attraverso la matrice SWOT, che consente di

identificare i punti di forza e i punti di debolezza interni all’azienda e le minacce e le

opportunità provenienti dall’ambiente esterno.

- Individuazione e analisi degli interlocutori: prevede l’analisi di

- Bisogni comunicativi dei pubblici —> attraverso l’ascolto attivo

- Atteggiamenti dei pubblici —> matrice di Hallahan, che classifica gli

atteggiamenti in base a due variabili: conoscenza e coinvolgimento.

Coinvolgimento

Basso Alto

Alta Consapevoli Attivi

Conoscenza Bassa Inattivi Attenti/Critici

- Attivi (Active): hanno alta conoscenza e elevato coinvolgimento su un

particolare argomento e sono disposti a investire tempo ed energie per

cambiare o sostenere la situazione.

- Attenti/Critici (Aroused): hanno elevato coinvolgimento, ma scarsa

conoscenza del problema e di come risolverlo e ciò impedisce loro di

essere attivi. Questi pubblici, tuttavia, possono acquisire informazioni e

assumere un ruolo attivo.

- Consapevoli (Aware): sono molto ben informati sul problema, ma non

sono coinvolti personalmente. Non sono motivati a mobilitarsi per

esercitare pressioni, ma possono unirsi alle iniziative di altri.

- Inattivi (Inactive): hanno scarsa conoscenza del problema e non si

attivano per risolverlo. L’inattività può essere causata da una

sottovalutazione del problema, oppure dalla percezione di non poter fare

nulla per risolverlo. 27


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Corso di laurea: Corso di laurea in Interpretariato e comunicazione
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martina.provera di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione - Iulm o del prof Mazzei Alessandra.

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