Società politica e globalizzazione
Introduzione all'individualità nello stoicismo
Nello stoicismo comincia a fare capolino l’individualità. I greci non hanno nemmeno la parola che corrisponda alla nostra libertà. I grandi testi della filosofia politica occidentale (ad esempio I Dialoghi platonici), quando parlano di libertà lo fanno in un modo molto vincolato alla comunità. È libero colui che ha una città dove vive ed è capace di agire secondo gli usi e i costumi della polis/comunità. La sfiga più grande per un greco è essere straniero. Non appartenere a una comunità, non essere radicati in una storia. L’esilio è quasi come la morte. Per Socrate è peggio l’esilio della morte; è meglio morire ad Atene che scappare da essa. Con la crisi della polis greca, comincia a fare capolino una riflessione sul senso dell’individualità, sulla unicità degli uomini. Lo stoicismo è anche questo.
Comunità e società moderna
Non è un caso che i sociologi, quando vogliono descrivere il passaggio dalla antica comunità alla società moderna, in genere parlano di un processo di progressiva individualizzazione. Da Turnis a Durkheim. Turnis scrive un libro intitolato “Comunità e società”. Quali sono le caratteristiche delle comunità? La comunità-Stato è una forma sociale antica e arcaica, la polis è una forma sociale comunitaria. Turnis descrive quella forma comunitaria con parole significative: Nella comunità gli individui sono uniti anche quando sono separati. Tanto è forte quello che Durkheim aveva detto: la solidarietà nell’antica comunità.
Nell’antica comunità gli uomini sono uno legato all’altro, perché quello che conta è il legame sociale. La società moderna è la società dove gli individui sono separati anche quando sono uniti (Turnis). È un modo di dire che nella società moderna, l’individuo in quanto tale guadagna sempre più centralità. L’identità dell’individuo non è qualcosa che si gioca sull’appartenenza a una determinata famiglia, ma si gioca sempre più secondo quello che l’individuo decide di essere. Hegel è un po’ il cantore dell’individuo moderno, dice che la società moderna è caratterizzata dall’irruzione nel mondo della singola coscienza individuale (con vantaggi e svantaggi). Il vantaggio più grosso è la libertà (fare ciò che io ritengo sia da fare).
Il riconoscimento e l'individualità
Già Hegel vedeva qualche svantaggio. Il rischio di una maggiore solitudine, di quello che Hegel chiamava il misconoscimento. Il rischio che quella che è la normale dialettica del riconoscimento, che nelle comunità antiche funzionava alla perfezione, perché l’antica eticità che teneva insieme la polis era così forte da legare gli individui in maniera tale che nessuno potesse sentirsi estraneo o solo rispetto alla comunità. Quella eticità non esiste più. Gli individui debbono giocare la partita ognuno per conto suo. E il rischio che l’altro non ci riconosca per ciò che vorremmo che venisse riconosciuto è sempre dietro l’angolo. Non essere riconosciuti, Hegel lo sapeva bene, per gli individui è un dolore profondo. Gli individui vivono della loro autonomia e libertà ma anche del riconoscimento altrui. È difficile trovare individui indifferenti e insensibili al riconoscimento altrui. Anche quelli che danno l’impressione di essere indifferenti, da questo punto di vista, in realtà non lo sono. Hanno solo messo una crosta un po’ più dura, che costa in termini di sofferenza, intorno al proprio corpo.
Il cristianesimo e l'individualizzazione
La questione è che lo stoicismo, poi soprattutto il cristianesimo, innescano nella storia del mondo un crescente processo di individualizzazione. Nello stoicismo la cosa si intravede, nel cristianesimo è evidente (ognuno è io). L’idea che siano tutti ugualmente figli dello stesso Dio, l’idea che ciascuno abbia una sua dignità unica ed irripetibile sono idee che innestano sulla storia qualcosa che promuove e favorisce l’individualizzazione. Dire Favorisce e promuove non significa che è un processo immediato. È un processo che richiede secoli. A un certo punto, non solo ci vogliono secoli, ma nel momento in cui gli individui cominciano davvero a voler esercitare le proprie libertà, a voler essere individui ed emanciparsi dai vincoli comunitari, quel momento coincide con una cultura Cristiano-Cattolica che si mette di traverso nel senso che guarda con sospetto l’autonomia e le libertà individuali.
È una delle più grosse tragedie culturali e politiche della modernità. Tragedia nel senso che quella cultura che, più di ogni altra, rende possibile in occidente il processo di individualizzazione è la stessa cultura che, nel momento in cui questo accade, si mette di traverso e vorrebbe impedire lo sviluppo. La vicenda moderna dell’individualismo moderno è strettamente legata a questa tragedia. Una tragedia dalla quale perdono tutti. Ci perde la cultura Cattolica che finisce per essere considerata come un ostacolo alla libertà e al dispiegamento dell’autonomia delle persone, e ci perde la libertà e l’autonomia delle persone perché andando inevitabilmente contro la cultura cristiana rischia di perdere di vista che la libertà e l’autonomia non implicano il fare tutto ciò che si desidera di fare. Possono esserci limiti. Oggi ci rendiamo conto di tutto questo nel momento in cui assistiamo ad una vera e propria eterogenesi dei fini. Un processo che sembra che vada in una direzione ma all’improvviso si trova ad andare in un’altra direzione. Un processo che cerca di affermare in tutti modi l’autonomia degli individui e nel momento in cui questa sembra essersi conquistata nel massimo grado, ciò che vediamo in crisi è proprio l’autonomia e la libertà.
La secolarizzazione e la differenziazione sociale
È un processo che emerge ancora meglio se facciamo riferimento ad un’altra parola magica per la sociologia quando dobbiamo descrivere il passaggio dalla comunità alla società. Dalla polis greca alla società moderna. Quello che su un fronte abbiamo chiamato individualizzazione sul fronte di ciò che accade all’individuo e alle libertà individuali, sul fronte della società è la differenziazione sociale. Un processo speculare all’individualizzazione. Cosa vuol dire processo di differenziazione sociale? Una parola più congeniale e nota, che dice circa la stessa cosa, è secolarizzazione (simile). La parola differenziazione ha in sé determinate specificità. Cosa vuol dire?
Vuol dire che le società del passato erano talmente coese, che ogni società aveva una specie di centro rappresentato dalla politica (e dalla religione) nella Grecia, nel mondo cristiano dalla religione (e politica). Nell’antichità c’è un centro ben chiaro nella società attorno al quale ruota tutto della società. Atene è una realtà politico-culturale. Tutto ciò che accade ad Atene ha a che fare con ciò che Atene pensa di se. La (filosofia) paideia greca è ciò che impregna di sé tutto ciò che vede ad Atene.
L’evoluzione moderna nel mondo Cristiano-medievale è tutto così impregnato di religione che alla fine non c’è niente che non sia religioso (diritto canonico, arte religiosa, morale religiosa, politica religiosa). Non c’è una sfera sociale che possa dirsi autonoma rispetto alla religione. Il processo moderno di differenziazione è quello in virtù del quale le diverse sfere culturali (Weber) o i diversi sistemi sociale (Lumahnn) incominciano ciascuno a rivendicare una certa autonomia e piano piano assistiamo al progressivo differenziarsi della scienza dalla religione, della morale dalla religione, della politica dalla religione. Progressiva emancipazione e differenziazione dei sistemi.
Anche per il processo di differenziazione potremmo dire lo stesso dell’individualizzazione. I grandi sociologi occidentali da Weber a Lumahnn non hanno dubbi sul fatto che quella che chiamiamo differenziazione sociale, è stata messa in moto dal cristianesimo. Il cristianesimo per tutta la grande sociologia del novecento viene visto come la condizione che ha permesso in Occidente il differenziarsi di queste diverse sfere di valori. “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” è un’opera di Weber; e all’inizio di essa Weber pone una serie di domande su come sia possibile che solo in occidente si sia sviluppata tale scienza e capitalismo e diritto. La risposta è la radice religiosa di questa differenziazione.
Che il cristianesimo sia la condizione che rende possibile una certa emancipazione della politica dalla religione, in genere adesso lo si tende a dare piuttosto per scontato perché già nel Vangelo ci sono espressioni che vanno direttamente in quella direzione. Distinzione tra le cose di Cesare e quelle di Dio. Che il cristianesimo sia la condizione che rende possibile la differenziazione della scienza dalla religione non è scontato, soprattutto dopo Galileo. La quale vicenda, come quella della politica moderna, attestano in maniera esemplare che a un certo punto la religione si mette di traverso rispetto anche ai processi di differenziazione, al punto che la religione diventa il maggiore ostacolo per l’affermazione del moderno Stato liberale, non vogliono guardare dentro il cannocchiale di Galileo. Sono vicende tragiche della modernità occidentale. È vero quello che dicono i classici della sociologia: Scienza, politica come le conosciamo hanno la loro condizione di possibilità proprio nella religione cristiana. Che la scienza abbia le sue convinzioni e possibilità anche nel cristianesimo, non è così immediato.
Il ruolo della cultura ebraico-cristiana
È strano che i greci non avessero una scienza e una tecnica, è strano che i greci, che sono andati così avanti nella riflessione teoretica, morale e politica, alla fine non avessero elaborato grandi riflessioni di tipo tecnico-scientifico. Da questo punto di vista erano piuttosto arretrati. È pur vero che per liberare il mondo da quel involucro magico sacrale che ha attorno per secoli, ci vuole qualcuno/qualcosa che demitizzi. Ci vuole qualcosa/qualcuno che dica che il mondo non è qualcosa che se lo dominiamo c’è qualcuno che sta male, perché tutto ciò che sta nel mondo è impegnato di sacralità. È difficile che culture di questo genere elaborino forme di dominio tecnico sulla natura. Ecco perché la tradizione ebraico-cristiana, da questo punto di vista, ha enormi vantaggi. Perché ? Il mondo in questa tradizione è demitizzato. È un mondo che per quanto venga visto creato da Dio, viene dato agli uomini perché possano dominarlo. La natura che abbiamo intorno è una natura che per gli uomini implica una certa dose di dominio tecnico. Gli uomini non sono animali qualunque. Hanno con la natura un rapporto che è mediato dal loro potere. Ma affinché il potere possa esercitarsi con disinvoltura è opportuno che non ci sia nessuno che piange se domino la natura. Altrimenti c’è il rischio che uno si comporti come ci si comporta sulle tombe. D’altra parte, certe culture magiche hanno questo atteggiamento nei confronti del mondo. L’atteggiamento magico-sacrale è l’atteggiamento di terrore e tremore, guarda quello che accade e magari spera che gli vada bene. È una grande intuizione di Weber e anche di Lumahnn (va ancora più in là nell’elaborazione): questi capiscono dove sta la radice dell’occidente. Quando si dice radice ebraico-cristiana ci si riferisce a ciò che costituisce un certo modo di essere del nostro occidente. È sicuramente la cultura ebraico-cristiana che rende possibile la differenziazione sociale che abbiamo conosciuto in occidente.
Una parte della cultura cristiana che in UE si mette di traverso (fa da blocco) e succede la stessa cosa dell’individualizzazione: A un certo punto la politica si emancipa dalla religione contro la religione. E così fa la scienza e anche gli individui. È una vicenda tragica. Lo è ancora di più se consideriamo che oggi anche per il processo di differenziazione assistiamo a qualcosa di strano. Assistiamo a sistemi sociali (scienza, tecnica, politica, economia) che si sono così emancipati dalla religione che oramai (espressione di Lumahnn: è contento che sia così) si sono emancipati a tale punto dalle loro radici che ciascuno funziona sempre di più in modo autoreferenziale, e secondo codici funzionali specifici che non hanno più niente a che fare con ciò che è umano. L’uomo non è più il metro di misura di questa società. La società in cui siamo, è una società dove i suoi sistemi parziali (economia, scienza politica) funzionano secondo codici funzionali che non hanno più niente a vedere con l’umano. L’uomo nella testa di Lumahnn ormai appartiene all’ambiente dei sistemi sociali e non ai sistemi sociali. Non c’è più nessun uomo che può dire di appartenere ai sistemi sociali. È un’affermazione piuttosto inquietante. Gli uomini servono solo in quanto “poli che rendono possibile la comunicazione all’interno dei sistemi”.
È uno strano processo quello della differenziazione. Anche per questo si può dire lo stesso dell’individualizzazione, ovvero è il processo del grande guadagno. L’idea che se ti fa male la testa vai dal medico e non dallo stregone, è un vantaggio. Mediamente è un guadagno. Il problema è sentirci dire che si è vero che è un guadagno, ma ormai la scienza, l’economia, si sono a tal punto emancipate da istanze normative di tipo umano, che procedono come se noi non ci fossimo. Se apriamo gli occhi bisogna dire è proprio così. Ogni volta che, parlando di economia, qualcuno dice che il profitto deve essere sempre e comunque l’unica norma di uno scambio economico? Non appena si dice una cosa del genere ci sono le vestali di turno che si strappano le vesti e dicono: ingerenza indebita in campi, immure alieno. Questa è la realtà. La differenziazione è andata tanto avanti che i sistemi sociali sono differenziati e tendono a pensare se stessi in modo autoreferenziale ovvero in modo chiuso, come se tutto il resto non ci fosse o fosse assolutamente indifferente. Ciò che conta sono i codici specifici in virtù dei quali pensiamo che esista il sistema.
Il passaggio dalla società antica a quella moderna
Il passaggio dalla società antica a quella moderna può essere descritto in vari modi. Il passaggio dalla polis al mondo Cristiano è un passaggio che presenta cambiamenti intriganti anche sul fronte del concetto della legge, del potere. Il mondo greco non ha una riflessione sul concetto di potere. Il vero problema dei greci è in cosa consiste il bene della comunità. Per Platone si sa come funziona: i filosofi sanno e governano. Aristotele: comparativista, dà per scontato che il bene della comunità possa essere governato in molti modi (monarchia, Aristocrazia). Bisogna stare attenti a non farle degenerare. La monarchia può diventare tirannide, l’aristocrazia può diventare una forma di oligarchia e la democrazia può degenerare in un governo indifferenziato dei molti (Tocqueville: potrebbe degenerare nella tirannia della maggioranza). I greci non hanno una riflessione vera e propria sul potere. Il potere diventa un problema vero mano a mano che la società si complica, per diventare uno dei concetti fondamentali con la nascita dello Stato. È l’epoca moderna che in un certo senso impone il concetto di potere. Nel mondo antico e medievale c’è il concetto della luce, non una esasperazione del concetto di potere. Non esiste il concetto di sovranità, non esiste il potere sovrano nel mondo greco. La riflessione di Bodin è qualcosa che Aristotele non si sarebbe sognato, ma neanche i classici del pensiero medievale. La riflessione greco-medievale è sul concetto di luce collegata al bene. Da Aristotele a Tommaso D’Aquino ciò su cui si riflette è la natura della luce. Quasi tutti concordano sul fatto che la legge sia in primo luogo legge naturale. È ciò che è comune a tutti gli uomini. Ciò che è comune a tutti è ciò che si trova nella loro natura, è ciò che è proprio della loro natura. La legge è ciò che serve agli uomini per realizzare la loro natura.
È una grossa idiozia, che commettono i pensatori moderni, quella di pensare la legge naturale come una specie di substrato alla base dell’umanità e che bisogna realizzare in qualche modo. La legge di natura dei greci, e in parte anche per Tommy, non è il punto di partenza, ma è ciò sta alla fine dello sviluppo dell’uomo, è ciò che l’uomo alla fine realizza. Concetto più impregnato di storia, libertà, elementi culturali.
Legge naturale e società cristiana
Si esame: cosa è la legge naturale? È ciò che sta alla base della convivenza delle genti (uomini). È ciò che consente agli uomini di vivere secondo la loro natura. Nel cristianesimo questa idea è come rafforzata e inficiata dal fatto che molti pensano che la legge di natura coincida con la legge di Dio. Tutta la societas cristiana ritiene che le leggi della comunità politica coincidano con quelle divine. È Dio stesso che ha messo nella natura quelle leggi, e gli uomini non possono contraddirle. Questo non era il ragionamento di Tommy. Lui distingueva tra la legge naturale umana e quella divina.
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