Cap1
Il tema centrale della ricerca sociolinguistica fin dai primi anni 60 è stato la relazione fra strutture sociali e scelte linguistiche e comunicative dei parlanti. L’adozione di una determinata varietà linguistica è vista come un riflesso, un effetto dell’appartenenza del parlante a un determinato gruppo sociale.
Secondo questa visione, la struttura sociale condiziona le scelte individuali e il microordine sociale dell’interazione. Questo approccio ha subito una perdita e cede negli anni 80 il posto a una corrente qualitativa che vede nel linguaggio uno strumento di costruzione della realtà sociale piuttosto che un mero riflesso della società.
Interazioni asimmetriche
Interazioni asimmetriche: interazioni nelle quali i partecipanti si differenziano per un accesso diseguale ai poteri di gestione dell’interazione. Il fenomeno è complesso e sfaccettato. Nella conversazione ordinaria ciò che uno può possono gli altri.
Nelle conversazioni asimmetriche si stabiliscono delle vere e proprie figure guida, i registi dell’interazione, che controllano l’attribuzione dei turni, la durata e il contenuto dei turni di parola. Molti autori sottolineano come l’asimmetria sia una caratteristica intrinseca di tutte le interazioni per la presenza di potenziali occasioni di rottura, ma tali asimmetrie non modificano la struttura partecipativa dell’interazione, ovvero il “quadro legale”, ovvero la distribuzione dei diritti conversazionali fra partecipanti a uno scambio linguistico.
Nelle conversazioni ordinarie è possibile invocare tale struttura per ristabilire l’ordine se si è stanchi del comportamento dominante di qualcuno. Invece, nelle interazioni asimmetriche le strutture partecipative forniscono gli elementi definitori per una tipologia di interazioni come insegnante – allievo.
LINELL propone di parlare di “dominanza internazionale” per indicare disparità di potere. LINELL e LUCKMANN individuano 4 tipi di dominanza:
- Dominanza quantitativa: cioè la differenza esistente fra partecipanti di quantità di spazio internazionale disponibile. Spesso avere più spazio internazionale è indice di debolezza, come per esempio interrogazione in classe, interrogatorio polizia. Il parlare a lungo è concesso da chi guida l’interazione per soddisfare le finalità istituzionali di essa: più si è potenti e meno si parla, si pensi a chi ha un portavoce. LINELL, insoddisfatto dei limiti di questo parametro, ne propone altri…
- Dominanza interazionale: ovvero la possibilità di fare mosse forti o deboli nel controllo della sequenza (mossa forte dà inizio alla sequenza, come la domanda, e mossa debole quella eseguita in risposta alla mossa di un altro). VSSON hanno elaborato 18 tipi di turni per definire in termini quantitativi il potere internazionale. Chi fa la domanda attiva il concetto di “rilevanza condizionata”, cioè determina non solo l’azione successiva ma anche l’ambito tematico.
- Dominanza semantica: si manifesta nel controllo sugli argomenti e nella capacità di imporre le proprie vedute.
- Dominanza strategica: potere di realizzare le mosse più importanti sul piano strategico, può essere valutata solo a posteriori, es. se una persona ha raggiunto il suo scopo: catturare attenzione di x.
Questi parametri rappresentano qualità caratteristiche dell’interazione asimmetrica, ma possono essere visti anche come poteri che caratterizzano il ruolo di regista, che è colui che controlla il potere internazionale; quindi si considera asimmetrica un’interazione dove un partecipante ha più potere internazionale degli altri.
Il regista apre e chiude l’interazione con specifiche formule codificate. Tali formule non sono pure descrizioni di ciò che avviene, bensì hanno il potere di trasformare la realtà nel momento in cui sono pronunciate. Il regista è il riflesso della struttura sociale? No. Egli deve essere riconosciuto come tale da tutti i partecipanti che confermano il suo ruolo negoziandolo.
Le interazioni asimmetriche in contesti istituzionali spogliano i soggetti della propria identità sociale: il signor Rossi diventa paziente 456. È il regista che decide l’identità dell’interlocutore, come il presentatore deciderà di esibire il suo ospite in un talk show in veste di politico, non di padre né di marito.
Il regista attribuisce il turno di parola attraverso procedure di etero-allocazione; l’autoselezione è assente in questo tipo di interazioni e, quando compare, si tratta di una vera e propria forma di insubordinazione, ovvero messa in discussione del potere del regista, il quale può rilevare o no questa presa di turno.
Il regista può ristabilire l’ordine con commenti metacomunicativi che ridefiniscono la cornice contestuale, formulazioni come “non siamo mica al mercato”. I metacommenti sono commenti sull’interazione in corso.
2 tipologie:
- Formulazioni sul parlante, al presente, passato o futuro.
- Formulazioni sull’ascoltatore, al presente e al passato.
Il regista è anche colui che stabilisce il contesto in atto a cui tutti si devono adeguare; a volte può capitare che non ci sia la stessa concezione di contesto per tutti. Differenti casi:
- Caso prototipico: tutti condividono la stessa definizione di contesto.
- Gli interagenti non hanno concezioni uguali del contesto in atto ma le fanno convivere pacificamente, stabilendo una lettura multipla.
- Solo alcuni interagenti sono consapevoli della differenza di definizione di contesto: asimmetria di conoscenza.
- Definizioni diverse dell’attività, non accettando la diversità di vedute: casi di conflitto e cattiva comunicazione.
Il regista inoltre ha il potere di decidere se un comportamento rientra nelle regole dell’interazione in corso o se si tratta di insubordinazione che può essere censurata rendendola effettiva oppure legalizzarla, cioè cioè accettandola. Le insubordinazioni possono essere possibili, ipotetiche violazioni di regole, potenziali, il presentarsi effettivo di un’insubordinazione possibile, ed effettive, insubordinazioni potenziali riconosciute come violazioni dal regista.
Interazioni istituzionali
Interazioni istituzionali: lo studio dell’asimmetria è stato particolarmente studiato nel contesto istituzionale come la scuola, dove gli interagenti si riconoscono in una determinata istituzione e ne costituiscono le caratteristiche strutturali: gli interagenti fanno la stessa istituzione sociale.
Le interazioni a fini istituzionali hanno queste caratteristiche:
- Generale ridimensionamento della gamma di opzioni comunicative e comportamentali a disposizione degli interagenti.
- Specializzazione degli interagenti rispetto alle opzioni comunicative.
- Prevalenza di alcune funzioni rispetto ad altre in una gerarchia.
- Annullamento dei principi di base dello scambio comunicativo, come le massime di cooperazione e la reciprocità dei punti di vista.
- Una caratteristica struttura in fasi, che è simile a quella della conversazione quotidiana: apertura, corpo, conclusione.
- La presenza della cosiddetta “agenda nascosta”: solo il regista conosce le regole del gioco, e l’interlocutore non riesce a cogliere la ragione per cui il medico, ad es., gli faccia domande apparentemente slegate, che invece hanno un senso per la stilatura della cartella medica.
- L’uso di una varietà specialistica, varietà che rappresenta l’istituzione ma che spesso crea una barriera comunicativa. L’uso delle lingue speciali o di settore non è caratteristico solo dello scritto ma anche del parlato. Spesso la varietà specialistica costituisce un simbolo di status, e usarla fa sì che si ribadisca la distanza sociale che divide i partecipanti. Secondo GOODWIN l’adozione di una prospettiva professionale è un modo per trasformare, attraverso il linguaggio, un oggetto in materia d’interesse di un settore, mettendo a confronto la lettura che di uno stesso evento viene data da un osservatore esperto e da uno occasionale. Tutto ciò porta a episodi di miscommunication in quanto gli interagenti applicano schemi inferenziali diversi fra loro.
Importante anche il valore simbolico dei corpi nello spazio istituzionale, maestra cattedra, ogni nostra attività è localizzata nello spazio. Duranti, case samoane.
Tipi di interazione asimmetrica
Si possono distinguere asimmetrie di origine esogena determinate da fattori sociali esterni e asimmetrie endogene o intrinseche derivate dalla distribuzione fra i partecipanti di mosse forti, iniziative, e mosse deboli, risposte. LINELL e LUCKMANN ritengono siano fuorvianti in quanto anche asimmetrie esogene devono essere ricreate, confermate e ricostruite nel corso dell’interazione, come pure le asimmetrie endogene sono determinate da strutture sociali preesistenti all’interazione.
I luoghi e i modi del potere interazionale
Nella struttura dell’interazione esistono punti critici che contribuiscono alla distribuzione diseguale di diritti comunicativi, primo fra tutti il “meccanismo dell’attribuzione dei turni”: questo meccanismo può subire profonde modifiche nell’interazione asimmetrica, la più importante è quella della gestione di tale meccanismo.
Nella conversazione fra pari l’attribuzione del turno di parola avviene per autoselezione ad ogni possibile PTR, punto di rilevanza transizionale, cioè quando per segnali linguistici o non si capisce che chi sta parlando ha finito, o per eteroselezione quando chi parla cede il turno ad un altro partecipante con formule allocutive o segnali non verbali come lo sguardo.
Il potere di controllo, oltre il regista, è anche designato dal “terzo turno” è
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