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Globalizzazione, sistemi

finanziari e crisi

Alcune premesse

Sviluppo tecnologico e mercato

 globale

Globalizzazione: efficienza e stabilità

 dei mercati (dei beni e finanziari)

Nuovi accordi monetari regionali

 Istituzioni finanziarie internazionali

 di controllo

Cooperazione economica

 internazionale

Il mercato dei beni e finanziario

Il mercato dei beni è abbastanza concorrenziale ma

 mantiene alcune barriere all’integrazione:

Protezionismo;

 Differenze nelle strutture produttive;

 Bassa velocità di riallocazione dei fattori produttivi (lavoro)

 Differenze nel potere di mercato

Il mercato finanziario internazionale (MFI) invece:

 Ha una dimensione sovranazionale;

 Ha un buon grado di integrazione;

 Tende a far convergere quantità e qualità dei prodotti

 trattati;

Ha prezzi flessibili;

 Ha una regolamentazione ‘tendenzialmente’

 convergente

Schema di funzionamento del

MFI

Il ruolo del sistema finanziario

Sistema finanziario: Insieme di istituzioni,

mercati e regole posti a presidio di 3 funzioni

fondamentali:

Funzione finanziaria: trasferimento di

 risorse dalle unità in deficit a quelle in

surplus.

Funzione assicurativa: trasferimento del

 rischio da soggetti risk-adverse a soggetti

risk-neutral (tipicamente le assicurazioni).

Funzione monetaria: corretto

 funzionamento del sistema dei pagamenti e

del regolamento degli scambi.

Tipologie di sistemi finanziari

1. Sistemi banco-centrici: forte presenza di banche e intermediari in termini

di volumi assoluti e di incidenza sul PIL.

Caratteristiche:

1. Quota elevata della ricchezza delle famiglie in depositi bancari;

2. Quota elevata di crediti all’economia da parte delle banche;

3. I gruppi bancari sono difficilmente scalabili (prevalgono ‘noccioli duri’)

con prevalenza del modello di banca universale;

4. I mercati finanziari sono poco spessi (basso numero di società quotate);

5. Il sistema è piuttosto stabile.

2. Sistemi mercato-centrici: forte sviluppo di mercati di borsa (in termini di

capitalizzazione di mercato espressa sia in termini assoluti che sul PIL) in cui

si sostanzia lo scambio di titoli: azioni, obbligazioni, derivati.

Caratteristiche:

1. Quota elevata della ricchezza delle famiglie in titoli;

2. Gruppi bancari competitivi, facilmente scalabili, con prevalenza del

modello di public company;

3. I mercati finanziari sono molto spessi;

4. Il grado di stabilità è generalmente inferiore rispetto al sistema banco-

centrico

Le patologie dei mercati finanziari:

crisi, collasso, effetto gregge,

contagio

Crisi: situazione in cui la moneta nazionale perde valore, ma continua

 ad essere utilizzata come mezzo di pagamento.

Collasso: stato degenerativo di una crisi in cui la moneta NON viene

 più accettata come mezzo di pagamento.

Effetto gregge: gli operatori tendono a seguire in massa il mercato,

 senza una sostanziale razionalità, generando meccanismi di over-

reaction rispetto ai valori fondamentali.

Effetto contagio: un’economia subisce gli effetti analoghi di una crisi

 che si è generata altrove. Ciò può avvenire per 2 motivi:

1. Gli operatori ritengono presenti anche nell’economia contagiata i

motivi che hanno messo in crisi altri paesi;

2. Meccanismi di trasmissione dovuti al commercio tra i paesi

In entrambi i casi è presente un’elevata correlazione tra le borse ed

evidenzia una maggiore presenza di rischio NON diversificabile (di mercato)

piuttosto che di rischio diversificabile (idiosincratico)

Crisi generate nell’economia reale

Le banche con moral hazard espandono

 il credito basandosi su previsioni di

crescita del PIL ottimistiche.

Nonostante la flessione del PIL, il saldo

 della bilancia commerciale peggiora a

motivo dell’espansione creditizia.

La moneta perde valore nei confronti

 delle altre (svalutazione).

In caso di mancato intervento da parte

 delle autorità, il deprezzamento produce

panico tra gli operatori e infine il

collasso

Crisi generate nei mercati

finanziari

Le aspettative positive sulla crescita economica spingono

 gli investitori ad investire capitali nel Paese;

La bilancia dei pagamenti registra saldi positivi sul conto

 finanziario;

Ciò spinge il paese ad indebitarsi verso l’estero;

 Peggiorano le aspettative;

 Inizia il deflusso dei capitali;

 La moneta si deprezza;

 Aumenta il valore del debito;

 Si tenta di finanziarlo con politiche monetarie

 accomodanti;

Cresce il rischio inflazione e i tassi nominali;

 L’indice di borsa flette, si produce panico e, se non si

 interviene, collasso

Il ruolo delle aspettative

In presenza di mercati efficienti, le aspettative sono

 razionali;

Il ruolo chiave delle autorità del settore monetario e

 finanziario è stabilizzare le aspettative, con annunci

credibili.

Tra le fonti di aspettative:

1. Informazioni macroeconomiche:

1. Crescita del PIL;

2. Indici di fiducia;

3. Prezzi delle materie prime;

4. Costo del lavoro

2. Informazioni microeconomiche:

1. Redditi netti previsti;

2. Annunci su innovazioni tecnologiche

Riferimenti (2007), cap.1

Bagella

Credito e sistema economico

Premesse: esistenza degli

intermediari finanziari

Perché esistono le banche?

 Quale ruolo è affidato alle

 banche?

È possibile parlare di efficienza

 allocativa, in senso Paretiano,

in un sistema economico con

intermediari finanziari?

Sistema economico: le imprese

Le imprese sono unità economiche con uno sfasamento

 temporale tra entrate e uscite.

Le uscite riguardano l’acquisto di beni e servizi necessari

 all’attività e hanno un carattere ricorrente, poco flessibile

nei tempi e abbastanza certo nell’ammontare delle

risorse necessarie.

Le entrate sono rappresentate dai ricavi della vendita e

 hanno un andamento poco prevedibile nei tempi e

nell’ammontare delle risorse.

Le uscite precedono le entrate.

 Esiste un fisiologico sfasamento temporale tra spese e

 incassi che deve essere finanziato.

Le imprese si configurano come unità in deficit: per

 alcune fasi temporali, i costi eccedono i ricavi.

Sistema economico: le famiglie

Le famiglie sono unità economiche in cui le

 entrate, tipicamente certe nei tempi di

erogazione e nella quantità di risorse,

precedono le uscite: le famiglie sono l’azienda

di erogazione per eccellenza.

Le uscite sono subordinate alle entrate, fatto

 salvo il ricorso al credito al consumo o ad altre

forme di finanziamento.

Le famiglie si configurano come unità in

 surplus: per alcune fasi temporali, o anche

sistematicamente, i ricavi eccedono i costi.

Tale eccedenza è definita risparmio.

Come viene impiegato il

risparmio

Esistono diverse tipologie di impiego del risparmio

 che differiscono tra loro per l’orizzonte temporale di

riferimento e per il rischio/rendimento cui sono

associate.

Quanto più è breve il lasso di tempo che intercorre

 tra l’impiego della somma e la sua esigibilità più il

rendimento sarà basso.

Per avere un rendimento più elevato esistono

 strumenti di investimento che tuttavia oltre alla non

immediata esigibilità delle somme prevedono un

rischio di perdita del capitale investito parziale o

totale e/o del rendimento promesso.

Esiste sempre un legame positivo tra rischio e

 rendimento: non è possibile attendersi rendimenti

crescenti senza accettare un rischio.

Come coniugare esigenze di risparmio

e finanziamento (investimento)?

Il mercato finanziario è il luogo naturale in cui unità

 in deficit e surplus si scambiano risorse ad un

prezzo: il tasso di interesse (modello scelte

intertemporali, microeconomia 1…).

Assenza di asimmetrie informative ed esigenze di

 liquidità simili per tempi di regolamento e quantità

di risorse sono i requisiti essenziali per un contatto

“diretto” tra unità in deficit e in surplus.

Se queste condizioni non si verificano è necessaria

 la presenza di operatori specializzato che le

favoriscano: gli intermediari finanziari.

Bassi costi di transazione sono condizione

 necessaria per l’esistenza di sistemi finanziari

orientati al mercato (sistemi mercato-centrici).

Il ruolo degli intermediari finanziari

e in particolare delle banche

Effetti sul sistema finanziario:

 trasformazione delle scadenze;

 annullamento (o almeno forte riduzione) delle

 asimmetrie informative in virtù di una funzione di

produzione con particolari “skills” in grado di creare

meccanismi incentivanti (relazione agente-principale);

ruolo delle relazioni ripetute.

La banca è un’impresa: a fronte dell’attività di

 intermediazione lucra profitti (margine di interesse come

differenza tra tassi attivi e tassi passivi).

La regolamentazione genera fiducia (assicurazione sui

 depositi e Basilea).

Ruolo attivo nel meccanismo moltiplicativo della base

 monetaria (canale di creazione monetario).

Il finanziamento attraverso gli

intermediari

Finanziamento bancario (a breve, a medio e

 lungo termine con differenti tipologie di

strumenti).

Il costo è rappresentato dagli interessi dovuti

 che dipendono tra i tanti fattori dal rischio del

debitore (premio per il rischio).

La valutazione del rischio del debitore è

 definito Rating.

Esistono delle agenzie specializzate nella

 valutazione del merito di credito e

nell’assegnare un rating (Standard & Poor's,

Moody's e Fitch Ratings).

Alcune considerazioni

La presenza delle banche nel sistema

 economico produce efficienza allocativa nel

senso Paretiano, poiché rimuove ostacoli

che non consentirebbero l’incontro tra

domanda e offerta di fondi.

Il credito rappresenta un canale di

 trasmissione della politica monetaria.

Il circuito credito-depositi rappresenta

 un’importante leva per il credito.

La regolamentazione dell’operatore

 bancario genera fiducia nel pubblico.

La teoria dei moltiplicatori

Nell’ Eurosistema la gestione della politica monetaria spetta

 alla Banca Centrale Europea attraverso il controllo delle

variabili monetarie di interesse;

2 concetti chiave:

 Base monetaria: moneta creata direttamente dalla Banca

 Centrale e detenuta dal pubblico sotto forma di circolante

(BMP) e dalle banche sotto forma di riserve (BMB);

Moneta: insieme di attività finanziarie utilizzabili come

 mezzo di pagamento (banconote e monete emesse dalla

Banca Centrale + moneta fornita dal sistema bancario)

La quantità di moneta in circolazione è notevolmente

 superiore alla base monetaria.

L’interazione del sistema economico con quello bancario è

 alla base di questo meccanismo moltiplicativo.

Un po’ di notazione….

a = coefficiente di detenzione riserve libere;

 b = coefficiente di detenzione riserva obbligatoria;

 c = coefficiente di detenzione di circolante da parte del

 pubblico;

C = circolante;

 BM = base monetaria;

 DB = depositi bancari;

 ROB = riserva obbligatoria;

 LB = riserve libere;

 CR = credito;

 BMB = base monetaria detenuta dalle banche;

 BMP = base monetaria detenuta dal pubblico.

Base monetaria, credito e

moneta

BM = BMB + BMP

 BM = b*DB+a*DB+c*DB = (a+b+c)*DB

DB = (1/(a+b+c))*BM

(1/(a+b+c))>1 è definito moltiplicatore dei depositi

CR = DB-b*DB-a*DB = DB*(1-a-b)

 CR = ((1-a-b)/(a+b+c))*BM

((1-a-b)/(a+b+c))>1 è definito moltiplicatore del credito

La moneta può essere definita come:

 M = CIRC + DB = c*DB + DB

= DB*(1+c)=((1+c)/(a+b+c))*BM

((1+c)/(a+b+c))>1 è definito moltiplicatore della

moneta

Alcune considerazioni

1. Per 1 € di base monetaria emesso dalla Banca

Centrale è possibile realizzarne un multiplo in

depositi attraverso cui alimentare il credito.

2. Per 1 € di base monetaria emesso dalla Banca

Centrale è possibile generare credito per un

multiplo.

3. Quanto maggiore è la quota di credito trasformata

in depositi tanto più l’effetto moltiplicativo è

crescente.

4. Per 1 € di base monetaria emesso dalla Banca

Centrale è possibile generare moneta per un

multiplo.

5. Gli effetti moltiplicativi sono determinati dai

comportamenti delle banche e del pubblico e dalla

regolamentazione (vedi riserva obbligatoria).

Le tipologie di rischio della

banca e la regolamentazione

Alcune premesse

Da circa 40 anni quattro elementi significativi di

 cambiamento hanno interessato le istituzioni finanziarie:

La maggiore integrazione tra i mercati finanziari

 nazionali.

La disintermediazione con conseguente spostamento

 delle imprese e dei risparmiatori verso il mercato.

L’orientamento delle autorità di vigilanza verso

 schemi di adeguatezza patrimoniale piuttosto che su

controlli diretti sui mercati e sugli intermediari.

La forte competizione tra le istituzioni dei vari paesi

 in seguito alla liberalizzazione dei flussi di capitale.

Il management bancario viene tirato da due forze in

 apparenza contrastanti:

Saper gestire rischi sempre più rilevanti.

 Essere in grado di remunerare adeguatamente gli

 azionisti.

Gli strumenti

Nel breve periodo una forte azione di controllo dei

 costi operativi può arginare il trade–off

rischio/rendimento.

Nel lungo periodo è necessaria una chiara strategia di

 redditività che tenga conto del rischio nelle varie arre

di operatività della banca.

Tre strumenti sono essenziali:

 Un efficace sistema di gestione di misurazione e

 gestione dei rischi.

Un efficace processo di allocazione del capitale in base

 al quale il patrimonio è allocato all’interno della banca in

ragione dei rischi prodotti da ogni unità operativa.

Una logica unitaria di creazione del valore.

I rischi

Rischio di interesse: scaturisce dalla diversa struttura per

 scadenza delle attività e passività bancarie. I modelli di analisi e

gestione sono incentrati per stimare gli effetti di una variazione

inattesa nel livello dei tassi di interesse di mercato sul patrimonio

netto della banca.

Rischio di liquidità: deriva dalla presenza di deflussi di cassa

 superiori alle attese poiché la banca non riesce ad effettuare

transazioni ad un certo prezzo anche se il prezzo è in linea con il

prezzo di mercato e con quello dei suoi concorrenti.

Rischio di mercato: scaturisce da una riduzione nel valore degli

 investimenti netti della banca dovuta ad un mutamento inatteso

dei prezzi di mercato.

Rischio di credito: il fair value degli attivi della banca si riduce a

 causa di variazioni inattese del merito di credito dei debitori.

Rischio operativo: deriva dai danni causati dalle risorse umane e

 tecnologiche della banca.

Rischio di modello: deriva dai modelli che l’istituzione finanziaria

 utilizza per valutare i derivati (prezzi sbagliati e/o inadeguatezza

della copertura).

Il rischio di credito: aspetti

definitori

Il rischio di credito è la possibilità che una variazione

 inattesa del merito di credito di una controparte generi una

corrispondente variazione inattesa del valore corrente della

relativa esposizione creditizia.

Rischio di insolvenza e di migrazione: il rischio di credito

 include qualsiasi forma di deterioramento del merito

creditizio (downgrading);

Rischio come evento inatteso: il concetto di rischio riguarda

 solo gli eventi che, sebbene stimabili, risultano inattesi;

Esposizioni creditizie: il rischio di credito riguarda non solo

 gli impieghi classici di una banca ma anche le posizioni fuori

bilancio, gli strumenti derivati negoziati OTC nonché le

transazioni in titoli, valute o derivati in attesa di

regolamento;

Fair value: una corretta misurazione del rischio richiede una

 valutazione basata sul prezzo di mercato che verrebbe

attribuito all’esposizione se questa venisse ceduta dalla

banca.

Il rischio di credito: le tipologie

Rischio di insolvenza: rischio connesso al fatto che la controparte

 dichiari fallimento o comunque smetta di effettuare i pagamenti

previsti sul prestito. Si traduce in una perdita pari al prodotto tra EAD

e LGD.

Rischio di migrazione: è il rischio connesso al deterioramento al

 merito di credito della controparte.

Rischio di spread: rischio connesso a un possibile rialzo degli spread

 richiesti dal mercato ai debitori. Il valore corrente dell’esposizione

subisce una diminuzione senza mutazione del rating dell’emittente.

Rischio di recupero: è il rischio che il valore economico

 dell’ammontare di un credito effettivamente recuperato sia inferiore a

quanto effettivamente stimato.

Rischio di esposizione: è il rischio che l’ammontare dell’esposizione

 cresca in prossimità del default.

Rischio di pre-regolamento: è il rischio che in una transazione in

 derivati OTC la controparte divenga insolvente prima della scadenza

del titolo e renda necessaria una rinegoziazione sul mercato a

condizioni contrattuali differenti.

Rischio Paese: è il rischio che un prenditore di fondi non residente

 non sia in grado di adempiere ai propri impegni a causa di eventi di

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale315 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma Tor Vergata o del prof Argentiero Amedeo.
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