Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

disponibili, agisce sull’informazione, quindi emittente e ricevente sono entrambi partner attivi nel processo di

comunicazione.

Un altro approccio allo studio del pubblico, quello culturale, oppone l’idea di un’audience attiva, collocata in un contesto

sociale, culturale, economico, storico,impegnata a dare senso ai testi. Oggetto di quest’analisi è conoscere come chi legge

un testo ne interpreta i contenuti e ne ricava un significato. In questo tipo di approccio si utilizza spesso il termine

“comunità interpretativa” per indicare i diversi tipi di pubblico in base a tali parametri.

15. LE TEORIE SUGLI EFFETTI DEI MEDIA

L’ambito di ricerca riguardante gli effetti dei media ha attraversato tre fasi:

1. 1920-1950; si pensava che grazie all’efficacia dei media, gli effetti fossero diretti ed immediati, e che riuscissero a

persuadere gli spettatori ad omologarsi alle opinioni da essi espresse.

2. 1960-1970; si supera la concezione di un pubblico passivo e massificato, e si tende a considerarlo diviso in gruppi

omogenei

3. 1980; pura ammettendo la posizione attiva dei riceventi, l’offerta sempre più massiccia torna a sottolineare l’efficacia

dei media.

La durata dell’esposizione ad un media può essere classificata in:

immediata (1-2 passaggi mediali), conoscenze, sentimenti, emozioni;

• breve (2-3 settimane), schemi cognitivi semplici;

• media (qualche mese), credenze collettive, atteggiamenti;

• lunga (molti mesi o anni), rappresentazioni, modelli di comportamento, valori.

Gli effetti a lungo termine

Theory”

La “Cultivation ha lo scopo di misurare come un alto consumo televisivo porti a condividere contenuti e valori

proposti dal mezzo rispetto ad altri che hanno una bassa diffusione. Poiché la tv è una presenza massiccia e costante nella

vita di tutti, essa spesso genera una sorta di realtà parallela, portando il telespettatore a confondere vero e verosimile. Inoltre

la ripetizioni di certi generi finisce per imporre i loro contenuti limitando la selettività di scelta dello spettatore. In questa

prospettiva, la tv coltiva condivise rappresentazioni del sociale di alcuni valori in una prospettiva di omologazione,

presentandoli alo spettatore come gli unici possibili. Ne consegue che i contenuti della cultura prevalente sono quelli del

“manistream” dell’offerta televisiva. I limiti di questo approccio riguardando il fatto che non sempre i risultati delle ricerche

sono generalizzabili e che le tv è la prevalente ma non la sola fonte di informazione e socializzazione. Si può affermare però

che la rappresentazione del mondo fornita dai media tende a fondersi con quella che un soggetto ha tratto dalle proprie

esperienze di vita, dal contesto culturale di appartenenza, ecc.

Setting”

La teoria dell’”Agenda (McCombs e Shaw, 1970) sostiene che i mezzi possano influenzare gli atteggiamenti del

pubblico rispetto a certi fatti o personaggi sulla base dell’attenzione che essi vi dedicano in un certo periodo. Ciò significa

che i media ci forniscono non solo le notizie, ma anche i frames interpretativi, le categorie in cui collocarle, cioè agiscono

sui criteri di rilevanza e di organizzazione delle conoscenze. Inoltre l’ipotesi evidenzia il divario esistente tra la quantità di

informazioni, conoscenze e interpretazioni della realtà sociale apprese e mediate dai media e quella vissute “di prima

mano”, personalmente dagli individui (dipendenza cognitiva dai media). Il modo in cui un soggetto gerarchizza gli eventi e

i temi importanti assomiglia alla valutazione dei media, ma solo se l’agenda dei media è misurata su un periodo di tempo

lungo, come un effetto cumulativo. E’ più importante il “come” e non il contenuto del messaggio. Vi è comunque una

differenza: per i consumatori d’informazione televisiva l’aumento di consumo non si traduce in un maggior effetto di a.s.,

mentre ciò avviene per i forti consumatori di informazione stampata. I due mezzi hanno un diverso potere di influenza: le

notizie televisive infatti sono troppo brevi, veloci e frammentarie per avere un significativo effetto di agenda per cui, esse

non permettono un’efficacia cognitiva duratura; l’informazione stampata, invece, possiede ancora la capacità di indicare

efficacemente la diversa rilevanza dei problemi presentati. Ma anche questo è relativamente vero, poiché non si può

unificare l’idea di pubblico. Negli ultimi tempi, poi, il grande spazio dato dai media alla cronaca e allo spettacolo ha

modificato radicalmente l’agenda del pubblico, in quanto quest’ ultimo è più interessato alla spettacolarità degli eventi, e

l’abilità del fruitore sta nel confezionare le notizie in modo tale da destare l’attenzione del pubblico.

del silenzio”

La teoria della “spirale (Neumann, 1980) parte dal presupposto che più i media parlano di certe tematiche, più

queste tendono a divenire centrali e a imporsi all’attenzione del grande pubblico e, al contrario, ciò che non appare sui

media tende ad essere ritenuto poco importante. Di conseguenza, la società tende ad emarginare i devianti, cioè coloro che

non si sono omologati a quello che fanno tutti. Ciò può portare a due tipi di comportamento sociale: il primo consiste nel

non esprimere chiaramente le proprie opinioni, quindi tutti tenderanno a comportarsi allo stesso modo pensando che il non

detto non sia dicibile, il secondo consiste nell’accettare ciò che è detto dai media come non controvertibile perché si pensa

spirale del silenzio.

che sia il prodotto di competenti. Entrambi portano a quella che Neumann definisce

degli usi e gratificazioni”

La “teoria parte dal considerare non quello che i media fanno alle persone ma quello che le

persone fanno coi media. Si parte dal presupposto che i soggetti siano attivi, poiché compiono scelte razionali in base alle

proprie motivazioni e ai bisogni che intendono soddisfare. Di norma, il soggetto utilizza quello che è più facile in quel

momento, o quello più adatto a quel particolare scopo. Le motivazioni dipendono dalla biografia e dalla socializzazione

dell’individuo e dalla sua esperienza riguardo ai prodotti mediali. Tendenzialmente, si è portati a vedere cose molto simili a

quelle già viste in precedenza e che si sono rivelate gratificanti. Questo uso dei media porta ad un rafforzamento dei gusti

personali. Un maggiore consumo contribuirà anche ad un ampliamento delle competenze, che si traduce nel trovare altre

modalità di fruizione di quell’argomento. Le motivazioni prevalenti sono: divertimento, informazione, attrazione, relax,

abitudine, uso continuativo e massiccio. A queste può aggiungersi quella riguardante la costruzione dell’identità personale,

del “Sé ideale”.

sociologico o macro-sociale

L’approccio riguarda il rapporto dei media con il sistema sociale e con il pubblico e tende ad

evidenziare che gli impulsi che arrivano al pubblico si rispecchiano nei media e nel sistema sociale (es. Crisi economica-

dieta comunicazionale-riduzione dell’offerta, sistema dittatoriale).

16. COSTRUZIONE DELLA REALTA’ SOCIALE E MEDIA

Nello studio sugli effetti dei media ciò che emerge dopo gli anni Settanta è che non si studia più l ’effetto del singolo

messaggio ma l’effetto cumulativo dei contenuti massmediali. Essi non generano un singolo comportamento ma modificano

il processo di costruzione di significato e veicolano rappresentazioni della realtà. Per cui, tutto ciò che noi condividiamo

sulla realtà ha spesso un’origine mediale.

Per quanto riguarda il piano dei contenuti, il primo effetto riguarda le dinamiche di diffusione e circolazione della

conoscenza. Su tale processo influisce ad esempio il criterio di notiziabilità che porta ad enfatizzare alcune notizie piuttosto

che altre, basandosi anche sul criterio di autoreferenzalità tipico dei mass media (un media trasmette quello che anche gli

altri media trasmettono). Ciò che non è menzionato, il “non detto” diviene l’area oscura della conoscenza sociale, rimossa

collettivamente perché ritenuta di scarsa rilevanza da parte dei media.

Per quanto riguarda le varie forme di conoscenza, occorre sottolineare che ogni media ha un proprio linguaggio che tende

ad influenzare dopo un certo periodo le categorie interpretative degli individui. Ad esempio, l’abitudine alla spettacolarità

generata dai media tende a farci considerare le nostre esperienze reali come surrogati delle rappresentazioni mediali.

Allo stesso modo, per ciò che concerne le modalità di interpretazione dell’esperienza, gli individui utilizzano storie e

interpretazioni condivise, poiché trasmesse dai media, per dare significato alle proprie esperienze quotidiane. Si parla anche

di “protesi cognitive” nella misura in cui i media forniscono informazioni sugli aspetti dl mondo che gli individui non

hanno modo di conoscere per esperienza diretta. Tuttavia, ciò genera la cosiddetta “dispersione dell’informazione”, che fa

riferimento alla situazione sempre più diffusa nella società mediale, nella quale gli individui dispongono informazioni e

conoscenze ridondanti e al tempo stesso insufficienti rispetto ad un certo aspetto della realtà.

17. LA TELEVISIONE: LINGUAGGIO E MODALITA’ PRODUTTIVE

La tv, il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, non ha suscitato al suo nascere grande scalpore, tanto da essere

definito “radio con le immagini”. Ad un primo impatto, il linguaggio televisivo appare un ibrido tra l’oralità del linguaggio

radiofonico e l’iconicità del cinema. Poi, assume forme proprie, tenendo conto soprattutto del pubblico a cui erano rivolti i

programmi.

Dalla radio, la tv assume le modalità del broadcasting sia per ciò che concerne la monodirezionalità dei contenuti sia per la

differenza tra il modello statunitense basato sulla narrazione commerciale e privata dell’emittenza, e quello europeo, statale,

istituzionale. Sul paino dei contenuti, questa differenza è resa dai programmi trasmessi: intrattenimento e fiction seriale per

il primo, programmi dal contenuto più serio e classici della letteratura ottocentesca.

L’influenza del cinema si esercita invece:

strutture produttive.

sulle Spesso, si tende a considerare il film un’opera e il programma tv un prodotto, e di

• conseguenza anche la figura del regista cinematografico e del produttore tv sono considerate diverse. Per quanto

riguarda il produttore, egli è una figura versatile che ha sia capacità organizzative che creative, ed è responsabile del

tipo di tv prodotta nel contesto nazionale. Può essere interno alla rete o indipendente e dirige il direttore esecutivo, il

direttore di produzione e gli assistenti di produzione. Produrre un programma significa sviluppare un’idea rispettando le

caratteristiche tecniche ed espressive della tv, caratteristiche che non riguardano solo la messa in forma dei contenuti tv,

ma anche l’articolazione degli spazi, le luci, il set, il movimento della m.d.p., ecc. Il processo produttivo è distinto in tre

fasi: la pre-produzione, la produzione e la post-produzione.

La pre-produzione consiste nel pianificare dettagliatamente tempi e costi della produzione. E’ caratterizzata dalla

che a sua volta, si articolata in fasi di complessità via via crescente: soggetto, trattamento (scena per

sceneggiatura,

scena), script (descrizione delle inquadrature di ogni scena), storyboard (disegno di ogni inquadratura). Poi i passa al

reperimento del personale, del materiale e del cast.

La produzione è la fase principale. Qui, sulla base della sceneggiatura, vengono predisposte quotidianamente le scene

da girare.

La post-produzione viene programmata a prodotto finito e consiste nel montaggio, nell’aggiunta delle ,musiche, nel

doppiaggio, dell’attività promozionale del prodotto.

del linguaggio visivo.

sull’articolazione

• dei contenuti.

sull’articolazione Da sottolineare il processo di metabolizzazione della televisione riguardante il cinema

• hollywoodiano, che ha portato alla nascita di un nuovo genere, il telefilm, e le modalità di trasformazione del racconto

cinematografico in racconto televisivo.

Gli elementi fondamentali del linguaggio televisivo sono:

narrazione.

la Il modo della tv di rappresentare i contenuti è caratterizzato da una struttura narrativa, che porta anche il

• destinatario a trattare tali contenuti come un testo, un racconto da interpretare, riproponendo l’idea di negoziazione di

significati tra mittente e destinatario. La tv è considerata per questo il del mondo moderno.

central story-telling system

Il luogo narrativo della tv per eccellenza è la fiction, nella sua duplice veste di (numero finito di episodi che

serie

propone un racconto in sé concluso ma con gli stesi personaggi) e (potenzialità infinte della narrazione che non si

serial

articola in racconti conclusi, ad es. Soap). Queste due formule si differenziano soprattutto nel concludersi o meno in

una data unità di tempo. Nel caso del telegiornale, la matrice narrativa è evidente ed è analizzabile a partire da due

prospettive: la prima non riguarda un ordine causale degli eventi ma propone un’inversione dell’ordine degli elementi

narrativi (prima la soluzione dell’evento, e successivamente l’aggiunta dei particolari), anche se alcune notizie

rispettano l’ordine normale; la seconda sostiene che la differenza tra tg e fiction non sta nella forma narrativa ma nella

fonte del materiale. Entrambe, infatti, hanno la dimensione della quotidianità, nel tg come routine di impaginazione

delle notizie da parte della redazione, nella fiction con la presenza costante di un dilemma.

serialità.

la Riguarda due ambiti: quello che riguarda la scansione del flusso narrativo e quello che riguarda la

• produzione dei testi televisivi. Nel primo caso, la serialità si intreccia con la ripetizione, ovvero con la riproposizione di

contenuti in parte già noti e in parte originali. La sua funzione, che oscilla tra ripetizione e variazione, consiste nel

rassicurare il telespettatore stimolandone al tempo stesso la curiosità. Tale meccanismo è presente, oltre che nella

fiction, anche nel tg e nella pubblicità. Nel secondo caso, la serialità riguarda le modalità di produzione dei testi

televisivi, tese ad eliminare i tempi morti, per ottimizzare al massimo tempi e costi. Anche se prevalente nel linguaggio

tv, il meccanismo della serialità non è del tutto originale poiché era già presente nella narrazione dei feuilletons o nelle

prime trasmissioni radiofoniche. Tuttavia, è nella tv che ha una particolare rilevanza, grazia anche alla quotidianità del

consumo e alla sua collocazione domestica. Questa serialità comunque è stata vista anche come povertà di contenuti,

soprattutto da chi sostiene la supremazia del cinema e della sua dimensione autoriale.

genere.

il Può essere considerato un sistema di norme che conferiscono ad un testo una particolare fisionomia,

• riconoscibile sia dal produttore che dal fruitore. E’ una sorta di patto comunicativo che fa riferimento sia al registro

visivo, sia alle modalità di organizzazione narrativa del testo, sia al suo contenuto. Più che al succedersi degli

avvenimenti, l’attenzione del destinatario è rivolta all’evoluzione delle relazioni tra i personaggi. Il raggruppamento per

somiglianza dei testi aiuta la memorizzazione ed enfatizza il piacere della ripetizione, caratteristica propria del

linguaggio seriale. Tuttavia, negli ultimi vent’anni, il concetto di genere ha subito un profondo mutamento, con la

nascita di nuove forme ibride quali l’infotainment, la tv-verità,a causa del prevalere della logica del flusso e del

palinsesto.

La dimensione che meglio caratterizza il mezzo televisivo è la temporalità, ovvero il modo con cui il tempo articola la

flusso)

successione dei contenuti televisivi (logica del e il modo con cui si stabilisce una relazione tra tempo televisivo e

palinsesto).

tempo sociale (logica del A differenza del cinema, il cui consumo avviene al di fuori dell’ambiente domestico e

in una dimensione festiva, la dimensione del linguag-gio tv è basata sulla quotidianità. I mutamenti che hanno riguardato la

tv sono raggruppabili in due grandi periodi:

veterotelevisione o paleotelevesione. (Dimensione della ritualità). Prende avvio con le prime trasmissioni sperimentali

• (1953) e termina alla fine degli anni ’70, con la nascita della neotelevisione. In tale periodo, la tv è considerata uno

status symbol, e il suo consumo era un rituale.

neoteolevisione. (Dimensione della quotidianità). E’ caratterizzata dall’introduzione broadcasting, dovuto all’avvento

• delle tv private. La moltiplicazione delle emittenti e la diversificazione dell’offerta comportano una ristrutturazione del

tempo e dei contenuti televisivi.

Flusso

Il concetto di è stato formulato da Williams ad indicare la presenza costante della programmazione televisiva

nell’arco della giornata, indipendentemente dalla volontà dei fruitori. Prevale in questo periodo la nascita dei generi ibridi,

in cui l’informazione si mescola all’intrattenimento e la fiction allo spettacolo.

palinsesto

Il è quel mezzo che offre la possibilità di orientarsi all’interno della sconfinata offerta tv. Esso riguarda le

modalità di impaginazione dei contenuti tv attuata dalle varie emittenti allo scopo di definire l’identità delle singole reti e le

caratteristiche della programmazione. Nei primi anni di vita della tv italiana, la Rai si preoccupava di svolgere tre funzioni:

informare, educare, divertire. Per cui, la programmazione (a griglia) era tesa a fissare appuntamenti settimanali in base al

genere, per abituare gli spettatori al nuovo mezzo. Con la rottura del monopolio Rai e l’avvento della neotelevesione, esso

(interfaccia tra produzione e consumo) diventa uno strumento strategico dalla duplice finalità: ordinare il flusso tv e

impaginare i programmi sia in base ad una logica interna alla singola rete che alle reti concorrenti. Il palinsesto ha una

dimensione verticale ed una orizzontale: la prima riguarda il posizionamento della programmazione lungo l’arco della

giornata al fine di trascinare lo spettatore da un programma all’altro; la seconda si articola lungo la settimana. Qui il

palinsesto è suddiviso in fasce orarie a ciascuna delle quali corrisponde un genere. Importante è la cosiddetta

“programmazione a striscia”, in cui i programmi sono divisi in puntate brevi e distinte ogni giorno della settimana alla

stessa ora. In questo modo si ottiene un effetto traino da un programma all’altro. Il palinsesto inoltre contribuisce alla

formazione dell’identità delle reti, le cui caratteristiche servono a fidelizzare una precisa fascia di pubblico. In più, viene

introdotto il promo (pubblicità riguardanti i programmi stessi). Nonostante la diffusione dei palinsesti, la nascita di nuove

tecnologie quali il telecomando ed il videoregistratore hanno dato al fruitore la possibilità di costruirsi da sé il proprio

palinsesto.

Per ciò che concerne il registro visivo, le convenzioni stilistiche del cinema hollywoodiano degli anni ’30-’40 hanno

influenzato quelle della tv. Il focus visivo è incentrato sull’azione narrata, e si basa sull’alternanza di tre inquadrature: una

totale iniziale, un’oggettiva che rende il punto di vista di uno spettatore immaginario, e il campo/controcampo soprattutto

utilizzato nei dialoghi. La fiction è il genere tv più vicino al cinema. Le sit com, invece, richiamano più un’atmosfera

teatrale, in cui la telecamera funga da quarta parete e si svol gono solo in ambienti interni. Lo spettatore quindi non assume

il ruolo di uno dei personaggi ma ha una visione globale della scena. L’inquadratura prevalente è la figura intera. Nella

soap, invece, le scene sono caratterizzate da dialoghi tra due personaggi, inquadrati in primo piano o mezzo busto, e

l’ultima riguarda un solo personaggio inquadrato in primissimo piano (cliffhanger). Ciò che caratterizza le soap è proprio

l’apertura narrativa del finale. La sua sceneggiatura è in continuo mutamento (work in progress), e vi è contemporaneità

delle linee produttive (scrittura, produzione, post-produzione). Il lavoro creativo della soap sia basa sulla “Bibbia dei

personaggi” che contiene dettagliatamente le caratteristiche dei personaggi.

18. IL CINEMA, QUESTIONI DI LINGUAGGIO.

Il linguaggio cinematografico rappresenta contemporaneamente un processo in continua evoluzione in base al contesto

storico e una struttura permanente per ciò che concerne le modalità di messa in forma. La nuova storia del cinema è

considerata una disciplina integrata perchè comprende fattori tecnici, estetici, linguistici, sociologici, economici.

Il cinema delle origini. (Primato della visione)

Convenzionalmente, la data di nascita del cinema è il 28 dicembre 1895, data in cui i fratelli Lumière organizzarono la

prima proiezione pubblica. I primi spettacoli, rappresentati nelle Fiere o nelle Esposizioni, erano brevi vedute, ricostruzioni

storiche che si esaurivano in un’unica inquadratura, della durata della bobina, priva di profondità (sfondi dipinti,

illuminazione verticale, fissità della m.d.p.). Ha comunque bisogno di un commentatore. In questa fase, esso si mostra come

una macchina delle meraviglie, tesa a la realtà.

mostrare

Il cinema classico. (Primato della narrazione) 1920-1950

In questa fase si ha l’affermazione della figura del regista. Al concetto di durata subentra quello di sviluppo narrativo in cui

le inquadrature si susseguono secondo una successione logico-temporale. La piattezza delle immagini del cinema delle

origine è corretta tramite il centering, l’illuminazione chiaroscurale, l’utilizzo del campo/controcampo. L’introduzione del

sonoro gli dà completa autonomia, creando finalmente una dimensione narrativa. Adesso, l’essenziale non è più mostrare il

reale, ma narrare l’azione, mascherando i procedimenti linguistici.

Il cinema moderno. (Primato della consapevolezza) 1950-1980

Il cinema si trova inserito in un sistema mediale variegato e vincolato da leggi di mercato. Si divide in due filoni: quello del

neorealismo italiano, della Nouvelle Vague francese, in cui l’attenzione è rivolta alla realtà senza artifici (profondità di

campo), e quello del cinema autoreferenziale, che smaschera i propri procedimenti scenici. Pura apparendo in contrasto,

entrambi contribuiscono a sottolineare la vera natura del cinema moderno, la consapevolezza, sia attraverso la natura

realistica che attraverso quella linguistica, portando lo spettatore ad assumere un atteggiamento critico.

Il cinema post-moderno. (Primato dell’esperienza) 1980

Il cinema perde sempre di più il legame don la realtà, arricchendosi di effetti speciali e perdendo così la propria

autoreferenzialità. Fruisce di nuove modalità di consumo nei cinema multisala, dove oltre alla visone del film è possibile

spettacolarità

accedere ad altri servizi. Per quanto riguarda il linguaggio, esso lavora su tre grandi assi: la con cui il cinema

ripetibilità

diventa fenomeno mediale di ampia portata, stringendo un forte legame con gli altri media, la e infine si

propone di stupire il pubblico, e non di interrogarlo sula propria natura. Le fasi per la realizzazione di un film sono:

la sceneggiatura: deve lavorare sul piano narrativo e drammaturgico poiché contiene i dialoghi. Nasce prima come

• soggetto, in cui si fa un breve racconto della trama (si parla di adattamento se non è originale), si passa poi al

trattamento in cui gli spunti narrativi del soggetto vengono ampliati e i dialoghi hanno ancora una forma indiretta; segue

la scaletta che segna iol passaggio dalla fase letteraria a quella cinematografica vera e propria. Infine si ha la

sceneggiatura, seguita dal découpage tecnico. Si può distinguere tra s. programma (elaborata in tutto e pronta per essere

utilizzata) e s. dispositivo (aperta a variazioni anche del momento).

la ripresa: alla base vi è l’inquadratura, che è caratterizzata da due fattori: la messa in scena (scena e attori) e la messa in

• quadro (resa della m. in s.). Importante sono la distinzione tra campi (Campo Totale, Medio), che riguardano la ripresa

degli ambienti, e piani (Figura intera, piano americano, primo piano, primissimo piano, dettaglio) che riguardano la

ripresa delle persone, i movimenti di macchina (panoramica, carrellata, dolly, gru, macchina a mano, steadycam).

macchina e la luminosità. Inoltre, nel cinema esistono tre grandi spazi; lo spazio in (porzione di realtà ripresa

dall’inquadratura), off (porzione di spazio momentaneamente scusa dall’inquadratura), over (ri-

guarda il sonoro e le voci fuoricampo).

il montaggio: consiste nell’unire la fine di un’inquadratura con l’inizio della successiva. Può avvenire: per stacco, per

• dissolvenza (d’apertura, chiusura, incrociata), tramite iris, tramite tendina. Il montaggio determina il rapporto tra gli

elementi della fabula e quelli dell’intreccio, può avere una sequenza lineare ma utilizza anche i flashback e i

ellittico piano sequenza,

flashforward. Per quanto riguarda la durata, può essere se elimina della parti superflue, o se la

alternato

scena è girata senza stacchi ed ha durata reale, se mette insieme due eventi diversi ma che accadono

contemporaneamente (narr.onniscente.).

Il montaggio classico cercava di rendersi quanto più possibile invisibile nell’aiutare lo spettatore nel processo di

comprensione. Quello dialettico ricercava il conflitto tra un’inquadratura e l’altra, poiché in quel periodo il cinema non

dovevo rappresentare la realtà ma interpretarla. Quello formale tendeva accostare immagini tramite un rapporto di

volumi, superfici, linee.

Un film, secondo la riflessione portata avanti da Metz nel 1964, può esser considerato un testo a tutti gli effetti. In quanto

tale, occorre analizzare il processo che i codici linguistici mettono in atto in ogni singolo film, quindi scomporlo in unità e

ricomporlo. Le fasi che compongono tale analisi passano prima dalla che si ha del testo e poi

comprensione preliminare

dall’ipotesi cioè di una sorta di previsione su quello che succederà. Ciò presuppone il ruolo attivo dello

interpretativa,

spettatore. La scomposizione vera e propria riguarda:

la segmentazione della linearità, in cui si ha la suddivisone del film in unità progressivamente articolate (episodi,

• sequenze, inquadrature, immagini)

la stratificazione dello spessore del testo filmico, viene operata trasversalmente e si considerano i fattori spaziali,

• temporali, causali. Avviene identificando gli elementi omogenei al di là della narrazione e con un maggiore o minor

grado di articolazione della serie.

Infine, i quattro criteri principali, relativi all’analisi testuale sono:

la profondità, con cui si deve cogliere il nocciolo segreto, il senso ultimo (verità);

• l’estensione, che tiene conto di un gran numero di elementi (raggio d’azione;)

• l’economicità, che riguarda la sinteticità dell’analisi (funzionalità);

• l’eleganza, che riguarda il piacere dell’espressività (piacere).

19. LA PRODUZIONE DELLA NOTIZIA

I mezzi di informazione possono essere considerati come aziende che producono un bene. Tra le figure professionali di

direttore

spicco ci sono l’editore che si occupa delle strategie di mercato e della pubblicità, il che definisce la linea

vicedirettore caporedattore

editoriale della testata, e si occupano di gestire le scelte nelle riunioni di redazione,il

caposezione redattori giornalisti

gestisce una particolare sezione e gestisce i che assegnano ai vari gli argomenti di cui

occuparsi. Questi ultimi possono essere corrispondenti, inviati, commentatori, cronisti. Vi sono poi altre figure, come quelle

della segreteria di redazione, dei fotografi e degli operatori di ripresa. Durante una riunione di redazione, una volta valutata

l’ultima edizione della testata e quelle della concorrenza, si imposta l’edizione del giorno. Il direttore propone i temi da

trattare, che sceglie in base ai dispacci d’agenzia. Le notizie che non fanno parte del copro centrale dell’edizione sono

invece proposte dai capiservizio.

L .

A RACCOLTA DELLE NOTIZIE

E’ sempre più lontana l’idea del giornalista che abbia un accesso diretto ai fatti, poiché nella situazione attuale sono le

agenzie a fornirle. Il compito del giornalista è dunque quello di apportare delle modifiche, fare delle verifiche e impaginare

il pezzo. Oltre alle agenzie, il giornalista interagisce con le fonti, pubbliche o private. Esse devono garantire: pertinenza

(sedi decisionali, tribunali), autorevolezza, produttività, economicità (forniscono prodotti pre-lavorati che economizzano il

lavoro dei giornalisti). La produttività delle fonti ufficiali permette al giornalista di fare uno una sorta di

scadenzario,

pianificazione anticipata della copertura che orienta gran parte dell’informazione. Le redazioni, oltre che dalle agenzie,

ricevono materiale dai comunicati stampa delle imprese, delle associazioni, delle personalità politiche, ecc. Ciò genera

talvolta una contiguità ideologica e culturale.

Tipologie di eventi.

Più che di raccolta di notizie, si può parlare di promozione di eventi. Infatti, le occorrenze diventano notizie solo se utili allo

scopo di qualche soggetto. Esistono quattro tipi di eventi:

eventi di routine,

gli sono le azioni promosse a eventi pubblici da parte degli stessi agenti. Di solito si hanno tramite le

• pseudo-eventi,

conferenze-stampa. All’interno di questa categoria, possono essere inseriti gli ovvero gli eventi

photo-opportunity.

pianificati appositamente allo scopo di diventare notizie (azioni spettacolari) e le

scandali,

gli sono le azioni promosse a eventi pubblici intenzionalmente da parte di agenti estranei all’azione.

• incidenti,

gli sono le azioni promosse a eventi pubblici da parte di agenti estranei, ma non intenzionalmente come gli

• scandali. Questo tipo di eventi, poiché più imprevedibili, risultano più credibili.

casualità,

le sono le occorrenze non intenzionali promosse da chi le ha compiute, ma sono rare poiché chi le divulga ha

• comunque un secondo fine.

L .

A SELEZIONE DELLE NOTIZIE

I valori notizia.

I valori-notizia sono una componente essenziale della notiziabilità. Essi non intervengono solo nella selezione delle notizie

ma anche durante tutte le procedure successive. Il loro compito è di routinizzare il lavoro di selezione fatto dai giornalisti. Il

concetto di introdotto da Lewin, rimanda ad una figura che funge da filtro per le notizie. In realtà il processo è

gatekeeper,

molto più complesso e non riguarda una sola persona, ma l’intera macchina organizzativa e burocratica del sistema

dell’informazione. I valori-notizia sono otto:

1. la frequenza, che riguarda la consonanza tra la frequenza dell’azione e il momento della pubblicazione.

2. la soglia, che deve essere superata affinché un’occorrenza divenga notizia;

3. la non ambiguità;

4. la significatività, in base alla quale una notizia deve essere ritenuta rilevante dal pubblico in base anche alla sua

prossimità culturale;

5. la consonanza, con quello che il pubblico si aspetta;

6. l’inaspettato;

7. la continuità, quando un evento, divenuto familiare, sarà considerato una buona notizia per un po’.

8. la composizione,


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

12

PESO

170.78 KB

AUTORE

vipviper

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunti di Sociologia comunicazione, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia della comunicazione, Livolsi. con analisi accurata dei seguenti argomenti: studio comunicazione, comunicazione interpersonale, gestualità, processo cognitivo, rappresentazioni sociali, analisi storia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vipviper di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di sociologia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Giacomarra Mario.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali

Genere, sessualità e società.
Dispensa
Nuove concezioni dei diritti dell'uomo
Dispensa
Sessualità
Dispensa
Hobbes
Dispensa