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Comunicare e sociolinguistica

Comunicare può voler dire trasmettere un'informazione (non c'è però la parola informazione dentro la parola comunicare), condividere, mettere in comune, creare una comunità (reale o virtuale) intorno a qualcosa. La sociolinguistica prova a insegnarci a capire che tipo di informazioni sono rilevabili nei comportamenti linguistici che abbiano una valenza sociale, non linguistica. Dobbiamo pensare alla sociolinguistica come una linguistica di secondo livello.

Analisi del comportamento linguistico

“Il comportamento effettivo è fatto di attività linguistiche, noi possiamo osservare attività linguistiche che sono delle realizzazioni del sistema lingua che sta a monte e che è analizzato dalla linguistica generale, che ha come obiettivo l’individuare delle invarianti sistematiche nei comportamenti linguistici effettivi delle realizzazioni linguistiche”. Non è possibile osservare il sistema linguistico. Direttamente posso osservare delle attività linguistiche, comportamenti effettivi che nella linguistica saussuriana si chiamano ‘atti di parole’ e che nella linguistica generale sono ‘momenti di performace’. Alla linguistica generale interessa ricostruire ciò che c’è dietro la multiforme varietà di comportamenti linguistici.

Sociolinguistica e variazione del comportamento linguistico

La sociolinguistica, invece, scommette sul fatto che ci possa essere una regolarità nella variazione di comportamento linguistico. Cioè, le attività linguistiche non sono degli incidenti di percorso del sistema, ma in esse posso individuare degli elementi invarianti che mi danno informazioni su ciò che sta dietro la lingua. Perciò i comportamenti linguistici effettivi mi danno informazioni di tipo sociale, non linguistico. Le informazioni a cui faccio riferimento sono di tipo sociale.

Esempio di informazioni sociali dai messaggi

Es. Che informazioni ci dà?

  • Informazione linguistica = significato letterale del messaggio.
  • Informazione extra linguistica/sociale = lo ricaviamo da come è scritto, dalla forma.

In questo messaggio ritroviamo degli elementi che mi danno informazioni sociali: signiora, vollio, dormere, alluna, gia, allanima, dichitemmorto, ciavete, ecchecazz (evanescenza della vocale finale), facio, allospitale, facitm dorm (indebolimento vocali àtone), sendo (sonorizzazione delle occlusive postnasali), quando evvero la madonna, di giù (gestuale/interattivo). Mancanza quasi totale della punteggiatura.

Interpretazione delle informazioni dai messaggi

Questi elementi sono riferiti a un basso grado d'istruzione, infatti questa persona non ha una grande dimestichezza nella scrittura. Questo tipo di messaggio indica il tetto massimo di capacità di scrittura di Rosario. Tale scarsa scolarizzazione si vede anche nella presenza di coloriture locali/dialettali, che nello scritto non dovrebbero esserci.

Informazioni linguistiche e sociolinguistiche

  • Linguistica: L’informazione che mi dà è che sono di fronte a un parlante poco scolarizzato.
  • Sociolinguistica: L’informazione riguarda i tratti della personalità di chi parla.

Un determinato comportamento linguistico è, quindi, in grado di trasmettere informazioni non solo dal punto linguistico (linguistica) ma anche informazioni comunicative (sociolinguistica). Si ha quindi un passaggio dall’informazione alla comunicazione.

Provenienza geografica e caratteristiche del parlante

Un brano dà un'informazione socio-linguistica, mi dice che siamo in presenza di un parlante proveniente da un determinato luogo, ma anche informazioni di altro tipo, riguardanti la sfera della personalità, del lavoro e del gruppo sociale di appartenenza. Queste seconde informazioni possono essere messe nella sfera della comunicazione a differenza di quella dell’informazione di cui fa parte l’elemento della provenienza geografica.

Dall'informazione alla comunicazione

Ricostruire le caratteristiche del parlante. Fu fatta un’indagine all’Università di Padova dove furono stati fatti ascoltare dei brani sia in dialetto, che in italiano con accento regionale, che in italiano “senza accento”; di argomenti banali o colti. Una volta ascoltati i brani sono state fatte delle domande riguardanti la personalità del parlante: è simpatico? Ci si può fidare? Che idea ha di sé? Pensi che potrebbe essere tuo amico/compagno di studio/vicino di casa/conoscente? Poi vennero fatte altre domande sul grado d’istruzione e dello status socio-economico. Per capire queste cose ho in mano solo il comportamento linguistico. La lingua può, quindi, essere utilizzata come chiave d’informazione.

Quando sento parlare una persona, dopo pochi secondi mi faccio già un’idea di quella persona. Quando il brano è in italiano “senza accento”, gli elementi cambiano di segno, di valore, e cambiano di conseguenza le sensazioni che abbiamo verso il parlante.

Esempio di candidato politico e linguaggio

  • Candidato che si esprime in dialetto nel suo manifesto elettorale. Questo messaggio ha dietro un valore simbolico/comunicativo: “siamo come voi”, si vuole avvicinare al popolo, e per farlo si avvicina dal punto di vista della lingua.
  • Candidato che si mostra vicino al popolo col fatto che usa la lingua verace, che è un lavoratore, padre di famiglia e civitavecchiese, spazzino, umile.
  • Candidato che si propone per le elezioni europee. Usa una varietà linguistica dialettale romana, che si oppone alla lingua degli “altri”. L’elemento che viene preso a supporto è la rottura del muro tra politico e popolo.

Si parte da un dato puramente informativo (area geografica del parlante) e si prosegue con le caratterizzazioni del parlante, creando un progetto comunicativo. Questi elementi più la dialettalità creano comunicazione.

Informazione e comunicazione

Informazione: ciò che trasmette informazione è una dimensione involontaria, cioè quando Rosario scrive in questo modo, ci trasmette un’informazione sulle proprie caratteristiche (provenienza geografica e livello di istruzione). Da questo comportamento linguistico realizzato in struttura deduciamo che siamo di fronte a una persona poco scolarizzata e alfabetizzata. Inoltre, Rosario scrivendo trasferisce anche un tratto del parlato, quello dialettale, nello scritto. Da un lato la scarsa dimestichezza della scrittura, e dall’altro gli elementi del parlato dialettale che entrano nella scrittura, ci dicono che questa persona non ha una alta scolarizzazione. Questo tipo di elementi che Rosario trasferisce nella propria scrittura, “scrivere come parlare”, sono involontari, non lo fa apposta. Capisco, quindi, che Rosario non è particolarmente affinato nella tecnica della scrittura, anche se questa non è l’informazione che lui ci vuole trasmettere. La sua volontà non è quella di trasmettere la sua scarsa scolarizzazione, ma quella di far trasmettere alla signora del piano di sopra che vuole dormire. C’è informazione quando manca una volontà di indicare qualcosa, ma il comportamento linguistico trasmette di per sé un'informazione.

Comunicazione: in questo cartello di Bergamo posso individuare una volontarietà perché si decide volontariamente, c’è un progetto. Non siamo in una regione a statuto speciale che richiede la doppia toponomastica, ma viene fatto come atto identitario. Da un lato si celebra la città che ha dato molti garibaldini che hanno formato L’Unità d’Italia, e sotto al contrario, marca la differenza tra i bergamaschi e gli altri. È quasi un ossimoro. La lingua viene messa a servizio di un progetto di rivendicazione identitaria. C’è comunicazione quando c’è volontarietà, uno scopo, un progetto comunicativo.

Variazione linguistica e comunicazione

Diverse variazioni dialettali della stessa parola

  • In italiano standard è un’affricata palatale (occlusiva+fricativa).
  • In Toscana non è più un’affricata palatale ma perde l’elemento occlusivo.
  • In Italia centro settentrionale l’affricata palatale si rafforza.
  • In area emiliana-romagnola è sempre un’affricata, ma dentale. Cambia anche l’accento della vocale tonica che non è più semi-aperta, ma semi-chiusa.

Nel parlato italiano non troviamo praticamente mai una sequenza di italiano standard, ma una di quest’altre variazioni. Questo tipo di realizzazioni le troviamo realizzate in tutti i livelli del parlato, da quello più informale a quello più controllato. È un tipo di fenomeno che non si può controllare. In Italia sono in grado di attribuire un parlante ad un’area geografica precisa anche quando un parlante pensa di parlare un italiano standard, più controllato. Questo tipo di variazione mi dà un’informazione diretta sulla provenienza del parlante. Le variazioni sono, quindi, diverse realizzazioni del sistema che mi trasmettono un’informazione sociolinguistica (area geografica). In questo caso l’elemento di variazione rappresenta la variazione non di un fono, ma di un concetto.

Questi sono due esempi possibili di definizione dello stesso concetto. Nel primo caso sono in un contesto di conoscenza, di familiarità e informalità. Nel secondo caso sono di fronte a una conversazione fra due medici, due addetti ai lavori, ad un referto medico, con un linguaggio tecnico-scientifico. Queste variazioni ci dicono che ci sono due obiettivi differenti. Nel primo esempio c’è un obiettivo di informalità. Nel secondo caso i parlanti hanno l’obbiettivo di definire puntualmente dal punto di vista tecnico-scientifico un determinato concetto, anche se si è in confidenza con chi si conversa. Il progetto del primo caso è quello di esprimere attraverso determinate scelte una familiarità (registro), nell’altro caso il progetto è quello di esprimere, in termini scientifici, questa determinata patologia con chi è in grado di intendere questa terminologia (sottocodice). In entrambi i casi siamo di fronte ad un progetto.

Situazioni che rendono pertinenti le due realizzazioni

Nella prima possiamo essere nella situazione di un appuntamento di lavoro, di una organizzazione di una manifestazione, di una guida turistica, non c’è una relazione di una vicinanza, confidenza o familiarità. Nella seconda c’è una situazione di amicizia con un linguaggio gergale giovanile fra pari, si vuole creare un senso di aggregazione al gruppo attraverso l’uso di un determinato linguaggio, si marca l’appartenenza ad un gruppo. In entrambi i casi c’è un appuntamento in piazza Santa Croce. C’è un progetto in entrambi: nel primo è assente la marcatura dell’appartenenza ad un gruppo, mentre nel secondo quello di marcare l’appartenenza ad un gruppo, quello giovanile.

Caratteristiche del parlante e situazione comunicativa

Parlato tipicamente fiorentino

  • Fiorentino neutro (spiratizzazione della t)/ fiorentino più marcato con un parlante meno scolarizzato o parlato più veloce informale diatopico (rotacismo). Mi dà informazioni di tipo: parlante che viene da Firenze.
  • Informazione di provenienza geografica, e diastratica.
  • Classe sociale, individuazione di un progetto comunicativo: un disegno di indicazione di vicinanza tra diafasia interlocutori.
  • Individuazione di un progetto comunicativo: una marcatura dell’appartenenza al gruppo diafasia giovanile.

Nel 1965 un sociologo del linguaggio, Fishman, scrive un articolo “Who speaks what language to whom and when” che riassume l’approccio che ha la sociolinguistica al comportamento linguistico. L’approccio sociolinguistico alla lingua significa non chiedersi qual è il significato referenziale di un messaggio, ma chiedersi “Chi parla, con quale lingua, a chi e quando”. Ci si chiede, così, chi c’è dietro un determinato linguaggio, e, questo determinato linguaggio, a chi è destinato e quando. Se scompongo il titolo dell’articolo, ottengo al vertice “what”. Isolo, così, il comportamento linguistico e mi chiedo di volta in volta chi c’è dietro alla realizzazione del sistema effettivo, e quindi ricostruisco gli elementi informativi del parlante; oppure qual è la situazione comunicativa. Questo metodo, significa poter isolare questo ‘what language’ e interrogarlo, partendo dal comportamento linguistico effettivo, arrivare a vedere chi c’è dietro e intendere la situazione comunicativa.

Le attività linguistiche che osserviamo nella realtà della lingua di tutti i giorni, sono diverse l’una dall’altra e ci mettono di fronte ad un’estrema varietà dei comportamenti linguistici. Il primo obiettivo che ci dobbiamo porre, è quello di individuare i tratti distintivi che ci consentono di individuare una relazione biunivoca tra una realizzazione del comportamento linguistico (to whom/when) e le caratteristiche del parlante (who).

Caratteristiche del parlante

  • Gli elementi che mi danno informazioni sul parlante (tratti pertinenti) sono l’affricata, ed il verbo ‘stare’ utilizzato al posto del verbo ‘essere’. Questi elementi mi fanno capire la provenienza geografica del parlante (diatopia): Italia centro-meridionale; e mi fa capire la varietà di lingua utilizzata: italiano regionale.
  • I tratti pertinenti di questo enunciato e che mi danno informazioni sul parlante sono: la mancata riproduzione dei confini di parola, la scrittura ND per NT... Questi ci fanno capire la provenienza sociale (diastrasia) del parlante: poca scolarizzazione; e ci fa capire la varietà di lingua utilizzata: italiano popolare (o dei semicolti).

In entrambi i casi non c’è volontarietà nel far capire queste informazioni.

Situazione comunicativa

  • I tratti pertinenti sono la realizzazione del ‘contrarre’, parametri delle realizzazioni ‘grado di familiarità (confidenza)’ (=diafasia); e mi dice la varietà di lingua utilizzata (registro): italiano informale nel primo caso, e italiano formale nel secondo.
  • Il tratto pertinente è il modo in cui si realizza il significato di ‘contrarre il morbillo’, in modo che si sia in presenza di addetti ai lavori (diafasia), e mi dà la varietà di lingua utilizzata: italiano tecnico-specialistico (sottocodice).

Pertinenza linguistica e sociolinguistica

  • Pertinenza linguistica = la variazione che mi dà informazione di tipo linguistico (panca/banca).
  • Pertinenza sociolinguistica = rilievo sociale (geografico) di tratti linguisticamente irrilevanti.

A Nord (sonora) e a Sud (sorda) cambiano alcuni foni, pur non dando diversi significati. Sono in grado, così, di individuare un parlante di diverse regioni italiane. Il parlante, usando questi tratti linguistici, non vuole dare volontariamente informazioni sulla sua provenienza, ma gli viene difficile, se non impossibile non utilizzarli.

Io posso interrogare il tipo di linguaggio (‘what language’) e farmi una serie di domande: la linguistica può fare tre tipi d’analisi: Dal punto di vista sociolinguistico, invece, c’è una variazione, non di significato, ma sociale. Il parlante che sta dietro ad una pronuncia rispetto che ad un’altra, avrà una provenienza diversa. Un’altra caratteristica sociale del parlante che viene fuori dall’analisi sociolinguistica di un comportamento linguistico, è l’età, la generazione d’appartenenza. Tra l’età e le due variabili linguistiche, c’è una relazione perché chi è più giovane è più facile che utilizzi la sonora, e viceversa.

Generazione e comportamento linguistico

Questo diagramma ci dice, quindi, che la realizzazione della fricativa dentale in posizione intervocalica è soggetta ad un cambiamento a seconda dell’età della persona che la pronuncia. Il diagramma è il risultato un’indagine effettuata a Firenze, ormai qualche anno fa. Questa caratteristica è di ordine diastratica, dato che uno strato sociale di appartenenza (generazione), produce comportamenti linguistici diversi a livello fonetico. Ad una pronuncia sonora della fricativa dentale in posizione intervocalica (z - s), nelle generazioni giovani sarà sonora anche l’affricata in posizione frontale (dz - tz).

Quando osserviamo comportamenti omogeneamente distinti nelle diverse generazioni, sono autorizzato a pensare che il comportamento della generazione più giovane è il comportamento della comunità negli anni a seguire. Quando vedo comportamenti sistematicamente diversi tra una generazione o l’altra (generazioni polarizzate: vecchi vs. giovani) io ho una sostanziale simulazione del ‘tempo apparente’. Si osserva, cioè, una misurazione di una diacronia all’intero della sincronia. Posso immaginarmi la linea di tendenza della comunità nel suo complesso quando ho una polarizzazione così grossa tra giovani e vecchi.

Le due linee raffigurano l’uso della fricativa da parte degli uomini e da parte delle donne. Quest’ultime tendono ad essere più progressive, innovative dal punto di vista linguistico, poiché in questo caso le donne più giovani utilizzano il fono più innovativo, più nuovo. La realizzazione /‘meze/ è quella che rappresenta la tendenza della comunità fiorentina nel suo complesso. Fuori dalla Toscana, queste due realizzazioni le troviamo:

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jemba98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociolinguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Binazzi Neri.
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