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Fondamenti di sociologia

Marketing e comunicazione d’azienda

Lezione 1

Definizione

  • La sociologia è la scienza sociale che si occupa delle forme e dei processi della vita umana associata.

L’ambito di interessi va dalla piccola scala (interazioni quotidiane interpersonali, gruppi familiari: micro) a fenomeni associativi e organizzativi (meso), a tendenze sociali, economiche, culturali su vasta scala (macro).

Il sociologo

La visione sociologica si basa sulla capacità di liberarsi e/o essere consapevole dei condizionamenti:

  • Delle abitudini conoscitive del proprio ambiente socio-culturale;

È attento al “dato” (ossia all’effettivo manifestarsi dei fenomeni).

  • Esercita l’onestà intellettuale (riflessività su passioni e pregiudizi);
  • Usa dei metodi validati e condivisi (o ne sperimenta dei nuovi);
  • Usa quadri interpretativi adeguati (modelli, teorie, ecc.);
  • Combina rigore (precisione, competenza) e immaginazione (prospettiva, interpretazione delle tendenze contrastanti, cammini possibili).

Si impegna per obiettivi sociali rilevanti.

Definizione

La sociologia è la scienza che studia le diverse forme di vita umana associata.

  • Ma a quale tipo di società fa riferimento la sociologia?
  • La sociologia fa riferimento alla società industriale.

L’ambito di interessi della sociologia è molto vasto: dagli incontri casuali per strada ai processi sociali globali.

Perché fa riferimento alla società industriale?

Perché la sociologia è "figlia" della grande rottura storica tra società preindustriale e società industriale. Nel momento in cui c'è la fase di passaggio tra la società preindustriale e la società industriale si instaurano e vanno studiate:

  • Nuove relazioni sociali;
  • Nuovi ruoli sociali;
  • Modificazione della struttura sociale;
  • Classi sociali;
  • Diseguaglianze sociali;
  • Nuove identità sociali;
  • Problemi di integrazione sociale;
  • Maggiore aspettative per gli individui;
  • E perché no nuovi conflitti sociali.

Quali sono le caratteristiche che differenziano le società preindustriali da quelle industriali?

Caratteristiche della società preindustriale:

  • Società statica e non dinamica;
  • Società ripetitiva;
  • Economia chiusa fondata sull'autoconsumo;
  • Produzione in vista del consumo e non del profitto;
  • Scarse possibilità di carriera per gli individui;
  • Ruoli sociali che si tramandano di padre in figlio.

Caratteristiche della società industriale:

  • Società dinamica e innovativa;
  • Economia aperta;
  • Produzione in vista del profitto;
  • Maggiori possibilità di carriera per gli individui;
  • Ruoli sociali conseguiti.

Come nasce la società industriale?

  • La società industriale nasce principalmente con il processo di industrializzazione.

Dove ha inizio il processo di industrializzazione?

Il processo di industrializzazione ha inizio nei luoghi di produzione.

  • Quali erano e sono i luoghi di produzione nelle due società?

Società preindustriale:

  • Il luogo di produzione era la famiglia.

Società industriale:

  • La fabbrica - impresa.

Come nasce l'industrializzazione?

Sinteticamente:

  • Fabbrica;
  • Divisione del lavoro (più produttività);
  • Accumulazione del capitale (profitti per investimenti);
  • Massiccia concentrazione di operai sul posto di lavoro;
  • Aumento dei conflitti sociali.

Quali sono le conseguenze dell'industrializzazione?

Conseguenze economiche:

  • Rivoluzione nel settore delle attività tecniche rispetto alla società preindustriale;
  • Esigenze di razionalizzazione nei cicli produttivi.

Conseguenze sociali:

  • Modificazione dei comportamenti sociali;
  • Rapporti umani depersonalizzati;
  • Modificazione di idee;
  • Cambiamento dei valori morali, intellettuali, professionali ecc.

Possiamo farne a meno dell'industrializzazione?

  • Rifiutare l'industrializzazione equivale al rifiuto del mondo moderno;
  • Ma a quale prezzo?
  • L'industrializzazione intacca profondamente i seguenti comportamenti sociali:

Al livello microsociologico:

  • Il senso del tempo;
  • Il concetto del valore e della durata;
  • L'atteggiamento mentale prevalente;
  • La motivazione dell'attività produttiva.

Al livello macrosociologico:

  • La struttura di classe di una società e la sua stratificazione (gruppi omogenei differenziati tra loro).

Nascita della sociologia

Lo studio sistematico del comportamento umano e della società prende avvio verso la fine del XVIII secolo in seguito al rapido cambiamento sociale che definisce la “società moderna” in Europa. È favorito da quattro rivoluzioni:

  • Scientifica: si ricorre alla scienza per comprendere il mondo;
  • Industriale: grandi trasformazioni socio-economiche accompagnano lo sviluppo delle innovazioni tecnologiche;
  • Politica: in particolare rivoluzioni americana (1787) e francese (1789) e i moti del 1848 che vedono il trionfo dei valori di libertà e uguaglianza (e nuove forme di “fraternità”);
  • Culturale: pensatori illuministi, razionalisti, empiristi, pragmatisti, evoluzionisti, positivisti, ecc.; romanzo sociologico (Dickens, Hugo, ...), pensiero religioso riformatore ed ermeneutico, ecc.

Auguste Comte (1798-1857)

Nel 1839 ideò la parola sociologia, presente nel suo Corso di filosofia positiva.

La sociologia è la scienza della società capace di svelare le leggi universali che governano il mondo sociale.

Così come esistono leggi naturali che permettono di controllare e prevedere gli eventi del mondo fisico, esistono anche leggi invariabili che spiegano il mondo sociale.

Il positivismo sostiene che la scienza si applica ai fenomeni osservabili e alle loro relazioni causali, direttamente attingibili attraverso l’esperienza.

La sociologia è una scienza positiva, pertanto essa applica allo studio della società gli stessi rigorosi metodi scientifici che la fisica o la chimica applicano allo studio del mondo fisico.

L’approccio positivista in sociologia comporta la produzione di conoscenza sociale basata sull’evidenza empirica ricavata dall’osservazione, dal confronto e dalla sperimentazione.

La legge dei tre stadi afferma che gli sforzi umani per comprendere il mondo sono passati attraverso gli stadi:

  • Teologico: la società è espressione della volontà di Dio;
  • Metafisico: la società è spiegata da principi astratti;
  • Positivo: la società è indagata con il metodo scientifico.

Émile Durkheim (1858-1917)

La sociologia studia i fatti sociali => la vita sociale può essere studiata con lo stesso rigore riservato agli eventi naturali.

I fatti sociali sono elementi della vita sociale che determinano le azioni individuali.

I fatti sociali sono esterni agli individui ed esercitano un potere di coercizione.

La divisione sociale del lavoro (1893)

Analisi del mutamento sociale: nell’era industriale si afferma un nuovo tipo di solidarietà.

Società tradizionali: solidarietà meccanica.

Società moderne: solidarietà organica.

Solidarietà meccanica:

  • I membri della società si dedicano in prevalenza a occupazioni simili tra loro;
  • Prevalgono le esperienze comuni condivise e le credenze;
  • La coesione sociale è garantita da sanzioni repressive.

Solidarietà organica:

  • I membri della società si dedicano in prevalenza a occupazioni diverse tra loro;
  • Prevale l’interdipendenza reciproca, come tra le componenti di uno stesso organismo;
  • La coesione sociale è garantita da sanzioni restitutive.

Il suicidio (1897)

Il suicidio è un fatto sociale che può essere spiegato solo da altri fatti sociali.

Due forze sociali, esterne all’individuo, influenzano, per carenza o per eccesso, i tassi di suicidio.

Integrazione sociale:

  • Suicidio egoistico (carenza di integrazione sociale);
  • Suicidio altruistico (eccesso di integrazione sociale).

Regolazione sociale:

  • Suicidio anomico (carenza di regolazione sociale);
  • Suicidio fatalistico (eccesso di regolazione sociale).

Karl Marx (1818-1883)

Studia i cambiamenti della società moderna legati allo sviluppo del capitalismo: un modo di produzione radicalmente diverso dai suoi precedenti storici e costituito da due elementi:

  • Il capitale: mezzi di produzione usati per produrre merci;
  • Il lavoro salariato: l’insieme dei lavoratori che, privi dei mezzi di produzione, vendono la propria forza lavoro in cambio di un salario.

Il capitalismo è un sistema classista e nella società capitalista sono presenti due classi:

  • La borghesia: i capitalisti proprietari dei mezzi di produzione;
  • Il proletariato: la classe operaia priva dei mezzi di produzione.

Il rapporto fra classi è conflittuale, fondato sullo sfruttamento:

  • La borghesia è la classe dominante;
  • Il proletariato è la classe subordinata.

Il processo storico poggia sulla concezione materialistica della storia: le cause del mutamento sociale non sono da ricercare nelle idee o nei valori, ma nei fattori economici.

Le società cambiano a causa delle contraddizioni insite nei rispettivi modi di produzione.

Il sistema capitalistico è destinato a essere rovesciato da una rivoluzione dei lavoratori, che instaurerà una società senza classi.

Max Weber (1864-1920)

A differenza di Marx, per Weber l’influenza di idee e valori sul mutamento sociale è pari a quella delle condizioni economiche.

La sociologia è comprendente: ha il compito di comprendere il significato dell’azione sociale.

L’etica protestante e lo spirito del capitalismo (1904-1905).

L’etica protestante spinge l’individuo a impegnarsi per il successo delle proprie iniziative economiche, segno di predestinazione divina.

Lo spirito del capitalismo è quel complesso di orientamenti normativi che sono alla base della società occidentale moderna, favorito dall’etica protestante e dal dogma della predestinazione.

Il tipo ideale è un modello concettuale utile a comprendere il mondo.

L’aggettivo ‘ideale’ non è sinonimo di desiderabile, ma designa la forma pura di un fenomeno.

I tipi ideali non esistono nel mondo reale, ma aiutano a comprendere i fenomeni concreti.

Il termine razionalizzazione indica l’affrancamento della società moderna dalle credenze radicate nella superstizione, nella religione, nelle usanze, nelle abitudini tradizionali, cui subentra il calcolo strumentale razionale, tendente al raggiungimento dell’efficienza sulla base delle conseguenze prevedibili.

Il pensiero razionale moderno ha spazzato via le credenze di carattere ‘magico’, cioè non scientifico, legate alla tradizione.

Lezione 2

Max Weber e le organizzazioni

Filosofo e sociologo.

Metodologia delle scienze storico-sociali.

Opere:

  • L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1904;
  • Il significato della “avalutatività” delle scienze sociologiche ed economiche, 1917;
  • La scienza come professione, 1919;
  • La politica come professione, 1919;
  • Economia e società, 1922 (postumo).

Che cosa è un’organizzazione?

Un gruppo secondario:

  • Formalmente riconosciuto attraverso un atto costitutivo dotato di validità legale che stabilisca i suoi fini istituzionali;
  • Dotato di elevata complessità, ossia di una struttura interna fondata su criteri di specializzazione e divisione del lavoro;
  • Capace di agire come attore collettivo per il raggiungimento di obiettivi comuni.

Tra le forme di organizzazione ve ne sono due particolarmente importanti:

  • 1. Le associazioni volontarie;
  • 2. Le organizzazioni burocratiche.

Le associazioni volontarie presentano le seguenti tre caratteristiche:

  • L’appartenenza è volontaria, ossia non è obbligatoria né acquisita per nascita, ma si aderisce per libera scelta;
  • Viene costituita per promuovere gli interessi comuni dei suoi membri;
  • Non è connessa con istituzioni governative locali, statali, o federali.

Le associazioni burocratiche si distinguono dalle associazioni volontarie in quanto:

  • I loro fini non sono stabiliti dai membri dell’organizzazione;
  • Hanno un carattere più durevole.

Si deve a Weber l’individuazione dei caratteri della burocrazia (dall’unione del francese bureau, ufficio, e dal greco kratos potere), ossia «potere dei funzionari»:

  • Divisione dei compiti;
  • Gerarchia degli uffici;
  • Ufficio pubblico;
  • Specializzazione;
  • Remunerazione in denaro;
  • Regole generali.

Il modello burocratico

Autore: Max Weber.

Contesto: la pubblica amministrazione degli stati liberali del primo novecento. Spiegazione delle ragioni dell’affermarsi della burocrazia come prevalente modalità di organizzazione del lavoro amministrativo nella società moderna.

Obiettivi: massima uniformità, rispondenza alla legge e prevedibilità dell’azione amministrativa. Parità di trattamento tra tutti i cittadini. Impersonalità dell’agire burocratico.

Metafora: l’organizzazione come piramide.

La burocrazia

Si tratta di ruoli ben definiti da regole e procedure precise secondo criteri di razionalità, imparzialità, impersonalità.

Per la sua spiegazione Weber ricorre al “tipo ideale”; cioè, una rappresentazione schematizzata del mondo reale in cui ciascun elemento del modello rappresenta un fenomeno sociale, che ha elevate probabilità di essere nella realtà.

I tipi ideali

Il tipo ideale viene ricavato dalla realtà concreta, ma se ne discosta, perché il ricercatore seleziona determinati elementi, ne accentua alcuni più di altri e crea un complesso di collegamenti più unitario e coerente di quello che nei fatti esiste.

Il tipo ideale costituisce un’esagerazione concettuale della realtà empirica e un mezzo utile nella ricerca.

Offre infatti un parametro di riferimento per inquadrare ciascun caso concreto, vedendo quanto se ne avvicina o discosta e fa da base per instaurare confronti. (Pensate ad alcuni tipi ideali in cui potremmo essere coinvolti: lo studente italiano tipo, l’insegnante italiano tipo, il cattolico tipo, ecc.).

Gli elementi utilizzati da Weber per costruire il tipo ideale della burocrazia sono:

  • 1. Divisione del lavoro: le attività vengono ripartite in modo fisso tra il personale;
  • 2. Struttura gerarchica: ogni ufficio inferiore è sotto il controllo e supervisione di un ufficio superiore;
  • 3. Procedure formali di apprendimento: per arrivare a occupare le varie posizioni all’interno dell’organizzazione;
  • 4. Impiego stipendiato a tempo pieno: il personale è ricompensato da uno stipendio stabilito in denaro e con diritto alla pensione; considera il proprio ufficio come professione unica e principale con possibilità di carriera;
  • 5. Regole scritte prestabilite: che stabiliscono le procedure da seguire nello svolgimento del lavoro, garantendo il massimo di standardizzazione e il minimo di arbitrarietà;
  • 6. Fedeltà all’organizzazione: obbedienza al superiore in quanto detentore di un ruolo formale e non per specifiche caratteristiche personali;
  • 7. Segreto d’ufficio: è l’obbligo a non rivelare le informazioni aventi natura di segreto, apprese all’interno del rapporto di lavoro.

Caratteristiche del burocrate

Weber descrive in maniera precisa anche la posizione del funzionario:

  • Deve seguire un corso di studi predeterminato e superare delle prove prescritte come condizioni per l’assunzione;
  • Deve mostrare fedeltà all’ufficio inteso in termini generali e astratti;
  • Gode di una posizione di «ceto»;
  • È nominato da un’istanza a lui superiore;
  • Gode di un impiego stabile, garantito a vita;
  • È remunerato con uno stipendio fisso;
  • È inserito in una carriera, che muove dai posti inferiori a quelli superiori.

Malgrado l’immagine comune di macchina inefficiente che produce carta, impersonale, incontrollabile e di ostacolo alle soluzioni, la burocrazia consente una certa efficienza in quanto pochi dirigono l’attività di molti.

Gli aspetti da considerare sono:

  • 3. La produttività: la burocrazia riduce i margini di incertezza dell’agire umano;
  • 2. Il potere: la chiave per il controllo di una burocrazia è l’accesso alle informazioni;
  • 3. La “funzione delle regole”.

Attraverso:

  • La comunicazione: esse indicano ciò che la direzione si aspetta dai dipendenti;
  • Il controllo a distanza: esse permettono ai dirigenti di controllare i comportamenti a tutti i livelli dell’organizzazione;
  • La legittimazione della punizione: esse forniscono criteri astratti in base ai quali vengono valutati i bassi rendimenti e infrazioni; le punizioni non dipendono da sentimenti personali dei superiori;
  • La discrezionalità: esse possono essere uno strumento di negoziazione tra dirigenti e dipendenti.

I lati deboli che influiscono sul funzionamento delle organizzazioni sono:

  • L’incertezza: sia gli obiettivi che i mezzi possono non essere chiaramente definiti. Molte organizzazioni hanno obiettivi multipli e
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bresciachiara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Zizza Alfonso.
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