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Sistemi sociali comparati

Il termine sociologia viene coniato da August Comte (1839): è un neologismo che unisce una parola di origine latina (societas) con una di origine greca (logos). La sociologia viene definita come:

  • "Lo studio sistematico dei modi in cui le persone sono influenzate e influenzano le strutture sociali e i processi sociali associati ai gruppi, alle organizzazioni, alle culture, alle società e al mondo" (Ritzer, 2013).
  • "La sociologia è la scienza della società, dove per società si intende un gruppo di persone che vivono in un determinato territorio condividendo caratteristiche culturali comuni quali la lingua, i valori e le norme fondamentali di comportamento" (Giddens e Sutton, 2001).

Ci sono dei concetti centrali nello studio della sociologia, come le strutture e i processi sociali, organizzazioni, culture, società, valori e norme.

Immaginazione sociologica

L'immaginazione sociologica (termine coniato nel libro omonimo di C. Wright Mills, 1959) è la capacità di riuscire ad osservare il mondo sociale da diversi punti di vista, ovvero una particolare prospettiva che fa sì che i sociologi riescano a guardare ai dati o riflettere sul mondo sociale in modo particolare. Cioè, la capacità di riflettere su sé stessi liberi dalle abitudini della vita quotidiana, al fine di guardare la realtà con occhi diversi. È da considerarsi un atteggiamento mentale che permette allo studioso di guardare oltre al proprio ambiente, oltre ciò che viene ritenuto scontato nella vita quotidiana, di modo che possa comprendere meglio la complessità dei fenomeni sociali. Come scrive lo stesso Mills, "l'immaginazione sociologica ci permette di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell'ambito della società".

Approccio sociologico

Quale tipo di approccio può seguire il sociologo? Un approccio governato da due livelli: a livello microsociologico (l'analisi si concentra soprattutto sulle relazioni intrattenute nella vita quotidiana) e a livello macrosociologico (l'analisi degli aspetti strutturali della società, come classi sociali, generazioni, sistemi politici, e dei processi di cambiamento di lungo periodo). La sociologia ci dice che l'esistenza quotidiana viene condotta in famiglia, in gruppi sociali, in comunità e quartieri. A questo livello intermedio (maso) è possibile scorgere gli effetti dei fenomeni sia micro che macro, che difatti non sono spesso separati: esiste un continuum che va dalle più microscopiche alle più macroscopiche realtà sociali. La sociologia si occupa del continuum nella sua interezza. A differenza che negli USA, in Europa i sociologi non sono orientati sul rapporto micro-macro quanto alla relazione azione-struttura, che mette in luce alcune importanti realtà sociali.

Il termine azione si riferisce all'"agente", ovvero all'individuo: egli ha il potere e la capacità di essere creativo (Giddens), ed il lavoro dei sociologi si concentra molto sulle capacità mentali dell'individuo e su come esse vengano usate per creare azioni importanti. Nelle parole di Erving Goffman gli individui sono "pericolosi giganti" che possono attraverso la loro capacità di azione arrestare e distruggere le strutture. A livello macro, gli individui sono visti come avviluppati nelle strutture sociali e culturali da loro create, e dalle quali sono vincolati. Infatti, quello di struttura sociale è uno dei concetti chiave della sociologia. Le attività umane non sono casuali ma strutturate storicamente: le attività strutturano il mondo sociale, e a sua volta il mondo sociale (la struttura) influenza le attività. È in questo senso un rapporto biunivoco, la relazione azione-struttura. Se le strutture sociali sono relativamente stabili, nel senso che il loro cambiamento è molto lento, i processi sociali sono il fulcro della dinamica del cambiamento sociale, e modificano quindi la società. Le strutture sociali sono sia vincolanti che abilitanti.

Senso comune

Il senso comune è un termine utilizzato dalla società in riferimento a quell'insieme di rappresentazioni, linguaggi, che danno senso alla realtà sociale e la strutturano: ognuno ha esperienza della realtà sociale, qualsiasi fenomeno sociale può essere analizzato da chiunque, ma solitamente non validamente. Il sociologo infatti deve spiegare i fatti sociali nella loro reale manifestazione, e l'interpretazione che ciascuno di noi può dare della realtà non è validata da dati reali. In quanto inserito nella società anche il sociologo non è completamente esente dall'incappare in rappresentazioni di senso comune; di conseguenza, i fenomeni devono essere studiati tenendo conto delle rappresentazioni di senso comune. Le categorie di senso comune hanno varie caratteristiche: sono valutative (mescolano la valutazione data da un giudizio morale con la descrizione), errate (offrono spiegazioni unilaterali) e parziali (confondono la spiegazione con ciò che si vuole spiegare).

Le teorie sociologiche

Esistono tre filoni di teorie, ciascuno dei quali ingloba al suo interno diverse teorie:

1. Teorie strutturali-funzionali

Le società sono sistemi nel quali le diverse parti dipendono le une dalle altre, e tendono all'equilibrio; la società elabora dei sistemi, dei meccanismi, che la aiutano a superare il conflitto.

  • Lo struttural-funzionalismo (influenzato dal lavoro di Durkheim) è una teoria incentrata sia sull'importanza della struttura sociale che sull'importanza delle funzioni sociali; prende spunto dal sistema organico delle scienze biologiche, a cui accosta il funzionamento della società. La società è concepita come un insieme di strutture interconnesse, nella quale nessuna parte può essere compresa se isolata dalle altre. Un qualsiasi mutamento in una delle parti produce cambiamenti in altre parti fino ad una riorganizzazione del sistema stesso. Inoltre, l'azione umana è guidata da forze sottostanti, cioè da norme e valori che gli individui apprendono nel corso della loro vita (ma soprattutto nell'infanzia) e da cui difficilmente si discostano; promuove quindi la conformità dei comportamenti. Di conseguenza, i sociologi che fanno parte di questa corrente di pensiero propongono una visione positiva delle strutture sociali, affermando che esse sono necessarie, desiderabili ed è quasi impossibile farne a meno. È una teoria tendenzialmente "conservatrice": viene dato per scontato che se le strutture esistono sono anche funzionali, e quindi devono essere mantenute.
  • Lo strutturalismo (Marx nell'analisi del capitalismo, Engels nell'analisi delle relazioni di genere/patriarcato) si concentra sulle strutture: il suo intento è svelare le strutture nascoste ed il loro modo di operare, in modo invisibile, nel tessuto sociale, per rivelare i processi attraverso i quali gli individui ne sono assoggettati. Per gli strutturalisti, infatti, sono proprio le strutture nascoste a determinare cosa accade nel mondo sociale: per esempio, il capitalismo sembra un sistema che agisce per il bene collettivo ma in realtà si basa sul solo profitto del capitalista. In questo contesto è utile il concetto di smascheramento, elaborato da Peter Berger nel 1963: le strutture sociali sono una mera facciata, che il sociologo ha il compito di smascherare ed analizzare, mettendo in discussione gli obiettivi accettati socialmente e le spiegazioni date da coloro i quali ricoprono posizioni di autorità. Per esempio, nonostante gli Stati Uniti enfatizzino il valore della pace, nella realtà hanno un potente e nascosto complesso militare-industriale basato sull'interesse per la guerra.

2. Teorie critiche/del conflitto

La principale alternativa al funzionalismo vede la società come una sorta di arena nella quale i gruppi lottano tra loro per il potere. Queste teorie si basano su tre assunti:

  • Gli individui possiedono un certo numero di interessi di base [non sono peculiari ma comuni a tutte le società] che cercano di perseguire.
  • L'enfasi è posta sul potere, quale nucleo centrale della struttura delle relazioni sociali e lotta per ottenerlo.
  • Esiste una conseguente attenzione alla distribuzione delle risorse, che permettono agli individui di perseguire il potere e i propri interessi. I valori e le idee sono dei veri e propri strumenti utilizzati dai gruppi al potere per raggiungere i propri obiettivi, e non definiscono l'identità del gruppo o della società.

La teoria del conflitta può essere declinata attraverso due filoni:

  • Teorici della Scuola di Francoforte e Wright Mills. Lo scienziato sociale ha l'obbligo di impegnarsi in una critica della società: può esistere una società nella quale il conflitto viene superato, in cui non ci sia più posto per il conflitto sociale.
  • Ralph Dahrendorf, Lewis Coser, Randall Collins. Il conflitto tra coloro che occupano posizioni di autorità e coloro che sono subordinati è un aspetto inevitabile e permanente della vita sociale: c'è una differenza di interessi, legati alle posizioni che gli individui detengono (così come anche l'autorità non risiede nelle persone ma nella posizione che esse ricoprono). Viene sottolineata l'onnipresente possibilità di cambiamento, occupandosi della coercizione e del potere che tiene insieme la società, altrimenti ribelle (Dahrendorf). Per Coser, possono formarsi gruppi di conflitto, che alimentano la coesione tra i membri del gruppo e rafforzano la resistenza del movimento: le loro azioni spesso cambiano la società e gli elementi della società.

3. Teorie interazioniste

Teorie che si concentrano prevalentemente sull'aspetto microsociologico, vi fanno parte due insiemi di teorie strettamente correlati (inter/azioniste).

  • L'interazionismo simbolico è una prospettiva di taglio psicologico il cui interesse primario è focalizzato sull'individuo e sui rapporti interpersonali che esso ha in situazioni ristrette, come nella vita quotidiana (l'interazione tra due o più persone attraverso l'uso di simboli). Nel corso dell'interazione sociale, gli individui attribuiscono significati alle cose, ed è in base a questo processo di interpretazione che agiscono. Sono perciò artefici attivi della propria condotta, che valutano, interpretano e definiscono, così come progettano le loro azioni al posto di essere soggetti passivi. Il pensiero svolge dunque un ruolo importantissimo in quanto è attraverso questo che gli individui possono attuare il processo interpretativo che serve loro ad agire. I principi di base di questa teoria sono: gli esseri umani hanno la capacità di pensiero, che li differenzia dagli altri animali e che è plasmata dall'interazione sociale [durante la quale acquisiscono i significati simbolici che permettono loro di pensare]; le persone sono in grado di modificare i significati simbolici in base ad una data situazione o interpretazione; è la capacità di pensare che permette alle persone di modificare i significati dei simboli, che gli interazionisti descrivono come la capacità di interagire con sé stessi. Gli interazionisti simbolici sono interessati a come i vari aspetti dell'identità vengono creati e sostenuti durante l'interazione sociale: il genere, per esempio, è un risultato dell'interazione sociale.
  • L'etnometodologia è una corrente fondata da Aaron nella metà degli anni '70, che dà importanza a cosa gli individui fanno piuttosto che a cosa pensano come gli interazionisti simbolici. Il suo interesse è capire come le persone trovino un senso alle attività di tutti i giorni, i metodi che adottano per dare senso al loro mondo sociale. All'opposto dei funzionalisti, considerano norme e valori non di primario interesse, puntando invece sul processo attraverso il quale gli individui interferiscono e mostrano gli uni agli altri le norme date dal loro buon senso da seguire. È attraverso lo studio di queste pratiche che si può capire come viene mantenuto l'ordine sessuale. Gli etnometodologi studiano per esempio le conversazioni, nelle quali si soffermano sui segnali vocali (le pause verbali hanno per esempio significati ben precisi), sulle regole della conversazione (e come cambiano in base agli individui che vi partecipano) o sulle azioni necessarie per mantenere le conversazioni. Il genere è erroneamente ritenuto un qualcosa di biologicamente determinato, ma in realtà sono le cose che facciamo o diciamo a consentirci di essere maschi o femmine.
  • La teoria dello scambio è interessata al comportamento delle persone ed alle ricompense e ai costi ad esso associati: nelle loro azioni e interazioni le persone sono viste come soggetti razionali in cerca di profitto, e quindi portano avanti quelle azioni ed interazioni i cui benefici sono maggiori dei costi. Il comportamento sociale studiato dai sociologi della teoria dello scambio interessa due o più persone ed implica uno scambio di materiali e immateriali, come regali, lodi, lamentele. Gli scambi individuali possono stabilizzarsi nel tempo e diventare relazioni di scambio persistenti, che solitamente si sviluppano insieme ad altre relazioni di scambio e possono portare alla creazione di un network.
  • La teoria della scelta razionale, similmente alla teoria dello scambio, ritiene che le persone sono essenzialmente razionali, ma il focus non è sullo scambio ed i suoi costi bensì sull'assunto che le persone agiscono intenzionalmente per raggiungere i loro obiettivi, basano le loro azioni su ciò che percepiscono come mezzi più efficaci per raggiungere i loro scopi. Ci sono due vincoli alla capacità di agire razionalmente degli individui, ovvero l'accesso alle risorse scarse, per il quale sarà più facile per chi ha a disposizione molte risorse agire in modo razionale a raggiungere i propri scopi, anche più alla volta, ed i requisiti delle strutture sociali, ovvero il fatto che spesso sono le stesse strutture sociali nelle quali le persone si ritrovano ad avere regole che limitano le azioni disponibili degli individui. Inoltre, nonostante talvolta gli uomini non agiscono razionalmente, le loro previsioni in genere si realizzano nonostante queste occasioni eccezionali.

L’avvento della modernità

È importante parlare di modernità in quanto la sociologia (figlia della modernità) nasce come disciplina autonoma nel diciannovesimo secolo come necessità di riflessione sugli enormi mutamenti sociali legati proprio al processo di modernizzazione. Ci sono tre eventi importanti che hanno portato all'affermazione della modernità e che stanno alle origini della conoscenza sociologica, i quali hanno causato profonde trasformazioni nella sfera culturale, politica ed economica:

  • La Rivoluzione francese;
  • La rivoluzione industriale;
  • La rivoluzione scientifica.

Le 3 Rivoluzioni segnano l'affermazione della modernità definita da:

  • Dinamismo (elevato tasso di cambiamento).
  • Diffuso dominio della razionalità in ogni ambito.
  • Centralità dell'idea di progresso.
  • Trionfo dell'individualismo.

L'Illuminismo, che ha provocato vari ed importanti cambiamenti a livello culturale, viene definito come il periodo antecedente alla Rivoluzione francese, durante il quale prende appunto l'avvio un grande cambiamento in tutti gli ambiti della cultura. Esso pone l'enfasi sulla ragione; è rilevante in questo senso la formulazione del metodo deduttivo [parte da un'affermazione specifica, di tipo pratico, e giunge ad una conclusione generale, di tipo teorico] nel diciassettesimo secolo, il cui uso viene soppiantato poi a partire dal diciottesimo dal metodo induttivo [parte da un'affermazione generale, di tipo teorico data per scontata, e giunge ad una conclusione specifica, di tipo pratico]. Fino al medioevo si pensava che il sapere fosse conosciuto solo da dio, e che pertanto ci si potesse avvicinare solo attraverso la filosofia o la religione; questa concezione soppiantata dall'illuminismo, che ritiene che nulla è legittimo se non motivato razionalmente. Così, è ora il sapere ad essere sottoposto alla ragione, e non viceversa.

Il clima dell'illuminismo permette l'ascesa della Rivoluzione francese segna il tramonto della vecchia società feudale e l'ascesa della borghesia, sconvolgendo così sia il vecchio ordine politico attraverso lo scardinamento della struttura di classe su cui esso si fondava, sia ribaltando i valori tradizionali radicati nelle credenze religiose per lasciare spazio allo studio scientifico dell'ordine sociale e del vivere associato. Ha avuto poi un grande impatto a livello politico con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, con la quale vengono affermati principi fondamentali della libertà individuale e dei diritti universali che riguardano tutti gli individui (la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione), ponendo le radici degli attuali sistemi giuridici.

Stato

Il principale tra i cambiamenti a livello politico portati dalla Rivoluzione francese è la creazione del moderno concetto universale di cittadinanza, e del Stato (ora prerogativa degli individui in quanto membri del popolo). Le caratteristiche principali dello stato sono:

  • Il monopolio della violenza (o della forza fisica: nessun altro è legittimato ad utilizzare violenza);
  • Il monopolio fiscale (diritto di imporre tasse ai cittadini);
  • Il monopolio monetario (la possibilità che solo lo stato ha di battere moneta);
  • Il monopolio militare (di organizzare un apparato militare a difesa dei propri confini territoriali);
  • L'apparato burocratico.

La Rivoluzione industriale, i cui effetti sono visibili a partire dall'Inghilterra del diciottesimo secolo, è un periodo di...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carola2000x di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi sociali comparati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Massari Monica.
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