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Inoltre lo studio comparato deve “servirsi delle stesse fonti utilizzate dal giurista

dell’ordinamento straniero ed attribuire ad esse il medesimo valore che questi vi

attribuisce”.

E’ nota la differenza delle fonti negli ordinamento di “common law” dove la produzione di

norme è prevalentemente di tipo giurisprudenziale dagli ordinamenti di “civil law” dove le

fonti del diritto sono di tipo legali : La legge dello stato Costituzione e legge ordinaria, gli

atti aventi efficacia di legge: decreto legge e decreto legislativo, la legge regionale, i

regolamenti, l’uso e la consuetudine.

Lo studio del diritto comparato dei “sistemi fiscali” tende a superare questa distinzione dei

diversi tipi di produzioni di norme perché, come meglio vedremo nelle altre lezioni del

corso, il principio di legalità e più in particolare la riserva di legge, adottato dagli stati in

cui vigono i diversi tipi di ordinamenti “common law” o “civil law”, impone l’adozione di

una legge per la istituzione delle prestazioni patrimoniali imposte.

Nel Regno Unito d’ Inghilterra il cui ordinamento giuridico è fortemente di tipo “common

law” in materia di imposizione è conosciuto ed applicato il principio di legalità in base al

quale la imposizione può avvenire solo con una legge del parlamento Sovrano.

Tuttavia nel diritto tributario inglese il ruolo della giurisprudenza non è esclusivamente

interpretativo ma tale funzione è particolarmente rilevante per il “valore vincolante che il

precedente assume nei confronti dei giudizi posteriori di corti di grado inferiore e sempre

che il caso non sia dissimile da quello precedente”.

Il ruolo della giurisprudenza quale fonte complementare di norme di tipo tributarie non è più

limitato ai soli paesi il cui ordinamento e di tipo “common law” ma si è diffuso anche negli

Stati membri della Comunità Europea in relazione alle sentenze della Corte di Giustizia che

precisano ed integrano una disposizione comunitaria .

3

Più in particolare la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea interpretativa e

chiarificatrice della norme comunitarie è stata ritenuta immediatamente applicabile negli

stati membri dell’Unione in luogo delle norme nazionali configgenti.

I diversi metodi interpretativi

In generale i criteri interpretativi delle norme giuridiche sono:

a) letterale;

b) logico-sistematico;

c) teleologico (ovvero secondo il fine che la norma si prefigge) ;

d) storico.

Ora è possibile che nei due sistemi a confronto sono adottati diversi criteri interpretativi in

relazione alle norme oggetto di comparazione.

Questo problema innanzitutto è stato affrontato e risolto nel modello OECD di convenzione

sulla doppia imposizione che per la interpretazione ed individuazione delle singole norme o

dei singoli concetti giuridici fa rinvio alle legislazione interne dei singoli contraenti.

2. La comparazione nel diritto tributario

Circa la nozione di “tributo” va, innanzitutto rilevato che nel nostro ordinamento non esiste

una definizione legislativa e, quindi, detta nozione è il frutto di una elaborazione dottrinale e

giurisprudenziale che si evoluta nel tempo , di cui vale la pena dare una rapida sintesi anche

per sottolinearne le divergenze che non consentono di poter affermare che la nazione di

“tributo” è pacifica o unanimamente definita. 4

L’art 53 Cost., diversamente dall’art. 25 dello Statuto Albertino che parlava di contribuzione

ai carichi dello Stato in proporzione degli averi , introduce il più ampio concetto di capacità

contributiva del singolo, della quale costituiscono corollari , da un lato, la costruzione di un

sistema fiscale secondo criteri di progressività e , dall’altro lato, l’esenzione dei così detti

minimi vitali.

Capacità contributiva intesa sia come obbligo per il legislatore tributario di rispettare il

vincolo dell’ idoneità del soggetto a concorrere che come divieto di arbitrarietà ed

irrazionalità.

Del pari l’art. 23 Cost. presenta radicali novità rispetto all’art. 30 dello Statuto Albertino: “

nessun tributo può essere imposto e riscosso se non è stato sancito dalle camere e

sanzionato dal rè”.

Innanzitutto scompare il riferimento al “tributo” bensì sono riservate alla legge : “le

prestazioni patrimoniali imposte” che è categoria più ampia rispetto alla categoria”tributo”.

La categoria delle “ prestazioni patrimoniali imposte” è definita “ come prestazioni oggetto

di rapporti obbligatori alla cui costituzione non ha concorso la volontà dell’obbligato, e

quindi non negoziali ,non contrattuali , bensì istituite con atto di autorità”.

Pertanto essa ricomprenda oltre i tributi anche tutte quelle altre prestazioni patrimoniali ,

anche corrispettivi di diritto privato, tariffe, canoni ecc. limitativi dall’autonomia negoziale

del privato.

Circa il principio della riserva di legge va affermato che esso è previsto in quasi tutte le

Costituzioni Straniere moderne: 5

Stati Uniti d’America

La Costituzione federale degli Stati Uniti , definitivamente approvata dalla Convenzione di

Filadelfia del 17 settembre 1787, all’art. 1 , sezione 8 dispone che il “Congresso avrà

facoltà d’imporre e percepire tasse, diritti, imposte e dazi”, mentre alla precedente sezione

7 del medesimo art. 1 è disposto che “ Tutti i progetti di legge relativi all’imposizione dei

tributi deve avere origine nella Camera dei Rappresentanti” .inoltre nella sezione 10

sempre del medesimo art. 1 è solennemente sancito che : “Nessuno Stato potrà senza il

consenso del Congresso stabilire imposte o diritti di qualsiasi genere sulle importazioni e

sulle esportazioni ad eccezione di quanto sia assolutamente indispensabile per dare

esecuzione alle proprie leggi di ispezioni”.

Dunque dalle disposizione citata si evince chiaramente che negli Stati Uniti d’America vige

una doppia garanzia in materia di imposizione : a) la competenza del Congresso ad istituire

tributi ; b) la particolare riserva di legge la cui iniziativa legislativa appartiene alla

Camera dei Rappresentanti.

Regno Unito

Il Regno unito com’è noto è formato da tre Stati : Gran Bretagna, Galles e Scozia.. In tutti

questi Stati, in materia di imposizione, vige il noto canone : “no taxation without

representation”, per cui, pur avendo ordinamenti di “common law” dove la produzione di

norme è prevalentemente di tipo giurisprudenziale, le leggi e, quindi il Parlamento, hanno

un accentuato potere di supremazia nel settore impositivo.

Francia

La Costituzione della Repubblica Francese del 4 ottobre 1958 ( V Repubblica) ( dal 26

Agosto 1789 nascita della Repubblica Francese si sono avute ben 10 costituzioni compresa

quella approvata il 27 0ttobre 1946 che è durata 12 anni ( periodo di durata più lungo degli

6

altri) all’art. 34 precisa che la legge stabilisce le norme concernenti : “ la ripartizione, il

tasso e la riscossione delle imposte” e aggiunge all’art. 38 che : “I disegni di legge di

finanza sono presentati in prima lettura all’Assemblea nazionale.”

Dunque anche in Francia in materia d’imposizione vige la doppia garanzia della riserva di

legge e del preventivo controllo legislativo dell’Assemblea Nazionale

Repubblica Federale Tedesca

La legge fondamentale della Repubblica Federale Tedesca ( Grundgesetz) dell’8 maggio

1949 pur essendo molto minuziosa nel disciplinare la potestà legislativa esclusiva del Bund

e quella concorrente tra Bund e Lander , nulla dice espressamente circa la riserva di legge in

materia di imposizione; tuttavia tale principio si ricava dal sistema delle altre norme

costituzionali e, per disposizione della Corte Costituzionale, dal principio dello Stato di

diritto.

Va detto comunque che la legge fondamentale della R.F.T agli artt. 105, 106,107 e 108 in

particolare disciplina:

art. 105 : la competenza esclusiva del Bund in materia di dazi doganali e monopoli fiscali;

- la competenza esclusiva dei Lander in materia di imposte di consumo e di lusso;

- il preventivo parere del Bunderstart su leggi d’imposte che spettano ai Lander o

ai Comuni

art. 106 : l’attribuzione e la precisa elencazione delle imposte attribuite al Bund e di quelle

attribuite ai Lander nonchè di quelle attribuite congiuntamente al Bund ed al Lander..

art. 107 I criteri di riparto dei tributi di spettanza comune tra Bund e Lander, tra i Lander e

tra i Lander ed i Comuni. 7

art. 108 la competenza degli Uffici finanziari Federali e la competenza degli Uffici

Finanziari dei Lend .

Pertanto nella legge fondamentale della Repubblica Federale Tedesca ( Grundgesetz) dell’8

maggio 1949 è delineato , in dettaglio, un sistema tributario molto preciso che lascia poco

spazio ad una legislazione ordinaria il cui solo ruolo è quello di fissare le norme attuative

dei criteri e principi sanciti, appunto, nella legge Fondamentale.

Circa la nozione di tributo o meglio la figura tipica di esso che è l’imposta va detto che essa

è espressamente sancita nell’art. 3 dell’.AO del 1977 ( codici tributari parziali o leggi

cornici) che riferendosi alle imposte così recita: “ Esse costituiscono prestazioni

pecuniarie, non collegate ad uno servizio specifico dell’Ente , a carico di tutti coloro che

siano vincolati da un rapporto soggettivo con il presupposto al quale la legge ricollega la

nascita dell’obbligazione tributaria. Il conseguimento delle entrate può costituire un fine

secondario. I diritti doganali ed i diritti di compensazione all’importazione sono da

considerare imposte agli effetti di Legge”

Regno di Spagna

L’art. 133 della Costituzione del Regno di Spagna del 27 dicembre 1978 dispone:

al comma 1:” Il potere originario d’imporre tributi spetta esclusivamente allo Stato,

mediante legge “

al comma 2 :” Le Comunità autonome e gli enti locali potranno stabilire ed esigere tributi

conformemente alla Costituzione e alle leggi;

al comma 3 :” Ogni beneficio fiscale che riguardi i tributi dello Stato dovrà essere stabilito

dalla legge. 8

Accanto a questi principi generali posti dalla costituzione spagnola, va aggiunto l’art. 4 della

Ley General Tributaria n. 230 del 28 dicembre 1963 che sancisce:” I tributi, oltre che essere

mezzi che consentono di realizzare entrate pubbliche, devono costituire strumenti di

politica generale , soddisfare le esigenze di stabilità e progresso sociale ed attuare un’equa

redistribuzione del reddito sociale.”

Belgio

La Costituzione del Regno Belga del 7 febbraio del 1831, una delle più antiche costituzione

dell’Europa contemporanea agli artt. 110, 111 e 112, pone stringenti norme in materia di

riserva di legge.

In particolare l’art.110 al primo comma recita: “Nessuna imposta a favore dello Stato può

essere stabilita se non per legge”, ed al secondo comma:” Nessuna imposta a favore delle

Comunità o delle Regioni può essere stabilita se non in forza di un decreto

3. Il Federalismo fiscale

In Europa i modi di finanziamento della spesa pubblica locale sono piuttosto differenziati.

9

Infatti il grado di autonomia impositiva, il riparto tra gestione privatistica e gestione

pubblica dei servizi locali, il numero e le competenze dei vari livelli di governo variano tra

gli Stati membri in misura considerevole.

Ciò deriva anche dal fatto che la struttura fiscale di un determinato Stato tiene conto delle

istituzioni reali in esso esistenti le quali sono quasi sempre il risultato di eventi complessi e

riflettono, quindi, modelli storicamente determinatesi in modo differente nei diversi paesi.

Di regola, pertanto, la struttura fiscale di un certo Stato si rivela centralizzata o decentrata a

seconda che, ad esempio, la costituzione politica del medesimo sia unitaria o federale.

Una grande influenza è destinato ad avere il Trattato di Maastricht sulle strutture fiscali

degli Stati aderenti alla Comunità Economica Europea, ed in particolare sui rapporti

interfinanziari tra i vari livelli di governo della medesima comunità statale.

Il trattato di Maastricht , infatti, contiene norme tendenti a valorizzare il ruolo europeo delle

istituzioni territoriali infrastatali attraverso una nova istituzione: il Comitato per le Regioni

(art. 198A) e pone la necessità di una maggiore coesione economico-sociale che implica un

rinnovato impegno delle istituzioni europee in favore delle realtà locali più sfavorite del

continente(art. 3 lett.j).

Se a ciò si aggiunge che il Trattato, presupponendo come condizione di adesione all’Europa

una determinata qualità delle finanze pubbliche nazionali, costringe gli Stati che vogliono

aderire a conformarsi alle indicazioni elaborate a livello europeo e, quindi, ad impostare

drastiche riduzioni della spesa pubblica incidente anche e soprattutto su quella locale, si

comprende facilmente la recente affermazione fatta in dottrina : “a Maastricht l’Europa ha

avviato la costruzione di una nuova costituzione fondata sul federalismo fiscale. Il fatto di

basare i rapporti, nell’Unione Monetaria, fra livello europeo e Stati membri su soluzioni che

privilegiano come strumento di intervento le misure fiscali rispetto a quelle monetarie

10

implica un disegno globale in cui è fondamentale l’obiettivo di garantire la massima

autonomia ai vari livelli di poteri sulla base di una articolazione federale.”( Dario Velo nel

testo” Maastricht ed il futuro delle società europee”).

Il Trattato, dunque, nel prefigurare gli assetti economici della nuova Europa, è destinato a

determinare, in modo indiretto, la configurazione giuridica degli enti locali nazionali e del

loro rapporto con lo Stato di appartenenza e con la realtà europea.

Per ciò che riguarda il rimodellamento del rapporto tra enti locali e Stato un ruolo di primo

piano spetta al recupero da parte dei vari livelli di governo della loro autonomia finanziaria

sotto il duplice aspetto di capacità decisionale nell’erogazione della spesa e di potere

autonomo di acquisizione delle proprie entrate.

Dunque si impone la necessità di ridare autonomia impositiva agli enti locali e questa

prospettiva significa ridisegnare in senso globale il rapporto Stato- enti locali con lo scopo

di ridurre l’influenza del primo sui secondi e, quindi, necessariamente, ridimensionare

notevolmente lo Stato nei rapporti interfinanziari con i livelli sub- centrali di governo.

A queste nuove esigenze poste dal processo di integrazione economica europea risponde il

sistema del federalismo fiscale quale modello a cui informare le strutture fiscali dei paesi

membri della Comunità Economica Europea.

In realtà il federalismo fiscale, nella sua dimensione politico-istituzionale, è un fenomeno

complesso , privo di una valenza specifica, caratterizzato da opzioni diverse, sottese

comunque da una filosofia di autogoverno e decentramento, adattabile alle esigenze delle più

differenti forze politiche.

L’autonomia finanziaria e l’autonomia impositiva

11

La piena autonomia finanziaria si raggiunge quando l'ente locale riesce a far fronte alle

funzione, proprie o delegate, mediante risorse proprie. E' cioè mediante :

- imposte proprie;

- addizionali e compartecipazioni alle imposte erariali o regionali,

- diritti e tasse per servizi pubblici;

- entrate da beni patrimoniali;

- canoni, tariffe e corrispettivi per erogazione di pubblici servizi.

In un sistema di finanziamento indipendente dell'ente locale non sono presenti gli elementi

che caratterizzano la finanza derivata: trasferimenti o contributi.

In senso più tecnico si ha autonomia finanziaria quando l'ente locale è dotato di autonomi

poteri di determinazione delle proprie entrate e di decisione delle proprie spese.

Il concetto di autonomia tributaria non coincide con il concetto di autonomia finanziaria; il

primo è ricompreso nel secondo di cui ne è una esplicazione.

Si ha autonomia tributaria dell'ente locale, infatti, quando l'autosufficienza economica è

conseguita mediante tributi propri; cioè entrate tributarie applicate, accertate e riscosse

dall'ente locale a cui è destinato il corrispondente gettito.

Diverso è il problema della definizione dell'autonomia impositiva degli enti locali.

A tale riguardo occorre distinguere tra potestà tributaria autonoma, intesa come capacità di

emanare norme giuridiche tributarie, e potestà impositiva autonoma, inteso come concreto

potere-dovere dell'ente di compiere atti volti alla realizzazione concreta della pretesa oggetto

della prestazione tributaria dovuta all'ente il quale può essere anche diverso dal soggetto cui

compete la potestà normativa tributaria.

Va ricordato in proposito che l'art. 23 della Costituzione riserva alla legge il potere di

imporre qualsiasi prestazione patrimoniale e quindi l'autonomia impositiva degli enti locali

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non può essere intesa come autonoma capacità di emanare norme tributarie, bensì essa può

solo riguardare il potere di compiere atti rivolti alla realizzazione della pretesa tributaria

afferenti a tributi istituti con legge statale.

I tipi di federalismo

Il contenuto in concreto del Federalismo, dunque, dipende dal contesto storico, politico e

sociale in cui si sviluppa. E così in Europa abbiamo due modelli di riferimento di

federalismo fiscale: quello di tipo “competitivo” e quello di tipo “cooperativo o

solidaristico”.

Il federalismo fiscale di tipo competitivo prevede per ciascun livello di governo la

possibilità di istituire qualsiasi tipo di tributo su qualsiasi base imponibile senza dover

rispettare le ripartizioni ed i limiti imposti dalle leggi di grado superiore.

Questo tipo di federalismo fiscale comporterebbe una frammentazione dei sistemi tributari,

la moltiplicazione dei tributi e, quindi , la complicazione dei sistemi tributari con maggior

costi amministrativi per le amministrazioni e per i contribuenti.

Inoltre il federalismo fiscale di tipo competitivo, prevedendo la piena autonomia finanziaria

ed impositiva dei vari livelli di governo, comporta che le regioni e i municipi più dotati di

risorse sarebbero maggiormente in grado di soddisfare i diritti dei loro cittadini di usufruire

beni e servizi pubblici.

In sostanza attuando questo tipo di federalismo si avrebbe il paradosso che i cittadini delle

comunità più ricche sarebbero assoggettati ad una imposizione minore rispetto a quelli di

una comunità più povera per attenere il medesimo livello di godimento di beni e servizi

pubblici. 13

In realtà, però, poiché negli Stati vi è un generale tendenza ad una tassazione uniforme,

l’adozione del sistema di federalismo fiscale competitivo genera una accentuata

disuguaglianza dei cittadini delle varie comunità nel grado di soddisfacimento dei bisogni

essenziali; il ché contrasta con i principi garantiti dalle Costituzioni dei vari Stati europei,

principalmente quelli di tipo unitari, che assicurano un medesimo grado di

soddisfacimento dei bisogni alla generalità dei cittadini, ovunque risiedano.

Di segno opposto è il tipo di federalismo fiscale cooperativo o solidaristico che prevede un

sistema perequativo in grado di compensare, mediante trasferimenti, le diversità delle

risorse tra le varie località geografiche talchè sono assicurati a tutti i cittadini i beni ed i

servizi pubblici essenziali.

Il Federalismo fiscale nella Repubblica Tedesca

Ne è esempio il federalismo fiscale attuato nella Repubblica Federale Tedesca dove si

distinguono quattro diversi livelli di governo: a livello centrale vi è il Governo federale

centrale (Bund) e gli Stati appartenenti alla Federazione ( Lànder) che esercitano un potere

relativamente sovrano attraverso i dipartimenti amministrativi ( Regierungsbezrke), mentre a

livello locale troviamo le province ( Landkreise) e 8.500 comuni.

Trattasi di un modello federalistico “orizzontale” in quanto assegna poche funzioni esclusive

ad un determinato livello di governo (es. la funzione di difesa assegnata esclusivamente al

governo centrale), mentre un gran numero di funzioni sono assegnate in modo concorrente ai

vari livelli di governo.

Per tale ragione il finanziamento di ogni livello di governo viene effettuato soprattutto

attraverso la ripartizione d’ imposte riscosse in modo collettivo. E così l’imposta sul reddito

delle persone fisiche, quella sul reddito delle persone giuridiche e quella sui redditi di

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capitale sono suddivise, in base a percentuali fissate dalla legge, fra Bund, Lànder e Comuni,

mentre l’imposta sul valore aggiunto è ripartita tra Bund e Lànder.

Pochi sono i tributi percepiti in via esclusiva da un determinato livello di governo; la

Costituzione della Repubblica federale tedesca, infatti, assegna alla Federazione il gettito dei

diritti doganali - ora trasferiti al bilancio CEE – e dei monopoli, le imposte sulla

fabbricazione e sul consumo di determinati beni, esclusa la birra, e le imposte sui movimenti

e la circolazione dei capitali.

Ai Lànder sono, invece, assegnati in via esclusiva i tributi sui veicoli a motore, sul

patrimonio, sulle successioni e sulla fabbricazione della birra, mentre ai Comuni è devoluto

il gettito delle imposte reali riferite agli immobili e alle imprese

La ripartizione verticale delle fonti di finanziamento attraverso un sistema di suddivisione tra

i vari livello di governo dei gettiti delle imposte principali è tipica del federalismo tedesco ed

è una logica conseguenza del modello orizzontale di distribuzioni delle funzioni.

Tale sistema di finanziamento contribuisce al mantenimento dell’uniformità del sistema

impositivo nell’intera federazione che non consente margini di variazioni regionali delle

aliquote, ne tantomeno delle basi imponibili.

La determinazione delle basi imponibili di tutte le imposte principali è di competenza del

legislatore federale e per ciò che riguarda le aliquote solo i comuni hanno mantenuto il diritto

di variare, in misura ristretta, quella delle imposte reali.

Pur presentandosi molto centralizzato il sistema impositivo germanico esso si caratterizza

sotto l’aspetto federalistico per la forte autonomia finanziaria riconosciuta a ciascun livello di

governo e, soprattutto, perché il principio della uniformità delle condizioni di vita di tutti i

cittadini e della coesione della società sancito dall’art.106, comma 3, punto 2, della

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Costituzione della Repubblica Federale Tedesca è attuato attraverso un sistema di

perequazione orizzontale che corregge le differenze regionali in campo economico.

Già la ripartizione verticale delle imposte contiene effetti perequativi impliciti tra i Lànder in

quanto i criteri distributivi del gettito delle imposte sono determinati in modo da ridurre le

disparità nella distribuzione della ricchezza.

Così pure la riforma fiscale del 1969, con la introduzione della suddivisione dell’Iva,

calcolata sul numero degli abitanti per Lander, creò un meccanismo di perequazione

implicita.

Accanto a questi meccanismi di perequazione implicita vi è un sistema di perequazione

esplicita in quanto il governo federale può utilizzare fino al 25 per cento del gettito Iva per

garantire, a mezzo trasferimenti, ai Lànder più poveri il raggiungimento di almeno il 92 per

cento della capacità tributaria media determinata su basi regionali.

Questi trasferimenti sono molto contenuti perché nella Repubblica Federale Tedesca vige

un meccanismo di perequazione orizzontale, cioè tra livelli di governo di pari grado, basato

sulla capacità contributiva dei Lànder, che realizza una automatica ridistribuzione di

ricchezza tra gli Stati confederali, ad eccezione di Berlino Ovest, senza l’intervento diretto

della Federazione.

Tale sistema di perequazione detto anche “fraterno” è determinato dalla legislazione federale

che, una volta dettate le regole, resta fuori dai processi di ridistribuzione in quanto il

meccanismo provoca dei flussi diretti fra i Lànder.

Il federalismo fiscale in Italia

In Italia il federalismo fiscale sta assumendo una fisionomia molto simile a quello

cooperativo solidaristico. 16

Il punto di partenza per comprendere il federalismo fiscale italiano è la riforma realizzata

dalla legge 9 ottobre 1971,n. 825 che ebbe come obiettivo quello di fornire al governo

centrale un maggior controllo dell’economia con conseguente drastica riduzione

dell’autonomia tributaria locale giustificata con la necessità di accrescere l’efficienza del

sistema e ridurre gli abusi e le disuguaglianze.

Era prevalso, infatti, il principio dell’unitarietà del sistema tributario e della centralità del

sistema finanziari giustificato dalla difficoltà di gestione ed i maggiori costi della finanza

locale nonché dalla difficoltà di individuare base imponibili adatte alla autonomia

impositiva.

Il principio di attribuire al governo centrale la quasi totalità delle entrate tributarie aveva

ridotto la finanza degli enti sub-centrali ad una finanza di trasferimento.

La drastica riduzione dell'autonomia impositiva degli enti locali ed il carattere di finanza

quasi totalmente derivata degli enti sub-centrali, secondo l'attuale classe politica dominante,

avrebbe causato una forte deresponsabilizzazione politica e gestionale degli amministratori

locali e, conseguentemente, la crisi della finanza locale sarebbe dovuta alla politica di

“facile spesa”.

Su queste basi e per risolvere la crisi della finanza degli enti locali, ritenuta non a torto una

delle principali cause della crisi politico-istituzionale che sta attraversando il nostro Paese,

è sorta la opzione politica che va sotto il nome del "Federalismo fiscale"

L'obbiettivo principale di questo processo riformatore è il graduale raggiungimento, da parte

degli enti locali, del finanziamento delle spese necessarie a far fronte alle funzioni, normali

ed esclusive, con entrate proprie, prevalentemente frutto dell'autonomia tributaria, ed il

venir meno gradualmente dei trasferimenti statali di parte corrente nonché , salvo per alcune

spese d'investimento, la rimozione dei vincoli alla destinazione settoriale delle risorse.

17

Il federalismo fiscale, dunque, nasce in Italia come superamento del centralismo esistente

nei rapporti interfinanziari tra i quattro livelli governativi opranti in Italia: Stato, Regioni,

Province e Comuni.

L'attuazione del federalismo fiscale, in Italia, è iniziata con la legge 23 dicembre 1996 n.

662.

Con l'art.3,comma 143 di detta legge ,infatti, il Parlamento ha delegato il Governo ad

emanare uno o più decreti legislativi per l'istituzione di un imposta regionale sulle attività

produttive (IRAP) e di una addizionale regionale all'imposta sul reddito delle persone

fisiche, nonché per la semplificazione del sistema tributario mediante l'abolizione di alcuni

tributi, per la previsione di meccanismi perequativi fra le regioni tesi al riequilibro degli

effetti finanziari derivanti dalla istituzione dell' IRAP e per la revisione della disciplina

degli altri tributi locali .

Con il decreto legislativo n. 446/97 viene, dunque, attuato un significativo decentramento

del prelievo dallo Stato alle regioni e agli enti locali, dotando questi livelli di governo

subcentrali di una autonomia finanziaria necessaria per svolgere una autonoma e

responsabile politica di bilancio.

L'Irap, quale imposta propria delle regioni, e l'addizionale regionale sul reddito delle persone

fisiche consentono alla finanza regionale di invertire la propria fisionomia da finanza

derivata a finanza basata prevalentemente su entrate proprie.

Su questo sistema, ancora in corso di perfezionamento è intervenuta la legge costituzionale

n. 3/2001 di modifica del titolo V della parte seconda della nostra Costituzione

repubblicana , sottoposta anche a referendum popolare confermativo.

L’art. 5 di questa legge ha riscritto l’art. 119 Cost. con il quale si pongono le basi per un

federalismo fiscale: 18

Le disposizioni contenute nell’art 119 della Costituzione.

Il primo comma dell’art 119. ( Autonomia Finanziaria)

Il primo comma dell’articolo 119 stabilisce che: “ I Comuni, le Province, le Città

metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa”.

Nel “vecchio” 119, il legislatore costituzionale si era limitato ad attribuire alle Regioni

“autonomia finanziaria” da esercitarsi, senza ulteriori specificazioni, “nelle forme e nei

limiti stabiliti dalle leggi nazionali”.

La successiva pratica legislativa nonché la dottrina e la giurisprudenza (anche della Corte

costituzionale) avevano poi delineato i confini della suddetta autonomia finanziaria,

riconoscendo al legislatore nazionale il potere di fissare dei limiti all’autonomia regionale di

bilancio.

Nel “nuovo” 119 la autonomia finanziaria delle Regioni è, invece, “autonomia finanziaria di

entrata e di spesa”.

Tale specificazione apparentemente rimuove il limite costituito dal rinvio alla legge

nazionale, benché altri e diversi limiti alla autonomia finanziaria regionale siano poi ripresi

nelle norme sul “coordinamento”.

Al fine di cogliere, dunque, i connotati della irruzione, nell’ambito dei rapporti finanziari fra

lo Stato e le Regioni, dell’art. 119 Cost., nella formulazione licenziata dal legislatore

costituzionale in sede di riforma del Titolo V, resta da stabilire cosa debba intendersi oggi

per “autonomia finanziaria”, vista la nuova previsione costituzionale.

Nell’ambito di una lenta ma costante ricostruzione interpretativa delle norme contenute nel

nuovo Titolo V, l’analisi dell’art. 119 appare di particolare rilievo al fine di elidere i residui

19

dubbi sulla attuale configurabilità – a Costituzione ormai variata – di un sistema di reale

autonomia finanziaria, adattato ai diversi livelli di governo ed al finanziamento delle relative

funzioni..

Come già accaduto per gli articoli 117 e 118 Cost., anche con riguardo all’art. 119 le

pronunce della Corte costituzionale certamente contribuiranno a delineare il nuovo assetto

dei rapporti fra lo Stato e le Regioni, segnatamente in ambito finanziario.

Recita il secondo comma dell’art 119 che: “I Comuni, le Province, le Città metropolitane e

le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in

armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e

del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile

al loro territorio”.

Tale disposizione, nell’individuare il quadro giuridico di riferimento entro il quale si esplica

l’autonomia finanziaria degli enti ivi contemplati, indica inoltre , “i principi di

coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”, richiamando, in parte, una

espressione già usata nel comma 1 del vecchio testo dell’articolo 119, nella parte in cui

assegnava alle leggi della Repubblica il compito di coordinare la finanza regionale con

quella dello Stato, delle Province e dei Comuni.

In proposito si può osservare che le leggi dello Stato, cui faceva riferimento il vecchio testo

dell’articolo 119, non sono mai intervenute: lo Stato ha, infatti, emanato esclusivamente

leggi con le quali, annualmente, sono stati regolati i flussi finanziari trasferiti alle Regioni.

I principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, ai quali fa.

riferimento l’art. 119, comma 2, sono da individuare essenzialmente nel doppio criterio dei

livelli essenziali delle prestazioni civili e sociali e nella perequazione finanziaria.

20

A loro volta, questi criteri di coordinamento vanno ricondotti, nel loro concreto svolgimento

legislativo, statale e regionale, al rispetto dei vincoli derivanti da accordi internazionale e, in

modo particolare, ai criteri di convergenza economica e finanziaria che lo Stato italiano si è

impegnato a rispettare in sede europea, anche cedendo una quota della sua sovranità

monetaria ed al vincolo generale di equilibrio finanziario (art. 81 Cost.), nel doppio profilo

contenutistico e procedurale, quale articolato, a partire dal 1978, dalla legge cornice

contabile e dai regolamento parlamentari.

L’ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO COMUNITARIO DI NON

DISCRIMINAZIONE FISCALE : PROFILI COMPARATISTICI DEI

SISTEMI TRIBUTARI DELLA REPUBBLICA FEDERALE TEDESCA,

DELLA SPAGNA E DEL BELGIO

tema comparazione

Un rilevante di tra i sistemi fiscali, ed in particolare tra i sistemi

verificare grado applicazione principi

tributari di vari Stati, è quello di il di dei

comunitari non

in materia tributaria e , più segnatamente, il principio di

discriminazione fiscale .

Il Principio di non discriminazione fiscale , che si fonda sul divieto di qualsiasi forma

di discriminazione posto dall’art. 21 dei diritti fondamentali dell’U.E, riconosciuti a Nizza il

contiene un divieto posto agli Stati membri di esercitare la

7 dicembre 2000,

potestà tributaria con arbitrio e senza giustificazione .

nell’art. 90 del trattato garantisce la

Una sua prima applicazione la troviamo il quale

libera circolazioni delle merci tra gli Stati membri in condizioni normali di

concorrenza mediante la eliminazione di ogni imposizione indiretta che

comprometta la neutralità degli scambi intercomunitari.

21

si rinviene nell’art. 91 del trattato che vieta agli stati

Una seconda esplicazione

membri di accordare ai propri prodotti esportati ristorni di imposizioni

superiori a quelle realmente applicate nel mercato nazionale.

23 e 25 del trattato non consentono tasse equivalenti ai dazi

Gli artt. , poi, di applicare

doganali . il divieto di

La direttiva n. 90/435, tratta dei dividendi tra madre e figlia, statuendo

assoggettare a tassazione i dividendi tra società madre e figlia appartenenti a

gruppi multinazionali in modo diverso e più gravoso rispetto al trattamento

fiscale praticato tra madre e figlie del medesimo Stato.

L’ESPERIENZA TEDESCA

principi la non operatività

Uno dei su cui si fondava il sistema tributario tedesco era

delle discriminazioni a seconda della nazionalità dei contribuenti .

tedesco prelievo fiscale non si differenziava a seconda

Il sistema del , infatti,

dell'appartenenza ad uno Stato residenza

, ma a seconda della e, quindi, secondo il

fonte di produzione del reddito

luogo della .

La B.F.H. , sul presupposto che un pregiudizio fiscale collegato alla sede estera di una

denegava

società non poteva inequivocabilmente violare l'art. 6 dell'Accordo comunitario,

l'esenzione per l'imposta patrimoniale ad una società italiana tassata in

Germania secondo le fonti di produzione del reddito .

AVOIR FISCAL deciso società

La Corte Europea col caso aveva che una poteva

essere discriminata pregiudizi fiscali causa

compiutamente se avesse subito a della sua

22

residenza in un altro degli Stati membri, facendo apparire pretestuosa l’interpretazione

della B.F.H. tassazione residenza dell'imposta interna

La differenza tra una in base alla ai fini

(come imposta personale che tiene conto della specifica situazione del contribuente) ed una

tassazione secondo le fonti ai fini dell'imposta estera (senza prendere in considerazione le

circostanze personali in quanto imposta oggettiva che andava a colpire le fonti di reddito

era un principio fondamentale del sistema tributario tedesco da opporre

interne)

e da far valere anche nei confronti del diritto europeo . sentenza

Questi limiti o discriminazioni fiscali sono stati abbattuti con la

SCHUMACHER riconoscendo differenza tra i residenti e i non

che, pur la esistente

residenti evidenziato tendenza criterio di collegamento basato

, ha la , propria del

sulla residenza perdere rilevanza riconoscimento

, a talvolta la sua per il delle

agevolazioni fiscali personali confronti dei non residenti divenire

nei ed a

discriminatorio .

Tendenza più accentuata la totalità o quasi del

che appare ancor nel caso in cui

reddito dei soggetti non residenti è prodotta nello stato della fonte , che concede

agevolazioni solo ai residenti.

agevolazioni riconosciute pendolari dei Paesi

Le venivano solo nei confronti dei

Bassi estendendosi ad es. ai belgi o ai francesi

, non , che producevano reddito in

Germania. approvazione, il 21.12.1992, di una

La sentenza citata ha avuto come primo effetto l’

legge sui pendolari . 23

nel 1995 ha cambiato radicalmente il sistema

Successivamente, , il Legislatore tedesco

di tassazione dei pendolari : ai sensi dell'art. 1, comma terzo della legge sull'imposta sui

viene concesso non solo ai cittadini comunitari ma anche agli altri non-

redditi

residenti la possibilità di essere trattati, dietro richiesta, come tassabili

illimitatamente ossia secondo il principio della residenza. Ciò a condizione che i

conseguano meno del 10% del loro reddito e non più di

contribuenti in questione

6136 Euro fuori dalla Germania (tale limite corrisponde, nella RFT, pressappoco al

minimo vitale). 21.12.1992,

La legge del fu considerata discriminatoria, anche su pressione della

Commissione Europea, in base all’art. 48 secondo comma del Trattato, in quanto il

veniva

cittadino dell'Unione, soggetto al regime della tassazione secondo le fonti,

escluso agevolazioni spese acquisti di famiglia

dalle per le per gli , per il coniuge

vivente all’estero, senza alcun riconoscimento dell'aliquota dello splitting e del minimo

vitale, per cui essa fu appositamente modificata.

elemento discriminatorio

Altro limite o del sistema tributario tedesco era costituito dal

dell' acconto operante imposta società

sistema nell' sul reddito delle .

fino al 2001 il sistema classico del

La Repubblica Federale, , non adottava per le società

prelievo definitivo quello dell'acconto imposte già

sui redditi d'impresa, bensì : le

pagate dall'impresa , rappresentavano per l'ammontare del 30 % (con la distribuzione dei

un pagamento anticipato d'imposta

dividendi) in riferimento al debito d'imposta

personale degli azionisti

sistema contestato dalla Commissione violazione della libertà di

Questo fu come

circolazione dei capitali l'accreditamento non

: dell'imposta societaria tedesca

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AUTORE

Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Giurisprudenza
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Resta Giorgio.

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