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Sociologia: introduzione

Il senso comune sociologico

Sociologia: è la scienza sociale che supera i limiti del sapere sociologico.

Limiti

  • Esperienza diretta, dunque uno spazio chiuso;
  • Esperienza indiretta, altrui, dunque facilmente manipolabile;
  • Esperienza legata al presente, mentre la società è esistita ed esisterà.

Sapere sociologico

È legato all’esperienza che ognuno di noi svolge ogni giorno, per orientarsi nella vita sociale, che possediamo dalla nascita, per soddisfare i nostri bisogni. La sociologia intesa come scienza sociale, pone interrogativi, su una base di una riflessione teorica che ci aiuta a comprendere meglio il mondo in cui viviamo. La sociologia non ci dà certezze assolute, ma ragionevoli certezze, le quali sono sempre sottoposte a critica e revisione.

Qual è l'oggetto della sociologia?

La materia sociologia nasce quando iniziano ad affermarsi gli stati nazionali nella metà del XIX secolo. Essa infatti veniva definita come lo studio delle società, non una definizione proprio precisa. Questo perché, come ben sappiamo, lo stato nazionale ha dei determinati confini, cosa che la sociologia non accetta; diciamo che la sociologia ha diverse sfumature in diversi campi (dall’economia alla politica, fino ad arrivare anche alla religione) ed è per questo che possiamo dare solo una definizione tautologica della sociologia: ovvero, l’insieme delle ricerche di coloro che si riconoscono e sono riconosciuti, come sociologi.

Di cosa si occupa la sociologia?

Possiamo fornire tre soluzioni agli interrogativi di:

  • Soluzione gerarchica: Cioè la sociologia è la regina di tutte le scienze; ovvero dalle scienze astrofisiche alla chimica, si passa sempre per la sociologia.
  • Soluzione residuale: Ciò che ancora nessuna scienza riesce a spiegare, la sociologia vi arriva.
  • Soluzione analitica o formale: Sarebbe, la grammatica e la geometria della società, ovvero la sociologia studia le forme pure di relazione.

Le origini

L’origine della sociologia, si può collocare a metà del XIX secolo, dove avvengono tre grandi rivoluzioni:

  • Rivoluzione scientifica
  • Rivoluzione industriale
  • Rivoluzione francese

Tutte queste rivoluzioni avvengono proprio perché le società mutano rapidamente e non si fondano più sui principi pre-rivoluzionistici.

I quattro paradigmi

Paradigma dell’ordine

Che cosa unisce o divide la società? Ovvero che cosa fonda l’ordine o il disordine sociale? Prima delle tre grandi rivoluzioni, si pensava che il fondamento dell’ordine sociale fosse dettato da una figura sacrale o da qualcuno che emanava leggi che fosse superiore all’essere umano stesso. Una volta infranto questo mito, ecco che questi fondamenti crollano, e di conseguenza ci si pone le domande di cosa unisce o divide le società.

Secondo grandi sociologi come Spencer e Comte, la società è concepita come un organismo le cui parti sono connesse tra di loro mediante relazioni di interdipendenza, le quali non sono statiche, ma bensì dinamiche, cioè si evolvono grazie a un motore che è la competizione tra le specie, la quale dà vita alla differenziazione o divisione del lavoro.

Simmel: La divisione del lavoro rende l’essere umano più individualista, dunque diverso dagli altri. Ciò aumenta le relazioni di interdipendenza, le quali l’uomo ha bisogno per continuare a vivere. Più si divide il lavoro, più le relazioni di interdipendenza aumentano. L’ordine sociale nasce dall’interno della società stessa creando l’equilibrio.

Durkheim: Anche per Durkheim la divisione del lavoro è fondamentale nell’esistenza della società riguardo l’ordine, ma a differenza di Simmel inserisce un concetto come la solidarietà. Esso distingue le società pre-moderne, dove vi era poca divisione del lavoro, dunque una maggiore solidarietà derivante dall’esterno, cioè nel credere in una solidarietà legata alle proprie origini (in poche parole, sono solidale solo con chi appartiene alle mie origini e alla mia terra). (Solidarietà meccanica).

Sociétà moderne: dove vi è molta divisione del lavoro ed una maggiore solidarietà derivante dall’interno, che deriva proprio dal crescere delle relazioni di interdipendenza. (Solidarietà organica).

Tonnies: Tonnies la pensa in maniera uguale in materia di divisione del lavoro, ma non concorda sulla solidarietà. Esso infatti esprime, a differenza di Durkheim, una visione diametralmente opposta tra solidarietà organica e meccanica di Durkheim.

Società pre-moderne: vi è una solidarietà organica, poiché le relazioni interpersonali sono dettate dal fatto che ognuno è imparentato con un altro individuo, e vi è più solidarietà.

Società moderne: vi è una solidarietà meccanica, poiché le relazioni interpersonali sono maggiori, ma vi è poca solidarietà, dovuta al fatto che le relazioni interpersonali aumentano l’individualismo della persona, e si è sempre in conflitto se un soggetto invade la sfera privata di un altro.

Paradigma del conflitto

Le dicotomie sopra citate come la solidarietà organica/meccanica e le comunità/società, descrivono il mutamento sociale, ma non lo spiegano. Per cercare di spiegarlo, facciamo riferimento a chi ha teorizzato la teoria del conflitto sociale.

Karl Marx: non possiamo non citarlo! È stato uno dei padri fondatori del tema del conflitto sociale. Per Marx in ogni società, i rapporti fondamentali sono dovuti dallo scambio di beni e servizi che portano al funzionamento e la riproduzione della società stessa. Tali scambi portano a una lotta di classe: lotta di classe che è meramente conflittuale, poiché vi sono attori sociali che dominano e attori sociali sfruttati. Secondo Marx, la storia è stata fin’ora storia di lotta di classe. Grazie al proletariato industriale (sfruttamento) nasce il capitalismo (dominio); però Marx ha una visione profetica, la quale spiega che i primi ribalteranno questo sistema capitalistico e non vi sarà più una lotta di classe, dove cesserà il conflitto dunque le classi stesse cesseranno di esistere.

Max Weber: anch’esso tira in ballo il problema del conflitto sociale, per spiegare certi fenomeni. Per Weber, a differenza di Marx, il problema della lotta di classe non è l’unico che crea conflitti sociali: bisogna ricercarli in altre sfere, come quella politica, diritto, religione ed economica; certo, il problema della lotta di classe che intacca una singola sfera, intacca automaticamente le altre.

Dunque, traendone le conclusioni, Weber pensa che la lotta di classe non sia una "patologia" della società, anzi pensa che sia una cosa "normale". La lotta di classe porta inevitabilmente alla creazione di istituzioni che sono capaci di tenere l’equilibrio sociale; ovviamente queste mutano nel tempo e si trasformano in base alle esigenze della società stessa. Infatti, Weber, non crede come Marx, che le classi non esisteranno più. Ha una visione diametralmente opposta.

Paradigma della struttura

Il paradigma della struttura ci spiega che per spiegare eventi umani, bisogna vedere il contesto in cui un uomo vi è posto. Tutti nasciamo in un determinato posto, vi cresciamo e facciamo le nostre esperienze personali, condizionate dalla struttura sociale in cui viviamo. L’intera esistenza di un uomo sarà prevedibile, non potrà altro che ripetere le strade già tracciate. Ciò non significa che uno non sia libero di scegliere il proprio percorso, ma la sua libertà rimarrà confinata nei limiti della struttura sociale presistente.

Marx: utilizza un metodo di spiegazione riconducibile al paradigma della struttura; esso però non prende in considerazione che i membri delle due classi (proletariato e capitalista), non possano svolgere ruoli differenti.

Durkheim: anch’esso utilizza un metodo di spiegazione riconducibile al paradigma della struttura, però pensa che solo fatti sociali, siano spiegati da altri fatti sociali, e che non si può partire dal comportamento degli individui, per arrivare a spiegare la società in cui vivono. Lo si spiegherà meglio, quando affronterà il tema del suicidio.

Paradigma dell’azione

Max Weber:

  • Fenomeni macroscopici: sono da ricondurre a fenomeni microscopici (azioni individuali);
  • Azioni individuali: bisogna tener conto dei motivi dell’attore, e perché l’attore sociale si muove in quella direzione e compia quell’azione.

Il massimo della comprensione viene raggiunto con la razionalità secondo Weber, e ne distingue diversi aspetti:

  • Intenzionali verso uno scopo.
  • Intenzionali a prescindere dalle conseguenze.
  • Intenzionali per uno scambio.
  • Intenzionale rispetto al valore.

Compatibilità tra paradigmi

Struttura ed azione

  • Paradigma della struttura: vi è una costrizione e gli individui sono costretti a fare una determinata scelta, grazie alle circostanze imposte. (Marx).
  • Paradigma dell’azione: non vi è una costrizione e gli individui, sono liberi di fare ciò che vogliono e di conseguenza ne costituiscono involontariamente, la struttura della società in cui vivono. (Weber)

Effetto non intenzionale: è fondamentale nel paradigma dell’azione, quando si passa dal livello micro al macro, dall’azione alla struttura. Molte istituzioni nascono proprio dall’effetto non intenzionale: quando Calvino portò i suoi insegnamenti, non pensò minimamente che questi, sarebbero diventati le basi del sistema capitalistico. Effetti non intenzionali che si suddividono:

  • Azioni individuali che producono effetti diversi alle intenzioni degli attori;
  • Molteplici azioni individuali, costruiscono istituzioni non intenzionali, che una volta consolidatesi, costituiscono un vincolo per gli attori stessi.

Capitolo secondo – Le origini della società moderna in occidente

Il concetto di capitalismo fu postulato per primo da K.Marx:

Un sociologo di nome Sombart diede una definizione di capitalismo: "Intendiamo per Capitalismo un determinato sistema economico con le seguenti caratteristiche:

  • Il capitalismo è un’economia di scambio, in particolare un’economia monetaria;
  • Sul mercato si scambiano anche prestazioni lavorative;
  • L’orientamento del capitalista è raggiungere il max profitto e reinvestirlo nell’impresa;
  • L’organizzazione della produzione e la gestione d’impresa sono improntate a criteri di razionalità economica, mediante l’applicazione della scienza e del progresso."

Per Marx il capitalismo è nato dalle contraddizioni interne al modo di produzione feudale, che consentì la nascita del capitalismo. La sua visione profetica è quella che le contraddizioni interne al modo di produzione capitalista, farà nascere un nuovo sistema chiamato comunismo. Questi tipi di sistemi infatti, nascono sempre da contraddizioni interne al modo di produzione di un sistema, che ne genererà un altro.

Classifichiamo tre tipi di trasformazioni che portano al capitalismo:

  • Sfera economica
  • Sfera politica
  • Sfera culturale

Sfera economica

Nella sfera economica distinguiamo:

Attività agricola

Il passaggio dall’agricoltura feudale all’agricoltura moderna è nato in virtù del fatto che nel primo sistema, non vi è nessuna innovazione tecnologica e che il feudatario si accontentava di produrre il proprio. Non interessava fare profitti e dunque spremeva il feudo senza innovazioni tecnologiche. Quando si passa all’agricoltura moderna, dove i proprietari terrieri, investono in nuove tecnologie per migliorare il proprio prodotto e venderlo per ricavarne il massimo profitto, iniziano a gettarsi le basi del nuovo sistema capitalistico.

Attività mercantile

Anche qua vi è un passaggio fondamentale, cioè il passaggio dal lavoro a domicilio, alla costruzione di fabbriche. Prima il mercante girava i villaggi fornendo ai contadini e i cittadini la materia prima e le tecniche per poterla trasformare; una volta finita la trasformazione sarebbe passato di nuovo a ritirare il prodotto finito dietro un compenso in denaro. In poco tempo, il mercante diventò colui che radunò i contadini in fabbriche per fornire lo stesso servizio, iniziando anch’esso a gettare le basi del nuovo sistema capitalistico.

Attività artigianale

Il passaggio che caratterizza questo tipo di attività fu quello di passare dal monopolio alla concorrenza perfetta. Man mano che gli artigiani producevano e possedevano nuovi prodotti e nuove tecniche per produrli, tutti furono incentivati a fare questo.

Imprenditori come innovatori: la figura dell’imprenditore viene vista come innovatore, poiché non si accontentano più di soddisfare i propri bisogni per vivere una vita dignitosa, ma iniziano ad aprirsi ai grandi mercati, innovando tutti i settori con le nuove tecnologie per poter sempre produrre ed investire.

Weber: il capitalista non è colui che aspira a far denaro, ma colui che ha sempre un guadagno rinnovato, ossia la redditività. Dal punto di vista religioso, possiamo affermare che gli insegnamenti di Calvino, contribuirono in modo cruciale alla nascita del capitalismo. Questa dottrina afferma che Dio, per sua volontà, ha già deciso il destino degli uomini e che dunque le attività della vita terrena, volte alla sua intercessione con l’aldilà sono vane. Se ciò fosse, l’uomo si metterebbe sullo stesso piano della divinità, cosa inconcepibile per la dottrina calvinista. Non a caso, furono i primi imprenditori, coloro che possedevano uno spirito nuovo; dunque tutte le classi emarginate sino a quel momento come gli eretici, stranieri ed ebrei, sono capaci di svincolarsi dalla tradizione cattolica.

Sfera politica

Si passò allo stato moderno. Anch’esso contribuì alla creazione del nuovo sistema capitalistico. Stato moderno che possiede tre aspetti principali:

  • Monopolio militare
  • Monopolio fiscale
  • Monopolio monetario
  • Monopolio giuridico

Vi è una caratteristica principale che caratterizza lo stato moderno, ossia il principio di separazione dei poteri.

Sfera culturale

Qua distinguiamo due aspetti evolutivi che hanno contribuito alla nascita del capitalismo:

  • Individualismo: dove iniziano a venir apprezzate non solo lo status sociale dove proviene l’individuo, ma viene apprezzata la sua diversità dagli altri soggetti. Non a caso i principi fondamentali sono l’eguaglianza che sostiene che tutti gli uomini nascono uguali con pari diritti e la libertà che sostiene che l’uomo è libero di fare ciò che vuole, tranne quando invade la libertà altrui.
  • Razionalismo: dove si afferma che l’uomo è capace di agire in maniera razionale cioè ragionando. Vi distinguiamo la razionalità rispetto al valore e la razionalità rispetto allo scopo. Il primo sta per la scelta dell’individuo dei propri valori mentre la seconda per gli obiettivi che si è fissato.

Capitolo secondo – Le origini della società moderna in occidente

Motore del cambiamento

Possiamo distinguere due correnti di pensiero:

  • Marx: che pensa che il motore del cambiamento sia dovuto alla sfera economica;
  • Weber: che pensa che il motore del cambiamento sia dovuto alla sfera culturale e che questa, ne tocchi tutti i campi.

Inoltre, i sociologi non si sono fermati esclusivamente a spiegarsi quale fosse il motore del cambiamento, ma hanno elaborato modelli dicotomici che spiegano questo mutamento. Un modello dicotomico sviluppato dal sociologo Maine, sono le leggi che regolano i rapporti tra gli uomini, ossia:

  • Status: originario dalla nascita e per cui uno non potrebbe modificare (società premoderne)
  • Contratto: originario dai rapporti interpersonali tra le persone che ne regola uno o più diversi (società moderne)

Teorie della modernizzazione

Lyotard: pensa che vi è sempre un’evoluzione delle società ed ha previsto che la società attuale in cui vivremo e che in alcuni casi stiamo già vivendo (la c.d. società post-moderna) sarà una società instabile, dove l’individuo vivrà nella precarietà e sarà confuso e disorientato, senza memoria e senza progetto.

Capitolo 3 – Forme elementari di interazione

Premessa

La grammatica della sociologia la possiamo individuare nelle relazioni e nelle interazioni sociali.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher denispittalis di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Mandich Giuliana.
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