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Monday 8 February y

3. costi fissi

Sono costi che , all’interno di un certo periodo di rilevanza , non variano al variare dei

volumi di produzione. Esistono sostanzialmente due tipi di costi fissi:

Costi impegnati

Sono costi relativi a elementi di costo necessari a rendere disponibile una certa

capacità produttiva o di servizio. Essi si riferiscono normalmente a risorse che vengono

adeguate al fabbisogno solo nel medio-lungo periodo. Bisogna guardare a questi costi

con estrema cautela in quanto anche se ridimensionati per un breve periodo , possono

compromettere la prestazione economica dell’azienda.

Costi discrezionali

Sono costi fissi che il manager rinnova almeno una volta all’anno in fase di

programmazione delle attività. Un’esempio di costi discrezionali sono le attività

promozionali. Questi costi a differenza dei costi impegnati sono relativi a risorse che

possono essere adeguate al fabbisogno all’interno di orizzonti temporali brevi. Possono

essere ridimensionati significativamente senza compromettere le prestazioni

economiche aziendali.

Da queste tre diverse classificazioni possiamo dedurre che i costi totali vengono

calcolati nella maniera seguente:

Costi tot = costi variabili totali + costi fissi totali

Il costo unitario invece cioè il costo di un’unità di prodotto al variare dei volumi di

produzione viene calcolato : costo totale / volume

Dalla formula si nota che il costo unitario di un prodotto diminuisce all’aumentare dei

volumi. In questo caso si parla di economia di scala, infatti per ripartire i costi unità

vengono aumentati i volumi di produzione.

Intervallo di rilevanza

Intervallo di attività all’interno del quale si suppone valida una certa relazione tra volumi

e costi. Questa relazione vale sopratutto per i costi fissi. Infatti se per esempio i costi

fissi annuali di un reparto rimangono gli stessi in un intervallo che va da 100 a 400 unità

, questo intervallo prende il nome di intervallo di rilevanza. Al di fuori di questo intervallo

i costi fissi annuali variano a gradino; poiché aumentano sempre di più le spese di

produzione a cause dell’aumento dei volumi. A seconda dell’intervallo di tempo preso in

considerazione è possibile stabilire quali sono i costi fissi:

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• Intervallo breve: quasi tutti i costi fissi (impegnati)

• Intervallo medio/lungo: costi variabili e molti costi fissi

• Intervallo lungo: l’ammontare di quasi tutti i costi è adattabile al fabbisogno

IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE E LE RELAZIONI FRA REDDITO E VOLUME

Molto spesso queste relazioni tra volumi e costi vengono rappresentate attraverso dei

diagrammi. Il diagramma costo-volume può essere arricchito aggiungendo la retta che

rappresenta i ricavi; ottenendo in questo modo il diagramma del profitto.I ricavi totali

vengono quindi misurati moltiplicando il prezzo di vendita unitario per le unità di volume

vendute. All’interno di questo diagramma si definisce punto di pareggio quel punto in cui

i ricavi sono pari a zero. Pertanto in corrispondenza di un volume inferiore a quello di

pareggio ci si aspetta una perdita mentre per un volume superiore ci si aspetta un utile.

L’ammontare di perdita o utile viene calcolato con la distanza tra i due punti uno

collocato sulla retta dei ricavi ed uno collocato sulla retta dei costi.

UTILE = R x p - CV x q - CFtot

Punto di pareggio(Xp) —-> RT = CT = p x Xp = CFtot + CVu x Xp

Da quest’ultima equazione è possibile ricavare il punto di pareggio Xp

Margine di contribuzione

Il margine di contribuzione è una grandezza che a differenza del profitto medio non

varia al variare dei volumi di vendita e quindi rimane costante all’interno dell’intervallo di

rilevanza. Esso viene calcolato attraverso la differenza tra prezzo di vendita unitario e

costo variabile unitario.

MDC = p - CVu

Il margine di contribuzione unitaria determina l’ammontare della variazione unitaria

all’interno dell’intervallo di rilevanza. Ad esempio se MDC = 2,50€ , ad ogni variazione

unitaria di volume c’è una crescita del risultato economico pari a 2,50€.

Per calcolare il profitto totale in corrispondenza di un certo volume si usa la seguente

formula:

UTILE = MDC x volume di vendita(X) - CFT

Xp = CFT/(MDC/p) MDC/p —-> margine di contribuzione percentuale

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Margine di sicurezza

Questo margine ci comunica di quanto possono ridursi i ricavi prima di raggiungere il

punto di pareggio. Per esempio se si ipotizza che il volume attuale sia di 200 unità e il

punto di pareggio si raggiunge con le 160 unità il margine di sicurezza allora sarà di 40

unità 200-160 = 40 cioè il 20% di 200 unità.

Il conto economico classificato a margine di contribuzione

Nel conto economico a costo del venduto i costi non vengono suddivisi a seconda della

loro correlazione con i volumi di vendita , ma a seconda dell’aerea aziendale di

competenza o a seconda della loro funzione. Mentre nel conto economico a margine di

contribuzione i costi vengono suddivisi tra costi fissi e costi variabili vengono cioè

suddivisi in base al loro comportamento nei confronti della variazione dei volumi di

vendita.

La leva operativa

La leva operativa ci dice la sensibilità del reddito dell’impresa. Ci permette di capire

infatti quanto il reddito dell’impresa è sensibile alla variazione dei ricavi.

Grado di leva operativa = variazione % del reddito / variazione % dei ricavi

Molto spesso molte aziende operanti in uno stesso settore hanno un grado di leva

operativa differente , ciò è dovuto al fatto che la leva operativa è influenzata dalla

struttura dei costi. Per esempio un’azienda con molti costi fissi e pochi costi variabili

(compagnie aeree , catene alberghiere…) hanno un’alta percentuale di margine di

contribuzione e per questo motivo un grado di leva operativa più alto.

Imprese multiprodotto

Per calcolare il volume di pareggio nel caso di aziende multiprodotto si assume che

questo mix produttivo sia noto e costante (incidenza delle vendite dei singoli prodotti sul

totale delle vendite dell’impresa). In questo caso il profitto dell’azienda si calcola

attraverso il prodotto equivalente cioè come media pesata dei margini di contribuzione

dei singoli prodotti.

PR = MDCa x Xt x I%a + MDCb x Xt x I%b - CFT I%= incidenza del singolo prodotto

sul totale dell’impresa.

Per accrescere il profitto in un’azienda monoprodotto è possibile utilizzare quattro leve:

1. Aumentare il prezzo unitario di vendita

2. Diminuire i costi variabili unitari

3. Diminuire i costi fissi

4. Aumentare il volume di vendita

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I COSTI PIENI E IL LORO IMPIEGO

Definizione di costo:

4. il costo è la valorizzazione monetaria delle risorse consumate oppure da

consumarsi per qualche scopo

5. il costo quantifica un impiego di risorse

6. utilizza un comune denominatore in modo tale da poter effettuare dei calcoli

7. bisogna sempre specificare l’oggetto del costo a cui ci si riferisce

Esistono sostanzialmente due tipologie di costo:

8. costi diretti

Sono quegli elementi di costo che vengono causati da quella singola unità di prodotto e

che quindi sono direttamente riconducibili ad esso. (materie prime , manodopera

diretta , componenti…)

9. costi indiretti

Questi elementi di costo non sono direttamente riconducibili all’oggetto di hosting , per

questo motivo bisogna fare delle assegnazioni discrezionali (soggettive). Queste

assegnazioni o ripartizioni avvengono attraverso basi di allocazione.

Costo pieno di produzione

Per determinare il costo di un prodotto è necessario sommare i costi diretti con i costi

di trasformazione.

10.Costi diretti ( costo di materiali diretti, costo della manodopera diretta)

1. Costi di trasformazione ( costi della manodopera diretta, costi indiretti di

produzione)

2. Costi di periodo

Sommandoli si ottiene il costo pieno di produzione o costo inventariatile.

Il costo inventariatile è un punto di contatto tra la contabilità generale e quella

direzionale in quanto è una base per valorizzare le rimanenze di semilavorati e di

prodotti finiti nello stato patrimoniale e il costo del venduto nel conto economico.

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Fasi di misurazione dei costi

La prima fase è la fase di rilevazione che si differenzia tra costi diretti costi indiretti. Per

quanto riguarda i costi diretti la fase di rilevazione consiste nell’attribuire i costi

direttamente alla relativa unità (cost tracing). Invece per quanto riguarda i costi indiretti

bisogna effettuare un processo di allocazione dei costi (cost allocation).

Processo di allocazione

Attraverso il principio funzionale i costi indiretti vengono attribuiti ai singoli oggetti di

costo. I costi indiretti sono allocati per mezzo di un coefficiente di allocazione. Per

calcolare i coefficienti di allocazione devo suddividere i costi a seconda di basi di

allocazione.

Basi di allocazione:

Connesse a :

1. ore della manodopera diretta

2. alla dimensione dell’organico

3. ai materiali diretti utilizzati

4. allo spazio dedicato

5. alle transizioni (quante volte un’attività viene effettuata)

6. al codice prodotto

Le basi di allocazione possono essere connesse al valore di un oggetto di costo oppure

alla quantità dell’oggetto di costo

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Dopo aver scelto la base di allocazione posso calcolare il coefficiente di allocazione

attraverso la seguente formula:

Coefficiente di allocazione = (somma dei costi indiretti da allocare) / (volume base di

allocazione) €/ore mod mod = manodopera allocata

Passaggi per la determinazione dei costi:

1. Specificare l’oggetto di hosting

2. Distinguere i costi diretti da quelli indiretti

3. Cost pool: raggruppamento di costi che condividono una stessa base di

allocazione

4. Scelta base di allocazione

5. Calcolo del coefficiente di allocazione

LE DECISONI DI BREVE TERMINE FRA DIVERSE ALTERNATIVE

Non sempre le informazioni di costo pieno permettono al management di prendere

decisioni di fronte a delle scelte.

I costi e i ricavi differenziali

Un costo o un ricavo che si modificano a seconda della scelta che viene presa viene

chiamato costo differenziale mentre se il costo o ricavo non subisce variazioni a

seconda della scelta presa , il costo è irrilevante.

Principali differenze tra costi differenziali e costi pieni

1. La natura del costo il costo pieno è calcolato attraverso la somma dei costi diretti

più una quota equa dei costi indiretti del prodotto. I costi differenziali invece

includono solamente elementi che variano a seconda delle decisioni prese.

2. La fonte dei dati I costi pieni sono presenti nel sistema contabile , progettato per

raccoglierli e distribuirli regolarmente. Non è possibile , invece , determinare a

priori i costi differenziali e raccoglierli all'interno di un sistema contabile , in

quanto variano a seconda delle decisioni prese dal management.

3. Il costo storico il sistema contabile raccoglie i costi storici dei prodotti. I costi

differenziali si riferiscono sempre al futuro. Infatti attraverso i costi differenziali si

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vuole mostrare quali sono i costi rilevanti generati da una certa decisione e non

mostrare quali sono stati i costi consuntivi.

I costi differenziali

I costi differenziali sono quei costi che dipendono dalle scelte prese e che variano al

variare di queste. I costi che mantengono sempre la stessa quantità e che quindi non

variano al variare delle alternative considerate sono costi irrilevanti. Per quanto riguarda

i costi allocati bisogna procedere con maggiore cautela , in quanto possono essere

fuorvianti.

I costi opportunità

I costi opportunità sono dei costi ipotetici o potenziali ai quali si rinuncia per aver

intrapreso una scelta differente.

I costi sommersi(sunk cost)

Si tratta di costi già sostenuti in passato e che quindi non vengono presi in

considerazione nelle decisioni tra due alternative, infatti i costi sommersi non sono mai

costi differenziali.

I costi differenziali sono influenzati molto , dall’orizzonte temporale del problema. Infatti

nel caso di orizzonti temporali molto lunghi i costi differenziali saranno molto più

numerosi poiché quasi tutti i costi sono adattabili al fabbisogno. Mentre per orizzonti

temporali più brevi i costi differenziali sono minori.

LE DECISIONI DI LUNGO TERMINE: LA SCELTA DEGLI INVESTIMENTI

Un investimento è un impegno di risorse monetarie che presuppone degli effetti a lungo

termine. Attraverso l’investimento , l’impresa ha la possibilità di recuperare nel tempo

l’esborso effettuato e di avere un rendimento sulla somma investita adeguato alla durata

e al rischio dell’operazione (ritorno dell’investimento). Per scegliere l’investimento

adeguato si utilizzano delle tecniche di capital budgeting. Gli investimenti si

caratterizzano per richiedere , a differenza delle risorse a breve termine , ingenti

quantità di denaro , per generare risultati incerti lungo un ampio orizzonte temporale e

per la loro bassa reversibilità ( difficoltà di tornare indietro sulle decisioni prese).

Esempi di investimento:

1. Sostituzione di un impianto

2. Automazione

3. Espansione

4. Ampliamento dell’offerta

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Come faccio a capire quando è conveniente un investimento?

Gli investimenti vengono calcolati in termini di esborsi ed incassi generati

dall’investimento stesso. Il periodo di tempo che intercorre tra l’esborso iniziale e il

momento in cui l’investimento rende disponibile il suo ultimo beneficio all’impresa , è

chiamato vita economica dell’investimento. La lunghezza di questo periodo è

solitamente finita. Per calcolare la vita economica di un investimento non è possibile

sommare tra di loro esborsi ed incassi generati nel tempo. Esiste infatti un valore

economico del tempo (un euro oggi avrà un valore diverso rispetto ad un euro domani).

Infatti impiegando il denaro remunerato “oggi” in investimenti sicuri come ad esempio i

titoli di stato (BOT) , avrò una remunerazione certa “domani”. Ad esempio , se ottengo

1000€ adesso , tramite un investimento che mi genera una remunerazione del 2%

annuale, l’anno prossimo avrò quindi un utile pari a 1020€ che è maggiore nel caso in

cui i 1000€ fossero stati incassati un anno più tardi.

Per effettuare una decisione fra diversi investimenti è necessario introdurre il concetto di

costo opportunità del capitale. A causa del valore economico del tempo , non è possibile

infatti , confrontare flussi di cassa aventi manifestazione in diversi momenti temporali.

Per questo motivo è necessario determinare un coefficiente di capitalizzazione. Per

determinare questo coefficiente è necessario fare un’ipotesi sul rendimento di

investimenti alternativi finanziari. Il rendimento che si otterrebbe investendo in un

progetto alternativo nel mercato dei capitali con lo stesso livello di rischio è definito

costo opportunità del capitale (opportunity cost of capital) che indicheremo con il

simbolo r. In termini generali per equiparare capitale disponibile oggi con capitale

disponibile domani , è necessario effettuare la seguente formula:

1.1 € disponibili oggi x (1+r) = € disponibili domani

Esistono sostanzialmente due processi per decidere sugli investimenti da intraprendere:

1. capitalizzazione

Essa come detto in precedenza rappresenta il valore futuro del capitale calcolato

rispetto al suo valore attuale. Il valore degli € disponibili fra un anno rispetto agli €

disponibili oggi viene chiamato montante. Il montante si calcola attraverso la formula

1.1

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AUTORE

epidauro

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria gestionale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher epidauro di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia ed organizzazione aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Munari Federico.

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