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Sociolinguistica

Lingua: strumento di comunicazione

La lingua è un strumento di comunicazione, un codice comunicativo. È uno strumento semiotico sottoposto a un impiego specifico da chi parla, dotato di segni che assumono senso e significato. Utilizza segni che vengono sfruttati dai parlanti. Sistema dotato di un suo funzionamento con specifiche regole e strutture.

Codice e segno

Codice: Insieme di segni – macchina semiotica. Segno: Oggetti rappresentativi di altri. Manifestazione noetica (= di ciò che sta nella nostra mente). Il collegamento tra segno e significato è arbitrario: il mondo contiene istanze da cui estraiamo dei tratti per costruire l’idea nella nostra testa. Quali tratti vengono scelti dipende dalla cultura, ecc.

Simboli e icone

Simbolo =/= icona. Icona: segno che riproduce in maniera semplificata alcuni tratti caratteristici della realtà. Deve essere motivato. Simbolo: segno immotivato, socialmente convenzionato. La lingua è fatta di segni simbolici; se ne ha uno nel momento in cui esiste corrispondenza fra significato e significante. I codici linguistici sono insiemi di segni bifronti: faccia del significante e del significato. → Alla faccia del significante (scelta arbitrariamente) corrisponde un significato (scelto arbitrariamente).

Concetto di strutturazione

Il segno è un ponte fra la struttura del significante e quella del significato che si costruisce arbitrariamente/in cui sono stati fatti tagli arbitrari nel significato. (arbitrarietà radicale). Ogni segno ha valore oppositivo, capacità oppositiva → ogni significato è riconoscibile perché non è un altro. La grandezza della scala oppositiva è scelta arbitrariamente.

Livello sintattico

I segni si uniscono l’uno con l’altro in un ordine non casuale. (L’ordine definisce per esempio il significato.)

  • Capacità sintagmatica: Rapportare elementi presenti in contemporanea. L’oggetto dello studio sintagmatico è la sintassi. Studia la frase e le unità più piccole di cui si costituisce (→ sintagmi).
  • Capacità paradigmatica: Selezionare in modo non casuale le forme. Se ne occupa la morfologia. Studia le forme delle parole e le modificazioni di queste (genere, numero, ecc.). → Morfema: La più piccola unità linguistica dotata di significato, portatrice di informazioni. Es. morfema lessicale e morfema grammaticale.

Morfosintassi

I segni si raggruppano in classi funzionali determinate dal punto di vista morfosintattico. Le parole sono caratterizzate dalla loro morfosintassi.

Lingua storico-naturale

Un codice è anche un elemento di identità → attraverso un codice linguistico passa la cultura, la visione del mondo, ecc. Italiano: Insieme di tutte le varietà di lingua disponibili nel codice della lingua italiana, che i parlanti autorizzano e sedimentano. Affermare che l’italiano è l’insieme dei codici tramandati grazie ai testi letterari è inesatto, perché:

  • L’italiano non è solo scritto.
  • Di questa eredità viene selezionata solo una parte che sopravvive, mentre il resto decade.

“Inganno classicistico”: considerare una sola varietà linguistica come quella che costituisce intrinsecamente tale lingua → una lingua ha in realtà una certa competenza comunicativa. La competenza linguistica è la capacità di maneggiare, manipolare e sfruttare il codice per formare strutture grammaticali. La grammatica viene applicata differentemente in base al contesto. Formazione di un patto comunicativo. → Ci sono attese socialmente strutturate riguardo lo stile del testo con le quali bisogna confrontarsi come autori del testo → stigma sociale (parzialmente) irrazionale – può sfociare in ipercorrettismi, es. “gli” fiorentino.

Varietà linguistica

Varietà linguistica: incarnazione della lingua sulla base di parametri socio–culturalmente determinati. Tutte le varietà dell’italiano rispondono a modelli descrittivi che sono stati creati per l’architettura dell’italiano.

Schema Berruto 1987

Scelta arbitraria di numero e tipo di varietà + varietà diatopica e diacronica.

  • Diamesia – Asse orizzontale: I poli di quest’asse sono l’italiano scritto e l’italiano parlato, la variazione è quindi legata al mezzo comunicativo. Indica la variazione determinata dal mezzo di comunicazione. Scritto prototipale: Scritto tipo logicamente tale. Il linguaggio scritto si caratterizza per l’utilizzo della punteggiatura che permette di simulare il ritmo del parlato (fatti intonativi: ? – ! e fatti sintattici: dividono le proposizioni).
  • Diastratia – Asse verticale: Rappresenta le varietà socio – culturali: italiano basso / italiano alto. La diastratia è molto legata all’ambiente natio. Anni fa era più probabile nascere in famiglie dialettofone che italofone perché il dialetto era molto più diffuso e parlato. Questo determinava parte della condizione del parlante.
  • Diafasia – Asse obliquo: Variazione legata alla situazione comunicativa e al tipo di interlocutore (formale/informale). Comprende una scelta lessicale, fonetica e ***.
  • Diatopia: Legata alla zona geografica di appartenenza del parlante. L’appartenenza geografica del parlante prima era molto più evidente, ora si identificano delle macrozone: settentrionale, mediana, meridionale.
  • Diacronia: Legata al momento storico, quindi all’evoluzione temporale del sistema linguistico.

Elemento rematico

Elemento rematico: elemento che sposto per segnalare il motivo per cui parlo, es. Al cinema ci vado =/= Vado al cinema → “ci” serve a segnalare dove sta l’elemento dislocato – anche se in alcune forme verbali (es. questa) si sposta prima del verbo, ci vado al cinema → funzione comunicativamente critica.

I modelli della lingua

Diversi studiosi hanno riconosciuto diverse varietà della lingua.

  • Pellegrini, anni '60 - individua e studia due varietà dell’italiano senza indicarle come uniche due esistenti. Si concentra sulla variabile diatopica. Italiano standard – Non marcato diatopicamente, quindi o è un’astrazione idealizzata (sei per forza influenzato geograficamente) oppure è una varietà solo scritta. Dal punto di vista fonetico è una realtà ibrida, propone pronuncia compromesso tra italiano di Roma e di Firenze. Italiano regionale.
  • Mioni, anni '70–'80. Identifica differenti modelli. Italiano aulico; estremo controllo → parlato formale; + diamesia. Colloquiale informale; progettualità inferiore → Asse diafasico (+diamesia). Italiano comune; standard di tutti i giorni non particolarmente formale → Italiano comune regionale; variante dell’italiano comune, marcato in diatopia. Italiano regionale; territori più contenuti, accento su elementi che differenziano Italiano regionale popolare → Asse diatopico e diastratico. Standard formale; → Standard colloquiale informale; Regionale; Regionale popolare.
  • Sanga, 1978 Italiano standard; → Regionale; Popolare unitario; parlanti dialettofoni, semplificazione strutture, approccio tramite interlingue Dialettale; Italiano/dialetto; Italiano anglicizzato (tecniscimi, stranierismi, ..). Estremi alti della diafasia. Esprime un uso di tante varietà. → Asse diatopico e diastratico.
  • Di Mauro, 1980 Italiano scientifico; Standard; Regionale colloquiale; unica varietà marcata in diatopia Popolare (unitario).
  • Sobrero e Romanello, 1982 Italiano comune (alto e basso); Italiano regionale (alto e basso).
  • Magaron e Trumper, 1982 → Diamesia identificano 7 varietà scritte: Standard; Sub standard; Sub standard interfe.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

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