Protagora e la sua filosofia
La novità del suo insegnamento si riconosce nell’affermazione: «L’uomo è la misura di tutte le cose: di quelle che sono, in quanto sono, di quelle che non sono, in quanto non sono» (DK 80, A14).
Contrasto con i pensatori precedenti
In esplicito contrasto non soltanto con Parmenide (fine VI secolo), ma con tutti i pensatori che riconducono il problema dell’ordine all’unità della physis, il suo pensiero politico respinge così la precedente tesi aristocratica: dopo Protagora si può ancora essere sostenitori del partito aristocratico, ma non più con le medesime argomentazioni.
Il messaggio ha una ricaduta antisocratica. Il pensiero di Protagora sposta l’ottica dall’ordine intrinseco della physis all’ordine che nella grande comunità della physis è riconoscibile passando per l’uomo.
La verità attraverso il confronto
Non si tratta solo di conoscenza, la verità emerge attraverso il confronto delle opinioni. È una rivalutazione del molteplice contrapposto all’idea dell’unità delle opinioni per arrivare poi a riconoscere ciò che è.
L’idea di verità è più dinamica, problematizzata rispetto a quella che proponeva Parmenide. «L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle cose che non sono in quanto non sono». Questo significa un mutamento di prospettiva rispetto alla visione precedente l’età della sofistica. La possibilità di accedere alla conoscenza è possibile non solo ad un’élite ristretta ma anche ai molti.
La virtù politica e la polis
Infatti, la virtù politica è potenzialmente presente in tutti i cittadini della polis. Attraverso il confronto tra le idee emerge l’opinione più giusta in virtù delle circostanze date. L’agorà diventa il luogo dove i cittadini si incontrano per poi deliberare sull’assemblea.
La prassi politica per Protagora ha ancora come attore principale il sapiente, sul quale grava però un compito nuovo. Nella realtà della polis democratica, il sofista prende le distanze dai filosofi aristocratici per proporsi come maestro di un sapere politico accessibile a tutti: la sua funzione è quella di insegnare a far prevalere il discorso più forte sul discorso più debole.
Il ruolo del sapiente
Non si tratta, come invece per i sofisti successivi, di asservire il sapere alle ambizioni di dominio di alcuni cittadini. Il sapiente ha la funzione di educare alla virtù politica, usando l’arte dei discorsi (logoi) per far accettare dai cittadini come giusto ciò che è conveniente per la polis. L’uguaglianza tra i cittadini è politica. Protagora prende la distanza dagli aristocratici rende.
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